{"id":2047,"date":"2020-03-31T11:55:35","date_gmt":"2020-03-31T09:55:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2047"},"modified":"2020-03-31T11:55:37","modified_gmt":"2020-03-31T09:55:37","slug":"il-principe-dispotico-e-il-popolo-incatenato-a-240-anni-da-the-chains-of-slavery-di-jean-paul-marat","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2047","title":{"rendered":"<em>Il principe dispotico e il popolo incatenato<\/em>. A 240 anni da <em>The chains of slavery<\/em> di Jean-Paul Marat"},"content":{"rendered":"\nSono passati esattamente duecentoquarant\u2019anni dalla pubblicazione di quello che \u00e8 senza dubbio uno dei libri pi\u00f9 importanti di Jean-Paul Marat (1743-1793), The Chains of Slavery, uscito a Londra \u2013 anonimo e a spese dell\u2019Autore \u2013 nel maggio del 1774, durante la campagna elettorale per la Camera dei Comuni. Nel corso del decennio precedente, egli ha per lunghi periodi risieduto e lavorato come medico nella capitale britannica, dove \u00e8 stato un assiduo frequentatore di clubs politici, maturando posizioni di stampo \u00abdemocratico\u00bb. Ora confida con questo scritto di risvegliare il sentimento del dovere civico del popolo inglese.<br>\nL\u2019opera, che ha richiesto innumerevoli letture preliminari e ha avuto una non breve gestazione, \u00e8 caratterizzata da evidenti influssi rousseauiani (ma qua e l\u00e0 s\u2019intravede anche la lezione di Montesquieu) ed \u00e8 volta tanto a denunciare le tendenze \u00abdispotiche\u00bb (termine, in codesta sede, da intendersi come sinonimo di \u00abtiranniche\u00bb) dei var\u00ee monarchi che \u2013 con malizia e iattanza \u2013 hanno via via calcato le scene della storia quanto a descrivere gli stratagemmi dei quali costoro si sono serviti per instaurare e consolidare il proprio potere ai danni delle moltitudini popolari. <br>\nIn The Chains of Slavery, anzi, si riscontra un vero e proprio studio dei mezzi impiegati dai principi per diventare sempre pi\u00f9 potenti. I progressi del \u00abdispotismo\u00bb sono in ogni tempo e in ogni luogo attribuiti dall\u2019Autore ad un effetto volontario e consapevole dei monarchi, che cospirano fra loro, e in combutta con il clero, il Parlamento e i ministri, per ingannare il popolo e mantenerlo schiavo. Egli, dimostrando come tale vasta e nefanda collaborazione sia purtroppo riuscita attraverso i secoli, esorta i cittadini inglesi a compiere con la massima cura la scelta dei candidati alle elezioni generali del 1774.<br>\nIn The Chains of Slavery, si riscontrano posizioni e una fraseologia che spesso anticipano il Marat pi\u00f9 noto, quello degli anni rivoluzionar\u00ee. Fra le idee pi\u00f9 significative alle quali l\u2019Autore non rinuncer\u00e0 mai in futuro, occorre segnalare \u2013 ed esse vanno chiaramente intese come corollario della sua summenzionata avversione di principio nei riguardi del potere monarchico \u2013 la convinzione che risultino del tutto infondate le premesse teoriche dei tanti propugnatori settecenteschi dell\u2019\u00abassolutismo illuminato\u00bb, e la tesi secondo cui \u00e8 fuorviante la rappresentazione \u2013 propagandata nell\u2019Europa continentale da alcuni influenti personagg\u00ee (a partire da Montesquieu) \u2013 dell\u2019Inghilterra coeva come il \u00abregno della libert\u00e0\u00bb per antonomasia. <br>\nLa grande ammirazione per l\u2019ordinamento britannico, com\u2019\u00e8 risaputo, domina una porzione non trascurabile del pensiero illuministico francese: in quest\u2019entusiastico apprezzamento, si esprimono sia la protesta e la condanna etico-politica della monarchia assoluta sia una decisa affermazione teorica. Le concezioni giusnaturalistiche diffuse in Francia nel Settecento si rifanno in buona parte alle posizioni di Locke, secondo il quale il regime politico instaurato dalla Rivoluzione inglese del 1688-1689 \u00e8 l\u2019unico sistema istituzionale capace di assicurare la coesistenza degli individui titolari di diritti naturali (libert\u00e0 e propriet\u00e0) salvaguardandone l\u2019effettivo esercizio. A parere di Marat, viceversa, Oltremanica il godimento dei diritti naturali \u00e8 ben lungi dal risultare garantito a tutti i cittadini, in quanto la societ\u00e0 e la politica inglesi gli sembrano sostanzialmente fondate sul privilegio e sull\u2019opulenza di un pugno di proprietar\u00ee terrieri, quei landlords che egli accusa di gestire il potere a proprio esclusivo vantaggio, mentre la maggioranza degli abitanti del Regno langue nella miseria e nell\u2019illibert\u00e0. La sua lunga esperienza in terra britannica gli ha infatti rivelato una realt\u00e0 assai diversa da quella descritta (o, per meglio dire, idealizzata) da taluni: le condizioni di lavoro sono spaventose, i poveri appaiono sovente abbandonati a se stessi, la stampa si dimostra pesantemente influenzata dagli uomini pi\u00f9 ricchi e potenti, diffusissima \u00e8 la compravendita dei deputati ecc. Il Nostro considera dunque un \u00abmito\u00bb, come gi\u00e0 ha fatto Rousseau e come poi far\u00e0 anche Robespierre, l\u2019immagine positiva dell\u2019organizzazione sociale, dell\u2019ordinamento istituzionale e delle consuetudini elettorali esistenti nell\u2019Inghilterra del XVIII secolo.<br>\nPer un inquadramento dei temi suaccennati, ci limitiamo a rinviare al seguente volumetto di Franco Barcia: Il discorso di J.P. Marat su Rousseau, Montesquieu e l\u2019illuminismo, Torino, Barbero, 1984. Sul tema particolare del \u00abmito inglese\u00bb nella Francia del Settecento, argomento tutt\u2019altro che ignorato da generazioni di studiosi, si pu\u00f2 vedere \u2013 fra gli ultimi contributi apparsi \u2013 Gabrielle Radica, De Montesquieu \u00e0 Rousseau. Les Anglais sont-ils libres?, \u00abRevue fran\u00e7aise d\u2019histoire des id\u00e9es politiques\u00bb, 35 (2012), 1, pp. 147-157.<br>\nAppena uscito, The Chains of Slavery ha un\u2019insignificante fortuna editoriale. Poco tempo dopo, e cio\u00e8 tra la fine degli anni Settanta e l\u2019inizio degli anni Ottanta, l\u2019opera \u2013 soprattutto grazie alle societ\u00e0 politiche \u2013 vanter\u00e0 invece una certa circolazione negli ambienti \u00abdemocratici\u00bb d\u2019Oltremanica, ma nulla in confronto col grande e capillare successo che otterr\u00e0 nel 1792, allorch\u00e9, nel fuoco del periodo rivoluzionario, l\u2019ormai celebre e influente \u00abAmico del popolo\u00bb decider\u00e0 di darne alle stampe una versione francese, sotto il titolo di Les cha\u00eenes de l\u2019esclavage, invero non sempre coincidente con quella inglese, e anzi ricca sia di considerevoli integrazioni testuali sia di modifiche di lieve entit\u00e0. <br>\n Per ricordare il duecentoquarantesimo anniversario della pubblicazione di The Chains of Slavery, desideriamo offrire qui ai lettori la traduzione italiana annotata \u2013 a quanto ci risulta, mai eseguita prima \u2013 delle pagine iniziali del libro, facendola precedere da un profilo bio-bibliografico di Marat che si arresta al 1788, essendo pressoch\u00e9 universalmente conosciuto l\u2019ultimo intensissimo lustro della sua vita.<br>\n La nostra edizione di riferimento \u00e8 questa: The Chains of Slavery. A Work wherein the Clandestine and Villainous Attempts of Princes to Ruin Liberty are pointed out, and the Dreadful Scenes of Despotism disclosed. To which is prefixed An Address to the Electors of Great Britain, in Order to draw their Timely Attention to the Choice of Proper Representatives in the Next Parliament, London, Sold by J. Almon, opposite Burlington House, in Piccadilly; T. Payne, at the Mews Gate; and Richardson &#038; Urquhart, near the Royal Exchange, MDCCLXXIV. Quest\u2019edizione \u00e8 integralmente disponibile anche in <a href=\"https:\/\/gallica.bnf.fr\/ark:\/12148\/bpt6k103962m\/f1.image.r=.langFR\" title=\"The chains of slavery\" target=\"_blank\" style=\"color:blue\" rel=\"noopener noreferrer\">Gallica<\/a>.