{"id":2025,"date":"2020-03-31T10:54:53","date_gmt":"2020-03-31T08:54:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2025"},"modified":"2020-03-31T10:54:57","modified_gmt":"2020-03-31T08:54:57","slug":"questioni-di-confine-intellettuali-trentini-e-la-grande-guerra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=2025","title":{"rendered":"Questioni di confine. Intellettuali trentini e la grande guerra"},"content":{"rendered":"\nLa neo-parlamentare europea Barbara Spinelli su La Repubblica metteva cos\u00ec in guardia, mesi fa, sulla propensione a un \u201critorno al 1914\u201d:  &#8221; Gli anni versari sono un omaggio che si rende al passato per accantonarlo. Meglio sarebbe celebrarli con parsimonia. Ma sul significato di questa ricorrenza vale la pena di soffermarsi, e chiedersi come mai Berlino evochi il 1914 per di re che l&#8217;euro pu\u00f2 sfracellarsi, che se non faremo qualcosa saremo di nuovo sorpresi dal colpo di fucile che distrusse il continente, come mai troni questo nome &#8211; i Sonnambuli &#8211; che Hermann Broch scelse come titolo per una trilogia che narra la pigrizia dei sentimenti, l&#8217;indolenza vegetativa, che pervasero il primo anteguerra&#8221;.<br>\n Utile ritornare quindi a quel lontano 1914 e a come lo vissero gli intellettuali di confine, figure centrali del nostro &#8220;secolo breve&#8221;. Klaus Amann, in un saggio dal significativo titolo Il tradimento degli intellettuali: il caso austriaco, ha messo in luce come, fatta eccezione per A. Schnitzler e K. Kraus, \u201cin Austria tutti letteralmente soggiacquero all\u2019isteria dominante\u201d, compreso Robert Musil, il cui ripensamento giunse tardivo, dopo l\u2019esperienza di guerra sul fronte meridionale. Di fatto, l\u2019intero mondo intellettuale austriaco cadde vittima delle sirene belliciste. In particolare, Amann si sofferma sul tradimento degli ideali antimilitaristi da parte della dirigenza della socialdemocrazia austriaca \u2013 Victor Adler in testa \u2013 mettendo bene in evidenza che l\u2019atto finale della \u201cresa politica\u201d rispetto ai valori dell\u2019Internazionale socialista avvenne il 28 luglio 1914, con il deliberato di sostanziale accettazione della guerra della direzione socialdemocratica, di cui si fece portavoce Otto Bauer sull\u2019organo del partito Arbeiter-Zeitung.<br>\nIl commento di Cesare Battisti sul suo giornale Il Popolo, come giustamente sottolineato da Alessandro Galante Garrone, fu lapidario e senza appello: \u201cL\u2019ultimatum dell\u2019Austria alla Serbia \u00e8 di una gravit\u00e0 impressionante\u2026 Ceder\u00e0 la Serbia? Se non lo far\u00e0, non sar\u00e0 solo perch\u00e9 in cuor suo creda di aver torto, ma per le ragioni che consigliano la prudenza al pi\u00f9 debole. Che se la Serbia non cedesse, la mossa dell\u2019Austria varrebbe a far scoppiare la guerra in tutta Europa! Si scherza con la polvere, e per uscir di metafora, si scherza con la vita di milioni di uomini!\u201d<br>\nIl turbamento fu profondo in chi aveva creduto che un\u2019Austria federalista potesse assurgere a luogo di elezione dell\u2019internazionalismo proletario. Fu ancora Galante Garrone, nel cinquantenario della morte di Cesare Battisti, a riportare sulla Stampa di Torino la seguente testimonianza di quel turbamento: \u201cL\u2019attentato di Serajevo e, quasi un mese dopo, l\u2019ultimatum dell\u2019Austria alla Serbia, non lasciarono in Battisti alcun dubbio sulla gravit\u00e0 della tragedia che stava per abbattersi sul mondo. In quel supremo frangente, egli attese alla prova i socialisti austriaci, nella pur debolissima speranza che tentassero di opporsi all\u2019irreparabile, o almeno levassero una coraggiosa protesta. Fu un attesa vana. Ugo Guido Mondolfo ci ha recato la testimonianza del dolore e dello sdegno di Battisti per questo contegno passivo dei suoi antichi compagni\u201d. Battisti, che come sottoline\u00f2 Claus Gatterer, visse da suddito austriaco la sua breve ma intensa vita, fin\u00ec anch\u2019egli vittima del cedimento dell\u2019Internazionale socialista e ne sono testimonianza gli scritti, da lui stesso raccolti, a futura memoria, nell\u2019opera significativamente intitolata Al Parlamento austriaco e al popolo italiano.