{"id":14020,"date":"2026-05-22T15:31:27","date_gmt":"2026-05-22T13:31:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020"},"modified":"2026-06-22T14:02:48","modified_gmt":"2026-06-22T12:02:48","slug":"la-campagna-elettorale-del-pci-per-le-elezioni-politiche-del-1979","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020","title":{"rendered":"La campagna elettorale del Pci per le elezioni politiche del 1979"},"content":{"rendered":"\n<em>Anni difficili<\/em>\n<br>\nGli anni della solidariet\u00e0 nazionale avevano costituito il periodo \u00abdi massima discontinuit\u00e0 nell\u2019elaborazione politica del gruppo dirigente<span id='easy-footnote-1-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-1-14020' title='Giovanni Gozzini, &lt;em&gt;Il Pci nel sistema politico della Repubblica&lt;\/em&gt; in Roberto Gualtieri (a cura di) &lt;em&gt;Il Pci nell\u2019Italia repubblicana. 1943-1991&lt;\/em&gt;, Roma, Carocci, 2001, p. 136.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span>\u00bb comunista nella storia repubblicana fino a quel momento. Quando le elezioni politiche del 1979 furono indette, il progetto di una coalizione di governo tra comunisti, socialisti e democristiani \u2013 cos\u00ec come formulato da Enrico Berlinguer<span id='easy-footnote-2-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-2-14020' title='Sull\u2019elaborazione politico-intellettuale di Berlinguer si veda Guido Liguori, &lt;em&gt;Berlinguer rivoluzionario. Il pensiero politico di un comunista democratico&lt;\/em&gt;, Roma, Carocci, 2014. Per approfondire la biografia di Berlinguer si vedano le opere dei giornalisti Giuseppe Fiori, &lt;em&gt;Vita di Enrico Berlinguer&lt;\/em&gt;, Roma-Bari, Laterza, 2022 [1\u00b0 edizione 2004] e Chiara Valentini, &lt;em&gt;Berlinguer il segretario&lt;\/em&gt;, Milano, Mondadori, 1987; C. Valentini, &lt;em&gt;Il compagno Berlinguer&lt;\/em&gt;, Milano, Mondadori, 1985. Per un punto di vista pi\u00f9 militante, si vedano le biografie scritte da alcuni compagni di Partito: Carlo Alberto Galluzzi, &lt;em&gt;Togliatti Longo Berlinguer. Il mito e la realt\u00e0&lt;\/em&gt;, Milano, Sperling &amp;amp; Kupfer, 1989; Antonio Rubbi, &lt;em&gt;Il mondo di Berlinguer&lt;\/em&gt;, Roma, Napoleone, 1994.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span> nel 1973 \u2013 appariva inattuabile. Nonostante, quindi, i comunisti continuassero ad aspirare al governo del Paese, al momento della convocazione delle elezioni del 1979 poco chiaro appariva in quale forma tali aspirazioni dovessero attuarsi. D\u2019altra parte, la conferma del fatto che si trattasse di una fase di passaggio nella storia del Pci si ebbe gi\u00e0 nel 1980, quando Berlinguer dichiar\u00f2 la fine del \u201ccompromesso storico\u201d e l\u2019inizio della stagione di \u201calternativa democratica\u201d. Anche per questo motivo, le elezioni politiche del 1979 costituiscono un interessante oggetto di studio non solo nella storia particolare del Pci, ma pi\u00f9 in generale nella storia della Repubblica. La sconfitta elettorale del 1979, oltre a testimoniare la grave difficolt\u00e0 politica e ideologica in cui il Pci versava alla fine degli anni Settanta, escluse infatti nuovamente i comunisti dal discorso tra le forze di governo e condusse a una complessiva ridefinizione del panorama governativo nel decennio successivo. Ricostruire la campagna elettorale del 1979 permette perci\u00f2 di interpretare il sentire di quegli anni di passaggio<span id='easy-footnote-3-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-3-14020' title='Per una contestualizzazione pi\u00f9 dettagliata delle vicende politico-elettorali nell\u2019ambito della storia del Partito comunista italiano si rinvia a Luca Baldissara, &lt;em&gt;Il Pci nell\u2019Italia repubblicana (1943-1991)&lt;\/em&gt;, Roma, Carocci, 2001; Giorgio Galli, &lt;em&gt;Storia del Pci. Il Partito Comunista Italiano: Livorno 1921, Rimini 1991&lt;\/em&gt;, Milano, Kaos, 1993; Silvio Pons, &lt;em&gt;I comunisti italiani e gli altri. Visioni e legami internazionali nel mondo del Novecento&lt;\/em&gt;, Torino, Einaudi, 2021; Albertina Vittoria, &lt;em&gt;Storia del Pci. 1921-1991&lt;\/em&gt;, Roma, Carocci, 2006. Per una prospettiva interna al partito, si rimanda a: Giuseppe Chiarante, &lt;em&gt;La fine del Pci. Dall\u2019alternativa democratica di Berlinguer all\u2019ultimo Congresso (1979-1991)&lt;\/em&gt;, Roma, Carocci, 2009; Napoleone Colajanni, &lt;em&gt;Comunisti al bivio. Cambiare fino in fondo o rassegnarsi al declino&lt;\/em&gt;, Milano, Mondadori, 1987; Giuseppe Vacca, &lt;em&gt;Tra compromesso storico e solidariet\u00e0. La politica del Pci negli anni \u201970&lt;\/em&gt;, Roma, Editori Riuniti, 1987.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nNel 1979, la prospettiva di un sistematico abbreviarsi della durata delle legislature appariva un dato acquisito. In occasione delle elezioni amministrative dell\u20198 e 9 giugno 1980, il sociologo Arturo Parisi scriveva: \n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abLa sera del prossimo 9 giugno, a conclusione di un\u2019intensa tornata elettorale i diciottenni del 1975 potrebbero con qualche diritto sentirsi gi\u00e0 stanchi e comunque sicuramente adulti. A soli ventitr\u00e9 anni di et\u00e0 la maggior parte di essi avr\u00e0 infatti consegnato al segreto dell\u2019urna il proprio voto per ben 12 volte. Per conseguire una identica esperienza i loro padri avevano, nella media, dovuto aspettare i 37 anni, e i loro nonni i 55.<span id='easy-footnote-4-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-4-14020' title='Arturo Parisi (a cura di), &lt;em&gt;Mobilit\u00e0 senza movimento. Le elezioni del 3 giugno 1979&lt;\/em&gt;, Bologna, Il Mulino, 1980, p. 7.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nQuesto commento riflette senza dubbio la grande mobilitazione e le rapide trasformazioni del panorama politico e sociale degli anni immediatamente precedenti, ma \u00e8 anche indicativo della stanchezza che dal fervore di quegli anni era derivata. Infatti, \u00abl\u2019intensificarsi del ritmo elettorale\u00bb era il segno di un avvenuto \u00aballargamento del ventaglio di organi di rappresentanza\u00bb e dell\u2019introduzione nella consuetudine politica di \u00abnuovi strumenti di partecipazione quale il referendum\u00bb, d\u2019altra parte per\u00f2 esso rifletteva l\u2019emergere di un senso di sfiducia nelle istituzioni, in particolar modo nella politica dei partiti<span id='easy-footnote-5-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-5-14020' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span>. L\u2019ennesimo ricorso a elezioni politiche anticipate nel 1979 era quindi la conseguenza e la dimostrazione di un sistema politico-istituzionale instabile.\n<br> \nIl nodo sul quale si consum\u00f2 la crisi di governo fu l\u2019adesione dell\u2019Italia al Sistema monetario europeo (Sme), le cui potenziali conseguenze suscitavano perplessit\u00e0, oltre che nel Pci, anche tra i socialisti e, pi\u00f9 in generale, in settori autorevoli della classe dirigente. Ne consegu\u00ec la decisione dei due partiti di sinistra di astenersi (Psi) o di votare contro (Pci). Fu cos\u00ec che il 31 gennaio 1979 Andreotti si dimise, il governo cadde e i comunisti dichiararono che sarebbero passati all\u2019opposizione. Segu\u00ec una fitta schermaglia di reciproche accuse tra comunisti e democristiani circa le responsabilit\u00e0 della crisi di governabilit\u00e0 del Paese. Sul quotidiano democristiano \u201cIl Popolo\u201d si chiariva che \u00abnon la Dc ha scelto la linea della rottura della solidariet\u00e0, ma il Pci quando ha capito [\u2026] che era necessario ritornare \u201cpartito di lotta\u201d se voleva trovare credibilit\u00e0 nella propria base<span id='easy-footnote-6-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-6-14020' title=' &lt;em&gt;Motivi elettorali. Interpreti o manipolatori?&lt;\/em&gt; in \u201cIl Popolo\u201d, 1\u00b0 maggio 1979. '><sup>6<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Nella prospettiva comunista invece la responsabilit\u00e0 di nuove elezioni anticipate era da imputare interamente alla Dc, che \u00abdi fronte alla necessit\u00e0 di scegliere tra il rispetto delle esigenze del Paese e il mantenimento delle proprie posizioni di potere, non ha avuto esitazioni: ha scelto queste ultime<span id='easy-footnote-7-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-7-14020' title=' Partito comunista italiano, &lt;em&gt;Con i comunisti per andare avanti: giugno 1979&lt;\/em&gt;, S. N. T., 1979, p. 3.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Il ritorno all\u2019opposizione, infatti, era stato concepito dalla dirigenza del Pci come una presa d\u2019atto che il tentativo di cooperare con la Dc si era rivelato inefficace, che i comunisti \u00abnon erano vicini al governo pi\u00f9 di quanto lo fossero due anni prima\u00bb e che quindi la propria base elettorale e militante \u00abera sempre pi\u00f9 irrequieta<span id='easy-footnote-8-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-8-14020' title='Paul Ginsborg, &lt;em&gt;Storia d\u2019Italia dal dopoguerra a oggi&lt;\/em&gt;, Torino, Einaudi, 2006, p. 540.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. La permanenza del Pci nell\u2019area di maggioranza era stata recepita \u2013 soprattutto da buona parte di quella nutrita schiera di elettori che, travalicando il voto d\u2019appartenenza, aveva espresso nel 1976 un voto d\u2019opinione per il Pci \u2013 come un accordo realizzato nel segno di uno scambio di \u00abmoderazione rivendicativa in cambio di legittimazione politica\u00bb, senza per\u00f2 riuscire a ottenere adeguate misure di riforma<span id='easy-footnote-9-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-9-14020' title='G. Gozzini, &lt;em&gt;Il Pci nel sistema politico della Repubblica&lt;\/em&gt;, cit., pp. 136-137.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span>. I comunisti denunciavano un rinnovato \u00abrigurgito anticomunista<span id='easy-footnote-10-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-10-14020' title='Partito comunista italiano, &lt;em&gt;Con i comunisti per andare avanti&lt;\/em&gt;, cit., p. 3.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span>\u00bb nella dirigenza democristiana (in parte provocato e sicuramente sostanziato dall\u2019omicidio di Aldo Moro) e registravano il serpeggiare di una qualche insoddisfazione anche nell\u2019opinione pubblica in cui \u2013 recitava \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d \u2013 c\u2019era \u00abun gran da fare nella cucina del qualunquismo\u00bb per preparare \u00abtagliatelle alla \u201ctanto sono tutti uguali\u201d\u00bb e \u00abcannelloni alla \u201cclasse politica\u201d ripieni di \u201cregime Dc-Pci\u201d<span id='easy-footnote-11-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-11-14020' title='Massimo Cavallini, &lt;em&gt;Qualunquismo politico e imbarbarimento culturale&lt;\/em&gt; in \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 15 maggio 1979.'><sup>11<\/sup><\/a><\/span>\u00bb.\n<br> \n\tLa disaffezione nei confronti del Pci si era registrata gi\u00e0 nelle elezioni amministrative del 1978, in cui i comunisti persero tutti i voti acquisiti nelle precedenti avanzate. Questa tendenza trov\u00f2 conferma nelle elezioni politiche del 3 giugno 1979, quando il Pci pass\u00f2 dal 34,4% (1976) al 30,4%, registrando una tendenza di voto negativa omogenea \u00abin ogni regione d\u2019Italia<span id='easy-footnote-12-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-12-14020' title='Renato Mannheimer, &lt;em&gt;Un\u2019analisi territoriale del calo comunista &lt;\/em&gt;in A. Parisi (a cura di) &lt;em&gt;Mobilit\u00e0 senza movimento&lt;\/em&gt;, cit., pp. 80-81.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Il fenomeno apparve sin da subito particolarmente degno di nota perch\u00e9 era la prima volta nelle elezioni della Repubblica italiana che il Pci registrava un risultato inferiore rispetto alle consultazioni precedenti. E per quanto l\u2019imponente flessione comunista si fosse accompagnata a una mancata crescita democristiana, \u00e8 pur vero che il declino comunista ci fu e fu consistente. E anzi fu tanto pi\u00f9 rilevante in quanto esprimeva non un rinnovato afflato conservatore o un declino delle istanze riformatrici nella societ\u00e0 italiana, ma un\u2019insoddisfazione rivolta nello specifico al Partito comunista e alla politica che negli anni precedenti aveva condotto. Gli anni della solidariet\u00e0 nazionale furono infatti anni difficili, tanto pi\u00f9 per il Pci, che si trovava nella scomoda posizione \u00abdi sostenere provvedimenti necessari per superare la gravissima crisi economico-finanziaria del Paese e di rimanere estraneo<span id='easy-footnote-13-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-13-14020' title=' Francesco Barbagallo, &lt;em&gt;Enrico Berlinguer&lt;\/em&gt;, Roma, Carocci, p. 284.'><sup>13<\/sup><\/a><\/span>\u00bb alla loro gestione politico-amministrativa. Cos\u00ec che, nonostante a quegli anni risalgano numerose leggi di riforma<span id='easy-footnote-14-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-14-14020' title='A quegli anni risalgono le leggi per la riconversione industriale, l\u2019occupazione giovanile, l\u2019edificabilit\u00e0 dei suoli, l\u2019equo canone e il piano decennale per l\u2019edilizia residenziale, la legge Basaglia per la chiusura dei manicomi, la legge istitutiva del sistema sanitario nazionale e la legge sulla depenalizzazione dell\u2019aborto.'><sup>14<\/sup><\/a><\/span>, matur\u00f2 verso il Pci un sempre pi\u00f9 diffuso senso di delusione e disillusione.\n<br> \n\tTra i motivi della sconfitta elettorale sub\u00ecta dal Pci risalt\u00f2 fin da subito il dato del voto giovanile. D\u2019altra parte, gi\u00e0 il cosiddetto \u2018movimento del \u201977\u2019 aveva individuato proprio nel Pci il principale bersaglio polemico. La disaffezione giovanile nei confronti del Pci \u2013 e di quella classe operaia che il Pci ancora intendeva rappresentare, e che era invece considerata dai giovani del \u201977 non pi\u00f9 una \u00abclasse sfruttata\u00bb, ma una \u00abclasse assistita<span id='easy-footnote-15-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-15-14020' title='Guido Crainz, &lt;em&gt;Il paese mancato. Dal miracolo economico agli anni Ottanta&lt;\/em&gt;, Roma, Donzelli, 2003, p. 564.'><sup>15<\/sup><\/a><\/span>\u00bb, di garantiti e privilegiati \u2013 si tradusse in quegli anni in una frattura pi\u00f9 profonda. Le incomprensioni, comunque, furono reciproche. La dirigenza del Pci critic\u00f2 aspramente il movimento in quanto \u00abfonte di disgregazione\u00bb, e i giovani che lo animavano in quanto \u00abteppisti\u00bb, \u00abfascisti<span id='easy-footnote-16-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-16-14020' title='Stephen Gundle, &lt;em&gt;I comunisti italiani tra Hollywood e Mosca. La sfida della cultura di massa&lt;\/em&gt;, Firenze, Giunti, 1995, pp. 399-400.'><sup>16<\/sup><\/a><\/span>\u00bb, \u00abanticomunisti\u00bb, \u00absquadristi\u00bb, \u00abprovocatori<span id='easy-footnote-17-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-17-14020' title='Alessio. Gagliardi, &lt;em&gt;Il 77 tra storia e memoria&lt;\/em&gt;, Castel San Pietro Romano, manifestolibri, 2017, p. 90.'><sup>17<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Ci\u00f2 che il movimento per\u00f2 dimostr\u00f2 fu l\u2019emergere di una crescente sfiducia nelle istituzioni partitiche e nel sistema parlamentare, che quella stagione di violenza politica contribu\u00ec ad alimentare. In quegli anni, infatti, la lotta armata assunse un\u2019intensit\u00e0 tutta nuova, di cui l\u2019assassinio di Aldo Moro nel 1978 fu l\u2019espressione pi\u00f9 macroscopica. Erano gli anni di Autonomia operaia, di Prima linea, della sempre maggiore radicalizzazione dell\u2019attivit\u00e0 delle Brigate rosse, e del terrorismo neofascista dei Nar. Ne consegu\u00ec il moltiplicarsi di critiche che investirono il Pci, al quale veniva imputata \u2013 tanto da destra quanto da sinistra \u2013 una comune origine ideologica con i terroristi rossi. Il Pci dovette perci\u00f2 accelerare la marcia verso le istituzioni e il riconoscersi in quello Stato tante volte rifiutato perch\u00e9 \u00abborghese e capitalista\u00bb. Ci\u00f2 pose per\u00f2 il Partito dinanzi a una necessaria ridefinizione dei propri contorni identitari. Nelle difficolt\u00e0 che tale processo incontr\u00f2 si radicarono i motivi del fallimento della politica del compromesso storico. La dirigenza comunista, infatti, non seppe decidere con certezza \u00abse il loro era ancora un partito comunista \u2013 nel qual caso [\u2026] nessuno scambio di tipo socialdemocratico tra \u201causterit\u00e0\u201d e riforme sociali era possibile \u2013 o se [\u2026] era diventato, nella realt\u00e0 se non nel nome, un partito socialdemocratico<span id='easy-footnote-18-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-18-14020' title='Patrick McCarthy, &lt;em&gt;Il rinnovamento politico degli anni Novanta in un contesto storico&lt;\/em&gt; in Stuart J. Woolf (a cura di) &lt;em&gt;L\u2019Italia repubblicana vista da fuori (1945-2000)&lt;\/em&gt;, Bologna, Il Mulino, 2007, p. 388. '><sup>18<\/sup><\/a><\/span>\u00bb.