{"id":11454,"date":"2024-06-16T21:55:45","date_gmt":"2024-06-16T19:55:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454"},"modified":"2024-07-05T15:44:52","modified_gmt":"2024-07-05T13:44:52","slug":"nostalgia-di-un-presente-che-svanisce-le-demolizioni-a-roma-nel-dibattito-pubblico-tra-la-fine-dellottocento-e-gli-inizi-del-novecento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454","title":{"rendered":"Nostalgia di un presente che svanisce. Le demolizioni a Roma nel dibattito pubblico tra la fine dell\u2019Ottocento e gli inizi del Novecento"},"content":{"rendered":"\nLe modalit\u00e0 con le quali la citt\u00e0 di Roma si \u00e8 trasformata a seguito dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia per assumere il ruolo di capitale del nuovo Regno d\u2019Italia sono state indagate soprattutto dal punto di vista dell\u2019urbanistica e dell\u2019architettura delle nuove costruzioni<span id='easy-footnote-1-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-1-11454' title='Si vedano per esempio: Italo Insolera, &lt;em&gt;Roma moderna. Un secolo di storia urbanistica&lt;\/em&gt;, Torino, Einaudi, 1962; Bruno Tobia, &lt;em&gt;Una patria per gli italiani. Spazi, itinerari, monumenti&lt;\/em&gt;, Roma-Bari, Laterza, 1991.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span>. Alcune trattazioni generali hanno dedicato spazio alle reazioni degli abitanti della citt\u00e0, e di chi la visitava nel periodo successivo al 1870, inclusi alcuni intellettuali stranieri, davanti al radicale rinnovamento che Roma stava attraversando<span id='easy-footnote-2-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-2-11454' title='Si vedano per esempio: Fiorella Bartoccini, &lt;em&gt;Roma nell\u2019Ottocento&lt;\/em&gt;, Bologna, Cappelli, 1985 e Vittorio Vidotto, &lt;em&gt;Roma contemporanea&lt;\/em&gt;, Roma-Bari, Laterza, 2001. '><sup>2<\/sup><\/a><\/span>. Tuttavia, nonostante la fascinazione per la \u201cRoma sparita\u201d e la fortuna di questo termine coniato dal pittore e fotografo Ettore Roesler Franz, manca ancora uno studio specifico dedicato agli edifici storici distrutti e ai paesaggi naturali stravolti per fare spazio alle nuove strade e ai nuovi quartieri, nonch\u00e9 alle sensazioni che queste sparizioni e alterazioni suscitarono nei contemporanei.<span id='easy-footnote-3-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-3-11454' title='Sono innumerevoli le pubblicazioni di carattere divulgativo su questo argomento, per esempio: Armando Ravaglioli, &lt;em&gt;Roma sparita. I luoghi e gli ambienti scomparsi dall\u2019avvento di Roma capitale&lt;\/em&gt;, Roma, Newton Compton, 1994; Anna Fidani, &lt;em&gt;Roma sparita. Storie dal vero. La \u00abRoma\u00bb delle persone semplici e delle curiose avventure&lt;\/em&gt;, Firenze, L\u2019Autore, 2003; Claudio Rendina, &lt;em&gt;101 luoghi di Roma sparita che avresti voluto e dovuto vedere&lt;\/em&gt;, Roma, Newton Compton, 2010; Livio Jannattoni, &lt;em&gt;Roma sparita negli acquarelli di Ettore Roesler Franz&lt;\/em&gt;. &lt;em&gt;Un racconto affascinante di immagini e di parole&lt;\/em&gt;, Roma, Newton Compton, 1982; Bruno Leoni, &lt;em&gt;Roma sparita. La capitale com&amp;#8217;era e com&amp;#8217;\u00e8. 120 anni dopo gli acquerelli di Ettore Roesler Franz&lt;\/em&gt;, Napoli, Intra Moenia, 2015; Ettore Roesler Franz, Carlo Bernoni, Renato Mammucari, &lt;em&gt;Roma sparita nelle fotografie di Ettore Roesler Franz&lt;\/em&gt;, Roma, Newton Compton, 2001; Carlo Bernoni, Renato Mammucari, &lt;em&gt;Roma scomparsa nelle fotografie di Ettore Roesler Franz&lt;\/em&gt;, Roma, Newton Compton, 2007.\nLa pagina Facebook \u201cRoma sparita\u201d ha pi\u00f9 di 250.000 followers, &lt;a href=&quot;https:\/\/www.facebook.com\/RomaSparita&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;https:\/\/www.facebook.com\/RomaSparita&lt;\/a&gt;, consultato il 23 giugno 2023.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span>\n<br>\nAttraverso questo saggio si intende perseguire proprio questo obiettivo, offrendo una prima panoramica sull\u2019argomento, che comprenda non solo le posizioni opposte, come quelle dei fautori e dei critici della modernizzazione della citt\u00e0, ma anche gli atteggiamenti incoerenti o strumentali che spesso accompagnarono i dibattiti dell\u2019opinione pubblica dell\u2019epoca su questo tema.\nCi si concentrer\u00e0 in particolare su una serie di interventi pubblici di studiosi, intellettuali e giornalisti fra la fine dell\u2019Ottocento e gli inizi del Novecento.\n<br>\n<br>\n\n<b> 1. Le distruzioni necessarie: un archeologo e un geografo<\/b>\n<br>\nNell\u2019introduzione al suo volume dal titolo <em>Ancient Rome in the Light of Recent Discoveries<\/em>, pubblicato nel 1888, l\u2019archeologo Rodolfo Lanciani passa in rassegna i pro e i contro delle trasformazioni urbanistiche apportate alla nuova capitale dopo l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia. Nel complesso, il suo giudizio \u00e8 positivo. Egli infatti ritiene che la \u00abrivoluzione compiuta a Roma nel settore dei lavori pubblici\u00bb si sia accompagnata a un enorme \u00abprogresso nell\u2019archeologia romana\u00bb, testimoniato da \u00abscoperte scientifiche di speciale importanza<span id='easy-footnote-4-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-4-11454' title='Rodolfo Lanciani, &lt;em&gt;Ancient Rome in the Light of Recent Discoveries&lt;\/em&gt;, Cambridge, Houghton Mifflin, 1889 [ed. or. 1888], pp. IX-X. Su questo tema cfr. Domenico Palombi, &lt;em&gt;Rodolfo Lanciani: l&amp;#8217;archeologia a Roma tra Ottocento e Novecento&lt;\/em&gt;, Roma, 2006. Le traduzioni dall\u2019inglese e dal tedesco all\u2019italiano sono dell\u2019autore. '><sup>4<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb Non a caso, il frontespizio del volume \u00e8 illustrato da quello che forse \u00e8 il pi\u00f9 prezioso fra i ritrovamenti archeologici nella citt\u00e0 in questo periodo: il pugilatore bronzeo oggi conservato al Museo Nazionale Romano. \nFra i contro, tuttavia, Lanciani lamenta di aver visto\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abogni singola fra le nostre ville nobiliari &#8211; la Patrizi, la Sciarra, la Massimo [forse la parte con il Casino di Termini di villa Peretti Montalto, all\u2019epoca di propriet\u00e0 Massimo n.d.a.], la Lucernari [Bolognetti, n. d. a.<span id='easy-footnote-5-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-5-11454' title='Per l\u2019identificazione degli &lt;em&gt;Horti Lucernari&lt;\/em&gt; con Villa Bolognetti, si veda: Carla Mazzarelli, &lt;em&gt;Villa Bolognetti fuori Porta Pia: riscoprire un luogo attraverso i documenti&lt;\/em&gt;, in Liliana Barroero, Bruno Toscano, &lt;em&gt;Conservato e perduto a Roma. Per una storia delle \u2018assenze\u2019&lt;\/em&gt;, Roma, Universit\u00e0 degli Studi Roma Tre, 1998, p. 166.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span>], la Mirafiori, la Wolkonsky, la Giustiniani, le Torlonia [il plurale <em>Torlonias<\/em> si riferisce ad almeno due fra tre ville, villa Albani Torlonia, villa Torlonia a via Nomentana e villa Costaguti poi Torlonia di Bracciano a Porta Pia], la Campana, la San Faustino [la parte di villa Peretti Montalto comprendente il Casino Felice, passata in via ereditaria dai Massimo ai Bourbon Del Monte, principi di San Faustino n.d.a.] &#8211; distrutta, i loro casini smantellati, e i loro bei vecchi alberi trasformati in carbone; la distruzione di villa Borghese \u00e8 stata fermata, per il momento, dal pi\u00f9 o meno corretto decreto di un tribunale. In un solo caso, un nobiluomo <em>de la vielle roche<\/em> ha resistito fino al suo ultimo respiro alla tentazione di vendere la sua villa [villa Boncompagni Ludovisi, n.d.a.]. Il suo funerale non era quasi terminato che venne subito colta l\u2019opportunit\u00e0 e ci\u00f2 che egli aveva strenuamente impedito, come vergogna per la famiglia, venne realizzato dai suoi principeschi figli e figlie in meno di una settimana, e il sito della villa, la pi\u00f9 magnifica che Roma possedette all\u2019interno delle proprie mura, \u00e8 gi\u00e0 ricoperto di edifici per appartamenti<span id='easy-footnote-6-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-6-11454' title='R. Lanciani, &lt;em&gt;Ancient Rome in the Light of Recent Discoveries&lt;\/em&gt;, cit., p. XXVI.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nDavanti a un tale scempio, le autorit\u00e0 pubbliche, secondo Lanciani, erano state \u00abcolte di sorpresa\u00bb dato che le reali responsabilit\u00e0 erano da attribuirsi alla \u00abspeculazione italiana e straniera\u00bb e alla \u00abrazza degenerata\u00bb degli aristocratici romani<span id='easy-footnote-7-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-7-11454' title='Ibidem, p. XXV. In realt\u00e0, Lanciani esagera i caratteri della distruzione, visto che, se \u00e8 vero che le ville Patrizi, Montalto, Bolognetti e Campana furono del tutto cancellate (e quasi del tutto la Ludovisi, di cui rimangono l\u2019edificio principale, molto manomesso, e il Casino dell\u2019Aurora), le ville Sciarra, Albani, Torlonia, Wolkonsky si salvarono in gran parte, mentre di villa Giustiniani rimane il casino e quello di villa Costaguti venne distrutto solo nel secondo dopoguerra. Villa Mirafiori, inoltre, era per l\u2019epoca una villa moderna.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nQueste distruzioni, comunque, a giudizio del celebre archeologo, non avevano intaccato \u00able nostre chiese, i nostri monasteri, i nostri monumenti\u00bb, che \u00aberano ben tenuti come mai prima,\u00bb bens\u00ec solo i loro \u00abdintorni,\u00bb i quali erano stati rovinati dai \u00abbanali, disarmonici, squallidi e brutti nuovi quartieri,\u00bb cosicch\u00e9 la citt\u00e0 aveva perso per sempre il suo tratto \u00abpittoresco\u00bb e le sue \u00abprincipali caratteristiche\u00bb dell\u2019epoca dei Papi<span id='easy-footnote-8-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-8-11454' title='Ibidem, p. XXIV.