{"id":13629,"date":"2025-12-14T12:23:25","date_gmt":"2025-12-14T11:23:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629"},"modified":"2025-12-15T10:53:21","modified_gmt":"2025-12-15T09:53:21","slug":"le-madri-lontane-la-parola-data-alle-nutrici-invisibili-dellitalia-sofferenze-e-la-sindrome-italia-raccontate-dalle-migranti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629","title":{"rendered":"<em>Corpi e resistenze<\/em> &#8211; Le madri lontane: la parola data alle nutrici invisibili dell\u2019Italia \u2013 Sofferenze e la Sindrome Italia raccontate dalle migranti"},"content":{"rendered":"\n<b>I \u2013 Introduzione<\/b>\n<br>\nNel XXI secolo la letteratura contemporanea si configura sempre pi\u00f9 come spazio di riflessione critica, superando l\u2019impegno ideologico o politico in senso stretto per affrontare questioni etiche e problematiche globali. In questo ambito, la narrativa d\u2019inchiesta si afferma come mezzo efficace per dare voce ai soggetti emarginati e denunciare le disuguaglianze sociali. Un esempio di questo rinnovato impegno \u00e8 il volume <em>Le madri lontane<\/em><span id='easy-footnote-1-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-1-13629' title='Stefania Prandi, &lt;em&gt;Le madri lontane&lt;\/em&gt;, Busto Arsizio, People, 2024.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span> di Stefania Prandi. L\u2019opera si concentra sulle esperienze delle lavoratrici migranti dell\u2019Europa dell\u2019est, restituendo visibilit\u00e0 a condizioni spesso rimosse. Il presente contributo si propone di analizzare, a partire da una sintetica presentazione dell\u2019autrice, come il suo volume rappresenti le esperienze delle lavoratrici migranti europee temporanee e restituisca la percezione delle responsabilit\u00e0 da esse assunte tanto nelle societ\u00e0 di origine quanto in quelle di accoglienza. L\u2019analisi si concentrer\u00e0 sulle principali problematiche sociali connesse alle sfide affrontate da queste donne interrogandosi sulle implicazioni simboliche e politiche della narrazione a loro dedicata.\n<br>\n<br>\n\n\n<b>II \u2013 L\u2019autrice e il suo impegno<\/b>\n<br>\nStefania Prandi \u00e8 una giornalista, scrittrice e fotografa pluripremiata<span id='easy-footnote-2-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-2-13629' title='Tra i premi pi\u00f9 recenti: il Premio Vergani 2024 (categoria web) per il reportage &lt;em&gt;Le madri lontane&lt;\/em&gt;; il terzo premio al Fetisov Journalism Awards 2024 (Svizzera) e il Premio Fnsi \u201fDov\u2019\u00e8 Tina Merlin oggi?\u201d 2023 per &lt;em&gt;Il sapore amaro dei kiwi&lt;\/em&gt;, inchiesta finalista anche alla Global Media Competition on Labour Migration promossa dall\u2019ILO (ONU). Cf.: &lt;a href=&quot;https:\/\/www.stefaniaprandi.it\/premi\/&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Premi e grant \u2013 Stefania Prandi &lt;\/a&gt;, visto il 14 aprile 2025.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span>, la cui attivit\u00e0 si concentra su tematiche di rilevanza sociale quali l\u2019uguaglianza di genere, i diritti dei lavoratori, la tratta di esseri umani e, pi\u00f9 in generale, le condizioni di vita e di lavoro delle categorie vulnerabili. Le sue inchieste, rigorose e animate da un profondo impegno etico, sono state pubblicate su importanti testate giornalistiche nazionali e internazionali, tra cui The Guardian, National Geographic, Al Jazeera, El Pa\u00eds, IrpiMedia, Il manifesto.\n<br> \nAttraverso la scrittura e la fotografia, Stefania Prandi sviluppa un percorso di indagine centrato sulle condizioni di vita delle donne vittime di sfruttamento lavorativo e violenza di genere, restituendo visibilit\u00e0 a soggettivit\u00e0 spesso escluse dal discorso pubblico dominante.\n<br>\nNel 2018 pubblica <em>Oro rosso<\/em><span id='easy-footnote-3-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-3-13629' title='Stefania Prandi, &lt;em&gt;Oro rosso. Fragole, pomodori, molestie e sfruttamento nel Mediterraneo&lt;\/em&gt;, Cagli, Settenove, 2018.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span>, frutto di un\u2019indagine approfondita sulle braccianti agricole vittime del caporalato nell\u2019area mediterranea, che mette in luce i meccanismi di sfruttamento sistemico che ne regolano l\u2019esistenza. Segue, nel 2020, <em>Le conseguenze<\/em><span id='easy-footnote-4-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-4-13629' title='Stefania Prandi, &lt;em&gt;Le conseguenze. I femminicidi e lo sguardo di chi resta&lt;\/em&gt;, Cagli, Settenove, 2020.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span>, volume dedicato alle vittime di femminicidio e alle testimonianze dei loro familiari che, attraverso un\u2019attenta ricostruzione del vissuto di chi resta, si propone di indagare le ripercussioni profonde e durature della violenza di genere. Nel 2024, insieme alla giornalista Francesca Ciculli, realizza <em>Agro Punjab<\/em><span id='easy-footnote-5-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-5-13629' title='Francesca Ciculli, Stefania Prandi, &lt;em&gt;Agro Punjab. Lo sfruttamento dei sikh nelle campagne di Latina&lt;\/em&gt;, Milano, Nottetempo, 2024.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span>, un lavoro di inchiesta focalizzato sulle esperienze delle lavoratrici e dei lavoratori migranti nelle campagne del Lazio, che ricostruisce la catena di responsabilit\u00e0 economiche, politiche e sociali alla base del loro sfruttamento. Nello stesso anno pubblica <em>Le madri lontane,<\/em> in cui d\u00e0 voce alle lavoratrici migranti per descrivere e analizzare il fenomeno psicosociale noto come \u00abSindrome Italia\u00bb, e cofirma, insieme alle giornaliste Francesca Candioli e Roberta Cavagli\u00e0, un\u2019inchiesta sulle molestie sessuali subite da studentesse e studenti nelle scuole di giornalismo italiane<span id='easy-footnote-6-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-6-13629' title='Francesca Candioli, Roberta Cavagli\u00e0, Stefania Prandi, &lt;em&gt;Voi con queste gonnelline mi provocate&lt;\/em&gt;, in \u201fIRPI Media\u201d, 16 ottobre 2024, &lt;a href=&quot;https:\/\/irpimedia.irpi.eu\/molestie-sessuali-scuole-giornalismo\/&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;\u00abVoi con queste gonnelline mi provocate\u00bb &amp;#8211; IrpiMedia &lt;\/a&gt;, visto il 14 aprile 2025. Visto il 4 novembre 2025.