<br>\nIl libro \u00e8 suddiviso in 65 capitoli numerati e muniti di titolo, preceduti da un breve testo anepigrafo (ma denominato Introduction nell\u2019Indice iniziale) e collocato alle pp. [1]-4. Prima dell\u2019opera vera e propria, come si legge nell\u2019intitolazione generale, \u00e8 inserito il proclama To the Electors of Great Britain (pp. [v]-xii), non firmato (ma molto probabilmente dello stesso Marat). <br>\nTraduciamo qui le pp. [1]-14, ossia i primi cinque capitoli del libro. In ossequio all\u2019edizione da noi presa in considerazione, abbiamo deciso di conservare immutato l\u2019uso delle iniziali maiuscole ovvero minuscole, sebbene esso non sia sempre coerente. Si \u00e8 poi scelto di numerare le note e di collocarle in chiusura (quelle originali del 1774, invece, sono contrassegnate da simboli e poste a pi\u00e8 di pagina), aggiungendo ex novo a quelle di Marat \u2013 tra parentesi quadre e con l\u2019indicazione \u00abN.d.T.\u00bb \u2013 tre note esplicative e, l\u00e0 dove lo abbiamo ritenuto utile, alcune porzioni di nota; tutte queste note, tanto quelle dell\u2019Autore quanto le nostre, risultano ordinate secondo un\u2019unica numerazione araba. <br>\n(P.V.)<br><br>\n<b>PROFILO BIBLIOGRAFICO DI MARAT<br>\n(anni 1743-1788)<\/b><br><br>\n<b>1743<\/b><br>\n24 maggio: Jean-Paul Marat nasce a Boudry, nel principato di Neuch\u00e2tel, un territorio che a quel tempo si trova sotto la sovranit\u00e0 del re di Prussia e che ora corrisponde al cantone elvetico di Neuch\u00e2tel.\n<br>\nIl padre, Jean-Baptiste, \u00e8 un ex frate nato a Cagliari intorno al 1705 da una famiglia d\u2019origine spagnola; rifugiatosi nel 1740 a Ginevra in seguito alla sua conversione alla fede calvinista, ha l\u00ec francesizzato il proprio nome (originariamente, Giovanni Battista Mara) e sposato la sedicenne Louise Cabrol, nata a Ginevra e anch\u2019ella calvinista, figlia di un parrucchiere svizzero che discende da profughi ugonotti francesi provenienti dal Rouergue. I due coniugi si trasferiscono a Boudry, dove il capofamiglia intraprende l\u2019attivit\u00e0 di disegnatore di \u00abindiane\u00bb nella locale manifattura di tessuti. Jean-Paul \u00e8 il secondo dei sette figl\u00ee della coppia, alcuni dei quali matureranno anch\u2019essi nel corso della vita idee politiche radicali. La numerosa famiglia versa e verser\u00e0 sempre in cattive condizioni economiche.\n<br><br>\n<b>1755<\/b><br>\nIl padre Jean-Baptiste \u00e8 nominato insegnante di lingue al collegio di Neuch\u00e2tel, presso il quale Jean-Paul compie gli stud\u00ee secondar\u00ee.\n<br><br>\n<b>1760<\/b><br>\nIl diciassettenne Marat, trasferitosi in Francia, svolge a Bordeaux l\u2019incarico di precettore del figlio di Paul Nairac, armatore e commerciante, futuro deputato degli Stati Generali; sua moglie \u00e8 una calvinista di origini svizzere. Col proposito di diventare medico, s\u2019iscrive all\u2019Universit\u00e0 di Bordeaux; i suoi interessi, comunque, investono anche altri campi: dalla fisica alla storia e dalla letteratura alla filosofia.<br>\n<br><b>1762<\/b><br>\nSi trasferisce a Parigi, dove continua a seguire lezioni accademiche di medicina. Allo scopo di mantenersi e pagarsi gli stud\u00ee universitar\u00ee, esercita la professione medica (per farlo, a quel tempo, basta essere iscritto alla Facolt\u00e0 di Medicina). Frequenta le biblioteche della citt\u00e0 ed entra in contatto con gli Enciclopedisti. Presto comincia a scrivere un libro, Les cha\u00eenes de l\u2019esclavage.<br>\n<br><b>1765<\/b><br>\nEmigra a Londra. L\u00ec continua ad esercitare, ancora una volta senza laurea, la professione di medico, ed \u00e8 per ragioni lavorative che ha occasione di conoscere dal vivo e a fondo la miseria che caratterizza gli abitanti dei quartieri poveri della citt\u00e0.\n<br>\nNonostante una situazione economica molto precaria, seguita a coltivare gli stud\u00ee (specie quelli di fisica) e a scrivere Les cha\u00eenes de l\u2019esclavage. Inizia a comporre un romanzo epistolare, Les aventures du jeune comte Potowski.\n<br>\nDimostra subito interesse per la vita politica inglese e ben presto comincia a partecipare alle discussioni di tema civile tenute presso i clubs di Londra.\n<br>\nFrequenta con assiduit\u00e0 gli ambienti dell\u2019emigrazione. In quei contesti, ha modo di stringere amicizia con due artisti italiani, il pittore veneziano Antonio Zucchi e l\u2019architetto romano Giovanni Bonomi il Vecchio (arrivati a Londra, rispettivamente, nel 1766 e nel 1767), i quali lo aiutano in diverse circostanze a superare le difficolt\u00e0 pi\u00f9 gravi. <br>\n<br><b>1770<\/b><br>\nVentisettenne, \u00e8 medico-veterinario a Newcastle.\n<br>\nTermina di scrivere Les aventures du jeune comte Potowski. Il libro, di scarso valore letterario e pubblicato solo postumo (nel 1848, a Parigi) col titolo Un roman de c\u0153ur, appare profondamente influenzato dalle opere di Montesquieu e di Rousseau: l\u2019Autore vi prende posizione contro il modello dell\u2019\u00abassolutismo illuminato\u00bb caro a Voltaire e a molti Enciclopedisti, descrive le drammatiche condizioni politiche, sociali ed economiche nelle quali versa la Polonia in quegli anni, muove vivaci critiche a Caterina II di Russia. Questo l\u2019intreccio, in breve: un nobile polacco, Gustave Potowski, viene separato dalla fidanzata, la casta Lucille Sobieska, a causa di una guerra civile nella quale le rispettive famiglie appartengono a partiti opposti, ma poi finisce col conquistare la sua bella dopo una quantit\u00e0 di episod\u00ee melodrammatici.<br> <br><b>1772<\/b><br>\nRitorna a Londra, dove pubblica \u2013 in forma anonima \u2013 la prima parte di un suo scritto in inglese, An Essay on the Human Soul. L\u2019autorevole \u00abMonthly Review\u00bb lo recensisce negativamente.\n<br>\nSi trasferisce a Edimburgo, dove forse d\u00e0 lezioni di francese.<br>\n<br><b>1773<\/b><br>\nCompie trent\u2019anni.\n<br>\nEsce \u2013 ancora una volta a Londra e adespoto \u2013 l\u2019intero contributo di cui \u00e8 stata anticipata una porzione alcuni mesi prima (cfr. 1772): A Philosophical Essay on Man, being an Attempt to Investigate the Principles and Laws of the Reciprocal Influence of the Soul and Body. L\u2019ambizioso obiettivo di questo scritto, influenzato da Cartesio non meno che da La Mettrie e Condillac, \u00e8 la comprensione dell\u2019uomo, in quanto unione di corpo e di spirito, a partire dall\u2019esperienza; la dimensione fisica dell\u2019individuo \u00e8 descritta come una complicata macchina idraulica, mentre si ritiene di poter riconoscere la sede dell\u2019anima umana nelle meningi, ossia nelle membrane che rivestono il cervello e il sistema nervoso. Il saggio riceve apprezzamenti sulle colonne del \u00abMonthly Review\u00bb e del \u00abGentleman\u2019s Magazine\u00bb, e viene lodato anche da autorevoli studiosi.\n<br>\nL\u2019ambasciatore russo a Londra, il conte Pu\u0161kin, gli offre invano un gratificante impiego in Russia.<br>\n<br><b>1774<\/b><br>\nTrascorre alcuni mesi dell\u2019anno a Londra. Compie viagg\u00ee in altre citt\u00e0 inglesi, in Scozia e in Olanda.