<br>\nConsapevolezza antica, quella del deputato di Trento riguardo al possibile precipitare degli eventi: \u201cL\u2019anno che muore \u00e8 stato un anno d\u2019orgia del militarismo\u201d, scriveva sul quotidiano Il Popolo i1 31 dicembre 1913. E alla luce dei duri scioperi scoppiati in Austria in quei mesi il commento del socialista trentino, conscio della crisi irreversibile in atto, era il seguente: \u201cTutto questo avviene mentre si proclama la d\u00e9b\u00e2cle del proletariato e il relegamento di Carlo Marx in soffitta e mentre l\u2019assolutismo si illude di essere restaurato e glorificato!\u201d. <br>\nDa un bilancio critico del percorso umano e politico di Cesare Battisti che tenga conto di quanto \u00e8 andato sedimentandosi sia nell\u2019immaginario austriaco-tirolese che \u201cnel pensiero degli italiani\u201d, per usare una felice espressione di Ernesta Bittanti, esce confermato quanto la figlia Livia aveva a suo tempo evidenziato: che la vita e la morte del socialista Battisti non \u00e8 stata ancora percepita nel suo significato profondo, per quello che drammaticamente \u00e8 stata: un percorso tragico e doloroso, radicalmente diverso da quello auspicato fino all\u2019ultimo dal deputato di Trento, che avrebbe dovuto portare alla nascita di una comune patria europea: \u201cCircola, o fiamma del sacrificio, per terra e per mare, e lega con un sol nodo d\u2019amore tutte le nazioni\u201d, erano i versi del poeta tedesco Georg Herweg ripresi pi\u00f9 volte da Battisti, nel suo saggio giovanile su Antonio Gazzoletti e sul Popolo del 15 luglio 1914 .<br>\nDato per scontato che per gran parte degli intellettuali italiani, futuristi in testa (\u201crumori al Brennero\u201d fu il titolo dato dal futurista Fortunato De Pero ad uno schizzo datato 1914), vale come per gli austriaci l\u2019attesa della guerra come \u201csola igiene del mondo\u201d, se l\u2019occhio si sposta dalla socialdemocrazia austro-tedesca al socialismo italiano, entrambe forze politiche appartenenti alla stessa famiglia europea, balza agli occhi la profonda frattura interna al movimento socialista stesso, ben rappresentata dalle opposte posizioni di Giacomo Matteotti e Cesare Battisti. <br>\nFu Piero Calamandrei, che, dettando l\u2019epigrafe in ricordo di Cesare Battisti al tempo dell\u2019assassinio del deputato polesano, pose fine alla lunga stagione della contrapposizione fra neutralisti e interventisti, che aveva aperto il varco al fascismo, nobilitando il concetto di patria: \u201cPer la libert\u00e0 contro tutte le tirannie\/per la difesa della nostra patria\/ e di tutte le patrie&#8230; tu salisti il patibolo come un trionfatore\u201d; e non ci pu\u00f2 sfuggire l\u2019attualit\u00e0 delle parole di Calamandrei, nel momento in cui lo stato di salute della democrazia nel nostro Continente non \u00e8 dei migliori, con il dilagare di una corruzione che alimenta le pressanti spinte in atto a ricorrere a scorciatoie illiberali, nella convinzione che cos\u00ec si possano pi\u00f9 agevolmente risolvere i gravi problemi del presente. <br>\nFu la vedova di Battisti che a sua volta suggell\u00f2 la ritrovata unit\u00e0 democratica nell\u2019antifascismo \u2013 dopo le lacerazioni in campo socialista prodotte dalla guerra \u2013, ricoprendo con un drappo nero, dopo il delitto Matteotti, il cippo eretto sul luogo dell\u2019impiccagione di Battisti e inviando al Nuovo Trentino di Alcide De Gasperi, che aveva rilevato il suo gesto, queste poche ma significative righe: \u201cPreg.mo Signor Direttore, il mio fu un gesto espiatorio, l\u2019espressione della mia fiera angoscia di italiana. Il programma del corteo fascista non portava una sosta al Castello. Ma dove egli sub\u00ec il martirio per l\u2019Italia, ci doveva essere chi piangeva, mentre altri chiamava osannando il suo nome, a sostegno di una fazione da cui uscirono gli assassini della Patria. Non ho pensato a pose eroiche. Ho voluto che il mio pianto coprisse gli evviva del tradimento\u201d. <br>\nA problemi complessi, soluzioni complesse, fu in tutta la sua attivit\u00e0 amministrativa la parola d\u2019ordine del riformista Giacomo Matteotti, allergico ad ogni disinvolta scorciatoia. Allo scoppio della Grande Guerra, lui riformista, nelle lettere alla fidanzata Velia confessava di essere \u201cpreoccupato assai in questi giorni della possibilit\u00e0 che anche l\u2019Italia entri in guerra, e sto esaminando e discutendo se piuttosto non ci convenga allora provocare un\u2019insurrezione&#8230;\u201d; e ancora, il 3 settembre 1914, di fronte ai primi effetti devastanti della guerra: \u201cIl pensiero di coloro