{"id":11418,"date":"2024-06-16T22:11:05","date_gmt":"2024-06-16T20:11:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11418"},"modified":"2024-06-25T11:27:59","modified_gmt":"2024-06-25T09:27:59","slug":"cinzia-dezi-qui-non-siamo-al-liceo-classico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11418","title":{"rendered":"Cinzia Dezi, <em>Qui non siamo al liceo classico<\/em>"},"content":{"rendered":"\nDa insegnanti precari non \u00e8 raro vedere smorzato il proprio entusiasmo da neofiti con una sola (e per di pi\u00f9 infelice) battuta di un collega, come quella che d\u00e0 il titolo all\u2019ultimo libro di Cinzia Dezi <em>Qui non siamo al liceo classico<\/em> (Book Tribu, 2023). A pronunciarla \u00e8 il prof. Riporto, responsabile del dipartimento di filosofia, dopo che al primo consiglio di classe la supplente, nonch\u00e9 protagonista del libro, Aurelia Alessandrini, ha osato proporre \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abun laboratorio interscolastico di lettura del testo filosofico del tutto gratuito, a cui avrebbero potuto accedere gli studenti di tutti i licei della Citt\u00e0 del Capoluogo e della Provincia e che avrebbe visto gli studenti accendersi sulle parole degli autori\u00bb;\n<\/span><br><br>\n In effetti, qui non siamo al liceo classico bens\u00ec in un \u201cLiceo-sperduto-in-mezzo-ai-campi\u201d a cui la \u201cGrand Roulette delle Supplenze\u201d l\u2019aveva assegnata.\n\u00abNon mettiamo troppa carne al fuoco\u00bb, aveva aggiunto il prof. Riporto, commentando il laboratorio. Del resto, secondo la prof. Alessandrini, nella scuola italiana \u00abpi\u00f9 che filosofia <em>tout court<\/em> s\u2019insegna STORIA DELLA FILOSOFIA\u00bb, non come in Francia, parole sue, dove \u00abil prof di filosofia \u00e8 svincolato dalla storia\u00bb e \u00abla filosofia si insegna per temi e problemi\u00bb; e qui l\u2019autrice, guarda caso insegnante di filosofia e storia al liceo, affronta una questione interessante che ritorna pi\u00f9 volte nel libro, tanto pi\u00f9 perch\u00e9 alla povera Alessandrini, sebbene laureata in filosofia, verr\u00e0 assegnato esclusivamente l\u2019insegnamento della storia. Per lei significa cominciare a studiare sin dall\u2019inizio della scuola molto pi\u00f9 dei suoi studenti, anche per riuscire a parare i colpi delle loro insidiosissime domande, come quelle scelte per l\u2019esergo del libro e quelle con cui gli studenti interrompono continuamente le lezioni di storia: \u00abProf, ma perch\u00e9 cognato? Con chi era sposato?\u00bb le chiedono per esempio quando spiega che Guglielmo, il futuro \u201cConquistatore&#8221;, si era scontrato con Aroldo II, cognato del defunto re Edoardo il Confessore. \u00abNon \u00e8 vero che la \u201cfase dei perch\u00e9\u201d finisce a quattro anni\u00bb (e per fortuna!), si legge gi\u00e0 dalla prime pagine del libro, in cui l\u2019ironia e il sarcasmo si rivelano da subito la cifra stilistica della scrittrice.&nbsp;<br>\n\nDiviso in sessanta brevi capitoli (pi\u00f9 l\u2019avvertenza iniziale e l\u2019epilogo) <em>Qui non siamo al liceo classico<\/em> \u00e8 il racconto rocambolesco di un intero anno scolastico: a raccontarci le avventure di Aurelia Alessandrini nel paese della scuola non \u00e8 per\u00f2 la protagonista, bens\u00ec Sandrina Stradellacci, di cui non sappiamo molto se non che diventa il \u201cGrande Orecchio\u201d dei malesseri ma anche degli \u00aboccasionali benesseri\u00bb dell\u2019amica Aurelia, \u00abla mia isterica amica\u00bb, come la chiama all\u2019inizio del libro. Isterica ma pure simpaticissima, senza peli sulla lingua, appassionata, ipocondriaca e addirittura un po&#8217; matta come quando \u00absi era trasformata nell\u2019ur-scimpanz\u00e9 e aveva iniziato a tirare le noccioline contro il vetro dello schermo del PC, urlando come una bertuccia\u00bb &#8211; Dezi sfrutta benissimo l\u2019iperbole per scatenare il riso nel lettore, e il lettore ride, s\u00ec, ride spesso.\nAurelia Alessandrini \u00e8 una protagonista che difficilmente si dimentica, e come Ester Baruffi, la protagonista del precedente libro di Dezi intitolato <em>la Smania<\/em> (Monte universit\u00e0 Parma, 2018), ha fatto mille lavori: \u00e8 stata attrice, gelataia, pizzaiola, traduttrice, acrobata, stregona, artificiere. Ma come le \u00e8 venuta l\u2019idea di fare uno dei mestieri, a detta di Sandrina, \u00abpi\u00f9 a rischio di <em>burnout <\/em>sulla faccia della Terra\u00bb?