{"id":11404,"date":"2024-06-16T21:58:41","date_gmt":"2024-06-16T19:58:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11404"},"modified":"2025-06-16T17:08:45","modified_gmt":"2025-06-16T15:08:45","slug":"gli-ottantanni-mancati-di-arnaldo-picchi-ripensando-a-un-amico-vero-fra-memorie-incisive-progetti-in-fieri-e-bibliomanie","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11404","title":{"rendered":"Gli ottant\u2019anni mancati di Arnaldo Picchi. Ripensando a un amico vero, fra memorie incisive, progetti <em>in fieri<\/em> e bibliomanie"},"content":{"rendered":"\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\nL&#8217;ignorante \u00e8 non solo zavorra, ma pericolo della nave sociale. <br>\n\nCesare Cant\u00f9, <em>Attenzione! Riflessi di un popolano<\/em>, 1871<br>\n\nL&#8217;ignoranza \u00e8 una condizione perfetta. Ed \u00e8 comprensibile che chi ne gode non voglia uscirne.<br>\nEmil Cioran, <em>Quaderni, 1957\/72<\/em> [postumo, 1997]<br>\nDe Quincey comprese che il compito della sua vita era l\u2019evocazione dell\u2019ombra. L&#8217;ombra conteneva in s\u00e9 divinit\u00e0 antiche e cancellate, divinit\u00e0 ancora viventi, sentimenti augusti e abbietti, sensi di colpa, rimorsi, ricordi, presentimenti, tesori sontuosi e oscuri; ed egli doveva portarla alla luce, rappresentarla in grandi figure musicali e irraggianti, che avrebbero lasciato un&#8217;eco indefinita nell\u2019animo dei suoi lettori.<br>\n\nPietro Citati, <em>Il male assoluto<\/em>, 2000\n\n\n<\/span><br><br>\n\nNon \u00e8 davvero semplice \u2013 n\u00e9, per naturali ragioni, granch\u00e9 piacevole \u2013 tratteggiare in maniera concisa un&#8217;immagine a un tempo adeguata ed efficace di quel che ha rappresentato Arnaldo Picchi (1943-2006) per la mia persona; come che sia, prover\u00f2 a cimentarmi nell\u2019intrapresa, soffermandomi in prevalenza su quegli aspetti del nostro legame virtuoso che credo possano contribuire, in qualche misura, alla ricostruzione della sua parabola intellettuale, poietica ed esistenziale <em>tout court<\/em>. <br>\nSpecie onde fornire qualche coordinata certa, mi sembra opportuno ricordare che ci siamo conosciuti tanti anni fa nella libreria Palmaverde, un <em>locus<\/em> insieme <em>amoenus<\/em> e <em>terribilis<\/em> magistralmente orchestrato per molti lustri da Roberto ed Elena Roversi, che rappresenta a pieno titolo \u2013 \u00e8 risaputo \u2013 un capitolo di rilevanza determinante nella cultura italiana ed europea del secondo Novecento. <br>\nRicordo nettamente che Picchi discuteva animatamente con Roversi circa i tempi e i modi dell\u2019allestimento dell\u2019<em>Enzo re<\/em>: tale fervido, infaticabile travaglio creativo trov\u00f2, come si sa, un coronamento magnifico nel memorabile spettacolo del &#8217;98, di cui Arnaldo and\u00f2 giustamente fiero sino alla fine. Dopo quell\u2019<em>annus<\/em> <em>mirabili<\/em>s, c\u2019incontrammo abbastanza spesso, sia da Roversi sia altrove: studi universitari, biblioteche, teatri, caff\u00e8. <br>\nCompresi, o meglio mi sembr\u00f2 di comprendere ben presto che Picchi detestava <em>ogni<\/em> perdita di tempo: con me, considerando le mie competenze \u2013 reali o presunte che fossero, poco importa \u2013, amava discutere di storia delle idee, e, pi\u00f9 in generale, di storia della cultura, dal Rinascimento a Testori ed oltre; nonch\u00e9 di didattica delle arti, un \u00e0mbito del sapere che \u2013 come i suoi allievi pi\u00f9 perspicaci certo non ignorano \u2013 lo coinvolse e, forse, lo ossession\u00f2 costantemente. <br>\nNell\u2019ultimo anno (il 2006), gli incontri con Picchi si fecero sensibilmente pi\u00f9 assidui e, soprattutto, ancor pi\u00f9 densi di pensiero e di emozioni, vale a dire d\u2019impegno intellettuale e di trasporto affettivo. Rammento perfettamente alcune sue espressioni eloquenti: \u00abMi piace molto parlare con te\u00bb; \u00abMa vediamoci pi\u00f9 spesso, diamine!