{"id":232,"date":"2019-08-29T09:00:26","date_gmt":"2019-08-29T07:00:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=232"},"modified":"2019-09-18T11:02:00","modified_gmt":"2019-09-18T09:02:00","slug":"la-sottil-parladura-di-francesco-da-barberino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=232","title":{"rendered":"La <em>sottil parladura<\/em> di Francesco da Barberino"},"content":{"rendered":"\nL\u2019opera che sono chiamato a trattare si colloca nella letteratura del primo Trecento italiano. Ovviamente \u00e8 il tempo che <em>ci \u00e8 stato imposto di vedere<\/em> con il predominio di Dante e dalla sua pi\u00f9 che celebre <em>Comed\u00eca<\/em>. Non voglio essere innocuo, culturalmente.<br>\nI problemi sul campo sono grandissimi e <em>sottili<\/em>, come l\u2019argomento di questo intervento.<br>\nIl primo: perch\u00e9 non ci sono stati sforzi istituzionali apprezzabili per ricostruire il panorama storico-culturale in cui la <em>Comed\u00eca<\/em> appare? L\u2019Italia si \u00e8 data alle esegesi critiche, limitate e improduttive, nella totale assenza di <em>altre<\/em> opere del Trecento: come se Dante fosse solo, come se ci fosse solo Dante.<br>\nUn secondo quesito scende pi\u00f9 in profondit\u00e0: perch\u00e9 l\u2019Italia ha trasformato un romanzo divulgativo \u2013 la <em>Comed\u00eca<\/em> \u2013 nel <em>campione<\/em> unico di una cultura che si votava quasi del tutto alla ricerca, non alla <em>fabula<\/em>. Il falso ha sopraffatto il vero, la narrazione ha prevalso sulla filosofia o, per citare il titolo del convegno, l\u2019affabulazione diabolica si \u00e8 imposta sulla santa affabulazione. Voglio dire, semplicemente: i testi <em>non<\/em> danteschi <em>non<\/em> sono stati restituiti e i loro autori sono stati occultati, per mantenere uno <em>status quo<\/em> che non ha nulla a che fare con la materia culturale.<br>\nE poi: quarant\u2019anni di inefficienza critico-filologica dell\u2019Italia accademica hanno soffocato ci\u00f2 che il mondo continua a considerare un giardino prezioso. E chi ha voluto sostituire il giardino trecentesco con un solo monumento ha commesso un crimine, n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno: e continua la sua opera dal pulpito, su cui l\u2019<em>umanesimo<\/em> si degrada in <em>omert\u00e0<\/em> (anche <em>omert\u00e0<\/em> deriva da <em>homo<\/em>, per impoverimento).<br>\nCi siamo premurati di mostrare il classico uovo di Colombo: tra i testi che da oltre vent\u2019anni stiamo editando, l\u2019<em>Acerba etas<\/em> di Cecco d\u2019Ascoli e i <em>Documenti d\u2019Amore<\/em> di Francesco da Barberino sono il vertice del Trecento. Sono anche la punta di diamante del nostro impegno umanistico ed ecdotico.<br>\nI <em>Documenti d\u2019Amore<\/em> sono pi\u00f9 un\u2019opera di ricerca che un \u00abconvivio\u00bb divulgativo. Rispondo cos\u00ec alle esortazioni di chi, nel corso degli Anni Zero, mi ha esortato a pubblicare un\u2019<em>Acerba etas<\/em> commentata, cio\u00e8 <em>volgarizzata<\/em> nel senso moderno. In realt\u00e0, e in verit\u00e0, volgarizzare \u00e8 il peggior tradimento che un\u2019opera volgare possa subire. I testi come i <em>Documenti d\u2019Amore<\/em> non sono fatti per essere divulgati: presuppongono, tutti, un allievo <em>eletto<\/em>, capace di sentire nel proprio essere la necessit\u00e0 di conoscere. \u00c8 un allievo che ha cap\u00ecto un dato fondamentale: la conoscenza non \u00e8 finalizzabile a traguardi esteriori, tanto meno agli allori di una realt\u00e0 compromessa. Francesco da Barberino \u00e8 chiaro: nella seconda delle dodici parti dei <em>Documenti d\u2019Amore<\/em>, sotto l\u2019egida dell\u2019<em>Industria personificata<\/em>, elenca centocinquanta regole da osservare con zelo, per accedere alla seconda parte: i \u00abmottetti oscuri\u00bb. <em>In limine<\/em> ai mottetti Francesco scrive:<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">\nCome le regule d\u00e0nno intramento<br>\nin ogni insegnamento,<br>\ncos\u00ec convien ancor noi, per intrare,<br>\ncerti mottetti usare:<br>\nli quagli intesi non voli\u00e0m che sieno<br>\nda quei che con noi \u00e8no,<br>\no se d\u2019alchun, dagli altri non talora.