\n<br>\n\tLo spaesamento che in quel frangente riguard\u00f2 tanto i partiti quanto gli elettori si coglie chiaramente nell\u2019analisi della campagna elettorale per le elezioni politiche del 1979<span id='easy-footnote-19-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-19-14020' title='Per un pi\u00f9 ampio inquadramento della storia elettorale italiana in et\u00e0 repubblicana si veda: Pier Luigi Ballini, Maurizio Ridolfi (a cura di), &lt;em&gt;Storia delle campagne elettorali in Italia&lt;\/em&gt;, Milano, Mondadori, 2002; P. Corbetta, A. Parisi, Hans M. Schadee, &lt;em&gt;Elezioni in Italia. Struttura e tipologia delle consultazioni pubbliche&lt;\/em&gt;, Bologna, Il Mulino, 1988; Maria Serena Piretti, &lt;em&gt;Le elezioni politiche in Italia dal 1848 a oggi&lt;\/em&gt;, Roma-Bari, Laterza, 1995.'><sup>19<\/sup><\/a><\/span>. Un dato che all\u2019epoca apparve particolarmente significativo riguard\u00f2 l\u2019aumento delle astensioni, cos\u00ec come delle schede bianche e nulle<span id='easy-footnote-20-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-20-14020' title='Renato Mannheimer, Giacomo Sani, &lt;em&gt;Il mercato elettorale. Identikit dell\u2019elettore italiano&lt;\/em&gt;, Bologna, Il Mulino, 1987, p. 34.'><sup>20<\/sup><\/a><\/span> (tra cui rientravano anche le \u00abnumerose schede annullate con frasi ed epiteti vari contro i partiti od inneggianti al terrorismo<span id='easy-footnote-21-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-21-14020' title='Piergiorgio Corbetta, &lt;em&gt;Novit\u00e0 e incertezze nel voto del 3 giugno: analisi dei flussi elettorali&lt;\/em&gt; in A. Parisi (a cura di) &lt;em&gt;Mobilit\u00e0 senza movimento&lt;\/em&gt;, cit., p.47.'><sup>21<\/sup><\/a><\/span>\u00bb). All\u2019indomani delle elezioni si disse che i flussi di voto confluiti nei comportamenti astensionistici rappresentavano \u00abuno dei fattori principali della dinamica elettorale<span id='easy-footnote-22-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-22-14020' title='A. Parisi, &lt;em&gt;Mobilit\u00e0 non significa movimento&lt;\/em&gt;, cit., p. 30.'><sup>22<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Da pi\u00f9 parti si levarono gli avvertimenti preoccupati di quanti interpretavano il crescere di quello che appariva un vero e proprio \u00abpartito degli astenuti<span id='easy-footnote-23-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-23-14020' title='Ivi, p. 27.'><sup>23<\/sup><\/a><\/span>\u00bb come \u00abrisposta in negativo\u00bb di quanti avevano scelto il non-voto per esprimere la propria insoddisfazione<span id='easy-footnote-24-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-24-14020' title='P. Corbetta, &lt;em&gt;Novit\u00e0 e incertezze nel voto del 3 giugno: analisi dei flussi elettorali&lt;\/em&gt;, cit., p. 51.'><sup>24<\/sup><\/a><\/span>: non una non-scelta, ma una \u00abscelta-contro<span id='easy-footnote-25-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-25-14020' title='A. Parisi, &lt;em&gt;Mobilit\u00e0 non significa movimento&lt;\/em&gt;, cit., p. 35.'><sup>25<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. In uno studio realizzato nel 1982 dalla Sezione elettorale del Pci sul tema dell\u2019astensionismo in Italia dal 1946 al 1979, veniva registrato che \u2013 mentre la percentuale di affluenza alle urne per le politiche era sempre stata molto elevata, oscillando \u00abda un minimo di 89,08% nel 1946 ad un massimo di 93,84% nel 1953\u00bb \u2013 nel 1979 aveva votato \u00absolo l\u201984,60% degli aventi diritto<span id='easy-footnote-26-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-26-14020' title='Partito comunista italiano, &lt;em&gt;L\u2019astensionismo in Italia nelle elezioni della Camera dei deputati dal 1946 al 1979&lt;\/em&gt;, S. N. T., 1982, p. 1.'><sup>26<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Nonostante per altro i commenti dell\u2019epoca avessero individuato nell\u2019astensione uno dei principali indirizzi verso i quali si era orientato il \u00abdissenso comunista<span id='easy-footnote-27-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-27-14020' title='P. Corbetta, &lt;em&gt;Novit\u00e0 e incertezze nel voto del 3 giugno: analisi dei flussi elettorali&lt;\/em&gt;, cit., p. 59.'><sup>27<\/sup><\/a><\/span>\u00bb, la Sezione elettorale del Pci tendeva a ricondurla almeno in parte alle \u00abquasi contemporanee elezioni per il Parlamento europeo\u00bb e a non vedervi un \u00abrifiuto <em>tout-court<\/em> del sistema dei partiti<span id='easy-footnote-28-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-28-14020' title='Partito comunista italiano, &lt;em&gt;L\u2019astensionismo in Italia nelle elezioni della Camera dei deputati dal 1946 al 1979&lt;\/em&gt;, cit., pp. 1-2.'><sup>28<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. D\u2019altronde, il fatto stesso che il Pci proprio in quegli anni avesse fatto dell\u2019astensionismo uno specifico oggetto d\u2019indagine dimostra che il fenomeno suscitava una qualche preoccupazione nelle gerarchie del Partito. Ci fu anche chi imput\u00f2 il basso grado di partecipazione a un\u2019insufficiente \u00abmobilitazione da parte dei partiti\u00bb, incapaci di proposte politiche che aggregassero \u00abil comportamento degli elettori<span id='easy-footnote-29-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-29-14020' title=' A. Parisi, &lt;em&gt;Mobilit\u00e0 non significa movimento&lt;\/em&gt;, cit., pp. 34-35.'><sup>29<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Queste considerazioni risultano particolarmente efficaci per quanto riguarda il Pci, la cui situazione era ben riassunta dagli <em>slogan<\/em> coniati alla vigilia delle elezioni: \u00abnon pi\u00f9 all\u2019opposizione ma non ancora al governo\u00bb, \u00abnon pi\u00f9 nella maggioranza ma non ancora all\u2019opposizione<span id='easy-footnote-30-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-30-14020' title='Ivi, p. 39.'><sup>30<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Tanto i dirigenti politici che quanti di quel panorama politico si facevano osservatori parlarono di \u201criflusso\u201d, di \u201critorno all\u2019individuo\u201d e di \u201cresurrezione del privato\u201d. Cos\u00ec Luigi Longo, in un intervento pubblicato su \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, nell\u2019invitare a votare il Pci esortava a far prevalere \u00abla fiducia nella lotta sul pessimismo, l\u2019impegno sul preteso \u201criflusso\u201d, la volont\u00e0 di cambiare sulla rassegnazione<span id='easy-footnote-31-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-31-14020' title='Luigi Longo, &lt;em&gt;Fiducia e volont\u00e0 di cambiare&lt;\/em&gt; in \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 10 maggio 1979.'><sup>31<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Nonostante la storiografia abbia nel tempo problematizzato il concetto di \u201criflusso\u201d, \u00e8 comunque vero che la sfiducia fu assai presente in quegli anni, tanto nelle strutture istituzionali, quanto nella effettiva realizzabilit\u00e0 di una loro \u00abrivoluzione\u00bb. Nel 1979 si registr\u00f2 un tasso di polarizzazione molto basso, che risaltava ancor di pi\u00f9 perch\u00e9 nelle precedenti politiche (1976) la polarizzazione era stata invece altissima, a ulteriore conferma di un panorama sempre meno legato all\u2019espressione di quel voto di appartenenza che tanta parte aveva avuto nel configurare le vicende elettorali dei primi decenni della Repubblica.\n<br>\n<br>\n\n\n<em>Forme e stili della comunicazione politica<\/em>\n<br>\nIl tradursi della sempre pi\u00f9 rilevante dimensione televisiva della competizione elettorale in una maggiore disponibilit\u00e0 della classe politica a sperimentare nuovi generi e nuovi linguaggi denotava l\u2019affermarsi, dalla fine degli anni Settanta, di un nuovo paradigma nella storia della comunicazione politica<span id='easy-footnote-32-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-32-14020' title='Per una trattazione pi\u00f9 approfondita si veda: Giandomenico Crapis, &lt;em&gt;Il frigorifero del cervello. Il Pci e la televisione. Da \u00abLascia o Raddoppia?\u00bb alla battaglia contro gli spot&lt;\/em&gt;, Roma, Editori Riuniti, 2002; Umberto Eco, &lt;em&gt;Sulla televisione. Scritti 1956-2015&lt;\/em&gt;, Milano, La nave di Teseo, 2018; Jader Jacobelli (a cura di), &lt;em&gt;La comunicazione politica&lt;\/em&gt;, Roma-Bari, Laterza, 1989; Carlo Marletti, &lt;em&gt;La Repubblica dei media. L\u2019Italia dal politichese alla politica iperreale&lt;\/em&gt;, Bologna, Il Mulino, 2010; C. Marletti, &lt;em&gt;Media e politica. Saggi sull\u2019uso simbolico della politica e della violenza nelle comunicazioni&lt;\/em&gt;, Milano, FrancoAngeli, 1984; Gianpietro Mazzoleni, &lt;em&gt;La comunicazione politica&lt;\/em&gt;, Bologna, Il Mulino, 2012, Enrico Menduni, &lt;em&gt;La pi\u00f9 amata dagli italiani. La televisione tra politica e telecomunicazioni&lt;\/em&gt;, Bologna Il Mulino, 1996; E. Menduni, &lt;em&gt;Televisione e societ\u00e0 italiana. 1975-2000&lt;\/em&gt;, Milano, Bompiani, 2002; E. Novelli, &lt;em&gt;La democrazia del talk-show. Storia di un genere che ha cambiato la televisione, la politica, l\u2019Italia&lt;\/em&gt;, Bologna, Il Mulino, 2016; E. Novelli, &lt;em&gt;La turbopolitica. Sessant\u2019anni di comunicazione politica e di scena pubblica in Italia. 1945-2005&lt;\/em&gt;, Milano, Bur, 2006; E. Novelli, &lt;em&gt;Lo spot politico e i generi della polarizzazione&lt;\/em&gt; in &lt;em&gt;ComPol: Comunicazione politica&lt;\/em&gt;, n. 3, 2012, pp. 481-508; Gianni Statera, &lt;em&gt;La politica spettacolo. Politici e mass media nell\u2019era dell\u2019immagine&lt;\/em&gt;, Milano, Mondadori, 1986.'><sup>32<\/sup><\/a><\/span>. Alla sempre pi\u00f9 profonda crisi dei partiti di massa si accompagnava infatti la ricerca di nuovi spazi e di nuovi modi di parlare di politica. Anche da questo punto di vista, il Pci costituisce un punto d\u2019osservazione interessante. Infatti, pur essendo generalmente considerato un partito per lo pi\u00f9 chiuso alle novit\u00e0, nei confronti delle nuove formule della \u201cpolitica spettacolo\u201d il Pci adott\u00f2 un approccio che, lungi da configurarsi come un astorico rifiuto, fu piuttosto orientato alla ricerca di forme di conciliazione possibili. Gli elementi che apparvero fin da subito pi\u00f9 significativi nell\u2019analisi delle elezioni politiche del 1979 (crescente astensionismo, scarsa mobilitazione, bassa polarizzazione) stupirono \u2013 e stupiscono \u2013 tanto pi\u00f9 perch\u00e9 sembravano essere in stridente contrasto con un panorama comunicativo sempre pi\u00f9 ricco. E in effetti, nonostante l\u2019impiego di proiezioni statistiche, mezzi di comunicazione di massa, trasmissioni non-stop fosse ormai un fatto compiuto, l\u2019interesse per il risultato elettorale si andava per\u00f2 riducendo a poche ore. Nel 1979, gli inviati a seguire in diretta il procedere dello scrutinio descrivevano una situazione di pacato svolgimento delle operazioni \u2013 priva dei clamori del 1976 \u2013 e al tempo stesso di partecipazione individuale o familiare, quindi non pi\u00f9 nello spazio pubblico delle piazze e dei centri cittadini. Laddove forme di partecipazione si verificavano, ci\u00f2 veniva segnalato come fenomeno da attenzionare:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abMilano. [\u2026] Nelle fabbriche il lavoro \u00e8 proseguito con i consueti ritmi, e praticamente non si \u00e8 sentito parlare di particolare clima di attesa [&#8230;]. In mezzo alla galleria [cfr. Vittorio Emanuele] il Centro elaborazione dati del comune di Milano ha sistemato una serie di monitor, sui quali vengono trasmessi i risultati elettorali man mano che essi vengono resi noti. Una volta qui, nel centro di Milano, c\u2019erano vari impianti sul genere di questo [\u2026]. Ma ora [\u2026] con la possibilit\u00e0 che hanno quasi tutti di vedersi i risultati comodamente seduti in poltrona a casa, questo sistema di comunicazione in pubblico \u00e8 andato perdendo di interesse [\u2026]. Palermo [\u2026]. Le strade non sono molto affollate, con l\u2019asfalto ancora tappezzato dei malinconici resti di una campagna elettorale che qui nell\u2019isola \u00e8 apparsa particolarmente fiacca, priva dei consueti spunti polemici. [\u2026] Complessivamente [\u2026] i cittadini che hanno assolto il loro dovere di elettori sono stati proporzionalmente meno che nel 1976. [\u2026] Si \u00e8 votato regolarmente anche nel Belice, dove era stata minacciata un\u2019astensione generale come protesta per i ritardi e le lungaggini burocratiche che ostacolano l\u2019opera di ricostruzione. Il dovere civico ancora una volta ha prevalso sul risentimento. [\u2026]. Torino, piazza San Carlo [\u2026]. Le proiezioni demoscopiche e i primi risultati che un giornale cittadino mette a disposizione della gente su questo tabellone luminoso incominciano ad essere commentati dai passanti. Sono commenti a caldo, si segue con un certo interesse soprattutto la capacit\u00e0 del computer di dare dati sulla scorta di [\u2026] piccolissime indicazioni. [\u2026] I commenti in pratica non ci sono anche perch\u00e9 la stragrande maggioranza dei torinesi [\u2026] sta seguendo l\u2019andamento degli scrutini a casa, di fronte al televisore. [\u2026]. Fiesole. L\u2019amministrazione comunale ha predisposto un servizio con cartelloni per i risultati elettorali nel comune. La percentuale dei votanti \u00e8 stata alta, ma non ha raggiunto le vette delle precedenti consultazioni. [\u2026] I pi\u00f9 sono in casa, seguono l\u2019altalena dei risultati dai televisori, dalla radio.<span id='easy-footnote-33-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-33-14020' title='Rai teche, &lt;em&gt;Speciale elezioni politiche&lt;\/em&gt;, 4 giugno 1979, T92027\/931.'><sup>33<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\n\nD\u2019altra parte, alla fine degli anni Settanta non solo la televisione era inequivocabilmente assurta a \u00abprotagonista della scena pubblica\u00bb, ma era anche divenuta \u2013 grazie allo sviluppo delle emittenti private \u2013 un \u00abmotore dell\u2019economia italiana<span id='easy-footnote-34-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-34-14020' title='Edoardo Novelli, &lt;em&gt;Le campagne elettorali in Italia. Protagonisti, strumenti, teorie&lt;\/em&gt;, Roma-Bari, Laterza, 2023, p. 81.'><sup>34<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Il conseguente permeare delle logiche commerciali nelle dinamiche televisive non solo accentu\u00f2 il delinearsi di una programmazione che, orientata alla massimizzazione degli ascolti, faceva sempre pi\u00f9 prevalere la componente spettacolare su quella pedagogica, ma impose alla classe politica di riflettere sul proprio utilizzo del mezzo televisivo. Le conseguenze si fecero in quegli anni evidenti. Nel 1979 furono prodotti i primi spot politici, seppure a quest\u2019altezza ancora non patrocinati dai partiti a livello nazionale, ma prodotti dai singoli candidati per sfruttare le potenzialit\u00e0 delle televisioni locali. Si trattava di una forma di propaganda elettorale del tutto nuova, mutuata dalla comunicazione commerciale. Pi\u00f9 in generale, comunque, le logiche e le modalit\u00e0 proprie dei nuovi media implicarono un mescolamento dei linguaggi e un ridimensionamento del ruolo dei partiti quali \u00abstrutture produttrici di senso<span id='easy-footnote-35-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-35-14020' title='Fabrice D\u2019Almeida, &lt;em&gt;La trasformazione dei linguaggi politici nell\u2019Europa del Novecento&lt;\/em&gt; in M. Ridolfi (a cura di), &lt;em&gt;Propaganda e comunicazione politica&lt;\/em&gt;, p. 36. '><sup>35<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. I nuovi programmi elettorali erano sempre pi\u00f9 trasmissioni-contenitore, al cui interno coesistevano interviste e dibattiti tra uomini politici e giornalisti, condotti nel consueto registro formale e istituzionale, e al tempo stesso anche <em>sketches<\/em> comici, inserti di variet\u00e0 e spazi musicali, in cui comparivano cantanti, musicisti, attori. Esemplificativo di questi aspetti \u00e8 lo speciale elettorale de <em>L\u2019altra domenica<\/em>, condotto da Renzo Arbore e Mario Pastore che, con una lunga diretta di oltre dodici ore, segu\u00ec l\u2019intera giornata elettorale attraverso un\u2019inedita collaborazione tra il Tg2 e Rete 2. Cos\u00ec, mentre Mario Pastore, in qualit\u00e0 di giornalista, si occupava di condurre i dibattiti e di aggiornare i dati dello scrutinio, Renzo Arbore \u2013 come spiega lui stesso per esplicitare le intenzioni sottese al \u00abconfezionare un programma siffatto\u00bb \u2013 intendeva invece fare \u00abun po&#8217; di happening, un po&#8217; di improvvisato, qua per qua<span id='easy-footnote-36-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-36-14020' title='Rai teche, &lt;em&gt;L\u2019altra domenica elettorale&lt;\/em&gt;, 4 giugno 1979, X000073990.'><sup>36<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. La spettacolarizzazione era divenuta a tal punto parte del paradigma della propaganda che, laddove la drammatizzazione era attenuata, la comunicazione veniva percepita come inefficace perch\u00e9 manchevole di quella \u00abvivacit\u00e0 delle discussioni\u00bb necessaria a \u00abimpedire la fuga degli spettatori<span id='easy-footnote-37-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-37-14020' title=' F. D\u2019Almeida, &lt;em&gt;La trasformazione dei linguaggi politici nell\u2019Europa del Novecento&lt;\/em&gt;, cit., pp. 36-37.'