{"id":11070,"date":"2023-12-11T11:34:05","date_gmt":"2023-12-11T10:34:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070"},"modified":"2025-06-21T08:57:41","modified_gmt":"2025-06-21T06:57:41","slug":"i-federzoni-tra-politica-e-cultura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070","title":{"rendered":"I Federzoni tra politica e cultura"},"content":{"rendered":"\n<b>Introduzione<\/b>\n<br>\nIl presente saggio si propone di indagare, ricostruire e analizzare la personalit\u00e0 e l&#8217;eredit\u00e0 di Giovanni e Luigi Federzoni, due figure di rilievo che hanno impresso un segno nel panorama culturale e politico italiano della prima met\u00e0 del XX secolo. <br>\nGiovanni Federzoni, bench\u00e9 meno noto al grande pubblico, emerge nel campo della cultura, grazie al suo contributo agli studi danteschi. Curatore di edizioni critiche e commentatore di opere di Dante Alighieri, quali la <em>Vita Nova<\/em> e la <em>Divina Commedia<\/em>, G. Federzoni si distinse anche come poeta e saggista.<br>\nSuo figlio Luigi si afferm\u00f2 come esponente di rilievo, prima, nel movimento nazionalista e, poi, in quello fascista. Cresciuto nello stimolante ambiente culturale bolognese di fine Ottocento, Luigi Federzoni sub\u00ec il fascino dell\u2019intellettuale Alfredo Oriani e si form\u00f2 sotto la guida di Giosu\u00e8 Carducci. La sua carriera letteraria, intrapresa con lo pseudonimo di Giulio De Frenzi, lo vide impegnato nella critica dell&#8217;arte contemporanea e nella composizione di opere narrative e teatrali. La sua carriera politica, iniziata con successo quando fu eletto deputato nel 1913, consolidata grazie a diversi incarichi nel regime fascista, ebbe una flessione a causa della sua fedelt\u00e0 alla monarchia e ostilit\u00e0 verso gli ambienti estremisti del PNF. Fu tra coloro che, durante la notte del 24 luglio 1943, quella del Gran Consiglio del Fascismo, sostenne l\u2019ordine del giorno Grandi.<br>\nIl saggio, partendo da una meticolosa indagine bibliografica e documentaria, si pone l\u2019obiettivo di ricostruire le vite di questi due uomini, mettendo in luce il loro apporto alla cultura e alla politica italiana.\n<br>\n<br>\n<b>Giovanni Federzoni<\/b>\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\n\n\u00abA Bologna, citt\u00e0 degli studi, Alma Mater Studiorum, il professor Federzoni era tipo cos\u00ec caratteristico, che senza di lui non si poteva rappresentare Bologna compiutamente\u00bb<span id='easy-footnote-1-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-1-11070' title=' A. Evangelisti, &lt;em&gt;G. F. allievo di Carducci&lt;\/em&gt; in Federzoni, &lt;em&gt;Raccoglimenti e ricordi&lt;\/em&gt;, Bologna 1935, cit. p.280.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nAnna Evangelisti\n<\/span><br><br>\nGiovanni Federzoni nacque a Borgo Panigale (Bologna) il 29 agosto 1849. Frequent\u00f2 il Liceo Galvani, dove si distinse per l&#8217;impegno nello studio, vincendo un concorso interno di composizione letteraria. Nel capoluogo felsineo stabil\u00ec un profondo rapporto di amicizia con il futuro scrittore Alfredo Oriani. Terminato il liceo, si iscrisse all&#8217;Universit\u00e0 di Bologna, inizialmente alla facolt\u00e0 di medicina. Un incontro decisivo cambi\u00f2 il corso della sua vita: una lezione di Giosu\u00e8 Carducci lo lasci\u00f2 talmente estasiato da indurlo a iscriversi alla Facolt\u00e0 di Lettere nel 1869. Divenuto discepolo del poeta toscano, prosegu\u00ec gli studi letterari sotto la sua guida, laureandosi nel 1873.<br>\nDopo la laurea, non coltivando ambizioni di carriera accademica, Giovanni Federzoni scelse di dedicarsi, con passione, alla produzione letteraria, abbracciando sia la poesia che la prosa. Cur\u00f2 per conto del Carducci alcune pregevoli opere letterarie, tra cui <em>Orazio italiano<\/em>, che prevedeva lo studio di tutti i traduttori delle odi d&#8217;Orazio, a partire dal Cinquecento. Da questa vasta raccolta, Federzoni selezion\u00f2 le versioni pi\u00f9 eccellenti per raccoglierle in un&#8217;edizione definitiva, un&#8217;impresa ardua e inedita, destinata poi alla pubblicazione da parte dell&#8217;editore Sansoni. Successivamente, cur\u00f2 la compilazione di un indice analitico allegato al <em>Canzoniere<\/em> del Petrarca, nell&#8217;edizione curata dal Carducci.<br>\nNel 1877 Giovanni Federzoni spos\u00f2 Elisa Giovannini, figlia di Carlino Giovannini, ex sindaco di San Lazzaro di Savena, e la coppia si trasfer\u00ec in una casa di via Riva di Reno, non lontano da Via Roma, l\u2019attuale via Marconi.<br>\nIn seguito, G. Federzoni ottenne la nomina a professore nel ginnasio comunale Guinizelli, scuola secondaria all&#8217;epoca considerata tra le pi\u00f9 prestigiose di Bologna, tanto che Carducci in Senato la defin\u00ec il primo ginnasio d&#8217;Italia. Vi insegn\u00f2 per vent&#8217;anni e ne divenne anche vicedirettore.<br> Interessanti, in questo senso, le parole scritte dalla studiosa Anna Evangelisti, allieva del professor Federzoni<span id='easy-footnote-2-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-2-11070' title='Ivi, p.281.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span>:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\n\nRicordo che in quinta, quando si studiava la storia della Rivoluzione francese, egli, dopo averci infiammato con le sue spiegazioni e le sue letture riguardo alla convocazione degli stati generali, ci diede da svolgere a casa questo tema: A Parigi la sera del 4 maggio 1789. <br>\nChe egli in quinta desse temi quasi sempre danteschi era naturale: la Divina Commedia era il libro di testo, e l\u2019Inferno ce lo fece imparare e ripetere a memoria tutto, meno il canto dei ladri, il XXV, che fu soltanto letto e spiegato da lui, perch\u00e9 a lui certe espressioni sulle labbra degli scolari non parevano convenienti\u2026 <br>\nI lavori di scuola li leggeva tutti e &#8216;li restituiva tutti discutendo le correzioni con inflessibile severit\u00e0 riguardo alle regole, e con piacevole indulgenza riguardo al resto. Se i termini gli parevano troppo disparati, aveva le sue uscite scherzose.\n\u2014 Queste due parole si meravigliano molto di trovarsi insieme \u2014 diceva; oppure: \u2014 Qui siamo proprio nel caso di quel tale che disse: \u00abQuesta stretta di mano \u00e8 il pi\u00f9 bel giorno della mia vita\u00bb.<br>\nAnche nell\u2019interrogare teneva spesso di quelle forme amene che sollevano dalla stanchezza e ricreano la scuola. Ad uno scolaro che non sapeva la struttura del decasillabo:<br>\n\u2014 Non importa \u2014 disse \u2014 la regola, mi dia un esempio, mi dica un verso decasillabo.<br>\n\u2014 Non lo so.<br>\n\u2014 Non lo sa! Ahi sventura, sventura, sventura! Questo \u00e8 un decasillabo d\u2019autore sommo, \u00e8 del Manzoni, e lei non lo dimenticher\u00e0 pi\u00f9.\n<\/span><br><br>\nDopo la cessione dell&#8217;Istituto Guinizelli allo Stato, G. Federzoni perse sia il posto che l&#8217;anzianit\u00e0 di servizio, passando da titolare a reggente. A quarantasette anni, partecip\u00f2 a un concorso per insegnanti dei licei, sfidando colleghi pi\u00f9 giovani e freschi di laurea e titoli. La carriera di Federzoni era stata fino a quel momento dedicata principalmente allo studio contemplativo e all&#8217;insegnamento, senza un&#8217;accentuata produzione di pubblicazioni scientifiche. Tuttavia, grazie all&#8217;impegno e alla dedizione profusi durante la carriera scolastica, risult\u00f2 tra i vincitori del concorso e fu destinato al Liceo Galvani.<br>\nIl latinista romagnolo Giuseppe Albini, riconoscendo le competenze e le qualit\u00e0 di Giovanni Federzoni, prese l&#8217;iniziativa di proporlo al ministro dell&#8217;Istruzione Pubblica, Giovanni Codronchi Argeli, per un incarico di prestigio: quello di preside e insegnante di Lettere italiane presso il Liceo Minghetti. <br>\nPrima che il provvedimento divenisse esecutivo, una crisi ministeriale port\u00f2 al pensionamento anticipato del ministro Codronchi. In seguito a questi cambiamenti, il direttore generale Giuseppe Chiarini decise di bloccare la nomina di Federzoni. Questa decisione turb\u00f2 l&#8217;animo del professore bolognese. Federzoni si vide costretto a tornare al Liceo Galvani, un ritorno che percep\u00ec come una concessione quasi benefica, piuttosto che un riconoscimento del suo valore. La delusione si acu\u00ec in seguito alla sconfitta nel concorso per la cattedra di Italiano al Liceo Minghetti, dove si classific\u00f2 in una posizione inferiore rispetto ad altri candidati che, a suo giudizio, erano meno qualificati di lui.\nIn una lettera datata luglio 1901, indirizzata al dantista fiorentino e suo amico G.L. Passerini, Federzoni espresse la sua tristezza e frustrazione e il senso di ingiustizia percepito: \u00abMi fu tolto l&#8217;ufficio della presidenza in una maniera molto sgarbata, e poi mi fu concesso, quasi per grazia, di rimanere reggente di classi superiori nel Ginnasio Galvani. Fu fatto un concorso alla cattedra di italiano nel nuovo Liceo Minghetti; io vi presi parte, ma fui classificato molto basso rispettivamente ad altri, che, a voler dir lo vero, valgono molto meno di me; e qui non c&#8217;\u00e8 bisogno di modestia, che la cosa \u00e8 troppo evidente. Io non ho mai capito nulla di tutto questo\u00bb<span id='easy-footnote-3-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-3-11070' title='G. L. Passerini, &lt;em&gt;Per la memoria di un dantologo artista&lt;\/em&gt;, in Federzoni, &lt;em&gt;Raccoglimenti e ricordi&lt;\/em&gt;, cit., p. 291.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span>. Secondo Passerini, le disavventure professionali di Federzoni potevano essere attribuite a pregiudizi di origine politica. Egli sugger\u00ec che il talento di Federzoni, la fierezza del suo carattere, e la nobilt\u00e0 della sua vita come scrittore e cittadino, fossero in aperto disaccordo con le figure dominanti nel mondo dell&#8217;istruzione pubblica dell&#8217;epoca. Passerini descrisse Federzoni come un anticonformista rispetto alle autorit\u00e0 da lui definite provocatoriamente come \u00abvenerabili mummie\u00bb, suggerendo che la negazione di adeguato riconoscimento e ricompensa fosse stata una conseguenza di questa discrepanza ideologica. Federzoni era descritto come un outsider, ostacolato dai gruppi di potere all&#8217;interno di istituzioni come la Minerva, dove democratici e massoni esercitavano un&#8217;influenza preponderante:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\nMa se appunto l\u2019essere un artista fu per l\u2019autore della Vita di Beatrice la capitale colpa agli occhi del critico, forse per questo suo costante amore del bello, per la fierezza del suo carattere, per la nobilt\u00e0\u2000della sua vita di scrittore e di cittadino, in aperto contrasto col modo di vita delle venerabili mummie che presiedevano allora alle cose della pubblica istruzione a Giovanni Federzoni manc\u00f2 sempre la considerazione e il giusto premio che eran dovuti, in larga e degna misura, alla sua bont\u00e0 e al suo valore. Fu anzi, pu\u00f2 dirsi, un perseguitato dai democratici e dai massoni che insinuatisi alla Minerva e altrove, come vermi dentro alle fosse, vi tennero incontrastato dominio<span id='easy-footnote-4-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-4-11070' title='Ibidem  '><sup>4<\/sup><\/a><\/span>.\n<\/span><br><br>\nContemporaneamente all&#8217;attivit\u00e0 didattica scolastica, G. Federzoni diede lezioni private su Dante, per le quali era particolarmente ricercato e remunerato. In seguito, a cinquantadue anni, ricevette un significativo riconoscimento professionale: fu promosso a professore titolare di liceo e nominato direttore di una Scuola Superiore Femminile, un&#8217;istituzione prestigiosa frequentata dalle giovani donne della migliore borghesia cittadina. Successivamente, su proposta di Giuseppe Albini, l&#8217;Universit\u00e0 di Bologna gli concesse la libera docenza per titoli in letteratura italiana, un ulteriore attestato del suo valore accademico e della sua competenza. In et\u00e0 avanzata si trasfer\u00ec a Roma, dove continu\u00f2 a insegnare letteratura italiana presso il liceo &#8220;Umberto I&#8221; e il Collegio militare. Tuttavia, a causa del gravoso impegno richiesto dal doppio incarico, fu costretto a ridurre il tempo dedicato alla scrittura, sua grande passione. Di conseguenza, con rammarico, decise di rinunciare anche all&#8217;insegnamento al Collegio Militare.