\n<br>\nPubblica anonimi a Londra, in occasione di una campagna elettorale, discorsi di stampo \u00abdemocratico\u00bb e il volume The Chains of Slavery. A Work wherein the Clandestine and Villainous Attempts of Princes to Ruin Liberty are pointed out, una versione adattata per il pubblico inglese dell\u2019ancora inedito Les cha\u00eenes de l\u2019esclavage, che vedr\u00e0 la luce in francese (a Parigi) solo nel 1792. Chiare appaiono l\u2019impostazione rousseauiana e le suggestioni montesquieuiane dell\u2019opera, che punta a delegittimare ogni forma di \u00abdispotismo\u00bb e a denunciare gli strumenti di cui esso si avvale per imporsi e conservarsi. Il libro riscuote scarsissimo successo, il che lo induce a pensare ad un sabotaggio compiuto ai suoi danni dal governo inglese.\n<br>\nViene affiliato a due logge massoniche, l\u2019una a Londra e l\u2019altra ad Amsterdam.<br>\n<br><b>1775<\/b><br>\nTrentaduenne, consegue la laurea in medicina presso l\u2019Universit\u00e0 scozzese di Saint Andrews.\n<br>\nA Londra, manda alle stampe un Essay on Gleets (disamina sulla gonorrea).\n<br>\nEscono, ad Amsterdam, i primi due tomi di De l\u2019homme, ou Des principes et des loix de l\u2019influence de l\u2019\u00e2me sur le corps, et du corps sur l\u2019\u00e2me, l\u2019edizione francese di A Philosophical Essay on Man (cfr. 1773); il terzo ed ultimo tomo vedr\u00e0 la luce l\u2019anno seguente (cfr. 1776).<br>\n<br><b>1776<\/b><br>\nAll\u2019inizio dell\u2019anno, escono: a Londra, il suo saggio scientifico An Enquiry into the Nature, Cause and Cure of a Singular Disease of the Eyes (dedicato alla presbiopia); ad Amsterdam, il terzo tomo di De l\u2019homme (cfr. 1775).<br> Polemico nei confronti di questa seconda opera \u00e8 Voltaire (Observations sur le livre intitul\u00e9 De l\u2019homme).\n<br>\nIn primavera, rientra a Parigi, dove intende esercitare la professione di medico. Vive in condizioni di indigenza. <br>\n<br><b>1777<\/b><br>\nLa giovane marchesa Claire de Choiseul de l\u2019Aubespine de Ch\u00e2teauneuf, che Marat ha guarito da una malattia \u2013 forse, una polmonite \u2013 di fronte alla quale per cinque anni tutti i medici si sono dimostrati impotenti, lo raccomanda a Corte e lo introduce nei salotti aristocratici. I due diventano amanti.\n<br>\nIl fratello del re, il conte d\u2019Artois, lo nomina medico delle sue guardie del corpo. Inizia per Marat un periodo di buona fama professionale e di grande floridezza economica, le quali non vengono intaccate nemmeno dopo il clamoroso ritiro dal mercato dell\u2019Eau factice antipulmonique che egli, a seguito della \u201cmiracolosa\u201d guarigione della Marchesa, ha messo in vendita a prezzo elevatissimo e che, analizzata, non si rivela altro che semplice acqua ricca di calcio. Va ad alloggiare in un vasto appartamento di rue de Bourgogne, dove impianta un laboratorio di ricerche anatomiche e fisiche; ha un servitore. Nonostante l\u2019alto tenore di vita e le frequentazioni aristocratiche, continua a dichiararsi irriducibile nemico del \u00abdispotismo\u00bb.\n<br>\nVenuto a sapere del bando fatto pubblicare, all\u2019inizio dell\u2019anno, in lingua tedesca nel \u00abMonatliche Nachrichten einicher Merkw\u00fcrdigkeiten\u00bb e in lingua francese nelle \u00abNouvelles de divers endroits\u00bb (pi\u00f9 conosciute sotto il titolo di \u00abGazette de Berne\u00bb) da un anonimo \u00abamico dell\u2019umanit\u00e0\u00bb (si tratta di Jean-Baptiste-Jacques \u00c9lie de Beaumont [1732-1786], celebre avvocato del Parlamento di Parigi), in collaborazione con la societ\u00e0 economica di Berna, per premiare nel 1779 il miglior estensore di un nuovo progetto di legislazione penale, Marat si mette all\u2019opera con l\u2019intento di redigere e presentare un proprio piano (cfr. 1779 e 1780). Inizialmente, grazie al contributo dell\u2019anonimo \u00abamico dell\u2019umanit\u00e0\u00bb, la dotazione del concorso ammonta a cinquanta luigi; poco dopo, tuttavia, l\u2019ormai anziano Voltaire (probabilmente spalleggiato da Federico II di Prussia) ne offre altrettanti e redige un testo ove si sofferma su alcune importanti questioni che dovranno essere affrontate dagli autori dei progetti di legislazione penale (lo scritto, dal titolo Prix de la justice et de l\u2019humanit\u00e9, accompagna la pubblicazione del bando nelle \u00abNouvelles de divers endroits\u00bb).<br>\n<br><b>1779<\/b><br>\nInvia all\u2019Acad\u00e9mie des sciences di Parigi, affinch\u00e9 si pronunci sulla validit\u00e0 scientifica delle tesi ivi esposte, due suoi stud\u00ee: D\u00e9couvertes sur le feu, l\u2019\u00e9l\u00e9ctricit\u00e9 et la lumi\u00e8re constat\u00e9es par une suite d\u2019exp\u00e9riences nouvelles, in cui sostiene di aver reso visibile il \u00abfluido igneo\u00bb, e D\u00e9couvertes sur la lumi\u00e8re, dove punta a confutare la teoria ottica di Newton. Mentre sta aspettando le conclusioni dell\u2019Acad\u00e9mie, rielabora il primo contributo e ne ricava un lavoro, dal titolo Recherches physiques sur le feu (cfr. 1780), nel quale viene fra l\u2019altro propugnata la teoria del flogisto.\n<br>\nGiunge il responso su D\u00e9couvertes sur le feu, l\u2019\u00e9l\u00e9ctricit\u00e9 et la lumi\u00e8re: gli Accademici, pur sostenendo di aver potuto ripetere gli esperimenti di Marat e attestando che i fatti da loro osservati corrispondono a quanto esposto nella memoria, non si pronunciano sull\u2019effettiva esistenza del \u00abfluido igneo\u00bb. Il giudizio circa il secondo scritto verr\u00e0 espresso l\u2019anno seguente (cfr. 1780).\n<br>\nLa giuria del concorso bernese (cfr. 1777) non solo non gli assegna il premio, ma nemmeno menziona il progetto di legislazione penale da lui presentato.<br>\n<br><b>1780<\/b><br>\nPubblica il suo Plan de l\u00e9gislation criminelle, non risultato vincitore al concorso bandito a Berna tre anni prima (cfr. 1777 e 1779). Questo scritto esce \u2013 in forma anonima e a spese dell\u2019Autore \u2013 a Neuch\u00e2tel, ed \u00e8 colpito dalla censura francese. Marat vi denuncia il carattere di classe della giustizia, della legislazione, dello Stato e del diritto di propriet\u00e0, e vi rifiuta l\u2019ordine morale e sociale costituito.\n<br>\nEscono a Parigi le sue Recherches physiques sur le feu (cfr. 1779).\n<br>\nL\u2019Acad\u00e9mie des sciences dichiara priva di interesse scientifico la sua memoria dal titolo D\u00e9couvertes sur la lumi\u00e8re (cfr. 1779). Questo giudizio lo rafforza nella convinzione di essere perseguitato e oggetto di una campagna diffamatoria.\n<br>\nStringe amicizia con Jacques Pierre Brissot, anch\u2019egli destinato ad avere un ruolo di primo piano durante la Rivoluzione.<br>\n<br><b>1782<\/b><br>\nPotenzia le attrezzature del suo laboratorio con sale di dissezione anatomica e apparecchi elettrici; servendosi di questi ultimi, inizia a curare diversi pazienti.\n<br>\nA Parigi, escono le sue Recherches physiques sur l\u2019\u00e9lectricit\u00e9, libro dove compare la teoria per cui le particelle elettriche si attraggono reciprocamente e dove si contesta l\u2019opinione che esistano poli elettrici di segno diverso e che il parafulmine, la recente invenzione di Benjamin Franklin, sia davvero efficace.\n<br>\nInvita Alessandro Volta, di passaggio a Parigi, ad assistere ai suoi esperimenti; si irrita, per\u00f2, nel constatare lo scetticismo con cui lo scienziato italiano ne accoglie i risultati.\n<br>\nComincia a soffrire di una oscura quanto tormentosa malattia, che non lo abbandoner\u00e0 pi\u00f9, i cui sintomi principali sono frequenti emicranie, febbre e prurito continuo.<br>\n<br><b>1783<\/b><br>\nCompie quarant\u2019anni.\n<br>\nL\u2019Acad\u00e9mie royale des sciences, belles-lettres et arts di Rouen premia con la medaglia d\u2019oro il suo M\u00e9moire sur l\u2019electricit\u00e9 m\u00e9dicale, dedicato ai benefic\u00ee che, a suo parere, applicazioni locali di elettrodi arrecano nella cura degli edemi, delle sciatiche e della gotta; \u00e8 il primo riconoscimento ufficiale dell\u2019attivit\u00e0 di Marat come scienziato. Lo scritto verr\u00e0 pubblicato in volume singolo l\u2019anno successivo (cfr. 1784).