{"id":164,"date":"2019-08-28T12:09:44","date_gmt":"2019-08-28T10:09:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=164"},"modified":"2019-11-18T09:58:55","modified_gmt":"2019-11-18T08:58:55","slug":"in-margine-alle-myricae-di-giovanni-pascoli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=164","title":{"rendered":"In margine alle <em>Myricae<\/em> di Giovanni Pascoli"},"content":{"rendered":"\nNelle <em>Myricae<\/em> di Pascoli la poesia, seppur per frammenti e illuminazioni, diviene programmaticamente indefinibile punto d\u2019incontro tra realt\u00e0 sensibile e realt\u00e0 ultrasensibile, si fa dimensione d\u2019interscambio tra ci\u00f2 che non \u00e8 pi\u00f9 e ci\u00f2 che mai pi\u00f9 sar\u00e0, \u00e8 invisibile linea che separa e insieme unisce l\u2019inafferrabile unit\u00e0 del tutto. Il poeta, postosi sulla soglia dell\u2019essere gi\u00e0 dal titolo, tocca guarda ascolta quanto ad altri \u00e8 precluso, rimodulando nel suo canto immagini di un mondo ormai trapassato, che parla una lingua arcana e immortale, lingua non tanto a un livello pregrammaticale, secondo la ben nota definizione di Contini, bens\u00ec prenatale e ancestrale, iscritta nel cuore delle cose, simile alla circolarit\u00e0 cantata nella quarta ecloga di Virgilio, da cui il termine <em>myricae<\/em> \u00e8 preso, in un eterno ritorno. L\u2019intero verso virgiliano (<em>Ecl<\/em>. IV 2), posto lapidariamente a epigrafe dell\u2019opera, muta il suo senso originale, perch\u00e9 \u00e8 volontariamente soppresso il <em>non<\/em> incipitario, e assume il significato di \u00aba tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici\u00bb, cos\u00ec da annullare in un punto ogni distanza tra vita e morte.<br>\nSe \u00e8 vero che nel camposanto vivi e morti si ritrovano ciclicamente in un mutuo scambio, non pu\u00f2 che essere il cimitero lo scenario del proemio, intitolato <em>Il giorno dei morti<\/em>, poemetto in cui si narra esemplarmente, attraverso una visione (la triplice iterazione di \u00abvedo\u00bb nei vv. 1-2 \u00e8 in tal senso esplicita), la tragica vicenda della famiglia Pascoli, martoriata dalla malvagit\u00e0 umana. Di nuovo, a chiudere chiaramente il cerchio, la raccolta si chiude nella visione pacificante e consolatoria di <em>Ultimo sogno<\/em>, componimento in cui inaspettatamente s\u2019avvera il desiderio pi\u00f9 recondito del cuore del poeta di guarire dalla malattia della vita per ritrovarsi, del tutto naturalmente, sveglio su un catafalco con accanto la madre viva, mentre il testo allude al passo dantesco del \u00abpappo e \u2019l dindi\u00bb (<em>Purg<\/em>. XI 105), ad annullare ogni differenza tra culla e bara, nel momento in cui l\u2019io poetico \u00e8 regredito a uno stadio quasi di precoscienza infantile, come se inizio e fine di nuovo e per sempre si fossero ritrovati fondendosi e naufragando nell\u2019immagine dell\u2019infinito, del mare, \u00ablo gran mar de l\u2019essere\u00bb (<em>Par<\/em>. I 113), verso cui scorre l\u2019incessante flusso della vita.<br>\nLe <em>Myricae<\/em> sono un laboratorio in continua evoluzione ed espansione: nel corso d\u2019una decina d\u2019anni (dal 1891 al 1900 e, con qualche ritocco di punteggiatura, fino al 1903), s\u2019accrescono progressivamente da un nucleo di 22 componimenti fino a un totale di 156, distribuiti in quindici sezioni che seguono i cicli delle stagioni e della vita dell\u2019uomo, con particolare attenzione alla campagna dell\u2019infanzia e degli studi letterari di Pascoli, Eden perduto in cui il poeta-fanciullino (come lucidamente spiega lo stesso autore nel saggio sulla propria poetica del 1897, intitolato appunto <em>Il fanciullino<\/em>) ritrova la propria dimensione adamica, ridefinendo ogni intima piega del reale col proprio nome.<br>\nNel microcosmo rurale e agricolo la lingua della poesia \u00e8 la lingua tecnica delle res, \u00e8 la lingua morta, e divenuta quindi immortale, dei poemi bucolici, rivivificati gi\u00e0 dal titolo virgiliano, \u00e8 in fondo la lingua dei morti che popolano come onnipresenti entit\u00e0 l\u2019universo delle <em>Myricae<\/em>, <em>in primis<\/em> il padre Ruggiero, cui sono dedicate esplicitamente a partire dalla premessa dell\u2019edizione del 1894. Eliminati progressivamente i limiti e i confini tra vivi e morti, tra cose che sono state, che sono e che saranno, tutto nel mondo cantato in quest\u2019opera \u00e8 posto sullo stesso piano, giustapposto e trasfigurato in quello che appare e in quello che significa veramente, che \u00e8 poi il simbolo.<br>\nI sensi del poeta colgono l\u2019inarrestabile flusso che anima come un <em>flatus vocis<\/em> la realt\u00e0 circostante, che parla un linguaggio quasi inafferrabile, e la poesia si sforza di riprodurre a livello fonico e fonosimbolico in strutture destrutturanti la logica razionale e fallace dell\u2019uomo sociale, abituato a convenzioni e condannato all\u2019\u00abatomo opaco del male\u00bb (<em>X agosto<\/em>, 24) senza quasi via di scampo. Nella poesia delle <em>Myricae<\/em> il livello del significante prevale al punto di sciogliere spesso le complesse strutture sintattiche per preferire una paratassi fluente, densa, informe, che conduce al di l\u00e0 di quel che appare e che il poeta scorge al di qua dell\u2019orlo su cui cammina, da cui vede e sente o percepisce divenendo il tramite d\u2019un mistero diversamente inspiegabile, che s\u2019intuisce, ma non s\u2019afferra mai compiutamente, in cui tutto \u00e8 degno d\u2019esistere e coesistere su diversi piani, spesso anche addirittura irrazionali.