<br>\nDal punto di vista politico e sociale, Federzoni era un liberale moderato e un sostenitore di un governo forte. Simpatizz\u00f2 per la figura di Francesco Crispi, ma non ader\u00ec mai attivamente a nessun partito politico. Fedele cattolico osservante, negli ultimi anni della sua vita si avvicin\u00f2 al fascismo. Federzoni mor\u00ec nella capitale il 14 giugno 1923, lasciando un&#8217;eredit\u00e0 di contributi significativi nel campo della letteratura e dell&#8217;istruzione.\n<br>\n<br>\n<b>Le opere<\/b>\n<br>\n\nDurante la sua carriera, Giovanni Federzoni abbin\u00f2 la sua profonda dedizione all&#8217;insegnamento, visto come una missione al servizio della cultura italiana, con una fervida attivit\u00e0 editoriale. Pubblic\u00f2 un volume di <em>Letture Italiane Moderne<\/em>, da lui selezionate, destinato alle scuole secondarie e alle famiglie. Oltre a ci\u00f2, si dedic\u00f2 alla stesura di varie compilazioni scolastiche, testimoniando il suo impegno nel campo educativo. Federzoni si distinse anche nel panorama letterario, in particolare per i suoi contributi alla poesia e agli studi danteschi. Tra le sue opere pi\u00f9 notevoli spiccano <em>Il paradiso perduto ed altri scritti<\/em> (1895), <em>Diporti danteschi<\/em> (1899), <em>Amore serotino. Negli anni gravi. Sonetti<\/em> (1904) e <em>L&#8217;angelo nocchiero<\/em> (1912). Inoltre, produsse un <em>Commento per le scuole e per gli studiosi di Giovanni Federzoni, con note e giudizi inediti di Giosue Carducci<\/em>\n(1918) e, nel 1923, un <em>Commento alla Divina Commedia<\/em>. Quest\u2019opera fu dedicata a suo figlio Luigi con una lettera affettuosa<span id='easy-footnote-5-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-5-11070' title='Giovanni Federzoni, &lt;em&gt;La Divina Commedia di Dante Alighieri commentata per le scuole e per gli studiosi da Giovanni Federzoni&lt;\/em&gt;, Cappelli Editore, Bologna 1919, cit., pp.2 &amp;#8211; 4.\n'><sup>5<\/sup><\/a><\/span>: \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\nAl dott. Luigi Federzoni<br>\nCaro Gigi,<br>\nDurante la maggior parte della mia vita ho studiato l\u2019opera di Dante e l\u2019anima di lui, anima cattolica, anima italiana; ed ho cercato di far intendere a molti il senso letterale e l\u2019intimo spirito del poema sacro. Questo ho voluto far conoscere anche a te mio figliuolo, e ad altri quasi figliuoli, ai miei discepoli, esortando sempre te e loro, secondo gli ammaestramenti del poeta, a giustizia, a fortezza e a costanza romana, a italianit\u00e0 pura. <br>\nL\u2019opera mia \u00e8 ora compiuta; bench\u00e9 nessuno (io credo) senza insania pu\u00f2 osare di proferire cos\u00ec grande parola, pu\u00f2 cio\u00e8 gloriarsi d\u2019avere compiuta una tale opera; la quale, per essere perfetta, deve di necessit\u00e0 oltrepassare il limite dell\u2019ingegno e del sapere comune. <br>\nMa, qualunque essa sia, ora intendo che sia a te dedicata; anzi voglio che sia a te legata, come per testamento; a te, perch\u00e9 sei il legittimo possessore delle cose mie, e sopra tutto perch\u00e9, mosso e spinto dall\u2019idea della gloria e della grandezza d\u2019Italia hai combattuto fortemente, e con tutte le armi.<br>\nViva sempre nei cuori italiani l\u2019anima di Dante!; e viva sempre gloriosa e grande l\u2019Italia!\nRoma, 19 giugno 1919.<br>\nIl tuo babbo.\n<\/span><br><br>\n<b>L\u2019impegno per le colonie estive e la \u00abStrenna\u00bb<\/b>\n<br>\nA partire dal 1898, G. Federzoni mantenne uno stretto rapporto con la scuola primaria in qualit\u00e0 di patrocinatore delle colonie scolastiche estive bolognesi. Egli trascorreva ogni anno le vacanze a Castiglione de&#8217; Pepoli, nell\u2019Appennino bolognese, dove trovava \u00abil riposo, il ricreamento dell&#8217;animo, l&#8217;ombra dei boschi, la dolcezza serena di giornate senza molesti pensieri, senza chiassi, in bella e buona compagnia\u00bb<span id='easy-footnote-6-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-6-11070' title='G. Federzoni, &lt;em&gt;Raccoglimenti e ricordi&lt;\/em&gt;, cit., p.85.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span>. Castiglione dal 1889 era sede delle colonie estive che ospitavano 98 bambini divisi su due turni. Durante questo periodo, Federzoni, non solo offriva assistenza e consigli agli educatori, ma si impegnava attivamente nella formazione dei bambini, stabilendo con loro un legame profondo e personale. Inoltre, per assicurare maggiori risorse finanziarie alle colonie, G. Federzoni ide\u00f2 e cur\u00f2 la pubblicazione della <em>Strenna delle Colonie Bolognesi<\/em>.<br>\nQuesta raccolta annuale, arricchita dai contributi originali di illustri scrittori suoi amici, come Giosu\u00e8 Carducci, Giovanni Pascoli, Antonio Fogazzaro e Olindo Guerrini, si distingueva per la sua qualit\u00e0 e prestigio, attirando cos\u00ec maggiori fondi per l&#8217;istituto delle Colonie Bolognesi. <br>\nLa prima Strenna si apriva con queste commoventi parole di Federzoni: <br>\n\u00abUn giorno, quando delle strenne per le Colonie ne saran venute molte alla luce, e belle per gentilezza di dettato saranno incitamenti nobili a larghezza d\u2019 offerte, spero che i bambini di quel tempo avvenire mi avranno un po\u2019 di gratitudine, pensando che sono stato io il primo autore delle loro Strenne<span id='easy-footnote-7-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-7-11070' title='Ivi, cit., p. 398.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span>\u00bb.<br>\nIl primo contributo di Federzoni alla Strenna fu <em>Date pauperibus<\/em>, traduzione in italiano di una poesia scritta da Elise de Pressense per le <em>Colonies de vacances<\/em> parigine. Quest&#8217;opera fu stampata in un&#8217;edizione elegante e venduta privatamente. Furono prodotte cinquanta copie dall&#8217;editore Cesare Zanichelli, e il ricavato di 300 lire fu generosamente donato da Federzoni all&#8217;istituto. Successivamente, Federzoni espresse la sua gioia per il risultato ottenuto<span id='easy-footnote-8-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-8-11070' title='Alberto dall\u2019olio, &lt;em&gt;L\u2019opera di Giovanni Federzoni per le colonie scolastiche&lt;\/em&gt;, in G. Federzoni, &lt;em&gt;Raccoglimenti e ricordi&lt;\/em&gt; cit., p. 270.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span>: \u00abNon so dire con vere parole che gioia fosse la mia quando seppi che con quel denaro ch\u2019era stato frutto del mio piccolo lavoro ben quattro o cinque fanciulli poveri e graciletti avrebbero potuto godere del beneficio delle Colonie!\u00bb. Questa iniziativa non fu un evento isolato per Federzoni, ma divenne una passione che lo port\u00f2 a trasformare la sua collaborazione in una strenna annuale a beneficio delle Colonie. Grazie alla generosit\u00e0 della casa editrice Zanichelli, che copriva le spese di stampa, le vendite delle strenne permettevano di garantire dai venticinque ai trenta posti per i bambini ogni anno. Nel 1899 Federzoni scrisse anche l&#8217;Inno delle colonie, che veniva cantato in coro dai bambini e che continu\u00f2 ad essere ricordato anche dopo la sua morte.<br>\nI principali contributi artistici di G. Federzoni alla strenna furono un <em>Commento alla Chiesa di Polenta<\/em> nel 1899, una <em>Raccolta di Pie preci italiane<\/em> <em>in rima scritte nei quattro primi secoli<\/em> nel 1902, <em>La commemorazione di Giosu\u00e8 Carducci<\/em> nel 1909, <em>La commemorazione di Giuseppe Garibaldi <\/em>nel 1918, <em>La commemorazione di <\/em>Giuseppe Bignami nel 1919 e, nel 1921, <em>La Vita di Dante narrata ai bambini<\/em>, che Federzoni, uno dei maggiori dantisti italiani, scrisse in occasione dal sesto centenario di Dante per far conoscere e apprezzare ai bambini la vita e la grandezza del sommo poeta. Il Comune di Bologna acquist\u00f2 alcune migliaia di copie che distribu\u00ec agli alunni delle scuole, permettendo alle Colonie di ottenere la riguardabile cifra di quattromila lire. Inoltre, Federzoni scrisse le prefazioni annuali per la Strenna, dove invocava la generosit\u00e0 dei lettori per supportare le Colonie.\n<br>\n<br>\n<b>Le Scuole Federzoni<\/b>\n<br>\nIn onore di Giovanni Federzoni e del suo contributo all&#8217;educazione e alla cultura, la Giunta Municipale del Comune di Bologna, sotto la presidenza del Sindaco Umberto Puppini, decise di dedicare nel 1925 un istituto scolastico cittadino al suo nome. La scelta ricadde sulla scuola dell&#8217;Arcoveggio, una struttura che ospitava oltre mille ragazzi della zona della Bolognina. Questa istituzione, ancora oggi attiva e funzionante, rappresenta un duraturo omaggio alla memoria e all&#8217;eredit\u00e0 di Federzoni. Il 10 aprile 1927, nella sala principale dell&#8217;istituto, fu inaugurato un busto in suo onore, un&#8217;opera artistica realizzata dallo scultore Attilio Selva. Questo busto in bronzo \u00e8 sorretto da una stele di marmo con un&#8217;iscrizione che recita: <br>\n\u00abA Giovanni Federzoni \u2013 per cinquant&#8217;anni Maestro insigne d&#8217;Italianit\u00e0 \u2013 Nato in Bologna nel MDCCCXLIX \u2013 Morto in Roma nel MCMXXIII \u2013 i discepoli memori \u2013 P. P. &#8211; MCMXXVII\u00bb. Questa dedica testimonia il profondo rispetto e la gratitudine dei suoi allievi e colleghi.\nTra gli allievi di Federzoni si distinse anche Mario Missiroli, che avrebbe poi ricoperto il ruolo di direttore del quotidiano <em>Il Resto del Carlino<\/em>.\n<br>\n<br>\n<b>Luigi Federzoni <\/b>\n<br>\nLuigi Federzoni nacque a Bologna il 27 settembre 1878, figlio di Elisa Giovannini e Giovanni Federzoni. Luigi crebbe in un contesto che univa l&#8217;eredit\u00e0 culturale del padre con le radici imprenditoriali della famiglia. Il bisnonno Luigi aveva fondato una fortunata industria di concia di pellami in via della Grada a Bologna, sfruttando l&#8217;acqua del Canale di Reno per il lavaggio delle pelli. Successivamente, il nonno Giuseppe, riconoscendo la necessit\u00e0 di espandere l&#8217;attivit\u00e0, trasfer\u00ec l&#8217;impresa in un&#8217;officina pi\u00f9 adeguata, acquistando un gruppo di case in via Ripa di Reno, dove Luigi Federzoni nacque e crebbe. Nelle sue memorie private, scritte nell&#8217;ottobre 1943, Luigi Federzoni dipinse un quadro vivido della casa di famiglia. Egli descrisse una struttura singolare, caratterizzata da un&#8217;atmosfera intensa e industriosa, segnata dal lavoro quotidiano della conceria:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\nLa casa in via Ripa di Reno era di una stranezza non mai vista. La prospettiva della larga strada in curva, tagliata in mezzo dal canale, era molto scenografica e luminosa. Un decoroso atrio, a cui si accedeva da un bel portone [\u2026], lasciava intravedere da una vetrata un ampio salone della conceria, dove sui banchi inclinati di marmo numerosi scuoiatori lavoravano con una sorta di scimitarra a due impugnature. Chiunque passasse dall&#8217;atrio per salire da noi era salutato subito dal duplice odore, che impregnava tutta la casa e che mi \u00e8 rimasto nelle narici e forse negli abiti per tanti anni, del cuoio e del tannino necessario per conciarlo\u2026Non saprei descrivervi quali fossero l\u00e0 il traffico, il chiasso e l&#8217;esalazione dei profumi, sopra tutto nelle ore del mattino, quando i carri delle pelli andavano e venivano. Godevamo poi, giorno e notte, di una specie di vaga melopea, un accordo indefinito di tre note in sordina, che mi \u00e8 pure restato nell&#8217;orecchio per non so quanto tempo: era il rumore del mulino, mosso dalla presa d&#8217;acqua del canale, per la macinazione della &#8220;vallonea&#8221;, qualit\u00e0 di grossa ghianda, importata &#8211; credo &#8211; da Vallona, e contenente il tannino che serviva per la concia<span id='easy-footnote-9-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-9-11070' title='L. Federzoni&lt;em&gt;, Memorie inutili della famiglia Federzoni (per uso interno)&lt;\/em&gt;, datt., pp. 93, cit., p. 10. Desidero ringraziare il nipote di Luigi Federzoni, Professor Federigo Argentieri, per avermi permesso di consultare questo prezioso e inedito volume di memorie.