{"id":12928,"date":"2025-06-13T14:31:47","date_gmt":"2025-06-13T12:31:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928"},"modified":"2025-06-13T14:31:49","modified_gmt":"2025-06-13T12:31:49","slug":"discipline-e-guerra-fredda-per-uno-studio-dei-documenti-strategici-statunitensi-in-chiave-foucaultiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928","title":{"rendered":"Discipline e Guerra Fredda: per uno studio dei documenti strategici statunitensi in chiave foucaultiana"},"content":{"rendered":"\nL\u2019articolo propone un\u2019interpretazione delle strategie statunitensi per il confronto con l\u2019Unione Sovietica durante la Guerra Fredda attraverso la categoria delle discipline. Al contempo, l\u2019articolo auspica di colmare, quantomeno parzialmente, un vuoto storiografico e politologico: le discipline foucaultiane e il Panopticon benthamiano hanno trovato, infatti, ancora poca applicazione nell\u2019analisi interpretativa della Guerra Fredda e nelle relazioni internazionali. Con questa indagine non si vuole sostenere un appiattimento della ricerca storico-politologica sulla dimensione disciplinare, ma fornire una chiave di lettura valida per alcune tendenze presenti durante la Guerra Fredda attraverso l\u2019analisi di alcuni documenti scelti per il loro carattere esemplificativo. <br>\n Come si vedr\u00e0, durante la Guerra Fredda l\u2019obiettivo statunitense non era la scomparsa dell\u2019Urss come entit\u00e0 statale, ma un suo disciplinamento \u2013 renderla, cio\u00e8, compartecipe dell\u2019ordine globale \u2013 un obiettivo da raggiungere attuando un <em>equilibrio competitivo<\/em>: il mantenimento dello <em>status quo<\/em> internazionale pur attuando delle pressioni su Mosca. Pertanto, l\u2019impiego dell\u2019esercito statunitense non era volto ad annettere territori, ma a ristabilire l\u2019ordine internazionale, con una concezione d\u2019impiego simile a quella della polizia: ci\u00f2 che definiremo come <em>policing the military<\/em>. \n<br><br>\n<em><b>Brevi considerazioni sulle discipline<\/b><\/em>\n<br><br> \nSecondo il pensatore Michel Foucault le discipline sarebbero \u00able tecniche per assicurare la regolamentazione delle molteplicit\u00e0 umane\u00bb <span id='easy-footnote-1-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-1-12928' title='Michel Foucault, &lt;em&gt;Sorvegliare e Punire Nascita della prigione&lt;\/em&gt;, Torino, Einaudi, 2014 (ed. or. 1975), p. 237.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span>. Nello specifico:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abPeculiare delle discipline, \u00e8 che esse tentano di definire nei riguardi delle molteplicit\u00e0 una tattica di potere che risponde a tre criteri: rendere l\u2019esercizio del potere il meno costoso possibile (economicamente, con la spesa modesta che richiede; politicamente, per la sua discrezione, la sua esteriorizzazione limitata, la sua relativa invisibilit\u00e0, la scarsa resistenza che suscita); fare si che gli effetti di questo potere sociale siano portati al massimo d\u2019intensit\u00e0 ed estesi quanto pi\u00f9 lontano possibile, senza scacchi, n\u00e9 lacune; collegare infine questa crescita \u00abeconomica\u00bb del potere al rendimento degli apparati all\u2019interno dei quali esso si esercita. [\u2026] Infine, la disciplina deve far giocare i rapporti di potere non al disopra, ma nel tessuto stesso della molteplicit\u00e0. [\u2026] Diciamo che la disciplina \u00e8 il procedimento tecnico unitario per mezzo del quale la forza del corpo viene, con la minima spesa, ridotta come forza \u00abpolitica\u00bb, e massimizzata come forza utile <span id='easy-footnote-2-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-2-12928' title='M. Foucault, &lt;em&gt;Sorvegliare e Punire &lt;\/em&gt;cit., pp. 237-241.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\nNel loro funzionamento, le discipline agirebbero grazie alle relazioni di potere che Foucault sostiene essere qualcosa di coestensivo ai rapporti sociali, una forza che agisce \u201cnell\u2019ombra\u201d, e che si differenzia dalla repressione: \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abQuando si definiscono gli effetti di potere attraverso la repressione ci si d\u00e0 una concezione puramente giuridica di questo stesso potere; lo s\u2019identifica ad una legge che dice no; avrebbe soprattutto la potenza dell\u2019interdizione. [\u2026] Quel che fa s\u00ec che il potere regga, che lo si accetti, ebbene, \u00e8 semplicemente che non pesa solo come una potenza che dice no, ma che nei fatti attraversa i corpi, produce delle cose, induce del piacere, forma del sapere, produce discorsi; bisogna considerarlo come una rete produttiva che passa attraverso tutto il corpo sociale, molto pi\u00f9 che come un\u2019istanza negativa che avrebbe per funzione di reprimere <span id='easy-footnote-3-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-3-12928' title='Michel Foucault (a cura di Alessandro Fontana e pasquale Pasquino), &lt;em&gt;Microfisica del potere. Interventi politici&lt;\/em&gt;, Torino, Einaudi, 1977, p. 13.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\nLe discipline <em>incanalano<\/em> le pulsioni in modo da depotenziare la minaccia insita in un comportamento giudicato \u201cscorretto\u201d o \u201cpericoloso\u201d. Si pu\u00f2 affermare, pertanto, in maniera estremamente schematica, che il potere \u00e8 la capacit\u00e0 di produrre o indurre un effetto o un comportamento su una o pi\u00f9 persone sulla base del reticolo di relazioni e che nei risultati ottenuti risiede la realizzazione dell\u2019effetto del potere <span id='easy-footnote-4-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-4-12928' title='Foucault ha parlato ampiamente del concetto di potere, rimando in particolare a: &lt;em&gt;Sicurezza, Territorio, Popolazione. Corso al Coll\u00e8ge de France (1977-1978), &lt;\/em&gt;Milano, Feltrinelli, 2005 e al gi\u00e0 citato &lt;em&gt;Microfisica del potere&lt;\/em&gt;. Si veda, inoltre l\u2019introduzione (con Michelle Perrot) al Panopticon di Jeremy Bentham in &lt;em&gt;Panopticon, Ovvero la Casa dell\u2019Ispezione, Venezia, Marsilio, 1983&lt;\/em&gt;, quest\u2019edizione del Panopticon \u00e8 quella che \u00e8 stata maggiormente utilizzata per la stesura dell\u2019articolo.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nPer Foucault il potere \u00e8 una forma di sapere positivo, perch\u00e9 crea una forma di conoscenza <span id='easy-footnote-5-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-5-12928' title='Come noto, il pensiero foucaultiano si \u00e8 poi sviluppato in direzione del paradigma securitario o della \u201cgovernamentalit\u00e0\u201d: uno sviluppo utile anche per il nostro contesto in vista di studi futuri. Tra i diversi spunti di Foucault si veda: \u201c&lt;em&gt;Il faut d\u00e9fendre la soci\u00e9t\u00e9\u201d. Cours au Coll\u00e8ge de France, 1975-1976&lt;\/em&gt;, Parigi, Gallimard-Seuil, 1997.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span>. La capacit\u00e0 di estrarre informazioni dalla situazione contingenziale e dalla popolazione permette, infatti, di individuare la tecnica pi\u00f9 adeguata di applicazione del potere. La tecnica \u00e8 necessaria per ottenere l\u2019efficacia dell\u2019azione. L\u2019efficacia viene ottenuta esercitando un controllo sul modo operativo, sul come sono condotte le attivit\u00e0 per renderle efficienti individuando delle tecniche generali che guidino l\u2019azione. Allo stesso tempo instaurando una sorveglianza gerarchica fra i vari possessori del potere al fine di pianificare ed ottimizzare l\u2019azione.  Pertanto, se \u00e8 vero che il potere \u00e8 insito in ogni relazione, \u00e8 anche vero che la capacit\u00e0 di saperlo esercitare deriva dal possesso di informazioni e conoscenze che danno luogo alla tecnica di applicazione. \u00c8 quest\u2019ultimo aspetto che definisca il potere in maniera definitiva.<br>\nFoucault indicava nell\u2019idea del Panopticon (1791) del filosofo britannico Jeremy Bentham (1748 \u2013 1832) l\u2019emblema del funzionamento delle discipline. \nNell\u2019idea benthamiana, il Panopticon era un meccanismo per dare vita a delle esperienze che modificassero il comportamento del singolo, addestrandolo e recuperandolo attraverso un modello di funzionamento che potesse essere riprodotto in numerosi contesti. Scopo del Panopticon era modificare il comportamento grazie all\u2019influenza che l\u2019ambiente avrebbe esercitato sul soggetto, in quanto col tempo il comportamento desiderato sarebbe stato fatto proprio dal condannato <span id='easy-footnote-6-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-6-12928' title='Sul Panopticon e Bentham esiste un\u2019ampia letteratura, mi limito pertanto a segnalare il testo per me di riferimento che ha il pregio di analizzare la questione includendovi anche Foucault: Anne Brunon-Ernst (a cura di), &lt;em&gt;Beyond Foucault. New perspectives on Bentham\u2019s Panopticon, &lt;\/em&gt;Burlington, Ashgate, 2012.