<br>\nA livello formale le <em>Myricae<\/em> si possono a buon diritto definire un\u2019officina d\u2019ingegneria metrica, un inesausto scavo all\u2019interno, per non dire nell\u2019intimo, della secolare tradizione letteraria italiana, rivisitata attraverso riduzioni, innovazioni e sperimentazioni. \u00c8 innegabile, del resto, che il magistero carducciano abbia determinato in modo decisivo le scelte del giovane Pascoli che, nella fase iniziale della sua produzione, predilige sonetti, madrigali trecenteschi, ballate e quartine, per limitarci a qualche esempio sommario.<br>\nA poco a poco la sensibilit\u00e0 poetica di Pascoli comincia a ricercare soluzioni diverse, proponendo schemi in versi minori (la terzina dantesca in settenari di <em>Alba festiva<\/em> o le svariate ballate minime, come <em>Il morticino<\/em> o <em>Patria<\/em>), dalle sonorit\u00e0 inconsuete. L\u2019antico e il nuovo, il fanciullino e il filologo, s\u2019uniscono per attingere da una tavolozza che diventa stile inconfondibile fino alla riesumazione archeologica di strutture metriche non pi\u00f9 usate da secoli \u2013 come la terzina ceccana nel Giorno dei morti, un <em>unicum<\/em> dopo Cecco d\u2019Ascoli, se si eccettua la ripresa di Marino Moretti in <em>A Cesena<\/em>, che pare tuttavia essenzialmente un tributo a Pascoli \u2013 e che trova nel novenario dattilico la massima caratterizzazione di un sentire poetico.<br>\nProprio Carducci aveva peraltro ripristinato il novenario come secondo emistichio del suo esametro barbaro, nella consapevolezza che gi\u00e0 nella poesia latina in molti casi accenti grammaticali e accenti metrici in quella posizione del verso tendevano a coincidere. Pascoli trova nel novenario e nei metri ritmicamente omologhi, come trisillabo o senario, l\u2019eco lontana \u2013 eppure cos\u00ec presente e viva \u2013 della poesia antica, proprio come nel suo Virgilio. Anche in questo caso, quindi, la metrica diviene strumento di ciclico ritorno all\u2019antico ben pi\u00f9 che nella gi\u00e0 battuta strofe saffica o in altre strutture strofiche simili, pure riprese con un certo gusto sperimentale. In alcuni casi, poi, il desiderio di riportare in vita strutture antiche attraverso versi della tradizione conduce il poeta all\u2019invenzione di strofe nuove, come nella sezione delle <em>Elegie<\/em> (cui va aggiunto <em>Alba<\/em>, settimo componimento della sezione <em>In campagna<\/em>), in cui il distico elegiaco \u00e8 proposto in modo del tutto nuovo e personale da un poeta del dolore vissuto e cantato dalla voce inconfondibile.<br>\nNaturale complemento e completamento delle <em>Myricae<\/em> sono, per ammissione stessa dell\u2019autore nella <em>Prefazione<\/em>, i <em>Canti di Castelvecchio<\/em>, la cui prima edizione appare nel 1903, come giusto e dovuto tributo alla memoria della madre: \u00ab Crescano e fioriscano intorno all\u2019antica tomba della mia giovane madre queste <em>myricae<\/em> (diciamo, cesti o stipe) autunnali\u00bb. La continuit\u00e0, garantita dall\u2019uso dello stesso termine, <em>myricae<\/em>, induce a considerare le due raccolte come un dittico inscindibile, una lenta e profonda evoluzione dalla giovinezza primaverile alla maturit\u00e0 autunnale che culmina nella scelta dichiarata di un modello presente gi\u00e0 nel titolo \u2013 <em>Canti<\/em>, seppure <em>di Castelvecchio<\/em> \u2013 ossia di Leopardi.<br>\nNon mancano d&#8217;altronde, gi\u00e0 nella prima raccolta, allusioni o riferimenti pi\u00f9 o meno velati al Recanatese: nella <em>Prefazione<\/em> del 1894 e in alcuni componimenti quali <em>Il passero solitario<\/em> o <em>Ultimo canto<\/em>; ma la trama di rimandi e citazioni risulta pi\u00f9 profonda e carsica per essere illustrata in queste poche pagine, che vogliono essere spunto di riflessione per una nuova considerazione del rapporto fra le due raccolte e i <em>Canti<\/em> leopardiani nel loro insieme di sviluppo dinamico.\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Nelle Myricae di Pascoli la poesia, seppur per frammenti e illuminazioni, diviene programmaticamente indefinibile punto d\u2019incontro tra realt\u00e0 sensibile e realt\u00e0 ultrasensibile, si fa dimensione d\u2019interscambio tra ci\u00f2 che non \u00e8 pi\u00f9 e ci\u00f2 che mai pi\u00f9 sar\u00e0, \u00e8 invisibile linea che separa e insieme unisce l\u2019inafferrabile unit\u00e0 del tutto. Il poeta, postosi sulla soglia [&hellip;]","protected":false},"author":12,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[3],"tags":[54,8,53,14],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/164"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=164"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/164\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":166,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/164\/revisions\/166"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=164"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=164"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=164"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}