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\n<br>\n\n<b>III \u2013 La narrazione della maternit\u00e0 lontana<\/b>\n<br>\n<em>Le madri lontane<\/em> rappresenta un esempio significativo di reportage narrativo che intreccia documentazione giornalistica, impegno sociale e scrittura letteraria<span id='easy-footnote-7-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-7-13629' title=' Martina Ferlisi, &lt;em&gt;Le \u201cmadri lontane\u201d costrette a lasciare i propri figli per assicurargli un futuro migliore&lt;\/em&gt;, in \u201cAltreconomia\u201d, 27 agosto 2024, &lt;a href=&quot;https:\/\/altreconomia.it\/le-madri-lontane-costrette-a-lasciare-i-propri-figli-per-assicurargli-un-futuro-migliore\/#:~:text=%E2%80%9CLe%20madri%20lontane%E2%80%9D%20raccontate%20dalla,per%20assicurargli%20un%20futuro%20migliore&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Le &amp;#8220;madri lontane&amp;#8221; costrette a lasciare i propri figli per assicurargli un futuro migliore&lt;\/a&gt;; Alessandra Pigliaru, &lt;em&gt;Braccianti, nel dolore della separazione&lt;\/em&gt;, in \u201cil manifesto\u201d, 28 agosto 2024, &lt;a href=&quot;https:\/\/ilmanifesto.it\/braccianti-nel-dolore-della-separazione&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Braccianti, nel dolore della separazione | il manifesto&lt;\/a&gt;; visti il 12 settembre 2025. Visti il 4 novembre 2025.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span>. L\u2019opera riflette l\u2019approccio investigativo e militante di Stefania Prandi e si distingue per la capacit\u00e0 di restituire, attraverso una scrittura attenta e partecipe, le disuguaglianze che attraversano le vite delle donne migranti, rendendone visibili le condizioni materiali, simboliche e affettive. Si tratta infatti di una sorta di resoconto articolato dei sacrifici quotidiani di un esercito di donne invisibili che, per sostenere le proprie famiglie, affrontano percorsi migratori complessi e spesso dolorosi. Queste donne ricoprono ruoli fondamentali nell\u2019economia italiana, lavorando come operaie, braccianti agricole, badanti e colf. Stefania Prandi mette a frutto le sue competenze giornalistiche per far emergere non solo lo sfruttamento lavorativo, ma anche le implicazioni pi\u00f9 profonde legate all\u2019essere donna, alla maternit\u00e0 e alla distanza affettiva, tanto nei contesti di accoglienza quanto in quelli di origine.\n<br>\nL\u2019opera si inserisce in un panorama ancora limitato di narrazioni letterarie, teatrali e cinematografiche che affrontano esplicitamente il vissuto materno delle migranti europee in Italia. Tra le produzioni precedenti, si ricordano <em>Nadea e Sveta<\/em><span id='easy-footnote-8-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-8-13629' title='Maura Delpero, &lt;em&gt;Nadea e Sveta&lt;\/em&gt;, Miramonte film, 2012.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span>, documentario di Maura Delpero uscito nel 2012, che attraverso l\u2019amicizia tra due donne moldave impiegate come badanti, esplora le sfide emotive della migrazione femminile e della maternit\u00e0 a distanza. Viene poi <em>Sindrome italiana<\/em>, opera teatrale di Lucia Calamaro, andata in scena per la prima volta nel novembre 2018 a Brescia e analizzata nel 2019 dalla ricercatrice Antonella Capra, che mette in scena il rapporto intimo e conflittuale tra una badante migrante e la persona anziana di cui si prende cura, rivelando con intensit\u00e0 drammatica le tensioni affettive, culturali e sociali implicite nel lavoro di cura<span id='easy-footnote-9-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-9-13629' title='Antonella Capra, &lt;em&gt;Vecchiaia italiana vs sindrome italiana: le badanti, figure di una doppia crisi&lt;\/em&gt;, in \u201fLine@editoriale\u201d, 11, 2019, &lt;a href=&quot;http:\/\/interfas.univ-tlse2.fr\/lineaeditoriale\/1412&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Vecchiaia italiana vs sindrome italiana: le badanti, figure di una doppia crisi \u2013 Line@editoriale&lt;\/a&gt;, visto il 14 aprile 2025.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span>. Nel 2021, <em>Sindrome Italia. Storia delle nostre badanti<\/em>, un romanzo a fumetti pubblicato da Tiziana Francesca Vaccaro e Elena Mistrello, narra in prima persona l\u2019esperienza migratoria di Vasilica, segnata da dolore, disillusione e cicatrici profonde<span id='easy-footnote-10-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-10-13629' title='Tiziana Francesca Vaccaro, Elena Mistrello &lt;em&gt;Sindrome Italia. Storia delle nostre badanti&lt;\/em&gt;, Padova, Becco Giallo, 2021.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span>. A queste opere si aggiunge, nel 2024, il documentario <em>Sindrome Italia<\/em> di Ettore Mengozzi, che segue le vite di due donne, Corina e Natalia: la prima tenta di ricostruire s\u00e9 stessa dopo anni di lavoro in Italia, la seconda \u00e8 ancora immersa nelle dure condizioni lavorative che caratterizzano l\u2019assistenza domestica<span id='easy-footnote-11-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-11-13629' title='Ettore Mengozzi, &lt;em&gt;Sindrome Italia&lt;\/em&gt;, I Wonder Pictures, 2024.'><sup>11<\/sup><\/a><\/span>. Tutte queste opere condividono l\u2019intento di rendere visibili le conseguenze della migrazione e dello sfruttamento vissuto dalle donne provenienti dai paesi dell\u2019Europa dell\u2019Est, concentrandosi sull\u2019esperienza lavorativa nel ruolo di badanti. Stefania Prandi, dal canto suo, amplia lo sguardo e apporta un tassello complementare alla riflessione in quanto restituisce una visione pi\u00f9 complessa e stratificata delle traiettorie migratorie, dando conto della pluralit\u00e0 dei ruoli lavorativi e delle migrazioni successive affrontate da queste donne, tutte segnate da forme reiterate di precariet\u00e0, alienazione e resistenza.\n<br>\n<br>\n\n<b>IV \u2013 Le madri lontane svelano la propria vita<\/b>\n<br>\nLeggendo <em>Le madri lontane<\/em> si segue la giornalista nei suoi incontri con donne migranti rumene e bulgare, intervistate in Italia, Romania e Bulgaria. Lo stile narrativo unisce rigore giornalistico, sensibilit\u00e0 letteraria e un forte coinvolgimento emotivo; la scrittura, immersiva e priva di filtri interpretativi, d\u00e0 spazio alle testimonianze dirette, restituendo la complessit\u00e0 dei vissuti con sguardo critico ma empatico. Sebbene l\u2019autrice assuma il ruolo di io narrante, il cuore del libro \u00e8 costituito dalle voci delle protagoniste, che condividono le loro storie di vita con lucidit\u00e0, dolore e dignit\u00e0, restituendo una testimonianza corale dell\u2019esperienza migrante femminile nel contesto contemporaneo. I primi quattro dei quindici capitoli del libro sono dedicati a Clea che, in Italia da venti anni, ora vive in Basilicata. La donna racconta la sua esperienza lavorativa nei campi e come colf, con padroni buoni e cattivi. Parla dei problemi di salute suoi e delle amiche, si confida sulla propria vita sentimentale, sul suo ultimo parto difficile e sul rapporto con i figli lasciati in Romania. Clea presenta poi a Prandi e al lettore il \u201fsignore delle arance\u201d, un ex datore di lavoro descritto come onesto e gentile, che le accompagna tra i suoi aranceti e si diverte a mostrare la propria abilit\u00e0 nel \u201fsoppesare\u201d le persone. Abituato a stimare a colpo d\u2019occhio il peso delle casse di frutta, trasferisce questa competenza al corpo umano, cercando di indovinarne il peso con un misto di scherzo e vanit\u00e0 professionale<span id='easy-footnote-12-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-12-13629' title='S. Prandi, &lt;em&gt;Le madri lontane&lt;\/em&gt;, cit., p. 5-29.