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span>.  <br>\nL\u2019esempio pi\u00f9 noto del funzionamento del Panopticon \u00e8 quello del progetto della prigione da cui prende il nome. In questo luogo di reclusione i carcerati avrebbero dovuto essere divisi in celle separate, in uno spazio a circolo, su pi\u00f9 piani. Al centro avrebbe dovuto esserci un\u2019alta torre con il guardiano: i detenuti non avrebbero potuto parlare fra di loro, n\u00e9 sapere se dalla torre qualcuno li stesse osservando. In questo modo si sarebbe creata un\u2019auto-sorveglianza disciplinare: non potendo verificare la presenza dei controllori, i carcerati si sarebbero sempre comportati come se questa vi fosse, rendendo cos\u00ec sufficiente la presenza di poche guardie.\n<br><br>\n<b>Discipline e Guerra Fredda<\/b>\n<br><br>\nIn base a quanto evidenziato nelle righe precedenti si proceder\u00e0 adesso con un\u2019analisi di alcuni documenti statunitensi per il confronto con l\u2019Unione Sovietica durante la Guerra Fredda che evidenziano particolarmente la presenza di una mentalit\u00e0 disciplinare <span id='easy-footnote-7-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-7-12928' title='Trattandosi di un ampio periodo storico e avendo a disposizione un\u2019ampia mole documentaria si \u00e8 optato per questa scelta che lascia da parte molta della complessit\u00e0 storica che sta dietro i documenti e l\u2019arco di tempo che intercorre tra di loro. La letteratura scientifica sulla Guerra Fredda \u00e8 molto ampia, mi sono appoggiato in particolare sugli studi di Odd Arne Westad e Melvyn Leffler, in particolare la &lt;em&gt;Cambridge History of the Cold War. Volume I- III&lt;\/em&gt; (Cambridge, Cambridge University Press, 2010) da loro curata, Mario Del Pero (tra cui segnalo &lt;em&gt;Libert\u00e0 e Impero. Gli Stati Uniti e il mondo. 1776-2011&lt;\/em&gt;, Bari, Editori Laterza, 2011), Federico Romero (tra cui segnalo &lt;em&gt;Storia della guerra fredda. L\u2019ultimo conflitto per l\u2019Europa&lt;\/em&gt;, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2009), John Lewis Gaddis (in particolare &lt;em&gt;Strategies of Containment. A Critical Appraisal of American Security Policy During the Cold War&lt;\/em&gt;, New York, Oxford University Press, 2005, ed. or. 1982). tra gli altri.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nIl <em>National Security Council 68 <\/em>(NSC-68) del 1950, uno dei documenti pi\u00f9 importanti della Guerra Fredda, sosteneva che: \u00abaffirming our values our policy and actions must be such as to foster a fundamental change in the nature of the Soviet system <span id='easy-footnote-8-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-8-12928' title='In: &lt;a href=&quot;&quot; title=&quot;https:\/\/www.trumanlibrary.gov\/library\/research-files\/report-national-security-council-nsc-68?documentid=NA&amp;amp;pagenumber=1&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Harry S. Truman Library and Museum&lt;\/a&gt;, Ideological Foundations of the Cold War, President\u2019s Secretary\u2019s Files, &lt;em&gt;A Report to the National Security Council &amp;#8211; NSC 68&lt;\/em&gt;, 12 Aprile 1950, p. 9 (da ora in poi abbreviato in NSC-68). Tutti i link sono stati controllati un\u2019ultima volta il 4 giugno 2025.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Nell\u2019NSC-68, come in altri documenti successivi, l\u2019obiettivo degli Stati Uniti era quello di indurre un mutamento nella natura del nemico, senza provocarne la scomparsa come entit\u00e0 statale &#8211; ci\u00f2 che possiamo definire come disciplinamento. Un obiettivo riscontrabile anche in documenti successivi, compreso il <em>Defense Planning Guidance for the 1994-99, <\/em>redatto nel 1992, uno dei documenti pi\u00f9 importanti dell\u2019immediato periodo successiva alla fine della Guerra Fredda, che definiva cos\u00ec la strategia del contenimento: \u00abThe containment strategy we pursued for the past forty years [\u2026] By our refusal to be intimidated by Soviet military power, we and our allies molded a&nbsp; world in which Communism was forced to confront its contradictions <span id='easy-footnote-9-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-9-12928' title='In: U.S. Department of Defense, &lt;a href=&quot;https:\/\/www.archives.gov\/files\/declassification\/iscap\/pdf\/2008-003-docs1-12.pdf&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;National Archives&lt;\/a&gt;,  &lt;em&gt;Defense&lt;\/em&gt; &lt;em&gt;Planning Guidance , FY 1994-99&lt;\/em&gt;, 16 aprile 1992, pp. 4-5.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. L\u2019attenzione va posta nella scelta dei termini, in questo caso \u00abmolded\u00bb e \u00abconfront\u00bb che rispettivamente indicano un\u2019azione di \u201cmodellazione\u201d del contesto internazionale tale da indurre l\u2019Urss a mutare la sua natura (\u00abconfront its contraddictions\u00bb), divenendo un soggetto partecipe dell\u2019ordine internazionale parcellizzando cos\u00ec le istanze di controllo. <br>\nQuanto detto risulta particolarmente evidente nel seguente passaggio dell\u2019NSC-68, in cui erano delineati gli elementi che avrebbero dovuto guidare la strategia statunitense nel confronto con l\u2019Urss: \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n1. \u00abThe objectives of a free society are determined by its fundamental values and by the necessity of maintaining the material environment in which they flourish. Logically and in fact, therefore, the Kremlin&#8217;s challenge to the United States is directed not only to our values but to our physical capacity to protect their environment. [\u2026]<br>\n    2. It is only by practical affirmation, abroad as well as at home, of our essential values, that we can preserve our own integrity, in which lies the real frustration of the Kremlin design. <br>\n    3. But beyond thus affirming our values our policy and actions must be such as to foster a fundamental change in the nature of the Soviet system, a change toward which the frustration of the design is the first and perhaps the most important step. Clearly it will not only be less costly but more effective if this change occurs to a maximum extent as a result of internal forces in Soviet society <span id='easy-footnote-10-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-10-12928' title='In: &lt;em&gt;NSC-68&lt;\/em&gt;, p.9.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb \n<\/span>\n<br><br>\n\nRiconoscendo l\u2019importanza dell\u2019ambiente nel determinare i comportamenti degli individui e della popolazione, l\u2019NSC-68 sottolineava la necessit\u00e0 di \u00abmantenere\u00bb un ambiente favorevole al proliferare di quei valori considerati positivi. Difatti la sfida del Cremlino non si dirigeva, secondo l\u2019NSC-68, solamente ai valori statunitensi, ma all\u2019\u00abenvironment\u00bb. Pertanto, l\u2019NSC-68 sottolineava l\u2019importanza di garantire la stabilit\u00e0 interna agli Stati Uniti e nei paesi alleati o comunque non allineati con l\u2019Urss, perch\u00e9 tale stabilit\u00e0 interna avrebbe consentito la creazione di quello che possiamo definire come <em>equilibrio competitivo<\/em>: il mantenimento di una situazione di pace con l\u2019Urss cercando, al contempo, di creare un ambiente internazionale che fosse sempre pi\u00f9 sfavorevole a Mosca cos\u00ec da indurla a un mutamento nella sua natura, al disciplinamento. Come sottolineava Henry Kissinger in uno scritto del 1969, se in passato il \u00abbalance of power\u00bb era raggiunto in maniera territoriale, cio\u00e8 la superiorit\u00e0 veniva affermata attraverso la conquista, durante la Guerra Fredda il potere di uno Stato derivava dal controllo che questo esercitava all\u2019interno del proprio territorio: \u00abIn other words, the really fundamental changes in the balance of power have all occurred within the territorial limits of sovereign states <span id='easy-footnote-11-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-11-12928' title='In: &lt;a href=&quot;https:\/\/history.state.gov\/historicaldocuments\/frus1969-76v01\/d4&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Foregin Relations of the United Sates&lt;\/a&gt; (d\u2019ora in poi abbreviato in FRUS) &lt;em&gt;Essay by Henry A. Kissinger, &lt;\/em&gt;gennaio 1969, 1969-1972, in: Foundations of Foreign Policy, Vol. I, p.26.'><sup>11<\/sup><\/a><\/span>\u00bb.