che stanno uccidendosi \u00e8 terribile; e mi par giusta l\u2019insurrezione se si volesse domani con assai poca lealt\u00e0 lanciarci in una guerra contro l\u2019Austria. Ma tira vento di piccole vilt\u00e0; anche nel mio partito\u201d. Il 5 giugno 1916 Matteotti pronunci\u00f2, traendo spunto da una delibera in favore dell\u2019assistenza ai profughi vicentini dopo la Strafexpedition austriaca, un duro discorso contro la guerra, da cui la decisone dell\u2019autorit\u00e0 militare di trasferire il consigliere provinciale Matteotti in zone lontane da quelle di guerra per la sua figura di \u201cpervicace violento agitatore, capace di nuocere in ogni occasione agli interessi nazionali e assolutamente pericoloso\u201d.<br>\nL\u2019estate del 1914 segn\u00f2 anche per il Trentino la fine di un lungo periodo di relativa tranquillit\u00e0; per trovare momenti di vera turbolenza nella vita regionale bisognava infatti risalire al 1866, al tempo della calata delle camicie rosse garibaldine su Bezzecca e del generale Medici in Valsugana. L\u2019irredentismo e il pangermanesimo, fenomeni che avevano segnato gli anni a cavallo dei due secoli, erano stati fenomeni classificabili come febbri in grado di debilitare ma non di distruggere l\u2019organismo trentino\/tirolese, che al riparo della Triplice Alleanza aveva continuato la propria navigazione istituzionale, nel solco di una millenaria vicenda che aveva visto le valli dell\u2019Adige e dell\u2019Isarco uscire sostanzialmente indenni dalle contese fra mondo latino e mondo germanico, e mantenere una qualche forma di unit\u00e0 territoriale. Il significato di rottura di quel tradizionale assetto geopolitico che gli eventi dell\u2019estate 1914 avrebbero finito per rappresentare non sfugg\u00ec ai pi\u00f9 attenti operatori politici del Trentino: allorch\u00e9 il 23 luglio 1914 l\u2019Austria intim\u00f2 alla Serbia l\u2019ultimatum di 48 ore che port\u00f2 al primo conflitto mondiale. <br>\nBattisti, convinto assertore dell\u2019ideale mazziniano dell\u2019Europa dei popoli, instancabile diffusore delle idee di internazionalismo e di libert\u00e0, non poteva, come si \u00e8 detto, non cogliere quell\u2019evento in tutta la sua gravit\u00e0. Per quattordici anni sul giornale socialista di Trento aveva dato ampio spazio ai temi di politica internazionale, dal manifesto dei socialisti trentini per i moti di Russia del 1905 ai numerosi articoli ripresi dall\u2019Arbeiter Zeitung, dal tedesco Vorwarts, o dall\u2019Humanit\u00e9 di Jaur\u00e8s. Proprio l\u2019uccisione di Jaur\u00e8s fu un colpo durissimo per Battisti, come per tutti i socialisti europei: \u201cForse, Egli avrebbe potuto \u2212 giovandosi del suo enorme prestigio \u2212 influire sul corso degli avvenimenti e deprecare o allontanare l\u2019inevitabile\u201d.<br>\nPer il geografo di Trento il precipitare degli eventi non pu\u00f2 che portare al distacco del Trentino dal nesso austriaco e alla sua unione all\u2019Italia; da qui la sua scelta di far cessare la pubblicazione del giornale Il Popolo e di passare immediatamente, lui deputato a Vienna della citt\u00e0 di Trento, la frontiera. Per richiamare il clima di allora, una pagina-testimonianza della sua compagna Ernesta Battisti, tratta dal suo lavoro Con Cesare Battisti attraverso l\u2019Italia, pubblicato a pi\u00f9 di vent\u2019anni dallo scoppio della guerra: \u201cNell\u2019incalzare degli avvenimenti, che rivelano l\u2019Europa gi\u00e0 in fiamme (del 3 e del 4 sono l\u2019invasione del Belgio, le dichiarazioni di guerra alla Francia, alla Russia), Battisti rapidamente decide. Il giorno 8 agosto, a Vigolo Vattaro presso Trento, dove per brevi ore \u00e8 salito a salutare i suoi bambini, egli mi legge l\u2019indirizzo, da lui compilato ed ideato, al Re d\u2019Italia, per l\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia contro l\u2019Austria. Lo firmeranno, con Battisti, Guido Larcher, per la \u201cLega Nazionale\u201d, e Giovanni Pedrotti per la \u201cSociet\u00e0 Alpinisti Trentini\u201d. I rappresentanti delle tradizioni pi\u00f9 antiche e della lotta recente; testimoni del durare di quell\u2019imponente compattezza di popolo che aveva dato cos\u00ec eroico spettacolo nel Risorgimento\u2026 Fuori della casa la realt\u00e0 dell\u2019ora appariva. I richiamati salutavano, nella piccola piazza, piangendo, le loro donne ed i piccoli. Gruppi di operai del Veneto, reduci dalla Germania, lasciate