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span>. Un gioco all\u2019apparenza innocuo, che tuttavia riflette una deformazione professionale potenzialmente disumanizzante: la capacit\u00e0 di stimare il peso di una merce, acquisita nel contesto lavorativo, quando applicata ai corpi umani finisce per ridurre l\u2019individualit\u00e0 a un dato materiale, alimentando, anche in modo involontario, una visione utilitaristica e oggettivante dell\u2019altro.\n<br> \nNei successivi cinque capitoli, la narrazione trasporta chi legge nella Moldavia rumena, a Zmeu, in provincia di Ia\u015fi, una zona segnata da forti tassi di emigrazione, dove il 30% della forza lavoro che si trasferisce in Europa (Italia, Germania e Spagna) \u00e8 femminile<span id='easy-footnote-13-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-13-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 31.'><sup>13<\/sup><\/a><\/span>. Qui si incontra Petra, 47 anni e 9 figli, si visita la sua casa e se ne conosce la famiglia. Anche lei ha lavorato in Italia, spinta dal bisogno di pagare un intervento chirurgico per uno dei figli. Ora che \u00e8 tornata in Romania, ha in custodia i figli del suo primogenito, emigrato in Germania con la loro madre, da cui ha recentemente divorziato. Nel contempo, emerge la figura della traduttrice rumena che accompagna la giornalista: un personaggio opportunista e sprezzante, la cui disonest\u00e0 e superficialit\u00e0 si rendono immediatamente percepibili. La donna esprime apertamente il proprio disprezzo nei confronti della popolazione rom, largamente presente a Zmeu<span id='easy-footnote-14-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-14-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 32-39.'><sup>14<\/sup><\/a><\/span>. Sia Petra che la traduttrice assumono un ruolo significativo, in quanto rappresentano \u2013 ciascuna a suo modo \u2013 meccanismi sociali emblematici della realt\u00e0 rumena contemporanea<span id='easy-footnote-15-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-15-13629' title='Marco Fontana, &lt;em&gt;L\u2019incontro con la psichiatria rumena&lt;\/em&gt;, in Donatella Cozzi (a cura di) &lt;em&gt;Legami in diaspora: figli e madri nell\u2019emigrazione dalla Romania&lt;\/em&gt;, Udine, Forum, 2019, pp. 218-219.'><sup>15<\/sup><\/a><\/span>. Petra incarna la povert\u00e0 e le disuguaglianze economiche che colpiscono le fasce pi\u00f9 vulnerabili della popolazione; la traduttrice, invece, si fa portavoce \u2013 in modo pi\u00f9 o meno consapevole \u2013 di problematiche strutturali quali la corruzione, il paternalismo e il razzismo, manifestando atteggiamenti che riflettono meccanismi profondamente radicati di disuguaglianza sociale ancora presenti nella societ\u00e0 rumena (e non solo). Prandi d\u00e0 poi la parola a una psichiatra, a un\u2019attivista della ONG Save the Children e al preside di una scuola per farci capire cos\u2019\u00e8 la Sindrome Italia, \u00abossia la condizione di estremo disagio, dovuta all\u2019aver delegato la maternit\u00e0 ad altri.<span id='easy-footnote-16-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-16-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 42.'><sup>16<\/sup><\/a><\/span>\u00bb \n<br>\nAltre testimonianze e incontri ci fanno toccare con mano il dolore e i sacrifici vissuti delle donne e la violenza invisibile subita in seno alle loro famiglie<span id='easy-footnote-17-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-17-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 42-61.'><sup>17<\/sup><\/a><\/span>. La giornalista descrive poi la sua presa in ostaggio e il tentativo di estorsione perpetrato dalla traduttrice, con la complicit\u00e0 della padrona del <em>bed and breakfast<\/em> presso cui alloggia, nonch\u00e9 la successiva fuga, durante la quale si trova esposta ai pesanti tentativi di approccio da parte di un tassista avvinazzato<span id='easy-footnote-18-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-18-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 63-69.'><sup>18<\/sup><\/a><\/span>. Un\u2019esperienza che viene descritta senza emettere giudizi, ma che evidenzia una volta di pi\u00f9 la durezza di una societ\u00e0 dove il divario sociale e il sessismo sono enormi e la corruzione palpabile.\n<br>\nIl viaggio prosegue in Bulgaria, a Gabrovnitsa, con l\u2019incontro di Iva, Irina e Aleksandra un tempo donne di servizio e badanti in Italia. Grazie ai risparmi racimolati hanno potuto far studiare i figli, sostenere la famiglia e acquistare ben due case in patria; ma anche loro hanno subito la durezza del lavoro, spesso in nero, le difficolt\u00e0 di accesso alle cure e l\u2019impossibilit\u00e0 di essere presenti per i figli<span id='easy-footnote-19-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-19-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, 71-77.'><sup>19<\/sup><\/a><\/span>. Segue la storia dei patimenti di Zina, venuta in Puglia per lavorare come bracciante e poi come badante, che esprime la propria frustrazione per aver guadagnato meno del previsto e per la ribellione della figlia<span id='easy-footnote-20-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-20-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, 79-85.'><sup>20<\/sup><\/a><\/span>. A queste vicende si intrecciano le voci di due maestre, Rosita e Teodora, che parlano dei loro allievi, consci delle fatiche dei genitori, ma bisognosi d\u2019affetto e di contatto fisico e delle madri oppresse dai sensi di colpa. A conferma, risuonano le parole di una madre e di una nonna<span id='easy-footnote-21-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-21-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 87-91.'><sup>21<\/sup><\/a><\/span>.\n<br> \nLa narrazione si conclude in Italia. Le testimonianze di Mina, Adriana e Monica, insieme a quelle del ricercatore Maurizio Alfano e di due psicologhe collaboratrici dell\u2019associazione ActionAid, sottolineano le difficolt\u00e0 nell\u2019accudire la prole affrontate dalle braccianti costrette a lavorare di notte e svelano l\u2019infanzia difficile vissuta anche da quei figli rimasti con le mamme emigrate<span id='easy-footnote-22-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-22-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 93-99.'><sup>22<\/sup><\/a><\/span>. Ilenia e Yasmine, dal canto loro, portano a galla il dramma degli aborti naturali causati dalla penosit\u00e0 del lavoro, e di quelli volontari dovuti agli stupri perpetrati dai datori di lavoro o dai caporali<span id='easy-footnote-23-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-23-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 101-105.'><sup>23<\/sup><\/a><\/span>. Violetta sottolinea la difficolt\u00e0 per le donne a denunciare le violenze e lo sfruttamento subito<span id='easy-footnote-24-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-24-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 107.'