\u00bb; \u00abNegli ultimi tempi, sei una delle persone che frequento pi\u00f9 spesso, e pi\u00f9 volentieri\u00bb. <br>\nA s\u00e8guito di una mia richiesta in merito alle ragioni della sua attenzione alla mia attivit\u00e0 di storico e didatta della civilt\u00e0 letteraria europea \u2013 un\u2019attenzione, si capisce, che poteva soltanto arricchirmi e gratificarmi \u2013, Arnaldo mi disse a chiare lettere che aveva riconosciuto in taluni miei scritti, oltrech\u00e9 nella mia persona, un\u2019inquietudine radicale quanto pressoch\u00e9 ineffabile, analoga a quella che animava \u2013 e affliggeva \u2013 il suo inarrestabile, travaglioso ricercare nei <em>milieux<\/em> teatrali. \nMentre si ragionava di storia della cultura moderna e di didattica delle scienze umane (dalla letteratura all\u2019iconografia teatrale e oltre), si scoprivano diverse passioni profonde pienamente condivise. Mi limito qui ad evocare qualche nome: il &#8220;crudele&#8221; Machiavelli drammaturgo; il Racine pi\u00f9 perfetto ed angoscioso; la musica barocca francese, con particolare, insistito riferimento al misterioso Monsieur de Sainte-Colombe, a cui s\u2019\u00e8 ispirato anche Pascal Quignard nel fortunato <em>Tutte le mattine del mondo<\/em>; un Settecento ove Illuminismo, giacobinismo e occultismi di varia natura riuscirono, come per prodigio, a convivere fruttuosamente; lo splendore poetico-retorico e la portentosa erudizione (tutti puntualmente traditi, ahinoi, da centurie di teatranti di cattiva lega\u2026) evidenti nel <em>Cyrano de Bergerac<\/em> di Edmond Rostand o nel <em>Cardinal Lambertini<\/em> di Alfredo Testoni; e ancora, un certo Pirandello, quello oltremodo problematico, insidioso e sfuggente delle <em>pi\u00e8ces<\/em> pi\u00f9 tarde, su cui Arnaldo s&#8217;interrog\u00f2 parecchio; l\u2019Eduardo De Filippo pi\u00f9 lucido, rigoroso ed emancipato dai pur deliziosi limiti imposti dal contesto partenopeo; la &#8220;Scuola delle <em>Annales<\/em>&#8220;: era evidente, in lui, una fervida ammirazione per la <em>lectio<\/em>, perspicace quanto ambiziosa, di Lucien Febvre; la corrente iconologica cresciuta attorno al Warburg Institute; il Ginzburg metodologo della storia. <br>\nSpecialmente onde superare alcuni problemi, tanto di comprensione quanto di rappresentazione, propri dell'&#8221;Arcangeli-Morandi&#8221; roversiana, Arnaldo Picchi s\u2019immerse <em>toto<\/em> <em>pectore<\/em> per tutta la sua ultima estate \u2013 da giugno a settembre inoltrato \u2013 nello <em>Chef-d&#8217;oeuvre inconnu<\/em> di Honor\u00e9 de Balzac, un racconto ponderato e, non di rado, venerato da artisti e intellettuali del calibro di Hugo, Zola, Picasso, Croce, Pavese, Italo Calvino, Jacques Rivette e tanti altri. Egli aveva riletto e ristudiato accanitamente questo testo, tanto breve quanto ricco d\u2019idee e suggestioni, nell\u2019edizione rizzoliana da me curata: era persuaso, in effetti, che le faticose certezze e, in special modo, le perplessit\u00e0 radicali, pressoch\u00e9 paralizzanti di Frenhofer \u2013 il mitico protagonista del racconto, un genio insieme tardo-rinascimentale e modernissimo \u2013 potessero dischiudergli aspetti rilevanti, decisivi del serrato e doloroso dibattito sorto fra l\u2019insigne pittore petroniano (Giorgio Morandi) e il non meno valente critico d\u2019arte (Francesco Arcangeli), uno scontro che Roberto Roversi aveva rievocato, nel suo dramma, con penetrante, inesorabile intelligenza e, nel contempo, con singolare fedelt\u00e0 alla &#8220;realt\u00e0 effettuale&#8221;.