><sup>37<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Nonostante, infatti, le cosiddette tribune autogestite fossero un formato innovativo rispetto alle tradizionali tribune elettorali, \u00e8 per\u00f2 vero che le tribune politiche apparivano sempre pi\u00f9 antiquate, come constatava il giornalista Jader Jacobelli:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abquelle di vent\u2019anni fa erano vivaci, [\u2026] fortemente polemiche, [\u2026] cariche di tensione. [\u2026] Oggi invece sono [\u2026] un po&#8217; troppo civili. [\u2026] Forse prima erano troppo scomposte. Oggi sono troppo composte. [\u2026] Eravamo dei moderatori, oggi invece dovremmo essere dei provocatori.<span id='easy-footnote-38-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-38-14020' title='Rai teche, &lt;em&gt;La tv della storia, la storia della tv&lt;\/em&gt;, 6 aprile 2014, 489370.'><sup>38<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nLa rilevanza della propaganda televisiva alla fine degli anni Settanta era recepita da tutti i partiti, che dimostravano di cogliere non solo le enormi potenzialit\u00e0 ma anche i possibili rischi del nuovo mezzo di comunicazione. Interessante in questo senso un\u2019intervista rilasciata da Guglielmo Zucconi, direttore del settimanale democristiano \u201cLa Discussione\u201d, per il programma <em>Alle prese con\u2026 La propaganda politica<\/em>:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\nGiornalista: \u00abTra poco comincer\u00e0 una nuova campagna elettorale: [\u2026] i tradizionali mezzi [\u2026] di propaganda [\u2026] in che misura sono utili ancora [\u2026]?\u00bb\n<br>\nZucconi: \u00abBe prima dovrei fare una premessa, e giustificare il fatto che io porto la cravatta. Siccome oramai tutti gli intellettuali \u2013 lei compreso \u2013 sono senza cravatta, non vorrei che il pubblico pensasse che non ho titoli per parlare. Vorrei rassicurare che ho fatto la quinta elementare, ho i miei studi regolari [\u2026]. Credo [\u2026] che sempre pi\u00f9 gli uomini politici devono [\u2026] convincere la gente non tanto con quello che dicono quanto con quello che sono. Cio\u00e8, se una faccia \u00e8 rassicurante, \u00e8 una specie di cambiale in bianco [\u2026]. Perch\u00e9 tanto abbiamo visto che [\u2026] non ci sono pi\u00f9 i grandi ideali di un tempo; le bandiere dietro le quali si radunavano le persone sono oramai lacere [\u2026]. Il successo di Carter in America \u00e8 stato anche un grande successo di un [\u2026] un certo volto [\u2026] <em>yenkee<\/em>, che piaceva agli americani; [\u2026] la pi\u00f9 grossa battuta contro Nixon, durante la campagna che poi perse la prima volta, era un manifesto con la sua faccia, in cui si diceva, \u201ccomprereste un\u2019auto usata da un uomo con una faccia cos\u00ec?\u201d\u00bb<span id='easy-footnote-39-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-39-14020' title='Rai teche, &lt;em&gt;Alle prese con\u2026 La propaganda politica&lt;\/em&gt;, 12 aprile 1979, A70508.'><sup>39<\/sup><\/a><\/span>.\n<\/span>\n<br><br>\n\n L\u2019intervista si collocava all\u2019interno di una trasmissione che intendeva documentare per il grande pubblico le modalit\u00e0 di ideazione e svolgimento delle campagne elettorali del 1979, con interviste a esperti della comunicazione e a responsabili delle strategie comunicative dei principali partiti. In effetti, proprio in quegli anni anche in Italia le campagne elettorali divennero \u00e0mbito di studio per politologi, massmediologi e sociologi della comunicazione, e la propaganda politica divenne oggetto di discussione nelle trasmissioni televisive. La televisione diventava cos\u00ec non solo un mezzo pi\u00f9 efficace per fare propaganda, ma anche un luogo nel quale e dal quale riflettere su quale fosse il modo pi\u00f9 efficace per comunicare televisivamente. E, contestualmente, si tramutava in oggetto di aspre polemiche. Infatti, nonostante nel 1975 la cosiddetta riforma della Rai (l. 193\/1975), pur ribadendo il monopolio statale della Radiotelevisione italiana, avesse decretato il diritto di tutti i partiti alla rappresentanza nello spazio televisivo, il conseguente processo di lottizzazione della televisione pubblica implic\u00f2 il susseguirsi tra i partiti di reciproche accuse. Cos\u00ec, su \u201cIl Popolo\u201d si denunciavano le \u00abomissioni\u00bb del Tg2:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abCampagna elettorale, animi accesi, una tendenza all\u2019uso spregiudicato dei mezzi d\u2019informazione [\u2026] che torna a prevalere sull\u2019imparzialit\u00e0 e la correttezza. Il Tg2 [\u2026] domenica scorsa si \u00e8 dimenticato, per esempio, di inserire nel \u201cpastone politico\u201d della sua edizione serale, una delle voci politiche della giornata: e guarda caso era una voce democristiana.<span id='easy-footnote-40-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-40-14020' title='&lt;em&gt;\u00abOmissis\u00bb del Tg2&lt;\/em&gt; in \u201cIl Popolo\u201d, 5 maggio 1979.'><sup>40<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nLa polemica non risparmiava neanche i mezzi radiofonici:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abNon siamo attenti seguaci della trasmissione Radio Anch\u2019io, per\u00f2 ogni tanto ci capita, tra la barba e il caff\u00e8, di sentire qualche battuta. Con sempre maggior frequenza ci siamo accorti, in queste ultime settimane che si tratta di una autentica tribuna elettorale camuffata da variet\u00e0 essendo tali e tante le insistenze sui guasti del regime [\u2026] che sembra un bollettino anti Dc.<span id='easy-footnote-41-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-41-14020' title='&lt;em&gt;Radio Anch\u2019io, non ti scordar&lt;\/em&gt; in \u201cIl Popolo\u201d, 1\u00b0 maggio 1979.'><sup>41<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\n\nD\u2019altra parte, il Partito radicale \u2013 che registr\u00f2 il risultato migliore di quelle elezioni, triplicando i propri voti rispetto al 1976 \u2013 aveva fatto della lotta a una stampa e a una televisione \u00abasservite a una logica di gestione lottizzata e di regime<span id='easy-footnote-42-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-42-14020' title='Giuseppe Rippa, &lt;em&gt;Introduzione&lt;\/em&gt; in Valter Vecellio (a cura di) &lt;em&gt;Il pugno o la rosa. I radicali: gauchisti, qualunquisti, socialisti?&lt;\/em&gt;, Verona, Bertani, 1979, p. 11.'><sup>42<\/sup><\/a><\/span>\u00bb uno dei principali nodi tematici del proprio agire politico. Pannella profuse sempre un particolare impegno nel \u00abdenunciare la discriminazione subita dai partiti di opposizione, a favore dei partiti di governo, nei telegiornali e negli altri servizi politici<span id='easy-footnote-43-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-43-14020' title='Lucia Bonfreschi, &lt;em&gt;Un\u2019idea di libert\u00e0. Il Partito radicale nella storia d\u2019Italia (1962-1988)&lt;\/em&gt;, Venezia, Marsilio, 2021, p. 255.'><sup>43<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. In nome del diritto all\u2019informazione furono organizzati dai radicali i primi scioperi della fame. La protesta contro la \u00abquotidiana, calcolata, dolosa azione di falsificazione e disinformazione<span id='easy-footnote-44-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-44-14020' title='V. Vecellio (a cura di) &lt;em&gt;Il pugno o la rosa&lt;\/em&gt;, cit., p. 27.'><sup>44<\/sup><\/a><\/span>\u00bb perpetrata dalla Rai trov\u00f2 la pi\u00f9 celebre espressione nel 1978, in occasione della puntata di \u00abTribuna elettorale\u00bb in cui Marco Pannella e altri esponenti radicali si presentarono imbavagliati davanti alle telecamere, rimanendo in silenzio per quasi tutto il tempo a loro concesso. La trasmissione provoc\u00f2 all\u2019epoca grande scalpore: si tratt\u00f2 d\u2019altronde di un evento di particolare interesse, dal momento che dimostrava quanto alcuni tratti di politica-spettacolo avessero pi\u00f9 o meno forzatamente toccato a quest\u2019altezza anche le tradizionali tribune politiche, tanto che la <em>performance<\/em> di Pannella fu da molti interpretata come momento simbolicamente conclusivo per la storia delle tribune elettorali<span id='easy-footnote-45-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-45-14020' title='Isabella Pezzini, &lt;em&gt;Lo spot elettorale&lt;\/em&gt;, cit., p. 30.'><sup>45<\/sup><\/a><\/span>. La pervasivit\u00e0 della polemica radicale sul tema si coglie chiaramente nelle parole di Fortebraccio, editorialista de \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, in quello stesso 1978:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abEravamo arrivati al punto che se ci avessero chiesto: \u201cChe cosa desideri di pi\u00f9 al mondo?\u201d, avremmo risposto senza esitazione: \u201cVedere e sentire un radicale\u201d. Cos\u00ec ci avevano ridotto gli stessi radicali a forza di lamentarsi perch\u00e9, a sentir loro, tutti li boicottavano, li nascondevano, gli vietavano di parlare, gli impedivano di esprimersi con la stampa, con la parola, con i gesti, persino con gli occhioni (che hanno in genere tanto belli). E noi, creduli, volevamo a ogni costo un radicale. Ma ecco che tutto \u00e8 cambiato come per incanto. Ora, di radicali, ne abbiamo fin sopra gli occhi: ce li ritroviamo dappertutto, sui giornali, nei comizi, alle \u201cTribune\u201d televisive, nelle sale, nei salotti, in autobus, nei viottoli. Due minuti fa la donna che viene a rifarci la stanza ci ha detto: \u201cDeve esserci un radicale sotto il letto\u201d. \u201cSe dorme \u2013 le abbiamo risposto \u2013 lo lasci riposare\u201d. Deve essere arrivato stanotte, dopo una veglia, manco a dirlo, radicale.<span id='easy-footnote-46-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-46-14020' title='V. Vecellio (a cura di) &lt;em&gt;Il pugno o la rosa&lt;\/em&gt;, cit., p. 447.'><sup>46<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nI radicali dimostrarono in effetti di avere profonda coscienza delle straordinarie potenzialit\u00e0 propagandistiche dei media e ancor di pi\u00f9 della profonda insufficienza dei tradizionali mezzi di comunicazione politica: sin dagli esordi del movimento, la consapevolezza della ridotta capacit\u00e0 di azione parlamentare dei radicali si tradusse nella ricerca di forme alternative di lotta politica, dai gi\u00e0 evocati scioperi della fame, all\u2019utilizzo programmatico del referendum. Cos\u00ec, in un articolo del 1979 che intendeva ammonire contro i rischi di degenerazione del sistema democratico insiti in un\u2019iperbolica spettacolarizzazione della politica, si riconosceva che Pannella era \u00abl\u2019unico politico di tipo americano esistente sul mercato italiano\u00bb: Pannella, infatti, dot\u00f2 sempre di un \u00abtasso di spettacolarit\u00e0 [\u2026] eccezionale\u00bb le proprie battaglie politiche, \u00abmentre la democrazia \u00e8 per sua natura noiosa, appesantita di regole e procedure che certo non affascinano la gente comune<span id='easy-footnote-47-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-47-14020' title='Paolo Franchi, &lt;em&gt;Marco Pannella, un simbolo della crisi della nostra democrazia. Un radicale all\u2019americana&lt;\/em&gt; in \u00abPaese Sera\u00bb, 6 aprile 1979.'><sup>47<\/sup><\/a><\/span>\u00bb.\n<br>\nAnche tra le fila del Partito socialista, che sotto la guida di Bettino Craxi stava subendo un processo di profonda ridefinizione politica e identitaria, l\u2019universo dei media era accuratamente attenzionato. Designato segretario a seguito del deludente risultato ottenuto dal Psi nelle politiche del 1976, Craxi era esponente di una frangia di quadri ancora giovani che rifiutava la tradizionale impostazione secondo la quale il panorama politico era ricondotto al binomio destra-sinistra, preferendo piuttosto utilizzare come categoria interpretativa la contrapposizione tra innovazione e conservazione<span id='easy-footnote-48-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-48-14020' title='Paolo Soddu, &lt;em&gt;La via italiana alla democrazia. Storia della Repubblica. 1946-2013&lt;\/em&gt;, Roma-Bari, Laterza, 2017, p. 180.'><sup>48<\/sup><\/a><\/span>. Ne consegu\u00ec la rottura \u2013 a questo punto resa esplicita \u2013 con il Pci. Il successo elettorale comunista nel 1976 infatti aveva imposto di riequilibrare i rapporti di forza, da realizzare non attraverso la riproposizione di gi\u00e0 falliti accordi di governo tra Psi e Dc, ma ricercando una nuova identit\u00e0 socialista attraverso una rottura con tutta la tradizione ideologico-culturale comunista, alla quale Craxi prefer\u00ec una \u00abvisione \u201clibertaria e pluralista\u201d il cui antesignano individu\u00f2 in Proudhon<span id='easy-footnote-49-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-49-14020' title=' Ivi, p. 195.'><sup>49<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Durante il XLI Congresso del Psi (1978), tale processo trov\u00f2 manifestazione simbolica nell\u2019introduzione del garofano (in un primo momento sovrapposto ai tradizionali simboli del libro aperto e della falce e martello, e successivamente simbolo unico del Psi) con l\u2019intenzione di rifarsi a una tradizione iconografica socialista (che stava allora conoscendo una nuova fortuna nel Portogallo della ricostituzione democratica)<span id='easy-footnote-50-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-50-14020' title=' Paolo Mattera, &lt;em&gt;Storia del Psi. 1892-1994&lt;\/em&gt;, Carocci, Roma, 2010, p. 201.'><sup>50<\/sup><\/a><\/span>. Tante e tali trasformazioni nel volto del Psi investirono anche l\u2019atteggiamento del nuovo gruppo dirigente che \u2013 lungi dal subire \u00abl\u2019influenza dei professori giolittiani\u00bb e dal mostrare \u00abuna particolare deferenza nei confronti [\u2026] del mondo accademico<span id='easy-footnote-51-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-51-14020' title=' Simona Colarizi, Marco Gervasoni, &lt;em&gt;La cruna dell\u2019ago. Craxi, il partito socialista e la crisi della Repubblica&lt;\/em&gt;, Laterza, Roma-Bari, 2006, p. 93.'><sup>51<\/sup><\/a><\/span>\u00bb \u2013 si interess\u00f2 sinceramente ai media, organizzando anche diversi convegni per riflettere \u00absulla televisione, in particolare sulla Rai, \u201coccupata dai partiti\u201d attraverso un metodo spartitorio<span id='easy-footnote-52-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-52-14020' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;.'><sup>52<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Al di l\u00e0 dell\u2019esito sostanzialmente deludente delle elezioni del \u201979 per il Psi, il rinnovamento del Partito in quegli anni suscit\u00f2 l\u2019interesse di molti intellettuali, nonch\u00e9 di tanta parte di quell\u2019elettorato di sinistra che non si riconosceva nel Pci di Berlinguer. \n<br>\nNella campagna elettorale del 1979 si pu\u00f2 facilmente cogliere l\u2019impatto che la ristrutturazione delle forme comunicative ebbe sul Partito comunista che, pi\u00f9 di tutti gli altri partiti, aveva costruito una propria sub-cultura, e che continuava ancora alla fine degli anni Settanta ad attribuire spazio e rilevanza a volantini, comizi e stampa<span id='easy-footnote-53-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-53-14020' title=' S. Gundle, &lt;em&gt;I comunisti italiani tra Hollywood e Mosca&lt;\/em&gt;, cit., p. 474.'><sup>53<\/sup><\/a><\/span>. La tribuna autogestita prodotta dal Pci nel 1979 presenta, in questo senso, tratti interessanti. La dirigenza decise di utilizzarla per documentare la manifestazione per le donne organizzata dal Partito il 12 maggio 1979<span id='easy-footnote-54-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-54-14020' title='Rai teche, &lt;em&gt;Tribuna elettorale 1979. Cronaca di una giornata di festa e di lotta&lt;\/em&gt;, 21 maggio 1979, M79141\/031.'><sup>54<\/sup><\/a><\/span>. \u00c8 di particolare interesse la scelta del Pci di trasporre televisivamente manifestazioni e comizi che seguivano stilemi consolidati, a testimonianza di una fase ancora sperimentale dell\u2019approccio dei partiti (e del Pci in particolare) al mondo dei media. A ogni modo, il Pci non rimase impassibile dinanzi alle trasformazioni in atto. Innanzitutto, nel 1979 comparve \u00abper la prima volta nel consuntivo elettorale del Pci [\u2026] la voce dedicata agli acquisti di spazi in televisione<span id='easy-footnote-55-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-55-14020' title=' E. Novelli, &lt;em&gt;Le campagne elettorali in Italia&lt;\/em&gt;, cit., p. 95.'><sup>55<\/sup><\/a><\/span>\u00bb: si trattava di una novit\u00e0 nelle modalit\u00e0 di conduzione delle campagne elettorali, che videro il Partito comunista ricorrere alle radio e alle televisioni private, oltre che a \u00abuna rete di circa 15 emittenti televisive e 200 stazioni radiofoniche di area<span id='easy-footnote-56-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-56-14020' title=' Ivi, p. 98.'><sup>56<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Il Partito realizz\u00f2 inoltre \u00abun filmato dedicato al voto femminile, [\u2026] un cartone animato e [\u2026] un generico appello al voto, destinati [\u2026] alla proiezione in 452 sale cinematografiche<span id='easy-footnote-57-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-57-14020' title=' Ivi, p. 99.'><sup>57<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Questa strategia comunicativa, che intendeva contemperare tradizione e innovazione, fu illustrata da Luca Pavolini, responsabile della Sezione stampa e propaganda del Pci, intervistato da Aldo Forbice<span id='easy-footnote-58-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-58-14020' title='Rai teche, &lt;em&gt;Alle prese con\u2026 La propaganda politica&lt;\/em&gt;, 12 aprile 1979, A70508.'><sup>58<\/sup><\/a><\/span>:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\nForbice: \u00abquindi il comizio ha fatto il suo tempo secondo lei?