{"id":10983,"date":"2023-12-06T16:40:39","date_gmt":"2023-12-06T15:40:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10983"},"modified":"2025-06-21T09:03:14","modified_gmt":"2025-06-21T07:03:14","slug":"corruzione-fisica-e-morale-un-tragitto-antropologico-fra-necessita-naturale-e-idealita-riformatrice%ef%bf%bc%ef%bf%bc","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10983","title":{"rendered":"Corruzione fisica e morale. Un tragitto antropologico fra necessit\u00e0 naturale e idealit\u00e0 riformatrice"},"content":{"rendered":"\nAl fine di compiere un itinerario siffatto attraverso il fenomeno della corruzione dal suo darsi come processo empirico avente luogo nel sostrato materico, fino all\u2019atto percettivo mediante il quale il fenomeno viene indagato e pensato, si deve intraprendere un\u2019operazione di <em>oltrepassamento<\/em> della chiarezza oggettiva con cui lo stesso si offre allo sguardo e al pensiero. <br>\nL\u2019esigenza di cogliere l\u2019oggetto oltre l\u2019empirico, in una forma segreta e profonda \u2013 trascendendo sia il sostrato immediato della sensazione sia il fluire incessante dei multiformi elementi coscienziali \u2013 coincide con la funzione esploratrice del pensiero o con la <em>funzione simbolica<\/em> come modalit\u00e0 del conoscere. \u00abNell\u2019ottica del pensiero simbolico l\u2019universo non \u00e8 chiuso, nessun oggetto \u00e8 isolato nella sua esistenzialit\u00e0; l\u2019implicazione simbolica, pur non annullando il valore <em>concreto <\/em>e specifico di un oggetto o di un\u2019azione, vi aggiunge <em>altro<\/em> valore: la realt\u00e0 immediata si proietta in infinite direzioni, tutti i suoi elementi sono \u2018aperti\u2019 eppure tenuti insieme da un sistema serrato di corrispondenze e assimilazioni in un mondo ricco e colmo di significato. La trasformazione del mondo ad opera del simbolo viene da Eliade considerata analoga a quella operata da una ierofania\u00bb (4). Ed \u00e8 proprio per studiare il simbolismo \u201cin concreto\u201d (18), nella sua \u201cgenesi reciproca\u201d fra le pulsioni soggettive e assimilatrici e le pulsioni oggettive provenienti dall\u2019ambiente cosmico e sociale (19), che bisogna collocarsi risolutamente in un \u00ab<em>tragitto antropologico<\/em>\u00bb (21); \u00ab<em>impegnarsi risolutamente sulla via dell\u2019antropologia<\/em>\u00bb, antropologia nel suo pieno senso di \u00abconoscenza dell\u2019uomo che associa diversi metodi e diverse discipline\u00bb (*) (18).\n<br>\n\nNella gamma dei contenuti del termine corruzione, in modo analogo rispetto al citato \u2018oltrepassamento\u2019 \u2013 bench\u00e9 non commensurabile \u2013 si assiste in metafora al <em>passaggio <\/em>e, pi\u00f9 precisamente, all\u2019estensione dei suoi significati dall\u2019ordine fisico a quello etico-morale. Cos\u00ec da <em>corruzione<\/em>, <em>corrotto<\/em>, <em>corrompere, <\/em>che condividono lo stesso etimo, accezioni come <em>guasto<\/em> per alterazione della materia costitutiva, <em>infranto<\/em>, <em>decomposto<\/em>, <em>ammorbato<\/em>, <em>deteriorato<\/em>, <em>putrefatto<\/em>, <em>degenerato<\/em> approdano alle declinazioni morali <em>depravato<\/em>, <em>imbastardito<\/em>, <em>pervertito<\/em>, <em>immorale<\/em>, <em>viziato<\/em>, <em>comprato<\/em>, <em>subornato,<\/em> <em>disonesto<\/em> \u2013 attraverso l\u2019area semantica dell\u2019<em>impuro,<\/em> che include entrambi i piani: <em>contaminato<\/em>, <em>inquinato<\/em>, <em>macchiato<\/em>, <em>sporco<\/em>, <em>contagiato<\/em>.  <br>\nUn significato estremo emerge da una nota del Pianigiani riguardante l\u2019antico spagnolo: quello di <em>mortificazione<\/em>, con evidente allusione alla morte. Il latino \u00e8 <em>cum<\/em>&#8211;<em>rumpo<\/em>: infrangere, squarciare, scompigliare; ove il <em>cum <\/em>all\u2019azione del rompere pare conferire il significato dell\u2019iterativit\u00e0. Il greco \u03c6\u03b8\u03ad\u03b9\u03c1\u03c9 o \u03b4\u03b9\u1f00-\u03c6\u03b8\u03ad\u03b9\u03c1\u03c9 \u00e8 ancora pi\u00f9 illuminante, aggiungendosi, nella forma rafforzata \u03b4\u03b9\u1f00-\u03c6\u03b8\u03ad\u03b9\u03c1\u03c9, alla categoria temporale quella spaziale, mediante il \u03b4\u03b9\u1f00-, come a sottolineare il propagarsi in ogni senso del processo distruttivo, attraverso e nel tempo, da cui <em>corrompere<\/em>, <em>rovinare<\/em>, <em>uccidere<\/em>; come in \u03c6\u03b8\u03bf\u03c1\u03ac o \u03b4\u03b9\u03b1\u03c6\u03b8\u03bf\u03c1\u03ac: corruzione, distruzione. <br>\nMa nel greco non vi \u00e8 che limitata estensione, poich\u00e9 un altro termine \u03b4\u03c9\u03c1\u03bf\u03b4\u03bf\u03ba\u03af\u03b1 \u2013 composto da \u03b4\u03c9\u03c1\u03ad\u03b1- dono e -\u03b4\u03bf\u03ba\u03cc\u03c2 attesa, aspettazione \u2013 indica la corruzione come corruttibilit\u00e0 ovvero condotta moralmente riprovevole; \u03b4\u03c9\u03c1\u03bf\u03b4\u03bf\u03ba\u03cc\u03c2 \u00e8 infatti <em>colui che riceve doni<\/em>, <em>venale<\/em>, <em>corruttibile<\/em>. I termini \u03b4\u03b9\u03b1\u03c6\u03b8\u03bf\u03c1\u03ac e \u03b4\u03c9\u03c1\u03bf\u03b4\u03bf\u03ba\u03af\u03b1 sono quindi tutt\u2019altro che corradicali, n\u00e9 sembra un caso che nel Vocabolario Rocci si rinvenga in fraseologia alla voce \u03b4\u03b9\u03b1\u03c6\u03b8\u03ad\u03b9\u03c1\u03c9: \u03b4. \u03c6\u03c1\u03ad\u03bd\u03b1\u03c2, \u2018corrompo la mente\u2019, fonte: Eschilo; \u03b4. \u03bd\u03b5\u03c9\u03c4\u03ad\u03c1\u03bf\u03c5\u03c2, \u2018corrompo i giovani\u2019, fonte: Platone, <em>Apologia<\/em>. La \u03b4\u03b9\u03b1\u03c6\u03b8\u03bf\u03c1\u03ac pu\u00f2 avere un\u2019estensione, bench\u00e9 limitata, rispetto alla parola italiana, a differenza della \u03b4\u03c9\u03c1\u03bf\u03b4\u03bf\u03ba\u03af\u03b1, che indica peculiarmente una condotta immorale, l\u2019esser comprati mediante doni. Infine da \u03c6\u03b8\u03bf\u03c1\u03ac con l\u2019aggiunta del prefisso privativo: \u03b1\u03c6\u03b8\u03b1\u03c1\u03c3\u03af\u03b1, indicante <em>incorruttibilit\u00e0<\/em>, <em>immortalit\u00e0<\/em>, e \u03b1\u03c6\u03b8\u03b1\u03c1\u03c4\u03cc\u03c2, incorrotto, immortale (5).\n\nEntrambi i registri, simbolico e liguistico, orientano verso una <em>philosophia naturalis<\/em>, indicano quindi un punto di partenza dall\u2019ordine<em> <\/em>\u201c<em>fisico\u201d<\/em>, definibile con Husserl come ci\u00f2 che \u00abappartiene alla connessione unitaria della natura fisica\u00bb: ci\u00f2 giusto a proposito di \u00abfilosofia naturalistica\u00bb. Pu\u00f2 anche dirsi un prender le mosse <em>dalla realt\u00e0 naturale<\/em>, ove \u201cnatura\u201d, \u03c6\u03cd\u03c3\u03b9\u03c2, \u00e8 \u00abintesa come unit\u00e0 dell\u2019essere spazio-temporale regolato da leggi naturali esatte\u00bb, ma anche come ci\u00f2 che \u00abc\u2019\u00e8 semplicemente\u00bb: \u00able cose ci sono, sono nello spazio infinito in quanto <em>in quiete<\/em>, <em>in moto<\/em> o <em>mutevoli<\/em>\u00bb (*) (10).