\n<br>\nCompare anche il suo nome nella \u00abrosa\u00bb di quelli dei possibili direttori dell\u2019Accademia delle Scienze che si vorrebbe fondare a Madrid sul modello dell\u2019omologa istituzione presente nella capitale francese. Tale candidatura viene presto accantonata, perch\u00e9 l\u2019ambasciatore spagnolo a Parigi riferisce al conte di Floridablanca, ministro di Carlo III, che Marat non solo gode di scarsa considerazione presso gli scienziati francesi, ma professa anche idee politiche radicali.<br>\n<br><b>1784<\/b><br>\nAnnus horribilis: il conte d\u2019Artois lo licenzia; si conclude la sua relazione con la marchesa de l\u2019Aubespine; cade in disgrazia presso la Corte; ha termine la sua vita mondana; il numero dei suoi pazienti diminuisce notevolmente; le sue condizioni economiche subiscono un tracollo.\n<br>\nSi trasferisce in rue du Vieux-Colombier, dove per alcuni anni vivr\u00e0 in condizioni di grave indigenza; di tanto in tanto, comunque, non mancher\u00e0 di acquistare strumenti di ottica e di fisica. Per risollevarsi, cerca di mettersi in contatto con Federico II di Prussia, del quale \u00e8 suddito (cfr. 1743); questo suo tentativo non sortisce effetti.\n<br>\nEscono, in entrambi i casi a Parigi, il suo volume dal titolo Notions \u00e9l\u00e9mentaires d\u2019optique e \u2013 come pubblicazione a s\u00e9 \u2013 la sua M\u00e9moire sur l\u2019electricit\u00e9 m\u00e9dicale, premiata l\u2019anno precedente all\u2019Accademia di Rouen (cfr. 1783).<br>\n<br><b>1785<\/b><br>\nPresenta all\u2019Accademia di Bordeaux un \u00c9loge de Charles Secondat, con cui intende partecipare a un concorso da essa indetto per celebrare Montesquieu. Questo suo contributo viene tuttavia respinto.\n<br>\nPubblica a Parigi delle Lettres de l\u2019observateur Bon Sens \u00e0 M. de&#8230;, sur la fatale catastrophe des infortun\u00e9s Pil\u00e2tre des Rosiers et Romain, les a\u00e9ronautes et l\u2019a\u00e9rostation (questi \u00abaeronauti\u00bb sono morti il 13 giugno 1785, a causa della lacerazione dell\u2019involucro del loro pallone).<br>\n<br><b>1786<\/b><br>\nPorta avanti i suoi stud\u00ee di ottica nel tentativo di mettere in risalto quelli che gli sembrano gli errori e le incongruenze della teoria newtoniana della luce. Presenta quattro lavori in materia ad altrettanti concorsi banditi da Accademie di provincia: M\u00e9moire sur les vraies causes des couleurs que pr\u00e9sentent les lames de verre, les bulles de savon et autres mati\u00e8res diaphanes extr\u00eamement minces (Rouen, premiato); Discours sur la pr\u00e9tendue r\u00e9frangibilit\u00e9 des rayons h\u00e9t\u00e9rog\u00e8nes (Lione); M\u00e9moire sur les exp\u00e9riences que Newton donne en preuve du syst\u00e8me de la diff\u00e9rente r\u00e9frangibilit\u00e9 des rayons h\u00e9t\u00e9rog\u00e8nes (Lione); M\u00e9moire sur l\u2019explication de l\u2019arc-en-ciel donn\u00e9e par Newton (Montpellier). I quattro testi andranno a costituire il volume M\u00e9moires acad\u00e9miques (cfr. 1788).\n<br>\nSempre pi\u00f9 povero, per mantenersi comincia a vendere parecchi dei suoi libri e dei suoi strumenti; riceve anche l\u2019aiuto finanziario di alcuni amici, fra i quali Brissot.<br>\n<br><b>1787<\/b><br>\nOttenuta l\u2019approvazione dell\u2019Acad\u00e9mie des sciences, pubblica in due tomi a Parigi Optique de Newton, la traduzione francese dell\u2019Opticks dello scienziato inglese. Nell\u2019opera, tuttavia, il nome di Marat non compare.<br>\n<br><b>1788<\/b><br>\nAssestando il colpo di grazia alle proprie finanze, pubblica a Parigi i M\u00e9moires acad\u00e9miques, ou Nouvelles d\u00e9couvertes sur la lumi\u00e8re, relatives aux points les plus importants de l\u2019optique, un volume costoso e impreziosito da disegni all\u2019acquerello che raccoglie i suoi quattro sagg\u00ee sulla teoria della luce (cfr. 1786).\n<br>\n24 maggio: compie quarantacinque anni.\n<br>\nPrimavera &#8211; met\u00e0 dell\u2019estate: giace gravemente ammalato; pensa di essere vicino alla fine e fa testamento, lasciando manoscritti e strumenti scientifici all\u2019Acad\u00e9mie des sciences.\n<br>\n8 agosto: lo risolleva la notizia della convocazione degli Stati Generali per il 1\u00b0 maggio seguente all\u2019H\u00f4tel des Menus-Plaisirs di Versailles. Allo scopo di sostenere le ragioni del Terzo Stato nella difficile lotta che questo dovr\u00e0 condurre contro gli altri due Ordini, Marat comincia a preparare Offrande \u00e0 la patrie, ou Discours au Tiers-\u00c9tat de France, un pamphlet che sar\u00e0 stampato a Parigi nel febbraio dell\u2019anno successivo e nel quale egli esorta i diversi ceti che compongono il Terzo Stato a compattarsi e a far fronte comune contro i veri nemici della Francia, cio\u00e8 l\u2019alto clero e i nobili; viene peraltro ancora riconosciuta al re e alla monarchia la capacit\u00e0 di risolvere i problemi economici e sociali del Paese. Questo suo scritto passer\u00e0 quasi inosservato, sebbene siano diversi gli elementi non secondar\u00ee che lo distinguono dagli altri opuscoli usciti in quel periodo, colmi di speranze nei riguardi del monarca e di Necker, e facenti appello al buon senso: nell\u2019elencare le forze su cui contare nella lotta, ad esempio, l\u2019Autore pone prima dei borghesi, degli uomini di legge, dei burocrati e dei commercianti, gli artigiani, i manovali e gli opera\u00ee, da lui invitati a vigilare contro i falsi amici; minaccia, poi, la jacquerie, la rivolta dei contadini, ai danni dei nobili e degli ecclesiastici che non recederanno dai loro privileg\u00ee. In Offrande \u00e0 la patrie, Marat preconizza una monarchia costituzionale borghese, considerata in quel momento la sola rivoluzione possibile. Il Terzo Stato cui egli si rivolge, non \u00e8 il Terzo Stato indifferenziato, la nazione in blocco, come nella maggior parte dei libelli che inondano la Francia in quei mesi; e non \u00e8 neppure l\u2019ala marciante del Terzo Stato, la borghesia: il Terzo Stato di Marat consiste piuttosto nel popolo, ossia negli strati bassi e medi; l\u2019alta borghesia, se ancora non \u00e8 rigettata, desta per\u00f2 gi\u00e0 qualche diffidenza. Almeno per certi aspetti, questo pamphlet segna dunque la prima tappa significativa della carriera di agitatore e rivoluzionario del Nostro.<br><br>\n<b>LE CATENE DELLA SCHIAVIT\u00d9<\/b><br><br>\n<b>Introduzione<\/b><br>\nPare che la sorte che accomuna tutti gli uomini sia quella di non poter godere della libert\u00e0: in ogni dove, i principi aspirano al dispotismo e i popoli sprofondano nella servit\u00f9.\n<br>\nLa storia del dispotismo trabocca di eventi singolari: da un lato, osserviamo gli spavaldi progetti di alcuni uomini ambiziosi, i loro infami tentativi e le energie nascoste che essi scatenano per instaurare un dominio illegale; dall\u2019altro lato, vediamo i popoli che, mentre si stanno riposando all\u2019ombra delle loro proprie leggi, divengono schiavi. Scorgiamo gli sforzi vani che una moltitudine sventurata fa per affrancarsi dall\u2019oppressione, e i mali senza numero connessi alla schiavit\u00f9. Scene ad un tempo orribili e magnifiche, nelle quali appaiono \u2013 alternativamente \u2013 pace, abbondanza, svaghi, pompa, feste, discordie, miseria, sotterfug\u00ee, perfidia, tradimento, esil\u00ee, lotte e massacri.