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span>. \n<\/span><br><br>\nLuigi Federzoni trascorse la sua infanzia in un ambiente liberale e cattolico. Nonostante frequentasse la parrocchia dei Santi Filippo e Giacomo e andasse a messa nella basilica di San Petronio, la fede religiosa non fu inizialmente una componente dominante della sua personalit\u00e0. Federzoni stesso ammise che \u00abla fede cristiana non mise in me radici profonde, e perci\u00f2 si inarid\u00ec presto. Rigermogli\u00f2, per un&#8217;invocazione spontanea al conforto e alla speranza, dopo la straziante morte di mia Sorella; ma era ancor gracile e oscillante. Risorse veramente in seguito allo schianto di un&#8217;altra terribile sventura, quella che ci tolse Raffaella\u00bb<span id='easy-footnote-10-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-10-11070' title='Ivi, cit., p. 32.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nCresciuto come figlio unico, Federzoni visse un&#8217;infanzia serena, ma segnata dalla solitudine. Trov\u00f2 rifugio nella ricca biblioteca paterna, sviluppando un profondo amore per la lettura. Le sue vacanze estive erano spesso divise tra soggiorni al mare, a Rimini o Pesaro, e periodi in campagna al Farneto in val di Zena, presso la propriet\u00e0 \u00abOsteriola\u00bb del nonno Agostino. La descrizione dei luoghi d&#8217;infanzia, tratteggiata nelle sue memorie inedite, evoca un paesaggio quasi eremitico, dove il silenzio e la solitudine amplificano la poesia del luogo. La distanza da Bologna e San Lazzaro, bench\u00e9 misurabile in pochi chilometri, si traduceva in una rimarchevole distanza emotiva, regalando a Federzoni un&#8217;insulare percezione del mondo, arricchita da un&#8217;intensa connessione spirituale con questi angoli di quiete rurale<span id='easy-footnote-11-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-11-11070' title='Ivi, cit., p. 36.'><sup>11<\/sup><\/a><\/span>:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\nAlla poesia del luogo contribuivano il silenzio e la solitudine. A valle la chiesetta de Farneto, con i pochi casolari dell&#8217;abitato, era distante e invisibile da quel punto isolato. La strada comunale, che si stringeva sotto lo strapiombo delle rupi, sull&#8217;altra sponda della Zena, finiva poco pi\u00f9 a monte. Perci\u00f2 vi passava appena qualche raro carrettiere, schioccando la frusta per farsi compagnia. Si era a undici chilometri da Bologna, a sei da San Lazzaro sulla via Emilia, e pareva di essere fuori dal mondo.\n<\/span><br><br>\nIl primo incontro diretto di Luigi Federzoni con la politica avvenne durante la campagna elettorale per la XVI legislatura del Regno d&#8217;Italia, nel maggio del 1886. In quell\u2019occasione, il collegio elettorale di Bologna, tradizionalmente una roccaforte dei \u00abmoderati\u00bb, divenne oggetto di contesa politica. Il partito radicale, cercando di conquistare questa posizione strategica, nomin\u00f2 come suo candidato Augusto Murri, un medico di grande fama, nonch\u00e9 filosofo, umanista, scrittore e oratore di talento. <br>\nDi fronte a questa sfida, i moderati del partito liberale, temendo una sconfitta, si rivolsero a Giuseppe Ruggi, un chirurgo primario dell&#8217;Ospedale Maggiore, particolarmente apprezzato in citt\u00e0 per aver curato migliaia di persone. Ruggi, bench\u00e9 esitante, accett\u00f2 la candidatura e chiese aiuto al suo amico Giovanni Federzoni. <br>\nIl medico bolognese, oltre a non brillare nell\u2019arte oratoria, aveva una fobia per i discorsi pubblici e il pensiero di dover affrontare una difficile campagna elettorale lo terrorizzava. Ma Giovanni Federzoni lo convinse a tenere un solo discorso, purch\u00e9 convincente, in un locale chiuso, a Bologna. Per supportare questa campagna, Giovanni Federzoni coinvolse anche suo figlio Luigi, affidandogli il compito di copiare un lungo elenco di nomi e indirizzi. Luigi, insieme a sua madre, complet\u00f2 questo lavoro con professionalit\u00e0 e diligenza. In segno di gratitudine, suo padre lo invit\u00f2 a Bologna per assistere al discorso di Ruggi. Alla fine, Ruggi fu eletto trionfalmente alla Camera dei deputati.\nLuigi Federzoni riflett\u00e9 in seguito su questo episodio con un misto di gratitudine e ironia, riconoscendo il ruolo di Ruggi nel suo iniziale coinvolgimento nelle lotte politiche, un \u00abjattura\u00bb che segn\u00f2 l&#8217;inizio del suo percorso nella vita politica italiana:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\nL&#8217;unico ragazzetto presente ero io, ci\u00f2 mi insuperb\u00ec ancora oltre misura [&#8230;] Confesso che l&#8217;audizione non fu un gran divertimento per me: le cose di cui Rugg\u00ec trattava mi interessavano pochissimo, e presto il fervore e la curiosit\u00e0 si tramutarono in sonnolenza, ma i frequenti battimano mi tennero desto, anche perch\u00e9 mi sentivo in obbligo di associarmi ogni volta ad essi rumorosamente. Alla fine, balzai anch&#8217;io in piedi ad acclamare, unendomi alle grida di &#8220;Evviva il nostro deputato!&#8221; Tutti lodavano il magnifico discorso. Il Babbo era raggiante.<br>\nNella domenica seguente Ruggi and\u00f2 trionfante alla Camera.<br>\nDebbo dunque alla cara memoria di Beppe Ruggi gratitudine perenne per quei benefici del suo affetto e della sua maestria; non so se gliene debba per essere stato da lui casualmente iniziato alle lotte politiche. Proprio: a cagion sua mi capit\u00f2 quella jattura<span id='easy-footnote-12-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-12-11070' title='Ivi, cit., pp. 46 &amp;#8211; 47.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span>.\n<\/span><br><br>\nGrazie alla votazione conseguita negli esami di licenza liceale, Federzoni vinse una borsa di studio offerta dal \u00abCollegio Comelli\u00bb, antica e prestigiosa istituzione bolognese. Un sostegno che si render\u00e0 particolarmente utile: nel 1894 la conceria and\u00f2 incontro ad un dissesto economico che distrusse il patrimonio della famiglia Federzoni. L\u2019azienda, non avendo riserve e dovendo perci\u00f2 contare sul credito, non sopravvisse alla crisi finanziaria che imperversava in quel momento. Il bilancio presentava un deficit di circa duecentomila lire, somma notevole per quell&#8217;epoca. <br>\nAlla crisi dell\u2019azienda di famiglia si somm\u00f2 l\u2019improvviso problema dell\u2019abitazione di famiglia:\nil piano regolatore di Bologna impose il vincolo di esproprio sui fabbricati in via Ripa di Reno in vista della progettata apertura di una larga strada moderna, che diventer\u00e0, quarant&#8217;anni dopo, via Roma e dopo il 1949 via Guglielmo Marconi. Grazie a questo vincolo, i fabbricati potevano essere acquistati dal Comune ad un prezzo risultante dalla media dei proventi degli ultimi anni. Tuttavia, a causa della crisi economica, il valore delle case e della conceria si era deprezzato e la famiglia Federzoni fu costretta a stipulare un&#8217;ipoteca, che fin\u00ec con l\u2019assorbire il prezzo minimo attribuito alle case.<br>\nPer far fronte alla situazione, l&#8217;officina di concia fu data in affitto ad una ditta marchigiana, che nomin\u00f2 lo zio di Luigi, Emilio Federzoni, come dirigente. <br>\nAmmiratore, come il padre, di Giosu\u00e8 Carducci (lo definir\u00e0 \u00abil primo, dopo il Risorgimento, ad esortare gli Italiani a liberarsi dai vizi e dalle miserie derivanti da tanti secoli di servaggio\u00bb<span id='easy-footnote-13-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-13-11070' title=' Luigi Federzoni&lt;em&gt;, Bologna carducciana&lt;\/em&gt;, Cappelli, Bologna 1961, cit., p. 59.'><sup>13<\/sup><\/a><\/span>), Luigi Federzoni si laure\u00f2 nel 1900 in lettere presso l\u2019Universit\u00e0 di Bologna sotto la guida dello stesso Carducci con una tesi sul commediografo banchiere, Giovanni Giraud.<br>\nInfluenzato, fin dalla giovinezza, da Alfredo Oriani, compagno di scuola e amico personale del padre, Federzoni divenne uno dei suoi \u00abscolari da caff\u00e8<span id='easy-footnote-14-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-14-11070' title='Albertina Vittoria&lt;em&gt;, Dal carduccianesimo all\u2019Accademia d\u2019ltalia: Federzoni e la cultura italiana&lt;\/em&gt;, in &lt;em&gt;Federzoni e la storia della destra italiana nella prima meta\u0300 del Novecento&lt;\/em&gt;, a cura di b. Coccia, U. Gentiloni Silveri, Bologna, Il Mulino, 2001 p. 120.'><sup>14<\/sup><\/a><\/span>\u00bb: con lo scrittore romagnolo, infatti, i giovani amavano trascorrere lunghe serate al Caff\u00e8 San Pietro al pianterreno di Palazzo Ottani Gardi in via Indipendenza, ascoltando \u00abi suoi vertiginosi commenti ai fatti del giorno, con incursioni sorprendenti nei territori dell\u2019arte, della storia, della filosofia\u00bb<span id='easy-footnote-15-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-15-11070' title='Ivi, cit., p. 179.'><sup>15<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nL&#8217;influenza combinata di queste figure intellettuali contribu\u00ec significativamente a plasmare la visione politica e culturale di Federzoni, guidandolo nel suo percorso verso il ruolo di politico nazionalista.<br>\nDal 1897 Federzoni inizi\u00f2 a scrivere su giornali goliardici e umoristici bolognesi come \u00abIl Tesoro\u00bb, \u00abBologna che dorme\u00bb e \u00abL\u2019Italia ride\u00bb.<br>\nQuesta esperienza, pur essendo di natura leggera, si rivel\u00f2 formativa, aiutando Federzoni a liberarsi da uno stile di scrittura \u00abinamidato e faticoso\u00bb, contribuendo allo sviluppo della sua capacit\u00e0 espressiva: \u00abQuella mia collaborazione a base di innocue prese in giro e di assideranti freddure &#8211; scriver\u00e0 nelle sue memorie inedite &#8211; era stata una cosa assai frivola, ma mi aveva giovato, sciogliendomi la mano coll&#8217;obbligarmi ad abbandonare lo stile inamidato e faticoso entro il quale erano morti stecchiti i miei esordi letterari\u00bb<span id='easy-footnote-16-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-16-11070' title='&lt;em&gt;Memorie inutili&lt;\/em&gt;, cit., p.73.'><sup>16<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nNonostante le origini carducciane, Federzoni, in questo periodo, si orient\u00f2 verso uno stile pi\u00f9 vicino a quello dannunziano. Temendo di deludere il padre e il maestro Carducci, scelse di scrivere i suoi articoli sotto lo pseudonimo anagrammatico di \u00abGiulio De Frenzi\u00bb. Con questo nome firm\u00f2 anche alcuni romanzi: <em>Il corruttore<\/em>, <em>Il lucignolo dell\u2019ideale<\/em> (opera dedicata a Oriani), <em>L\u2019allegra verit\u00e0<\/em>, <em>I candidati all\u2019immortalit\u00e0,<\/em> nonch\u00e9 alcune commedie teatrali come <em>L\u2019ultima istitutrice<\/em>, <em>La morale di Casanova<\/em> e <em>Saturnali<\/em>. Federzoni si dedic\u00f2 anche alla critica letteraria, curando nel 1909 una rubrica intitolata <em>I libri inutili<\/em> sulla <em>Rivista di Roma<\/em>. In questa rubrica, analizzava e commentava le opere degli autori pi\u00f9 popolari del momento, tra cui Ojetti, Beltramelli, Cicognani, Zuccoli, Benelli, Brocchi e D\u2019Ambra, partecipando attivamente al dibattito culturale e letterario del suo tempo.<br>\nDopo aver conseguito la laurea, Luigi Federzoni si trasfer\u00ec a Roma per specializzarsi in Storia dell&#8217;Arte alla Sapienza con il professor Adolfo Venturi. Roma rappresentava per Federzoni non solo un centro di eccellenza accademica, ma anche un luogo ricco di nuove sfide e opportunit\u00e0.\nFederzoni descrisse la sua scelta di trasferirsi a Roma come una ricerca di orizzonti pi\u00f9 ampi e un tentativo di superare le limitazioni del \u00abmondo\u00bb bolognese, che sentiva stretto e soffocante: \n\u00abA Roma avrei potuto trovare un&#8217;altra strada, e quella della storia dell&#8217;arte mi pareva convenirmi. Inoltre, nella ristretta cerchia del minimo &#8220;mondo&#8221; bolognese mi sembrava di soffocare: ambivo di sprovincializzarmi, e non comprendevo che appunto ci\u00f2 era il colmo del mio provincialismo\u00bb<span id='easy-footnote-17-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-17-11070' title='Ivi, cit., p. 72.'