le tradotte a Trento, ritornavano a piedi, pel Passo della Fricca, ai loro paesi, assorti in tristi pensieri; e passavano accanto ai lavori interrotti a mezzo, fra attrezzi abbandonati; un fanciullo cantava una strofetta lanciata (da chi?) prima della neutralit\u00e0 dell\u2019Italia: Noi siamo tre sorelle \/ Italia, Austria e Prussia\/ Contro la Serbia e Russia \/ Andiamo a guerreggiar. Ma un vecchio contadino si accostava commosso a Battisti; bambino, egli aveva visto lass\u00f9 la bandiera italiana. Era questa l\u2019ora in cui l\u2019avrebbe rivista? Il sogno non era spezzato. L\u2019amore era sempre quello. Quella la via. Battisti ridiscendeva rapido a Trento. Nel Trentino non l\u2019avrei rivisto mai pi\u00f9\u201d. <br>\nQuel \u201cBattisti rapidamente decide\u201d racchiude in s\u00e9 il dramma di un\u2019intera epoca, insieme a quello personale di Battisti, come ebbe modo di sottolineare Paolo Spriano. In quella primavera tutto crollava intorno a lui: la gravissima crisi finanziaria della STET, la sua societ\u00e0 editrice sottoposta a continui sequestri, il venir meno di ogni forma di solidariet\u00e0 fra i socialismi dei diversi paesi, il duro contrasto fra l\u2019irredentismo e il socialismo italiano, furono tutti fattori determinanti nella scelta di Battisti, e causa di un suo profondo turbamento che il \u201cdichiarar guerra alla guerra\u201d non poteva certo mitigare.<br>\nCon la dichiarazione della neutralit\u00e0 italiana di fronte allo scatenarsi del conflitto, la questione dei confini d\u2019Italia, del destino di Trento e Trieste, e in minor misura della Dalmazia, diventano oggetto dell\u2019attenzione universale. Tutte le testate giornalistiche nazionali e le maggiori case editrici, nei mesi successivi all\u2019esplosione del conflitto europeo, dedicano ampio spazio, a fianco delle notizie sui massacri in corso sui fronti occidentale e orientale, agli approfondimenti relativi alla storia e alla geografia delle province italiane d\u2019Austria, \u201call\u2019Italia d\u2019oltre confine\u201d per riprendere il titolo del bel volume di Virginio Gayda pubblicato nel \u201914 dai Fratelli Bocca, e dedicato alle complesse questioni trentina e adriatica. <br>\n Il cittadino, giornale degli emigranti italiani d\u2019America, apre in prima pagina nell\u2019agosto del 1914 con la riproduzione a grandi caratteri del testo della tavola clesiana, il documento che attestava l\u2019antica romanit\u00e0 dei popoli dell\u2019Anaunia. Non si contano poi i contributi, dotti e meno dotti, sull\u2019argomento. Valga per tutti lo schema proposto da Gayda per il Trentino nell\u2019opera citata: \u201cIl Trentino gravita sul regno. Ne \u00e8 anche oggi, e non solo razionalmente, una continuazione naturale, indiscutibile, che solo la barriera dei pali doganali taglia con un colpo violento di artificio. Basti pensare alla tortuosit\u00e0 forzata della linea di confine. Il Trentino non \u00e8 che una espressione politica. Geograficamente, non esiste: appartiene all\u2019Italia. Tutto il sistema delle sue meravigliose valli alpine che lo compongono sbocca in Italia, verso il Po. La sua varia gaia cultura terriera a vigneti, gelsi e ulivi si stacca nettamente dalle eguali distese di prati e di abeti del Tirolo. La geografia \u00e8 alla base della vita d\u2019ogni paese\u2026\u201d. E, dopo una sintetica descrizione della storia recente e meno recente del Trentino, Gayda esprime il suo giudizio sul geografo di Trento, tra i fondatori del socialismo in quelle valli: l\u2019idea socialista \u201c\u00e8 stata importata, si pu\u00f2 dire, dal regno, dai giovani che avevano studiato nelle universit\u00e0 italiane: sente, accanto il principio della lotta di classe, il problema della cultura e il suo valore. Il deputato socialista di Trento, il professor Cesare Battisti, uomo colto, sereno, dall\u2019intelligenza agile e intuitiva, \u00e8 stato gi\u00e0 processato per questioni nazionali, affrontate con il suo giornale Il Popolo. Questo spiega il successo pratico che il socialismo si \u00e8 conquistato nelle citt\u00e0 trentine, soprattutto a Trento, in un paese che non ha industrie, n\u00e9 un grande proletariato cittadino. I giovani della borghesia sono con lui. La sua tendenza si potrebbe definire pi\u00f9 di battaglia per la libert\u00e0 nazionale e politica, che per una specifica lotta di classe\u201d.