<br>\nSu questo aspetto \u00e8 particolarmente chiaro l\u2019NSC-68: \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abAs for the policy of &#8220;containment,&#8221; it is one which seeks by all means short of war to (1) block further expansion of Soviet power, (2) expose the falsities of Soviet pretensions, (3) induce a retraction of the Kremlin&#8217;s control and influence, and (4) in general, so foster the seeds of destruction within the Soviet system that the Kremlin is brought at least to the point of modifying its behavior to conform to generally accepted international standards <span id='easy-footnote-12-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-12-12928' title='In: &lt;em&gt;NSC-68&lt;\/em&gt;, p. 21.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\nLa scelta dei termini e, quindi, del regime discorsivo \u00e8 particolarmente chiarificatrice. L\u2019NSC-68 poneva un primo accento sulla necessit\u00e0 di \u00abbloccare\u00bb l\u2019espansione del potere sovietico, esponendo la falsit\u00e0 delle sue pretese, quindi mantenere una situazione di equilibrio che era per\u00f2 competitiva. Difatti l\u2019NSC-68 parlava di \u00abindurre\u00bb un ridimensionamento della sfera sovietica e, in generale, di \u00abpromuovere\u00bb ci\u00f2 che avrebbe modificato la condotta del Cremlino in modo da \u00abconformare\u00bb il \u00abcomportamento\u00bb agli standard internazionali. <br>\nLa scelta dei termini \u00e8 esemplificativa anche di come nelle strategie statunitensi si pensasse al comportamento dell\u2019Unione Sovietica come al comportamento di un individuo, ad esempio nella scelta del termini \u00abbehavior\u00bb anche perch\u00e9, come l\u2019NSC-68 stesso sottolineava, dietro al comportamento di uno Stato vi sono le molteplicit\u00e0 umane. Si trattava, quindi, di un conflitto che coinvolgeva la sfera delle mentalit\u00e0, una guerra culturale e delle idee. Pertanto, la creazione dell\u2019equilibrio competitivo passava dalla creazione di un sistema relazionale fondato su una serie di meccanismi e accordi volti a creare un\u2019interdipendenza economica, politica valoriale, anche con programmi di diplomazia culturale e di propaganda. Tale sistema relazionale corrisponde in parte a ci\u00f2 che \u00e8 stato definito dal politologo Joseph Nye come <em>soft power,<\/em> la cui essenza risiederebbe nella capacit\u00e0 di cambiare i comportamenti degli Stati: \u00abProof of power lies not in resources but in the ability to change the behavior of states <span id='easy-footnote-13-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-13-12928' title='Joseph S. Nye, &lt;em&gt;Soft Power&lt;\/em&gt;, in: \u201cForeign Policy\u201d, LXXX (1990), pp. 153 \u2013 171. Si veda anche: Liam Kennedy, Scott Lucas, &lt;em&gt;Enduring Freedom: Public Diplomacy and U.S. Foreign Policy&lt;\/em&gt;, in: \u201cAmerican Quarterly,\u201d Vol. 57, N. 2, Giugno 2005, pp. 309-333 e Jan Melissen, (a cura di), &lt;em&gt;The New Public Diplomacy. Soft Power in International Relations&lt;\/em&gt;, New York, Palgrave Macmillan, 2005.'><sup>13<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Il <em>soft power<\/em> crea interdipendenza, comprensione e attrazione non solamente tra i soggetti istituzionali, ma andando ad agire sui cittadini, promuovendo anche l\u2019azione dei privati, portando in questo modo alla parcellizzazione delle istanze di controllo <span id='easy-footnote-14-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-14-12928' title='Joseph Nye Jr., &lt;em&gt;Soft Power. The Means to Success in World Politics&lt;\/em&gt;, New York, Public Affairs, 2004.'><sup>14<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nRitornando all\u2019analisi terminologica, un verbo particolarmente importante, anche per la sua persistenza nei documenti, \u00e8 \u00abto maintain\u00bb (mantenere). Lo si \u00e8 visto anche nell\u2019NSC-68:\u00abThe objectives of a free society are determined by its fundamental values and by the necessity of <em>maintaining<\/em> the material environment in which they flourish\u00bb. Preservare l\u2019ordine \u00e8 la premessa per indurre il mutamento comportamentale, motivo per cui le strategie statunitensi si concentrarono sul mantenimento dell\u2019ordine internazionale. Questo aspetto si basava su un punto fondamentale: che vi fosse un bilanciamento interno ed uno esterno, in quanto essi erano interdipendenti. Il primo era necessario per la proiezione globale, perch\u00e9 senza un controllo del proprio Paese la conduzione di una guerra sarebbe stata difficile. Inoltre, la stessa ricerca dell\u2019equilibrio al di fuori degli Stati Uniti era funzionale alla propria preservazione, perch\u00e9 al mutamento dell\u2019equilibrio avrebbe corrisposto una minaccia alla stabilit\u00e0 interna degli Stati Uniti \u2013 si pensi, ad esempio, alla teoria del domino <span id='easy-footnote-15-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-15-12928' title='Tra i vari documenti si segnalo: &lt;a href=&quot;https:\/\/www.presidency.ucsb.edu\/documents\/the-presidents-news-conference-361&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;The American Presidency Project&lt;\/a&gt; (APP), Dwight D. Eisenhower&lt;em&gt;, The President\u2019s News Conference&lt;\/em&gt;, 7 aprile 1954. Per la Teoria del Domino si rimanda a: Frank Ninkovich, &lt;em&gt;Modernity and Power: A History of the Domino Theory in the Twentieth Century&lt;\/em&gt;, Chicago, Chicago University Press, 1994.'><sup>15<\/sup><\/a><\/span>.  John F. Kennedy, ad esempio, in un discorso del 1963 in cui giustificava la necessit\u00e0 dell\u2019impegno politico, militare ed economico statunitense, sottolineava come l\u2019interesse nazionale e la sicurezza statunitense fossero legate al \u00abpreserving and protecting a world of diversity\u00bb in cui nessuno Stato avrebbe potuto minacciare la situazione di equilibrio, perch\u00e9 ci\u00f2 avrebbe indebolito la sicurezza internazionale, motivo per cui l\u2019impego di Washington era considerato una forma di azione anche preventiva: \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abThe reason that we moved so far into the world was our fear that at the end of the war, and particularly when China became communist, that Japan and Germany would collapse, and these two countries which so long served as a barrier to the Soviet advance and the Russian advance before that would open up a wave of conquest of all of Europe and all of Asia, and then the <em>balance of power<\/em> turning against us we would finally be isolated and ultimately destroyed. That is what we have been engaged in for 18 years, to prevent that happening, <em>to prevent<\/em> any one monolithic power having sufficient force to destroy the United States <span id='easy-footnote-16-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-16-12928' title='In: &lt;a href=&quot;https:\/\/www.presidency.ucsb.edu\/documents\/address-salt-lake-city-the-mormon-tabernacle&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;APP&lt;\/a&gt;, John F. Kennedy&lt;em&gt;, Address in Salt Lake City at the Mormon Tabernacle&lt;\/em&gt;, 26 Settembre 1963, corsivo mio.'><sup>16<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\nAnche Henry Kissinger, allora consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Gerald Ford, in un bollettino del dipartimento di Stato in cui si discuteva sul conflitto in Angola affermava concetti simili: \u00abif we do not exercise our responsibilities to maintain the international balance, if Congress and the executive are unable to act in concert when vital national interests are affected, then world security may well be seriously undermined <span id='easy-footnote-17-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-17-12928' title='In: &lt;em&gt;Department of State Bulletin, &lt;\/em&gt;Vol. 74, N. 1912, 16 febbraio 1975, p. 181-182.'><sup>17<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Oppure, come afferm\u00f2 pi\u00f9 esplicitamente in <em>Diplomacy<\/em>, una fonte retrospettiva perch\u00e9 il volume \u00e8 stato pubblicato nel 1994 ma comunque utile: \n\n\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abOnce the Soviet Union could no longer count on permanent hostility between the world\u2019s most powerful and most populous nations \u2013 even more so if the two were actually perceived as having started to cooperate \u2013 the scope for Soviet intransigence would narrow and perhaps evaporate <span id='easy-footnote-18-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-18-12928' title='Henry Kissinger,&lt;em&gt; Diplomacy, &lt;\/em&gt;New York, Simon and Schuster, 1994,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;p. 719.'><sup>18<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\nPer garantire la stabilit\u00e0 interna di uno Stato e quindi l\u2019equilibrio competitivo le strategie approntate da Washington prevedevano, inoltre, la creazione di programmi che investivano nella formazione delle forze di polizia e di eserciti locali, addestrando i quadri delle polizie dei vari paesi presso l\u2019<em>International Police Academy<\/em> di Washington D.C. sia direttamente nei paesi stessi, ma anche approntando piani specifici per gli addestramenti come il <em>NSC 1290-d Program<\/em> dell\u2019amministrazione Eisenhower e proseguito poi da Kennedy, che si rivolgeva a Corea, Giappone e Filippine <span id='easy-footnote-19-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-19-12928' title='In: Dwight D. Eisenhower Presidential Library, &lt;em&gt;NSC 1290-d program&lt;\/em&gt;, Box 1, NSC Series, Dwight D. Eisenhower\u2019s Papers as President (Ann Whitman File).  