\t\n<br>\nDemocrito e Leucippo elaborano <em>una fisica<\/em> basata su elementi invisibili per la loro piccolezza nonch\u00e9 indivisibili, perci\u00f2 detti \u03ac\u03c4\u03bf\u03bc\u03b1, atomi. Gli atomi si muovono urtandosi, rimbalzando, intrecciandosi e rimescolandosi, sicch\u00e9 vanno <em>disgregandosi<\/em> e <em>aggregandosi<\/em> fra loro in composti, aggregazioni (acqua, fuoco, pianta, uomo), nei nostri corpi e nelle affezioni e sensazioni di essi. In natura non esistono quindi n\u00e9 il colore, n\u00e9 il sapore, n\u00e9 il dolce o l\u2019amaro, che sono \u201copinioni\u201d: la \u201cverit\u00e0\u201d sono gli atomi e il vuoto. Tutte le cose derivano dalle \u201cdifferenze\u201d degli atomi. Le differenze sono: contatto reciproco, misura e direzione, che \u00e8 quanto dire ordine, figura, posizione. Cos\u00ec <em>il nascere \u00e8 l\u2019aggregazione di atomi<\/em> e <em>il dissolversi \u00e8 disgregazione<\/em>. In altre parole, gli atomi si tengono attaccati gli uni agli altri \u2013 mediante collegamenti e capacit\u00e0 di adesione fra loro \u2013 e rimangono in contatto solo fino a quando una necessit\u00e0 pi\u00f9 forte non li scuota violentemente e li disperda in varie direzioni (11). Aristotele \u2013 una delle fonti riportate da Hermann Diels in \u201cVita e dottrina\u201d di Democrito (oltre a Diogene Laerzio, Simplicio, Plutarco, Galeno <em>et alii<\/em>) \u2013 nel <em>De generatione et corruptione<\/em> sostiene che Democrito e Leucippo \u00abpongono le figure\u00bb o forme (\u03c4\u03ac \u03c3\u03c7\u03ae\u03bc\u03b1\u03c4\u03b1, gli atomi) e fanno derivare da queste l\u2019alterazione, la generazione e la <em>corruzione<\/em>, e precisamente dalla <em>dissociazione<\/em> o dall\u2019associazione <em>di queste figure<\/em> (*) (8a). \n<br>\nAristotele svolge in dettaglio il tema della corruzione nelle opere fisiche, ma anche nella <em>Metafisica<\/em> (8c) e nella \u201cLogica\u201d e precisamente in <em>Categorie<\/em> (8d); in modo specifico quindi nel <em>De generatione et corruptione <\/em>(8a). Qui egli apre enunciando chiaramente che si propone di determinare la causa e la definizione dei <em>processi di generazione <\/em>(\u03b3\u03ad\u03bd\u03b5\u03c3\u03b9\u03c2)<em> e corruzione (<\/em>\u03c6\u03b8\u03bf\u03c1\u03ac) <em>delle cose che per natura nascono e periscono<\/em>; ed inoltre \u2013 per quanto riguarda l\u2019accrescimento e l\u2019alterazione \u2013 di precisare che cosa sia ciascuno di questi fenomeni e se l\u2019alterazione e la generazione debbano essere considerate identiche per la loro essenza naturale oppure diverse \u2013 come risultano, del resto, diverse anche per i loro nomi (IA, 314a) (*). <br>\nIn primo luogo (314\u1d47) si distanzia sia dagli Atomisti sia da altri filosofi come Empedocle e forse Anassagora, confutando le teorie in base a cui la generazione e la corruzione derivano da un processo<em> di associazione e dissociazione<\/em> e l\u2019alterazione dal loro ordine e dalla loro disposizione (315\u1d47) o in base a cui si verificano generazione e corruzione secondo che i \u2018generi\u2019 si <em>unifichino o si sciolgano<\/em> (314\u1d47). Afferma invece recisamente che si possono pure attuare associazione e dissociazione, ma non (317a) fino a grandezze atomiche o a partire da grandezze atomiche, ma la dissociazione avviene soltanto fino a parti piccole o relativamente piccole. Il \u2018semplice\u2019 processo di generazione e corruzione, infatti, non \u00e8 dovuto ad associazione e dissociazione, ma <em>si attua quando una