<br>\nNei dieci mesi che intercorsero fra lo scoppio della guerra mondiale e l\u2019intervento italiano, la questione del giusto confine settentrionale si fa accesissima: a Gaetano Salvemini, che chiede lumi sull\u2019argomento, Battisti risponde: \u201cIn merito all\u2019Alto Adige, io penso che senza paure si possa difendere oggi il confine napoleonico. Ho dei dubbi per un confine pi\u00f9 a nord. Pubblicamente non li espongo, perch\u00e9 non tocca a me, irredento, toglier valore al programma massimo degli irredenti. Militarmente il confine del Brennero \u00e8 formidabile; il confine napoleonico piuttosto debole; il confine linguistico puro, a Salorno. assai buono. Credo che una difesa del territorio, qualora si andasse nell\u2019Alto Adige, si dovrebbe farla da questo confine interno, abbandonando Bolzano. Ma il giudizio \u00e8 molto arrischiato\u201d.<br>\nQueste idee, nel gennaio del 1915, Battisti non le esponeva pubblicamente: raccoglieva tutte le sue forze nella campagna per l\u2019intervento, e non voleva, lui irredento, alimentare dissidi, opponendosi a quello che chiamava il programma massimo dell\u2019irredentismo. Ma nel volume Trentino, illustrazione statistico-economica (Milano, Rav\u00e0 C. editori), datato 24 maggio 1915, distingueva nettamente il Trentino dall\u2019Alto Adige, e non dedicava neanche una parola alla descrizione dell\u2019Alto Adige. E nell\u2019altro lavoro, Il Trentino, pubblicato da De Agostini nel 1916, riserver\u00e0 all\u2019Alto Adige solo poche pagine in appendice.<br>\nFu ancora Giacomo Matteotti, nel dopoguerra, a farsi carico dei diritti conculcati della minoranza tedesca inclusa nei nuovi confini: significativi furono i contatti che il deputato socialista tenne con gli esponenti trentini e sudtirolesi della sua parte politica fin dall\u2019immediato dopoguerra, come ci testimonia questa lettera a Velia: \u201cA Trento conferii con Arancini, ex-deputato del luogo, e con altri. Il pomeriggio proseguii per Bolzano: a Bolzano riunione di 4 ore con i socialisti tedeschi.\u201d Di quell\u2019incontro il Volksrecht rifer\u00ec che \u201cDalle argomentazioni di Matteotti si \u00e8 dedotto che il gruppo parlamentare rappresenter\u00e0 la richiesta del progetto di autonomia socialdemocratico in tutti i i suoi punti qualificanti&#8230; in particolare sono stati trattati i problemi della lingua, della scuola, le questioni dei militari e degli impiegati, dei ferrovieri e la situazione della polizia. Anche sulla questione ladina si \u00e8 raggiunto un pieno accordo\u201d. Fu lo stesso giornale, come ci ricorda sempre Stefano Caretti, a pubblicare integralmente, il 17 giugno del 1920, il testo del discorso parlamentare di Matteotti dedicato al problema dell\u2019Alto Adige. Per i socialisti trentini Matteotti rimase un punto di riferimento per tutti i travagliati anni che segnarono la transizione delle terre di confine dall\u2019Austria all\u2019Italia. <br>\nDiverso fu naturalmente l\u2019approccio alla questione dei confini e della guerra da parte dei cattolici trentini e del loro leader Alcide De Gasperi: il giudizio sul ruolo avuto da De Gasperi nel periodo austriaco appariva gi\u00e0 chiaro e limpido nel 1914, se un attento osservatore come Virgino Gayda poteva scrivere, nel gi\u00e0 citato lavoro L\u2019Italia oltre confine, dedicato alle province italiane d\u2019Austria, che \u201cIl partito popolare trentino ha impegnato tutte le sue forze nell\u2019azione economica rurale. E\u2019 del deputato dottor De Gasperi la formula che definisce il suo programma: \u2018Coscienza nazionale positiva\u2019. Essa significa: difendere l\u2019autonomia, l\u2019individualit\u00e0 del paese con una indipendenza economica. Il principio \u00e8 positivo, e per una massa contadina, che non pu\u00f2 sempre comprendere i problemi ideali, \u00e8 forse indispensabile per una sicura difesa. Con esso il partito \u00e8 sceso sul pi\u00f9 moderno terreno cristiano sociale, ha dato la scalata ai poteri politici ed economici, ha creato una delle meraviglie del Trentino: l\u2019organizzazione contadina\u201d. <br>\nLungo queste direttrici la polemica con i socialisti (e in particolare il contrasto con Cesare Battisti), che agivano sullo stesso terreno, non poteva che essere aspra in quegli anni. In una lettera alla moglie, scritta da Roma sul finire del 1914, Battisti espresse un giudizio severo sul comportamento del partito popolare: \u201cCome al solito ci son qui dei deputati clericali trentini a far