{"id":13026,"date":"2025-06-17T20:11:59","date_gmt":"2025-06-17T18:11:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13026"},"modified":"2025-06-28T15:27:31","modified_gmt":"2025-06-28T13:27:31","slug":"panopticon-la-sorveglianza-tra-quotidianita-e-immaginario-reclusioni-confinamenti-ossessione-e-illusione-del-controllo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13026","title":{"rendered":"PANOPTICON. La sorveglianza tra quotidianit\u00e0 e immaginario. Reclusioni, confinamenti, ossessione e illusione del controllo."},"content":{"rendered":"\n<span class=\"quote\">\nL&#8217;architettura, in quanto parte costitutiva del regime totalitario -luogo in<br>\ncui si dispiega la sua &#8220;arch\u00e9&#8221;, l&#8217;origine della sua autorit\u00e0 -, fonda uno spazio<br>\nche non ha niente di pubblico n\u00e9 di politico. Lungi dal consentire la<br>\ncoesistenza degli uomini per mezzo dell&#8217;istituzione di uno spazio agonistico<br>\ndella parola e dell&#8217;azione, uno spazio differenziato in cui apparire, nel quale si<br>\nrealizzi l&#8217;azione, questo tipo di regime mira piuttosto a costituire e mobilitare<br>\nuna massa che sia sottomessa, in tutti i significati del termine, a un&#8217;esperienza<br>\nmultipla: l&#8217;esperienza della &#8220;scarica&#8221;, nel senso di Canetti, l&#8217;esperienza<br>\ndell&#8217;indistinzione fusionale, sia per coincidenza con le leggi della storia, sia<br>\nper comunione con il movimento della razza e il suo legame biologico, infine<br>\nl&#8217;esperienza del rapporto comando-sudditanza.<br>\nPoich\u00e9 viene qui chiamata in causa la questione dello spazio per come \u00e8<br>\nstata trattata da Hannah Arendt, non si dovr\u00e0 dimenticare che quest&#8217;ultima ha<br>\nmagistralmente descritto quello che accade in una societ\u00e0 di massa dove, in<br>\nqualche maniera, si \u00e8 pressati gli uni sugli altri.<br><br>\n\nMiguel Abensour, <em>Della compattezza. Architetture e totalitarismi<\/em><span id='easy-footnote-1-13026' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=13026#easy-footnote-bottom-1-13026' title=' Abensour, M. &lt;em&gt;Della compattezza. Architetture e totalitarismi&lt;\/em&gt;, Jaca Book, Milano, 2012.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span>\n<\/span>\n<br><br>\n<em>Panopticon<\/em> \u00e8 una parola dotta, nata agli albori della scienza moderna, e a quest\u2019ultima subordinata nei suoi intenti significanti. Analizziamone i componenti.<br>\nIl prefisso greco <em>opto<\/em>-, derivato da <em>opt\u00f3s<\/em> (&#8220;visibile&#8221;) e strettamente correlato a <em>\u00f3psis<\/em> (&#8220;vista&#8221;, &#8220;aspetto&#8221;, &#8220;spettacolo&#8221;), ci introduce a una dimensione fondamentale dell&#8217;esperienza umana: la percezione visiva. Ma questa radice etimologica, che evoca l&#8217;atto del vedere e dell&#8217;apparire, si estende ben oltre la mera fisiologia dell&#8217;occhio, penetrando nel cuore delle dinamiche di potere e controllo che hanno plasmato le societ\u00e0 attraverso i millenni.\n L&#8217;origine di <em>opt\u00f3s<\/em> e <em>\u00f3ps<\/em> pu\u00f2 essere ulteriormente ricondotta alla radice Proto-Indo-Europea (PIE) *<em>okw<\/em>-, che significa &#8220;vedere&#8221;. Questa ascendenza linguistica sottolinea la profonda antichit\u00e0 e l&#8217;ampia diffusione di questo concetto attraverso le lingue indoeuropee. Da questa stessa radice derivano anche parole in altre lingue antiche, come il sanscrito <em>akshi<\/em> (&#8220;occhio&#8221;), il latino <em>oculus<\/em> (&#8220;occhio&#8221;) e il lituano <em>akis<\/em> (&#8220;occhio&#8221;).<br>\n<em>optik\u00f3s<\/em> \u00e8 un aggettivo: significa &#8220;della vista&#8221; o &#8220;per la vista&#8221;. \u00c8 la base per il termine inglese &#8220;<em>optic<\/em>&#8221; e italiano &#8220;ottico&#8221;, indicando una relazione diretta con il senso della vista o con gli strumenti ad essa correlati.