<br>\nSi ch\u2019esto Amor honora<br>\nla fine d\u2019esta parte ora di quegli<br>\ncoverti, oscuri, e begli,<br>\ne doppii alquanti; come chiaramente,<br>\nchi porr\u00e0 ben la mente<br>\ne lo intellecto a le chiose vedere,<br>\npor\u00e0 di lor honor e fructo avere.\n<\/span><br><br>\nGli insegnamenti dovranno essere compresi in modo letterale, prima di tutto.\nFrancesco da Barberino elenca undici maniere cui attenersi per comporre ed intendere il testo di cui si fa promotore. L\u2019aspetto letterale \u00e8 compreso nella sapienzialit\u00e0 dell\u2019esposto. Ad esempio, nel primo \u00abmottetto oscuro\u00bb:<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">\nOgnun che parla, non parla, ma tace.<br>\nCiascun che dorme in pace<br>\nvita fa mala, et doctrina verace.\n<\/span><br><br>\nLa parafrasi latina e il commento si fermano al valore letterale, perch\u00e9 il simbolo \u00e8 trasparente: l\u2019azione del parlare vale meno dell\u2019azione del pensiero, cos\u00ec il parlare \u00e8 inferiore al pensiero. Pensare vuol dire tacere (\u00abdorme in pace\u00bb), quindi porsi nell\u2019incapacit\u00e0 di ingannare il prossimo (\u00abvita fa mala\u00bb): l\u2019incapacit\u00e0 del male \u00e8 affine all\u2019Idea (\u00abdoctrina verace\u00bb).<br>\nIl secondo mottetto segue la stessa traccia:<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">\nOgni saetta non vede chi vede:<br>\nma chi sanz\u2019occhi siede,<br>\nla trahe di l\u00e0 donde vita procede.\n<\/span><br><br>\nLa vista non si vede, se muove dagli occhi carnali (\u00aboculis corporalibus\u00bb): solo chiudendo gli occhi, quando si contempla, potremo scorgere il principio di ogni cosa. Il terzo mottetto \u00e8 uno straordinario sunto gnomico della <em>forma mentis<\/em> di Francesco:<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">\nPiange talora chi rider dovr\u00eca,<br>\nride chi pianger\u00eca:<br>\ntal \u00e0 compagno che sol va per via.\n<\/span><br><br>\nIl solitario capisce il capovolgimento dell\u2019Idea nell\u2019apparenza del mondo. Il\nterzo verso ha questa glossa d\u2019autore: \u00abVadit quidam bonus per viam cum malo socio vel cum malis sociis, qui vel apparentia vel numero videntur illi facere magnam societatem\u00bb. Chi si accompagna con persone corrotte \u00e8 pi\u00f9 solo di chi \u00e8 volontariamente solo (il filosofo-eremita, sul quale esiste una tradizione antica, esemplificata nel libro III del <em>Didascalicon<\/em> di Ugo di San Vittore: gli <em>exempla<\/em> sono Prometeo e Parmenide).<br>\nQuarto mottetto:<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">\nOgni sottil parladura s\u2019intende.<br>\nPerch\u00e9 l\u2019uom non v\u2019attende?<br>\n\u00c8 negligenza, o vilt\u00e0, che contende.\n<\/span><br><br>\n<em>Sottile<\/em>: \u00e8 un aggettivo troppo pregno per affrontarlo ora. Baster\u00e0 rilevare che \u00e8 uno dei termini-chiave della trattatistica romanza sull\u2019amore (e non a caso <em>parladura<\/em> \u00e8 un calco occitanico). Da Giacomo da Lentini a tutti gli autori del <em>cosiddetto<\/em> Stilnovo la <em>sottigliezza<\/em> si impone nella coscienza culturale del basso Medioevo (si rinvia all\u2019accezione che tale termine ha nell\u2019<em>Acerba etas<\/em> di Cecco d\u2019Ascoli, all\u2019altezza del primo capitolo del libro III). Il commento testimonia l\u2019importanza dell\u2019insegnamento: \u00abQuidam negligebant lectionem dicentes ita fore subtile materiam quod eam intelligere\nnon valebant. Dicis tu contra eos coperte omnis subtilis elocutio intelligitur. Supple si supersistas lectioni quare igitur interrogative loquitur dicens: \u201cNon attendit ad illam aliquis diligenter?\u201d, responderet testus et dicit: \u201cEcce causa quia negligentia seu vilitas cordis resisti\u201d\u00bb.<br>\nDunque la <em>sottil parladura<\/em> \u00e8 la sottigliezza della lingua, \u00e8 la lingua stessa degli uccelli, proferita da Attar o da san Francesco, la lingua che esprime il corpo di tutte le cose nella sua massima rarefazione. La <em>vilt\u00e0<\/em> o <em>negligenza<\/em> \u00e8 il sapersi vivi ma contingenti, ignorando l\u2019essenza che ci unisce ad un Tutto trascendente, nel quale la materia \u00e8 solo la propaggine pi\u00f9 periferica.<br>\nQuinto \u00abmottetto oscuro\u00bb:<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">\nAmar di donna sofferir amare<br>\nfa dir amare: amare,<br>\nnon l\u2019uomo non curare.