\u00bb\n<br>\nPavolini: \u00ab[\u2026] bisogna [\u2026] distinguere. Perch\u00e9 [\u2026] nei centri minori per esempio ha ancora [\u2026] una sua efficacia il manifesto ragionato sul muro \u2013 che [\u2026] nelle citt\u00e0 grandi non si vede [\u2026]. Quindi ecco non direi che queste forme pi\u00f9 tradizionali siano del tutto da eliminare o da scartare. Bisogna contemperarle [\u2026] con i nuovi mezzi tecnici [\u2026]\u00bb\n<br>\nF.: \u00able radio e le televisioni locali svolgono una funzione importante?\u00bb\t\n<br>\nP.: \u00abSenza dubbio importante e sempre crescente. Questa esperienza delle televisioni locali l\u2019abbiamo applicata con risultati interessanti anche alle nostre feste dell\u2019Unit\u00e0, che rimangono la nostra pi\u00f9 grossa manifestazione propagandistica annuale. [\u2026] Per esempio [\u2026] sia nel festival [\u2026] di Genova, sia in questa nuova esperienza [\u2026] di una festa sulla neve che abbiamo fatto a Folgaria nel Trentino, questo inverno, abbiamo messo in piedi delle televisioni [\u2026] appositamente per la durata del festival e per rappresentare le cose del festival [\u2026]. Queste sono state esperienze positive che dobbiamo moltiplicare. [\u2026] Il che naturalmente non toglie [\u2026] la battaglia interna al servizio pubblico perch\u00e9 vi sia un\u2019effettiva possibilit\u00e0 di espressione da parte di tutte le forze politiche [\u2026]\u00bb\n<br>\nF.: \u00abma lei non crede che [\u2026] per un partito di massa come il vostro sia pi\u00f9 efficace [\u2026] la propaganda che [\u2026] i militanti fanno casa per casa [\u2026] piuttosto che i manifesti, i comizi?\u00bb\n<br>\nP.: \u00abOccorrono naturalmente tutti questi aspetti. [\u2026] certi strumenti [\u2026] sono delle forme di azione politica importantissime: [\u2026] la vendita e la diffusione dell\u2019Unit\u00e0 capillare [\u2026] \u00e8 un rapporto che si stabilisce con i cittadini. La stessa sottoscrizione [\u2026] ha un senso non solo appunto amministrativo-burocratico, ma [\u2026] del rapporto che si stabilisce col cittadino.<span id='easy-footnote-59-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-59-14020' title='Rai teche, &lt;em&gt;Alle prese con\u2026 La propaganda politica&lt;\/em&gt;, 12 aprile 1979, A70508.'><sup>59<\/sup><\/a><\/span>\u00bb \n<\/span>\n<br><br>\n\n\nAnche nell\u2019ambito della produzione di manifesti la fine degli anni Settanta fu una stagione di transizione<span id='easy-footnote-60-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-60-14020' title='Per approfondire la storia dei manifesti elettorali in Italia si rimanda ad alcune raccolte commentate: Gal, Enrico Menduni, &lt;em&gt;Fatti &amp;amp; Misfatti. 1968-1988. Commentati da Enrico Menduni&lt;\/em&gt;, Roma, Editori Riuniti, 1988; E. Novelli, &lt;em&gt;C\u2019era una volta il Pci. Autobiografia di un partito attraverso le immagini della sua propaganda&lt;\/em&gt;, Roma, Editori Riuniti, 2000; E. Novelli, &lt;em&gt;I manifesti politici. Storie e immagini dell\u2019Italia repubblicana&lt;\/em&gt;, Roma, Carocci, 2021; Chiara Ottaviano, Paolo Soddu (a cura di), &lt;em&gt;La politica sui muri. 1946-1992&lt;\/em&gt;, Torino, Rosemberg &amp;amp; Sellier, 2000; Angelo Ventrone, &lt;em&gt;Il nemico interno. Immagini, parole e simboli della lotta politica nell\u2019Italia del Novecento&lt;\/em&gt;, Roma, Donzelli, 2005.'><sup>60<\/sup><\/a><\/span>. Infatti, nei manifesti prodotti dal Pci in occasione delle elezioni politiche del 1979 coesiste una commistione di caratteristiche grafiche preesistenti e di aspetti innovativi. Il manifesto aveva sempre goduto di una qualche rilevanza nelle strategie comunicative del Pci quale strumento di propaganda indipendente dalle dinamiche di controllo politico dei mezzi di comunicazione. Tuttavia, nonostante nel 1979 le polemiche nei confronti di un\u2019informazione ritenuta parziale fossero tutt\u2019altro che sopite, le profonde trasformazioni che avevano progressivamente modificato il panorama mediatico avevano comportato un inevitabile ridimensionamento del ruolo del manifesto. Alla fine degli anni Settanta, infatti, la rinnovata fortuna conosciuta dal manifesto con la stagione inaugurata dal Sessantotto (in cui la controinformazione condotta con manifesti, volantini, <em>tazebao<\/em> e scritte sui muri costituiva una forma privilegiata di lotta politica) era andata gradualmente esaurendosi. E, allo stesso modo, aveva progressivamente perso di efficacia anche il nuovo paradigma iconografico prodotto nell\u2019alveo della contestazione (pi\u00f9 essenziale, incentrato su un testo fitto, per lo pi\u00f9 monocromatico), e che aveva attecchito piuttosto bene anche nella propaganda comunista, che in effetti intendeva raggiungere (con manifesti che richiamavano le forme grafiche proprie dei movimenti di protesta) una stessa platea di riferimento. Ancora in occasione delle elezioni politiche del 1976, i manifesti prodotti dal Pci (conformemente ai toni non particolarmente accessi che avevano caratterizzato tutta la campagna elettorale comunista) presentavano una comunicazione semplificata, ridotta a slogan con pochi o nulli elementi grafici. Alle successive elezioni politiche del 1979, i manifesti comunisti esibivano alcuni aspetti di novit\u00e0, che preludevano a una ridefinizione della concezione stessa del manifesto elettorale per la quale, tuttavia, si dovettero attendere gli anni Ottanta. Con il decennio Ottanta, infatti, divenne evidente anche nella produzione di manifesti l\u2019adozione di codici tipici della pubblicit\u00e0 commerciale per fini di propaganda politica, tanto che i partiti arrivarono a delegare a grandi agenzie di comunicazione non solo la realizzazione, ma anche lo stesso percorso ideativo dei manifesti. Nel 1979 questo processo non era ancora compiuto. Accanto ai classici manifesti dalla grafica essenziale con un rapido <em>slogan<\/em> [fig. 1] o con un testo fitto e privo di immagini [fig. 3, 4], e accanto ai molti manifesti dedicati a condannare il terrorismo [fig. 6] o a ricordarne le vittime [fig. 5, 7, 8], si diffusero manifesti dai tratti innovativi, sia nella scelta cromatica pi\u00f9 varia rispetto al tradizionale prevalere del rosso e del tricolore italiano [fig. 9], sia nelle scelte grafiche, influenzate dallo stile della fumettistica e del cartone animato [fig. 10, 11]. La propensione per una modalit\u00e0 comunicativa veicolata dal disegno \u00e8 tanto pi\u00f9 evidente nei manifesti realizzati per le elezioni europee dello stesso anno che, a causa delle tempistiche ristrette, non godettero di una campagna elettorale chiaramente distinta da quella organizzata per le politiche. I manifesti realizzati per l\u2019occasione fornirono una rappresentazione evidente dell\u2019avvenuta \u00abneutralizzazione ideologica imposta dalle regole pubblicitarie<span id='easy-footnote-61-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-61-14020' title='F. D\u2019Almeida, &lt;em&gt;La trasformazione dei linguaggi politici nell\u2019Europa del Novecento&lt;\/em&gt;, cit., p. 36.'><sup>61<\/sup><\/a><\/span>\u00bb [fig. 18, 19].\n<br> \nUna qualche tendenza all\u2019omologazione nel materiale elettorale prodotto dai diversi partiti fu constatata gi\u00e0 allora. Alla fine degli anni Settanta, infatti, ebbe inizio un processo di progressiva esternalizzazione delle attivit\u00e0 di ideazione e realizzazione del materiale propagandistico, che fino a quel momento erano state di esclusiva pertinenza degli organi di comunicazione interni ai partiti. Le campagne elettorali iniziarono a configurarsi come particolari ecosistemi caratterizzati da \u00abpratiche e competenze specifiche provenienti da nuovi ambiti e settori<span id='easy-footnote-62-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-62-14020' title='&lt;em&gt;Ivi&lt;\/em&gt;, p. 85.'><sup>62<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Nel 1979 questi fenomeni erano ancora agli esordi, e tuttavia la sempre maggiore professionalizzazione delle campagne elettorali emergeva gi\u00e0 quale elemento di riflessione e dibattito. Si inizi\u00f2 a \u00abparlare di consulenza politica, di pianificazione dei media, della costruzione dei messaggi televisivi, delle tecniche elettorali<span id='easy-footnote-63-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-63-14020' title='E. Novelli, &lt;em&gt;Le campagne elettorali in Italia&lt;\/em&gt;, cit., p. 85.'><sup>63<\/sup><\/a><\/span>\u00bb in parte come strumenti per supplire alla richiesta di maggiori competenze tecniche provocata dall\u2019introduzione nel 1979 dei primi spot elettorali, in parte come strategie utili a fronteggiare la sempre minore capacit\u00e0 dei partiti di \u00abcomunicare efficacemente con un elettorato meno interessato alla politica<span id='easy-footnote-64-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-64-14020' title='&lt;em&gt;Ivi&lt;\/em&gt;, p. 88.'><sup>64<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. In un numero speciale di <em>Almanacco socialista<\/em> del 1984, dedicato a <em>comunicazione politica e propaganda del Psi dalle origini agli anni Ottanta<\/em><span id='easy-footnote-65-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-65-14020' title='Partito socialista italiano: Sezione attivit\u00e0 editoriali di propaganda, &lt;em&gt;Le immagini del socialismo. Comunicazione politica e propaganda del Psi dalle origini agli anni Ottanta&lt;\/em&gt;, numero speciale di \u00abAlmanacco socialista\u00bb, S.N.T., 1984.'><sup>65<\/sup><\/a><\/span>, nello spiegare perch\u00e9 il Psi di Craxi avesse scelto \u00abcome campo privilegiato di iniziativa i mass media<span id='easy-footnote-66-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-66-14020' title='Roberto Villetti, &lt;em&gt;Mass media e comunicazione politica: la novit\u00e0 socialista&lt;\/em&gt; in Partito socialista italiano, &lt;em&gt;Le immagini del socialismo&lt;\/em&gt;, cit., p. 518.'><sup>66<\/sup><\/a><\/span>\u00bb, la riflessione muoveva da alcune considerazioni di carattere sociale: \u00abChi ha parlato di riflusso, [\u2026], chi di ripiegamento nel privato [\u2026]. La societ\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 articolata, [\u2026] non si presta pi\u00f9 come una volta a facili analisi schematiche e a slogan vetusti ma buoni per tutti gli usi<span id='easy-footnote-67-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-67-14020' title='Francesco De Domenico, &lt;em&gt;Sistema politico e societ\u00e0 dell\u2019immagine&lt;\/em&gt; in Partito socialista italiano, &lt;em&gt;Le immagini del socialismo&lt;\/em&gt;, cit., pp. 476.'><sup>67<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. E, dunque, nella nuova \u00absociet\u00e0 dell\u2019informazione e dell\u2019immagine<span id='easy-footnote-68-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-68-14020' title='&lt;em&gt;Ivi&lt;\/em&gt;, p. 477.'><sup>68<\/sup><\/a><\/span>\u00bb, \u00abla novit\u00e0 socialista\u00bb che tanta parte ebbe nell\u2019accrescere il successo elettorale del Psi negli anni Ottanta si configurava come risposta a una societ\u00e0 mutata:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00ab[\u2026] bisogna considerare che la Dc spadroneggia in tutti gli apparati dello Stato e il Pci tiene le redini della mobilitazione di massa. Ci si pu\u00f2 cimentare a togliere poteri alla Dc nello Stato e al Pci nelle masse, ma la contesa si svolger\u00e0 sempre da posizioni di partenza impari, comunque difficilmente riequilibrabili. Mentre il confronto sul terreno dei movimenti di opinione, degli interessi non immediatamente organizzabili, delle tendenze culturali, come dei costumi e delle mode, appare molto meno condizionato, per la sua fluidit\u00e0, da posizioni gi\u00e0 acquisite. [\u2026] Il Psi \u00e8 ricorso spesso ad immagini che potessero essere immediatamente comprensibili alla gente. [\u2026] Lo scopo [\u2026] \u00e8 di concedere il minore margine possibile all\u2019operatore della carta stampata per sofisticare, a suo modo, la linea socialista e di arrivare direttamente al radioascoltatore e al telespettatore senza avere bisogno di essere spiegato da qualsiasi \u201copinion maker\u201d.<span id='easy-footnote-69-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-69-14020' title='R. Villetti, &lt;em&gt;Mass media e comunicazione politica&lt;\/em&gt;, cit., p. 518.'><sup>69<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\n\nSi tratta di considerazioni interessanti perch\u00e9 permettono di tracciare un quadro pi\u00f9 preciso del rapporto dei partiti con i diversi mezzi di comunicazione. Mentre infatti si afferma il ruolo fondamentale dei nuovi media quali strumenti di interlocuzione immediata con gli elettori, si critica la mediazione (e la conseguente sofisticazione) operata dalla carta stampata. Il rapporto con la stampa risulta, in questo frangente, alquanto ambiguo. Cos\u00ec, da un lato, il Presidente della Federazione della stampa, Paolo Murialdi, in un\u2019intervista al settimanale comunista \u00abRinascita\u00bb dedicata a spiegare perch\u00e9 la campagna elettorale del 1979 fosse stata \u00abcondotta dai giornali, in modo pi\u00f9 attutito, o cauto, rispetto alle precedenti campagne elettorali\u00bb, ammetteva che \u00abil rapporto esistente in Italia tra il sistema politico e il sistema dell&#8217;informazione\u00bb si fosse \u00aballentato<span id='easy-footnote-70-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-70-14020' title='Fabrizio D\u2019Agostini, &lt;em&gt;Ma che bei tempi i primi anni \u201970&lt;\/em&gt; in \u201cRinascita\u201d, 1 giugno 1970.'><sup>70<\/sup><\/a><\/span>\u00bb rispetto ai primi anni Settanta. D\u2019altra parte, per\u00f2, in occasione delle elezioni nel 1979 la segreteria della Federazione unitaria di categoria Cgil, Cisl, Uil, aveva invitato ad \u00abassicurare il massimo dell&#8217;informazione nei giorni delle votazioni chiedendo ai giornalai di tenere aperte le edicole soprassedendo ai turni di riposo<span id='easy-footnote-71-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-71-14020' title='Franco Tannozzini, &lt;em&gt;Elezioni: \u00e8 tutto pronto per la raccolta dei dati&lt;\/em&gt; in \u201cIl Popolo\u201d, 31 maggio 1979.'><sup>71<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Inoltre, il ruolo delle agenzie esterne nell\u2019elaborazione del materiale di propaganda (a quest\u2019altezza ancora defilato) fu invece enfatizzato dalla stampa<span id='easy-footnote-72-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-72-14020' title='E. Novelli, &lt;em&gt;Le campagne elettorali in Italia&lt;\/em&gt;, cit., p. 89.'><sup>72<\/sup><\/a><\/span>, a testimonianza dell\u2019attenzione catalizzata dall\u2019inedito configurarsi dei rapporti della politica con i mezzi commerciali di comunicazione. Su tutte le testate figuravano interviste ai dirigenti degli uffici elettorali dei partiti per avere, come nel caso di Guido Bodrato (dirigente nazionale della Spes, l\u2019Ufficio propaganda della Dc), \u00abun consuntivo [\u2026] tecnico oltre che politico<span id='easy-footnote-73-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-73-14020' title='Fabrizio Schneider, &lt;em&gt;Chi spende di pi\u00f9 sono i socialisti&lt;\/em&gt; in \u201cLa Discussione\u201d, 28 maggio 1979.'><sup>73<\/sup><\/a><\/span>\u00bb della campagna elettorale in corso. Comunque non era solo il rapporto con la stampa ad apparire in quegli anni sempre pi\u00f9 problematico. L\u2019intero sistema di rapporti tra partiti e strumenti di informazione stava attraversando una fase di riassestamento. In un articolo pubblicato su \u201cRinascita\u201d, Pietro Valenza (senatore comunista nonch\u00e9 membro della Commissione di vigilanza della Rai) descriveva quello tra partiti e mass media come:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abun rapporto complesso e difficile che non pu\u00f2 risolversi n\u00e9 con una delega agli apparati dei sistemi informativi (si verificherebbe in tal caso una sorta di surrogazione del partito politico come soggetto costituzionale), n\u00e9 con una subordinazione della professionalit\u00e0 degli operatori. [\u2026] siamo in ritardo tutti (partiti, studiosi, operatori) nell&#8217;elaborazione di una soddisfacente cultura del servizio radiotelevisivo pubblico in una societ\u00e0 democratica e pluralista.<span id='easy-footnote-74-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-74-14020' title='Pietro Valenza, &lt;em&gt;Un risultato non disprezzabile&lt;\/em&gt; in \u201cRinascita\u201d, 18 maggio 1979.'><sup>74<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\n\nE, d\u2019altra parte, piuttosto trasversali appaiono le accuse alla Commissione di vigilanza della Rai, criticata sia da quanti la consideravano incapace di garantire un\u2019informazione effettivamente imparziale e di contrastare la lottizzazione del servizio pubblico sia da quanti le imputavano la creazione di \u00abuna condizione di blocco reciproco\u00bb per le trasmissioni di propaganda, e la conseguente \u00absconfitta della Rai\u00bb a tutto vantaggio delle emittenti private in cui, al contrario, gli spazi venivano \u00abvenduti a tanto al minuto, in barba al decantato pluralismo<span id='easy-footnote-75-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-75-14020' title='Fabrizio Schneider, &lt;em&gt;Chi spende di pi\u00f9 sono i socialisti&lt;\/em&gt; in \u201cLa Discussione\u201d, 28 maggio 1979.'><sup>75<\/sup><\/a><\/span>\u00bb.