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span>. \n<br>\nD\u2019altronde, secondo Lanciani, le architetture delle \u00abchiese\u00bb romane e i \u00abmonumenti\u00bb in esse custoditi non avevano tutti la stessa dignit\u00e0. Egli infatti non nasconde un senso di stizza nei confronti delle radicali trasformazioni o, addirittura, distruzioni di chiese medievali operate da alcuni architetti e artisti barocchi o tardo barocchi. In particolare, egli cita le \u00abristrutturazioni vergognose\u00bb di Francesco Borromini nella Basilica di San Giovanni in Laterano, la \u00abprofanazione\u00bb della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme da parte di Domenico Gregorini e Pietro Passalacqua, nonch\u00e9 le \u00abproduzioni insignificanti\u00bb di pittori come \u00abFrancesco Cozza [e &#8230;] Giacinto Brandi\u00bb che avevano cancellato affreschi del Trecento<span id='easy-footnote-9-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-9-11454' title='Ibidem, pp. XVIII-XIX. Lanciani non specifica a quali affreschi egli si riferisca. Brandi realizz\u00f2 decorazioni, per esempio, nella Chiesa di San Silvestro in Capite, mentre Cozza in Sant\u2019Andrea delle Fratte, si vedano le voci dei due artisti, rispettivamente di Antonella Pampalone e Ludovica Trezzani, in &lt;em&gt;Dizionario biografico degli italiani&lt;\/em&gt;, &lt;a href=&quot;https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/giacinto-brandi_%28Dizionario-Biografico%29\/&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/giacinto-brandi_%28Dizionario-Biografico%29\/ &lt;\/a&gt;, &lt;a href=&quot;https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/francesco-cozza_%28Dizionario-Biografico%29\/&quot; title=&quot;&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt;https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/francesco-cozza_%28Dizionario-Biografico%29\/&lt;\/a&gt;'><sup>9<\/sup><\/a><\/span>. C\u2019erano dunque \u00abchiese\u00bb e \u00abmonumenti\u00bb di Roma meno pregevoli di altri.\n<br>\nCon questi riferimenti alle distruzioni operate durante i secoli precedenti Lanciani aveva anche l\u2019obiettivo di far riflettere sul fatto che Roma \u00abha sempre vissuto [&#8230;] a spese del [suo] passato\u00bb e dunque, di far guardare con una certa indulgenza alle demolizioni realizzate in tempi pi\u00f9 recenti<span id='easy-footnote-10-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-10-11454' title='Ibidem, p. XII.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span>.\nUna narrazione simile si ritrova in un intervento che lo studioso tenne in occasione dell\u2019adunanza solenne dell\u2019Accademia dei Lincei nel maggio 1886, in presenza di Re Umberto I e della Regina Margherita<span id='easy-footnote-11-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-11-11454' title='Rodolfo Lanciani, &lt;em&gt;Sulla conservazione dei monumenti di Roma&lt;\/em&gt; &lt;em&gt;(conferenza nel corso dell\u2019Adunanza solenne dell\u2019Accademia dei Lincei onorata dalla presenza delle LL. MM., 9 maggio 1886)&lt;\/em&gt;, \u201cAtti della Reale Accademia dei Lincei\u201d, serie IV, vol. II, I semestre (1886).'><sup>11<\/sup><\/a><\/span>. Lanciani, infatti, deplora ancora gli stessi pittori \u00abdi mediocre fama\u00bb, fra cui Cozza e Brandi, che avevano dipinto \u00abbizzarramente\u00bb coprendo, stavolta, opere del \u00abprimo Rinascimento;\u00bb affibbia a Borromini il \u00abtitolo di architetto nefando\u00bb per la sua \u00abdeformazione\u00bb del Laterano e stigmatizza Giovanni Battista Piranesi per aver creato nella chiesa di Santa Maria del Priorato da lui progettata \u00abun insieme di mostruosit\u00e0 tali dentro e fuori quel sacro luogo, che non trova riscontro in altro paese del mondo<span id='easy-footnote-12-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-12-11454' title='Ibidem, p. 362.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span>\u00bb. Egli nota allo stesso tempo, tuttavia, che \n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abgli artisti i quali presero parte alla crociata [sic!] contro le nostre chiese, son quelli stessi che dotarono Roma di tanti pregevoli monumenti, della Fontana di Trevi, della Curia Innocenziana, della Consulta [&#8230;] dei Palazzi [&#8230;] Corsini, Pamfili [sic!], Altieri, Falconieri, Madama, delle chiese di Sant\u2019Agnese, di Sant\u2019Andrea al Quirinale, di San Carlo ai Catinari\u00bb<span id='easy-footnote-13-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-13-11454' title='Ibidem.'><sup>13<\/sup><\/a><\/span>.\n<\/span>\n<br><br>\n\nLanciani, dunque, opera una distinzione fra architetture di Roma apprezzabili e disprezzabili del periodo barocco e tardo barocco, a partire dalla quale uno stesso artista pu\u00f2 ritrovarsi catalogato al contempo come degno per alcune sue opere e indegno per altre. \n<br>\nUn aspetto centrale, a questo proposito, \u00e8 che, a rigor di logica, se un edificio \u00e8 ritenuto mostruoso, allora la sua eventuale distruzione potrebbe non essere ritenuta un fatto particolarmente grave. Il ragionamento di Lanciani non si spinge fino a questo punto, anche se il tema delle distruzioni vissute dalla citt\u00e0 dopo la presa di Roma assume una notevole importanza nel suo discorso ai Lincei. Egli infatti cita esplicitamente la \u00abcontroversia che ha di recente agitato il mondo artistico e scientifico\u00bb, provocando in lui una \u00abprima impressione [&#8230;] assai penosa e dispiacevole\u00bb<span id='easy-footnote-14-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-14-11454' title='Ibidem, p. 363. Lanciani si era ampiamente soffermato sul tema anche in R. Lanciani, &lt;em&gt;Ancient Rome in the Light of Recent Discoveries&lt;\/em&gt;, cit., pp. XI-XII.'><sup>14<\/sup><\/a><\/span>. Il riferimento \u00e8 qui alla polemica lanciata negli anni Ottanta dell\u2019Ottocento da intellettuali tedeschi quali Herman Grimm, Ferdinand Gregorovius e Theodor Mommsen, che lamentarono pubblicamente il fatto che sotto il nuovo Regno d\u2019Italia Roma stesse subendo una grave erosione del proprio patrimonio storico e artistico. Tale polemica provoc\u00f2 un\u2019ondata di indignazione internazionale ma anche reazioni arrabbiate in Italia<span id='easy-footnote-15-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-15-11454' title='Sulla controversia si vedano: F. Bartoccini, &lt;em&gt;Roma nell\u2019Ottocento&lt;\/em&gt;, cit., p. 803 e Anna Maria Voci, &lt;em&gt;Deutscher Widerstand gegen die \u201cVernichtung Roms im Jahre 1886: Neue Quellen zu einem alten Thema&lt;\/em&gt;, \u201cMarburger Jahrbuch f\u00fcr Kunstwissenschaft\u201d, vol. 43, 2016, pp. 125-147. Su Gregorovius e le trasformazioni di Roma dopo il 1870: Cesare De Seta, &lt;em&gt;Gregorovius und die Polemiken \u00fcber den Wandel des r\u00f6misches Stadtbildes nach 1870&lt;\/em&gt;, in Arnold Esch, Jens Petersen (a cura di), &lt;em&gt;Ferdinand  Gregorovius und Italien. Eine kritische W\u00fcrdigung&lt;\/em&gt;, T\u00fcbingen, 1993 pp. 203-216. Per un quadro generale del dibattito pubblico, anche internazionale, sul rinnovamento urbanistico di Roma in quegli anni: Jens Petersen, &lt;em&gt;Rom als Hauptstadt des geeinten Italien 1870-1914. Politische und urbanistiche Aspekte&lt;\/em&gt;, \u201cQuellen und Forschungen aus italienischen Archiven und Bibliotheken\u201d, vol. 64 (1984) pp. 261-283.'><sup>15<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nDopo aver appassionatamente difeso ed elogiato i risultati ottenuti dalle autorit\u00e0 italiane nella tutela dei monumenti di Roma, Lanciani afferma di non volere spingere \n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abla carit\u00e0 di patria al punto di negare che in un cos\u00ec formidabile rivolgimento errori facilmente evitabili non siano stati commessi e che non siano state compiute distruzioni volontarie per le quali nessuna scusa seria potrebbe addursi\u00bb<span id='easy-footnote-16-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-16-11454' title='R. Lanciani, &lt;em&gt;Sulla conservazione dei monumenti di Roma&lt;\/em&gt;, cit., 367.'><sup>16<\/sup><\/a><\/span>.  \n<\/span>\n<br><br>\n\nTuttavia, secondo Lanciani, \u00abla maggior parte di codesti danni sono da attribuirsi a colpa dei privati, ed alla loro smodata sete di guadagno, senza che le amministrazioni pubbliche potessero opporvisi\u00bb. Egli aggiunge poi che la \u00abesecuzione di qualsiasi opera pubblica, compiuta a Roma dal quattrocento in poi, \u00e8 stata sempre e <em>indispensabilmente<\/em> [enfasi nell\u2019originale] accompagnata da distruzioni\u00bb<span id='easy-footnote-17-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-17-11454' title='Ibidem.'><sup>17<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nLe distruzioni, insomma, talvolta erano inutili e dolorose, come nel caso delle ville sulle vie consolari, ma molto pi\u00f9 spesso si rivelavano assolutamente necessarie. \n<br>\nAnche il geografo Filippo Porena, in un intervento tenuto alla Societ\u00e0 geografica italiana nel 1889 e dedicato all\u2019 \u00abattuale rinnovamento edilizio di Roma in relazione colle sue passate trasformazioni\u00bb, si sofferma sul tema delle distruzioni di edifici storici, ma con un piglio decisamente pi\u00f9 aggressivo di Lanciani, tradendo la sua significativa irritazione verso gli iniziatori della citata controversia. Egli stigmatizza le \u00abmolte accuse, talune vivaci sino all\u2019insulto\u00bb che si erano levate a proposito di come Roma, diventata finalmente \u00abcapitale d\u2019una delle potenze europee\u00bb, gestisse \u00abil deposito toccatole\u00bb dalle epoche precedenti<span id='easy-footnote-18-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-18-11454' title='Filippo Porena, &lt;em&gt;Dell\u2019attuale rinnovamento edilizio di Roma in relazione colle sue passate trasformazioni (conferenza tenuta alla Societ\u00e0 Geografica Italiana il giorno 22 aprile 1889)&lt;\/em&gt;, Roma, Tipografia del Senato,1889, p. 3.'