\n<br>\nA volte il dispotismo s\u2019instaura in un batter d\u2019occhio grazie alla forza delle armi; ma tale rapido progresso del potere che conduce al dominio assoluto non \u00e8 l\u2019oggetto di questo mio libro: ad interessarmi, qui, sono piuttosto gli sforzi lenti e continui della politica che, passo dopo passo, mette il collo del popolo sotto il giogo, facendo perdere agli individui \u2013 nello stesso tempo \u2013 i mezzi e il desiderio di liberarsene.\n<br>\nA ben considerare l\u2019instaurazione del dispotismo, risulta evidente che la Schiavit\u00f9 \u00e8 solo l\u2019effetto del tempo e la necessaria conseguenza dei difetti delle costituzioni politiche. Ci sforzeremo quindi di scoprire come, grazie ai mezzi in suo possesso, il Magistrato usurpi il titolo di Padrone e sostituisca il proprio volere alla legge. Passeremo in rassegna le molteplici macchinazioni alle quali la sacrilega temerariet\u00e0 dei Principi ha fatto ricorso per minare le fondamenta della libert\u00e0. Seguiremo i loro cupi progetti, la loro scaltra condotta, le loro segrete trame; entreremo nel dettaglio della loro letale politica; sveleremo i princip\u00ee di quest\u2019arte ingannatrice; e mostreremo i tratti che accomunano i var\u00ee attacchi che sono stati mossi alla Libert\u00e0 Pubblica. Presentando le mie osservazioni, tuttavia, terr\u00f2 conto pi\u00f9 della connessione fra gli argomenti che dell\u2019ordine cronologico dei personagg\u00ee e dei fatti richiamati.\n<br>\nAllorch\u00e9 il delicato deposito della pubblica autorit\u00e0 viene affidato ad un Principe e quello di far rispettare le leggi ai Magistrati, chi appartiene alle classi popolari si ritrova presto o tardi sottomesso ai governanti che ha scelto, e vede la sua libert\u00e0, la sua propriet\u00e0 e la sua vita alla merc\u00e9 di coloro che ha designato per proteggerli. Il Principe non tarda troppo a far cadere lo sguardo sul deposito che gli si trova accanto; egli cerca di dimenticare da quali mani l\u2019ha ricevuto. Pieno di s\u00e9 e del suo potere, tollera con insofferenza l\u2019idea della sua dipendenza e si d\u00e0 costantemente da fare per liberarsi da ogni sorta di vincolo.\n<br>\nIl popolo non \u00e8 mai volontariamente schiavo: si piega non al potere, ma quando crede che farlo sia un dovere, oppure quando non \u00e8 in condizione di opporsi. Onde, in uno Stato appena fondato o riformato, i sudditi non sono subito resi schiavi, per quanto imperfetta possa essere la costituzione. La disperazione, che li spinge in un primo momento a scuotere il giogo, li spingerebbe a scuoterlo di nuovo ogni volta che essi dovessero sentirne il peso. Cominciare con attacchi espliciti alla libert\u00e0, tentando di distruggerla con la violenza, si rivelerebbe perci\u00f2 un\u2019impresa malagevole. Quando chi governa ha l\u2019ardire di impadronirsi del potere supremo con azioni palesi, e il popolo si accorge dei tentativi dei suoi governanti<span id='easy-footnote-1-2047' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2047#easy-footnote-bottom-1-2047' title='Se si presta sufficiente attenzione, ci si accorge che tutti gli Stati in origine ebbero piccole dimensioni e che essi debbono il loro ampliamento a una causa non diversa dalla conquista o dall\u2019alleanza.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span> di ridurli in schiavit\u00f9, quest\u2019ultimo prevale sempre e il Principe in un attimo perde il frutto di tutti i suoi sforzi. I sudditi, di fronte a questo primo tentativo, si uniscono contro di lui e la sua autorit\u00e0 risulta in pericolo se egli tiene una condotta arrogante anzich\u00e9 umile. Il primo tentativo di rendere schiavo il popolo da parte dei Principi non si attua quindi mediante attacchi perpetrati alla luce del sole; costoro prendono le loro misure in segreto, usano la scaltrezza e portano avanti il loro piano con sforzi lenti ma costanti, modifiche quasi impercettibili e innovazioni delle quali \u00e8 difficile prevedere le conseguenze e che a malapena si possono scorgere.<br><br>\n<b>CAPITOLO I<\/b><br><br>\n<b>Il potere del tempo<\/b><br>\nIl primo colpo portato dai Principi alla libert\u00e0 pubblica, consiste non tanto nella temeraria violazione delle leggi, quanto nel causare l\u2019oblio di queste. Per incatenare i propr\u00ee sudditi, la prima cosa che fa il monarca \u00e8 indurli al sonno<span id='easy-footnote-2-2047' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2047#easy-footnote-bottom-2-2047' title='[Palese reminiscenza di Montesquieu: \u00abLa servitude commence toujours par le sommeil. Mais un peuple qui n\u2019a de repos dans aucune situation, qui se t\u00e2te sans cesse, et trouve tous les endroits douloureux, ne pourrait gu\u00e8re s\u2019endormir\u00bb (Montesquieu, &lt;em&gt;De l\u2019Esprit des lois&lt;\/em&gt; {1748}, 2 tt., introduction, chronologie, bibliographie, relev\u00e9 de variantes et notes par R. Derath\u00e9, Paris, Garnier, 1973, t. I, p. 258: libro XIV {&lt;em&gt;Des lois dans le rapport qu\u2019elles ont avec la nature du climat&lt;\/em&gt;}, cap. 13 {&lt;em&gt;Effets qui r\u00e9sultent du climat d\u2019Angleterre&lt;\/em&gt;}; il Curatore tiene qui come testo-base quello dell\u2019edizione postuma del 1757, e modernizza tanto la grafia quanto la punteggiatura). N.d.T.]'><sup>2<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nMentre gli uomini hanno la mente eccitata dalle idee di libert\u00e0 e mentre la cruenta immagine della Tirannia \u00e8 ancora davanti ai loro occh\u00ee, essi detestano il dispotismo e guardano con inquietudine ogni provvedimento del Governo. In quella fase, il Principe evita accuratamente di portare attacchi alla libert\u00e0 pubblica; egli appare come il padre del suo popolo, e il suo regno l\u2019et\u00e0 della giustizia. All\u2019inizio, il governo del Principe \u00e8 cos\u00ec mite che si potrebbe pensare che egli abbia in animo di estendere la Libert\u00e0, e non gi\u00e0 l\u2019intento di distruggerla.\n<br>\nNon avendo niente da disputare n\u00e9 circa i propr\u00ee privilegi, che non vengono contestati, n\u00e9 circa la propria libert\u00e0, la quale non risulta attaccata, il popolo comincia gradualmente a farsi meno guardingo nei confronti della condotta dei propr\u00ee sovrani. A poco a poco, smette di essere vigile; e, alla fine, abbandona ogni cautela, restando tranquillo all\u2019ombra delle leggi.\n<br>\nDi conseguenza, a mano a mano che ci si allontana dall\u2019epoca tempestosa nella quale la costituzione venne alla luce, il popolo progressivamente perde di vista la Libert\u00e0. Per far riposare le menti, l\u2019unico modo \u00e8 lasciar procedere le cose secondo il loro ordine naturale. Ma i Principi non sempre hanno fiducia nel potere del tempo.<br><br>\n<b>CAPITOLO II<\/b><br><br>\n<b>Sui divertimenti pubblici<\/b><br>\nGli esordi del Dispotismo sono a volte allegri e lieti: giochi, feste, danze e canzoni ne sono piacevoli complementi<span id='easy-footnote-3-2047' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2047#easy-footnote-bottom-3-2047' title='Per distogliere l\u2019attenzione dei nobili dalle questioni di Stato, l\u2019imperatore Manuele Comneno invent\u00f2 i tornei (Panciral, lib. II, cap. 20). [Ci si riferisce ad un luogo, qui correttamente indicato, di Guidonis Pancirolli {\u2026} &lt;em&gt;Rerum memorabilium libri duo&lt;\/em&gt; (1607-1608); l\u2019autore \u00e8 il giureconsulto reggiano Guido Panciroli (1523-1599). Con ogni probabilit\u00e0, per\u00f2, Marat ha presente la traduzione inglese dell\u2019opera, pubblicata nel 1715 (&lt;em&gt;The History of Many Memorable Things Lost&lt;\/em&gt; {\u2026}, 2 voll., London, John Nicholson), oppure la sua riproposizione del 1727 (&lt;em&gt;The History of Many Memorable Things in Use among the Ancients&lt;\/em&gt; {\u2026}, 2 voll., London, A. Ward; and C. Davis, 1727): il passo cui egli rimanda, \u00e8 collocato, in entrambi i casi (l\u2019edizione del 1727, infatti, \u00e8 una semplice ristampa \u2013 con la medesima paginazione, anche se con un titolo parzialmente diverso \u2013 dell\u2019edizione del 1715), nel vol. I, alle pp. 391-392. N.d.T.]'