\n<br>\nIn questo contesto di spettacolarizzazione e di personalizzazione della politica, il Pci ricopriva una posizione almeno in parte peculiare. \u00c8 interessante in questo senso un articolo pubblicato su \u201cIl Popolo\u201d, in cui la tradizionale avversit\u00e0 del Pci a qualsiasi forma di leaderismo, che comport\u00f2 un\u2019anomalia comunista rispetto alla tendenza in atto verso la personalizzazione della politica, diveniva motivo di sospetto:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abTutti voi che ricevete giornalmente mannelli di lettere con le quali candidati di diversa estrazione si raccomandano al vostro voto, certo non ne avete ricevuta una di parte comunista. E, se per caso, folgorati da Satana, voleste dargli il voto, come li sceglierete i personaggi da gratificare con la preferenza? [\u2026] non resta che votare secco il simbolo del partito. Eppure ci \u00e8 sempre stato detto che le elezioni consistono nel mandare in parlamento i nostri rappresentanti, conosciuti quindi e voluti da noi. Tant&#8217;\u00e8; e dovrebbe bastare per far capire a tutti che razza di democrazia vorrebbero propinarci. [\u2026] Non basta la garanzia del partito che l&#8217;ha incluso in lista [\u2026], n\u00e9 l&#8217;aggregazione alle correnti, n\u00e9 l&#8217;avallo di organismi esterni: i due contraenti del patto di rappresentanza debbono guardarsi in faccia\u201d.<span id='easy-footnote-76-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-76-14020' title='arm. rav., &lt;em&gt;Contromanifesto da demagoghi&lt;\/em&gt; in \u201cIl Popolo\u201d, 29 maggio 1979.'><sup>76<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\n\nE, in effetti, il Partito comunista, dotato di una solida tradizione di militanza attraverso le sezioni, aveva \u2013 pi\u00f9 di tutti gli altri partiti nella storia dell\u2019Italia repubblicana \u2013 creato nel tempo un sistema di azione politica su pi\u00f9 livelli in cui, al coordinamento centrale, si accompagnava un altrettanto importante livello di azione periferica. Alle sezioni veniva richiesto di dispiegare la propria \u00abfantasia politica\u00bb per fornire il proprio \u00abcontributo di idee e di esperienza al dibattito generale del Partito\u00bb e per sviluppare la propria \u00abiniziativa di propaganda e di lotta\u00bb, favorendo il decentramento perch\u00e9 non sempre \u00abl\u2019assemblea generale di sezione\u00bb appariva \u00abadeguata a garantire la partecipazione di tutti gli iscritti alla vita del Partito<span id='easy-footnote-77-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-77-14020' title='Sezione centrale di organizzazione del Pci, &lt;em&gt;Note per la convocazione dei congressi ordinari delle sezioni. Discusse e approvate dalla V Commissione del CC del Pci nella riunione del 14 dicembre 1972&lt;\/em&gt;, Roma, tipografia Salemi, 1972.'><sup>77<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Ancora nel 1981, in occasione delle elezioni amministrative a Roma, fu prodotto un questionario con cui il Pci chiedeva \u00aba tutti i cittadini di collaborare alla formazione di un programma per governare Roma negli anni \u201880<span id='easy-footnote-78-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-78-14020' title='Archivio del Senato, Fondi acquisiti dall\u2019Archivio storico, Unit\u00e0 5 \u2013 Congressi ed elezioni (1966-1999) in ASSR Carla Capponi \/ 13 Pci, fascicolo 5.'><sup>78<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Si tratta di un documento interessante in quanto suggerisce l\u2019esistenza di un movimento di trasmissione di una linea politica parallelo (e contrario) a quello che dal partito porta agli elettori. Il questionario infatti non parla ai cittadini, ma chiede loro di partecipare attivamente alla costruzione di un programma. Esistevano, naturalmente, numerosi organi preposti al controllo delle attivit\u00e0 delle sezioni e dei candidati, che dovevano conformarsi (nel Pci come negli altri partiti) alle linee guida stabilite dal centro. In che modo si configurassero i rapporti interni al Partito tra centro e periferia fu, in quegli anni, oggetto di un dibattito reso tanto pi\u00f9 animato dal mutato panorama mediatico di riferimento. Che un processo di modernizzazione della comunicazione elettorale del Pci in quegli anni fosse in atto, \u00e8 infatti un dato evidente. In che modo questo processo sia stato attuato, non \u00e8 ancora stato indagato. Restano da ricostruire gli aspetti pi\u00f9 strettamente produttivi del materiale elettorale del Pci, e pi\u00f9 in generale di tutti i partiti politici. Non si \u00e8 analizzato in che modo le strutture produttive del materiale di propaganda risultarono trasformate dalle esigenze della neotelevisione, in che modo si articolarono i rapporti tra gli organi partitici e le agenzie pubblicitarie, secondo quali criteri si scegliesse con quale professionista esterno ai partiti collaborare, e in che misura i contenuti (oltre che le caratteristiche formali) da propagandare fossero il risultato di un dibattito interno o esterno alle strutture dei partiti. Il chiarimento di queste dinamiche permetterebbe non solo di fare luce sugli aspetti pi\u00f9 strettamente tecnici della realizzazione delle campagne elettorali nel nuovo paradigma mediatico, ma anche di meglio comprendere in che modo le mutate regole della propaganda incisero sulla ridefinizione delle regole stesse della politica, alla luce dei nuovi rapporti che i partiti instaurarono con la pubblicit\u00e0 commerciale e, pi\u00f9 in generale, con i mezzi di comunicazione. \n<br>\n<br>\n\n\n<em>I rapporti tra Pci, Dc e Psi<\/em>\n<br>\nPer concludere la lunga diretta de <em>L\u2019Altra domenica elettorale<\/em>, Renzo Arbore mand\u00f2 in onda un cartone dell\u2019animatore Guido Manuli in cui l\u2019allora presidente della Dc, Benigno Zaccagnini, e i segretari del Psi e del Pci, Bettino Craxi e Enrico Berlinguer, nelle vesti delle sorelle Bandiera, si contendevano il palco sulle note della canzone <em>Fatti pi\u00f9 in l\u00e0<\/em>, spingendosi l\u2019un l\u2019altro per ottenere la scena. Il vezzoso balletto vedeva in un primo momento le versioni imbellettate di Zaccagnini e Berlinguer cacciare a colpi di bacino Craxi, che recuperava poi la scena con Zaccagnini ai danni di Berlinguer. Alla fine del numero sul palco restava, unico vero vincitore di questa contesa cabarettistica, Zaccagnini<span id='easy-footnote-79-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-79-14020' title='Rai teche, &lt;em&gt;L\u2019altra domenica elettorale&lt;\/em&gt;, 4 giugno 1979, X000073990.'><sup>79<\/sup><\/a><\/span>. Il breve cartone esprimeva il senso comune nei confronti di quello che veniva individuato come un balletto del potere e dei potenti, che, in un civettuolo gioco di forze, si contendevano un posto accanto all\u2019apparentemente inscalfibile Balena bianca, la quale, pur costretta ad accordi e compromessi, sembrava irremovibile dalla propria posizione di supremazia [fig. 22]. Al di l\u00e0 dell\u2019interesse propagandistico di questo cartone satirico, che si inseriva nella consuetudine diffusa proprio in quegli anni di adottare lo stile fumettistico per produrre contenuti dissacranti che  polemizzavano contro meccanismi politici verso cui si nutriva una sempre minore fiducia, questo disegno animato esprime perfettamente un sentire diffuso nella pubblica opinione. Le elezioni del 1976 e del 1979 esprimevano infatti chiaramente la profonda contraddizione insita nella composizione parlamentare di quell\u2019Italia che chiedeva \u00abil massimo di governabilit\u00e0\u00bb e tuttavia presentava tuttavia una situazione post-elettorale dotata di \u00abun minimo di governabilit\u00e0<span id='easy-footnote-80-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-80-14020' title=' Ivi, p. 353.'><sup>80<\/sup><\/a><\/span>\u00bb, che nel caso specifico del 1979 si risolse nella formazione \u2013 dopo svariati incarichi di governo mal riusciti \u2013 di un fragile governo tripartito (Dc, Psdi, Pli), guidato da Francesco Cossiga. \n<br>\nNonostante il tentativo con i governi di solidariet\u00e0 nazionale apparisse ormai destinato al fallimento, la decisione di uscire dalla maggioranza determin\u00f2 delle spaccature nell\u2019unit\u00e0 del gruppo dirigente comunista. Ci\u00f2 appare tanto pi\u00f9 interessante perch\u00e9 in netto contrasto con la percezione che dei meccanismi decisionali interni al Partito si aveva dall\u2019esterno. In un servizio di Tg2 Dossier dedicato ai Congressi provinciali del Pci, l\u2019inviato Mario Pastore si interrogava sull\u2019effettivo funzionamento del cosiddetto centralismo democratico: \u00abA me hanno sempre detto che il centralismo democratico \u00e8 quel sistema per il quale ci sono i dissensi, per\u00f2 poi la minoranza deve collaborare all\u2019attuazione della linea decisa. Per\u00f2, quando i dissensi non ci sono, come si fa? Per esempio in questo Congresso di dissensi io non ne ho registrati mai!<span id='easy-footnote-81-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-81-14020' title=' Rai teche, &lt;em&gt;Tg2 Dossier. Pci 1979&lt;\/em&gt;, 18 marzo 1979, D8046.'><sup>81<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Cos\u00ec in apertura del servizio la voce fuoricampo recitava: \n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abVia delle Botteghe Oscure. [\u2026] Qui \u00e8 nata l\u2019idea del compromesso storico. [\u2026] E di qui Berlinguer e gli altri dello Stato maggiore da un mese a questa parte sono partiti ogni fine settimana per spiegare ai comunisti, nei Congressi di base, che il compromesso storico \u2013 nonostante tutto \u2013 non fu un\u2019idea sbagliata. [\u2026] il comitato centrale, a porte chiuse, ha discusso e votato le tesi: un ponderoso documento, concepito come base per i dibattiti precongressuali, ma talvolta interpretato dagli iscritti come indicazione di una linea ormai stabilita, anche nei dettagli, e non pi\u00f9 rettificabile.<span id='easy-footnote-82-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-82-14020' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;.'><sup>82<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nAl di l\u00e0 dei pi\u00f9 o meno fondati dubbi circa la reale adesione dei militanti alla linea del Partito, i rapporti con la Dc dovevano comunque essere ridefiniti. La fine della collaborazione tra Pci e Dc ebbe come risvolto sull\u2019impostazione della campagna elettorale l\u2019adozione di \u00abtoni accesi e polemici<span id='easy-footnote-83-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-83-14020' title='E. Novelli, &lt;em&gt;Le campagne elettorali in Italia&lt;\/em&gt;, cit., p. 97.'><sup>83<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Nonostante ci\u00f2, il Pci non aveva in questa fase messo in discussione la politica della solidariet\u00e0 nazionale. Sui manifesti del Pci risuonavano gli slogan: \u00abper cambiare davvero l\u2019italia si deve governare con il pci\u00bb [fig. 1], \u00abper salvare l\u2019italia e la democrazia, per porre fine al disordine e alla inefficienza, per liberare la convivenza civile dalla morsa della violenza, per colpire i privilegi e fare finalmente opera di giustizia sociale, occorre che il partito comunista italiano vada al governo\u00bb [fig. 9], \u00abLa Democrazia cristiana rende ingovernabile l\u2019Italia perch\u00e9 vuole governare da sola (o con alleati di comodo)\u00bb [fig. 12]. Nelle manifestazioni si scandiva: \u00ab\u00e8 ora, \u00e8 ora, \u00e8 ora di cambiare \/ il Pci deve governare\u00bb, \u00abnon c\u2019\u00e8 vittoria, non c\u2019\u00e8 conquista, \/ senza il grande Partito comunista<span id='easy-footnote-84-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-84-14020' title='Rai teche, &lt;em&gt;Tribuna elettorale 1979. Cronaca di una giornata di festa e di lotta&lt;\/em&gt;, 21 maggio 1979, M79141\/031.'><sup>84<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Dalle pagine de \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d si levavano appelli agli elettori che, con il loro voto, avrebbero dovuto incentivare un ingresso del Pci nell\u2019aria di governo. In effetti, nonostante le tante accuse mosse alla Dc \u2013 di non avere proposte positive per la guida del paese n\u00e9 un programma post-elettorale chiaramente definito \u2013 e nonostante gli strali che dalla propria rubrica su \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d Fortebraccio continuava a rivolgere ai \u00ablor signori\u00bb democristiani, l\u2019atteggiamento complessivo fu di disponibilit\u00e0 a futuri sviluppi e dibattiti. Non stupisce quindi che nel momento in cui Mario Pastore poneva ai militanti comunisti la fatidica domanda \u00abLei crede ancora nel compromesso storico, nonostante i \u201cno\u201d della Dc?\u00bb, la risposta era sempre pi\u00f9 o meno la stessa: \u00abIo ci credo fermamente, nella maniera pi\u00f9 assoluta! Non c\u2019\u00e8 altra strada<span id='easy-footnote-85-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-85-14020' title='Rai teche, &lt;em&gt;Tg2 Dossier. Pci 1979&lt;\/em&gt;, 18 marzo 1979, D8046.'><sup>85<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. \n<br>\nUna rinvigorita centralit\u00e0 rispetto alle precedenti campagne elettorali di quel decennio aveva assunto il riconfigurarsi dei rapporti tra il Pci e il rinnovato Partito socialista di Bettino Craxi. Il processo in atto nel Psi non pass\u00f2 inosservato alla dirigenza comunista, n\u00e9 manc\u00f2 di essere recepito l\u2019anticomunismo di Craxi. Ciononostante, i rapporti tra i due partiti furono altalenanti. Il Psi rest\u00f2 durante tutto il periodo della solidariet\u00e0 nazionale fermamente ostile nei confronti della possibilit\u00e0 che i comunisti entrassero a far parte della compagine di governo. Quando per\u00f2 si dimostr\u00f2 tramontata per i comunisti la prospettiva di un governo con la Dc, al momento di impostare la campagna elettorale del 1979 Berlinguer riconosceva che, per realizzare il progetto di unit\u00e0 democratica che i comunisti auspicavano, \u00absi doveva evitare di inasprire i rapporti col Psi<span id='easy-footnote-86-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-86-14020' title='F. Barbagallo, &lt;em&gt;Enrico Berlinguer&lt;\/em&gt;, cit., p. 351.'><sup>86<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Il corso degli eventi dimostr\u00f2 che la disputa tra compromesso storico e alternativa di sinistra (compiutamente formulata nel XLI Congresso socialista) era inconsistente e si risolse nel fallimento di entrambi, ma nel corso della campagna elettorale del 1979 il nodo dei rapporti tra Pci e Psi risentiva della prospettiva \u2013 ancora ritenuta possibile \u2013 di un\u2019alleanza post-elettorale tra i due partiti. Gerardo Chiaromonte esprimeva su \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d le criticit\u00e0 e le speranze riposte nel rapporto con il Psi in questi termini:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00ab[\u2026] i compagni socialisti si pongono il problema di una crescita elettorale [\u2026]. \u00c8 aspirazione [\u2026] legittima. Ogni partito si pone [\u2026] questo obiettivo. E tuttavia esso viene perseguito, apertamente, in modo concorrenziale, anzi conflittuale, verso noi comunisti. [\u2026] Anche noi lavoriamo, ovviamente, per un aumento dei voti al Pci. Ma non ci sfugge che uno dei motivi di debolezza del voto del 20 giugno fu, oltre al recupero democristiano, il fatto che la sinistra (Pci e Psi) non avanz\u00f2 insieme.<span id='easy-footnote-87-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-87-14020' title='Gerardo Chiaromonte, &lt;em&gt;Il Psi e la lotta nella sinistra. Discutere nella chiarezza&lt;\/em&gt; in \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 12 maggio 1979.'><sup>87<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nProprio la complessit\u00e0 dei rapporti tra quelle che all\u2019epoca figuravano come le principali forze politiche partitiche italiane \u2013 Dc, Pci e Psi \u2013 connot\u00f2 la campagna elettorale del 1979 nel senso di un intricato gioco di equilibri che richiedeva uno sforzo di mediazione, che di volta in volta alternava improperi e aperture. In un comizio elettorale a Napoli, Berlinguer parl\u00f2 \u2013 in riferimento a Dc e Psi \u2013 di \u00abuna estrema mutevolezza di posizioni da cui sorge l&#8217;impressione di una notevole confusione di idee e di prospettive<span id='easy-footnote-88-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-88-14020' title='u. b., &lt;em&gt;Quale governo per l\u2019Italia? Dc e socialisti di volta in volta mutano posizione&lt;\/em&gt; in \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 15 maggio 1979.'><sup>88<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Allo stesso modo, la propaganda democristiana accusava \u00abl\u2019impostazione programmatica comunista\u00bb di non avere tanto \u00abcome parametro di riferimento [\u2026] i problemi reali del Paese e della crisi che lo travaglia, quanto piuttosto la partecipazione piena del Pci al governo<span id='easy-footnote-89-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-89-14020' title='Mario Angius, &lt;em&gt;Presentato ieri in 64 schede il programma comunista. Il Pci si considera gi\u00e0 al governo&lt;\/em&gt; in \u201cIl Popolo\u201d, 5 maggio 1979.'><sup>89<\/sup><\/a><\/span>\u00bb, e che pi\u00f9 in generale \u00abin questa campagna elettorale l\u2019aspetto che maggiormente colpisce per la sua singolarit\u00e0 non \u00e8 tanto la sostanziale mancanza di precisi riferimenti alle questioni programmatiche [\u2026] quanto il polarizzarsi [\u2026] del dibattito politico su [\u2026] le intenzioni della Democrazia cristiana riguardo all\u2019assetto di governo<span id='easy-footnote-90-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-90-14020' title='Mario Angius, &lt;em&gt;Mediocri polemiche&lt;\/em&gt; in \u201cIl Popolo\u201d, 17 maggio 1979.'