<br>\nNel caso del neologismo moderno <em>Panopticon<\/em>, l\u2019elemento &#8211; <em>opticon<\/em> venne risemantizzato e usato come suffissoide di una parola composta. Concepita per suggerire l\u2019idea di una \u201cglobalit\u00e0 visiva\u201d, ma con direzionalit\u00e0 univoca: uno squilibrio pensato per favorire l\u2019osservatore ponendo in totale subordinazione e isolamento l\u2019oggetto di \u201cstudio\u201d, osservato mediante una lente amplificata.<br>\nIl processo di reificazione avrebbe potuto cos\u00ec compiersi senza \u201csorprese\u201d: sottoposto a questo \u201cmacroscopio\u201d, un riflettore perennemente acceso, l\u2019essere umano sarebbe stato legalmente deprivato della propria individualit\u00e0 e condizione soggettiva, divenendo un oggetto senza voce.<br><br>\n\nIl <em>Panopticon<\/em> come edificio e mezzo di contenzione \u00e8 una delle architetture sviluppate, ma non l\u2019unica.<br>\nIl concetto di <em>Panopticon<\/em>, ideato da Jeremy Bentham nel XVIII secolo, rappresentava un modello architettonico e filosofico emblematico della sorveglianza e del controllo sociale. La sua struttura circolare, con celle disposte a raggiera attorno a una torre di osservazione centrale, permetteva a un singolo ispettore (un individuo qualunque, un \u201cfunzionario\u201d e non un <em>leader<\/em>) di osservare un gran numero di detenuti senza che questi potessero conoscere il \u201cquando\u201d e il \u201ccome\u201d dell\u2019azione imposta. Questa incertezza avrebbe indotto nei reclusi uno stato di &#8220;visibilit\u00e0 cosciente e permanente&#8221;, assicurando il &#8220;funzionamento automatico del potere&#8221;.\n<br>\nJeremy Bentham scrisse il <em>Panopticon<\/em> nel 1786, mentre era in Russia in visita al fratello Samuel, direttore di una manifattura nella parte meridionale del paese.\nDunque, esso non nasce come modello di prigione, bens\u00ec come un progetto che doveva fungere da proposta per tutte le istituzioni di educazione, assistenza e lavoro dell\u2019epoca: una soluzione economica ai problemi dell\u2019organizzazione e controllo di una societ\u00e0 razionale.\nMa il <em>Panopticon<\/em> divenne in seguito per il filosofo inglese il progetto di una vita, una sorta di utopia, quella di realizzare una soluzione universale al problema delle carceri. E tuttavia l\u2019ispettore generale preconizzato era molto pi\u00f9 di un guardiano della prigione, giungendo a rappresentare l\u2019emblema stesso del potere, fondato sulla convinzione del ruolo dell\u2019educazione e della disciplina sulla societ\u00e0.<br>\n\nIl panottico avrebbe dovuto trasformarsi in un sistema che, se applicato alle manifatture, agli asili, agli ospedali, alle scuole, avrebbe contribuito a risolvere i problemi che attanagliavano la societ\u00e0 della fine del XVIII secolo, ossessionata dal tema della povert\u00e0 e dell\u2019ozio improduttivo. Il <em>Panopticon<\/em> per Bentham fin\u00ec dunque per trasformarsi in una vera e propria ossessione, lo scopo di una vita, che alla fine per\u00f2 si tradusse in un vero e proprio progetto di prigione e di controllo sociale, nonch\u00e9 politico.<br>\n\nIl dibattito sul tema, avviato negli ultimi anni del XVIII secolo, all\u2019alba delle rivoluzioni moderne, prosegu\u00ec per tutto il XIX secolo, quando fu recuperato, e al tempo stesso rinnovato, da un pensiero politico e dai principali governi liberali, che lo inserirono nel pi\u00f9 ampio dibattito sulla riforma della giustizia e del sistema penitenziario, rinnovando rispetto a una trattazione essenzialmente filosofica introdotta nella stagione dei Lumi.