><sup>18<\/sup><\/a><\/span> . A questo proposito, Porena ritiene che \u00abquel che si \u00e8 fatto, anche cos\u00ec come si \u00e8 fatto, ha fortemente, grandemente, chiaramente migliorato la citt\u00e0 e che \u00e8 uno sproposito da professori, o da professi, il condannarlo quale un detestabile o deplorevole peggioramento\u00bb<span id='easy-footnote-19-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-19-11454' title='Ibidem, p.19.'><sup>19<\/sup><\/a><\/span>. Egli, per esempio, bolla come un \u00abcontrosenso storico\u00bb pretendere che \u00abin nome del Rinascimento si lascino [&#8230;] le anguste e tortuose stradicciuole coi loro luridi e disadorni tuguri de\u2019 secoli XVII e XVIII, mentre quelle erano fiancheggiate dai ben composti palazzini, dalle leggiadre loggie\u00bb<span id='easy-footnote-20-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-20-11454' title=' Ibidem., p. 25.'><sup>20<\/sup><\/a><\/span>. Se perlomeno Roma avesse mantenuto\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abintatta o almeno in misura assai caratteristica una delle sue passate fisionomie, come per es. Siena, o Assisi, o S. Geminiano [sic!] [&#8230;] sarebbe allora veramente da tener sospesa la mano e di ponderare alquanto prima di abbassarla. Ma Roma di ciascuna delle sue passate esistenze non pu\u00f2 mostrare che disgregati avanzi e isolati monumenti; tali, \u00e8 verissimo, da costituire una serie continuata di meraviglie che non ha pari in nessun\u2019altra citt\u00e0 del mondo. Ma questa serie giammai vi \u00e8 pi\u00f9 gelosamente garantita come ora\u00bb<span id='easy-footnote-21-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-21-11454' title='Ibidem.'><sup>21<\/sup><\/a><\/span>. \n<\/span>\n<br><br>\n\nInfatti, egli afferma riguardo alle \u00abquerimonie per quel che si pretende distrutto\u00bb:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abQui, o Signori, se mi foste stati accanto, quando mettevo gi\u00f9 queste pagine, avreste inteso scricchiolare la mia penna sotto il peso di quanto in essa trattenevo. Ma insomma, la verit\u00e0 \u00e8 che nessun antico edifizio, o parte alcuna di esso che nella sua attuale sussistenza presentasse un reale valore, o storico o artistico, \u00e8 stato bench\u00e9 minimamente danneggiato<span id='easy-footnote-22-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-22-11454' title='Ibidem, p. 21.'><sup>22<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nPorena assume poi un tono lirico ed esorta:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abbadiamo a non disconoscere le nuove meraviglie solo perch\u00e9 sono nuove, perch\u00e9 non ancora celebrate in prosa o in versi. Questi verranno in seguito, e quanto pi\u00f9 tarderanno, tanto peggio per gli scrittori. Preveniamoli noi: [&#8230;] Rappresentiamoci questa citt\u00e0, la terza volta rediviva, quale una moderna metropoli, ampia, regolare, salubre, pulita, animata, affollata, percorsa da cocchi, da vetture, da carri, da tramvai, ove tratto tratto alle fughe o alle masse dei nuovi edifizi si interpongano o faccian centro o fastigio un antico tempio, un\u2019esedra, un arco di trionfo, una colonna onoraria, una basilica neocristiana, un palazzo del Rinascimento e magari anche una facciata barocca. Quali pi\u00f9 forti contrasti! Quali pi\u00f9 efficaci confronti!<span id='easy-footnote-23-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-23-11454' title='Ibidem, p. 27.'><sup>23<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nCerto, continua Porena, se uno dovesse dare ascolto solo al \u00ablinguaggio della fantasia e del sentimento\u00bb dovrebbe riconoscere che \n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00able nuove case e le nuove vie [&#8230;] prosaicamente comode e regolari, sorte in aree deserte, silenziose, fra le siepi scompaginate e i muriccioli cariati degli orti e delle vigne, ove ogni tanto un rudere [&#8230;] sorgeva ad attestare la potenza del tempo e della morte, han fatto perdere alla citt\u00e0 quella pace solenne e misteriosa<span id='easy-footnote-24-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-24-11454' title='Ibidem, p. 26. Anche Lanciani collega la Roma preunitaria alla morte: si veda il suo accenno polemico a chi vorrebbe Roma \u00abancora la citt\u00e0 della morte\u00bb e l\u2019Italia una \u00abmera espressione geografica\u00bb, R. Lanciani, &lt;em&gt;Ancient Rome in the Light of Recent Discoveries&lt;\/em&gt;, cit., p. IX.'><sup>24<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span>\n<br><br>\n\nE tuttavia, Porena non si lascia tentare dalla nostalgia ed \u00e8 persuaso che non gli \u00abmancher\u00e0 il coraggio di compiere il [su]o dovere\u00bb e cio\u00e8 di riportare il discorso \u00aballa ragione\u00bb. Quest\u2019 ultima osservazione \u00e8 interessante, perch\u00e9 in modo da perseguire il suo obiettivo retorico, Porena sente il bisogno di presentare la propria argomentazione come \u2018fredda\u2019 e fattuale, anche se aveva appena descritto l\u2019impatto molto emotivo, e persino corporeo, che la controversia aveva avuto su di lui mentre preparava il proprio intervento. Porena prosegue poi spiegando che \u00abRoma non doveva rimaner [&#8230;] una grande, una bella morta\u00bb e che \u00abi Romani, anzi gl\u2019Italiani che vi dimorano\u00bb non \u00abdovrebbero negarsi tutte le agiatezze della vita moderna\u00bb per \u00abprocurare un quarto d\u2019ora di nirvana [enfasi nell\u2019originale]\u00bb a quei visitatori che poi \u00abin Roma stessa esigono per s\u00e9 gli alberghi e le pensioni meglio arredate e condizionate<span id='easy-footnote-25-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-25-11454' title='Ibidem.'><sup>25<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb Egli, dunque, accusa gli studiosi stranieri iniziatori della controversia di adottare ipocritamente due pesi e due misure. \n<br>\nCertamente, sia in questo intervento di Porena che in quello di Lanciani davanti ai sovrani, era in gioco un forte elemento ideologico-patriottico. Entrambi miravano infatti anche a contrattaccare \u00abquella pretesa rivelazione di vandalismi\u00bb di chi aveva rappresentato le recenti trasformazioni urbanistiche prima come \u00abdistruzione di Roma, quindi, mitigata la frase, come trasformazione o deformazione<span id='easy-footnote-26-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-26-11454' title='R. Lanciani, &lt;em&gt;Sulla conservazione dei monumenti di Roma&lt;\/em&gt;, cit., p. 363.'><sup>26<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<br>\n<br>\n\n<b>2. Agli antipodi? La stampa liberale e quella clericale<\/b>\n<br>\nDa una disamina della stampa romana del periodo emerge che il tema delle distruzioni degli edifici storici di Roma assunse una dimensione scottante per l\u2019opinione pubblica dell\u2019epoca solo in seguito allo scoppio della citata polemica lanciata dagli studiosi tedeschi, e precisamente dopo la pubblicazione nel gennaio 1886 di un articolo di Herman Grimm sulla rivista \u201cDeutsche Rundschau\u201d, tradotto in italiano e pubblicato nel marzo dello stesso anno a Firenze<span id='easy-footnote-27-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-27-11454' title='Herman Grimm, &lt;em&gt;La distruzione di Roma: narrazione&lt;\/em&gt;, Firenze, Edizione nuovissima, 1886. Si veda anche: Herman Grimm, &lt;em&gt;La distruzione di Roma: lettera \/ di Ermanno Grimm; tradotta da C. V. Giusti e preceduta da una lettera del traduttore&lt;\/em&gt;, Torino: Ermanno Loescher; Roma: Loescher &amp;amp; C.; Firenze: Loescher &amp;amp; Seeber, 1886 (Firenze: coi tipi dei Successori Le Monnier).'><sup>27<\/sup><\/a><\/span>. Giornali vicini alla sinistra storica, come \u201cLa Capitale\u201d e \u201cIl Popolo Romano\u201d (quest\u2019ultimo propriet\u00e0 di Agostino Depretis, con legami con la <em>Banca Romana<\/em>) reagirono in modo furioso alla citata controversia, negando che le recenti trasformazioni urbanistiche di Roma avessero davvero danneggiato monumenti di valore<span id='easy-footnote-28-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-28-11454' title='F. Bartoccini, &lt;em&gt;Roma nell\u2019Ottocento&lt;\/em&gt;, cit., p. 614.'><sup>28<\/sup><\/a><\/span>. \nUn articolo del 1886 su \u201cLa Capitale\u201d, per esempio, sostiene che \n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abSe colpa v\u2019\u00e8, in Roma, \u00e8 quella di aver sacrificato ogni progetto architettonico alla debolezza di conservare delle chiese, che si potevano demolire senza danno alcuno. Per questa incredibile debolezza, la via Nazionale \u00e8 diventata una coda di serpente, un\u2019infinit\u00e0 di lavori rimangono sospesi, e gli sconci architettonici si vanno moltiplicando<span id='easy-footnote-29-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-29-11454' title='&lt;em&gt;Il vandalismo a Roma&lt;\/em&gt;, \u201cLa Capitale\u201d, 25-26 marzo 1886.'><sup>29<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span><br><br>\n\nIl fatto che l\u2019anonimo autore del corsivo rappresenti le chiese come ostacoli allo sviluppo rettilineo del tratto verso il Tevere di Via Nazionale (attuale Corso Vittorio Emanuele II) \u00e8 significativo. In coerenza con il proprio orientamento radicale, il giornale rappresenta come un paradosso che la volont\u00e0 di conservare le architetture religiose si fosse imposta sulle esigenze di cambiamento dell\u2019Italia unita. Non \u00e8 chiaro a quali  chiese \u2018insignificanti\u2019 \u201cLa Capitale\u201d esattamente si riferisca, forse la monumentale Chiesa di San Carlo ai Catinari con i suoi affreschi del Domenichino<span id='easy-footnote-30-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-30-11454' title='Sulla storia di Corso Vittorio Emanuele II si veda: Alberto Maria Racheli, &lt;em&gt;Corso Vittorio Emanuele II&lt;\/em&gt;, Roma, Ministero per i beni culturali e ambientali &amp;#8211; Ufficio Studi, 1985.'