><sup>90<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. E ancora, su \u201cMondoperaio\u201d si annotava: \n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abdire che in Italia i partiti in generale non riescono pi\u00f9 a interpretare in maniera adeguata le esigenze sociali \u00e8 affermazione che nessun partito gradisce. Quel che ogni partito invece non solo gradisce ma desidera \u00e8 che si dica che il sistema politico non funziona, o funziona male, per responsabilit\u00e0 di un altro o di altri partiti. Eppure, se \u00e8 vero che il sistema politico \u00e8 bloccato, lo \u00e8 perch\u00e9 i rapporti dell&#8217;insieme dei partiti fra di loro [\u2026] esprimono la tendenza a chiedere il consenso agli elettori [\u2026] sulla base di possibili future formule di governo [\u2026], cui i programmi sono subordinati. Vale a dire che agli elettori ciascun partito dice: datemi pi\u00f9 voti e poi vedremo quel che si pu\u00f2 fare. \u00c8 evidente che in tal modo l&#8217;elettore si trova degradato; ed \u00e8 indotto o a scelte di \u201cfedelt\u00e0\u201d o a scelte prive di vera convinzione o a un \u201cribellismo\u201d protestatario.<span id='easy-footnote-91-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-91-14020' title='Massimo L. Salvadori, &lt;em&gt;Il Psi e la questione comunista&lt;\/em&gt; in \u201cMondoperaio\u201d, numero 5, maggio 1979.'><sup>91<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\n\nIl disordine linguistico che da una simile confusione di posizioni derivava costitu\u00ec uno degli obiettivi polemico-satirici ricorrenti di quella fase preelettorale. Nella trasmissione <em>L\u2019altra domenica elettorale<\/em>, Dario Fo veniva invitato da Renzo Arbore a simulare un discorso di natura politica ricorrendo al cosiddetto Gramelot, che attraverso parole ripetute, suoni onomatopeici e un farfugliamento indefinito intendeva riprodurre in chiave farsesca il ripetersi di discorsi che apparivano al pubblico degli elettori sempre pi\u00f9 simili gli uni agli altri, sempre pi\u00f9 ugualmente incomprensibili, fatti di <em>slogan<\/em> martellanti e formule vuote. Cos\u00ec anche nel programma <em>Alle prese con\u2026 La propaganda politica<\/em> figuravano scenette comiche che ironizzavano sul linguaggio politico non solo dei partiti, ma anche di quelle liste nate come forma di contestazione ai partiti stessi. Interessante a questo proposito l\u2019emulazione di una conferenza stampa, in cui tre pseudo-politici presentavano la propria lista:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abBuonasera, sono Vincenzo Sparagna della commissione di coordinamento elettorale del \u201cMale\u201d. Ormai ci conoscete, siamo una rivista abbastanza diffusa. Ho gli ultimi dati qui davanti a me: abbiamo venduto recentemente otto copie ad Afragola, tre a Cologno Monzese, dodici a Barletta, quattro a Castellamare, e ho un\u2019altra lista di paesi che per brevit\u00e0 non vi leggo. Noi abbiamo deciso di partecipare alle prossime scadenze elettorali \u2013 non riconoscendoci naturalmente nei partiti e nelle liste che gi\u00e0 esistono \u2013 con liste differenziate. Non intendiamo, non essendo un partito di mangioni, presentare noi stessi nelle liste, ma presentiamo voi stessi alle liste. Presentiamo voi a voi stessi.<span id='easy-footnote-92-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-92-14020' title='Rai teche, &lt;em&gt;Alle prese con\u2026 La propaganda politica&lt;\/em&gt;, 12 aprile 1979, A70508.'><sup>92<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\n<em>I nuclei tematici della campagna elettorale del Pci<\/em>\n<br>\nNella campagna elettorale del Pci del 1979, accanto ai temi tradizionali, iniziarono a emergere nuclei tematici che avrebbero assunto dalla fine degli anni Settanta in poi una sempre maggiore rilevanza. Permanevano i richiami al voto degli emigrati, gli inviti al rientro e le consuete polemiche nei confronti di datori di lavoro indisposti a concedere permessi, delle insufficienze ferroviarie, della decisione di fissare a distanza estremamente ravvicinata elezioni politiche, europee e in alcuni casi regionali, rendendo di fatto quasi impossibile per gli emigrati partecipare a tutte le consultazioni previste. La campagna elettorale del Pci nel 1979 riconferm\u00f2 e accentu\u00f2 la predilezione per donne e giovani quali interlocutori di riferimento, pur con alcuni aspetti di novit\u00e0. Gli appelli ai giovani \u2013 spesso conditi con moniti a non cedere alle \u00abscorciatoie avventurose<span id='easy-footnote-93-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-93-14020' title='Luigi Longo, &lt;em&gt;Fiducia e volont\u00e0 di cambiare&lt;\/em&gt; in \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 10 maggio 1979.'><sup>93<\/sup><\/a><\/span>\u00bb proposte da quanti volevano \u00abrovesciare tutto con le armi\u00bb e che con ci\u00f2 rischiavano \u00abdi scardinare la democrazia\u00bb \u2013 erano volti a indicare una strada alternativa non pi\u00f9 solo sul piano ideologico, ma con riferimento ai \u00abproblemi della vita quotidiana<span id='easy-footnote-94-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-94-14020' title='Massimo D\u2019Alema, &lt;em&gt;Perch\u00e9 il voto al Pci? Discutiamone in &lt;\/em&gt;\u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 10 maggio 1979.'><sup>94<\/sup><\/a><\/span>\u00bb: dalla questione \u00abdei ragazzi del Mezzogiorno che non hanno lavoro\u00bb, ai \u00abproblemi militari, della vita nelle caserme<span id='easy-footnote-95-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-95-14020' title='Saverio Paffumi, &lt;em&gt;Esercito, giovani, democrazia: cosa propongono i comunisti&lt;\/em&gt; in \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 26 maggio 1979.'><sup>95<\/sup><\/a><\/span>\u00bb di tutti quei giovani chiamati al servizio militare (in un tempo, peraltro, di forte afflato pacifista), alla lotta contro una sempre pi\u00f9 ampia diffusione del consumo di droghe, che dietro di s\u00e9 \u00abnasconde gli affari dei mercanti e l&#8217;ideologia della fuga dalle responsabilit\u00e0, che piace tanto a quanti amano i giovani solo se subalterni e in balia del potere<span id='easy-footnote-96-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-96-14020' title=' Massimo D\u2019Alema, &lt;em&gt;Perch\u00e9 il voto al Pci? Discutiamone in \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d&lt;\/em&gt;, 10 maggio 1979.'><sup>96<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Tra gli slogan ripetuti dai manifesti si trovavano quindi appelli quali \u00abprimo diritto il lavoro\u00bb [fig. 2] o \u00abdroga non \u00e8 libert\u00e0\u00bb [fig. 15]. Nel comizio \u2013 poi trasmesso nella tribuna autogestita del Pci del 1979 \u2013 Berlinguer si rivolgeva all\u2019elettorato femminile: \n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00ab\u201cNon pu\u00f2 essere libero un popolo che opprime un altro popolo\u201d, scriveva Carlo Marx. Un\u2019affermazione che potrebbe essere parafrasata in questo modo: \u201cNon pu\u00f2 essere libero un uomo che opprima un\u2019altra donna\u201d. [\u2026] Siamo usciti da un vecchio schema, che influenz\u00f2 anche il pensiero e l\u2019azione di grandi rivoluzionari di ogni tempo, secondo cui prima si deve fare la rivoluzione sociale, e poi si risolver\u00e0 la questione femminile. Non deve essere pi\u00f9 cos\u00ec! Al tempo stesso abbiamo avvertito, anche se non senza ritardo, le verit\u00e0 di cui si facevano portatrici le donne che davano vita ai moderni movimenti femministi. [\u2026]. Per questo il Partito comunista italiano \u00e8 il pi\u00f9 pronto, rispetto agli altri partiti italiani, a incorporare nella sua strategia la questione femminile come grande questione nazionale.<span id='easy-footnote-97-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-97-14020' title='Rai teche, &lt;em&gt;Tribuna elettorale 1979. Cronaca di una giornata di festa e di lotta&lt;\/em&gt;, 21 maggio 1979, M79141\/031.'><sup>97<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\n\nAlla questione femminile, nel 1979 veniva legata la denuncia della violenza politica. Cos\u00ec la dirigente del Pci, Adriana Seroni, esortava: \u00abOggi, care compagne, ci incontriamo qui, alla vigilia di una duplice consultazione elettorale, [\u2026] anche per dire altri \u201cno\u201d: no anzitutto al terrorismo, che nel corso di questi anni \u00e8 venuto insanguinando [\u2026] tante [\u2026] citt\u00e0 d\u2019Italia, uccidendo e storpiando, e portando dolore e lacrime a tante famiglie e a tante donne<span id='easy-footnote-98-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-98-14020' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;.'><sup>98<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Dai numerosi articoli che occuparono quasi tutte le prime pagine de \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d di quelle settimane elettorali sulle attivit\u00e0 dei terroristi \u2013 compiute o sventate \u2013 e sulle indagini di forze dell\u2019ordine e magistratura si coglie nitidamente il messaggio che la dirigenza comunista intendeva veicolare: il proliferare delle trame eversive era da ricondurre, almeno in parte, alla mancata capacit\u00e0 di azione della Dc. Lo stesso Berlinguer, prendendo direttamente la parola sul quotidiano del Partito, spiegava:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abper dare il massimo di efficacia alla lotta contro il terrorismo, \u00e8 essenziale che si ponga fine alla incertezza politica con una soluzione chiara e limpida quale sarebbe la costituzione di un governo di piena solidariet\u00e0 democratica che [\u2026] infliggerebbe un colpo politico decisivo a tutte le velleit\u00e0 restauratrici, a tutte le trame, a tutte le manovre dei reazionari, degli avventurieri, dei destabilizzatori, e degli stessi terroristi: quelli neri, quelli \u201crossi\u201d e anche quelli grigi, cio\u00e8 quanti si mimetizzano, quanti non sparano, ma aiutano, coprono, proteggono i \u201cpitrentottisti\u201d e il \u201cpartito armato\u201d.<span id='easy-footnote-99-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-99-14020' title='Enrico Berlinguer, &lt;em&gt;Terrorismo e incertezza politica&lt;\/em&gt; in \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 11 maggio 1979.'><sup>99<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nNella campagna elettorale ritrov\u00f2 poi una nuova importanza la questione della corruzione, declinata nella forma particolare del clientelismo degli altri partiti, primo fra tutti la Dc, ma con scandali relativi anche al Psi e al Psdi<span id='easy-footnote-100-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-100-14020' title='\u00ab\u201cQuesto \u00e8 il buono-benzina, queste le preferenze da votare. Sono tre brave persone. Va bene? E non dire niente in giro\u201d. Le \u201ctre brave persone\u201d sono i candidati socialdemocratici on. Renato Massari [\u2026], Giuseppe D&amp;#8217;Agostino [\u2026] ed Enrico Rizzi [\u2026], il buono benzina \u00e8 stato consegnato [\u2026] alla sezione milanese del Psdi di piazzale Baiamonti, a Porta Volta\u00bb (&lt;em&gt;Benzina gratis a chi vota il partito di Nicolazzi!&lt;\/em&gt; in \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 2 giugno 1979).'><sup>100<\/sup><\/a><\/span>. In particolare, i moltissimi esempi che \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d riportava riguardavano le giunte comunali, accusate di utilizzare le proprie reti di conoscenze notabilari per indirizzare gli orientamenti dell\u2019elettorato secondo le dinamiche tipiche di un voto di scambio. Si trattava, per altro, di una questione particolarmente attenzionata nel 1979, poich\u00e9 grande scalpore aveva suscitato l\u2019anno precedente l\u2019esito referendario sui finanziamenti pubblici ai partiti. Al sempre crescente ricorso dei candidati alle apparizioni televisive nelle emittenti locali si reagiva in questi termini:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abDalle pagine dei giornali la caccia alle preferenze si trasferisce agli spazi a pagamento delle tv private [\u2026], da 10 mila a 200 mila lire al minuto. Ci sono candidati apparsi venti volte. Fate voi i conti. [\u2026]. Parlano di tutto tranne di chi paga la pubblicit\u00e0 [\u2026]. I corridori ciclisti recano sulla maglia e sulle mutandine i nomi dell&#8217;industria che fornisce lo stipendio, la divisa e la bicicletta. Quelli di Formula Uno hanno la tuta e l&#8217;auto ricoperte di scritte. [\u2026] Ci vorrebbe una legge che obbligasse a recare evidente accanto al nome e al numero il nome dello \u201csponsor\u201d e cio\u00e8 di quello che paga. Provate ad immaginare [\u2026] l&#8217;on. Massimo De Carolis che appare sul teleschermo con la scritta sulla giacca \u201cFinanziaria X\u201d e sul bordo dei pantaloni la dicitura \u201cGruppo azionisti Y\u201d, o l&#8217;on. Egidio Carenini con una bella maglietta che ne fasci il corpo straripante con la scritta \u201cIndustria Z, il miglior salame per i vostri week-end\u201d.<span id='easy-footnote-101-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-101-14020' title='Ennio Elena, &lt;em&gt;Compera questo onorevole Dc: il candidato dei tuoi week-end&lt;\/em&gt; in \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 2 giugno 1979.'><sup>101<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nSulle colonne de \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d si avanz\u00f2 il sospetto che la Dc avesse annunciato \u00abottantacinquemila assunzioni con il marchio preelettorale\u00bb che avrebbero allargato \u00absenza alcun criterio la schiera dei ministeriali<span id='easy-footnote-102-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-102-14020' title='Giuseppe F. Mennella, &lt;em&gt;Ottantacinquemila assunzione con il marchio preelettorale? &lt;\/em&gt;in \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 22 aprile 1979.'><sup>102<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. In altri casi, come per lo scandalo Isveur (Istituto per lo sviluppo edilizio e urbanistico), le accuse erano sostanziate dalle sentenze della magistratura: \n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abScandalo Isveur: la linea del \u201cnon so\u201d, \u201cnon ricordo\u201d, \u201cio comunque non c&#8217;entro\u201d non ha pagato. Raniero Benedetto, l&#8217;ex-assessore Dc [\u2026] \u00e8 stato condannato a un anno e due mesi con la condizionale. [\u2026]. Condannati anche i suoi \u201cgaloppini\u201d elettorali, quelli che trattavano personalmente il \u201cmercato nero\u201d delle case, promettendo a falsi baraccati l&#8217;assegnazione di una casa del Comune in cambio di un voto per il loro \u201cpatr\u00f2n\u201d.<span id='easy-footnote-103-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-103-14020' title='&lt;em&gt;Scandalo Isveur: un anno e mezzo a Benedetto&lt;\/em&gt; in \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 22 aprile 1979.'><sup>103<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nLa campagna elettorale nella provincia di Lecce vedeva l\u2019agire di \u00abuna Dc come nel \u201848\u00bb: \n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abil candidato Leccisi riceve nel suo studio gli elettori col blocchetto di assegni sul tavolo; il candidato Pulli [\u2026] invita gli amici a ritirare buste personali contenenti \u201cqualche sussidio propagandistico\u201d; il presidente Quarta comunica lo stanziamento di alcuni miliardi per la costruzione di una rete fognaria; il cardinale Ursi, appositamente giunto da Napoli, esalta l&#8217;intraprendenza di un industriale calzaturiero, [\u2026] sostenitore dei candidati scudo-crociati, che ha realizzato una fortuna diffondendo il \u201clavoro nero\u201d nell&#8217;intero basso Salento.<span id='easy-footnote-104-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-104-14020' title='Eugenio Manca, &lt;em&gt;Una Dc come nel \u201948&lt;\/em&gt; in \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 25 maggio 1979.'><sup>104<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nA livello locale, iniziavano a circolare anche le accuse di collusione con le organizzazioni malavitose, il cui proliferare appariva in quegli anni sempre pi\u00f9 intrecciato all\u2019accondiscendenza, o quantomeno alla tolleranza, di apparati dello Stato. Iniziavano a figurare titoli quali: \u00abCaserta: nella lista Dc difensore dei camorristi<span id='easy-footnote-105-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-105-14020' title='Mario Bologna, &lt;em&gt;Caserta: nella lista Dc difensore dei camorristi&lt;\/em&gt; in \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 23 maggio 1979.'><sup>105<\/sup><\/a><\/span>\u00bb oppure \u00abL\u2019\u201conorata societ\u00e0\u201d calabrese nelle liste della Dc. Una sfilza di nomi chiacchierati e compromessi nei peggiori scandali<span id='easy-footnote-106-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-106-14020' title='Flavio Fusi, &lt;em&gt;L\u2019\u00abonorata societ\u00e0\u00bb calabrese nelle liste Dc&lt;\/em&gt; in \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 16 maggio 1979.'><sup>106<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. L\u2019elevato grado di diffidenza nei confronti della gestione democristiana del momento stesso delle elezioni ben si coglie in un opuscolo realizzato dall\u2019Ufficio elettorale del Pci di <em>istruzioni per gli scrutatori, i rappresentanti di lista e di candidato<\/em><span id='easy-footnote-107-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-107-14020' title='Ufficio elettorale del Pci, &lt;em&gt;Elezioni politiche. Istruzioni per gli scrutatori, i rappresentanti di lista e di candidato&lt;\/em&gt;, Ciampino, 1979.'