><sup>17<\/sup><\/a><\/span>. \nTuttavia, le sue aspettative accademiche furono presto deluse. Si aspettava di studiare i capolavori di artisti come Botticelli, Raffaello, Michelangelo, Caravaggio e Tiepolo ma il professor Venturi si occupava prevalentemente di arte medievale e bizantina, trascurando i grandi maestri del rinascimento. <br>\nDi fronte a questa delusione e divergendo dalla richiesta paterna, Federzoni decise di dedicarsi pienamente al giornalismo. Inizi\u00f2 a collaborare con il giornale satirico <em>Capitan Fracassa,<\/em> dove pot\u00e9 esprimere la sua vena polemica e ironica.<br>\nAlla fine del 1901 Federzoni divenne redattore stabile per <em>Il Travaso<\/em>, un giornale politico satirico. Successivamente collabor\u00f2 con <em>Il Resto del Carlino<\/em> e nel 1903 fu assunto come articolista dal <em>Giornale d&#8217;Italia<\/em>, quotidiano romano di tendenza conservatrice. Nel 1904 torn\u00f2 a Bologna, per occuparsi della sezione artistica e letteraria del <em>Carlino<\/em>, ma vi rest\u00f2 solo pochi mesi. Giunto primo fra i concorrenti alla Biennale di Venezia, vinse un premio internazionale della critica d&#8217;arte. <br>\nAll&#8217;inizio del 1905, Luigi Federzoni fece ritorno al <em>Resto del Carlino<\/em>, assumendo la prestigiosa posizione di redattore-capo. A soli 26 anni, il raggiungimento di un ruolo cos\u00ec influente, in uno dei principali quotidiani italiani dell&#8217;epoca, era un&#8217;impresa notevole. <em>Il Resto del Carlino<\/em>, storico giornale bolognese, godeva all&#8217;epoca di una vasta diffusione a livello nazionale, rendendo la posizione di Federzoni ancora pi\u00f9 rilevante nel panorama dell&#8217;informazione italiana. Tuttavia, nonostante la prestigiosa nomina e l&#8217;importanza del giornale, la permanenza di Federzoni in questa posizione fu breve, solo sei mesi.<br>\nNelle sue memorie inedite, Federzoni attribu\u00ec questa decisione alla sua avversione per la massoneria, un tratto distintivo del suo carattere che avrebbe influenzato il suo percorso negli anni a venire: \u00abA Bologna non mi ci potevo vedere [&#8230;] Particolarmente mi spiaceva l&#8217;ambiente del giornale: ero l&#8217;unico, l\u00e0 dentro, forse con gli uscieri, che non fosse iscritto alla loggia massonica\u00bb<span id='easy-footnote-18-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-18-11070' title=' Ivi, cit., p. 79.'><sup>18<\/sup><\/a><\/span>.\nFederzoni decise quindi di ritornare a Roma, collaborando con <em>Il Giornale d&#8217;Italia<\/em>.\nNel contesto del dibattito politico italiano di inizio XX secolo, la figura di Federzoni emerse per le sue acute osservazioni critiche nei confronti delle relazioni italo-austriache. Il suo lavoro giornalistico si concretizz\u00f2 in due importanti indagini: la prima, nel 1909, focalizzata sull&#8217;identit\u00e0 italiana del lago di Garda e la seconda, nel 1910, sulla questione della Dalmazia. \n<br>\n<br>\n<b>Il nazionalismo e la lotta alla Massoneria<\/b>\n<br>\nLa passione per la politica si manifest\u00f2 in Federzoni in modo particolarmente evidente quando divenne uno dei principali organizzatori del primo congresso nazionalista tenutosi a Firenze nel dicembre del 1910. Al termine del convegno, Federzoni fu nominato membro del Consiglio centrale e della giunta esecutiva dell\u2019Associazione Nazionale Italiana (ANI). <br>\nNel marzo 1911 fond\u00f2 il settimanale <em>L\u2019Idea nazionale<\/em> insieme ai nazionalisti Enrico Corradini, Roberto Forges Davanzati, Francesco Coppola e Maurizio Maraviglia. \nIn aggiunta al lavoro giornalistico, Federzoni divenne anche uno dei dirigenti dell&#8217;Associazione monarchica <em>Re e Patria<\/em>.<br>\nFederzoni si avvicin\u00f2 anche ai circoli cattolici, con i quali condivideva la comune avversione per la massoneria. Fu infatti promotore di una violenta campagna contro la massoneria, che inizi\u00f2 sulle pagine de <em>L&#8217;Idea Nazionale<\/em> il 17 aprile 1913<span id='easy-footnote-19-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-19-11070' title='G. De Frenzi, &lt;em&gt;La massoneria nell\u2019esercito&lt;\/em&gt;, in \u00abL\u2019Idea Nazionale\u00bb, 17 aprile 1913.'><sup>19<\/sup><\/a><\/span>. Il leader nazionalista riteneva che la massoneria fosse una minaccia per la Nazione, in particolare per la coesione e la lealt\u00e0 delle forze armate italiane, dove si stimava fossero presenti circa 4.000 massoni. Federzoni temeva che la gerarchia interna alle logge massoniche potesse interferire con la catena di comando militare, creando situazioni in cui un subalterno potesse avere un grado pari o superiore a quello di un ufficiale all&#8217;interno della struttura massonica. Federzoni evidenzi\u00f2 anche il contrasto tra i valori nazionali e quelli massonici, che erano di natura universalista e cosmopolita. <br>\nTra aprile e giugno 1913, Federzoni pubblic\u00f2 sette articoli su <em>L&#8217;Idea Nazionale<\/em>, in cui denunciava l&#8217;influenza della massoneria all&#8217;interno delle forze armate italiane e la sua incompatibilit\u00e0 con i valori nazionali. La sua campagna ebbe un riscontro significativo quando il generale Gustavo Fara, eroe dell&#8217;impresa libica e membro della loggia massonica \u00abFigli di Garibaldi\u00bb del Grande Oriente d&#8217;Italia, present\u00f2 le sue dimissioni dalla massoneria. <br>\nFederzoni ribad\u00ec l&#8217;importanza di queste dimissioni, affermando che l&#8217;esercito doveva essere al di sopra delle divisioni politiche e religiose, essendo un&#8217;istituzione puramente nazionale. Egli afferm\u00f2 che tra gli ufficiali non avrebbero dovuto esistere differenze di sentimento o diffidenze di pensiero, enfatizzando l&#8217;importanza dell&#8217;unit\u00e0 e della coesione all&#8217;interno delle forze armate: <br>\n\u00abLa notizia delle dimissioni del generale Fara da membro della Massoneria ha forse per la prima volta richiamato l\u2019attenzione pubblica italiana sull\u2019importantissima questione dell\u2019appartenenza notoria di molti nostri ufficiali di terra e di mare a quella associazione. L\u2019Esercito non deve essere n\u00e9 clericale n\u00e9 anticlericale, dev\u2019essere nazionale. Fra gli ufficiali che hanno l\u2019onore di vestirne la divisa, non devono esistere differenze di sentimento e diffidenze di pensiero\u00bb<span id='easy-footnote-20-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-20-11070' title=' L. Federzoni, &lt;em&gt;Paradossi di ieri&lt;\/em&gt;, Milano, Mondadori, 1926.'><sup>20<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nSostenitore della guerra di Libia, durante la quale fu corrispondente a Tripoli e a Rodi, in occasione delle elezioni del 1913, Federzoni sent\u00ec che era giunto il momento di scendere attivamente in politica e present\u00f2 la propria candidatura per il primo collegio di Roma. Grazie al decisivo appoggio dell\u2019elettorato cattolico (con il quale condivideva l\u2019ostilit\u00e0 verso i massoni, gli anticlericali, i democratici e i socialisti), Federzoni vinse contro Scipione Borghese, rappresentante del liberalismo e sostenuto dal <em>Giornale d&#8217;Italia<\/em>. <br>\nConvinto interventista, Federzoni si offr\u00ec volontario nella Grande Guerra, prestando servizio prima come sottotenente di artiglieria e successivamente come tenente nell&#8217;unit\u00e0 bombardieri. La sua condotta in battaglia gli valse una medaglia d&#8217;argento per il valore dimostrato sul fronte del Carso e due croci al valore militare per la campagna sul Piave. Nel dicembre del 1917, contribu\u00ec alla costituzione del Fascio parlamentare per la difesa nazionale e, l&#8217;anno successivo, fu membro della rappresentanza italiana al congresso di Roma, che vedeva riunite le nazionalit\u00e0 soggette al giogo dell&#8217;Impero asburgico. Al termine della Grande Guerra, nel 1918, si un\u00ec in matrimonio con Luisa Melotti Ferri.  Come affermato dallo stesso Federzoni fu un incontro che gli permise di superare tutte le sue timidezze e timori e di aprirsi ad un rapporto felice, fatto di condivisione e cooperazione<span id='easy-footnote-21-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-21-11070' title='L. Federzoni, &lt;em&gt;Memorie inutili&lt;\/em&gt;, cit., p.95.'><sup>21<\/sup><\/a><\/span>:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\nIl celibe per vocazione, colui che non aveva ancora fiducia nel proprio avvenire n\u00e9 negli aiuti della Provvidenza era &#8211; come vi dissi &#8220;duro a morire&#8221;, e le occasioni di nuovi incontri furono rare. Ci vollero tre anni e mezzo, ma quando mi potei togliere quella spina conobbi finalmente l&#8217;unica, la vera, la suprema felicit\u00e0 di questa vita: la felicit\u00e0 che pu\u00f2 compensare di tutte le prove e consolare di tutti i dolori.\n<\/span><br><br>\nDa questo matrimonio nacquero le figlie Annalena, Elena e Maria Giovanna\n<br>\n<br>\nNel biennio 1919-1921, Federzoni si oppose ai governi guidati dai liberali Francesco Saverio Nitti e Giovanni Giolitti, accusandoli di aver tradito gli ideali nazionali e di aver ceduto alle pressioni delle potenze vincitrici. Federzoni critic\u00f2, in particolare, la mancata annessione di Fiume, la rinuncia al mandato sulla Turchia e la firma del Trattato di Rapallo con la Jugoslavia. <br>\nRieletto deputato dalla XXV alla XXVII legislatura, Federzoni fu membro della commissione parlamentare per l\u2019Estero e le Colonie e successivamente della commissione per l\u2019Interno. Nel marzo del 1922, fu eletto vicepresidente della Camera, consolidando ulteriormente la sua posizione di rilievo nel panorama politico italiano.\n<br>\n<br>\n<b>La marcia su Roma e l\u2019ascesa del fascismo<\/b>\n<br>\n\nLa figura di Federzoni assunse un&#8217;importanza politica cruciale nelle fasi immediatamente precedenti l&#8217;ascesa del fascismo.<br>\nL\u20198 ottobre 1922, poche settimane prima della marcia su Roma, Federzoni chiar\u00ec in un discorso pubblico al Teatro Lirico di Milano la posizione dei nazionalisti: essi non avrebbero contrastato l&#8217;ascesa dei fascisti, a patto che questi ultimi avessero salvaguardato la monarchia e la fede cattolica del popolo italiano, ristabilendo la legalit\u00e0 e il primato della sovranit\u00e0 dello Stato. <br>\nNel contesto di queste manovre politiche, Federzoni ader\u00ec all&#8217;iniziativa del prefetto di Milano, Alfredo Lusignoli, che proponeva un governo con Giolitti alla Presidenza del Consiglio e Mussolini in una posizione di rilievo. Durante un incontro a Milano con Mussolini, quest&#8217;ultimo espose a Federzoni la sua preferenza per un esecutivo guidato da Vittorio Emanuele Orlando, esprimendo rispetto e ammirazione per lui. Nello stesso periodo Federzoni e il diplomatico nazionalista Gelasio Caetani, si avvicinarono alla Banca Commerciale con l&#8217;intento di ottenere un finanziamento. Questa mossa era motivata dalla previsione di uno stato d&#8217;assedio che avrebbe potuto essere dichiarato dal Re. In tale scenario, i nazionalisti avrebbero preso le distanze dagli squadristi fascisti. Il leader nazionalista Paolucci, che ricopriva il ruolo di comandante generale dei \u00abSempre pronti per la patria e per il re\u00bb, coordin\u00f2 l&#8217;afflusso a Roma delle legioni pi\u00f9 vicine delle Camicie azzurre, armate dalle autorit\u00e0 militari. Una decisione presa in accordo con Enrico Corradini e lo stesso Federzoni, con l&#8217;obiettivo di far partecipare queste forze alla difesa di Roma nel caso di un&#8217;insurrezione violenta da parte dei fascisti. Paolucci sottoline\u00f2 il loro impegno a schierarsi a difesa del Capo dello Stato, indipendentemente dalle decisioni il Sovrano avrebbe preso. Se il Re avesse accettato di nominare Mussolini al potere, i nazionalisti avrebbero seguito la sua decisione; se, invece, avesse dichiarato lo stato d&#8217;assedio, si sarebbero uniti alla forza pubblica: \u00abNoi dovevamo schierarci a difesa del Capo dello Stato. Se questi avesse accettato di chiamare Mussolini al potere noi avremmo seguito; se avesse dichiarato lo stato d&#8217;assedio noi ci saremmo uniti alla forza pubblica\u00bb<span id='easy-footnote-22-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-22-11070' title='R. Paolucci, &lt;em&gt;Il mio piccolo mondo perduto&lt;\/em&gt;, Cappelli, Bologna 1952, p. 296.'