><sup>30<\/sup><\/a><\/span>. L\u2019allusione alla funzione oppressiva della Chiesa diventa esplicita nel seguente passaggio dell\u2019articolo, nel quale emerge un ulteriore elemento, che era presente anche nell\u2019intervento di Porena: una contrapposizione di classe fra i difensori, stranieri, dello <em>status quo<\/em>, rappresentati come insani schiavi dell\u2019estetica, e il popolo romano e italiano, che meritavano migliori condizioni di vita, anche se alle spese degli edifici storici. \u201cLa Capitale\u201d afferma, infatti, che gli \u00abstorici tedeschi\u00bb\n\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abdue cose [\u2026] deplorano: che intorno a San Pietro ed al Vaticano sorgano altri edifici, caserme e abitazioni, e che i giardini e le ville, poste nell\u2019interno della citt\u00e0, cedano il posto ai palazzi ed alle case di nuova costruzione. Per loro San Pietro ed il Vaticano dovrebbero sorgere in una specie di deserto e dominarlo: quelle case nelle quali ora trova abitazione comoda e decente il popolo romano, che doveva ammuffire in luride spelonche tra il buio, il tanfo ed il sudiciume, sono una profanazione di quella solitudine, la quale dovrebbe mostrare San Pietro che si aderge sublime sopra un cumulo di macerie umane. E quelle ville, quei giardini che avrebbero dovuto continuar ad essere la campagna di Roma entro la citt\u00e0; poich\u00e9 allo storico, al letterato, poco importa che ventimila esseri umani siano condannati ad ingiallire in un alveare fetente di duemila metri quadrati come il ghetto, purch\u00e9 una famiglia principesca si adagi comodamente e sola in una splendida villa di duecentomila metri quadrati, ricca di alberi, sotto i quali possono aver sospirato o Torquato Tasso o Vittoria Colonna<span id='easy-footnote-31-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-31-11454' title='&lt;em&gt;Il vandalismo a Roma&lt;\/em&gt;, \u201cLa Capitale\u201d, 25-26 marzo 1886.'><sup>31<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span><br><br>\n\nSecondo \u201cLa Capitale\u201d, quindi, il progresso nel tessuto urbano e sociale di Roma da una parte e dall\u2019altra la conservazione di edifici storici e ambienti naturali non universalmente riconosciuti come degni di protezione erano due alternative autoescludenti. Le residenze nobiliari concepite per una vita di delizie dovevano fare spazio a un paesaggio urbano pi\u00f9 democratico, popolato dalle classi lavoratrici e non dalle elites. Allo stesso tempo, l\u2019articolo ammette che \n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abIndubbiamente sono entrati gli speculatori in questa baraonda; ma dovunque c\u2019\u00e8 movimento, gli speculatori non possono mancare. C\u2019erano, una volta, per costruire le chiese, le ville e il Vaticano; oggi ci sono per distribuire meglio l\u2019aria, la luce e la salubrit\u00e0. E con buona pace degli storici tedeschi, questa speculazione che innalza dovunque case comode e salubri, \u00e8 mille volte preferibile a quell\u2019alta idealit\u00e0 che voleva sequestrare in Roma agiatezze, spazio, aria e luce a vantaggio di poche famiglie, condannando duecentomila romani a vivere nella miseria e nel luridume<span id='easy-footnote-32-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-32-11454' title='&lt;em&gt;Ibidem.&lt;\/em&gt;'><sup>32<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span><br><br>\n\nCome ha notato Fiorella Bartoccini, la maggior parte della stampa romana dell\u2019epoca aveva forti legami con i rappresentanti della speculazione urbanistica<span id='easy-footnote-33-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-33-11454' title='F. Bartoccini, &lt;em&gt;Roma nell\u2019Ottocento&lt;\/em&gt;, cit., p. 614.'><sup>33<\/sup><\/a><\/span>. Dunque, le argomentazioni umanitarie e patriottiche con le quali \u201cLa Capitale\u201d sollecita una pi\u00f9 incisiva trasformazione della Citt\u00e0 Eterna potrebbero nascondere un\u2019implicita posizione di vicinanza agli interessi degli imprenditori edilizi. \n<br>\nLo stesso vale per il citato giornale \u201cIl Popolo Romano\u201d, il cui tono \u00e8 molto simile a quello utilizzato da \u201cLa Capitale\u201d. Secondo un articolo dello stesso periodo, infatti:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abtutta questa polemica, sollevata contro la distruzione di Roma [\u00e8] fondata completamente sul vuoto, giacch\u00e9, come abbiamo dimostrato varie volte nella cronaca, i fatti di vandalismo, cui si accenna, sono sogni, nient\u2019altro che sogni e arbitrarie supposizioni<span id='easy-footnote-34-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-34-11454' title='&lt;em&gt;La distruzione di Roma&lt;\/em&gt;, \u201cIl Popolo Romano\u201d, 25 marzo 1886.'><sup>34<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb \n<\/span><br><br>\n\nNello stesso testo troviamo un ulteriore attacco alla Chiesa (rivolto ai suoi sostenitori), una descrizione disgustata dei presunti edifici miserabili nel centro della citt\u00e0, nonch\u00e9 la contrapposizione fra la vita lussuosa nelle ville romane e le condizioni di indigenza delle classi disagiate:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abTutto questo clamore artificioso proviene dai clericali, i quali non si sanno dar pace della risoluzione adottata dal Parlamento di piantare, il monumento del gran Re Vittorio Emanuele II, proprio lass\u00f9 in Campidoglio, demolendo un gruppo di catapecchie malsane e luride, sui ruderi della famosa torre di Paolo III, che non vale, a giudizio degli uomini pi\u00f9 competenti, tre baiocchi [\u2026] ora che il piccone lavora ed ogni speme \u00e8 perduta, non potendosi sfogare diversamente, inventano le demolizioni [\u2026] dei templi antichi e delle memorie storiche e piangono perfino sulla vendita di Villa Ludovisi, sol perch\u00e9 aveva degli alberi che facevano a quanto pare, una bell\u2019ombra, a chi poteva ottenere il permesso di farvi qualche passeggiata<span id='easy-footnote-35-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-35-11454' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;. Sulla distruzione della Torre di Paolo III si veda Paola Picardi, &lt;em&gt;Gli affreschi del palazzo di Paolo III al Campidoglio: un salvataggio anomalo&lt;\/em&gt;, \u201cParagone. Arte\u201d, Anno LV, Terza serie, n. 54 (649), marzo 2004.'><sup>35<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span><br><br>\nL\u2019adozione di un linguaggio permeato di disgusto e di immagini di contaminazione con l\u2019obiettivo di giustificare la distruzione di edifici storici si sarebbe rivelata particolarmente frequente durante gli anni del fascismo<span id='easy-footnote-36-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-36-11454' title='Sul ruolo della contaminazione nel discorso del, e sul, fascismo si veda Dario Pasquini, &lt;em&gt;Ansia di purezza. Il fascismo e il nazismo nella stampa satirica italiana e tedesca (1943-1963)&lt;\/em&gt;, Roma, Viella, 2014.'><sup>36<\/sup><\/a><\/span>. \n<br>\nDi contro, giornali clericali come \u201cLa Voce della Verit\u00e0\u201d, mostravano di condividere la posizione espressa da intellettuali tedeschi come Grimm e Gregorovius, tradendo talvolta un certo imbarazzo per il fatto che l\u2019origine della protesta fosse stata straniera, e non romana<span id='easy-footnote-37-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-37-11454' title='Tenderei a interpretare in questo modo il seguente passaggio di un trafiletto pubblicato  da \u201cLa Voce della Verit\u00e0\u201d: \u00abI lamenti dell\u2019estero non sono che l\u2019eco di quelli dei romani\u00bb, &lt;em&gt;Roma nuova&lt;\/em&gt;, \u201cLa Voce della Verit\u00e0\u201d, 13 marzo 1886.'><sup>37<\/sup><\/a><\/span>. Tuttavia, i loro resoconti e commenti risultano basati pi\u00f9 su considerazioni ideologiche che su preoccupazioni relative alla conservazione storico-artistica dei monumenti, svelando cos\u00ec un approccio piuttosto strumentale al tema. Un articolo pubblicato nel marzo, 1886, per esempio, sostiene che l\u2019 \u00abidea\u00bb guida delle trasformazioni urbanistiche della Citt\u00e0 Eterna in quel periodo era di  \u00abdemolire [il pi\u00f9 possibile] per trasformare Roma e farne una citt\u00e0 moderna e cos\u00ec toglier[e] addirittura qualsiasi impronta veramente romana e papale\u00bb dal tessuto urbano<span id='easy-footnote-38-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-38-11454' title='&lt;em&gt;La distruzione di Roma&lt;\/em&gt;, \u201cLa Voce della Verit\u00e0\u201d, 12 marzo 1886.'><sup>38<\/sup><\/a><\/span>. Qui la controversia sui monumenti storici sembra pi\u00f9 un pretesto per presagire una <em>damnatio memoriae<\/em> della Chiesa per mano delle autorit\u00e0 italiane.\n<br>\nChe si dovesse procedere a un \u00aballargamento stradale\u00bb della citt\u00e0 di Roma anche secondo \u201cLa Voce della Verit\u00e0\u201d era fuor di dubbio<span id='easy-footnote-39-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-39-11454' title='Ibidem.'