><sup>107<\/sup><\/a><\/span>:\n\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abLa tentazione di moltiplicare i propri voti con mezzi illeciti \u00e8 troppo grande per chi detiene nelle proprie mani le leve del potere e vuole ad ogni costo mantenerlo perch\u00e9 si possa fare affidamento sulla buona fede degli avversari nel rispetto della correttezza nel procedimento elettorale. Il nostro partito ha conquistato molte simpatie con la sua giusta politica popolare e unitaria [\u2026]. Occorre che le nuove adesioni non gli vengano in parte sottratte con espedienti disonesti. Per questo, la vigilanza di tutti [\u2026] \u00e8 necessaria.<span id='easy-footnote-108-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-108-14020' title='I sospetti investivano anche lo stesso Ministero dell\u2019Interno, se nell\u2019opuscolo si sentiva l\u2019esigenza di specificare che \u00abvanno respinte le circolari del Ministero dell\u2019Interno che volessero dare interpretazioni non corrispondenti allo spirito e alla lettera della legge elettorale. Nessuna circolare ministeriale pu\u00f2 alterare la legge elettorale\u00bb (ivi, p. 25, 3).'><sup>108<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\n\nNonostante apparisse ormai evidente, a questa altezza, l\u2019esaurirsi dell\u2019intensa stagione di incontri con i comunisti francesi e spagnoli e, quindi, il fallimento \u2013 almeno di fatto, se non proprio di principio \u2013 dell\u2019eurocomunismo, l\u2019interesse per le questioni internazionali assumeva una grande rilevanza nella comunicazione politica comunista, alla fine degli anni Settanta. In quegli stessi anni, Berlinguer aveva definito il concetto di austerit\u00e0 che, lungi dall\u2019esaurirsi in una semplice richiesta di moralizzazione, era un progetto trasformativo dell\u2019intera societ\u00e0, possibile solo se inserita in una prospettiva di \u00abmobilitazione internazionale delle classi popolari e dei popoli poveri in una inedita alleanza Nord-Sud<span id='easy-footnote-109-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-109-14020' title='Agostino Giovagnoli, &lt;em&gt;La Repubblica degli italiani. 1946-2016&lt;\/em&gt;, Roma-Bari, Laterza, 2016, p. 99.'><sup>109<\/sup><\/a><\/span>\u00bb, con l\u2019obiettivo di realizzare una societ\u00e0 post-capitalista, diversa tanto dai modelli occidentali come dalle storture del socialismo reale. Nel processo di definizione di una tale concezione terzomondista si consumava un sempre pi\u00f9 marcato allontanamento (anche se non formalmente dichiarato) del Pci dal Pcus. Dai tempi dell\u2019invasione della Cecoslovacchia, i comunisti italiani non avevano rivolto critiche significative alla politica estera sovietica. Con il sostegno offerto alle lotte per l\u2019indipendenza dei popoli africani, per\u00f2, il Pci matur\u00f2 una posizione sempre pi\u00f9 avversa alle modalit\u00e0 di intervento sovietico nel Terzo Mondo<span id='easy-footnote-110-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-110-14020' title='Marco Di Maggio, Gabriele Siracusano, &lt;em&gt;Decolonizzazione e Terzo Mondo&lt;\/em&gt; in S. Pons (a cura di), &lt;em&gt;Il comunismo italiano nella storia del Novecento&lt;\/em&gt;, Roma, Viella, 2021, pp. 318-319.'><sup>110<\/sup><\/a><\/span>. Gi\u00e0 l\u2019azione militare coordinata da Cubani e Sovietici in Angola a sostegno delle ali pi\u00f9 radicali del movimento di liberazione nazionale (1975) aveva posto la questione problematica della politica espansionistica che l\u2019Urss intendeva perseguire in Africa. Ma le intenzioni sovietiche sembrarono assumere concretezza con il sostegno fornito ai Cubani, che intervennero militarmente al fianco dell\u2019Etiopia nel conflitto scoppiato con la Somalia (1977), e che si estese poi all\u2019Eritrea<span id='easy-footnote-111-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-111-14020' title='Silvio Pons, &lt;em&gt;Berlinguer e la fine del comunismo&lt;\/em&gt;, Torino, Einaudi, 2006, pp. 111-112.'><sup>111<\/sup><\/a><\/span>. Quando, poi, scoppi\u00f2 la guerra civile in Afghanistan (1979), le ingerenze sovietiche si intensificarono gradualmente fino a sfociare nell\u2019invasione del Paese, il 24 dicembre dello stesso anno<span id='easy-footnote-112-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-112-14020' title='M. Di Maggio, G. Siracusano, &lt;em&gt;Decolonizzazione e Terzo Mondo&lt;\/em&gt;, cit., p. 321.'><sup>112<\/sup><\/a><\/span>. A complicare ulteriormente il quadro interpretativo all\u2019interno del quale agiva il Pci, si deve considerare come il conflitto nel Corno d\u2019Africa vedeva contrapposti due paesi, l\u2019Eritrea e la Somalia, che si rifacevano entrambi all\u2019ideologia marxista-leninista. Si trattava di un\u2019ulteriore aggravante in una situazione nella quale gli entusiasmi suscitati nella sinistra dall\u2019esito della guerra del Vietnam venivano delusi dalle notizie che giungevano da tutte le frontiere del socialismo reale, dai crimini di Mao Tse Tung al genocidio avvenuto nella Cambogia di Pol Pot. E proprio nel Sud-est asiatico scoppiarono i primi veri e propri conflitti armati tra paesi comunisti. Dopo l\u2019invasione vietnamita della Cambogia (aprile 1977), scoppiava infatti nel febbraio del 1979 la guerra tra Cina e Vietnam. Proprio alla fine degli anni Settanta inoltre, il pacifismo (che figurava tradizionalmente tra i principi portanti del comunismo) veniva assunto strutturalmente nella propaganda comunista, nutrito delle rivendicazioni di quel nuovo pacifismo che prendeva piede nell\u2019opinione pubblica europea e che s\u2019interessava innanzitutto della lotta al disarmo e che \u2013 avendo l\u2019Urss contribuito alla crisi della cosiddetta \u2018distensione\u2019 e alla ripresa della corsa agli armamenti \u2013 non annoverava i partiti comunisti europei tra i protagonisti di quelle battaglie. La decisione di Berlinguer andava quindi nel senso di una ribadita \u00abenfasi attorno all\u2019autonomo profilo del comunismo italiano<span id='easy-footnote-113-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-113-14020' title='S. Pons, &lt;em&gt;Berlinguer e la fine del comunismo&lt;\/em&gt;, cit., p. 148.'><sup>113<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Nonostante infatti nel corso del 1979 si fosse discusso di nuovi euromissili Nato da installare sul territorio europeo, \u00e8 per\u00f2 vero che si trattava nel caso della Nato di una risposta alla decisione da parte del Patto di Varsavia di procedere all\u2019ammodernamento dell\u2019arsenale dispiegando i missili SS-20 (1977)<span id='easy-footnote-114-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-114-14020' title='Michele Di Donato, &lt;em&gt;I comunisti italiani e la sinistra europea. Il Pci e i rapporti con le socialdemocrazie (1964-1984)&lt;\/em&gt;, Roma, Carocci, 2015, pp. 221-222.'><sup>114<\/sup><\/a><\/span>. Ne deriv\u00f2 una lunga e travagliata discussione nel Consiglio atlantico sulla possibilit\u00e0 di installare in Europa missili Pershing II e Cruise. Il 12 dicembre 1979, il Consiglio deliber\u00f2 di avviare la produzione dei missili, conducendo per\u00f2 al tempo stesso trattative con la controparte sovietica per limitare o annullare il loro dispiegamento qualora si fosse trovato un accordo con la controparte sovietica sui vettori gi\u00e0 schierati dal Patto di Varsavia. \n<br>\nAlla fine degli anni Settanta, andava assumendo rilevanza nella linea politica e propagandistica comunista anche la questione della lotta al nucleare [fig. 21]. Le posizioni sul tema che emersero in quel periodo non erano solo un\u2019ulteriore sfaccettatura di una questione ambientale che affondava le proprie radici nei decenni precedenti, ma erano al contrario la presa d\u2019atto generalizzata di un sistema non pi\u00f9 sostenibile, come avevano dimostrato i tanti disastri ecologici di quegli anni. Formatasi a partire dagli anni Cinquanta negli Stati Uniti come risposta alle alte dosi di radioattivit\u00e0 nell\u2019atmosfera causate dai test nucleari, la nuova coscienza ambientalista approd\u00f2 in Europa dalla met\u00e0 del decennio Sessanta, acquisendo per\u00f2 una dimensione di massa solo negli anni Settanta. Il dialogo tra marxismo ed ecologismo fu in effetti tutt\u2019altro che lineare. Nonostante si fosse andata affermando nel Pci una coscienza critica rispetto alla salute dei lavoratori nelle fabbriche (almeno a partire dagli anni Sessanta), l\u2019ambientalismo fu inizialmente considerato \u00abcome frutto della cultura borghese, [\u2026] antindustriale e antimoderno [\u2026], come una tendenza reazionaria che avrebbe potuto mettere a rischio i posti di lavoro<span id='easy-footnote-115-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-115-14020' title='Peraltro, il fatto che in Italia era stato Amintore Fanfani a farsi primo promotore \u00abdella causa a livello istituzionale non favor\u00ec un atteggiamento diverso\u00bb (Chiara Zampieri, &lt;em&gt;Ambiente e sostenibilit\u00e0 nelle culture politiche italiane degli anni Settanta&lt;\/em&gt; in &lt;em&gt;Mondo contemporaneo&lt;\/em&gt;, 2023, n. 2-3\/2022, p. 221).'><sup>115<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Fu la propensione a dare un taglio politico al problema ecologico, emersa nell\u2019alveo del movimento studentesco e operaio di fine anni Sessanta, a porre sempre pi\u00f9 la questione all\u2019attenzione dei partiti della sinistra storica. Un\u2019ulteriore accelerata si verific\u00f2 in conseguenza dello <em>shock<\/em> petrolifero del 1973, che pose inderogabilmente il problema dei limiti \u00abdi una crescita basata sullo sfruttamento incessante delle risorse alimentari, minerarie, energetiche e naturali<span id='easy-footnote-116-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-116-14020' title='Grazia Pagnotta, &lt;em&gt;Il rapporto con la cultura ecologista e con gli ambientalisti&lt;\/em&gt; in S. Pons (a cura di), &lt;em&gt;Il comunismo italiano nella storia del Novecento&lt;\/em&gt;, cit., p. 543.'><sup>116<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Nella seconda met\u00e0 degli anni Settanta, le vicende dell\u2019ambientalismo italiano si intrecciarono al dispiegarsi di un\u2019opposizione al nucleare civile. L\u2019incidente alla fabbrica Icmesa di Seveso (1976), con la nuvola di diossina che disperse nell\u2019aria, impose all\u2019attenzione non solo dell\u2019opinione pubblica, ma anche delle istituzioni, la questione del rischio industriale. Alla fine degli anni Settanta, l\u2019afflato ecologista assunse perci\u00f2 un nuovo vigore: nelle tesi per il XV Congresso del Pci (1979) figurava cos\u00ec anche la questione ambientale. In un contesto di generale effervescenza sul tema, nell\u2019aprile dello stesso anno nacque \u2013 come una delle strutture dell\u2019arci, nell\u2019alveo dell\u2019associazionismo comunista \u2013 la Lega per l\u2019ambiente, che ag\u00ec per\u00f2 fin da subito come organismo del tutto autonomo dal Pci, separandosi infine dall\u2019arci nel 1986. Quindi, nonostante una posizione comunista non ancora sistematicamente organizzata, gi\u00e0 nel 1979 cominciarono a comparire dichiarazioni quali: \u00abLa difesa dell&#8217;ambiente comincia dalle fabbriche [\u2026]. \u00c8 lotta per la salute [\u2026]. Oggi si estende alle grandi questioni delle centrali nucleari, di cui il Pci ha chiesto la sospensione fino a quando non saranno risolti i problemi della sicurezza<span id='easy-footnote-117-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-117-14020' title=' Massimo D\u2019Alema, &lt;em&gt;Perch\u00e9 il voto al Pci? Discutiamone&lt;\/em&gt; in \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 10 maggio 1979.'><sup>117<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. In quegli anni, \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d si dedic\u00f2 a ripercorrere pi\u00f9 in generale i tanti dibattiti relativi alle opere di intervento sull\u2019ambiente, come nel caso del traforo del Frejus che \u00abnon si doveva fare\u00bb:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abGli studi condotti sullo stato idrogeologico della Valle Susa hanno infatti evidenziato che la zona \u00e8 profondamente dissestata, tanto da non sopportare una adeguata infrastruttura viaria per recepire il maggior traffico indotto dal tunnel. \u201cLe tecniche costruttive \u2013 precisa il [\u2026] responsabile del servizio geologico \u2013 permettono naturalmente di ovviare anche ai limiti posti dallo stato del suolo, ma con oneri finanziari elevatissimi. Pertanto si pu\u00f2 affermare che se si fosse preventivamente studiato il suolo e fatto un rigoroso bilancio tra costi e benefici, il traforo si sarebbe dovuto realizzare altrove e non sotto il Frejus\u201d.<span id='easy-footnote-118-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-118-14020' title='Ezio Rondolini, &lt;em&gt;Frejus: quel traforo non si doveva fare&lt;\/em&gt; in \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 21 maggio 1979.'><sup>118<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nDalle pagine de \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d venivano inoltre promosse le manifestazioni organizzate dal Partito: \n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abUna manifestazione con il compagno Armando Cossutta [\u2026] si terr\u00e0 domani a Montalto di Castro. [\u2026] Tema dell&#8217;incontro \u201cil silenzio della Dc e del governo sulla questione della Centrale nucleare: sospendere la costruzione per rivedere, con le pi\u00f9 ampie garanzie i sistemi di sicurezza\u201d.<span id='easy-footnote-119-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-119-14020' title='&lt;em&gt;Domani Cossutta a Montalto di Castro&lt;\/em&gt; in \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 22 aprile 1979.'><sup>119<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nInoltre, il 28 marzo 1979 si verific\u00f2 l\u2019incidente di Harrisburg, che provoc\u00f2 un tale rilascio di sostanze radioattive nell\u2019ambiente da costituire il pi\u00f9 grande incidente nucleare della storia degli Stati Uniti. L\u2019eco delle proteste che ne seguirono giunse largamente nel panorama italiano:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abWASHINGTON \u2014 \u201cStop Nuclear Power\u201d. Sempre pi\u00f9 di frequente, ormai si vedono auto che accanto alla targa mostrano una striscia con tre triangoli neri in un cerchio bianco con la parola d&#8217;ordine contro le centrali nucleari. In s\u00e9 il fatto non \u00e8 nuovo. [\u2026] Ma dall&#8217;incidente di Harrisburg il fenomeno ha assunto proporzioni molto rilevanti. \u00c8 in corso una vera e propria mobilitazione di opinione pubblica [\u2026].<span id='easy-footnote-120-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-120-14020' title='Alberto Jacoviello, &lt;em&gt;Lettera da Washington&lt;\/em&gt; in \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d, 3 maggio 1979.'><sup>120<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nDunque, per quanto ancora tutt\u2019altro che chiaramente definito, il rapporto del Pci con le questioni ambientali negli anni Settanta mostrava gli indizi di un percorso che trov\u00f2 un pi\u00f9 ampio respiro nel corso degli anni Ottanta. Ma questo non era il solo sintomo dell\u2019avvicinarsi di un nuovo decennio. Alcuni dei tratti che furono in seguito individuati quali caratterizzanti degli anni Ottanta \u2013 \u00abla diffusione di nuove forme di benessere e di consumo, la moltiplicazione delle modalit\u00e0 di aggregazione, la frantumazione degli interessi individuali<span id='easy-footnote-121-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-121-14020' title=' A. Giovagnoli, &lt;em&gt;La Repubblica degli italiani&lt;\/em&gt;, cit., p. 148.'><sup>121<\/sup><\/a><\/span>\u00bb \u2013 gi\u00e0 si intravedevano nella campagna elettorale del 1979. In un opuscolo a stampa interamente dedicato a <em>Musica, prosa, cinema: i comunisti per lo sviluppo dello spettacolo nella democrazia, nella libert\u00e0, nella partecipazione popolare<\/em> ad esempio, il Pci rivendicava:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abpossiamo dire che alla politica del rinvio, del vero e proprio ostracismo e conservatorismo applicati dalla Democrazia cristiana [\u2026] si \u00e8 contrapposta la politica attiva, dinamica, delle amministrazioni di sinistra [\u2026]. Basta pensare ai programmi e alle iniziative culturali delle giunte di sinistra di Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze, per rendersi conto dell\u2019impegno con cui i comunisti hanno condotto e conducono la lotta per [\u2026] una nuova qualit\u00e0 della vita. Perch\u00e9 questo \u00e8 l\u2019obiettivo di fondo: una nuova qualit\u00e0 della vita che pu\u00f2 realizzarsi solo dilatando spazi e tempi in cui l\u2019individuo possa approfondire conoscenze ed esperienze, possa esprimere le sue capacit\u00e0 creative, possa aggregarsi e comunicare con gli altri, possa conquistare quella che Gramsci chiamava la propria personalit\u00e0 storica.<span id='easy-footnote-122-14020' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=14020#easy-footnote-bottom-122-14020' title='Partito comunista italiano, &lt;em&gt;Musica, prosa, cinema: i comunisti per lo sviluppo dello spettacolo nella democrazia, nella libert\u00e0, nella partecipazione popolare&lt;\/em&gt;, Roma, 1979, pp. 5, 16-17.'