><sup>3<\/sup><\/a><\/span>. In mezzo a quelle feste e a quei giochi, per\u00f2, chi appartiene alle classi popolari non presagisce i mali che lo attendono: rinuncia a se stesso in cambio dei piaceri, e la sua gioia \u00e8 sconfinata. Eppure, mentre la moltitudine sconsiderata si abbandona alla gioia, l\u2019uomo saggio intravede le calamit\u00e0 che minacciano da lontano il loro comune Paese e per mezzo delle quali quest\u2019ultimo finir\u00e0 un giorno con l\u2019essere annientato; egli riconosce le catene celate sotto i fiori, pronte per essere poste sulle braccia dei compatrioti.<br><br>\n<b>CAPITOLO III<\/b><br><br>\n<b>Sulle iniziative pubbliche<\/b><br>\nAl potere del tempo e all\u2019influsso dei divertimenti si unisce l\u2019attenzione per gli affari nazionali. Vengono intraprese guerre<span id='easy-footnote-4-2047' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2047#easy-footnote-bottom-4-2047' title='Carlo Magno teneva continuamente occupati i suoi nobili in diverse spedizioni; obbligandoli in questo modo ad avere un ruolo nei suoi disegni, egli non lasciava mai loro il tempo di esaminare la sua condotta. [Questo passo richiama alla mente l\u2019incipit del capitolo 18 (&lt;em&gt;Charlemagne&lt;\/em&gt;) del libro XXXI (&lt;em&gt;Th\u00e9orie des lois f\u00e9odales chez les Francs, dans le rapport qu\u2019elles ont avec les r\u00e9volutions de leur monarchie&lt;\/em&gt;) di &lt;em&gt;De l\u2019Esprit des lois&lt;\/em&gt;: \u00abCharlemagne songea \u00e0 tenir le pouvoir de la noblesse dans ses limites, et \u00e0 emp\u00eacher l\u2019oppression du clerg\u00e9 et des hommes libres. Il mit un tel temp\u00e9rament dans les ordres de l\u2019\u00c9tat, qu\u2019ils furent contrebalanc\u00e9s, et qu\u2019il resta le ma\u00eetre. Tout fut uni par la force de son g\u00e9nie. Il mena continuellement la noblesse d\u2019exp\u00e9dition en exp\u00e9dition; il ne lui laissa pas le temps de former des desseins, et l\u2019occupa tout enti\u00e8re \u00e0 suivre les siens\u00bb (Montesquieu, &lt;em&gt;De l\u2019Esprit des lois&lt;\/em&gt;, cit., t. II, pp. 382-383). N.d.T.] Ferdinando d\u2019Aragona fece uso di tale espediente per quasi tutta la durata del suo regno: all\u2019inizio, attacc\u00f2 Granata; poi, espulse i Mori dai suoi domin\u00ee; infine, port\u00f2 la guerra in Africa, in Italia e in Francia. Con queste sue continue imprese, Ferdinando tenne affatto occupata la mente inquieta dei suoi sudditi.\n&lt;br&gt;\n\u00abNoi comandiamo \u2013 disse Carlo V a Francesco I \u2013 a popoli dotati di inclinazioni talmente feroci e frenetiche che, se non fossero impegnati in guerre frequenti allo scopo di distrarli, i sudditi non potrebbero tollerarci\u00bb (Matthieu, &lt;em&gt;Hist. de la Paix&lt;\/em&gt;, lib. I, narrat. XI). [Il riferimento \u00e8 all\u2019Histoire de France et des choses m\u00e9morables {&amp;#8230;}], opera in sette libri pubblicata nel 1605 dall\u2019allora celebre letterato francese Pierre Matthieu (1563-1621), e pi\u00f9 volte riedita negli anni seguenti. N.d.T.]'><sup>4<\/sup><\/a><\/span>, costruiti edific\u00ee pubblici, aperte strade ecc. La moltitudine, limitandosi a giudicare sulla base delle apparenze, crede che il Principe sia interessato solo al bene dello Stato, laddove questi \u00e8 interamente preso dai propr\u00ee progetti; essa diviene sempre pi\u00f9 noncurante e, alla fine, smette di tenere lo sguardo fisso sul suo nemico.\n<br>\nMentre le menti di chi appartiene alle classi popolari cessano di rimanere all\u2019erta, i difetti della costituzione iniziano a rivelarsi. Il Principe, sempre intento ad occuparsi dei propr\u00ee interessi, cerca il modo di estendere il proprio potere e ha ora cura che non vi sia nulla che possa turbare questa sua condizione di profonda sicurezza.<br><br>\n<b>CAPITOLO IV<\/b><br><br>\n<b>Sul guadagnare l\u2019affetto e la fiducia dei sudditi<\/b><br>\nProcurare divertimento al popolo non basta. Il principe si sforza di avere il popolo ben disposto nei propr\u00ee confronti. E quello che alcuni principi fanno per sviare l\u2019attenzione dei loro sudditi, altri principi lo fanno per guadagnare il loro affetto.\n<br>\nIl popolo romano, padrone assoluto della Terra, era oltremodo appassionato di spettacoli pubblici; e la magnificenza dei divertimenti era un mezzo utile a tirarlo a s\u00e9 e attraverso il quale privarlo del suo potere e della sua libert\u00e0.\n<br>\nQuando Carlo II ascese al trono di Spagna, il primo compito del ministro fu quello di restituire prosperit\u00e0 al regno e di appagare il popolo con spettacoli; mai in quel Paese si erano visti cos\u00ec tante corride, cos\u00ec tanti giochi e cos\u00ec tanti divertimenti che incontrassero il gradimento della nazione<span id='easy-footnote-5-2047' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2047#easy-footnote-bottom-5-2047' title='Desormeaux, &lt;em&gt;Abreg. Chronol. de l\u2019Hist. d\u2019Espag.&lt;\/em&gt; [Joseph-Louis Ripault D\u00e9sormeaux, &lt;em&gt;Abr\u00e9g\u00e9 chronologique de l\u2019histoire d\u2019Espagne, depuis sa fondation jusqu\u2019au pr\u00e9sent r\u00e8gne&lt;\/em&gt;, 5 tt., Paris, N.-B. Duchesne, 1758; \u00e8 nel t. V dell\u2019opera citata che si parla lungamente del regno di Carlo II. J.-L. Ripault D\u00e9sormeaux, nato ad Orl\u00e9ans nel 1724 e morto a Parigi nel 1793, fu bibliotecario di casa Cond\u00e9 e uno dei principali storici francesi operanti al tempo di Marat. N.d.T.]'><sup>5<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nPer accattivarsi l\u2019affetto del popolo, i principi hanno pi\u00f9 volte fatto ricorso a favori ecc.<span id='easy-footnote-6-2047' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2047#easy-footnote-bottom-6-2047' title='Bisogna confessare che quest\u2019astuto stratagemma funziona sin troppo bene con la moltitudine, un animale stupido che tributa un affetto di cui non si \u00e8 mai sicuri. Quando, da un balcone del Palazzo pubblico della citt\u00e0 di Parigi, Mazzarino, appena tornato nella Capitale, gett\u00f2 monete al popolino, non vedeva l\u2019ora di sentire le persone passare dalle pi\u00f9 grandi maledizioni alle pi\u00f9 grandi lodi. &lt;em&gt;Hist. du Card. de Mazarine&lt;\/em&gt;, Vol. IV. [Si allude qui ad un passo del libro VI (cap. 1) di &lt;em&gt;L\u2019histoire du cardinal Mazarin&lt;\/em&gt;, opera che Antoine Aub\u00e9ry (1616-1695) \u2013 avvocato e scrittore parigino, nonch\u00e9 uno degli storiografi di Corte \u2013 manda alle stampe nel 1688 (2 tt., Paris, D. Thierry; l\u2019aneddoto in questione \u00e8 collocato nel t. II, alla p. 354), e che esce almeno altre quattro volte fra il 1695 (ancora 2 tt., Paris, D. Thierry) e il 1751 (Amsterdam, M.-C. Le Cone: questa \u00e8 quasi certamente l\u2019edizione che Marat ha presente qui, essendo l\u2019unica \u2013 a nostra conoscenza \u2013 pubblicata in quattro tomi). N.d.T.]'><sup>6<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nCesare era uso a fare elargizioni al popolo; e la moltitudine credulona, non accorgendosi della trappola, esaur\u00ec la sua rozza immaginazione lodando il despota.