><sup>22<\/sup><\/a><\/span> dir\u00e0 in seguito Paolucci. <br>\nLa strategia nazionalista mirava a persuadere Mussolini ad accettare un compromesso politico: la nomina di Salandra, esponente di destra, alla presidenza del consiglio, al posto del dimissionario Facta. Federzoni comunic\u00f2 questa proposta al Re nella notte tra il 27 e il 28 ottobre.<br>\nNelle prime ore del 28 ottobre, Federzoni fu svegliato da una telefonata urgente del ministro Riccio. Quest&#8217;ultimo lo convocava immediatamente al Viminale, dove il Consiglio dei ministri era riunito in sessione permanente. Accompagnato dall&#8217;amico R. Forges-Davanzati, Federzoni si trov\u00f2 di fronte a una situazione di tensione palpabile. <br>\nIn quel momento, il Presidente del Consiglio Luigi Facta era appena rientrato al Viminale dalla sua seconda visita al Quirinale, dopo che il Re aveva rifiutato di firmare il decreto per lo stato d&#8217;assedio. Nonostante la risposta negativa del Sovrano, gli ordini ai comandi militari erano gi\u00e0 stati dati, e il paese era sull&#8217;orlo di un potenziale conflitto interno. Per scongiurare una guerra civile, Facta, in presenza dei ministri Carlo Schazner e Marcello Soleri, chiese a Federzoni di comunicare a Mussolini il mutamento delle circostanze. Le linee telefoniche ordinarie erano state interrotte. Tuttavia, il ministro Taddei autorizz\u00f2 Federzoni a utilizzare le speciali linee di stato, permettendo cos\u00ec a lui e a Forges-Davanzati di contattare direttamente Mussolini.<br>\nVerso le 8 del mattino ebbe luogo una drammatica conversazione telefonica tra Luigi Federzoni e Mussolini. Secondo quanto risulterebbe dalla relazione stenografica<span id='easy-footnote-23-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-23-11070' title='Federzoni manifest\u00f2 forti riserve nei confronti delle intercettazioni telefoniche diffuse da Efrem Ferraris, ex capo di gabinetto del ministro Taddei, nel suo libro &lt;em&gt;La marcia su Roma vista dal Viminale&lt;\/em&gt;. Federzoni ammise la possibile veridicit\u00e0 delle intercettazioni, ma neg\u00f2 che fossero state effettuate da lui. In una bozza di lettera indirizzata a Ferdinando Sciacca, Federzoni sugger\u00ec che le telefonate gli furono erroneamente attribuite a causa della somiglianza dell&amp;#8217;accento di colui che era realmente al telefono, Dino Grandi, che poteva essere stato scambiato per il suo. Carte Sciacca, minuta manoscritta.'><sup>23<\/sup><\/a><\/span>, Federzoni, dopo essersi confrontato con il quadrunviro fascista e monarchico De Vecchi, comunic\u00f2 al quartier generale di Mussolini, la redazione del Popolo d&#8217;Italia di Milano, una notizia importante: il re Vittorio Emanuele III minacciava di abdicare e andare in esilio se la crisi politica avesse preso una piega violenta e sanguinosa. Federzoni descrisse la situazione di stallo causata dall&#8217;impossibilit\u00e0 del Re di consultarsi con i capi fascisti, esprimendo il timore che, se la situazione fosse peggiorata, il Re avrebbe potuto lasciare il paese. Sottoline\u00f2 l&#8217;importanza di permettere al Re di agire in \u00abcondizioni di visibile libert\u00e0\u00bb, senza subire pressioni esterne: \u00abQui la situazione \u00e8 paralizzata dal fatto che il Re non pu\u00f2 conferire con nessuno dei capi fascisti\u2026 e corriamo il pericolo\u2026che aggravandosi la situazione di fatto il Re se ne vada\u2026 Non perdiamo la testa! Perch\u00e9 il Re non prenda delle determinazioni che senza dubbio aggraverebbero la situazione incalcolabilmente, bisogna che egli possa agire e subito in condizioni di visibile libert\u00e0, cio\u00e8 che non esista una pressione&#8230; insomma&#8230; esteriore\u00bb<span id='easy-footnote-24-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-24-11070' title=' E. Ferraris, &lt;em&gt;La marcia su Roma veduta dal Viminale&lt;\/em&gt;, cit., pp. 107-109.'><sup>24<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nMussolini, dal canto suo, replic\u00f2 di non poter venire a Roma \u00abperch\u00e9 l\u2019azione a Milano \u00e8 in corso\u00bb. Sugger\u00ec di \u00absentire l\u00ec dove sai, al comando supremo. Io accetter\u00f2 tutte quelle soluzioni che il comando supremo creder\u00e0 di adottare&#8230; Bada che il movimento \u00e8 serio in tutta Italia\u00bb. \nFederzoni, assumendo ancora una volta il ruolo di mediatore, rispose enfatizzando la necessit\u00e0 di non distruggere il \u00abpunto di appoggio\u00bb per non compromettere tutto. Mussolini ribad\u00ec che si sarebbe rimesso alle decisioni dei comandanti militari, ma insistette affinch\u00e9 la crisi si orientasse \u00abverso destra\u00bb, implicando la formazione di un governo fascista: \u00abDi\u2019 che Mussolini si rimette a quello che decideranno i comandanti\u2026 Ma bada che la crisi si orizzonti verso destra, verso destra, verso destra&#8230; Un governo di fascisti\u00bb. La conversazione si concluse con Federzoni che si impegn\u00f2 a realizzare quanto desiderato da Mussolini.<br>\nAlle ore 9.45 fu Federzoni ad anticipare a Mussolini la decisione del Sovrano di invitarlo a Roma per le consultazioni al Quirinale. Durante la conversazione, Federzoni tent\u00f2 di convincere Mussolini a rallentare, se non fermare, l&#8217;azione fascista. Espresse il proprio ruolo di intermediario tra Mussolini e Antonio Salandra, sottolineando il suo intento di agire nel migliore interesse dell&#8217;Italia: \u00abGuarda che io non parlo che in nome mio\u00bb disse il leader nazionalista \u00abio non sono che un collegamento fra voi e Salandra e cerco di far intendere la verit\u00e0 della situazione qui da dove ti parlo&#8230; io ti parlo un linguaggio che deve parlare un uomo di destra\u2026 non chiedo niente- cerco solo di fare il mio dovere di italiano\u00bb. <br>\nIl generale Cittadini, primo aiutante del Re, dopo aver saputo che Federzoni aveva comunicato direttamente con Mussolini, lo incaric\u00f2 di far sapere al capo del fascismo che entro la giornata sarebbe arrivato il telegramma d\u2019invito per le consultazioni al Quirinale e contemporaneamente di \u00abpregarlo\u00bb di affrettare la sua discesa a Roma. Federzoni propose poi direttamente a Mussolini la soluzione che prevedeva Salandra come Presidente del Consiglio, enfatizzando la necessit\u00e0 di un approccio responsabile ed equilibrato: \u00abNon si tratta di mutilare la vittoria ma di affermarci con senso di responsabilit\u00e0, di equilibrio e di forza, questo a nome di De Vecchi, Ciano ed altri, e anche noi che siamo qui presenti\u00bb<span id='easy-footnote-25-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-25-11070' title='Ivi, pp. 119-120.'><sup>25<\/sup><\/a><\/span>. Ma, incoraggiato dal consigliere e quadrunviro Michele Bianchi, Mussolini rifiut\u00f2 con decisione questa proposta, intravedendo ormai la possibilit\u00e0 di ottenere egli stesso l&#8217;incarico di formare un governo: \u00abIo non ho intenzione di andare al Governo con Salandra&#8230; Piuttosto avrei preferito con altri\u2026 Piuttosto che andare con un Ministero Salandra, avrei preferito molto volentieri un Gabinetto Giolitti\u00bb<span id='easy-footnote-26-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-26-11070' title='Ibidem'><sup>26<\/sup><\/a><\/span> disse a Federzoni. Poche ore dopo giunse il telegramma del generale Cittadini con l\u2019incarico a Mussolini di formare il nuovo governo. Il duce pot\u00e9 cos\u00ec partire da Milano in vagone letto con il direttissimo n. 17 delle 20:30 del 29 ottobre alla volta di Roma, dove giunse alle 11:30 del 30 ottobre.\n<br>\nMinistro delle Colonie ottobre 1922 e giugno 1924\n<br>\nCon la nomina di Mussolini a Presidente del Consiglio, Luigi Federzoni, in riconoscimento del sostegno fornito dai nazionalisti alla cosiddetta \u00abrivoluzione\u00bb fascista, fu incaricato di guidare il Ministero delle Colonie. In questa veste, Federzoni si dedic\u00f2 alla gestione della situazione in Tripolitania che presentava sfide significative in termini di amministrazione e politica coloniale. \nIn un periodo in cui il fascismo non aveva ancora focalizzato la propria attenzione sulle questioni coloniali, obiettivo di Federzoni fu il consolidamento del dominio italiano in Libia attraverso la riconquista della Cirenaica e Tripolitania. Parte della Tripolitania era stata strappata ai ribelli fin dall&#8217;ottobre del 1922, mentre la Cirenaica era ancora sotto il controllo dei Senussi. Sotto l&#8217;amministrazione del conte Giuseppe Volpi, governatore della Tripolitania, vennero recuperate aree strategiche, tra cui Misurata, la Ghibla e la Gefara.\n<br>\n<br>\n<b>Fusione Ani e Pnf<\/b>\n<br>\nLa fusione tra il Partito Nazionale Fascista (PNF) e l&#8217;Associazione Nazionalista Italiana (ANI) fu un evento importante nel consolidamento del potere fascista in Italia, e Luigi Federzoni ebbe un ruolo di primo piano in questo processo.<br>\nIl leader nazionalista aveva iniziato a discutere questo tema con un articolo sull&#8217;<em>Idea nazionale<\/em> del 17 novembre 1921 in cui asseriva che il fascismo, arricchito dal pensiero nazionalista, avrebbe potuto guadagnare una maggiore solidit\u00e0 politica. <br>\nDopo la caduta della pregiudiziale monarchica e la condanna esplicita della massoneria, Federzoni vide scomparire gli ostacoli alla fusione dei due partiti. In una lettera del 22 dicembre 1922, esprimeva la sua totale fiducia e devozione a Mussolini, affermando che anche i nazionalisti inizialmente scettici sulla fusione erano pienamente mussoliniani, riconoscendo la lealt\u00e0 e gli intenti innovatori di Mussolini. Federzoni ribad\u00ec l&#8217;adesione all&#8217;idea dell&#8217;unificazione dei due partiti come un atto conforme all&#8217;interesse superiore della Nazione, sottolineando l&#8217;ammirazione e la venerazione che i giovani nazionalisti provavano per Mussolini<span id='easy-footnote-27-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-27-11070' title='Anthony Majanlahti, Amedeo Osti Guerrazzi, &lt;em&gt;Roma divisa 1919-1925&lt;\/em&gt;, Il Saggiatore, 2010, p. 216 e Emilio Gentile, &lt;em&gt;25 luglio 1943&lt;\/em&gt;, Laterza, Bari 2018, p. 66.'><sup>27<\/sup><\/a><\/span>:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\nCaro Presidente,<br>\n<br>\na seguito della conversazione avvenuta ieri con te intorno alle relazioni fra il partito fascista e il nazionalista,\ntengo a riconfermarti nella maniera pi\u00f9 categorica, a nome di tutti i miei amici, la fedelt\u00e0 pi\u00f9 devota e pi\u00f9 obbediente alla causa che tu splendidamente impersoni. <br>\nAnche quei nazionalisti che per un motivo o per un altro furono finora meno proclivi al concetto della fusione, furono e sono illimitatamente mussoliniani, perch\u00e9 \u2013 mentre ammirano il rigore prodigioso della tua tempra \u2013 hanno compreso la purezza del tuo lealismo e dei tuoi intendimenti innovatori [\u2026] Se tu credi ormai conforme al superiore interesse della Nazione l\u2019unificazione dei due partiti, noi siamo comunque ai tuoi ordini.<br>\n<\/span><br><br>\nTuttavia, la fusione tra PNF e ANI non fu un processo immediato e incontr\u00f2 resistenze interne, riflettendo la divisione all&#8217;interno dell\u2019Associazione Nazionalista Italiana tra i sostenitori della completa fusione (&#8220;fusionisti&#8221;) e quelli favorevoli a una forma di federazione tra i due partiti (&#8220;federazionisti&#8221;).