><sup>122<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\n<em>Conclusioni<\/em>\n<br>\nCon questa ricognizione si \u00e8 inteso ripercorrere le vicende del Pci nel passaggio dal decennio Settanta agli anni Ottanta attraverso la prospettiva della narrazione che di quelle stesse vicende il Partito forn\u00ec ai propri potenziali elettori, allo scopo di comprenderne le logiche nel loro divenire. La scelta di analizzare la campagna elettorale del 1979 si deve all\u2019eccezionalit\u00e0 del 1976 (e al conseguente avvicinamento dei comunisti all\u2019area di governo) e, poi, alla sconfitta comunista del \u201879, che riport\u00f2 il Pci a recuperare il proprio ruolo di opposizione obbligata negli anni Ottanta.\n<br> \nLa sconfitta elettorale del Pci nel 1979 ha infatti rappresentato uno snodo fondamentale nella storia del Partito e, pi\u00f9 in generale, della vicenda politica italiana. Sebbene la percezione di un sempre pi\u00f9 diffuso senso di disorientamento nell\u2019elettorato italiano fosse trasversale a tutti i partiti politici e a tutti gli osservatori dell\u2019epoca, la disaffezione sembrava affliggere con particolare gravit\u00e0 il Pci, la cui peculiare posizione all\u2019interno dei governi di solidariet\u00e0 nazionale aveva suscitato sempre maggiore perplessit\u00e0 non solo all\u2019esterno, ma anche all\u2019interno dell\u2019elettorato comunista. A questo serpeggiante malcontento, la classe dirigente del Partito non seppe fornire una risposta efficace. La propaganda comunista del 1979 risulta infatti meno dotata di un saldo nucleo tematico e di quella chiarezza di contenuti programmatici che pi\u00f9 nitidamente si coglie analizzando le precedenti campagne elettorali comuniste di quello stesso decennio. La proposta politica che ne emergeva appare, al contrario, piuttosto confusa. La ricostruzione dei motivi profondi che portarono alla crisi politico-identitaria del Pci alla fine degli anni Settanta e al rinnovamento della <em>conventio ad escludendum<\/em> dei comunisti dal governo permette di meglio comprendere la profonda trasformazione degli equilibri, degli schieramenti e dei protagonisti che caratterizz\u00f2 il contesto politico degli anni Ottanta. Al tempo stesso, inizi\u00f2 a emergere nella compagna elettorale del 1979 una crescente attenzione del Pci per alcune questioni socialmente rilevanti (la questione femminile, quella giovanile, la lotta alla corruzione, le istanze ambientali e pacifiste) che connotarono in seguito l\u2019azione del Pci, che negli anni Ottanta adott\u00f2 una strategia di azione politica \u00abper issues\u00bb. Nella crisi politica del Pci alla fine degli anni Settanta si possono quindi intravedere le premesse e i primi segnali della transizione verso la seconda fase della segreteria berlingueriana, connotata da una nuova centralit\u00e0 delle istanze moralizzatrici e da una ribadita vicinanza alle lotte dei pi\u00f9 deboli.\n<br>\nInfine, la storia della compagna elettorale del Pci per le elezioni politiche del 1979 \u00e8 anche una storia delle profonde modificazioni del paradigma comunicativo della propaganda politica che proprio alla fine del decennio stavano conoscendo una rapida accelerazione. Il ruolo inequivocabilmente protagonistico nella comunicazione elettorale dei partiti ricoperto alla fine degli anni Settanta non pi\u00f9 solo dalla televisione pubblica ma anche dalle emittenti private rese infatti imprescindibile per i responsabili della propaganda dei diversi partiti fare pi\u00f9 o meno ampie concessioni al processo in atto di sempre maggiore spettacolarizzazione della politica. Il Pci costituisce, in questo senso, un oggetto di studio di grande interesse. Nonostante la generalizzata nel considerazione del Pci nel comune sentire quale partito per lo pi\u00f9 chiuso alle novit\u00e0, e nonostante il Pci sia rimasto sempre legato a quel repertorio di strumenti di propaganda tipici di un moderno partito di massa che tanta parte aveva avuto nel creare quello stretto rapporto di appartenenza e quella fitta rete di connessioni che connotavano la relazione dei militanti con il Partito, dallo studio della campagna elettorale organizzata dal Pci nel 1979 si coglie per\u00f2 un atteggiamento orientato alla compenetrazione delle tradizionali formule della propaganda elettorale comunista con le logiche pi\u00f9 avanzate della \u00abpolitica spettacolo\u00bb. Particolare attenzione \u00e8 stata quindi riservata all\u2019analisi delle scelte grafiche, stilistiche e linguistiche, per tentare di mettere in luce aperture e perplessit\u00e0 del rapporto del Pci con i nuovi media. Resta da indagare in che modo il nuovo paradigma mediatico modific\u00f2 le strutture e i processi produttivi del materiale elettorale dei partiti. La crescente perizia tecnica richiesta implic\u00f2 una progressiva esternalizzazione di almeno alcune fasi della produzione. Un\u2019indagine che faccia emergere chi si occupasse di ideare, realizzare e diffondere il materiale di propaganda, e in che misura l\u2019elaborazione delle strategie comunicative (e politiche) dei partiti fosse l\u2019esito di un dibattito interno o, piuttosto, del contributo di agenzie pubblicitarie o professionisti esterni permetter\u00e0 di comprendere pi\u00f9 compiutamente il delinearsi nell\u2019era della neotelevisione dei rapporti tra partiti politici e logiche commerciali, oltre che le implicazioni pi\u00f9 o meno problematiche dei rapporti tra gerarchie politiche ed emittenti televisive, sia pubbliche che private. \n<br>\n<br>\n<br>\n\n<em>Appendice iconografica<\/em>\n<br>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14026\" width=\"282\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-1.jpg 563w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-1-211x300.jpg 211w\" sizes=\"(max-width: 282px) 100vw, 282px\" \/><figcaption>Fig. 1. Manifesto del Pci per le elezioni politiche del 1979.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14027\" width=\"282\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-2.jpg 564w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-2-212x300.jpg 212w\" sizes=\"(max-width: 282px) 100vw, 282px\" \/><figcaption>Fig. 2. Manifesto del Pci per le elezioni politiche del 1979.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-3.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14029\" width=\"278\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-3.jpg 556w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-3-209x300.jpg 209w\" sizes=\"(max-width: 278px) 100vw, 278px\" \/><figcaption>Fig. 3. Manifesto del Pci contro la formazione di un governo elettorale nel 1979.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-4.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14032\" width=\"279\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-4.jpg 557w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-4-209x300.jpg 209w\" sizes=\"(max-width: 279px) 100vw, 279px\" \/><figcaption>Fig. 4. Manifesto del Pci contro la formazione di un governo elettorale nel 1979.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-5.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14033\" width=\"279\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-5.jpg 557w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-5-209x300.jpg 209w\" sizes=\"(max-width: 279px) 100vw, 279px\" \/><figcaption>Fig. 5. Manifesto del 1979 del Pci in ricordo di Cesare Terranova, vittima del terrorismo mafioso.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-6-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14036\" width=\"285\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-6-1.jpg 570w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-6-1-214x300.jpg 214w\" sizes=\"(max-width: 285px) 100vw, 285px\" \/><figcaption>Fig. 6. Manifesto del 1979 del Pci contro azioni di matrice neofasciste compiute ai danni dell\u2019Associazione di stampa di Bologna.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-7.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14037\" width=\"287\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-7.jpg 574w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-7-215x300.jpg 215w\" sizes=\"(max-width: 287px) 100vw, 287px\" \/><figcaption>Fig. 7. Manifesto del 1979 del Pci a denuncia dell\u2019assassinio dell\u2019operaio comunista Guido Rossa.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-8.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14039\" width=\"276\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-8.jpg 552w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-8-207x300.jpg 207w\" sizes=\"(max-width: 276px) 100vw, 276px\" \/><figcaption>Fig. 8. Manifesto del 1979 del Pci per i funerali di Graziella Fava, vittima del terrorismo.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-9.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14040\" width=\"273\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-9.jpg 546w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-9-205x300.jpg 205w\" sizes=\"(max-width: 273px) 100vw, 273px\" \/><figcaption>Fig. 9. Manifesto del Pci per le elezioni politiche del 1979.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-10.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14042\" width=\"273\" height=\"400\"\/><figcaption>Fig. 10. Manifesto del Pci per le elezioni politiche del 1979.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-11.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14044\" width=\"283\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-11.jpg 565w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-11-212x300.jpg 212w\" sizes=\"(max-width: 283px) 100vw, 283px\" \/><figcaption>Fig. 11. Manifesto del Pci per le elezioni politiche del 1979.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-12.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14045\" width=\"283\" height=\"400\"\/><figcaption>Fig. 12. Manifesto del Pci per le elezioni politiche del 1979.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-13.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14046\" width=\"283\" height=\"400\"\/><figcaption>Fig. 13. Manifesto del Pci per le elezioni politiche del 1979.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-14.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14047\" width=\"283\" height=\"400\" srcset=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-14.jpg 566w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-14-212x300.jpg 212w\" sizes=\"(max-width: 283px) 100vw, 283px\" \/><figcaption>Fig. 14. Manifesto del 1979 del Pci per l\u2019iscrizione al Partito.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-15.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14048\" width=\"283\" height=\"400\"\/><figcaption>Fig. 15. Manifesto del 1979 del Pci contro la diffusione delle droghe pesanti e della tossicodipendenza.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-16-718x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14049\" width=\"283\" height=\"400\"\/><figcaption>Fig. 16. Manifesto del Pci per le elezioni europee del 1979.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-17.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14050\" width=\"283\" height=\"400\"\/><figcaption>Fig. 17. Manifesto del Pci per le elezioni europee del 1979.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-18.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14051\" width=\"283\" height=\"400\"\/><figcaption>Fig. 18. Manifesto del Pci per le elezioni politiche del 1979.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-19.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14052\" width=\"283\" height=\"400\"\/><figcaption>Fig. 19. Manifesto del Pci per le elezioni politiche del 1979.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-20.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14054\" width=\"283\" height=\"400\"\/><figcaption>Fig. 20. Manifesto del 1979 del Pci per la diffusione de \u201cl\u2019Unit\u00e0\u201d.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-21.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14056\" width=\"283\" height=\"400\"\/><figcaption>Fig. 21. Manifesto del Pci per le elezioni politiche del 1979. Tratto da Partito comunista italiano, <em>Con i comunisti per andare avanti<\/em>, cit. p. 22.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-22.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14057\" width=\"367\" height=\"251\" srcset=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-22.jpeg 489w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-22-300x205.jpeg 300w\" sizes=\"(max-width: 367px) 100vw, 367px\" \/><figcaption>Fig. 22. Manifesto del 1979 del Pci per l\u2019iscrizione al Partito.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-23-1024x631.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-14058\" width=\"512\" height=\"316\" srcset=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-23-1024x631.png 1024w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-23-300x185.png 300w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-23-768x473.png 768w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-23-1536x947.png 1536w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-23.png 1553w\" sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><figcaption>Fig. 23. Corteo comunista a Modena prima delle elezioni politiche del 1979. In fotografia, uno striscione che reca la scritta: \u00ab\u00e8 ora di cambiare, il Pci deve governare\u00bb.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-24-1024x631.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-14059\" width=\"512\" height=\"316\" srcset=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-24-1024x631.png 1024w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-24-300x185.png 300w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-24-768x473.png 768w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-24-1536x947.png 1536w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-24.png 1553w\" sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><figcaption>Fig. 24. Comizio elettorale del Pci a Modena per le elezioni del 1979. Nilde Iotti si rivolge alle donne comuniste.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-25-1024x631.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-14060\" width=\"512\" height=\"316\" srcset=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-25-1024x631.png 1024w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-25-300x185.png 300w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-25-768x473.png 768w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-25-1536x947.png 1536w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2026\/04\/immagine-25.png 1553w\" sizes=\"(max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><figcaption>Fig. 25. Esposizione degli esiti elettorali delle elezioni politiche del 1972 ancora, a quell\u2019altezza, attraverso tabelloni cartacei esposti nelle piazze cittadine. In fotografia, Piazza Grande, Modena.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p class=\"sec-article\">\nTutti i manifesti, salvo diversa indicazione, sono conservati presso l\u2019archivio digitale <a href=\"https:\/\/www.manifestipolitici.it\/SebinaOpacGramsci\/.do\" title=\"\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> Manifestipolitici.it &#8211; Catalogo<\/a>. Tutte le fotografie riportate sono tratte (qualora non sia presente un diverso riferimento) dall\u2019archivio digitale <a href=\"https:\/\/lodovico.medialibrary.it\/home\/index.aspx\" title=\"\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Lodovico Media Library<\/a>.\n<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il saggio analizza la campagna elettorale del Pci per le elezioni politiche del 1979 come snodo attraverso il quale comprendere le trasformazioni socio-politiche e comunicative dell&#8217;Italia repubblicana di fine anni Settanta. La crisi del compromesso storico e la sconfitta elettorale del Pci nel 1979 si collocano all&#8217;incrocio di due processi di trasformazione che questo saggio intende indagare congiuntamente: il progressivo sgretolamento della cultura politica dei partiti di massa e il consolidarsi di un nuovo paradigma della comunicazione elettorale, in cui la televisione ridefinisce i codici, i linguaggi e le aspettative del discorso pubblico. Attraverso fonti eterogenee (archivi televisivi Rai, stampa di partito, documenti interni del Pci) il lavoro ricostruisce il clima di sfiducia istituzionale, di disaffezione giovanile e di crescente astensionismo che caratterizz\u00f2 quella stagione, interpretandolo come segnale di una frattura strutturale nel rapporto tra cittadini e rappresentanza politica. Centrale nell&#8217;analisi \u00e8 il mutamento dei formati e dei linguaggi della propaganda: il Pci si configura come caso emblematico di studio in qualit\u00e0 di partito che, pur rimanendo legato ai tradizionali strumenti di comunicazione politica, si trova a negoziare la propria presenza in un ecosistema mediatico in rapida evoluzione.","protected":false},"author":498,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[2],"tags":[1441,1437,1439,1438,1440],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14020"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/498"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=14020"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14020\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14062,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/14020\/revisions\/14062"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=14020"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=14020"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=14020"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}