\n<br>\nLuigi XIV si applicava a conquistare i cuori dei sudditi attraverso i suoi modi affascinanti, la sua prodigalit\u00e0 e la sua magnificenza. Aveva cura che nessuno si allontanasse scontento da lui, legava a s\u00e9 tramite cariche lucrose coloro che gli erano sospetti e, attraverso benefic\u00ee, rendeva fedele l\u2019insaziabile folla dei cortigiani. A corte, egli procurava divertimento alle persone con feste, fuochi d\u2019artificio, danze, balli in maschera, tornei e spettacoli di tutti i tipi. Durante le sue campagne militari, non faceva mancare le feste; visitava, con la sua consueta pompa, le citt\u00e0 conquistate; invitava alla sua tavola donne di qualit\u00e0; conferiva riconoscimenti ai militari; gettava oro al popolino, e ne era osannato. Ma non \u00e8 solo grazie ai favori<span id='easy-footnote-7-2047' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2047#easy-footnote-bottom-7-2047' title='Ogni favore accordato dal Principe al popolo dovrebbe risultare sospetto, a meno che non venga concesso in occasione di una qualche calamit\u00e0 improvvisa. Per prestare soccorso al popolo, l\u2019unico mezzo di cui pu\u00f2 far uso un Principe che non ha progetti concernenti la libert\u00e0, \u00e8 quello di diminuire le tasse che gravano sui propri sudditi.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span> che i Principi cercano di guadagnarsi l\u2019affetto dei propr\u00ee sudditi.\n<br>\nLuigi I di Spagna mise in evidenza gli inizi del suo regno offrendo dimostrazione della propria benevolenza a tutti coloro che gli si accostavano.\n<br>\nSalendo sul trono, Ferdinando VI si sforz\u00f2 di guadagnare popolarit\u00e0 con atti di apparente bont\u00e0: fece spalancare le porte delle prigioni per tutti coloro che erano detenuti per reati non capitali, concesse un\u2019amnistia generale per i disertori e i contrabbandieri, stabil\u00ec che due giorni la settimana avrebbe ascoltato suppliche e rimostranze<span id='easy-footnote-8-2047' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2047#easy-footnote-bottom-8-2047' title='Desormeaux, &lt;em&gt;Abreg. Chronol. de l\u2019Hist. d\u2019Espag.&lt;\/em&gt; [J.-L. Ripault D\u00e9sormeaux, &lt;em&gt;Abr\u00e9g\u00e9 chronologique de l\u2019histoire d\u2019Espagne&lt;\/em&gt;, cit., t. V, p. 507; i provvedimenti qui ricordati da Marat risalgono all\u2019anno 1746. N.d.T.]'><sup>8<\/sup><\/a><\/span> ecc.\n<br>\nSpesse volte \u00e8 con una condiscendenza affettata che i principi conquistano i cuori dei sudditi.\n<br>\nIl popolo di Venezia ammira la bont\u00e0 dei suoi capi: quando vede il Doge, alla testa del Senato, fare la processione annuale a Santa Maria Formosa per adempiere a una promessa di uno dei suoi predecessori, e non disdegnare di accettare il cappello di paglia e le due bottiglie di vino che gli artigiani della parrocchia gli offrono per il disturbo che si \u00e8 preso; quando, il 1\u00b0 agosto, vede il Doge accettare i meloni offertigli da alcuni orticoltori, e permettere loro di baciarlo; quando, Marted\u00ec Grasso, vede i Senatori assistere, insieme col Doge, all\u2019abbattimento di un toro o a qualche altro divertimento popolare; quando, il giorno di Corpusdomini, vede il Consiglio Maggiore passare in processione in piazza San Marco e ogni suo membro sfilare avendo alla propria destra un mendicante.\n<br>\nPer quanto strana la cosa possa sembrare, i Principi talvolta pervengono al dispotismo tramite mezzi che in apparenza tendono a produrre l\u2019effetto contrario. Allo scopo di accrescere la propria autorit\u00e0, alcuni monarchi, attraverso un raffinamento della politica, danno l\u2019idea di essere giusti, buoni e misericordiosi; per ingannare i loro sudditi, indossano il mantello della buona fede. Ximenes divent\u00f2 l\u2019idolo dei Castigliani a motivo di un\u2019apparente purezza di costumi, e grazie alla sua piet\u00e0 e alla sua munificenza; il popolo non aveva sospetti su di lui, lo lasciava a proprio agio attentare alla libert\u00e0 dei sudditi, pagare coi propr\u00ee risparmi le truppe mercenarie e accrescere l\u2019autorit\u00e0 regia<span id='easy-footnote-9-2047' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2047#easy-footnote-bottom-9-2047' title='Bandier, &lt;em&gt;Hist. de Ximenes&lt;\/em&gt;. [Refuso: non \u00abBandier\u00bb, bens\u00ec \u00abBaudier\u00bb. Il riferimento \u00e8 infatti all\u2019&lt;em&gt;Histoire de l\u2019administration du cardinal Xim\u00e9n\u00e8s&lt;\/em&gt;, opera pubblicata nel 1635 da Michel Baudier (1589?-1645). Quest\u2019ultimo, originario della Linguadoca, fu a lungo lo storiografo di Corte del re di Francia Luigi XIII. N.d.T.]'><sup>9<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nIl popolo di Terraferma decanta la clemenza del governo della Signoria<span id='easy-footnote-10-2047' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2047#easy-footnote-bottom-10-2047' title='[Si sta parlando della Repubblica di Venezia. N.d.T.]'><sup>10<\/sup><\/a><\/span>, quando vede la popolarit\u00e0 dei podest\u00e0 e l\u2019attenzione riservata dagli inquisitori di Stato alle proprie rimostranze contro gli odiati nobili; e la convinzione secondo cui tutto \u00e8 fatto a suo esclusivo vantaggio, lo porta a benedire l\u2019equit\u00e0 dei suoi capi.\n<br>\nIn altre occasioni, coloro che governano potrebbero tener celata ai sudditi la propria corruzione, nel tentativo di corromperne l\u2019animo; potrebbero tener celata ai sudditi la propria ambizione, lusingare quella del popolo, parlargli incessantemente dei suoi diritti, simulare un estremo zelo per i suoi interessi e innalzare se stessi alla tirannia facendo finta di proteggerlo.\n<br>\nSennonch\u00e9, allo scopo di ridurre in schiavit\u00f9 gli uomini, i Principi hanno persino affettato avversione nei confronti dell\u2019Impero. Alcuni di essi si sono dati da fare per promuovere la pubblica felicit\u00e0, e hanno approfittato del momento in cui i sudditi gioivano del proprio benessere; certi monarchi fingevano di essere stanchi dello scettro e decisi ad abdicare, e aspettavano che li si pregasse con insistenza di continuare a tenere le redini dell\u2019Impero. Questa situazione \u00e8 la peggiore possibile, in quanto il Principe gode della cieca fiducia del suo popolo e possiede i mezzi per abusarne.<br><br>\n<b>CAPITOLO V<\/b><br><br>\n<b>Sulla pompa del potere<\/b><br>\nLa maest\u00e0 dei Principi costituisce una porzione del loro potere<span id='easy-footnote-11-2047' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2047#easy-footnote-bottom-11-2047' title='Richelieu doveva essere fermamente convinto di questa verit\u00e0, se biasim\u00f2 con veemenza il comportamento del debole principe Luigi XIII, che aveva trascurato quest\u2019aspetto fondamentale. Si veda il &lt;em&gt;Testamento politico&lt;\/em&gt; lasciato da Richelieu. [Questo scritto \u00e8 dato alle stampe per la prima volta quasi mezzo secolo dopo la morte del suo autore (1585-1642): &lt;em&gt;Testament politique d\u2019Armand du Plessis, cardinal duc de Richelieu&lt;\/em&gt; {\u2026}, 2 tt. in 1 vol., Amsterdam, H. Desbordes, 1688. Quando il Nostro compone &lt;em&gt;The Chains of Slavery&lt;\/em&gt;, \u00e8 uscita dai torch\u00ee ormai una decina di edizioni di questo &lt;em&gt;Testament politique&lt;\/em&gt;. Per quanto concerne l\u2019indispensabile salvaguardia della dignit\u00e9 di re \u2013 e dell\u2019apparenza di tale dignit\u00e9 \u2013 da parte del monarca stesso (cio\u00e8, della conservazione della sua grandeur, della sua force, del suo valeur, della sua gloire e \u2013 insieme \u2013 della sua r\u00e9putation, della sua majest\u00e9 e della sua pompe), Marat ha senza dubbio in mente soprattutto i capp. VI (&lt;em&gt;Qui repr\u00e9sent au Roy, ce qu\u2019on estime qu\u2019il doit consid\u00e9rer \u00e0 l\u2019\u00e9gard de sa Personne&lt;\/em&gt;) e VII (&lt;em&gt;Qui fait voir l\u2019Etat pr\u00e9sent de la Maison du Roy, &amp;#038; met en avant ce qui semble n\u00e9ce\u00dfaire, pour la mettre en celui auquel elle doit \u00eatre&lt;\/em&gt;) della Prima parte dell\u2019opera di Richelieu; sembra invece essere di scarsa utilit\u00e0 ai suoi fini, in questo luogo di &lt;em&gt;The Chains of Slavery&lt;\/em&gt;, il lunghissimo cap. IX (&lt;em&gt;De la Puissance de Prince&lt;\/em&gt;) della Seconda parte del &lt;em&gt;Testament politique&lt;\/em&gt;: tali capitoli sono collocati \u2013 rispettivamente \u2013 nel t. I, alle pp. 211-227 e alle pp. 228-239, e nel t. II, alle pp. 64-188, dell\u2019edizione del 1688. N.d.T.]'