<br>\nIl rapporto di Alexis de Tocqueville e Gustave de Beaumont sulle prigioni americane divenne ad esempio un testo di riferimento con il quale si poneva di fatto la distinzione tra punizione e rigenerazione morale. Molti, e molte, furono allora le figure che intervennero in un dibattito che riguard\u00f2 la riforma sociale e la distinzione tra punizione e rigenerazione morale.\n<br>\nMa come si pass\u00f2 allora dall\u2019utopia alla distopia?<br>\nIn <em>Sorvegliare e punire<\/em> Michel Foucalt fa del Panopticon la \u201cfigura archetipica\u201d del nuovo regime disciplinare che nasce con l\u2019et\u00e0 dell\u2019Illuminismo e delle rivoluzioni, e al tempo stesso un \u201claboratorio\u201d dove si inventato le nuove tecniche della biopolitica.<br>\n<br>\nEsiste un legame tra potere, architetture e controllo disciplinare? Quale ruolo hanno le scritture contabili, le annotazioni, le schedature di individui nel sistema panottico?<br>\nQuesti e altri quesiti sono sono stati posti nella <em>call for paper<\/em> del numero 59 di \u201cBibliomanie\u201d, che ha portato alla selezione dei saggi qui raccolti: essi dimostrano quanto il \u201cpanottismo\u201d, termine coniato da Foucault e ispirato all\u2019opera di Jeremy Bentham, sia un concetto tutt\u2019altro che superato.<br>\nNon soltanto per le molteplici implicazioni di rilettura che questa parola chiave offre rispetto ad altri fenomeni culturali, soprattutto a partire \u2013 come si vedr\u00e0 \u2013 dall\u2019et\u00e0 moderna, e segnatamente da quella industriale del XVIII e XIX secolo.<br>\n\nPer Foucault, il Panopticon diventa un &#8220;diagramma di un meccanismo di potere ridotto alla sua forma ideale&#8221;, una &#8220;tecnologia politica&#8221; che mira a massimizzare la docilit\u00e0 e l&#8217;utilit\u00e0 degli individui. L&#8217;obiettivo \u00e8 il &#8220;controllo della mente piuttosto che solo del corpo&#8221;, portando a un&#8217;autodisciplina interiorizzata.<br>\nLa lettura che Foucault fa del Panottico si avvicina agli immaginari della \u201cmacchina di sorveglianza\u201d della seconda met\u00e0 del XX secolo, descritta anche nella letteratura distopica, un\u2019epoca in cui i contemporanei possono contare su tecnologie sempre pi\u00f9 perfezionate ma che finiscono per essere assimilabili a sistemi di controllo. Si pensi agli algoritmi che orientano implacabilmente le nostre scelte: nascono come architetture software, e vengono \u201callenati\u201d affinando progressivamente le analisi di miliardi di dati.\nPotremmo dunque leggere questo concetto in un periodo \u201clunghissimo\u201d della modernit\u00e0 e della contemporaneit\u00e0. <br>\nUn concetto, peraltro, che consente di intrecciare piani e discipline differenti, come dimostrano i saggi raccolti in questo numero della rivista.<br>\n<br>\nLa visibilit\u00e0 costante, che \u00e8 il cuore del Panopticon, porta a un&#8217;interiorizzazione dello sguardo di controllo, trasformando l&#8217;individuo in un agente della propria disciplina, ovvero inducendo un&#8217;autodisciplina permanente. In questa configurazione, chi osserva detiene il potere di &#8220;produzione di verit\u00e0&#8221;, definendo e classificando l&#8217;osservato, la cui prospettiva viene sistematicamente silenziata. Questa dinamica genera una &#8220;logica dualistica di inclusione ed esclusione&#8221;, che definisce come &#8220;residuo&#8221; o &#8220;scarto&#8221; ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere inglobato nella norma.<br>\n<br>\nLa psichiatria, fin dalle sue origini, (si veda il contributo di <b>Carlotta Rodighiero<\/b>) \u00e8 stata un campo emblematico di questa &#8220;produzione di verit\u00e0&#8221; asimmetrica, dove il &#8220;monologo della ragione sulla follia&#8221; si \u00e8 potuto istituire solo a partire dal silenzio imposto a quest&#8217;ultima.