Si veda anche Jeremy Kuzmarov, &lt;em&gt;Modernizing Repression. Police Training and Nation-Building in the American Century, &lt;\/em&gt;Amherst and Boston, University of Massachusetts Press, 2012, p.9 e seguenti.'><sup>19<\/sup><\/a><\/span>. Al contempo, erano previste <em>covert operations<\/em> \u2013 come l\u2019<em>OPLAN 34A<\/em> del 1961 rivolto ai vietnamiti del Nord per persuaderli che era nel loro interesse economico desistere dall\u2019aggressione nel Vietnam del Sud \u2013 e ricognizioni aree, cos\u00ec che la sorveglianza fosse permanente e, al contempo, difficilmente o non verificabile. La difesa si combinava cos\u00ec con un obiettivo strategico: creando una forma di pressione sul nemico cercare di indurlo al riconoscimento di un sistema di controllo reciproco \u2013 si pensi al piano <em>Open Skyes<\/em> di Eisenhower e agli accordi sulla limitazione degli armamenti firmati da Stati Uniti e Unione Sovietica <span id='easy-footnote-20-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-20-12928' title='James J. Marquardt&lt;em&gt;, Transparency and Security Competition: Open Skies and America&amp;#8217;s Cold War Statecraft, 1948-1960, &lt;\/em&gt;in: \u201cJournal of Cold War Studies,\u201d Vol. 9, N. 1, 2007, pp. 55-87.'><sup>20<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nUn documento particolarmente esplicativo che mostra la continuit\u00e0 dell\u2019elemento disciplinare nella Guerra Fredda \u00e8 il <em>National Security Decision Directive 75<\/em> (NSDD-75) del 17 gennaio 1983. Secondo il NSDD-75 Washington sarebbe potuta intervenire per ristabilire l\u2019ordine se questo fosse stato a rischio, anche se l\u2019intervento era da ritenere improbabile visto che la creazione di questo sistema avrebbe dovuto funzionare da deterrenza, disciplinando i vari Stati. Nell\u2019NSDD-75 si leggeva al riguardo: \u00abThe U.S. effort in the Third World must involve an important role for security assistance and foreign military sales, as well as readiness to use U.S. military forces where necessary to protect vital interests and support endangered Allies and friends\u00bb. Al contempo, l\u2019NSDD-75 preveda la creazione di un ambiente \u201cdella visibilit\u00e0\u201d che avrebbe servito il duplice scopo del \u00abcontain and over time reverse soviet expansionism\u00bb e dello \u00abshaping the environment in which Soviet decisions are made <span id='easy-footnote-21-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-21-12928' title='In: &lt;a href=&quot;https:\/\/www.reaganlibrary.gov\/public\/archives\/reference\/scanned-nsdds\/nsdd75.pdf&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Ronald D, Reagan Library and Archives&lt;\/a&gt;, &lt;em&gt;National Security Decision Directive 75 (NSDD-75), U.S. relations with the USSR&lt;\/em&gt;, 17 gennaio 1983, pp. 2-4.'><sup>21<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. L\u2019NSDD-75 auspicava la creazione di un equlibrio compettivo attraverso un ambiente globale gradualmente sempre pi\u00f9 sfavorevole all\u2019URSS: \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abThere are a number of important weaknesses and vulnerabilities within the Soviet empire which the U.S. should exploit. U.S. policies should seek wherever possible to encourage Soviet allies to distance themselves from Moscow in foreign policy and to move toward democratization domestically. The primary U.S. objective in Eastern Europe is to loosen Moscow&#8217;s hold on the region <span id='easy-footnote-22-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-22-12928' title='In: &lt;a href=&quot;https:\/\/www.reaganlibrary.gov\/public\/archives\/reference\/scanned-nsdds\/nsdd75.pdf&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Ronald D, Reagan Library and Archives&lt;\/a&gt;, &lt;em&gt;National Security Decision Directive 75 (NSDD-75), U.S. relations with the USSR&lt;\/em&gt;, 17 gennaio 1983, pp. 2-4.'><sup>22<\/sup><\/a><\/span>\u00bb.\n<\/span>\n<br><br>\nIn questo modo, secondo l\u2019NSDD-75, Washington avrebbe promosso il \u00abprocess of change in the Soviet Union toward a more pluralistic political and economic system in which the power of the privileged ruling elite is gradually reduced <span id='easy-footnote-23-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-23-12928' title='In: &lt;em&gt;NSDD-75&lt;\/em&gt;, pp.1-2.'><sup>23<\/sup><\/a><\/span>\u00bb in modo che Mosca entrasse in un processo di cambiamento della sua natura dovuto alla creazione di un ambiente globale sfavorevole anche per la condivisione o parcellizzazione delle istanze di controllo: \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abIn Europe, the Soviets must be faced with a reinvigorated NATO. In the Far East we must ensure that the Soviets cannot count on a secure flank in a global war. Worldwide, U.S. general purpose forces must be strong and flexible enough to affect Soviet calculations in a wide variety of contingencies. [\u2026] Creating a long-term Western consensus for dealing with the Soviet Union [..] will require that the U.S. take Allied concerns into account, and also that U.S. Allies take into equal account U.S. concerns <span id='easy-footnote-24-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-24-12928' title='&lt;em&gt;Ivi&lt;\/em&gt;, pp. 2 \u2013 7.'><sup>24<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\nFacendo un passo indietro, gli elementi disciplinari che abbiamo individuato fino ad ora si ritrovano anche nella strategia approntata da Richard Nixon del \u00abcontainement without isolation\u00bb, il cui scopo rimaneva quello di indurre un cambiamento interno in uno Stato nemico, cos\u00ec da depotenziarne la possibile minaccia. Come spiegava Nixon:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abWe need a positive policy of pressure and persuasion, of dynamic detoxification, a marshaling of Asian forces both to keep the peace and to help draw off the poison from the Thoughts of Mao. [\u2026]\nDealing with Red China is something like trying to cope with the more explosive ghetto elements in our own country. In each case a potentially destructive force has to be curbed; in each case an outlaw element has to be brought within the law; in each case dialogues have to be opened; in each case aggression has to be restrained while education proceeds <span id='easy-footnote-25-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-25-12928' title='In:  &lt;a href=&quot;https:\/\/history.state.gov\/historicaldocuments\/frus1969-76v01\/d3&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;FRUS&lt;\/a&gt;,  &lt;em&gt;Article by Richard M. Nixon, &lt;\/em&gt;ottobre 1967, 1969-1972, Foundations of Foreign Policy, p.19.'><sup>25<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\nSi trattava di attuare una forma di \u00abpressione e di persuasione\u00bb che portasse a una disintossicazione dai pensieri maoisti in Cina, una forma di \u00abeducation\u00bb delle mentalit\u00e0 e dei comportamenti. Si trattava di incanalare delle pulsioni (le \u00abforze potenzialmente distruttive\u00bb) per ricondurle nel perimetro della legalit\u00e0, depotenziandone cos\u00ec la minaccia. L\u2019aspetto che la citazione di Nixon mette in luce \u00e8 nella volont\u00e0 di non volere la dissoluzione della Cina maoista, ma nel volere gestire una forma di \u201cillegalismo\u201d. Del resto, Nixon paragonava la Cina ai ghetti che possiamo definire come forme di \u00abillegalismo controllato\u00bb se guardiamo a questa citazione di Michel Foucault: \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abQue le syst\u00e8me p\u00e9nal ne soit pas v\u00e9ritablement, malgr\u00e9 les ordres qu&#8217;il se donne, un appareil de r\u00e9pression des d\u00e9lits, mais un m\u00e9canisme de gestion, d&#8217;intensification diff\u00e9rentielle, de diffusion des ill\u00e9galismes, de contr\u00f4le et de distribution de ces diff\u00e9rents ill\u00e9galismes. [\u2026] Le probl\u00e8me, ce n&#8217;est pas l&#8217;amour des gens pour l&#8217;ill\u00e9galit\u00e9, le probl\u00e8me c&#8217;est : le besoin que le pouvoir peut avoir de poss\u00e9der les ill\u00e9galismes, de contr\u00f4ler ces ill\u00e9galismes, et d&#8217;exercer son pouvoir \u00e0 travers ces ill\u00e9galismes. Que cette utilisation des ill\u00e9galismes se fasse par la prison ou se fasse par le \u00ab Goulag \u00bb, je crois que de toute fa\u00e7on le probl\u00e8me est l\u00e0 : peut-il y avoir un pouvoir qui n&#8217;aime pas l&#8217;ill\u00e9galisme? <span