><sup>24<\/sup><\/a><\/span>. \n<br>\nInfine, la postfazione della ricercatrice Chiara Cretella<span id='easy-footnote-25-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-25-13629' title='Chiara Cretella ricercatrice del Centro studi sul genere e l\u2019educazione dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna, si occupa di sociologia della cultura e Gender Studies, con particolare attenzione al corpo femminile e alla violenza di genere. &lt;a href=&quot;http:\/\/www.chiaracretella.it\/&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;www.chiaracretella.it&lt;\/a&gt;, visto il 13 settembre 2025.'><sup>25<\/sup><\/a><\/span>, incentrata sul ruolo essenziale della maternit\u00e0 per lo sviluppo psico-emotivo dei figli e sulla disumanizzazione di queste lavoratrici, \u00e8 un appello a:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00ab[&#8230;] interrompere il ciclo di sfruttamento delle madri che sono costrette ad abbandonare i figli e le figlie per procurare loro un futuro migliore del proprio, perch\u00e9 i danni di questo sistema produttivo non si limitano ai corpi che vi vengono schiacciati, ma si riversano anche sulla loro dimensione riproduttiva e su quella della futura progenie.<span id='easy-footnote-26-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-26-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 119.'><sup>26<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nQuest\u2019appello offre lo spunto per un\u2019analisi complementare volta a evidenziare le dimensioni del fenomeno e mettere in luce il peso che incombe sulle spalle di queste donne, le quali si donano interamente, alla propria famiglia anche quando se ne allontanano fisicamente per venire a nutrire e accudire la popolazione dei Paesi in cui lavorano.\n<br>\nLe storie raccolte da Stefania Prandi, pur nella loro specificit\u00e0, delineano uno schema ricorrente fatto di sfruttamento, violenza e solitudine, che accomuna migliaia di donne migranti e che si ripete, seppur con variazioni, tanto nei Paesi di origine quanto in quelli di destinazione. Decostruendo i singoli racconti, \u00e8 possibile individuare le radici profonde di tali ingiustizie, che rendono ancora pi\u00f9 difficile per le migranti conciliare il ruolo di madre con quello di lavoratrice e di donna. Le testimonianze delle donne spingono infatti a riflettere da una parte sulla condizione femminile in situazioni di fragilit\u00e0 economica e sociale. Dall\u2019altra, invitano a considerare le responsabilit\u00e0 della societ\u00e0 e della letteratura giornalistica nel perpetuare o contrastare questi meccanismi perversi e le conseguenze che essi hanno sull\u2019intero sistema sociale.\n<br>\n<br>\n\n\n\n<b>V \u2013 Donne e madri migranti tra invisibilit\u00e0 sociale e sfruttamento economico<\/b>\n<br>\nLa condizione delle madri lontane \u00e8 drammatica e non si limita alla sofferenza psicologica dovuta alla separazione dai figli. Essa si estende anche alla loro invisibilit\u00e0 sociale, come madri, come donne e come <em>breadwinner<\/em>. Diventano invisibili come madri nella loro Patria, poich\u00e9 vedono i figli solo sporadicamente, ma anche per la societ\u00e0 che le ospita che non vede la loro prole. Clea, ad esempio, quando sua figlia era piccola, lavorava per tre mesi consecutivi e poi tornava in Romania per un mese, mentre la nuora di Petra rientra ogni mese per passare tre giorni con la figlia<span id='easy-footnote-27-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-27-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 21, 33.'><sup>27<\/sup><\/a><\/span>. Ma, spesso, i figli finiscono per perdere il legame con le madri. Clea dice:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abHo due figlie, una di venticinque e l\u2019altra di quindici anni. Con la prima ci sentiamo tutti i giorni, siamo come sorelle. La seconda invece non vuole pi\u00f9 parlarmi [&#8230;]. Non \u00e8 facile, dentro muoio. Piango in casa, da sola, per ore. Poi mi infilo nella doccia, mi vesto, mi pettino mi trucco, esco e fingo di stare bene. Altre donne con i figli lontani si comportano come me. A volte, nelle serre, le sento confidarsi tra loro con gli occhi pieni di lacrime. Il giorno dopo arrivano con aria di indifferenza, come se non si fossero mai scambiate quei segreti. Siamo sole con il nostro dolore<span id='easy-footnote-28-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-28-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 9-10.'><sup>28<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nLe migranti, murate nel proprio dolore, vivono una sofferenza che diventa un segreto, poich\u00e9 la rinuncia a una parte della famiglia \u00e8 percepita come una questione privata. Invisibili anche come donne, le migranti incontrano difficolt\u00e0 a capire e a farsi ascoltare dai medici italiani, i quali attribuiscono spesso i loro disturbi a sforzi fisici o ad allergie, ignorando patologie pi\u00f9 gravi, come quelle oncologiche<span id='easy-footnote-29-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-29-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 72-73.'><sup>29<\/sup><\/a><\/span>. Senza contare che la mole di lavoro e la precariet\u00e0 delle loro condizioni di vita ostacolano l\u2019accesso agli screening preventivi<span id='easy-footnote-30-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-30-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 28-29.'><sup>30<\/sup><\/a><\/span> e a cure essenziali, come le chemioterapie<span id='easy-footnote-31-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-31-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 10.'><sup>31<\/sup><\/a><\/span>. Molte di loro, inoltre, non comprendono il linguaggio medico e, oberate dal lavoro, trascurano gli screening preventivi. Sul lavoro, alcune trovano dei padroni comprensivi, ma Petra sottolinea che, per molti l\u2019unica cosa importante \u00e8 l\u2019efficienza della manodopera perch\u00e9, come spiega Violetta considerano le donne come oggetti e il tipo di lavoro effettuato mina l\u2019autostima delle braccianti facendole sparire<span id='easy-footnote-32-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-32-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 35, p. 108.'><sup>32<\/sup><\/a><\/span>.\n<br> \nSecondo l\u2019Osservatorio Domina sul lavoro domestico, nel 2023 il settore ha generato un valore di produzione pari a 21,9 miliardi di euro, con pi\u00f9 di 800 mila lavoratori e lavoratrici domestici censiti anche se, in realt\u00e0, le persone impiegate sarebbero circa un 1.600.000. Una forza lavoro maggioritariamente femminile (88,6%) e straniera (68,9%) con in testa la comunit\u00e0 rumena (il 21,3% della manodopera migrante)<span id='easy-footnote-33-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-33-13629' title='&lt;a href=&quot;https:\/\/www.osservatoriolavorodomestico.it\/documenti\/sintesi_rapporto_annuale_2024.pdf&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Osservatorio Lavoro Domestico&lt;\/a&gt;, visto il 15 aprile 2025, p. 17, 23.'