<br>\nNella riunione del 12 gennaio il Gran Consiglio del Fascismo riafferm\u00f2 la leale devozione alla Monarchia e decret\u00f2 l\u2019istituzione di una commissione mista composta da dirigenti di entrambi i partiti, sotto la presidenza di Mussolini. Questa commissione, di cui Luigi Federzoni era membro, fu incaricata di definire i dettagli relativi ai rapporti tra i due partiti e le modalit\u00e0 della loro fusione. \nTra il gennaio e il febbraio del 1923, la commissione lavor\u00f2 alla definizione di questi rapporti e alla preparazione della fusione. Il 24 febbraio, Federzoni annunci\u00f2 ufficialmente al <em>Giornale d\u2019Italia<\/em> che il processo di unificazione era entrato nella sua fase conclusiva, facendo riferimento al voto antimassonico del Gran Consiglio fascista come un passo decisivo verso la fusione.<br>\nNelle sue memorie, Federzoni giustificher\u00e0 la fusione definendola un&#8217;opportunit\u00e0 per esercitare una \u00abinfluenza moderatrice, educatrice ed epuratrice\u00bb sul fascismo<span id='easy-footnote-28-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-28-11070' title=' L. Federzoni, &lt;em&gt;Italia di ieri per la storia di domani&lt;\/em&gt;, Milano, Mondadori, 1967, p. 87.'><sup>28<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\n<br>\n<b>Crisi Matteotti <\/b>\n<br>\nIl rapimento e l&#8217;assassinio dell&#8217;onorevole Giacomo Matteotti, avvenuto il 10 giugno 1924, scaten\u00f2 una grave crisi politica all&#8217;interno del regime fascista.<br>\nIn risposta a questa situazione, il 14 giugno 1924 i ministri Luigi Federzoni, Aldo Oviglio, Alberto De Stefani e Giovanni Gentile, misero a disposizione i loro portafogli.<br>\nIn una lettera indirizzata a Mussolini, Federzoni sottoline\u00f2 l&#8217;urgente necessit\u00e0 di una conciliazione nazionale, suggerendo che un rimpasto di governo avrebbe facilitato una maggiore collaborazione e superato le difficolt\u00e0 causate dalla crisi Matteotti. La lettera esprimeva una &#8220;illimitata fiducia&#8221; e &#8220;devota disciplina&#8221; verso Mussolini, pur indicando un chiaro desiderio di cambiamento nella politica interna:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\nIllustre Presidente, la situazione determinatasi in questi ultimi giorni fa sentire urgente &#8211; a parer nostro -, nell&#8217;interesse del Paese, la necessit\u00e0 di realizzare prontamente attraverso la stessa composizione del Governo quella conciliazione nazionale che V. E. aveva auspicato con Suo discorso dell&#8217;8 giugno. Una pi\u00f9 vasta collaborazione pacificatrice, secondo noi, pu\u00f2 oggi permettere a V. E. di superare le difficolt\u00e0 di questo periodo, per proseguire la Sua grande opera di ricostruzione con concorso fidente di tutte le forze sane del Paese.\nNel mettere, pertanto, a disposizione di V. E. i nostri portafogli, intendiamo di compiere un nuovo atto di illimitata fiducia e di devota disciplina verso il nostro Capo e, insieme, di adempiere il nostro dovere verso la Nazione<span id='easy-footnote-29-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-29-11070' title='Mimmo Franzinelli, &lt;em&gt;Il filosofo in camicia nera&lt;\/em&gt;, Mondadori, 2021, cit., p. 72.'><sup>29<\/sup><\/a><\/span>.\n<\/span><br><br>\nI ministri, successivamente, si recarono da Mussolini per comunicargli personalmente la loro posizione, affermando che non avrebbero continuato a far parte del governo senza un cambiamento significativo nella politica interna. Le dimissioni non furono accettate dal Capo del Governo che\nreplic\u00f2: \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\nAndare fino in fondo? Sta bene; ma fino a chi? Fino a Mussolini? Questo no. La mia testa pesa. Ho trecentomila baionette dietro di me. Una tegola ci \u00e8 caduta sul capo; d\u2019altra parte, tutti i governi rivoluzionari hanno subito episodi simili a questo. Ci\u00f2 che importa \u00e8 restar calmi al nostro posto, senza cedere al gioco degli oppositori, che consiste nel tentare di logorare le posizioni periferiche per isolare e colpire meglio il bersaglio maggiore\u2026 Se si delineasse una nuova situazione, vi sacrificherei, sapendo che tale sarebbe il vostro desiderio. Oggi, non credo. Comunque vedremo<span id='easy-footnote-30-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-30-11070' title=' L. Federzoni, &lt;em&gt;Italia di ieri&lt;\/em&gt;, cit., p. 90.'><sup>30<\/sup><\/a><\/span>. \n<\/span><br><br>\n<b>Ministro Dell\u2019Interno<\/b>\n<br>\nIn seguito all&#8217;omicidio Matteotti e alla conseguente crisi politica, Mussolini adott\u00f2 una strategia volta a placare l&#8217;opinione pubblica e rassicurare la Corona. Il 17 giugno 1924, Mussolini affid\u00f2 il Ministero dell&#8217;Interno, che fino ad allora aveva gestito ad interim, a Luigi Federzoni. Questa scelta era motivata da diverse considerazioni: Federzoni era visto come un uomo d&#8217;ordine, non era iscritto al Partito Nazionale Fascista, godeva del sostegno della monarchia ed era inoltre stimato dalla Santa Sede. Federzoni riflett\u00e9 su questa nomina in un suo memoriale inedito, interpretando tale incarico come un tentativo di Mussolini di offrire una risposta alle crescenti preoccupazioni suscitate dalla violenza dello squadrismo fascista. Secondo Federzoni, con la sua nomina Mussolini intendeva placare gli animi dei sostenitori moderati del fascismo che avevano salutato l&#8217;ascesa al potere del Duce e appoggiato le prime azioni del governo: \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\nLa mia nomina doveva servire, nell&#8217;intenzione di Mussolini, come sedativo per le preoccupazioni e i dubbi che, in seguito alle persistente violenza dello squadrismo deteriore, turbavano un larghissimo alone dei filo fascisti che in perfetta buonafede e con disinteressata cordialit\u00e0 avevano accolto l&#8217;avvento del fascismo al potere e appoggiato l&#8217;opera iniziale del Duce [&#8230;] Mussolini si \u00e8 raffigurato che io possedessi autorit\u00e0 e capacit\u00e0 sufficienti per prendermi sulle spalle, in un momento cos\u00ec difficile, la pesante responsabilit\u00e0 che egli doveva pure addossare a qualcuno. Ma n\u00e9 io n\u00e9 alcun altro poteva desiderare allora di caricarsi d\u2019un tal fardello, tant&#8217;\u00e8 vero che per imporlo occorse (caso forse senza precedenti, certamente unico nella cronistoria del fascismo) una designazione del Consiglio dei ministri<span id='easy-footnote-31-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-31-11070' title='Ivi, cit., p. 89.'><sup>31<\/sup><\/a><\/span>.\n<\/span><br><br>\nParallelamente, Roberto Farinacci, rappresentante dell&#8217;ala pi\u00f9 estremista del Partito Fascista, venne nominato segretario del partito. Questa duplice mossa di Mussolini rappresentava una politica del &#8220;bastone e della carota&#8221;: da un lato, una linea pi\u00f9 normalizzatrice e moderata con Federzoni agli Interni, dall&#8217;altro, un approccio pi\u00f9 estremista e demagogico con Farinacci alla guida del partito. \nTra Federzoni e Farinacci, cos\u00ec differenti per cultura e temperamento, nacque una lunga e intensa rivalit\u00e0, spesso non ostacolata e talvolta addirittura incoraggiata da Mussolini stesso. Questo contrasto tra i due uomini divenne una caratteristica distintiva del ventennio fascista come attestato dallo stesso Federzoni:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\nSi impegn\u00f2 allora fra Farinacci e me una lotta al coltello, la quale fu anche lotta di mentalit\u00e0 e di due tendenze. \nEssa esplose, talvolta, in tempestosi diverbi (ne rammento uno clamorosissimo, a Palazzo Chigi, in presenza di Mussolini, a proposito degli attacchi della stampa antifascista allo stesso Farinacci, che calunniosamente egli asseriva ispirati da me), e culmin\u00f2 in una serie di dimostrazioni organizzate per le vie di varie citt\u00e0 della Venezia da ex nazionalisti, al grido di \u201cvogliamo Farinacci ministro dell&#8217;Interno\u201d<span id='easy-footnote-32-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-32-11070' title='Carte Sciacca, &lt;em&gt;Memoriale difensivo (Luglio 1944)&lt;\/em&gt;, manoscritto datato in calce 18 luglio 1944, p.17.&lt;br&gt;\nDesidero ringraziare il nipote di Luigi Federzoni, dottor Giovanni Sciacca, il quale nel giugno del 2021 mi ha permesso di consultare privatamente questa documentazione da lui generosamente donata in copia all&amp;#8217;Archivio Storico dell&amp;#8217;Istituto della Enciclopedia Italiana.'><sup>32<\/sup><\/a><\/span>.\n<\/span><br><br>\nInoltre, come sottosegretario agli Interni, Mussolini incaric\u00f2 Dino Grandi, una mossa che Federzoni interpret\u00f2 come un tentativo di sorveglianza. Tuttavia, nonostante questa iniziale diffidenza, tra Federzoni e Grandi, entrambi originari di Bologna, si svilupp\u00f2 un profondo legame di amicizia.\nDa Ministro dell&#8217;Interno, Luigi Federzoni si trov\u00f2 a fronteggiare un periodo di forte tensione e violenza. Il paese era segnato da continui atti di violenza e illegalit\u00e0 perpetrati da parte dei ras di provincia nei confronti degli antifascisti. Numerose erano le violazioni di domicilio, i saccheggi di studi professionali, le distruzioni di tipografie di giornali, e gli omicidi.<br>\nFederzoni si impegn\u00f2 in un tentativo di pacificazione e normalizzazione. Questo compito, come egli stesso riconobbe nelle sue memorie, si rivel\u00f2 arduo: \u00abReprimere e, in quanto materialmente si poteva, prevenire tali violenze fu compito arduo e delicato che per tutto quel tempo assorb\u00ec e quasi esaur\u00ec le energie mie e dei miei valenti collaboratori del Ministero e delle province\u00bb<span id='easy-footnote-33-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-33-11070' title='Federzoni, &lt;em&gt;Italia di ieri&lt;\/em&gt;, p. 100.'><sup>33<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nIl 19 giugno all&#8217;indomani del suo insediamento come Ministro dell&#8217;Interno, Federzoni prese misure immediate per cercare di stabilizzare la situazione. Tra le sue prime azioni, vi fu l&#8217;invio di due telegrammi ai prefetti, con istruzioni specifiche per il mantenimento dell&#8217;ordine pubblico: il primo telegramma richiedeva di vigilare sugli elementi squadristi \u00abper impedire modo assoluto che essi con atti violenti od impulsivi abbiano a turbare comunque ordine pubblico od a provocare incidenti\u00bb<span id='easy-footnote-34-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-34-11070' title='Renzo De Felice, &lt;em&gt;Mussolini e il fascismo. La conquista del potere 1921-1925&lt;\/em&gt; Vol. II Einaudi 1966, p. 651.'><sup>34<\/sup><\/a><\/span>. Il secondo telegramma sottolineava l&#8217;importanza di evitare manifestazioni a favore del governo, considerate potenzialmente inopportune e provocatorie. Federzoni insisteva sull&#8217;evitare qualsiasi evento che potesse dare luogo a contromanifestazioni o incidenti, insistendo nel \u00abfare comprendere ai dirigenti come esse manifestazioni possano essere inopportune quando mancando unanimit\u00e0 consensi sia da temersi diano occasione a contromanifestazioni o ad incidenti a seguito di movimenti di reazione\u00bb<span id='easy-footnote-35-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-35-11070' title='Ibidem.'><sup>35<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nDurante il Consiglio dei ministri dell&#8217;8 luglio, Federzoni present\u00f2 una relazione sulla situazione dell&#8217;ordine pubblico in Italia, evidenziando una \u00abcrescente e pericolosa tensione, fra le masse fasciste e gli elementi sovversivi, la cui attivit\u00e0 segna una certa ripresa\u00bb<span id='easy-footnote-36-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-36-11070' title='Ibidem.'><sup>36<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nFederzoni sottoline\u00f2 inoltre il ruolo delle polemiche e delle notizie false o tendenziose nella stampa, che contribuivano, a suo dire, ad esacerbare tale tensione e a manipolare l&#8217;opinione pubblica: \u00aba determinare e ad esasperare tale tensione contribuiscono le polemiche in temperanti e le notizie false o tendenziose, con le quali parte della stampa eccita e fuorvia le correnti della opinione pubblica\u00bb<span id='easy-footnote-37-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-37-11070' title='Ibidem.'