<br>\n<b>Il caso di Torquato Tasso (<\/b><b>Annarita Magri<\/b><b>),<\/b> con la sua &#8220;malattia degli scrupoli&#8221; e la &#8220;dissociazione&#8221; come risposta a un controllo sociale pervasivo e anticipatore del &#8220;<em>grand enfermement<\/em>&#8221; di conio faucaultiano, illustra come la sofferenza individuale possa essere il prodotto di pressioni esterne e della tendenza a rinchiudere i marginali.<br>\n<b>Il contributo su Aldo Palazzeschi (<\/b><b>Luca Marzolla<\/b><b>)<\/b> e la sua raccolta <em>L&#8217;incendiario<\/em>, si focalizza invece su come il poeta abbia esplorato i temi della prigionia e dell&#8217;isolamento, e come la sua ricerca dell'&#8221;ombra&#8221; e del &#8220;rifugio imperscrutabile&#8221; rappresenti un atto di dissidenza contro la &#8220;trappola della visibilit\u00e0 totale&#8221; e lo sguardo delle masse.\n<b>Nel contesto italiano del secondo dopoguerra, come evidenziato in uno dei contributi (<\/b><b>Davide Paparcone<\/b><b>),<\/b> si \u00e8 assistito alla creazione di un vero e proprio &#8220;Panopticon di Stato&#8221;, in cui gli apparati di sicurezza, ereditando metodi dal regime fascista, hanno sistematicamente schedato e monitorato l&#8217;opposizione politica, estendendo la sorveglianza ben oltre la prevenzione dei crimini comuni. Questo sistema di &#8220;schede informative&#8221; e &#8220;casellario politico centrale&#8221; mirava a limitare gli spazi politici e a mantenere un controllo pressoch\u00e9 assoluto sul paese.\nIl contributo di <b>Daniele Curci<\/b><b>,<\/b> <em><b>Discipline e Guerra Fredda: per uno studio dei documenti strategici statunitensi in chiave foucaultiana<\/b><\/em><b>, <\/b>analizza le strategie statunitensi durante la Guerra Fredda attraverso la lente delle discipline foucaultiane. L&#8217;obiettivo degli Stati Uniti non era la scomparsa dell&#8217;URSS, ma il suo &#8220;disciplinamento&#8221;, ovvero renderla compartecipe dell&#8217;ordine globale attraverso un &#8220;equilibrio competitivo&#8221; e pressioni su Mosca. Questo approccio si manifestava nel &#8220;<em>policing the military<\/em>&#8220;, una concezione dell&#8217;impiego dell&#8217;esercito non per la conquista territoriale, ma per ristabilire e mantenere l&#8217;ordine internazionale, simile al ruolo della polizia. La strategia mirava a &#8220;modellare&#8221; l&#8217;ambiente internazionale per indurre un mutamento comportamentale nel nemico, agendo sulla sfera delle mentalit\u00e0 e delle idee, anche attraverso il &#8220;<em>soft power<\/em>&#8221; e la propaganda. La sorveglianza permanente &#8211; difficilmente verificabile &#8211; insieme alla creazione di un ambiente globale sfavorevole all&#8217;avversario, erano strumenti chiave per erodere la legittimit\u00e0 del regime nemico e indurre un cambiamento interno.<br>\nIl saggio di <b>Idalgo Cantelli<\/b><b>,<\/b> <em><b>Il paradigma della sorveglianza nell\u2019istituzione militare. Una ricerca sul fondo del Tribunale militare di Bologna (1943-1948)<\/b><\/em> prende in esame l&#8217;istituzione militare come un&#8217;applicazione del paradigma della sorveglianza, basandosi sull&#8217;analisi di circa ottomila fascicoli processuali del Tribunale militare di Bologna tra il 1943 e il 1948.<br>\nL&#8217;esercito, fin dalla coscrizione obbligatoria, ha sviluppato una &#8220;burocrazia delle risorse umane&#8221; per la schedatura e il controllo dei soldati, raccogliendo informazioni dettagliate sulla loro condotta militare, condizioni sociali, abitudini private, relazioni affettive, orientamenti politici e persino abitudini sessuali.<br>\nQuesti &#8220;rapporti informativi&#8221; e &#8220;specchi punizioni&#8221; costituivano una &#8220;rete di scritturazioni&#8221; foucaultiana, trasformando la descrizione in un mezzo di controllo e dominazione, un &#8220;documento per una eventuale utilizzazione&#8221;. Il contributo evidenzia l&#8217;asimmetria e la natura classista della giustizia militare, con un controllo minuzioso sulla vita privata dei soldati e una percezione del matrimonio come rischio per la coesione dell&#8217;esercito.