><sup>33<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nQuesti dati si intrecciano con quelli relativi al settore agricolo. L\u2019agricoltura, secondo comparto produttivo per presenza di lavoratori stranieri (18%) dopo i servizi alla persona<span id='easy-footnote-34-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-34-13629' title='Dipartimento per le politiche sociali, del terzo settore e migratorie, Direzione Generale dell\u2019Immigrazione e delle Politiche di Integrazione, &lt;em&gt;XIV Rapporto annuale. Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia&lt;\/em&gt;, Roma, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 2024, p. 38.'><sup>34<\/sup><\/a><\/span>, genera un valore economico di circa 74 miliardi di euro<span id='easy-footnote-35-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-35-13629' title='&lt;a href=&quot;https:\/\/www.istat.it\/wp-content\/uploads\/2025\/01\/stima-andamento-economia-agricola-2024.pdf&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;stima-andamento-economia-agricola-2024.pdf&lt;\/a&gt;, visto il 15 aprile 2025, p. 3.'><sup>35<\/sup><\/a><\/span> e la Coldiretti sottolinea che quasi un terzo del Made in Italy a tavola viene prodotto da manodopera straniera, sempre con la comunit\u00e0 rumena in testa<span id='easy-footnote-36-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-36-13629' title='Le imprese che assumono dipendenti in agricoltura sono oltre 185.000 ed occupano circa di 1 milione di lavoratori, di cui circa 1\/3 \u00e8 rappresentato da stranieri, con rumeni, indiani, marocchini, albanesi e senegalesi in testa. Cf.: &lt;a href=&quot;https:\/\/www.coldiretti.it\/lavoro\/migranti-con-28-nei-campi-e-record-imprese-straniere&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Migranti: con +28% nei campi \u00e8 record imprese straniere&lt;\/a&gt;; &lt;a href=&quot;https:\/\/www.coldiretti.it\/lavoro\/lavoro-nei-campi-italiani-mancano-100mila-occupati&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Lavoro: nei campi italiani mancano 100mila occupati &amp;#8211; Coldiretti&lt;\/a&gt;, visti il 15 aprile 2025.'><sup>36<\/sup><\/a><\/span>. Purtroppo, nonostante \u00abci siano padroni buoni<span id='easy-footnote-37-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-37-13629' title='S. Prandi, &lt;em&gt;Le madri lontane&lt;\/em&gt;, cit., p. 29.'><sup>37<\/sup><\/a><\/span>\u00bb come dice Clea, l\u2019agricoltura italiana \u00e8 caratterizzata da un ampio ricorso al lavoro nero o grigio: circa 200.000 lavoratori irregolari tra cui almeno 55.000 donne a rischio di sfruttamento. Dati per\u00f2 sottostimati, poich\u00e9 molte lavoratrici restano fuori dal controllo istituzionale, aumentando la loro vulnerabilit\u00e0 ad abusi e violazioni dei diritti<span id='easy-footnote-38-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-38-13629' title='&lt;a href=&quot;https:\/\/www.flai.it\/wp-content\/uploads\/2024\/12\/Sintesi-VII-Rapporto-Agromafie-e-Caporalato.pdf&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Layout 1&lt;\/a&gt;, visto il 15 aprile 2025, p. 2.'><sup>38<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\n<br>\n\n<b>VI \u2013 <em>Breadwinner<\/em> stigmatizzate da una societ\u00e0 fortemente patriarcale<\/b>\n<br>\nLontane dalle proprie famiglie, queste donne vivono una maternit\u00e0 frammentata, con legami affettivi con i figli spesso sospesi per lunghi periodi. La loro fatica rappresenta un supporto essenziale per l\u2019economia e le famiglie italiane e una risorsa economica fondamentale per le famiglie rimaste in patria. Eppure, tanto il valore del loro sacrificio, segnato dalla solitudine, dal dolore della separazione, dal senso di colpa, quanto il valore economico del loro lavoro, restano per lo pi\u00f9 invisibili in entrambe le societ\u00e0 che ne beneficiano senza riconoscerne appieno il costo umano. Zina parlando della figlia dice: \u00abA Nina sono mancata una vita intera, mi rimprovera tutte le mie assenze [&#8230;] Io le mandavo i soldi, sono sempre stata il suo bancomat, ma non le sono stata vicino. Mi sento colpevole\u00bb. Ma nel contempo si chiede: \u00abSe non fossi partita che ne sarebbe stato della mia famiglia? Con che soldi avrei assicurato ai miei cari un futuro?<span id='easy-footnote-39-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-39-13629' title='S. Prandi, &lt;em&gt;Le madri lontane&lt;\/em&gt;, cit., p. 80.'><sup>39<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Il suo bisogno di giustificarsi prova che in lei il senso di colpa supera la coscienza del proprio valore di <em>breadwinner<\/em>. Infatti, nei paesi d\u2019origine, sebbene l\u2019utilit\u00e0 del loro contributo economico venga riconosciuta, predomina la colpevolizzazione. Quando Zina tornava in patria doveva sempre giustificarsi nei confronti della figlia che la pregava di restare: \u00abIo le dicevo: \u201fRagazza mia, le tue amiche non possiedono quello che tu hai, bei vestiti, un cellulare in tasca. Non ti manca nulla\u201d. Lei mi rispondeva: \u201fIl denaro pu\u00f2 comprare tutto ma non l\u2019amore\u201d<span id='easy-footnote-40-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-40-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 81.'><sup>40<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<br>\nNina con il suo rimprovero esprimeva la sua enorme sofferenza facendosi nel contempo portavoce di una societ\u00e0 che da una parte, senza negarlo, svilisce il contributo economico delle donne e da un\u2019altra le disumanizza riducendole per l\u2019appunto a delle carte di credito, dei distributori automatici di denaro<span id='easy-footnote-41-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-41-13629' title='Donatella Cozzi, &lt;em&gt;La Sindrome Italia. Un approccio antropologico&lt;\/em&gt;, in Donatella Cozzi (a cura di) &lt;em&gt;Legami in diaspora&lt;\/em&gt;, cit., pp. 187, 198-199.'><sup>41<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nRispetto al giudizio critico spesso subito dalle migranti all\u2019interno delle stesse proprie famiglie, Anca Stamin, <em>project manager<\/em> di <em>Save the Children Romania<\/em> spiega: \n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abL\u2019assenza delle madri \u00e8 avvertita pi\u00f9 intensamente perch\u00e9 sulle loro spalle c\u2019\u00e8 il carico tradizionale delle faccende domestiche e dalla cura dei figli. Se le genitrici si assentano per lunghi periodi, nei pi\u00f9 piccoli affiorano sentimenti di abbandono, calo di fiducia in s\u00e8 stessi e sensi di colpa. E i bambini vengono investiti dall\u2019idea che l\u2019emigrazione materna sia in funzione del loro bene. Poco pi\u00f9 della met\u00e0 torna a casa una volta all\u2019anno, mentre il 7% ogni due anni o ancora meno. [&#8230;] La nostra \u00e8 una societ\u00e0 patriarcale, basata sull\u2019idea che debba essere il padre il breadwinner, la persona che mantiene la famiglia. Quindi, molte volte, le madri che lavorano all\u2019estero vengono rimproverate dai membri della comunit\u00e0 per aver lasciato i loro figli. Si portano dietro il senso di colpa e la nostalgia, oltre a lottare contro questa percezione pubblica<span id='easy-footnote-42-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-42-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 44-45.'