><sup>39<\/sup><\/a><\/span>. Erano le modalit\u00e0 di questa riconfigurazione che venivano criticate, dato che esistevano gi\u00e0 progetti di intervento studiati sotto il Governo pontificio, rappresentati come meno invasivi rispetto a quelli attuati sotto il Regno d\u2019Italia, che per\u00f2 erano stati ignorati. \nInfatti, afferma il giornale clericale: \n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abAnche senza i nuovi venuti Roma avrebbe avuto il suo allargamento stradale e fatto forse con miglior criterio e certo con meno spesa pei contribuenti. Testimonio la nuova via al Gianicolo, fatta in pochi giorni [\u2026] nel 1867, Piazza Mastai, Piazza Pia e la stessa via De Merode, ora Via Nazionale. E quanto a questa se si fosse seguito il progetto gi\u00e0 tracciato nel 1870 dal compianto Mons. De Merode, non si sarebbe poi andati incontro a tante difficolt\u00e0 e tante spese con un risultato tutt\u2019altro che soddisfacente per le montuose e tortuose curve che stuonano e non poco in una via principale. Siamo giusti, allora si partiva dal principio di far le cose a poco a poco e secondo il bisogno l\u2019allargamento delle via dei Massimi, dell\u2019Angeletto e Governo Vecchio era gi\u00e0 allo studio fin dal 1870 \u2013 ora si parte da un altro punto di vista ch\u2019\u00e8 quello della distruzione e della speculazione. [\u2026] Quanto alla speciale Commissione d\u2019arte e archeologia di cui fa parte il ch. comm. De Rossi, presieduta dal senatore Vitelleschi, la quale viene dal <em>Popolo Romano<\/em> citata per provare che non si \u00e8 fatta la distruzione di Roma, dobbiamo osservare che [\u2026] molte e molte cose sono state abbattute o vennero a sparire dal 1871 in qua contro il parere della Commissione stessa. Citiamo fra le tante il ponte Cestio e le cose scoperte o rinvenute al Castro Pretorio nella erezione del Ministero delle Finanze, le quali pure potevano figurare nei grandi cortili del palazzo stesso, e di cui invece non si seppe pi\u00f9 nuova<span id='easy-footnote-40-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-40-11454' title='Ibidem.'><sup>40<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span><br><br>\n\nCome si vede, qui \u201cLa Voce della Verit\u00e0\u201d rievoca la recente distruzione di monumenti o rovine della Roma antica. In un articolo successivo, il giornale clericale parla invece della demolizione di un monumento moderno, la citata Torre di Paolo III, ma non tanto per il suo valore architettonico quanto per lo sfollamento delle persone che abitavano in quella zona: \n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abLa distruzione della torre di Paolo III \u00e8 stata lamentata da tutti. Chi \u00e8 per esempio che pensava si potesse applicare in s\u00ec larga scala la legge sulle zone laterali con danno evidente della classe povera e laboriosa, che non trova pi\u00f9 case a pigioni corrispondenti ai suoi scarsi lucri<span id='easy-footnote-41-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-41-11454' title='&lt;em&gt;Roma nuova&lt;\/em&gt;, \u201cLa Voce della Verit\u00e0\u201d, 13 marzo 1886.'><sup>41<\/sup><\/a><\/span>?\u00bb\n<\/span><br><br>\n\nSecondo \u201cLa Voce della Verit\u00e0\u201d, infatti, il Piano regolatore approvato dal Consiglio comunale aveva subito cos\u00ec tanto cambiamenti che di esso era rimasta \u00abappena l\u2019ombra<span id='easy-footnote-42-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-42-11454' title='Ibidem.'><sup>42<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb \n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abOltre la sistemazione della via de\u2019 Banchi, specie del Banco S. Spirito, ove i proprietarii sono rimasti da anni interdetti sui loro stabili, dei Lungo Tevere per es. non si parlava affatto e per giunta con l\u2019applicazione della legge per Napoli; come pure dell\u2019applicazione di detta legge pei quartieri della Regola e del Ghetto, cos\u00ec pure non si parlava del rettifilo dalla Chiesa Nuova a Piazza Pia, non si parlava del monumento all\u2019Ara Coeli e via via<span id='easy-footnote-43-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-43-11454' title='Ibidem. L\u2019articolo risponde a un attacco de \u201cIl Popolo Romano\u201d, che aveva accusato consiglieri comunali cattolici come il senatore Francesco Nobili Vitelleschi e Giambattista De Rossi di aver votato per il Piano Regolatore e dunque di essere corresponsabili della \u201cdistruzione di Roma\u201d che i giornali clericali imputavano ai liberali.'><sup>43<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span><br><br>\n\nQuando scende nel dettaglio della conservazione di monumenti storici di epoca moderna, \u201cLa Voce della Verit\u00e0\u201d<em> <\/em>mostra di non dominare sempre il tema. Per esempio, l\u2019articolista data la tardocinquecentesca torre di Paolo III al periodo fra il medioevo e il rinascimento<span id='easy-footnote-44-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-44-11454' title='&lt;em&gt;Che cos\u2019\u00e8 Roma&lt;\/em&gt;, \u201cLa Voce della Verit\u00e0\u201d, 13 marzo 1886.'><sup>44<\/sup><\/a><\/span>. In altri casi, invece, il giornale clericale appare pi\u00f9 convincente, per esempio quando nomina\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abLo sconquasso lungo il Tevere, l\u2019alterazione del Ponte Elio, la scomparsa di tante chiese e monasteri, l\u2019atterramento del portone e della cinta vignolesca al Foro Romano e del Fontanone di Ponte Sisto [\u2026]le numerose ville urbane e suburbane forzate per <em>fas et nefas<\/em> a dileguarsi<span id='easy-footnote-45-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-45-11454' title='&lt;em&gt;I \u201cvandalismi\u201d papali&lt;\/em&gt;, \u201cLa Voce della Verit\u00e0\u201d, 18 marzo 1886.'><sup>45<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span><br><br>\n\nProprio sulla questione delle ville scomparse, \u201cLa Voce della Verit\u00e0\u201d propone un ragionamento che coglie nel segno, anche se nell\u2019ambito di un\u2019argomentazione che lamenta gli scarsi risarcimenti concessi ai nobili proprietari delle ville espropriate, mentre i proprietari dei terreni adiacenti avrebbero visto crescere a dismisura il loro valore:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00ab[Il] Municipio [\u2026] ha stanziato parecchi e parecchi milioni per una passeggiata publica [sic] fuori di porta Flaminia [\u2026]. Quei numi tutelari del decoro di Roma come mai non pensarono che tutte queste ville ora scomparse erano pressoch\u00e9 aderenti l\u2019una all\u2019altra, e che facilissimo era il collegare le Ville Patrizi, Bonaparte, Massimo e Ludovisi e queste col Pincio formando cos\u00ec con il risparmio di non pochi milioni, uno splendido ed unico paesaggio nato e fatto apposta per Roma, e dotato di stupenda vegetazione per la quale i danari non bastano perch\u00e9 ci vogliono i secoli?<span id='easy-footnote-46-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-46-11454' title='Ibidem. Il giornale verr\u00e0 successivamente bersagliato da &lt;em&gt;Il Popolo Romano&lt;\/em&gt; per la sua vicinanza alla famiglia Boncompagni Ludovisi, proprietaria della villa appena distrutta, cfr. Editoriale senza titolo, \u201cLa Voce della Verit\u00e0\u201d, 29 marzo 1886.'><sup>46<\/sup><\/a><\/span>\u00bb\n<\/span><br><br>\n\n<b>3. Il ruolo del comune e dello stato<\/b>\n<br>\nLe posizioni rappresentate da Porena, da \u201cLa Capitale\u201d e da \u201cIl Popolo Romano\u201d erano certo estreme nel negare che le radicali trasformazioni urbane che Roma stava vivendo potessero comportare un qualche tipo di pericolo per il suo patrimonio storico-artistico. Le differenti maggioranze del Consiglio Comunale di Roma, invece, si dimostrarono nel corso degli anni pi\u00f9 sensibili al tema della conservazione dei monumenti della citt\u00e0. Per esempio, come il citato commento su \u201cLa Capitale\u201d notava con irritazione, il Consiglio Comunale nel 1882 aveva scelto un percorso sinuoso per il progetto di Via Nazionale, ora Corso Vittorio Emanuele II, in modo da proteggere diversi preziosi edifici che precedenti progetti a causa di una \u00abvaghezza del rettifilo\u00bb avevano previsto di demolire<span id='easy-footnote-47-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-47-11454' title='Dalla valutazione della Commissione responsabile nominata dal Consiglio Comunale, citato in A. M. Racheli, &lt;em&gt;Corso Vittorio Emanuele II&lt;\/em&gt;, cit., p. 29.'><sup>47<\/sup><\/a><\/span>.Negli anni Settanta dell\u2019Ottocento, il consigliere municipale e prestigioso archeologo Giovanni Battista De Rossi (1822-1894) si era opposto con successo alla distruzione della basilica medievale dei SS. Quattro Coronati e delle mura cittadine presso Via Salaria<span id='easy-footnote-48-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-48-11454' title='Nicola Parise, \u201cGiovanni Battista De Rossi\u201d, in &lt;em&gt;Dizionario biografico degli italiani&lt;\/em&gt;, 1991, vol. 39.'><sup>48<\/sup><\/a><\/span>. Ancora, nel 1886 egli stigmatizz\u00f2 pubblicamente i molti allargamenti stradali che avevano \u00abmano a mano distru[tto] il carattere antico della citt\u00e0, sostituendovi null\u2019altro che stradoni uniformi e monotoni\u00bb<span id='easy-footnote-49-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-49-11454' title='A. M. Racheli, &lt;em&gt;Corso Vittorio Emanuele II&lt;\/em&gt;, cit., p. 25.'><sup>49<\/sup><\/a><\/span>. In quello stesso anno, il Consiglio Comunale aveva richiesto a Lanciani di fornire un parere sul progetto di allargamento di Ponte Elio o Sant\u2019Angelo, cosa che l\u2019archeologo fece, contribuendo a impedire che tale misura fosse deliberata da quella stessa assemblea<span id='easy-footnote-50-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-50-11454' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 24-25.'><sup>50<\/sup><\/a><\/span>, che vot\u00f2 anche contro l\u2019allargamento di via di Monte di Santo Spirito, una misura che avrebbe comportato la distruzione parziale di Palazzo Gaddi progettato da Jacopo Sansovino<span id='easy-footnote-51-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-51-11454' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt; p. 25.'