id='easy-footnote-26-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-26-12928' title='Jean-Paul Brodeur, &lt;em&gt;Alternatives \u00e0 la prison: diffusion ou d\u00e9croissance du contr\u00f4le social? Une entrevue avec Michel Foucault&lt;\/em&gt;, in: \u201cCriminologie\u201d, Vol. 26, N. 1, 1993, pp. 13-34. Non \u00e8 possibile affrontare l\u2019argomento in questa sede, ma si tenga di conto che tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Ottanta negli Stati Uniti nascevano gli studi di prevenzione del crimine in ambito urbanistico che volevano sfruttare l\u2019ambiente per indurre forme di disciplinamento, ad esempio il &lt;em&gt;Crime Prevention Through Environmental Design &lt;\/em&gt;(1971), il &lt;em&gt;Defensible Space&lt;\/em&gt; (1971) e la &lt;em&gt;Broken Windows Theory&lt;\/em&gt; (1982). Al contempo, fu alla fine degli anni Sessanta che negli Stati Uniti inizi\u00f2 a svilupparsi il fenomeno della militarizzazione della polizia, su questa si veda: Peter B. Kraska e Victor E. Kappeler, &lt;em&gt;Militarizing American Police: The Rise and Normalization of Paramilitary Units&lt;\/em&gt;, in&amp;nbsp;: \u201cSocial Problems,\u201d Vol. 44, N. 1, Febbraio 1997, pp. 1-18; Daryl Meeks, &lt;em&gt;Police Militarization in Urban Areas: The Obscure War Against the Underclass&lt;\/em&gt;, in&amp;nbsp;: \u201cThe Black Scholar,\u201d Vol. 35, N. 4, 2006, pp. 33-41; Larry Gaines, Victor Kappeler, &lt;em&gt;Policing in America&lt;\/em&gt;, Waltham, Elsevier, 2011; Abigail&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;R. Hall e Christopher J. Coyne, &lt;em&gt;The Militarization of U.S. Domestic Policing&lt;\/em&gt;, in&amp;nbsp;: \u201cThe&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;Independent Review,\u201d Vol. 17, N. 4, 2013, pp. 485-504.'><sup>26<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\nPer quanto le strategie statunitensi auspicassero il raggiungimento di un\u2019era di pace non prevedevano la fine degli \u201cillegalismi\u201d \u2013 non sarebbe, peraltro, stato realistico \u2013 e, inoltre, essi erano necessari, all\u2019interno degli Stati Uniti come all\u2019esterno, al funzionamento stesso del potere che non si basava \u2013 quantomeno non solamente \u2013 sulla repressione, ma sulla gestione, l\u2019incanalamento di determinate pulsioni in favore del disciplinamento. Si trattava di trovare forme di accordo, ad esempio in seno alle Nazione Unite o con i trattati sugli armamenti, mantenendo una situazione di equilibrio costante attraverso le discipline, una situazione sotto questo punto di vista potenzialmente precaria.\n<br><br>\n<b>Il <\/b><em><b>policing the military<\/b><\/em>\n<br><br>\n\u00abWe covet no territory, we seek no dominion, we fear no nation, we despise no people. With our arms we seek to shelter the peace of mankind. [\u2026] We are armed, not for conquest, but to insure our own security and to encourage the settlement of international differences by peaceful processes. [\u2026] We Americans are responsible not only for our own security but, in concert with our Allies, for the security of the Free World. Upon our strength and our wisdom rests the future not only of our American way of life, but that of the whole society of free men <span id='easy-footnote-27-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-27-12928' title='In: &lt;a href=&quot;https:\/\/www.presidency.ucsb.edu\/documents\/special-message-the-congress-the-state-the-nations-defenses&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;APP&lt;\/a&gt;, Lyndon B. Johnson&lt;em&gt; , Special Message to the Congress on the State of the Nation&amp;#8217;s Defenses&lt;\/em&gt;, 18 gennaio 1965.'><sup>27<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abCampaigns of conquest are contrary to the policy of the Government of the United States. [\u2026] The United States forces seek to restore domestic tranquility as soon as possibile <span id='easy-footnote-28-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-28-12928' title='In: US Marine Corps, &lt;em&gt;Small Wars Manual,&lt;\/em&gt; Washington, United States Government Printing Office, 1940, cap. 1, p. 2; Cap. XII, p.2.'><sup>28<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\nLe due citazioni sono esplicative di una questione che \u00e8 emersa implicitamente nelle pagine precedenti: quella dell\u2019impiego dell\u2019esercito statunitense nel contesto della Guerra Fredda come parte di quel sistema disciplinare che abbiamo descritto. La prima citazione \u00e8 del presidente Lyndon B. Johnson e risale al 18 gennaio 1965, quando iniziava l\u2019impegno <em>boots on the ground<\/em> dei soldati statunitensi in Vietnam. La seconda \u00e8 tratta dallo <em>Small Wars Manual<\/em>, uno dei manuali dato in dotazione all\u2019esercito degli Stati Uniti dal 1940 in poi. Entrambe mettono in risalto come l\u2019impegno militare statunitense non fosse volto ad annettere nuovi territori come nella concezione \u201cclassica\u201d dell\u2019impiego dell\u2019esercito, ma di vigilare, preservare e restaurare l\u2019ordine internazionale. \u00c8 una posizione che si ritrova anche nei documenti relativi alla Guerra Fredda, come il seguente <em>Position Paper<\/em> del 1950 preparato per la delegazione statunitense all\u2019ONU dove centrale \u00e8 il termine \u00abrestoration\u00bb:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abAccordingly, while seeking to keep the conduct of the fighting in Korea and the restoration of its peace and security in the hands of the Security Council, we should urge that the Assembly make recommendations for the post-hostilities period which would include a reiteration of the principle that Korea should be united under a free and independent national government <span id='easy-footnote-29-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-29-12928' title='In: &lt;a href=&quot;https:\/\/history.state.gov\/historicaldocuments\/frus1950v07\/d522&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;FRUS&lt;\/a&gt;, &lt;em&gt;Position Paper Prepared for the United States Delegation to the United Nations General Assembly&lt;\/em&gt;, 19 settembre 1950, in Frus, 1950, Korea, Vol. VII, p.741.'><sup>29<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb  \n<\/span>\n<br><br>\nAnche nel caso del breve conflitto di Grenada del 1983 Ronald Reagan sottoline\u00f2 come \u00abAmerica seeks no new territory, nor do we wish to dominate others <span id='easy-footnote-30-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-30-12928' title='In: &lt;a href=&quot;https:\/\/www.presidency.ucsb.edu\/documents\/remarks-military-personnel-cherry-point-north-carolina-the-united-states-casualties&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;APP&lt;\/a&gt;, Ronald D. Reagan, &lt;em&gt;Remarks to Military Personnel at Cherry Point, North Carolina, on the United States Casualties in Lebanon and Grenada&lt;\/em&gt;, 4 novembre 1983. Una posizione simile venne riaffermata nel &lt;em&gt;Remarks at a White House Ceremony Marking the First Anniversary of the Grenada Rescue Mission&lt;\/em&gt;, 24 ottobre 1984, in &lt;a href=&quot;https:\/\/www.presidency.ucsb.edu\/documents\/remarks-white-house-ceremony-marking-the-first-anniversary-the-grenada-rescue-mission&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;APP&lt;\/a&gt;: \u00abSide by side, with forces from neighboring Caribbean democracies, the brave young soldiers, sailors, marines, and airmen accomplished their mission. They went to Grenada not to conquer, but to liberate, and they did\u00bb.'><sup>30<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. In particolare, Reagan motiv\u00f2 ai suoi concittadini l\u2019intervento ponendo l\u2019accento sulla necessit\u00e0 di \u00abproteggere\u00bb delle vite, \u00abdi prevenire\u00bb destabilizzazioni ulteriori e quindi per \u00abrestaurare\u00bb le \u00abcondizioni di legge ed ordine\u00bb su Grenada: \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abWe have taken this decisive action for three reasons. First, and of overriding importance, <em>to<\/em> <em>protect<\/em> innocent lives, including up to a thousand Americans, whose personal safety is, of course, my paramount concern. Second, <em>to<\/em> <em>forestall<\/em> further chaos. And third, to assist in the <em>restoration<\/em> of conditions of law and order and of governmental institutions to the island of Grenada. [\u2026] <span id='easy-footnote-31-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-31-12928' title='In: &lt;a href=&quot;https:\/\/www.presidency.ucsb.edu\/documents\/remarks-the-president-and-prime-minister-eugenia-charles-dominica-announcing-the&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;APP&lt;\/a&gt;, Ronald D. Reagan, &lt;em&gt;Remarks of the President and Prime Minister Eugenia Charles of Dominica Announcing the Deployment of United States Forces in Grenada&lt;\/em&gt;, 25 ottobre 1983, corsivo mio.'