><sup>42<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nQuesto passaggio mette in evidenza il forte impatto emotivo e simbolico dell\u2019emigrazione materna, accentuato dal ruolo tradizionalmente attribuito alle donne nella cura domestica e familiare. L\u2019assenza prolungata delle madri migranti genera nei figli, soprattutto nei pi\u00f9 piccoli, un senso di abbandono e di colpa, proprio perch\u00e9 razionalizzata come un sacrificio compiuto per il loro benessere. Allo stesso tempo, le madri si trovano a fronteggiare non solo la sofferenza per la separazione e le difficolt\u00e0 legate al lavoro migrante, ma anche il giudizio della comunit\u00e0 d\u2019origine, che le stigmatizza per aver trascurato il proprio ruolo familiare. In una societ\u00e0 dove la cultura dominante vuole che sia l\u2019uomo a garantire il sostentamento, le donne che assumono questo compito vengono percepite come trasgressive, e per questo spesso colpevolizzate.\n<br>\nIl carico che grava sulle spalle delle madri lontane \u00e8 tanto pi\u00f9 grande quanto, come sottolineato dal ricercatore Stefano Bottoni, nella societ\u00e0 rumena gli uomini ricoprono un ruolo accessorio, anche a causa della loro mortalit\u00e0 prematura legata all\u2019abuso di alcol<span id='easy-footnote-43-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-43-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 45.'><sup>43<\/sup><\/a><\/span>. A questo proposito, l\u2019incontro descritto da Stefania Prandi con Olga e Steliana, due cognate sposate con due fratelli, \u00e8 emblematico delle violenze invisibili subite da molte donne all\u2019interno delle proprie famiglie:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abQuando i due uomini arrivano Olga e Steliana sembrano avere ancora voglia di raccontare dei loro sforzi per sbarcare il lunario e crescere i figli. I fratelli hanno il viso rubizzo, gli occhi arrossati e i modi bruschi. Odorano di alcol. [&#8230;] Appena chiedo di poter vedere la casa di Olga, il marito diventa sospettoso. Alza la voce domandando il motivo. La traduttrice mi guarda storta quando la prego, cortesemente, di riassumergli il mio progetto. Lui ascolta dondolandosi sui piedi e arrotolandosi la maglietta fino al petto. Prende a strofinarsi la pancia a macchie rosse. Con le gambe allargate si piazza davanti all\u2019entrata del giardino, per ribadire di non avere alcuna intenzione di lasciarci entrare. [&#8230;] L\u2019altro fratello, sparito per qualche minuto, ritorna a torso nudo. Si palpa la pancia con la mano destra, con la sinistra si gratta la testa e si rivolge a me in rumeno, fissandomi e tirando fuori la lingua. [&#8230;] Loro ci circondano. [&#8230;] Un bambino esce da una delle case piangendo e distoglie brevemente l\u2019attenzione dal padre da noi. Il piccolo avr\u00e0 quattro anni, sembra spaventato. Le lacrime gli gonfiano gli occhi e rigano le guance macchiate di fango. Anche i capelli sono sporchi. Il padre gli afferra un braccio, lo solleva da terra trascinandolo con i piedini a strisciare la strada e lo butta nel giardinetto, sbattendo il cancello. Il bimbo grida forte. Le due mogli restano immobili<span id='easy-footnote-44-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-44-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 58-59.'><sup>44<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nQuesto episodio mette in luce un contesto familiare segnato da tensione, controllo maschile e violenza normalizzata. La disponibilit\u00e0 iniziale delle donne a raccontarsi viene rapidamente soffocata dalla presenza minacciosa dei mariti, che impongono la propria autorit\u00e0 attraverso gesti volgari, aggressivi e intimidatori. La brutalit\u00e0 esercitata sul bambino e il silenzio passivo delle mogli sono emblematici degli assetti familiari patriarcali che intrappolano le donne in relazioni oppressive che limitano la loro autonomia e ne soffocano la voce.\n<br>\nNel descrivere questa scena, Stefania Prandi precisa che nessuna delle donne di Zmeu le ha parlato di violenze domestiche, ma aggiunge di aver raccolto in un\u2019indagine precedente testimonianze di tali maltrattamenti<span id='easy-footnote-45-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-45-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 59-60.'><sup>45<\/sup><\/a><\/span> e riferisce che, secondo la giornalista rumena Elena Stancu, \u00abuno dei motivi meno indagati per cui le donne rumene emigrano \u00e8 la violenza domestica<span id='easy-footnote-46-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-46-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 60.'><sup>46<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Un\u2019affermazione che da sola apre un campo di ricerca ampio e multidisciplinare, invitando a riflettere sulla migrazione femminile come forma di sopravvivenza e resistenza, legata alla violenza di genere e ai contesti socio-culturali in un\u2019ottica transnazionale.\n<br>\n<br>\n\n\n\n\n<b>VII \u2013 Madri abbandonanti?<\/b>\n<br>\nLe difficolt\u00e0 emotive, sociali ed economiche affrontate dalle migranti, cos\u00ec come le implicazioni della loro assenza per le famiglie, sono enormi. In questo contesto, ci si pu\u00f2 chiedere se il fatto che i minori affidati alla famiglia vengano definiti \u00aborfani bianchi\u00bb o <em>left behind<\/em> (abbandonati o dimenticati) non contribuisca ad aggravare il senso di colpa delle donne, senza tuttavia alleviare la sofferenza dei loro figli. \n<br>\nL\u2019uso di questi termini solleva interrogativi sulla reale definizione di abbandono: si possono davvero considerare abbandonati o dimenticati dei bambini affidati alle cure della famiglia, o meglio, delle donne della famiglia, come nonne, zie e suocere? Durante la migrazione italiana transoceanica, ad esempio, si parlava di \u00abvedove bianche\u00bb per indicare le mogli i cui mariti, emigrati all\u2019estero, smettevano di dare notizie di s\u00e9 e non tornavano pi\u00f9 essendosi creata una nuova famiglia. \nAl contrario, le madri lontane di cui si parla tornano regolarmente a casa e mantengono un contatto costante con i figli, grazie anche al cellulare, come testimoniano le affermazioni di Clea<span id='easy-footnote-47-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-47-13629' title='\u00abQuando Maria aveva compiuto un anno, Clea aveva comprato un volo per l\u2019Italia, per tornare a fare la bracciante. Si spaccava la schiena per tre mesi nei campi, senza giorni di riposo, e appena finiva la campagna, la sera stessa ripartiva per la Romania. Stava un mese con la figlia e di nuovo saliva su un furgone diretto in Italia.\u00bb &lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 21.'