><sup>51<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nTuttavia, in molte altre occasioni il Comune si mostr\u00f2 un entusiasta, e persino  spietato, promotore di demolizioni che interessarono architetture artisticamente di valore, per non parlare dei casi nei quali esso rese possibile, grazie a opportune modifiche del Piano Regolatore, la distruzione di siti storici \u2013 come la Villa Boncompagni Ludovisi, la pi\u00f9 grande fra le ville entro le mura della citt\u00e0 \u2013 che erano in mani private<span id='easy-footnote-52-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-52-11454' title='V. Vidotto, &lt;em&gt;Roma contemporanea&lt;\/em&gt;, cit., p. 80.'><sup>52<\/sup><\/a><\/span>. Fra l\u2019altro, in almeno un caso, la difesa di Lanciani del ruolo del Comune nelle demolizioni sembra essere completamente infondata. Nel 1888 egli descrisse come \u00abassolutamente indegn[a]\u00bb la distruzione del citato Palazzo di Termini di Domenico Fontana di Villa Peretti Montalto, chiarendo che il \u00abComune [non aveva] potuto in alcuna guisa impedirla\u00bb<span id='easy-footnote-53-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-53-11454' title='D. Palombi, &lt;em&gt;Rodolfo Lanciani&lt;\/em&gt;, cit., p. 111.'><sup>53<\/sup><\/a><\/span>. Tuttavia, il principe Massimiliano Massimo era stato obbligato, nonostante la sua opposizione, a demolirlo, dopo che questo era stato espropriato dal Comune. Tramite un contratto con l\u2019Amministrazione comunale il principe tent\u00f2 almeno di proteggere il monumentale ingresso della villa, con l\u2019intenzione di smantellarlo e trasportarne i frammenti in una propria diversa propriet\u00e0 dove poi ricostruirlo. Il tentativo per\u00f2 fall\u00ec e il Comune procedette con la distruzione<span id='easy-footnote-54-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-54-11454' title='Promemoria per l\u2019Assessore dell\u2019Ufficio V, Archivio Storico Capitolino (ASC), Ripartizioni, Ufficio V, Piano Regolatore, posizione 21, busta 230, fascicolo 25b.'><sup>54<\/sup><\/a><\/span>. Su ordine del sindaco Alessandro Guiccioli, alcuni frammenti furono dislocati nel nuovo giardino pubblico del  Quirinale in modo che il portale fosse \u00abrinnalzato nell\u2019angolo del giardino del Quirinale fra le vie del Quirinale e della Consulta\u00bb, ma l\u2019amministrazione successiva fece rimuovere i frammenti e trasportarli in un deposito, dove alcuni dei quali ancora si trovano<span id='easy-footnote-55-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-55-11454' title='Ufficio V Piano Regolatore, Promemoria per Congresso di Giunta del 15 marzo 1893, ASC. Allegata al documento \u00e8 una fotografia di Piazza del Quirinale con sopra disegnato uno schizzo del portale da ricostruire. Alcuni dei frammenti sono conservati all\u2019aperto, nel Deposito comunale dell\u2019Aventino. Ufficio V Piano Regolatore, Promemoria per Congresso di Giunta del 15 marzo 1893, ASC. Si veda anche la lettera del direttore dell\u2019Ufficio V, Ing. Linotte all\u2019ingegner Rossi (?), nella quale egli scrive \u00abper togliere i graffiti [sic! In realt\u00e0 si trattava di rilievi, n. d. a.] del portone di Villa Massimo occorre molto tempo e spesa, senza la sicurezza che venga bene. Sar\u00e0 perci\u00f2 miglior cosa che ella faccia un disegno di tali graffiti, da riprodursi poi nella nuova stabilitura quando il cancello medesimo sar\u00e0 ricostruito\u00bb, 24 gennaio 1889, ASC.'><sup>55<\/sup><\/a><\/span>. \n<br>\nIl Governo nazionale assunse un ruolo forse meno importante rispetto al Comune nella trasformazione della citt\u00e0, ma non meno ambiguo<span id='easy-footnote-56-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-56-11454' title='E\u2019 interessante che \u201cLa voce della verit\u00e0\u201d, invece, attribuisca al Governo e non al Municipio (dove non a caso i clericali si alternarono al potere con i liberali) le maggiori responsabilit\u00e0 delle distruzioni, cfr. &lt;em&gt;La lettera del Sindaco al &lt;\/em&gt;Morning Post, \u201cLa Voce della Verit\u00e0\u201d, 31 marzo 1886.'><sup>56<\/sup><\/a><\/span>. Mentre il Governo assicur\u00f2 l\u2019acquisizione pubblica e la protezione di ampie aree che comprendevano i pi\u00f9 celebrati monumenti dell\u2019Antica Roma, come il Palatino e le Terme di Caracalla, in altri casi la sua azione contro i monumenti storici della citt\u00e0 risult\u00f2 piuttosto dura. Per esempio, per la costruzione degli argini del Tevere, il Genio Civile fu incaricato della distruzione di centinaia di edifici storici prossimi alla riva al fiume &#8211; incluso il rinascimentale Palazzo Altoviti<span id='easy-footnote-57-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-57-11454' title='V. Vidotto, &lt;em&gt;Roma contemporanea&lt;\/em&gt;, cit., pp. 117-118. Sugli argini si veda F. Bartoccini, &lt;em&gt;Roma nell\u2019Ottocento&lt;\/em&gt;, cit., pp. 773-774.'><sup>57<\/sup><\/a><\/span>. L\u2019enorme mole del Ministero dei Lavori pubblici presso Porta Pia rimpiazz\u00f2 una delle pi\u00f9 celebrate ville romane, Villa Patrizi (che era stata semidistrutta durante la Repubblica Romana e successivamente ricostruita, ma comprendeva ancora un grande parco con decorazioni e fontane settecentesche originali), mentre la citata costruzione del Monumento a Vittorio Emanuele II richiese estese demolizioni sul Campidoglio<span id='easy-footnote-58-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-58-11454' title='&lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p 72.'><sup>58<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\n<br>\n\n<b>4. Monumento, ambiente e architettura minore<\/b>\n<br>\nIn questo quadro, l\u2019idea, propugnata soprattutto da Porena, dei monumenti di Roma come meraviglie isolate poste all\u2019interno di un ambiente insano o quella, simile, proposta da Lanciani, nella quale si ritrova la tradizionale concezione di monumento come entit\u00e0 a s\u00e9 il cui valore \u00e8 indipendente dal contesto che lo circonda, erano condivise da una parte significativa della classe dirigente e della cultura italiana del periodo. Questa prospettiva si rivel\u00f2 cruciale come giustificazione per le radicali trasformazioni urbanistiche alle quali la Citt\u00e0 Eterna fu sottoposta dopo essere diventata capitale del Regno d\u2019Italia. \n<br>\nSolo qualche anno pi\u00f9 tardi una tale concezione veniva messa in discussione da studiosi come Gustavo Giovannoni e Maria Ponti Pasolini, che, sotto l\u2019influenza di urbanisti come Charles Buls, sottolineavano invece l\u2019importanza della conservazione dell\u2019ambiente nel quale i monumenti erano inseriti, inclusa la cosiddetta architettura minore<span id='easy-footnote-59-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-59-11454' title='Su questo tema si rimanda ai saggi: Dario Pasquini, &lt;em&gt;Maria Ponti Pasolini\u2019s Photographic Archive and Architectural Conservation in Rome&lt;\/em&gt;, \u201cThe Burlington Magazine\u201d, n. 163 (2021), pp. 1130-1139 e Id., &lt;em&gt;La fotografia di documentazione architettonica a Roma: il ruolo di Maria Ponti Pasolini e l\u2019Associazione artistica fra i cultori di architettura&lt;\/em&gt;, \u201cArchivio Storico Italiano\u201d, in corso di pubblicazione.'><sup>59<\/sup><\/a><\/span>. Lo stesso Lanciani, come si \u00e8 visto, ebbe sul tema della distruzione di edifici storici, un atteggiamento ambiguo. Nonostante i suoi strali contro gli architetti barocchi che avevano sventrato le venerabili basiliche medievali, nonch\u00e9 contro l\u2019architettura per lui troppo stravagante di Piranesi, egli stimava molto buona parte dell\u2019architettura del Seicento e del Settecento. Si \u00e8 citato il suo accenno ai \u00abpregevoli monumenti\u00bb del Barocco, inclusi due (Sant\u2019Agnese in Agone e Palazzo Falconieri) opera del \u00abnefando\u00bb Borromini. Oltre che nel gi\u00e0 menzionato caso delle ville distrutte, egli espresse poi in diverse occasioni una profonda frustrazione per le perdite causate dal rinnovamento urbano di Roma. Per esempio, in un articolo risalente allo stesso anno del suo discorso ai Lincei, e che \u00e8 stato giustamente definito \u00abmelanconico\u00bb, Lanciani riferisce dell\u2019imminente distruzione della barocca villa Strozzi al Viminale, che egli descrive come \u00abun cos\u00ec vago sito di delizie\u00bb il cui \u00absmembramento&#8230;incominci\u00f2 nel 1868\u00bb, aggiungendo che \n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abil palazzo della villa, durato sino ad oggi, come testimonianza dell&#8217;antica disposizione e dell&#8217;antico aspetto dei luoghi, sar\u00e0 totalmente distrutto in questo mese; e [&#8230;]cos\u00ec, di un luogo tanto notevole, rimarr\u00e0 soltanto memoria nei libri e nelle vecchie piante della citt\u00e0<span id='easy-footnote-60-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-60-11454' title='Cit. in Alessandro Cremona, &lt;em&gt;Dalla Villa Strozzi alla Villa M\u00e9rode: una dimora per l&amp;#8217;archeologia. Storia della prima sede dell\u2019\u00c9cole fran\u00e7aise de Rome&lt;\/em&gt;, in Michel Gras, Olivier Poncet (a cura di), &lt;em&gt;Construire l&amp;#8217;institution. L\u2019\u00c9cole fran\u00e7aise de Rome, 1873-1895&lt;\/em&gt;, Roma, 2013, p. 18.'><sup>60<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span><br><br>\n\nSfortunatamente, Lanciani, nonostante fosse membro dell\u2019Associazione amatori di fotografia e dell\u2019Associazione artistica fra i cultori di architettura, non ag\u00ec per salvare la memoria di villa Strozzi, per esempio realizzando fotografie del casino prima della sua distruzione<span id='easy-footnote-61-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-61-11454' title='Federico Del Prete, &lt;em&gt;Il fondo fotografico del Piano Regolatore di Roma 1883&lt;\/em&gt;, Roma, 2016, p. 43, n. 17.'