gli affaristi e peggio\u201d. <br>\nLa dura affermazione di Battisti potrebbe essere legata alle richieste avanzate dai popolari trentini al Governo italiano per il vettovagliamento delle loro valli: nel Trentino si era costituito un Comitato di approvvigionamento presieduto dal senatore Conci e del quale facevano parte i sindaci delle principali citt\u00e0, tra cui i senatori Zippel e Malfatti. Accanto a questo come organo esecutivo, o in parte anche come organo autonomo, fungeva il Sindacato agricolo industriale, che \u00e8 il magazzino centrale di circa 400 famiglie cooperative. <br>\nFu nell\u2019interesse di questi enti chiamati ad assicurare l\u2019approvvigionamento della popolazione che l\u2019on. De Gasperi, da solo, o talvolta alla testa di deputazioni, intervenne a parecchie riprese presso i dicasteri centrali a Roma. In un primo periodo si trattava di ottenere il permesso di transito di frumento comprato in America, poi dell\u2019importazione di derrate alimentari pure dall\u2019Italia. Anche qui \u2014 conforme il periodo \u2014 verso pagamento in denaro o, come fu stabilito pi\u00f9 tardi, verso scambio di merci utili all\u2019Italia (soprattutto legname).<br>\nC\u2019\u00e8 da ricordare che i popolari trentini De Gasperi e Gentili, in particolare, furono spesso a Roma nel periodo della neutralit\u00e0 a perorare la causa del Trentino che, a loro dire, aveva tutto da guadagnare da una neutralit\u00e0 dell\u2019Italia. Un passaggio indolore del Trentino all\u2019Italia attraverso trattative diplomatiche, obiettivo perseguito dai popolari, metteva questi ultimi \u2013 e De Gasperi in particolare \u2013 in netto contrasto con l\u2019azione di Battisti, favorevole all\u2019intervento in guerra dell\u2019Italia. Nel pieno della polemica, Battisti giungeva ad accusare i leader del movimento cattolico trentino di tiepida italianit\u00e0: nella lettera aperta a Benito Mussolini sull\u2019Avanti! del 14 settembre 1914, la protesta di Battisti si rivolgeva infatti contro quanti avevano messo in dubbio l\u2019italianit\u00e0 dei trentini e la loro volont\u00e0 di annessione alla madrepatria: \u201cMigliaia di contadini del Trentino non seguono pi\u00f9 le bandiere cattoliche ed hanno creato un fiorente movimento di classe che vicino alle questioni economiche ha affermato con schiettezza l\u2019idea nazionale. Ma resta il grande esercito, clericale, tu mi dirai. No: restano i capoccia clericali: canonici, banchieri, impiegati austriaci che sono austriacanti nel vero senso della parola\u201d.<br>\nIndubbiamente, il contrasto fra Battisti e De Gasperi non poteva che essere vivissimo, essendo il primo socialista e deputato della citt\u00e0 di Trento, rappresentante dei ceti urbani, pi\u00f9 legato alla modernizzazione e a uno sviluppo economico-sociale in sintonia con i processi di crescita del giovane stato italiano; mentre il secondo, deputato per il collegio di Fiemme, Fassa e Cembra, era un esponente di quella parte della societ\u00e0 trentina in cui la stessa natura dei rapporti socio-economici tendeva a una maggior interazione con il mondo tedesco e ladino. Pur nella convinzione di voler preservare alla nazione italiana il Trentino con le sue valli migliori (va sottolineato anche il fatto che proprio il collegio di De Gasperi, nelle frenetiche trattative diplomatiche dell\u2019ultima ora per scongiurare l\u2019intervento in guerra dell\u2019Italia a fianco dell\u2019Intesa, pareva dovesse rimanere escluso dai territori ceduti dall\u2019Austria).<br><br>\nI tentativi diplomatici di De Gasperi per tenere il Trentino lontano dalla guerra, favoriti dall\u2019interesse germanico ad agevolare un accordo per il passaggio, in base all\u2019art.7 del trattato della Triplice Alleanza, di parte del territorio abitato dagli italiani d\u2019Austria al Regno sabaudo, non sortirono l\u2019effetto sperato e, nel marzo del \u201915, come ha osservato Daniela Preda nel suo recente studio su De Gasperi, la linea politica del leader cattolico trentino \u201cera destinata ad entrare in crisi di fronte all\u2019approssimarsi della guerra e, in maniera definitiva, durante il conflitto, quando il Trentino si sarebbe trasformato in una sorta di \u2018vasta zona di occupazione\u2019. De Gasperi si manterr\u00e0 tuttavia fedele ad essa sino alla fine, cercando dapprima di arginare la montata nazionalistica e il suo inevitabile sbocco alla guerra, prodigandosi poi per