><sup>37<\/sup><\/a><\/span>. In risposta a questa situazione, Mussolini propose l&#8217;applicazione di un regolamento sulla stampa, gi\u00e0 approvato il 12 luglio 1923, come mezzo per controllare gli \u00abeccessi della stampa di opposizione\u00bb e, contemporaneamente, moderare le \u00abesuberanze polemiche dei fascisti\u00bb<span id='easy-footnote-38-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-38-11070' title=' Ivi, p.658.'><sup>38<\/sup><\/a><\/span>.<br>\nSecondo quanto riportato dallo storico Renzo De Felice, solo Sarrocchi si mostr\u00f2 non del tutto convinto della opportunit\u00e0 di alcune norme; tuttavia, fu Federzoni a rassicurarlo che il decreto sarebbe stato \u00abapplicato con la massima imparzialit\u00e0 e che raccomandazioni in tale senso saranno fatte ai prefetti\u00bb; Dopo questa affermazione, la proposta fu approvata all&#8217;unanimit\u00e0 dal Consiglio dei Ministri.<br>\nFederzoni si impegn\u00f2 ad aiutare il giornalista popolare Donati ad emigrare, fornendolo di un passaporto. Grazie a questo compromesso, Donati pot\u00e9 recarsi a Parigi nel 1925. Questo gesto provoc\u00f2 polemiche soprattutto tra gli antifascisti. Filippo Turati, leader del socialismo italiano descrisse Luigi Albertini, noto giornalista e direttore del Corriere della Sera, \u00abfuribondo per l&#8217;esodo di Donati con passaporto e relative trattative con Federzoni\u00bb. Albertini avrebbe definito questa accordo tra un esponente antifascista e un rappresentante del governo fascista come \u00abun precedente grave\u00bb<span id='easy-footnote-39-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-39-11070' title='Alberto Mazzuca, Luciano Foglietta&lt;em&gt;, Mussolini e Nenni amici nemici&lt;\/em&gt;, Bologna, Minerva editore, 2015, p. 286.'><sup>39<\/sup><\/a><\/span>. \n<br>\n<br>\n<b>La notte di San Bartolomeo di Firenze<\/b>\n<br>\nTra il 3 e il 4 ottobre un altro gravissimo episodio di sangue colp\u00ec l\u2019Italia: la cosiddetta \u201cNotte di San Bartolomeo di Firenze\u201d: squadristi toscani perpetrarono attacchi brutali contro alcuni noti antifascisti fiorentini, uccidendo, tra gli altri, l&#8217;avvocato Gustavo Consolo e l&#8217;ex deputato socialista Gaetano Pilati, ritenuti compilatori del giornale antifascista <em>Non Mollare!<\/em>. Questo evento fu in seguito rievocato nella letteratura e nel cinema, con l&#8217;opera di Vasco Pratolini <em>Cronache di poveri amanti<\/em> e il film omonimo di Carlo Lizzani. <br>\nLa reazione di Mussolini fu di grande allarme. Temendo un altro scandalo simile al caso Matteotti, convoc\u00f2 rapidamente il Gran Consiglio, che si riun\u00ec la sera del 5 ottobre. Nel frattempo, Federzoni invi\u00f2 un ispettore di Polizia di Stato a Firenze. Questi scopr\u00ec che non erano state condotte indagini serie: la citt\u00e0 era stata lasciata in balia delle squadre fasciste, le quali, oltre ad aggredire gli antifascisti, devastavano abitazioni, studi professionali, negozi, e minacciavano persino di assaltare le carceri e la prefettura.<br>\nLa situazione a Firenze era tale che gli squadristi, completamente fuori controllo, arrivarono a pianificare l&#8217;assassinio di uno dei loro membri che si era rifiutato di uccidere il deputato socialista Gino Baldesi. Nonostante una diffusa rete di omert\u00e0 e intimidazione, furono avviate tre inchieste. Grazie all&#8217;insistenza di Federzoni, il prefetto di Firenze, da lui descritto come \u00abdebole e forse compiacente\u00bb<span id='easy-footnote-40-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-40-11070' title='Memoriale difensivo, cit., p. 29.'><sup>40<\/sup><\/a><\/span>, e il questore vennero rimossi dai loro incarichi. Inoltre, 51 fascisti furono espulsi, e alla guida della federazione provinciale e del fascio cittadino furono nominati esponenti dell&#8217;ala moderata del partito. Tullio Tamburini, leader del fascio fiorentino e principale ispiratore delle violenze, fu allontanato da Firenze e mandato in Libia.\n<br>\nDurante il suo mandato come Ministro dell&#8217;Interno, Federzoni fu protagonista attivo nella trasformazione in senso autoritario di ci\u00f2 che rimaneva delle istituzioni liberali. Tra le sue iniziative pi\u00f9 note, spiccano la costituzione del Governatorato di Roma, istituito con il Regio Decreto-legge del 28 ottobre 1925, e dell\u2019Alto Commissariato di Napoli, la creazione della figura del podest\u00e0 e della consulta comunale, riforme parte di un pi\u00f9 ampio processo di centralizzazione del potere e di controllo diretto sulle citt\u00e0 d&#8217;Italia che ridussero l&#8217;autonomia e la democrazia locale.<br>\nFederzoni promosse anche la fondazione dell\u2019Opera Nazionale Balilla, un&#8217;organizzazione giovanile del regime fascista volta a indottrinare i giovani italiani con gli ideali fascisti, e dell\u2019Opera Nazionale per la Protezione e Assistenza della Maternit\u00e0 e dell\u2019Infanzia, volta a promuovere l&#8217;assistenza materna e infantile in linea con gli ideali demografici e sociali del fascismo.\nSul fronte legislativo, Federzoni fu responsabile dell&#8217;adozione di leggi che limitavano significativamente le libert\u00e0 costituzionali e democratiche. Tra queste, vi erano provvedimenti restrittivi sulla libert\u00e0 di stampa, riforme della legge elettorale. Partecip\u00f2 anche alla stesura di leggi relative al diritto di associazione e all&#8217;epurazione dell&#8217;amministrazione pubblica, oltre a leggi che ampliavano le attribuzioni e le prerogative del Capo del Governo.<br>\nInoltre, Federzoni fu parte del governo quando furono emanate leggi come quella del 24 dicembre 1925, che introdusse sanzioni particolari per chi attentasse alla vita del Capo del Governo, e quella del 25 novembre 1926, che rafforz\u00f2 ulteriormente il potere esecutivo. Misure che segnarono il tramonto definitivo dello Stato liberale italiano. \n<br>\n<br>\n<b>Dimissioni dagli Interni e ritorno alle Colonie<\/b>\n<br>\nLa consapevolezza di non riuscire a placare le violenze dell&#8217;estremismo fascista influ\u00ec sulla decisione di Federzoni di abbandonare il Ministero dell&#8217;Interno. Il gerarca bolognese sfog\u00f2 tutta la sua frustrazione nel memoriale scritto in sua difesa nel luglio 1944 sottolineando la \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\ngrande difficolt\u00e0 [\u2026] di farmi obbedire dai miei dipendenti, quando dovevano contenere o reprimere le violenze degli estremisti. Ogni volta che costoro aggredivano con minacce o percosse qualcuno degli uomini dell&#8217;opposizione, conoscere la verit\u00e0 intorno al fatto e ottenere che gli autori di esso fossero arrestati e che si procedesse anche in confronto degli eventuali istigatori o mandanti era un&#8217;impresa disperata. In provincia il federale era presente, attivo e arrogante, il ministro poteva soltanto telefonare. La protezione dell&#8217;incolumit\u00e0 personale dei capi dell&#8217;antifascismo [\u2026] divent\u00f2 per me uno dei problemi pi\u00f9 ardui e angosciosi [\u2026] non potevo interamente fidarmi della maggior parte dei funzionari, ormai convinti che il partito fosse pi\u00f9 forte del ministero dell&#8217;Interno [\u2026] l&#8217;azione preventiva e repressiva delle prefetture e questure generalmente fu molto fiacca. Constatai che nessuno mi dava pi\u00f9 retta. La mia funzione, o, meglio, la mia illusione di \u201cnormalizzatore\u201d era finita<span id='easy-footnote-41-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-41-11070' title='Ivi, cit., pp. 28-30.'><sup>41<\/sup><\/a><\/span>.\n<\/span><br><br>\nDopo l&#8217;attentato di Violet Gibson a Mussolini, Federzoni propose le sue dimissioni in una lettera del 16 aprile 1926:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\nPresidente, io ho compiuto il mio ciclo. Nunc dimitte servum tuum, ossia un servitore dello Stato e del Fascismo. Eliminato Farinacci, l\u2019interesse massimo del Regime \u00e8 ricomporre totalmente nella politica interna l\u2019unit\u00e0 e l\u2019armonia. Trova un \u00abCavallero\u00bb per il Viminale, e riprendi il portafogli dell\u2019Interno. Ci\u00f2 metterebbe fine, una volta per sempre, all\u2019inevitabile trascinarsi delle chiacchiere provinciali contro il Viminale, riconducendo la politica interna, attraverso l\u2019opera di un diretto esecutore, sotto l\u2019autorit\u00e0 insostituibile e indiscutibile del Capo. Altrimenti, nomina un ministro, che non sia \u2013 come me \u2013 logorato da quasi quattro anni di governo.\nPresidente, io resto pi\u00f9 che mai ai tuoi ordini. Puoi darmi, anche fuori del Governo, qualche altra cosa da fare, per mostrare che mi stimi e che io rimango legato, legatissimo a te. Non sono un ambizioso. Ebbi troppo; e n\u2019avr\u00f2 d\u2019avanzo per tutta la vita, come la vita non mi baster\u00e0 per dimostrarti la mia riconoscenza affettuosa e la mia devozione.\nI tentativi dissennati di questi giorni, risuscitando l\u2019assurdo pretesto di un\u2019antitesi fra Fascismo intransigente e Viminale \u00abnormalizzatore\u00bb, sfruttano un equivoco pericoloso per l\u2019opera dei bravi camerati che hai chiamato alla direzione del Partito. Tutto ci\u00f2 che oggi \u00e8 sintomo pu\u00f2 essere domani una minaccia. Bisogna togliere l\u2019impressione che il Ministero dell\u2019Interno abbia vinto il Partito. E ci\u00f2 non pu\u00f2 farsi se non nel tuo nome e col Viminale alle tue dirette dipendenze.\nTu intenderai tutta la sincerit\u00e0 e tutta la seriet\u00e0 di questa mia lettera, e vorrai scusarne la chiarezza forse ruvida e troppo confidenziale<span id='easy-footnote-42-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-42-11070' title=' Gentile, &lt;em&gt;25 luglio 1943&lt;\/em&gt;, cit., pp. 67 &amp;#8211; 68.'><sup>42<\/sup><\/a><\/span>.\n<\/span><br><br>\nConfermando la sua decisione, il 4 novembre Federzoni rassegn\u00f2 nuovamente le dimissioni, questa volta irrevocabili, che furono accettate da Mussolini, il quale assunse ad interim il Ministero dell&#8217;Interno, destinando nuovamente Federzoni al Ministero delle Colonie dove rimase fino al dicembre del 1928.<br>\nNel novembre 1928, Federzoni fu nominato senatore e nel 1932 ricevette l&#8217;insigne del collare dell&#8217;ordine supremo della santissima Annunziata.\n<br>\n<br>\n<b>Federzoni e la politica culturale del regime<\/b>\n<br>\nNel 1929, Federzoni successe a Tommaso Tittoni come presidente del Senato, una istituzione ormai in decadenza e priva di un concreto peso politico nell\u2019architettura del regime fascista. Ricopr\u00ec tale carica dal 1930 al 1939.  Nello stesso periodo, ebbe un ruolo cruciale nella definizione della politica culturale del regime. Presiedette alcune delle pi\u00f9 prestigiose istituzioni culturali fasciste, tra cui l\u2019Istituto di studi romani, l\u2019Istituto fascista dell\u2019Africa italiana, il Comitato per l\u2019Edizione nazionale di Giosu\u00e8 Carducci, l\u2019Accademia d\u2019Italia e l\u2019Istituto della Enciclopedia italiana.<br>\nCome osservato da Marinella Ferrarotto<span id='easy-footnote-43-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-43-11070' title='M. Ferrarotto, &lt;em&gt;L&amp;#8217;Accademia d&amp;#8217;Italia. Intellettuali e politica durante il fascismo&lt;\/em&gt;, Napoli 1977.'><sup>43<\/sup><\/a><\/span>, sotto il fascismo la cultura serviva a fornire una veste ideologica, almeno apparentemente \u201cdecorosa\u201d, al regime, che si era imposto privilegiando l\u2019azione, spesso violenta, alla teoria, ma che aveva bisogno di una legittimazione politica per costruire e mantenere il consenso. Il regime, politicizzando la cultura, ne fece uno strumento di manipolazione e di propaganda, ma al tempo stesso le confer\u00ec un\u2019importanza politica di rilievo, in quanto il fascismo sentiva l\u2019esigenza di dotarsi di un apparato ideologico ancora pressoch\u00e9 inesistente. La cultura, dunque, \u201cculturalizzava\u201d il regime, creando la figura dell\u2019intellettuale militante.