><sup>11<\/sup><\/a><\/span>. Per questo, la maggior parte di essi assume una maestosa gravit\u00e0, un\u2019aria imperiosa e un aspetto pomposo<span id='easy-footnote-12-2047' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2047#easy-footnote-bottom-12-2047' title='Era la magnificenza del primo Cosimo de\u2019 Medici a dargli cos\u00ec grande ascendente sulle menti dei suoi concittadini: fu questo che, nonostante la forma democratica del governo di Firenze, nonostante l\u2019attaccamento del popolo ai propri privileg\u00ee e nonostante la popolarit\u00e0 di coloro che erano in posizione di comando, lo rese il capo della Repubblica e accec\u00f2 talmente i cittadini da permettergli di usurpare l\u2019autorit\u00e0 suprema.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nTutte le volte che si mostrano in pubblico, i monarchi sono provvisti degli attributi del potere sovrano. In qualche caso hanno la fascia<span id='easy-footnote-13-2047' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2047#easy-footnote-bottom-13-2047' title='[Qui Marat scrive: \u00abSometimes they {i Principi} have the fascia, the sceptre, the sword of justice carried before them\u00bb (pp. 12-13). Come si vede, egli usa il termine inglese fascia, che sta per l\u2019italiano \u201cfascia\u201d o \u201cbenda\u201d, uno dei possibili attributi tradizionali della regalit\u00e0; tuttavia, non \u00e8 escluso che si tratti di un lapsus calami: l\u2019Autore potrebbe infatti avere avuto in mente i \u201cfasc\u00ee\u201d, in inglese fasces. Nella versione francese, del resto, si pu\u00f2 leggere in questo luogo il vocabolo faisceaux, appunto \u201cfasc\u00ee {littor\u00ee}\u201d: \u00abQuelquefois ils {i Principi} font porter devant eux le glaive de justice, le sceptre et les faisceaux\u00bb (&lt;em&gt;Les cha\u00eenes de l\u2019esclavage. Ouvrage destin\u00e9 \u00e0 d\u00e9velopper les noirs attentats des princes contre les peuples; les reffords secrets, les ruses, les men\u00e9es, les artifices, les coups d\u2019\u00e9tat qu\u2019ils employent pour d\u00e9truire la libert\u00e9, et les sc\u00e8nes sanglantes qui accompagnent le dispotisme. Par J.P. Marat, l\u2019Ami du Peuple&lt;\/em&gt;, Paris, De l\u2019Imprimerie de Marat, rue de Cordeliers, vis-\u00e0-vis celle Haute-Feuille, L\u2019an premier de la R\u00e9publique {1792}, p. 57). N.d.T.]'><sup>13<\/sup><\/a><\/span>, lo scettro e la spada di giustizia davanti a loro. Spesso si fanno accompagnare in pompa da tutti i grandi ufficiali della corona o da una moltitudine di cortigiani, e sempre da una banda spaventevole di satelliti<span id='easy-footnote-14-2047' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2047#easy-footnote-bottom-14-2047' title='Tempo addietro, i re erano soliti camminare tra i loro sudditi senza farsi accompagnare da guardie del corpo, come padri di famiglia tra i propri figl\u00ee; non appena furono in grado di farlo, per\u00f2, i re diedero a se stessi un seguito spaventevole di guardie, e attualmente ci sono pochi monarchi privi di diversi stuoli di satelliti.'><sup>14<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nInoltre, si premurano di assicurare lo sfarzo della propria famiglia e dei propr\u00ee domestici. E, temendo che se cessassero di fare i padroni il grande ammesso alla loro presenza cesserebbe di fare il suddito, affettano sempre un tono imperioso. Per insegnare al popolo ad accostarsi loro con solennit\u00e0 e far s\u00ec che essi siano ai suoi occh\u00ee ognora pi\u00f9 meritevoli di rispetto, tutti i Principi hanno introdotto un grado di dignit\u00e0 dello Stato nella propria corte. Qualche monarca ha addirittura vietato a tutti i sudditi di servirlo o parlargli, a meno che ci\u00f2 non venisse fatto in ginocchio<span id='easy-footnote-15-2047' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2047#easy-footnote-bottom-15-2047' title='Filippo II di Spagna lo ordinava espressamente. Desormeaux, &lt;em&gt;Abreg. Chronol. de l\u2019Hist. d\u2019Espag.&lt;\/em&gt; [J.-L. Ripault D\u00e9sormeaux, &lt;em&gt;Abr\u00e9g\u00e9 chronologique de l\u2019histoire d\u2019Espagne&lt;\/em&gt;, cit., t. IV, p. 193. N.d.T.]'><sup>15<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nI Principi estendono la propria ansia di essere rispettati ai loro ufficiali civili. Appaiono meno attenti a mostrare nelle persone dei magistrati ministri della legge che uomini costituiti in dignit\u00e0.\n<br>\nFra gli editti che Giacomo I eman\u00f2 nell\u2019anno 1613, uno ordinava ai membri del Consiglio di Scozia di circolare lungo le strade su un cavallo con gualdrappa o in carrozza, evitando di procedere a piedi<span id='easy-footnote-16-2047' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2047#easy-footnote-bottom-16-2047' title='\tSpotswood. [Si tratta dell\u2019ecclesiastico anglicano John Spotswood (oppure, Spottiswoode o Spottiswood), nato poco lontano da Edimburgo nel 1565 e morto a Londra nel 1639, autore di una &lt;em&gt;History of the Church of Scotland&lt;\/em&gt;, opera che viene pubblicata postuma nel 1655 e alla quale qui si allude (Marat ha presente, per la precisione, un passo del libro VII ove vengono raccontati fatti e cose risalenti al 1611 {e non al 1613, come indicato a testo}; nella terza edizione della &lt;em&gt;History of the Church of Scotland&lt;\/em&gt; {London, R. Norton, 1668}, il luogo in questione \u00e8 collocato alla p. 516). N.d.T.]'><sup>16<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nFilippo II di Spagna ordin\u00f2, con un decreto apposito, che tutti i membri del suo Consiglio e i cancellieri del suo regno non apparissero mai in pubblico se non con una lunga veste e la barba<span id='easy-footnote-17-2047' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2047#easy-footnote-bottom-17-2047' title='Desormeaux, &lt;em&gt;Abreg. Chronol. de l\u2019Hist. d\u2019Espag.&lt;\/em&gt; [J.-L. Ripault D\u00e9sormeaux, &lt;em&gt;Abr\u00e9g\u00e9 chronologique de l\u2019histoire d\u2019Espagne&lt;\/em&gt;, cit., t. IV, pp. 184-185. N.d.T.]'><sup>17<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nI Principi non sono meno attenti a sostenere reciprocamente la propria dignit\u00e0 al di fuori dei rispettivi domin\u00ee.\n<br>\nTutte le volte che l\u2019un l\u2019altro si rendono visita, i monarchi vengono ricevuti con pompa e trattati con magnificenza, e si prodiga loro ogni onore. Inoltre, affinch\u00e9 il popolo possa essere maggiormente colpito dall\u2019importanza di un Principe, grandi segni di distinzione sono sempre accordati a ciascuno dei membri della famiglia reale.<br>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Sono passati esattamente duecentoquarant\u2019anni dalla pubblicazione di quello che \u00e8 senza dubbio uno dei libri pi\u00f9 importanti di Jean-Paul Marat (1743-1793), The Chains of Slavery, uscito a Londra \u2013 anonimo e a spese dell\u2019Autore \u2013 nel maggio del 1774, durante la campagna elettorale per la Camera dei Comuni. 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