><sup>61<\/sup><\/a><\/span>. L\u2019anno precedente, tuttavia, egli non si era limitato a registrare malinconicamente la scomparsa di edifici storici, ma si era fatto promotore, in qualit\u00e0 di segretario della Commissione archeologica comunale, di un\u2019importante campagna fotografica che mirava a conservare la memoria visiva dell\u2019aspetto delle zone di Roma soggette a radicali stravolgimenti urbanistici, come per esempio il Ghetto. In questo caso, infatti, ag\u00ec vigorosamente, dando dettagliate istruzioni ai suoi collaboratori in modo che curassero di\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abcompilare fino da ora un album fotografico completo del Ghetto, nel quale sieno rappresentate non solo le strade, una ad una, e le vedute generali, ma anche tutti gli edifizii pi\u00f9 rimarchevoli e tutte le particolarit\u00e0 degli edifizii curiose, pittoresche o interessanti per memorie storiche<span id='easy-footnote-62-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-62-11454' title='Cit. in Ibidem, pp. 21-22.'><sup>62<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span><br><br>\n\nAnche Domenico Gnoli, nella rubrica dal titolo <em>Le demolizioni di Roma<\/em> pubblicata nella sua rivista \u201cArchivio Storico dell\u2019Arte\u201d, riferiva delle diverse distruzioni di edifici di pregio a Roma. Dando notizia della demolizione di un importante palazzo del primo Cinquecento, Palazzo Bini, egli pubblic\u00f2 la fotografia di un affresco situato nel pianoterra dell\u2019edificio commentando: \u00abla fotografia, mal riuscita per mancanza di luce, e perch\u00e9 fatta mentre a furia si demoliva, \u00e8 nondimeno l\u2019unico ricordo intero che di quella pittura ci resti<span id='easy-footnote-63-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-63-11454' title='F. Del Prete, &lt;em&gt;Il fondo fotografico del Piano Regolatore di Roma &lt;\/em&gt;1883, cit, p. 26.'><sup>63<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb La stessa amarezza traspare in una breve, ironica e melanconica composizione &#8211; dal titolo <em>Largo al piccone!<\/em> e destinata forse a una pubblicazione non identificata &#8211; che Gnoli scrisse di suo pugno e che chi scrive ha ritrovato nel suo archivio privato:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abTira di nuovo dall\u2019alto un vento di piccone che consola! I vecchi quartieri sono una vergogna, e bisogna procedere al loro risanamento: una parola elastica che permette ai bravi ingegneri di lavorare di squadra tirando una bella scacchiera di linee rette orizzontali e verticali indicanti le strade che saran fiancheggiate da abbominazioni rettangolari. E gi\u00e0 nella stampa cittadina si levano lodi alla Giunta e al relativo assessore che finalmente s\u2019accingono alla bell\u2019opera di risanare il quartiere dell\u2019Orso, per procedere poi a quello dei Coronari<span id='easy-footnote-64-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-64-11454' title='Domenico Gnoli, &lt;em&gt;Largo al Piccone!&lt;\/em&gt;, autografo dell\u2019autore su carta, Cagli, Archivio Gnoli (=AGC), Fondo Domenico Gnoli, busta 14, fasc. 4. La versione precedente del titolo, poi cancellata da Gnoli, era: &lt;em&gt;Un vento di piccone&lt;\/em&gt;. Ringrazio Erminia Michelini Tocci Gnoli e Raniero Gnoli per la generosit\u00e0 con la quale mi hanno messo a disposizione il loro archivio familiare.'><sup>64<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span><br><br>\n\nRiferendosi alle nuove costruzioni come ad \u00ababbominazioni\u00bb, alla \u00abstampa\u00bb come a uno strumento servile dei politici e &#8211; stavolta con tono ironico &#8211; ai quartieri storici come a \u00abuna vergogna\u00bb che bisogna rettificare e al lavoro dei \u00abbravi ingegneri\u00bb come a un simbolo della mancanza di rispetto verso le aree storiche, Gnoli rende chiara la sua frustrazione e il suo senso di impotenza nei confronti delle distruzioni che Roma stava subendo. Rispetto a Lanciani, che non a caso rivestiva una carica all\u2019interno dell\u2019amministrazione municipale, \u00e8 interessante che Gnoli non ritenga il Comune uno spettatore inerme delle distruzioni, ma anzi un operoso protagonista del \u00abnuovo vento di piccone\u00bb.\nLo storico Giuseppe Tomassetti condivideva con Gnoli un senso di forte perdita rispetto agli edifici storici demoliti a Roma in quel periodo. Nella sua serie di volumi su <em>La campagna romana<\/em> egli espresse ripetutamente la propria indignazione per la distruzione di edifici o paesaggi a lui familiari<span id='easy-footnote-65-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-65-11454' title='Si veda, per esempio, il riferimento alla distruzione nel 1894 dello sperone di roccia chiamato i \u201cSassi di San Giuliano\u201d, vicino al Tevere, \u00abper barbara speculazione\u00bb, Giuseppe Tomassetti, Francesco Tomassetti, (riedizione a cura di Luisa Chiumenti e Ferdinando Bilancia), &lt;em&gt;La campagna Romana&lt;\/em&gt;, vol. 3, 1975, p. 297.'><sup>65<\/sup><\/a><\/span>. Una delle sue reazioni concerne il portale della villa di Fabiano del Monte a Via Flaminia, il quale, egli nota, era stato appena \u00abbarbaramente demolito\u00bb<span id='easy-footnote-66-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-66-11454' title='G. Tomassetti, F. Tomassetti, &lt;em&gt;La campagna Romana&lt;\/em&gt;, vol. 3, cit., p. 280.'><sup>66<\/sup><\/a><\/span>. \n<br>\nMolto probabilmente Tomassetti non sapeva che l\u2019allora direttore del Museo di Villa Giulia, Giuseppe Angelo Colini, aveva ottenuto dal Comune che i frammenti del portale fossero consegnati al suo Museo, con l\u2019intenzione di assemblarli in un nuovo ingresso ancora da erigere, n\u00e9 che lo stesso portale era stato fotografato da Maria Pasolini prima della distruzione<span id='easy-footnote-67-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-67-11454' title='Lettera di Giuseppe Angelo Colini al sindaco di Roma, 15 febbraio 1911, Archivio Storico Capitolino (=ASC), Ripartizioni, Ufficio V, Piano Regolatore, posizione 63, busta 601, fasc. 11. La fotografia qui presentata era stata pubblicata nella citata riedizione degli anni Settanta dell\u2019opera di Tomassetti, &lt;em&gt;Ibidem&lt;\/em&gt;, p. 283.'><sup>67<\/sup><\/a><\/span>. \n<br>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2024\/07\/Figura-1-740x1024-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-11974\" width=\"555\" height=\"768\" srcset=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2024\/07\/Figura-1-740x1024-1.png 740w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2024\/07\/Figura-1-740x1024-1-217x300.png 217w\" sizes=\"(max-width: 555px) 100vw, 555px\" \/><figcaption><strong>Figura 1 &#8211; <\/strong> Maria Ponti Pasolini e Giuseppe Rossi detto \u201cFina\u201d (?), <em>Portale della Villa di Fabiano del Monte<\/em>, primi anni del Novecento, stampa su carta, Roma, collezione privata.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p class=\"sec-article\">\n\nDopo aver rinvenuto la lettera di Colini al sindaco di Roma, chi scrive ha ritrovato nel giardino di Villa Giulia quegli stessi frammenti, che hanno bisogno di un urgente restauro<span id='easy-footnote-68-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-68-11454' title='Ringrazio Giulia Derme, del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, per aver risposto, nel gennaio 2020, alla mia richiesta di informazioni, rendendomi noto che i frammenti che cercavo si trovano nel giardino del Museo. '><sup>68<\/sup><\/a><\/span>. \n<br>\n\n<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" src=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2024\/07\/Immagine-2-1024x768-1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-11976\" width=\"768\" height=\"576\" srcset=\"https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2024\/07\/Immagine-2-1024x768-1.png 1024w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2024\/07\/Immagine-2-1024x768-1-300x225.png 300w, https:\/\/www.bibliomanie.it\/public\/uploads\/2024\/07\/Immagine-2-1024x768-1-768x576.png 768w\" sizes=\"(max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><figcaption><strong>Figura 2 &#8211; <\/strong>Frammenti del coronamento del portale della Villa di Fabiano del Monte con le lettere \u201cBIA\u201d e \u201cNTE\u201d, Roma, Giardino del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, foto dell\u2019autore, 2020.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n<p class=\"sec-article\">\n\n<b>5. La \u2018Roma sparita\u2019 di un fotografo e di uno scrittore<\/b>\n<br>\nTuttavia, non erano solo alcuni studiosi d\u2019arte a dispiacersi per le importanti testimonianze storiche che venivano cancellate durante i primi decenni di Roma capitale. Il fotografo Francesco Adriano De Bonis \u2013 che negli anni Sessanta dell\u2019Ottocento era stato incaricato insieme ad altri colleghi dal saggista e archeologo amatore inglese John Henry Parker di fotografare decine di monumenti della citt\u00e0 Eterna &#8211; fu del tutto scioccato dall\u2019entit\u00e0 delle distruzioni operate contro molti monumenti romani. Contrariamente a quello che ci si potrebbe aspettare, De Bonis non affront\u00f2 per\u00f2 questo \u201clutto\u201d imbracciando la macchina fotografica e immortalando sistematicamente i monumenti che venivano via via demoliti, in modo da salvarne almeno la testimonianza visiva &#8211; come avrebbe fatto Maria Ponti Pasolini una ventina d\u2019anni dopo &#8211; ma scrisse e pubblic\u00f2 una dura invettiva, intitolata <em>I vandali a Roma<\/em><span id='easy-footnote-69-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-69-11454' title='Su Parker si veda: Lucia Cavazzi, Anita Margiotta e Simonetta Tozzi, &lt;em&gt;Un inglese a Roma, 1864-1877. La raccolta Parker nell&amp;#8217;Archivio fotografico comunale&lt;\/em&gt;, Roma, Artemide, 1989.'