><sup>31<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\nLa concezione d\u2019impiego dell\u2019esercito statuitense che sottintende a queste citazioni, volta a ristabilire e mantenere l\u2019ordine e la sicurezza internazionali, \u00e8 ci\u00f2 possiamo definire come <em>policing the military<\/em>. Si tratta di una concezione simile a quella del ruolo della polizia. <span id='easy-footnote-32-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-32-12928' title='Come accennato alla nota 26 vi \u00e8 un legame tra la militarizzazione della polizia in diversi paesi dell\u2019area euro-atlantica (si pensi alla polizia italiana, smilitarizzata solamente con la riforma del 1981) e i fenomeni presi in esame in questo articolo. Si tratta di un argomento vasto e ancora poco studiato e che ha un ottimo punto di partenza nell\u2019articolo, anche se ormai datato, di Philip Jenkins, &lt;em&gt;Policing the Cold War: The Emergence of New Police Structures in Europe, 1946\u20131953&lt;\/em&gt;, in: \u201cThe Historical Journal\u201d, Vo.31, N.1, 1988, pp. 141-157.'><sup>32<\/sup><\/a><\/span> <br>\nSecondo il criminologo canadese Jean-Paul Brodeur la polizia, a differenza dell\u2019esercito, interviene non per ottenere una vittoria definitiva, ma per ristabilire l\u2019ordine interno a un Paese <span id='easy-footnote-33-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-33-12928' title='Jean-Paul Brodeur,&lt;em&gt; Force polici\u00e8re et force militaire, &lt;\/em&gt;in Fr\u00e9d\u00e9ric Lemieux, Beno\u00eet Dupont (a cura di), &lt;em&gt;La militarisation des appareils policiers, &lt;\/em&gt;Saint-Nicolas, La Presses de l\u2019Universit\u00e9 Laval, 2005, p. 45.'><sup>33<\/sup><\/a><\/span>. Per questo motivo la polizia, tramite la sua azione, non applica ma crea e\/o mantiene l\u2019ambiente in cui la legge possa essere applicata, cio\u00e8 preserva l\u2019ordine all\u2019interno del quale le norme trovano realizzazione <span id='easy-footnote-34-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-34-12928' title='Jean-Paul Brodeur, &lt;em&gt;Une police taill\u00e9e sur mesure: une r\u00e9flexion critique, &lt;\/em&gt;in Andr\u00e9 Normandeau (a cura di), &lt;em&gt;Une police professionnelle de type communautaire, Vol. II, &lt;\/em&gt;Montr\u00e9al, Les \u00c9ditions du M\u00e9ridien, 1998, pp. 18-19. Per gli aspetti legati alla polizia e alla sua storia e al &lt;em&gt;policing&lt;\/em&gt; mi sono appoggiato in particolare agli studi di Jean-Paul Brodeur, ma si veda anche, tra i numerosi studi: Larry Gaines e Victor Kappeler, &lt;em&gt;Policing in America,&lt;\/em&gt; Waltham, Elsevier, 2011 e Markus Dubber, Mariana Valverde (a cura di), &lt;em&gt;The New Police Science. &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;The Police Power in Domestic and International Governance, &lt;\/em&gt;Stanford, Stanford University Press, 2006. Per gli studi sull\u2019esercito, oltre ai classici di Samuel Huntington, &lt;em&gt;The soldier and the state. &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;The theory and politics of civil-military relations&lt;\/em&gt;, Harvard, Harvard University Press, 1981 e di Morris Janowitz, &lt;em&gt;Military conflict: essays in the institutional analysis of war and peace&lt;\/em&gt;, Beverly Hills, Sage Publications, 1975, rimando, tra la vasta letteratura: Derek Lutterbek, &lt;em&gt;Between Police and Military,&lt;\/em&gt; in: \u201cJournal of the Nordic International Studies Association,\u201d Vol. 39, N. 1, pp. 45-68; Thomas Weiss, &lt;em&gt;The blurring border between the police and the military: A debate without foundations,&lt;\/em&gt; in: \u201cSage Journals,\u201d Vol. 46, N. 3, 2015, pp. 396-405; Zoltan Barany, &lt;em&gt;The role of  the military,&lt;\/em&gt; in: \u201dJournal of Democracy\u201d, Vo. 22, N. 4, 2011, pp. 24-35; Balsazs Szanto, &lt;em&gt;War and International Relations. A Critical Analysis&lt;\/em&gt;, Londra, Routledge, 2023; Mary Kaldor,  &lt;em&gt;Le Nuove Guere. &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;La Violenza Organizzata nell\u2019Et\u00e0 Globale, &lt;\/em&gt;Roma, Carocci, 2013; Caroline Holmqvist, &lt;em&gt;Policing Wars. On Military Intervention in the Twenty-First Century, &lt;\/em&gt;Basingstoke, Palgrave MacMillan, 2014, Marilyn B. Young, &lt;em&gt;The Vietnam Wars, 1945-1990&lt;\/em&gt;, New York, Harper-Collins, 1991.'><sup>34<\/sup><\/a><\/span>. Se \u00e8 vero che l\u2019esercito americano cercava una vittoria definitiva all\u2019interno del Paese in cui interveniva, \u00e8 anche vero che lo faceva per ristabilire l\u2019ordine globale minacciato in una specifica regione del mondo, al fine di mantenere l\u2019equilibrio competitivo. Il <em>policing the military <\/em>\u00e8, pertanto, l\u2019uso dell\u2019esercito per ristabilire l\u2019equilibrio all\u2019interno della Guerra Fredda. <br>\nTorniamo all\u2019esempio di Grenada. Riportare l\u2019ordine su un isola in cui il potere era stato preso illegalmente e in cui erano commesse delle uccisioni significava impiegare l\u2019esercito con funzioni di <em>policing<\/em>,<em> <\/em>anche perch\u00e9 il regime da combattere era qualificato come \u00aboutlaw\u00bb, come era infatti definito nel <em>National Decision Directive 110 A<\/em> (NSD-110A) del 1983, in quanto aveva infranto l\u2019ordine internazionale \u2013 si rammenti che anche Nixon aveva paragonato i nemici, in quel caso la Cina, a qualcosa che aveva a che fare con l\u2019illegalit\u00e0, i \u00ab the more explosive ghetto elements\u00bb. Il ricorso all\u2019espressione \u00aboutlaw\u00bb, che nell\u2019NSD-110A venne fatto sulla scorta di una condanna collettiva da parte dei paesi caraibici e degli <em>States<\/em>, aveva il duplice scopo di squalificare il regime e fornire una base concreta di intervento sull\u2019isola con una missione, appunto, di <em>policing<\/em>: \u00abThese Caribbean democratic nations have unanimously and formally resolved to form a multi-national Caribbean force to  remove \u201cthe outlaw regime on Grenada\u201d and <em>restore<\/em> democracy by any means, including force of arms<span id='easy-footnote-35-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-35-12928' title='In:  &lt;a href=&quot;https:\/\/www.reaganlibrary.gov\/public\/archives\/reference\/scanned-nsdds\/nsdd110a.pdf&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;Ronald D. Reagan Library and Archives&lt;\/a&gt;, &lt;em&gt;National Security Decision Directive 110A,  &lt;\/em&gt;23 ottobre 1983.'><sup>35<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. <br>\nA quanto detto \u00e8 necessario aggiungere un aspetto, relativo alla funzione disciplinare della polizia, sottolineato da Michel Foucault in <em>Sorvegliare e Punire<\/em>: \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00ab[La polizia] al suo ruolo di ausiliaria della giustizia nella ricerca dei criminali e di strumento per il controllo politico dei complotti, dei movimenti di opposizione o delle rivolte, aggiunge una funzione disciplinare. Funzione complessa perch\u00e9 unisce il potere assoluto del sovrano alle pi\u00f9 piccole istanze di potere disseminate nella societ\u00e0; perch\u00e9, tra le differenti istituzioni disciplinari chiuse (fabbriche, esercito, scuole), tende una rete intermedia, agente l\u00e0 dove quelle non possono intervenire, disciplinando gli spazi non disciplinari: essa li ricopre, li collega fra di loro, li garantisce con la sua forza armata. La polizia [\u2026] fa corpo, per la sua estensione e i suoi meccanismi, con la societ\u00e0 di tipo disciplinare <span id='easy-footnote-36-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-36-12928' title='M. Foucault, &lt;em&gt;Sorvegliare e punire &lt;\/em&gt;cit., pp. 234-235. '><sup>36<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\nSulla base di quanto affermato da Foucault possiamo sostenere che l\u2019esercito statunitense nella Guerra Fredda rappresentava la <em>rete intermedia<\/em> che, al di l\u00e0 della funzione repressiva (ottenere una vittoria definitiva sui Vietcong, ad esempio) possedeva anche una funzione disciplinare garantendo la sorveglianza (ad esempio con lo spionaggio, i sistemi radar, aerei e sottomarini di monitoraggio da possibili attacchi missilistici e di altro tipo) prevedendo la possibilit\u00e0 di agire all\u2019interno del Paese occupato o soggetto al conflitto per contribuire a ristabilire l\u2019ordine anche con funzioni di polizia. Tale possibilit\u00e0 era stata prevista anche dallo <em>Small Wars Manual<\/em> ed era stata implementata, con una serie di piani, anche nella Guerra di Corea. Gi\u00e0 nel 1950, infatti, i documenti sostenevano che lo scopo di una eventuale momentanea occupazione militare sarebbe stato di \u00abfacilitate public order, economic rehabilitation and the democratic mode of life in the area and to prepare the way for the unification of the free and independent Korea <span id='easy-footnote-37-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-37-12928' title='In: &lt;a href=&quot;https:\/\/history.state.gov\/historicaldocuments\/frus1950v07\/d601&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;FRUS&lt;\/a&gt;, &lt;em&gt;Draft Paper Prepared in the Department of the Army, &lt;\/em&gt;3 ottobre 1950, in Frus, 1950, Korea, Vol. VII, p.855.'