<br><br>\n\n<b>Conclusioni<\/b>\n<br><br>\nMolteplici percorsi si intrecciano intorno al <em>Panopticon<\/em>: sorto nel momento in cui la societ\u00e0 occidentale era \u201csconvolta\u201d dai primi effetti della rivoluzione industriale, esso fu certo un progetto penitenziario che si situ\u00f2 al cuore del pi\u00f9 grande dibattito sulla pena: quale \u00e8 la migliore maniera per punire? Quale la prigione migliore? Assolutamente contrario alla deportazione, Bentham predilige la reclusione; fermo oppositore del confinamento solitario, sceglie i vantaggi del lavoro in comune e al contempo di un controllo continuo: in ogni momento, dell\u2019intero corpo e, di fatto, della psiche\u2026 Un progetto \u201cpedagogico\u201d, che nasce nel contesto della filosofia inglese della seconda met\u00e0 del secolo e va poi evolvendo con la societ\u00e0 liberale.<br>\n <br>\nC\u2019erano poi in Bentham differenti \u201cpanottici\u201d, tutti volti a unire controllo e protezione in dispositivi architetturali o procedurali. Alla fine del 1790 il filosofo immagina un \u201cPanopticon dei poveri\u201d, ma anche il \u201cSotimion\u201d, che avrebbe dovuto fungere da rifugio per donne sole incinte, per proteggere la loro reputazione e assicurare loro un avvenire.<br>\nOccorreva dunque \u201cdisciplinare la societ\u00e0\u201d, ma il confine tra disciplinamento e controllo restava molto sottile, lo \u00e8 stato in passato e lo sar\u00e0, forse, anche in futuro. Il <em>Panopticon<\/em> di Jeremy Bentham ha rappresentato il culmine di questa tendenza, teorizzando un controllo pervasivo e interiorizzato attraverso la visibilit\u00e0.<br>\nLa sua evoluzione riflette la continua ricerca umana di ordine e dominio, trasformando gli spazi in strumenti attivi di influenza sociale e politica. Le sfide future risiedono nel bilanciare l&#8217;efficienza e la sicurezza offerte da queste tecnologie con la salvaguardia della libert\u00e0 individuale e della diversit\u00e0 culturale, garantendo che l&#8217;architettura serva il benessere umano piuttosto che diventare uno strumento di controllo incondizionato.\n<br><br>\n\n\n<b>Bibliografia di riferimento<\/b><br><br>\n\nJeremy Bentham, <em>Panopticon ovvero la casa d\u2019ispezione<\/em>, Venezia, Marsilio, 2001.\n<br><br>\nGustave de Beaumont, Alexis de Tocqueville, <em>Syst\u00e8me p\u00e9nitentiaire aux Etats-Unis et de son application en France<\/em>, Paris, Gosselin, 1845. <br><br>\n\nHans Magnus Enzensberger, <em>Panopticon. Venti saggi da leggere in dieci minuti<\/em>, Torino, Einaudi, 2019.<br><br>\n\nMichel Foucault, <em>Surveiller et punir. Naissance de la prison<\/em>, Paris, Gallimard, 1975.<br><br>\n\nDavid Lyon, <em>The Culture of Surveillance. Watching as a Way of Life, <\/em>Cambridge, Polity Press, 2018.<br><br>\n\nMichelle Perrot (a cura di),<em> L\u2019impossible prison<\/em>, Paris, Seuil, 1980.<br><br>\n\nMichelle Perrot, <em>Les ombres de l\u2019Histoire. Crimes et ch\u00e2timent au XIXe si\u00e8cle<\/em>, Paris, Flammarion, 2003.<br><br>\n\n<em>Questo \u00e8 il primo numero che esce dopo la scomparsa di Pierre Sorlin e Francesco Benozzo, che hanno fatto parte della redazione di Bibliomanie con passione e affetto. Ed \u00e8 per questo interamente dedicato con gratitudine alla loro memoria.<\/em>\n<br><br>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L&#8217;architettura, in quanto parte costitutiva del regime totalitario -luogo in cui si dispiega la sua &#8220;arch\u00e9&#8221;, l&#8217;origine della sua autorit\u00e0 -, fonda uno spazio che non ha niente di pubblico n\u00e9 di politico. 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