><sup>69<\/sup><\/a><\/span>. Egli rappresent\u00f2 la sua esperienza di spettatore impotente di questa scesa di nuovi \u2018barbari\u2019 accanitisi contro la Citt\u00e0 Eterna addirittura come un vero e proprio \u00abincubo\u00bb che lo \u00abopprime\u00bb, tanto da aver avvertito la necessit\u00e0 di \u00aballeggerir[si]\u00bb con questo \u00absfogo\u00bb, cio\u00e8 con la pubblicazione del citato libello<span id='easy-footnote-70-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-70-11454' title='Francesco Adriano De Bonis, &lt;em&gt;I vandali a Roma&lt;\/em&gt;, Roma, 1879.'><sup>70<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nDe Bonis propone al lettore alcune \u00abosservazioni di cui pu\u00f2 esser capace il pi\u00f9 volgare senso comune\u00bb, dato che \u00abi vandalismi\u00bb di cui era testimone erano del tutto \u00abevidenti\u00bb<span id='easy-footnote-71-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-71-11454' title='Ibidem., pp. 4-5.'><sup>71<\/sup><\/a><\/span>. Nel novero di tali distruzioni insensate egli include, per esempio, la demolizione del fontanone di via Giulia, la quale appariva ora come un \u00abgigante\u00bb al quale avessero \u00abrecisa la testa\u00bb, o la cancellazione del Porto di Ripetta<span id='easy-footnote-72-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-72-11454' title='Ibidem.'><sup>72<\/sup><\/a><\/span>. Dopo la radicale trasformazione della zona attorno a Santa Maria Maggiore, che ora si trovava \u00abincassata in mezzo a [&#8230;]colossali e brutte case\u00bb, rievocare \u00abl\u2019effetto che produceva\u00bb la vista della basilica \u00aba chi scendeva dalle Quattro Fontane\u00bb gli procurava una forte sensazione di rimpianto:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abSe conservi memoria del grazioso casino sull\u2019angolo della via Strozzi, e del bel ninfeo [il ninfeo di villa Peretti Montalto, n.d.a] che si vedeva nella sottoposta valle, io credo che chiuderai gli occhi per persuadere a te stesso di sognare, per non soffrire la pena di trovarti sbalzato da un ideale delizioso e poetico che rapisce, ad una verit\u00e0 che ripugna e addolora<span id='easy-footnote-73-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-73-11454' title='Ibidem.'><sup>73<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span><br><br>\n\nIn questo suo itinerario pervaso di nostalgia, De Bonis contrappone ci\u00f2 che definisce il \u00abbello pittorico\u00bb, di cui erano un esempio il Ghetto e la riva del Tevere a Trastevere al \u00abbello moderno\u00bb, fatto di palazzi indistinguibili tanto che non troveresti la \u00abporta di casa se non ci fosse il numero civico\u00bb e di \u00abuna monotonia che ammazza\u00bb<span id='easy-footnote-74-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-74-11454' title='Ibidem.'><sup>74<\/sup><\/a><\/span>. Indubbiamente, le zone caratteristiche del \u00abbello pittorico\u00bb erano costellate di \u00abfabbriche[&#8230;] non [&#8230;] certo belle\u00bb, e \n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abnondimeno, quell\u2019insieme di irregolari e meschine casipole, di sostruzioni, di argini, di antichi ruderi, di cupole, di campanili, di torri, di tempj, ecc. producevano vedute cos\u00ec variate ed attraenti, davanti alle quali eri mosso ad esclamare \u201cOh che incanto!\u201d<span id='easy-footnote-75-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-75-11454' title='Ibidem.'><sup>75<\/sup><\/a><\/span>.\u00bb\n<\/span><br><br>\n\nIn modo simile, circa vent\u2019anni dopo il giornalista e scrittore Diego Angeli avrebbe ambientato una passeggiata romantica del suo libro <em>Roma sentimentale<\/em> nella zona attorno alla nuova Stazione di Trastevere, in un paesaggio fatto di \u00abvigne devastate\u00bb:\n\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abvi sono molte case ruinate e alcune di queste conservano nei loro ruderi le traccie di decorazioni settecentesche, cornucopie e ghirlande che si intrecciavano sui limitari delle porte d\u2019onde tante esistenze umane erano uscite. In quel luogo abbiamo visto uno spettacolo di una tristezza infinita. Una piccola casa ancora intatta: il muro del giardino era stato abbattuto e le aiuole distrutte. Vi era nel mezzo una fontanella di pietra dove rimanevano morte traccie di antiche acque correnti. Una breve scalinata doppia conduceva alla porta chiusa e anche le finestre erano chiuse. E da un lato tre vecchi lecci ombreggiavano un sedile circolare di marmo, rispettato dagli uomini come se dovesse ancora aspettare gli amanti che non sarebbero tornati mai pi\u00f9<span id='easy-footnote-76-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-76-11454' title='Diego Angeli, &lt;em&gt;Roma sentimentale&lt;\/em&gt;, Roma, Enrico Voghera, 1900, pp. 49-51. Su quest\u2019opera si veda: Andrea Cortellessa, &lt;em&gt;Come comincia la storia (in Italia): &lt;\/em&gt;Roma sentimentale&lt;em&gt; di Diego Angeli, 1900&lt;\/em&gt;, \u201cVersants\u201d, 68, 2, &lt;em&gt;fascicolo italiano&lt;\/em&gt; 2021, pp. 29-44.'><sup>76<\/sup><\/a><\/span>!\u00bb\n<\/span><br><br>\n\nNaturalmente, Ponti Pasolini, Gnoli, Tomassetti, De Bonis, Angeli e Lanciani non avevano tutti la stessa concezione di cosa costituisse un contesto storico, artistico e ambientale importante. Da archeologo, Lanciani vedeva nelle demolizioni anche una straordinaria opportunit\u00e0 per riportare alla luce testimonianze del passato pi\u00f9 antico della citt\u00e0. Inoltre, egli disprezzava alcune architettura o pitture barocche o tardo-barocche. Ponti Pasolini era specialmente interessata a ville dal Cinquecento al Settecento, mentre Gnoli aveva una chiara preferenza per l\u2019arte rinascimentale e sia De Bonis che Angeli sembrano essere stati affascinati pi\u00f9 dalla combinazione di architettura e natura che dal valore di specifici edifici. In alcuni casi, le preoccupazioni si concentravano su elementi del paesaggio naturale come alberi (Ponti Pasolini e Lanciani) o rocce (Tomassetti). Tutti loro, comunque, svilupparono un interesse a documentare, attraverso la fotografia o i loro scritti, lo <em>status quo <\/em>precedente alle distruzioni post-unitarie. \n<br>\nSarebbe dunque interessante indagare in modo pi\u00f9 approfondito il ruolo che emozioni come la nostalgia, la curiosit\u00e0 e l\u2019indignazione abbiano avuto nel graduale sviluppo, in diversi paesi europei, di una nuova sensibilit\u00e0 verso la conservazione del patrimonio storico, culturale e artistico. Ci\u00f2 richiederebbe ulteriori ricerche su specifiche \u00abcomunit\u00e0 emotive\u00bb di amanti dell\u2019arte tra la seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento e l\u2019inizio del Novecento, nonch\u00e9 sulla relazione tra spazio e emozioni, due temi che gli storici devono in gran parte ancora esplorare<span id='easy-footnote-77-11454' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11454#easy-footnote-bottom-77-11454' title=' Sul tema della relazione fra spazio ed emozioni: Margrit Pernau, &lt;em&gt;Space and Emotion: Building to Feel&lt;\/em&gt;, in \u201cHistory Compass\u201d, 12\/7, 2014, 541\u2013549; Mark Seymour, &lt;em&gt;Emotional Arenas. Life, Love, and Death in 1870s Italy&lt;\/em&gt;, Oxford, 2020; Elisa Novi Chavarria, Philippe Martin, &lt;em&gt;Emozioni e luoghi urbani. Dall\u2019antichit\u00e0 a oggi&lt;\/em&gt;, Roma, Viella, 2021; Joseph Ben Prestel, &lt;em&gt;Emotional Cities. Debates on Urban Change in Berlin and Cairo. 1860-1910&lt;\/em&gt;, Oxford, Oxford University Press, 2017. Sulle emozioni concernenti le arti visive si veda il pioneristico studio David Freedberg, &lt;em&gt;The Power of Images. &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;Studies in the History and Theory of Response&lt;\/em&gt;, Chicago, The University of Chicago Press, 1989, e, pi\u00f9 recentemente, Thy Phu, Erina Duganne, Andrea Noble, &lt;em&gt;Feeling in Photography, the Affective Turn, and the History of Emotions&lt;\/em&gt;, in Mark Durden, Jane Tormey, (a cura di), &lt;em&gt;The Routledge Companion to Photography Theory&lt;\/em&gt;, Londra, Routledge, 2019; Sarah Hand Meacham, &lt;em&gt;Visual Sources&lt;\/em&gt;, in Katie Barclay, Sharon Crozier-De Rosa, Peter N. Stearns (a cura di), &lt;em&gt;Sources for the History of Emotions. &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;A Guide&lt;\/em&gt;, Londra, Routledge, 2020.'><sup>77<\/sup><\/a><\/span>.\n\n<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il saggio analizza attraverso una serie di fonti a stampa, manoscritte e d\u2019archivio il dibattito sulle demolizioni di edifici storici nella Roma post-unitaria. In particolare, vengono esaminati interventi dell\u2019archeologo Rodolfo Lanciani, del geografo Filippo Porena, dello storico dell\u2019arte Domenico Gnoli, del fotografo Francesco Adriano De Bonis e dello scrittore Diego Angeli, nonch\u00e9 alcuni articoli pubblicati sui giornali \u201cLa Capitale\u201d, \u201cIl Popolo Romano\u201d e \u201cLa Voce della Verit\u00e0\u201d. ","protected":false},"author":429,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[2],"tags":[1036,1035,1033,1034],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11454"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/429"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=11454"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11454\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13426,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/11454\/revisions\/13426"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=11454"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=11454"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=11454"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}