limitare i danni e le sofferenze della popolazione trentina, in una sorta di sospensione dell\u2019attivit\u00e0 politica in attesa che gli eventi decidessero sulle sorti della regione\u201d. <br>\nQuella di restare in Austria e di non passare in Italia a conflitto ormai imminente fu comunque una scelta dolorosa per De Gasperi, come ci viene confermato dalla testimonianza dei cattolici italiani che gli furono pi\u00f9 vicini al momento della sua definitiva partenza da Roma per Trento; al loro pressante invito a restare in Italia De Gasperi rispose che il suo dovere era quello di rimanere al fianco del suo popolo nei momenti drammatici a venire (il leader cattolico si adoper\u00f2 da Vienna per tutto il periodo di guerra per gli aiuti a profughi e internati). <br>\nDiversa, e non poteva essere altrimenti, la scelta di Battisti che, allo scoccare delle \u201cradiose giornate\u201d del maggio 1915, visto raggiunto l\u2019obiettivo che si era prefisso, rivolge tutto il suo pensiero all\u2019arruolamento come volontario e cos\u00ec informa la moglie da Roma il 18 dello stesso mese: \u201cIeri ho parlato in Campidoglio ed ho fatto un discorso che avrebbe avuto la tua approvazione. Ho fatto male a non mandarne il testo ai giornali come fanno tutti gli oratori di questi giorni, compreso il D\u2019Annunzio che ieri ha improvvisato male ed ha poi acconciato bene per la stampa il suo discorso. Sono stato poi portato a braccia di popolo dal campidoglio gi\u00f9 per la gradinata dell\u2019Aracoeli e per alcune vie\u201d. E ancora, secondo il suo stile, dopo aver liquidato come sostanzialmente inutile la visita al Re compiuta assieme ai parlamentari triestini, il 25 maggio informa la moglie di aver iniziato le pratiche per l\u2019arruolamento: \u201cOrmai la mia attivit\u00e0 politica \u00e8 compiuta. Sono rimasto qui oggi per indurre il ministro della Guerra ad emanare una circolare che faciliti l\u2019arruolamento degli irredenti. E ci sono riuscito. [\u2026] Lo scrupolo costituzionale \u00e8 giunto al punto che per gli irredenti non si sono presi provvedimenti, finch\u00e9 non \u00e8 stato emanato (22 Maggio) il decreto che li parifica ai regnicoli\u201d. <br>\nBattisti, ben conoscendo i sentimenti che si agitavano in quei terribili anni di guerra fra i suoi conterranei, ebbe piena consapevolezza che il conflitto, con il Trentino ridotto \u201cad un cimitero\u201d, avrebbe sancito la sua sconfitta politica: \u201cSe vivr\u00f2 mi lapideranno, se morr\u00f2 mi faranno una lapide\u201d, scrisse in tempo di guerra. <br>\nPer Ettore Tolomei, l\u2019inventore dell\u2019Alto Adige, l\u2019intellettuale che si fece interprete in Regione del nazionalismo italiano e tenne un significativo carteggio con Battisti, la scelta dell\u2019entrata in guerra si rivel\u00f2 il coronamento del sogno di una vita; lui stesso, nelle sue memorie, in un momento di verit\u00e0, a guerra finita e raggiunto dall\u2019Italia sabauda il confine al Brennero, afferm\u00f2 che l\u2019impossibile si era realizzato. Per l\u2019ideatore del \u201cMuseo della rivendicazione dell&#8217;Alto Adige\u201d l\u2019esperienza di guerra si ridusse, come del resto per i futuristi, ad una breve sortita sulla linea del fronte, nel basso Trentino. Ancor oggi, il permanere dei simboli nazionalisti nelle terre di confine testimonia del peso e dell\u2019influenza esercitati dall\u2019intellettuale di origini roveretane su pi\u00f9 di mezzo secolo di storia della regione alpina. Ben diverso il giudizio sulla guerra espresso dai circoli intellettuali tirolesi controcorrente, e dal trentino di origine Carl Dallago in particolare: umanista di vastissima cultura, attivo, come ci ricorda Silvano Zucal, in quel \u201ccircolo\u201d anticonformista austriaco di cui fecero parte \u201cil grandissimo e tragico poeta Georg Trakl, il filosofo e padre del pensiero dialogico Ferdinand Ebner, il pensatore e traduttore di Kierkegaard Theodor Haecker\u201d, circolo che ebbe come interlocutori privilegiati intellettuali del calibro di Karl Kraus, Hermann Broch, Adolf Loos. <br>\nCerto, per comprendere la radicalit\u00e0 di questa critica si deve tenere anche presente la lacerazione profonda, ben descritta da Quinto Antonelli, che l\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia contro l\u2019Austria, fortemente voluta da Battisti \u2013 seguito poi da Mussolini a guerra mondiale gi\u00e0 scoppiata \u2013 rappresent\u00f2 per la