><sup>47<\/sup><\/a><\/span>, di Petra<span id='easy-footnote-48-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-48-13629' title='\u00abPetra ha quarantasette anni [&amp;#8230;]. Gli occhi scuri sono inquieti. Fa cenno di sedermi sul letto della stanzetta pi\u00f9 grande, dove sono accoccolati due neonati di otto mesi, gemelli, un maschio e una femmina. [&amp;#8230;] \u201fQuesti sono i miei nipoti, i figli del mio primogenito. [&amp;#8230;] Mia nuora me li ha portati poco prima che compissero un mese. Lei ha un impiego in un magazzino dove impacchetta asparagi e altra verdura. Torna ogni quattro settimane, sta qui tre giorni e poi deve ripartire\u201d [&amp;#8230;].\u00bb &lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 33.'><sup>48<\/sup><\/a><\/span>, di Zina<span id='easy-footnote-49-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-49-13629' title='\u00ab[&amp;#8230;], una volta Nina \u00e8 finita in ospedale. Ci sentivamo al telefono e piangeva, lamentandosi con un filo di voce: \u201fmamma sto morendo e tu non ci sei\u201d.\u00bb &lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 82.'><sup>49<\/sup><\/a><\/span>, di Darina<span id='easy-footnote-50-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-50-13629' title='\u00abParlavo con i miei bambini tutte le sere al cellulare, sembrava che stessero bene con i nonni, non c\u2019erano problemi. Poi quando son tornata il mio bimbo di due anni non riusciva a capire chi fossi, stava attaccato alla nonna, non voleva saperne di me.\u00bb &lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 89.'><sup>50<\/sup><\/a><\/span>, di Vasilika<span id='easy-footnote-51-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-51-13629' title='\u00abNon c\u2019erano alternative: mia figlia \u00e8 dovuta espatriare perch\u00e9 altrimenti non avremmo avuto i soldi per mangiare. Tornava una volta all\u2019anno e si fermava per un paio di mesi.\u00bb &lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 91.'><sup>51<\/sup><\/a><\/span>. \n<br>\nClea, dal canto suo, rifiuta il termine \u201forfani bianchi\u201d perch\u00e9 le ricorda l\u2019espressione \u201fschiave bianche\u201d, usata per descrivere le lavoratrici dell\u2019Est Europa pur affermando d\u2019aver realmente abbandonato i propri figli. Il fatto di affermare di aver realmente abbandonato la propria prole nonostante tutti gli sforzi intrapresi per mantenere vivo il contatto e nutrirla seppur a distanza sottende lo strazio che il termine Sindrome Italia vuole definire, cio\u00e8 il profondo sentimento di angoscia e colpevolezza, derivante dall\u2019essere stata costretta a delegare ad altri il proprio ruolo materno, un dolore aggravato dalla consapevolezza della sofferenza vissuta dai figli rimasti lontani.\n<br>\nEppure, le testimonianze di donne come Mina che scelgono di non separarsi dai propri figli possono soffrire dello stesso stress in quanto conciliare il lavoro con la gestione dei figli risulta estremamente difficile, in particolare per le braccianti sottoposte a ritmi di lavoro massacranti e costrette a recarsi nei campi a notte fonda<span id='easy-footnote-52-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-52-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 95-98.'><sup>52<\/sup><\/a><\/span>. \n<br>\n<br>\n\n<b>VIII \u2013 Madri migranti, welfare e disuguaglianze di genere: il paradosso della cura<\/b>\n<br>\nLa societ\u00e0, sia nei Paesi d\u2019origine che in Italia, non offre un sostegno adeguato alle madri che la migrazione colloca in una posizione paradossale: per garantire la sopravvivenza della propria famiglia, molte di loro sono costrette a delegare le cure materne a parenti o, nel contesto italiano, a reti informali di assistenza<span id='easy-footnote-53-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-53-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 96.'><sup>53<\/sup><\/a><\/span>. Ne deriva un senso di colpa persistente, alimentato da un modello culturale che idealizza la madre totalmente devota ai figli, senza tuttavia fornire strumenti concreti per conciliare lavoro e responsabilit\u00e0 familiari. \n<br>\nN\u00e9 in Italia n\u00e9 nei paesi d\u2019origine delle migranti esiste un sistema sociale capace di sostenere efficacemente le madri lavoratrici. In Romania e Bulgaria, le difficolt\u00e0 economiche e la mancanza di infrastrutture spingono molte donne a emigrare; poi, una volta arrivate in Italia, esse si trovano di fronte a un contesto altrettanto ostile, caratterizzato dalla scarsit\u00e0 di asili a costi accessibili con orari flessibili, dalla carenza di servizi parascolastici compatibili con i turni lavorativi e da politiche di tutela deboli nei confronti delle lavoratrici, in particolare nel settore agricolo e domestico.\n<br>\nSebbene in forme meno estreme, difficolt\u00e0 simili colpiscono anche le madri italiane. Se da un lato queste possono contare pi\u00f9 facilmente sul sostegno familiare, dall\u2019altro la carenza strutturale di servizi pubblici obbliga ancora oggi il 63% delle neomamme a lasciare il lavoro<span id='easy-footnote-54-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-54-13629' title='&lt;a href=&quot;&quot; title=&quot;https:\/\/www.repubblica.it\/cronaca\/2024\/02\/14\/news\/asili_nido_prezzi_orari-422128328\/&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Asili nido sempre pi\u00f9 cari e pochi posti: l\u2019unica soluzione \u00e8 affidarsi ai nonni. E il 63% delle neomamme lasciano il lavoro &amp;#8211; la Repubblica&lt;\/a&gt;, visto il 16 aprile 2025.'><sup>54<\/sup><\/a><\/span>. A ci\u00f2 si aggiunge il problema degli orari limitati dei pochi servizi disponibili, spesso incompatibili con la vita lavorativa di chi opera nei turni notturni o nei campi fin dalle prime ore dell\u2019alba<span id='easy-footnote-55-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-55-13629' title='S. Prandi, &lt;em&gt;Le madri lontane&lt;\/em&gt;, cit., p. 32.'><sup>55<\/sup><\/a><\/span>. \n<br>\n\u00c8 in questo quadro che si inserisce la Sindrome Italia, principalmente descritta nei discorsi pubblici e mediatici come conseguenza della sofferenza inflitta dalla delega della maternit\u00e0, ma pi\u00f9 correttamente interpretabile come una condizione di disagio medico-sociale connessa alle condizioni di lavoro cui sono esposte molte lavoratrici migranti<span id='easy-footnote-56-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-56-13629' title='Marco Maisano, &lt;em&gt;396 Ma perch\u00e9 dovremmo parlare della \u201csindrome Italia\u201d?&lt;\/em&gt;, in \u201cOnepodcast\u201d, 10 giugno 2024, 3:30-3.57; 4:44-4:58, &lt;a href=&quot;https:\/\/www.onepodcast.it\/brand\/deejay\/2024\/06\/10\/audio\/396__ma_perche_dovremmo_parlare_della_sindrome_italia-16140126\/&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;396 | Ma perch\u00e9 dovremmo parlare della &amp;#8220;sindrome Italia?&amp;#8221; &amp;#8211; OnePodcast.it&lt;\/a&gt;, visto il 12 settembre 2025.'