\n<\/span><br><br>\nEcco la parafrasi di Francesco:<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">\nAmarum domine tollerare amare dici facit amare.<br>\nAmare, non hominem non curare.\n<\/span><br><br>\nL\u2019amara angustia di amare permette all\u2019amante di perseverare nell\u2019amore. Il\nsecondo <em>amare<\/em> del secondo verso \u00e8 un avverbio: \u00abnon l\u2019uomo non curare\u00bb significa <em>non perseverare<\/em>, affidandosi cos\u00ec alla vita eterna, sfuggendo al tempo. Il Bene \u00e8 fuori del tempo. In effetti il contrasto d\u2019amore \u00e8 una condizione del mondo sensibile, mentre l\u2019Amore \u00e8 in assoluto il bene che unisce, contrapposto all\u2019Odio che divide tutto. Quindi l\u2019Amore \u00e8 l\u2019essenza di ogni cosa e trascende la contingenza, pur permeandola di s\u00e9. Gi\u00e0 in apertura dei <em>Documenti d\u2019Amore<\/em> Francesco lega l\u2019Amore alla sottigliezza del parlare:<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">\nAmor di sovra tutte si mantene.<br>\nL\u2019ovra, che modo, quale, e como t\u00e8ne,<br>\nnel legger tutto poi<br>\nveder porete voi;<br>\nch\u2019io non son gi\u00e0 sottile<br>\nche cosa s\u00ec gentile<br>\npossa dedur in pi\u00f9 chiaro parlare.\n<\/span><br><br>\nTuttavia Francesco non rinuncia a torcere la lingua per descrivere Amore. E\nnell\u2019attacco del Documento dell\u2019<em>Industria<\/em> appare la caratteristica saliente di questa <em>Domina<\/em>:<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">\nOr ci convien tener meglio agli arcioni<br>\nch\u00e9 \u2019l suo tractato \u00e0 stile<br>\nalquanto pi\u00f9 sottile;<br>\net \u00e8 men leve,<br>\nperch\u00e9 breve;<br>\ne perch\u00e9 parla non pur a garzoni.\n<\/span><br><br>\nDa qui si passer\u00e0 ai \u00abmottetti oscuri\u00bb. La sottigliezza dello stile dipende anche dalla <em>brevitas<\/em> delle asserzioni, perch\u00e9 soltanto la durata-lampo porta al \u00absottil effecto\u00bb (1857). E cos\u00ec si impone il mottetto 41, con l\u2019inciso:<br><br>\n<span class=\"sec-quotation\">\nSe tu fili, fila grosso,<br>\no non troppo sottil mai!<br>\nQuando volpe, quando vai.\n<\/span><br><br>\nLa spiegazione \u00e8 questa: \u00abin investigando autem subtilia et investigabilia maiestatis non plus s\u00e0pere quam oportet s\u00e0pere\u00bb. La volpe rappresenta questa qualit\u00e0: animale tanto sagace quanto semplice e diretto.<br>\nConclusione: il Trecento non \u00e8 Dante. Si pu\u00f2 dire che \u00e8 <em>anche<\/em> Dante, ma Dante opera come un disperato <em>outsider<\/em> rispetto alla convenzione filosofica del Trecento. Cecco d\u2019Ascoli e Francesco da Barberino rifuggono dall\u2019invenzione di \u00abcose vane\u00bb; non vogliono <em>delectare<\/em> ma <em>flectere<\/em>, e non vogliono costruire romanzi in versi. Non si pongono il problema del pubblico e del successo, tanto \u00e8 vero che i <em>Documenti d\u2019Amore<\/em> non esistono che in forma di copia d\u2019autore (e la mancanza di ambizione ha condizionato la futura memoria del poema: la nostra edizione, recentissima, rende davvero pubblico e leggibile il testo, dopo sette secoli). La sottigliezza non \u00e8 un artificio e non vuole sedurre nessun lettore \u00abin piccioletta barca\u00bb: ci\u00f2 che \u00e8 sottile rispecchia meglio l\u2019essenza, e pi\u00f9 \u00e8 sottile ed eletto pi\u00f9 \u00e8 filosofico; pi\u00f9 lo stile ama la <em>soph\u00eda<\/em> pi\u00f9 tende a Dio. Un autore di quegli anni non aveva una <em>beata speranza<\/em> pi\u00f9 nobile.<br><br>\n<b>Testo di riferimento<\/b><br>\nFrancesco da Barberino, <em>Documenta Amoris<\/em>, I-II, a cura di Marco Albertazzi, La Finestra Editrice, 2011.\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L\u2019opera che sono chiamato a trattare si colloca nella letteratura del primo Trecento italiano. Ovviamente \u00e8 il tempo che ci \u00e8 stato imposto di vedere con il predominio di Dante e dalla sua pi\u00f9 che celebre Comed\u00eca. Non voglio essere innocuo, culturalmente. I problemi sul campo sono grandissimi e sottili, come l\u2019argomento di questo intervento. 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