comunit\u00e0 trentina e per quella della pi\u00f9 ampia regione alpina in cui il Trentino storicamente si inserisce; lacerazione di cui Battisti con la sua vita e la sua morte \u00e8 il simbolo per eccellenza, come sottolineato dallo stesso Carl Dallago, che cos\u00ec si espresse in piena guerra, nello scritto L\u2019attivit\u00e0 politica, la guerra e il Trentino, pensando alla sua \u201cpiccola patria\u201d alpina, scossa dalle fondamenta, anche grazie, a suo dire, alla scelta di campo di Battisti: \u201cLa disgrazia ha funestato anche il Trentino. Una grande parte della popolazione ha dovuto fuggire dalle proprie case, abbandonando i propri averi e le proprie terre. Alcune localit\u00e0 sono distrutte, molti abitati sono devastati e saccheggiati, le coltivazioni sono abbandonate, i boschi sono ridotti a ceppaie, i pendii prativi e gli alpeggi si sono trasformati in aride superfici cosparse di reticolati e tagliate da trincee. Le sorgenti alpestri sono intorbidite, sbarrati sono i sentieri, sfregiate le montagne, le caverne spalancano ovunque le loro umide fauci. Il puzzo delle latrine impregna di s\u00e9 le ariose forre. Sotto l\u2019innocente coltre di terra corre l&#8217; alta tensione e si celano le mine, sempre pronte ad esplodere&#8230; Tutte le notizie erano terribilmente concordi: dappertutto miseria, crudelt\u00e0, devastazioni. Dappertutto gente in fuga, terrorizzata e disperata. Talvolta \u2013 cos\u00ec si diceva \u2013 non c\u2019era altro da vedere che fumo, e in mezzo uno sprazzo di cielo e il sangue che scorreva sulla terra; di notte villaggi in fiamme. Tali notizie circolavano anche in Trentino. Quel capo irredentista per\u00f2 se ne and\u00f2 in Italia e tenne discorsi in diverse citt\u00e0, per sollecitare la guerra contro l\u2019Austria, che miravano all\u2019aggressione del Trentino. \u2018Vi si accoglier\u00e0 a braccia aperte\u2019, avrebbe aggiunto&#8230;<br><br>\nAllo scoppio della guerra mi consolava sapere l\u2019Italia dalla nostra parte, nella buona fede che la Triplice Alleanza avrebbe anche dato buona prova di s\u00e9. Del resto mi sono da sempre augurato un buon accordo con il popolo italiano, al quale mi sento affezionato, la cui terra ha sempre esercitato su di me un fascino particolare. Spesso m\u2019\u00e8 sembrato che la mia patria, il Tirolo meridionale, avesse anzi tutte le caratteristiche per mediare, per cos\u00ec dire, tra il carattere tedesco e quello italiano. Era del resto singolare che, nonostante il mio germanesimo linguistico, mi sia sentito a casa tra la gente del Trentino cos\u00ec rapidamente e meglio che altrove&#8230; Si \u00e8 cos\u00ec naturalizzata in me qualcosa che si oppone ad ogni atteggiamento di malevolenza nazionale. Cos\u00ec sono dunque \u2013 e lo voglio restare \u2013 liberato dalla piaga del nazionalismo, dalla sua limitatezza e dall\u2019odiosit\u00e0 della sua politica.<br><br>\nPer questo non vorr\u00f2 nemmeno mai conquistare qualcuno al carattere tedesco&#8230; N\u00e9 vorr\u00f2 mai conquistare nemmeno un palmo di territorio alla nazione tedesca o alla nazione italiana; ma destare il sentimento della patria: s\u00ec! Il sentimento per il radicamento alla terra, che \u00e8 avverso al nazionalismo e alla politica. Che ringrazia di poter vivere in pace sul territorio cui si appartiene e si \u00e8 affezionati\u201d.<br>\nQuesta visione, condivisibile in linea di principio, non teneva per\u00f2 conto del fatto che la spinta pangermanista indotta dalla guerra stava rapidamente portando alla cancellazione dell\u2019identit\u00e0 nazionale del Trentino, e che questa fu la molla decisiva che port\u00f2 Cesare Battisti a buttarsi anima e corpo nella campagna interventista. L\u2019impossibilit\u00e0 del prender piede di un comune sentire fra gli intellettuali al crocevia dei due mondi, il latino e il germanico (come i fatti di Innsbruck del 1904 avevano da tempo certificato) cre\u00f2 cos\u00ec il terreno propizio per il passaggio dalla \u201cguerra delle idee\u201d, alla grande catastrofe del Novecento. <br>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"La neo-parlamentare europea Barbara Spinelli su La Repubblica metteva cos\u00ec in guardia, mesi fa, sulla propensione a un \u201critorno al 1914\u201d: &#8221; Gli anni versari sono un omaggio che si rende al passato per accantonarlo. Meglio sarebbe celebrarli con parsimonia. 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