<br>\nNel 1930 Federzoni si adoper\u00f2 per salvare la casa editrice Zanichelli, in gravi difficolt\u00e0 finanziarie. Su incarico di Mussolini, medi\u00f2 con Isaia Levi, ricco industriale torinese, che accett\u00f2 di acquistare la maggioranza delle azioni e di assumere la presidenza della prestigiosa casa editrice bolognese, alla quale Federzoni si sentiva legato, come il padre. Per questo gesto, Levi fu nominato senatore nel 1933. Federzoni interverr\u00e0 nuovamente presso il ministro della Cultura popolare, Dino Alfieri, quando, dopo le leggi razziali, si dovette rimpiazzare Levi alla guida della Zanichelli.<br>\nNel 1931 il leader nazionalista divenne direttore della <em>Nuova Antologia<\/em>, rivista che il fascismo incaric\u00f2 di ospitare scritti che interpretassero ed esaltassero la politica e il programma di educazione patriottica e formazione spirituale della \u201cnuova Italia\u201d<span id='easy-footnote-44-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-44-11070' title=' P. Carucci, &lt;em&gt;Uomini e volti del fascismo&lt;\/em&gt;, Bulzoni, Roma 1980, p. 294.'><sup>44<\/sup><\/a><\/span>.  La rivista richiedeva un direttore che avesse vasti interessi culturali, sicura esperienza politica e giornalistica e provata fede fascista. Federzoni rispondeva a questi requisiti e svolse le sue funzioni con diligenza, leggendo tutti gli articoli in attesa di pubblicazione, di carattere politico o letterario<span id='easy-footnote-45-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-45-11070' title='A. Baldini, &lt;em&gt;Lettere a Luigi Federzoni per la \u00abNuova Antologia\u00bb (1931-1942)&lt;\/em&gt;, in appendice lettere di L. Federzoni, a cura di M. Bruscia \u2013 A. Vittoria, introduzioni di A. Vittoria e di F. Contorbia, Fano, Metauro Edizioni, 2017.'><sup>45<\/sup><\/a><\/span>. Federzoni godette anche di una certa autonomia nella scelta dei lavori da pubblicare e nelle eventuali censure o modifiche da sollecitare agli autori, pur dovendo sottoporre le materie pi\u00f9 delicate al parere di Mussolini e del ministero della Cultura popolare.<br>\nNel 1938 Federzoni assunse la presidenza dell&#8217;Accademia d&#8217;Italia. Nata nel 1926 per creare un ponte tra il potere politico e l&#8217;alta cultura italiana, l&#8217;Accademia fu uno strumento fondamentale della politica culturale del regime e dell&#8217;opera di fascistizzazione delle istituzioni culturali. Essa, oltre a voler attrarre verso il fascismo gli scettici, ebbe il duplice scopo di elaborare una linea culturale e di svolgere una funzione propagandistica finalizzata a modellare la coscienza delle masse <span id='easy-footnote-46-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-46-11070' title='Ferrarotto, p. 11.'><sup>46<\/sup><\/a><\/span>. Durante la presidenza di Federzoni, l&#8217;Accademia sub\u00ec una forte politicizzazione e fu in ampia parte collegata alle esigenze del regime di ordine politico, divenendo l&#8217;istituzione culturale di maggior prestigio del fascismo, grazie anche all&#8217;adesione di personaggi illustri. Federzoni fu l&#8217;unico presidente di questa istituzione ad essere sia un importante rappresentante della cultura che un uomo politico di primo piano, concretizzando in questo modo quell&#8217;unificazione ideale tra cultura e politica che da tempo perseguiva Mussolini<span id='easy-footnote-47-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-47-11070' title='S. Casmirri, &lt;em&gt;Uomini e volti del fascismo&lt;\/em&gt;.'><sup>47<\/sup><\/a><\/span>. Federzoni non fu particolarmente entusiasta del nuovo incarico all\u2019Accademia d\u2019Italia, stando a quanto attesta il suo memoriale difensivo\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\nIn verit\u00e0 mi credevo inadatto a quel nuovo compito, e principalmente ero stanco e sfiduciato per tutto ci\u00f2 che vedevo intorno. Mi preoccupava l\u2019oscura fase in cui era entrata la vita del Paese. La parabola di Mussolini aveva toccato l\u2019acme nel 1929, con la Conciliazione. Sotto l\u2019influsso malefico del contagio hitleriano, il processo involutivo si accelerava. La soluzione pi\u00f9 desiderabile per me sarebbe stata il mio ritiro a vita privata; sennonch\u00e9 questo non corrispondeva alle vedute di Mussolini, che, ripetendo il suo vecchio giuoco, tendeva nello stesso tempo a mettermi fuori della politica militante e a trattenermi nell&#8217;orbita ufficiale del regime <span id='easy-footnote-48-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-48-11070' title='&lt;em&gt;Memoriale difensivo&lt;\/em&gt;, cit., pp. 58-59.'><sup>48<\/sup><\/a><\/span>. \n<\/span><br><br>\nIl presidente dell\u2019Accademia d\u2019Italia diresse anche la collana &#8220;Grandi italiani&#8221; della Utet. \n<br>\n<br>\n<b>Federzoni e la caduta del regime<\/b>\n<br>\nFederzoni fu contrario all&#8217;emanazione delle leggi razziali del 1938. In Gran consiglio si pronunci\u00f2 contrario, insieme a Balbo, De Bono, De Stefani e Acerbo. \nPur essendo riservatamente avverso all&#8217;ingresso dell&#8217;Italia nella Seconda guerra mondiale, Federzoni fece intensa opera di propaganda a favore dello sforzo bellico, in particolare riguardo alle rivendicazioni territoriali italiane dei confronti della Francia e della Jugoslavia.\nA partire dall&#8217;autunno del &#8217;42, secondo le di testimonianze Alberto Pirelli <span id='easy-footnote-49-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-49-11070' title='Alberto Pirelli, &lt;em&gt;Taccuini 1922-1943&lt;\/em&gt; (a cura di D. Barbone, prefazione di E. Ortona), Bologna, Il Mulino, 1984, p. 381.'><sup>49<\/sup><\/a><\/span> e Ivanoe Bonomi<span id='easy-footnote-50-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-50-11070' title='I. Bonomi, &lt;em&gt;Diario di un anno (2 giugno 1943 10 giugno 1944)&lt;\/em&gt;, Milano, Garzanti, 1947, p. 33.'><sup>50<\/sup><\/a><\/span>, il nome di Federzoni circol\u00f2 insieme a quelli di Ciano e di Grandi, quale possibile successore di Mussolini.<br>\nNel 1943, convinto della disfatta imminente e della necessit\u00e0 di un cambio di governo, Federzoni si avvicin\u00f2 al Capo di S.M. Ambrosio e al ministro della Real casa Acquarone. Collabor\u00f2 con Dino Grandi alla stesura dell&#8217;ordine del giorno che decret\u00f2 la caduta del fascismo il 25 luglio 1943. In Gran consiglio sostenne la mozione Grandi, denunciando, con un severo e memorabile discorso, il \u00abfalso mito della guerra fascista\u00bb e la frattura insanabile tra il Paese e il Fascismo<span id='easy-footnote-51-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-51-11070' title='Francesco Pellegrini, &lt;em&gt;L\u2019ultima seduta del Gran consiglio del fascismo&lt;\/em&gt;, Clueb, Bologna 2021 cit., p.184.'><sup>51<\/sup><\/a><\/span>:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\nCon l\u2019ordine del giorno Grandi si vuole far finire l\u2019ormai intollerabile equivoco delle masse vestite in camicia nera. Si \u00e8 insistito talmente tanto per tre anni nel dire che questa \u00e8 una guerra fascista, che il partito \u00e8 andato pubblicando le statistiche dei suoi caduti e feriti, come se anche i morti per interessare dovessero avere la tessera. Ora il falso mito\ndella guerra fascista ha accelerato il distacco tra paese e il fascismo e molti italiani hanno pensato che soltanto coloro che si suppone abbiano voluto questa guerra abbiano il dovere di farla.<br>\nMussolini ha dichiarato che nessuna guerra mai \u00e8 stata popolare. Ci\u00f2 non \u00e8 affatto vero. Popolare fu la prima guerra d\u2019Africa, nonostante la sobillazione demagogica che culmin\u00f2 nelle infami calunnie lanciate contro il nostro Esercito da quell\u2019Enrico Ferri che tu, o Duce, volesti fare Senatore. Popolarissima fu la guerra di Libia, primo slancio della volont\u00e0 italiana di l\u00e0 dal suo mare: di tale guerra tu serbi forse un ricordo impreciso, perch\u00e9 allora eri dall\u2019altra parte della barricata, provocando le manifestazioni di piazza e incitasti le donne a impedire le partenze dei treni militari sdraiandosi sui binari [\u2026] Il regime in ventun anni \u00e8 riuscito in quasi tutto [\u2026] ma \u00e8 fallito in uno dei punti essenziali: mentre con la propaganda spingeva continuamente alla guerra, a qualsiasi guerra, esso non ha provveduto alla preparazione spirituale e materiale della nazione e non poteva provvedervi, perch\u00e9 tale preparazione presupponeva come prima necessaria condizione l\u2019unit\u00e0 degli animi. Per contro, la politica del partito, principalmente negli ultimi otto o dieci anni, ha mirato sopra tutto a dividere gli Italiani. Esempio tipico, la stolta campagna antiborghese.\n<\/span><br><br>\nPer il suo contributo alla caduta del regime, Federzoni fu condannato a morte in contumacia per alto tradimento dal tribunale fascista repubblicano al processo di Verona. Per sfuggire alla cattura si nascose, grazie all&#8217;intercessione del cardinale Montini, presso il Pontificio Collegio S. Giosafat a Roma.<br>\nNel 1945, quale membro e gerarca del governo fascista, fu imputato insieme a Bottai, Rossoni e Acerbo, con l\u2019accusa di \u00abaver concorso ad annullare le garanzie costituzionali, a di struggere le libert\u00e0 popolari, a creare il regime fascista, a compromettere e tradire le sorti del paese conducendolo all&#8217;attuale catastrofe\u00bb<span id='easy-footnote-52-11070' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=11070#easy-footnote-bottom-52-11070' title='Albertina Vittoria, &lt;em&gt;I diari di Luigi Federzoni. Appunti per una biografia&lt;\/em&gt;, in Studi Storici, 1995, Anno 36, No. 3, Fascismo, antifascismo, democrazia. A cinquant&amp;#8217;anni dal 25 aprile, pp. 729-760.'><sup>52<\/sup><\/a><\/span>. Per questo fu condannato all&#8217;ergastolo in contumacia dall&#8217;Alta Corte di giustizia anche se la pena fu ridotta a trent&#8217;anni a seguito dell&#8217;amnistia concessa nel giugno 1946. Nel 1946 si rifugi\u00f2 in Brasile sotto falso nome. Durante il suo esilio in Brasile, Federzoni trov\u00f2 inizialmente rifugio nelle comunit\u00e0 salesiane. Successivamente, a partire dal luglio del 1946, fu accolto da Francesco Malgeri, ex direttore del <em>Messaggero<\/em>, a San Paolo. Malgeri fu di grande supporto durante i due anni di latitanza di Federzoni, fornendogli l&#8217;opportunit\u00e0 di lavorare come consulente editoriale per l&#8217;Istituto Progresso Editoriale, da lui istituito e gestito. Inoltre, Federzoni contribu\u00ec, sotto pseudonimo, al giornale Estado de San Paulo.<br>\nNel 1947 fu amnistiato. Nel febbraio del 1948, Federzoni si spost\u00f2 a Buenos Aires, dove fu accolto da un istituto salesiano. <br>\nTorn\u00f2 in Europa nel 1948, stabilendosi in Portogallo dove, grazie al sostegno del primo ministro Ant\u00f3nio de Oliveira Salazar, dell\u2019ambasciatore Carneiro Pacheco e padre Costanzi insegn\u00f2 Storia dell&#8217;umanesimo presso l&#8217;universit\u00e0 di Coimbra e, successivamente, Letteratura italiana presso l&#8217;universit\u00e0 di Lisbona. Fece ritorno in Italia solo nel 1951, circondato dagli affetti familiari a Roma. Qui Federzoni si dedic\u00f2 allo studio della storia, facendo parte del Comitato di divulgazione storica dell&#8217;Unione monarchica italiana e rimanendo in stretto contatto con Umberto II di Savoia con il quale ebbe una fitta e amichevole corrispondenza. Si spense a Roma il 24 gennaio 1967, poco prima di pubblicare il suo libro di memorie <em>Italia di ieri per la storia di domani.<\/em>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il presente saggio, partendo da una meticolosa indagine bibliografica e documentaria, si propone di raccontare, sia pure brevemente, la vita e l\u2019operato di Giovanni e Luigi Federzoni, due figure di rilievo che hanno impresso un segno nel panorama culturale e politico italiano (e bolognese) della prima met\u00e0 del ventesimo secolo. \nGiovanni Federzoni emerse nel campo della cultura e dell\u2019insegnamento, grazie al suo contributo agli studi danteschi. e si distinse anche come insegnante, poeta e saggista.\nSuo figlio Luigi si afferm\u00f2 come esponente di rilievo, prima, nel movimento nazionalista e, poi, in quello fascista. La sua carriera letteraria lo vide impegnato nella critica dell&#8217;arte contemporanea e nella composizione di opere narrative e teatrali. 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