><sup>56<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nQuesta prospettiva mette in luce come il problema non sia riconducibile alle sole scelte individuali, ma a un meccanismo strutturale che affida gran parte delle responsabilit\u00e0 di cura alla famiglia e, al suo interno, alle donne. In Italia, l\u2019insufficienza di servizi pubblici adeguati ha consolidato un processo di delega che trasferisce progressivamente tali compiti su altre donne, in particolare migranti, normalizzando un circuito di disuguaglianze anzich\u00e9 affrontarlo con politiche strutturali<span id='easy-footnote-57-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-57-13629' title='&lt;em&gt;Piume #2 \u2013 Sindrome Italia&lt;\/em&gt;, in \u201cBecco Giallo\u201d, 6 luglio 2021, 8:44-9:59, &lt;a href=&quot;https:\/\/podcasts.apple.com\/tw\/podcast\/piume-2-sindrome-italia\/id1568444228?i=1000527925118&amp;amp;l=en-GB&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Piume #2 \u2013 Sindrome Italia\u2013BeccoGiallo \u2013 Apple Podcasts&lt;\/a&gt;, visto il 12 settembre 2025.'><sup>57<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nSul piano delle definizioni mediatiche e culturali, la nozione di Sindrome Italia apre a ulteriori riflessioni. Come osserva l\u2019antropologa Donatella Cozzi, non si tratta di una diagnosi scientificamente riconosciuta, bens\u00ec di un termine introdotto nel 2005 da due psichiatri ucraini e propagato prevalentemente tramite giornali, comunicati stampa e servizi televisivi<span id='easy-footnote-58-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-58-13629' title='Donatella Cozzi, &lt;em&gt;Legami in diaspora: madri, figli e genere nelle famiglie transnazionali&lt;\/em&gt;, in \u201fEtnoAntropologia\u201d, vol. 7, n. 1, 2019, p.49.'><sup>58<\/sup><\/a><\/span>. Tale cornice discorsiva collega la migrazione femminile al disagio psichico delle madri e dei figli rimasti nei Paesi di origine e propone una rappresentazione che contrappone vittime e colpevoli. Le madri vengono inizialmente stigmatizzate come responsabili dell\u2019abbandono, per poi essere trasformate in vittime quando si ammalano. Ne deriva un \u201f<em>moral panic<\/em>\u201d che, attribuendo il problema alle famiglie e in particolare alle donne, distoglie l\u2019attenzione dalle carenze strutturali del welfare e riproduce un regime di verit\u00e0 funzionale al mantenimento dell\u2019ordine sociale<span id='easy-footnote-59-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-59-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 39-41.'><sup>59<\/sup><\/a><\/span> presentando la migrazione femminile come una minaccia ai valori tradizionali della famiglia e al ruolo della donna come madre e figura di riferimento domestico<span id='easy-footnote-60-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-60-13629' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 45-46.'><sup>60<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nQuesta realt\u00e0 non riguarda esclusivamente le donne migranti, ma riflette disuguaglianze di genere radicate nella societ\u00e0 italiana. La maternit\u00e0 continua a essere celebrata sul piano simbolico, mentre nella pratica le madri restano spesso sole nel gestire la difficile conciliazione tra vita familiare e lavoro. L\u2019onere dell\u2019educazione e della cura dei figli ricade in gran parte sulle donne, mentre ai padri non \u00e8 richiesto un impegno equivalente, perpetuando un modello diseguale che si trasmette di generazione in generazione<span id='easy-footnote-61-13629' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13629#easy-footnote-bottom-61-13629' title='Marta Finazzi, &lt;em&gt;Genitorialit\u00e0 e disuguaglianze di genere: un\u2019analisi europea&lt;\/em&gt;, in \u201cEduxo\u201d, 22 dicembre 2024; Silvia Gola, &lt;em&gt;Casalinghe del capitale&lt;\/em&gt;, in \u201cIl Tascabile\u201d, 12 giugno 2025, &lt;a href=&quot;https:\/\/www.iltascabile.com\/societa\/casalinghe-del-capitale\/&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Casalinghe del capitale &amp;#8211; Il Tascabile &lt;\/a&gt;.'><sup>61<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nQuesta realt\u00e0, in cui si intrecciano aspettative culturali e carenze del welfare, prende forma concreta nel racconto di Stefania Prandi, da cui emerge una riflessione pi\u00f9 profonda e umana.\n<br>\n<br>\n\n<b>IX \u2013 Conclusione<\/b>\n<br>\nIn <em>Le madri lontane<\/em>, l\u2019attenzione ai dettagli intimi e alla dimensione soggettiva trasforma il lavoro di Stefania Prandi in un dispositivo narrativo che va oltre il semplice reportage. L\u2019autrice racconta la migrazione femminile legata al lavoro bracciantile e domestico, mettendo in luce i sacrifici individuali e le ristrutturazioni familiari che segnano questi percorsi. Le testimonianze raccolte invitano a riflettere sul costo umano di un sistema economico fondato anche sul lavoro invisibile e sottopagato delle migranti, raramente riconosciuto nel suo valore sociale.\n<br>\nIl libro, che si basa su un approfondito lavoro di indagine sul campo, fa emergere un quadro fatto di dolore, nostalgia, ma anche di speranza e resilienza. Le emozioni e i conflitti raccontati nelle sue pagine mettono in luce tanto le difficolt\u00e0 quotidiane delle madri, quanto il contesto socio-culturale che le circonda e ne condiziona le vite.\n<br>\n<em>Le madri lontane<\/em> non si limita, tuttavia, alla funzione testimoniale o alla denuncia sociale, ma si configura come un testo che invita a ripensare criticamente il ruolo delle donne migranti nella societ\u00e0 contemporanea, superando la rigida opposizione tra maternit\u00e0 e lavoro produttivo. Se, infatti si decostruisce il discorso partendo dal presupposto che, \u201fgli altri siamo noi\u201d, diventa urgente riconoscere la necessit\u00e0 di politiche pubbliche capaci di sostenere realmente la maternit\u00e0, garantendo condizioni di equit\u00e0 e diritti, a prescindere dalla provenienza. E a questo proposito anche lo sguardo di chi racconta \u00e8 chiamato a farsi carico di questa responsabilit\u00e0, superando la retorica celebrativa che esalta la figura materna mentre continua a ignorare le strutture che ne alimentano lo sfruttamento e l\u2019isolamento sociale.\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Che cosa sappiamo delle molte donne straniere che, spinte dalla necessit\u00e0 di sostenere economicamente le proprie famiglie, arrivano in Italia per lavorare nelle campagne, contribuendo cos\u00ec a nutrire non solo la popolazione ma anche l\u2019economia del nostro Paese?\nL\u2019Italia, definita negli anni \u201890 Paese materno, riconosce oggi realmente il valore del lavoro, della fatica e del sacrificio di queste donne? In che modo la nostra societ\u00e0 pu\u00f2 sostenere queste lavoratrici breadwinner, che per dare un futuro ai propri figli si trovano costrette a lasciarli e a rinunciare alla loro crescita?\nDietro le distanze geografiche e affettive, \u00abgli altri\u00bb si rivelano essere parte di noi. A partire dal libro indagine di Stefania Prandi, Le madri lontane, pubblicato nel 2024, proponiamo una riflessione sulla \u00abSindrome Italia\u00bb: un fenomeno psicologico che colpisce molte di queste donne, segnate dal dolore della separazione dai figli e dai sensi di colpa, sovraccaricate dalla pressione economica e dal senso di responsabilit\u00e0. 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