<br>\n\nAurelia aveva finalmente voluto mettere a frutto la sua laurea in filosofia, e questo per\u00f2 \u00e8 accaduto durante uno degli anni scolastici pi\u00f9 terribili degli ultimi tempi, il 2020\/2021, in cui la pandemia ha scardinato il fare scuola con le sue temibili sigle di DAD, didattica a distanza, e DDI, didattica digitale integrata. Ci sarebbero tutti gli ingredienti per un racconto distopico, se non fosse che la distopia si \u00e8 gi\u00e0 realizzata, e cos\u00ec il racconto scolastico dell\u2019anno scolastico 20\/21 rimane a tratti grottesco e surreale, mescolando dinamiche della scuola gi\u00e0 note ai veterani a nuove e inesplorate dinamiche pandemiche. Lo stesso edificio scolastico, quando \u00e8 popolato da soli docenti che si collegano al computer dalle loro aule vuote che rimbombano, appare spettrale; forse per questo ad Aurelia, mentre prende in treno verso la Citt\u00e0 Capoluogo da brava precaria pendolare, le ritorna in mente la casa in collina dove abitavano i suoi zii: \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abadesso la grande casa era vuota, la nonna era morta e anche la maggior parte degli zii, il padre dell\u2019Alessandrini non c\u2019era pi\u00f9 neanche lui, e in quella casa, in mezzo alla cucina, era spuntato un albero\u00bb. \n<\/span><br><br>\nLa scuola d\u2019altra parte \u00e8 una sorta di generatore di ricordi d\u2019infanzia, specie in chi continua dopo anni e anni a frequentarla, seppure nel ruolo di docente: \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abE dopo, finita anche la quinta ora a disposizione del sabato, l\u2019Alessandrini era uscita nel sole, con l\u2019odore di erba tagliata, che la faceva starnutire da sotto la mascherina e le ricordava il giardino di scuola delle elementari, e si era sentita cos\u00ec contenta di allontanarsi dall\u2019edificio-giogo-dell\u2019educazione-coercitiva-statale, che le era sembrato di essere pi\u00f9 contenta lei degli studenti\u00bb.\n<\/span><br><br>\nLa scuola durante la pandemia mette a dura prova anche il mestiere dell\u2019insegnante, per esempio quando la telecamera inquadra un peluche al posto di uno studente; c\u2019\u00e8 da dire, per\u00f2, che chi va sempre in bagno lo fa sia in classe che a casa\u2026 E comunque Aurelia Alessandrini ha dalla sua tutto l\u2019entusiasmo delle prime esperienze, che nemmeno il collega Riporto le aveva fatto passare, e quel dolce sarcasmo con cui pungola le sue due terze, come quando si rivolge alla classe in DAD dicendo che li vedeva seduti a giocare ad \u201cAmong Us\u201d e loro, increduli, esclamano: \u00abMa prof, COME FA A SAPERLO? Cosa fa, CI SPIA?\u00bb<br>\n\nCinzia Dezi \u00e8 riuscita a \u201cspiare\u201d gli studenti con grande abilit\u00e0, e pure s\u00e9 stessa, senza mai perdere leggerezza: s\u00ec, perch\u00e9, nella protagonista Aurelia Alessandrini, che viene dalla \u201cPiccola Citt\u00e0 Bizantina\u201d possiamo intravvedere anche l\u2019autrice, ravennate di nascita e bolognese d\u2019adozione, nonostante l\u2019<em>Avvertenza<\/em> iniziale ci metta in guardia, come \u00e8 giusto, dal cercare coincidenze tra autrice e protagonista; e per fortuna che in mezzo c\u2019\u00e8 la narratrice Sandrina, che libera il racconto dalla confusione che avrebbe potuto generare il racconto di Aurelia in prima persona, se non per quei messaggi e-mail scritte dalla stessa Aurelia che la narratrice riporta fedelmente. Anche nella scelta della voce narrante a Dezi piace giocare, creare sovrapposizioni ma non troppe, affinch\u00e9 un po\u2019 tutti si possano riconoscere nella professoressa Alessandrini.<br>\n\n<em>Qui non siamo al liceo classico<\/em> \u00e8 un libro sulla scuola leggero e divertente, ma nel contempo capace di affondare il dito nella piaga quando serve, mettendo in luce le fatiche ma anche le gioie della relazione con gli studenti, che l\u2019autrice ritrae con una penna felice e sempre spiritosa, <em>dall\u2019Adorabile-video-giocatore-incallito<\/em> all\u2019<em>Adorabile-che-non-si-sentiva-abbastanza-amato<\/em>, la complessit\u00e0 della relazione con i colleghi e con le famiglie, l\u2019importanza della riflessione sulla disciplina che s\u2019insegna e sull\u2019annosa e sempre delicata questione della valutazione: \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\n\u00abper quanto lei ci provasse ad essere oggettiva, era solo un essere umano e non un automa da cui usciva uno scontrino con la valutazione. Se fosse stata un automa da cui usciva uno scontrino con la valutazione, forse sarebbero stati contenti?? Invece niente, si dovevano accontentare di carne, sangue, imprecisione\u00bb.\n<\/span><br><br>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Da insegnanti precari non \u00e8 raro vedere smorzato il proprio entusiasmo da neofiti con una sola (e per di pi\u00f9 infelice) battuta di un collega, come quella che d\u00e0 il titolo all\u2019ultimo libro di Cinzia Dezi Qui non siamo al liceo classico (Book Tribu, 2023). A pronunciarla \u00e8 il prof. 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