><sup>37<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. <br>\nFondamentale sarebbe stato, pertanto, il rafforzamento delle istituzioni democratiche e dell\u2019economia, ma anche la creazione di forze dell\u2019ordine in grado di garantire la sicurezza interna e, in caso di sconfitta nord-coreana, capaci di ristabilire l\u2019ordine nel Nord <span id='easy-footnote-38-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-38-12928' title='\u00abThen if the North Koreans surrendered, units of the South Korean constabulary could be sent in\u00bb esplicitava ad esempio il &lt;em&gt;Minutes of the Sixth Meeting of the United States Delegation to the United Nations General Assembly&lt;\/em&gt;, 25 settembre 1950, in &lt;a href=&quot;https:\/\/history.state.gov\/historicaldocuments\/frus1950v07\/d539&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;FRUS&lt;\/a&gt;, 1950, Korea, Vol. VII, p.772.'><sup>38<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nSotto questi punti di vista, l\u2019impiego dell\u2019esercito statunitense all\u2019interno dei conflitti di Corea e Vietnam, ma \u00e8 un discorso che pu\u00f2 essere esteso anche all\u2019invasione di Grenada del 1983, prevedeva, oltre alle funzioni militari e di combattimento \u201cclassiche\u201d riservate alle forze armate, un ruolo intermediario e capillare dell\u2019esercito volto a stabilizzare il Paese in cui era intervenuto, agendo in tal senso come rete intermedia <span id='easy-footnote-39-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-39-12928' title='Ad esempio, in un &lt;em&gt;memorandum &lt;\/em&gt;del Segretario della Difesa Robert McNamara si sottolineava, in riferimento allo sviluppo della polizia nazionale vietnamita che: \u00abassistance should be able to take the form not only of economic and social measures but also police and military help to root out and control insurgent elements\u00bb, in: &lt;a href=&quot;https:\/\/history.state.gov\/historicaldocuments\/frus1964-68v01\/d84&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;FRUS&lt;\/a&gt;, &lt;em&gt;Memorandum from the Secretary of Defense (McNamara) to the President, &lt;\/em&gt;16 marzo 1964, in Frus, 1964-1968, Vietnam, Vol. I, p.154.'><sup>39<\/sup><\/a><\/span>. L\u2019idea era di nuovo che controllando l\u2019ambiente, in questo caso interno allo Stato occupato, garantendo la sicurezza alla popolazione questa avrebbe collaborato con le forze di occupazione, creando cos\u00ec un ambiente ostile al nemico che sarebbe stato cos\u00ec sconfitto. Come sintetizzava in tal senso un consulente britannico in Vietnam nel 1962: \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abThis is a battle for the control of the villages and the protection of the population. If security and Government control are restored, then, with the assistance of the people themselves, the elimination of the Vietcong will automatically follow. The Vietcong cannot exist unless they can intimidate and gain the support of elements in the population <span id='easy-footnote-40-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-40-12928' title='In: &lt;a href=&quot;https:\/\/history.state.gov\/historicaldocuments\/frus1961-63v02\/d51&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;FRUS&lt;\/a&gt;, &lt;em&gt;Draft Paper by the Head of the British Advisory Mission in Vietnam (Thompson), &lt;\/em&gt;senza data&lt;em&gt;, &lt;\/em&gt;in&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;Frus, 1961-1963, Vietnam, Vol. II, 1962, p.103.'><sup>40<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\nAl contempo, lo sviluppo di forze dell\u2019ordine locali e di un esercito vietnamita avrebbe rappresentato la realizzazione \u201cautoctona\u201d della rete intermedia per una maggior vigilanza sulla popolazione al fine di \u00abisolate insurgents and sympathizers from the support of the populace <span id='easy-footnote-41-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-41-12928' title='In: &lt;a href=&quot;https:\/\/history.state.gov\/historicaldocuments\/frus1961-63v01\/d1&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;FRUS&lt;\/a&gt;, &lt;em&gt;Paper Prepared by the Country Team Staff Commitee (Counterinsurgency Plan),&lt;\/em&gt; 4 gennaio 1961, in Frus, 1961-1963, Vietnam, Vol I, 196, p.9.'><sup>41<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Per Washington era infatti necessario eliminare il controllo e la direzione insurrezionale che i <em>vietcong <\/em>potevano avere nei vari territori, cos\u00ec da erodere i margini di consenso del nemico <span id='easy-footnote-42-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-42-12928' title='Oltre ai documenti citati si veda anche Report of the Office of the Secretary of Defense Vietnam Task Force, &lt;em&gt;United States \u2013 Vietnam Relations, 1945\u20131967: A Study Prepared by the Department of Defense&lt;\/em&gt;, \u201cPentagon Papers\u201d, Part IV. B.2. Evolution of the War. Counterinsurgency: the Strategic Hamlets Program, 1961-63.'><sup>42<\/sup><\/a><\/span>. <br><br>\n\nNel corso di questo articolo si \u00e8 cercato di mostrare, attraverso una scelta di alcuni documenti, la presenza delle discipline nelle strategie che guidarono il confronto statunitense con l\u2019Unione Sovietica. In particolare, ci si \u00e8 concentrati su come queste strategie sfruttassero l\u2019ambiente internazionale e interno agli Stati per creare quello che abbiamo definito come <em>equilibrio competitivo<\/em> che portasse, nel tempo, ad un disciplinamento \u2013 cio\u00e8 un mutamento comportamentale \u2013 del nemico. Si \u00e8 mostrato, infine, come l\u2019impiego dell\u2019esercito statunitense adottasse una funzione di <em>policing<\/em> coerente con il sistema disciplinare da noi descritto. N\u00e9 l\u2019esercito stesso, n\u00e9 la politica nei suoi rami pi\u00f9 alti concepivano gli interventi militari come finalizzati all\u2019annessione. Anche l\u2019analisi lessicale conferma tale posizione: la parola usata non era mai \u00abconquest\u00bb, ma \u00aboccupation\u00bb. Una volta occupato il territorio, si progettava una messa in sicurezza della popolazione al fine di portare gli abitanti a identificarsi con il governo sostenuto dagli Stati Uniti. Il ristabilimento della legge e dell\u2019ordine era considerato di vitale importanza e, come mostra lo <em>Small Wars Manual<\/em>, uno dei compiti centrali affidati all\u2019esercito che diveniva in questo modo la \u00abrete intermedia <span id='easy-footnote-43-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-43-12928' title='In: US Marine Corps, &lt;em&gt;Small Wars Manual&lt;\/em&gt; cit., capitolo 1, pagina 2, cap V p.13, cap 12 p. 2.'><sup>43<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Per tutti questi motivi, quindi, l\u2019esercito americano non aveva altra funzione che di prevenire o ristabilire un ordine in funzione del mantenimento della sicurezza internazionale, esattamente come la polizia doveva fare all\u2019interno del Paese. Ecco perch\u00e9 definisco questo processo <em>policing the military<\/em>. Un processo che riguardava il modo di intendere l\u2019utilizzo delle forze armate. Queste, pur continuando ad attuare un <em>management<\/em> della violenza in campo esterno in una situazione di guerra, miravano appunto a ristabilire l\u2019ordine o a prevenirne una sua caduta, cos\u00ec da garantire l\u2019equilibrio competitivo che, sul medio-lungo periodo, avrebbe condotto ad un disciplinamento dell\u2019Unione Sovietica.\n<br><br>\n<b>Discipline e teoria delle relazioni internazionali: una proposta per l\u2019oggi<\/b>\n<br><br>\nObiettivo delle discipline \u00e8 <em>indurre<\/em> un mutamento nella natura di uno o pi\u00f9 soggetti, cos\u00ec da renderli partecipi del sistema in cui sono calati, cio\u00e8 soggetti responsabili e portatori delle istanze di controllo. Se applichiamo questo principio teorico alle relazioni internazionali odierne affermeremo che l\u2019obiettivo di una strategia disciplinare, che per comodit\u00e0 definiremo <em>panoptismo<\/em>, \u00e8 quello d\u2019indurre uno Stato a mutare la sua natura, portandolo ad accettare un determinato sistema di regole e, quindi, a essere un partner internazionale affidabile e compartecipe del mantenimento dell\u2019ordine. Per ottenere questo scopo \u00e8 necessario attuare forme di pressione pi\u00f9 o meno percepibili sullo Stato avverso senza per\u00f2 arrivare a un conflitto armato, anche se la forza militare pu\u00f2 servire a mettere in pratica forme di pressione e di deterrenza prevedendo, inoltre, la possibilit\u00e0 di un intervento militare corrispondente al <em>policing the military<\/em>. Quanto detto \u00e8 ci\u00f2 che abbiamo definito come <em>equilibrio competitivo<\/em>. <br>\nFondamentale in questa strategia \u00e8 il possesso di informazioni volto a creare un sapere positivo sulla cui base determinare le modalit\u00e0 operative che suddividiamo su tre livelli \u2013 la creazione di un contesto internazionale sfavorevole all\u2019avversario; la popolazione dello Stato avverso; l\u2019azione rivolta verso il governo avversario \u2013 a livello tattico ma riunite a livello strategico.  <br>\nCentrale sar\u00e0 pertanto esercitare forme di controllo, di spionaggio e infiltrazione: essere, cio\u00e8, coestensivi alla realt\u00e0 avversa e inverificabili nella propria presenza. Al contempo, i vertici dello Stato avverso e le sue <em>intelligence<\/em> devono avere contezza della capillarit\u00e0 della presenza dello spionaggio, perch\u00e9 essa stessa pu\u00f2 indurre una forma di disciplinamento. La raccolta di informazioni e l\u2019investimento nella conoscenza della storia di un\u2019area geografica deve essere inoltre funzionale alla creazione o al mantenimento di una rete di alleanze globali e macroregionali che siano di tipo militare ed economico \u2013 in questo coinvolgendo anche i privati \u2013 e che favoriscano programmi di scambio interculturali. Si tratta di creare un ambiente internazionale vantaggioso e attrattivo per i suoi benefici anche per la popolazione nemico cos\u00ec da erodere la fonte di legittimazione del regime. Sulla base di questi aspetti si cercheranno il dialogo e gli accordi, anche sfruttando la tecnica dei <em>linkage <\/em>che creano un legame tra i progressi nei rapporti al comportamento dell\u2019avversario in un altro ambito, con l\u2019avversario. \u00c8 ci\u00f2 che possiamo definire come <em>soft power<\/em>, la capacit\u00e0 di ottenere dei risultati attraverso l\u2019attrazione &#8211; generata dall\u2019intreccio tra cultura, ideali politici e politiche \u2013 e <em>seduzione <\/em>che creerebbero <em>legittimazione<\/em>, due aspetti fondamentali per indurre Stati e popolazioni a essere ben disposti nei propri confronti <span id='easy-footnote-44-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-44-12928' title='Joseph Nye Jr. &lt;em&gt;Soft Power. The Means to Success in World Politics&lt;\/em&gt;, New York, in: \u201cPublic Affairs\u201d, 2004, p. X.'><sup>44<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nUn aspetto fondamentale delle discipline sono le mentalit\u00e0, perch\u00e9 il disciplinamento dei comportamenti \u00e8 essenzialmente un mutamento che riguarda i sistemi di pensiero, quindi i <em>pattern<\/em> culturali <span id='easy-footnote-45-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-45-12928' title='Per la definizione di cultura ho ripreso la definizione di Joseph Nye, secondo cui essa \u00e8 l\u2019insieme dei valori e delle pratiche che creano una cornice di significato per la societ\u00e0.'><sup>45<\/sup><\/a><\/span>. Sotto questo punto di vista, il panoptismo \u00e8 essenzialmente una teoria volta a evitare la deflagrazione dei conflitti mettendo in atto una <em>guerra delle idee<\/em>, cio\u00e8 della legittimit\u00e0 di determinate posizioni, nella consapevolezza che lo Stato-Nazione e la nozione di popolo sono comunit\u00e0 immaginate che abbisognano di un processo di costruzione e legittimazione costante <span id='easy-footnote-46-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-46-12928' title='Benedict Anderson, &lt;em&gt;Imagined Communities&lt;\/em&gt;, Londra, Verso, 2013 (ed. or. 1983).'><sup>46<\/sup><\/a><\/span>. Pertanto, nel panoptismo \u00e8 fondamentale sviluppare delle strategie di propaganda che implementino il <em>soft power<\/em> di uno Stato o di un\u2019alleanza. <br>\nCome le discipline, la propaganda \u00e8 un sapere positivo che <em>incanala<\/em> le pulsioni, depotenziando le minacce, <em>inducendo<\/em> un mutamento nei pensieri e nelle azioni creando una narrazione sulla base degli elementi valoriali disponibili attingendo sia da quelli che si vogliono proteggere e diffondere, sia a quelli da sostituire o modificare. In questo senso la propaganda non crea qualcosa di nuovo: si limita a trasformare, a indirizzare le pulsioni e i desideri in maniera favorevole al propagandista che \u201cgioca\u201d sulla nozione di verit\u00e0, cio\u00e8 l\u2019insieme di informazioni che si ricavano dalle notizie, dal sentito dire, e cos\u00ec via su un determinato fenomeno <span id='easy-footnote-47-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-47-12928' title='Christian Mull, Matthew Wallin, &lt;em&gt;Propaganda: A Tool of Strategic Influence, &lt;\/em&gt;in: \u201cAmerican Security Project\u201d, settembre 2013.'><sup>47<\/sup><\/a><\/span>. Le strategie di propaganda e <em>soft power<\/em> dovranno, pertanto, rivolgersi alla popolazione, prevedendo anche strategie di contropropaganda, cercando di incanalare gli elementi sfavorevoli allo Stato avverso in forme di protesta e, in generale, di indebolimento delle posizioni avversarie, cos\u00ec da indurre un mutamento nella classe dirigenziale. <br>\nConcludendo, il panoptismo \u00e8 una strategia che auspica un disciplinamento creando un ambiente internazionale gradualmente sempre pi\u00f9 sfavorevole all\u2019avversario. Centrale \u00e8 il mantenimento dell\u2019equilibrio interno al proprio Stato, con una coincidenza valoriale tra azione interna ed esterna, negli Stati alleati e rivolta alla popolazione nemica, obiettivi raggiungibili con lo sviluppo di: forme di propaganda e contropropaganda (sfruttando in particolare le tecnologie informatiche e i <em>social<\/em>) che espongano le falsit\u00e0 delle affermazioni nemiche e, sfruttando i sentimenti della popolazione di una data regione, creino un sentimento di comprensione e alleanza a proprio vantaggio; di <em>soft power<\/em>, dove comprendiamo anche i programmi di scambio culturale e di aiuto alla popolazione, ma anche attraverso la creazione di sistemi di alleanza economico, militare, politico. Al contempo, l\u2019esercito pu\u00f2 essere utilizzato sia in funzione di <em>policing<\/em>, sia in funzione di deterrenza anche sviluppando strategie di suddivisione spaziale del globo in aree di controllo, difesa e, quindi, pressione e frustrazione dei disegni avversari. Ci riferiamo, ad esempio, alle strategia di <em>Anti-Acess\/Area Denial<\/em> (A2\/D2) strategie difensive e di pressione che suddividono lo spazio in \u201cbolle\u201d volte a impedire il raggiungimento di una zona strategica da parte del nemico (<em>Anti-Access<\/em>) e sugli ostacoli che possono essere imposti alla capacit\u00e0 di movimento del nemico qualora esso riesca a penetrare nel territorio alleato (<em>Area Denial<\/em>) <span id='easy-footnote-48-12928' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=12928#easy-footnote-bottom-48-12928' title='Trattandosi di una strategia, quello dell\u2019A2\/D2, sviluppata soprattutto nei &lt;em&gt;think-thank&lt;\/em&gt; e negli ambienti della difesa \u00e8 difficile trovare studi puramente teorici sull\u2019argomento. Si rimanda, tuttavia, allo studio di Timothy M. Bonds (&lt;em&gt;et alii&lt;\/em&gt;), &lt;em&gt;What Role Can Land-Based, Multi-Domain Anti-Access\/Area Denial Forces Play in Deterring of Defeating Aggression?&lt;\/em&gt;, Santa Monica, Rand Corporation, 2017 che al di l\u00e0 del focus su Cina e Stati Uniti offre gli spunti teorici necessari. Non accademico, ma relativo ad un punto di vista militare \u00e8 il volume di Sam J. Tangredi, &lt;em&gt;Anti-Access Warfare: Countering A2\/D2 Strategies&lt;\/em&gt;, Annapolis, Naval Institute Press, 2013.'><sup>48<\/sup><\/a><\/span>. Fondamentale, come abbiamo accennato, sono anche le azioni di spionaggio e infiltrazione, cui aggiungiamo l\u2019indispensabile sorveglianza esercitabile con sistemi difficilmente verificabili nella loro presenza (droni, satelliti e aerei spia, informatica) che marcano una differenza rispetto al passato e che in questa sede possiamo solamente accennare considerata la vastit\u00e0 dell\u2019argomento. In questo modo si eroderanno gli spazi di legittimit\u00e0 avversaria portando al disciplinamento delle istituzioni governative avverse.\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Le strategie statunitensi per la Guerra Fredda auspicavano la creazione di un equilibrio competitivo nei confronti dell\u2019Unione Sovietica: il mantenimento dello status quo internazionale \u2013 con una concezione dell\u2019impiego dell\u2019esercito ristabilitiva, simile a quella di un poliziotto, definibile come policing the military \u2013 pur attuando delle pressioni su Mosca tali da indurla al disciplinamento, al mutamento della sua natura. 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