<br>\nTestimonianza magnifica e pregnante di queste sue approfondite, originalissime riflessioni estive sul testo balzachiano \u00e8 un ampio saggio, che si pu\u00f2 leggere nel numero 7 di &#8220;Bibliomanie&#8221;, rivista di ricerca umanistica e orientamento bibliografico fondata da Roversi e da me vent&#8217;anni or sono, la quale \u2013 <em>si parva licet componere magnis<\/em> \u2013 tenta con fiduciosa solerzia ancor oggi di seguire l&#8217;alto esempio lasciato da &#8220;Officina&#8221; e da &#8220;Rendiconti&#8221;. <br>\nConviene forse rammentare che a &#8220;Bibliomanie&#8221; Picchi \u2013 ch\u2019era fra l\u2019altro membro egregio del suo Comitato scientifico \u2013 ha generosamente offerto consigli e orientamenti preziosissimi, miranti in special modo a potenziare e raffinare quegli aspetti didattici che, come si notava dianzi, tanto gli stavano a cuore. E non mi sembra invero scorretto interpretare in tal senso la dedica che Arnaldo volle anteporre alla copia delle <em>Raccomandazioni all\u2019amico pi\u00f9 giovane<\/em> ch\u2019ebbe la squisitezza di donarmi: \u00abA Davide Monda, perch\u00e9 le amicizie diventino armi da battaglia. Ar 15.6.06\u00bb. <br>\n\nS&#8217;impongono due parole, a questo punto, sul rapporto che sussisteva tra Arnaldo e Roberto Roversi, con il quale ho dialogato in maniera regolare, operosa e spesso (per me, beninteso) illuminante quasi ventiquattro anni. \u00c8 noto a tutti gli allievi e a gran parte dei lettori pi\u00f9 fedeli che Picchi ha meticolosamente ripubblicato e superbamente commentato (per i tipi di P\u00e8ndragon) le pi\u00f9 celebri e apprezzate <em>pi\u00e8ces<\/em> teatrali roversiane: oltre all\u2019indimenticabile <em>Enzo<\/em> <em>re<\/em> gi\u00e0 menzionato, ricordiamo <em>La macchina da guerra pi\u00f9<\/em> <em>formidabile<\/em> (2002), <em>Unterdenlinden<\/em> (2002), <em>Il crack<\/em> (2004) e, infine, <em>La<\/em> <em>macchia d\u2019inchiostro<\/em> (2006), al cui protagonista \u2013 Paul-Louis Courier, un eccentrico e, per certi versi, sconcertante militare, ellenista e polemista vissuto fra Sette e Ottocento \u2013 Arnaldo era particolarmente legato. <br>\nPicchi mi ha confessato a pi\u00f9 riprese che in Roberto Roversi, in questo nobile decano della poesia italiana a un tempo inflessibile e liberalissimo, egli vedeva un maestro, anzi il maestro <em>par excellence<\/em>; ma mi ha rivelato altres\u00ec che, pur frequentandolo con assiduit\u00e0 fedele e affettuosa da quasi quarant\u2019anni, viveva non di rado con una certa qual ansia gli incontri con lui, e in particolare quelli in cui desiderava presentargli nuovi spunti, progetti possibili o lavori gi\u00e0 compiuti, ma a lui ancora ignoti: temeva costantemente, fra il resto, di deludere le aspettative \u2013 severe, esigenti, talvolta pressoch\u00e9 incontentabili \u2013 di quell\u2019impeccabile <em>homme de lettres<\/em> che peraltro, intuita ben presto e con lucidit\u00e0 superba la sua straordinaria <em>vis poietica<\/em>, tanto lealmente lo aveva sostenuto nel suo percorso di crescita culturale ed artistica, e che, nel 2006 pi\u00f9 che mai, nutriva piena fiducia in lui \u2013 <em>in primis<\/em> nella sua capacit\u00e0 di <em>creare<\/em> (o ricreare) personaggi, ambienti, temi e problemi in maniera sempre originale e coinvolgente.<br>\nMi pare indubitabile che Roversi e Picchi avessero parecchi punti in comune: dall\u2019amore assoluto, disinteressato, inestinguibile per il proprio &#8220;mestiere&#8221; all\u2019attenzione effettiva e premurosa per i giovani di cui decidevano di aver cura; dall\u2019attrazione, insieme infuocata e vigilatissima, per le storie cariche di simboli, riflessioni filosofiche ed <em>engagement<\/em> etico-civile alla concezione complessiva della letteratura e del teatro, che intendevano entrambi non solo come un\u2019incomparabile, efficacissima &#8220;educazione sentimentale&#8221;, ma anche come un\u2019eccellente forma di educazione civica, e persino come la miglior scuola possibile per il libero cittadino europeo, di oggi e di domani.<br>\nDesidero aggiungere infine, con buona pace di quanti non cessano di sottolineare, <em>variatis variandis<\/em>, gli aspetti pi\u00f9 duri, spigolosi e complessi del loro carattere, che a me entrambi sono apparsi, in ogni circostanza, autentici galantuomini, veri aristocratici della cultura e dello spirito. \nIn verit\u00e0, ho sempre veduto e vissuto questi due grandi uomini, disposti a donarsi anima e corpo alle cause in cui credevano, come personaggi dotati di rigore, finezza, delicatezza e (persino) di tenerezza sostanziali, qualit\u00e0 oggi rarissime e, talora, amaramente rimpiante, specie da chi \u2013 come me \u2013 si \u00e8 formato, per limitarmi all&#8217;ambiente bolognese, sotto l\u2019egida saggia, sapiente, progettuale di maestri del respiro, della raffinatezza e dell\u2019<em>humanitas<\/em> di Giuseppe Caputo, Nicola Matteucci, Liano Petroni, Corrado Rosso ed Ezio Raimondi.\n***<br><br>\n<b>II. Roberto Roversi <\/b>\n<br><br>\nCome posso in questo momento [l&#8217;ultima stesura risale ai primi mesi del 2007], scrivo alcune righe soltanto, con la testa e il cuore, mentre vorrei scriverne cento; per dire, subito, che avevo con Picchi un\u2019amicizia durata e risaldata con il passare aspro o talvolta tumultuoso della vita.\n\tAlludo a quel genere di amicizia che si riesce ad acquisire, a volte, fra uomini-soldati, quando la fiducia reciproca e un affetto di ferro aiutano molto nel corso dei combattimenti. L\u00e0 dove non si pu\u00f2 scherzare.<br>\nEcco (e parlo per me), Picchi non scherzava; anche se spesso sapeva, e riusciva, a sorridere; ma soprattutto era sereno e profondo, dentro all\u2019inquietudine di una mente che sempre, e sempre, era in moto.<br>\nIn questa occasione di ricordi buoni e di giusta celebrazione \u2013 non tradendo il modo in cui l\u2019ho inteso, verificato, sorpreso e fiduciosamente ammirato \u2013, voglio dire che lo vedevo (ascoltavo) entrare dentro a un testo, una pagina, un\u2019intera commedia o tragedia, come se entrasse a piedi scalzi in una galleria (dove transitano anche auto, cupe e veloci, strisciando nell\u2019aria) e scomparisse via via nel buio.<br>\n\tPoi, mi sembrava di vederlo uscire dall\u2019altra parte con una lancia in pugno, avendo perforato il buio del testo.<br>\n\tSforzo e sorpresa, attenzione acuita e indugi fin quasi al dolore. Occhio, orecchio, mente.\n\tIl chiarore appena raggiunto con quella fatica garantiva la possibilit\u00e0 di meglio intendere il testo, con pi\u00f9 fruttuosa sorpresa.<br>\n\tIl sentimento, anche.<br>\nAltri avranno chiarito, meglio e in dettaglio, gli specifici meriti e gli aspetti del lavoro di Picchi; io vorrei aggiungere questo, a mio modo, e cio\u00e8 che l\u2019ho visto mille volte scaricare con pazienza ordinata, dopo un diluvio, un\u2019arca di No\u00e8 in cui gli animali di ogni genere erano le parole; non avendo dimenticato niente nella stiva pi\u00f9 umida e tenebrosa; inesausto nel rapporto quasi viscerale con ogni testo affrontato; sempre impegnatissimo a carpire l\u2019ordinato o tumultuoso defluire delle parole, delle voci, ancora grondanti di pioggia.<br>\nA me Picchi manca, e molto; ma credo manchi, e molto, anche al teatro, alla scuola, alle idee che si muovono, e che lui era infaticabile nel coltivare affinch\u00e9 non si spegnessero.<br>\nAd apertura del suo <em>La iena di San Giorgio di Gualberto Niemen<\/em> leggo: \u00ab\u00e8 necessario scrivere un commento, un <em>midrash<\/em>, per ogni aggettivo sorprendente che compare in un testo\u00bb.\nQuesto era Picchi, il lavoro di Picchi.\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"L&#8217;ignorante \u00e8 non solo zavorra, ma pericolo della nave sociale. 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