cosa<\/em> (\u03bc\u03b5\u03c4\u03b1\u03b2\u03ac\u03bb\u03bb\u03b7: muta, si trasforma) <em>cambia nella sua interezza da questo a quest\u2019altro<\/em>; quando il cambiamento (\u03bc\u03b5\u03c4\u03b1\u03b2\u03bf\u03bb\u03ae) si attua proprio nelle due componenti, formale e materiale, si avranno generazione e corruzione. Le cose, la sostanza, infatti sono un sinolo (\u03c3\u1f7b\u03bd\u03bf\u03bb\u03bf\u03bd) o una sintesi di materia e forma (8d). <br>\nVero \u00e8 che in <em>Categorie<\/em> generazione e corruzione (15a) sono menzionate fra le sei specie di movimento (\u03ba\u03af\u03bd\u03b5\u03c3\u03b9\u03c2), assieme a: accrescimento, diminuzione, alterazione, movimento locale (8b); ci\u00f2 che pu\u00f2 indurre talora a considerare movimento (\u03ba\u03af\u03bd\u03b5\u03c3\u03b9\u03c2) e mutamento (\u03ba\u03af\u03bd\u03b5\u03c3\u03b9\u03c2) alla stessa stregua e quindi: quando il movimento (mutamento) si attua in rapporto alla <em>sostanza<\/em> si avr\u00e0 generazione o, al contrario, corruzione (movimento sostanziale); quando il movimento (mutamento) si attua in rapporto alla <em>quantit\u00e0 <\/em>si hanno accrescimento o diminuzione (movimento quantitativo) (11). <br>\nMa \u00e8 in <em>Metafisica<\/em> (8d) che, sempre in base alle categorie, si precisa come \u03ba\u03af\u03bd\u03b5\u03c3\u03b9\u03c2 e \u03bc\u03b5\u03c4\u03b1\u03b2\u03bf\u03bb\u03ae si distinguano (1067a).  Il movimento \u00e8 passaggio da essere a essere, da contrario a contrario; non c\u2019\u00e8 quindi movimento secondo la sostanza, perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 nulla che sia contrario alla sostanza; c\u2019\u00e8 movimento in tre categorie: secondo la qualit\u00e0, la quantit\u00e0, il luogo (alterazione, accrescimento e diminuzione, movimento propriamente detto). Il mutamento da un non-soggetto a soggetto \u00e8 generazione, il <em>mutamento da un soggetto a un non-soggetto \u00e8 corruzione<\/em> (1067\u1d47); il passaggio da non-essere a essere \u00e8 generazione e <em>il passaggio da essere a non-essere \u00e8 corruzione<\/em>: n\u00e9 l\u2019una n\u00e9 l\u2019altra sono in movimento poich\u00e9 in nessun senso si pu\u00f2 dire che il non-essere si muove n\u00e9 che il non-essere sia in un luogo; cos\u00ec neppure la corruzione \u00e8 movimento: infatti il contrario del movimento \u00e8 la <em>quiete<\/em>, invece \u00e8 la <em>corruzione ad esser contraria alla generazione<\/em> (1068a). <br>\nUn\u2019altra importante questione \u00e8 quella inerente al \u2018ciclo\u2019 di generazione e corruzione, sempre in <em>De gener. et corr<\/em>., libro IA. Dal momento che ci\u00f2-che-si-corrompe si dilegua nel non-essere, e il non-essere \u00e8 nulla; che, intanto, perpetuamente qualcuna delle cose esistenti si dilegua, perch\u00e9 mai l\u2019universo gi\u00e0 da tempo non \u00e8 andato in rovina e non \u00e8 scomparso? In base al fatto che <em>la corruzione <\/em>(\u03c6\u03b8\u03bf\u03c1\u03ac) <em>di una cosa determinata \u00e8 generazione <\/em>(\u03b3\u03ad\u03bd\u03b5\u03c3\u03b9\u03c2)<em> di un\u2019altra, e la generazione di una cosa determinata \u00e8 corruzione di un\u2019altra.<\/em> Di qui non si evincer\u00e0 forse la necessit\u00e0 che il cambiamento (\u03bc\u03b5\u03c4\u03b1\u03b2\u03bf\u03bb\u03ae) sia incessante? (I, 318a). <br>\nNotevole per il nostro tema il concetto di \u2018generazione ciclica\u2019 dei \u2018corpi semplici\u2019, gli elementi, e \u2018il modo della loro trasformazione (\u03bc\u03b5\u03c4\u03b1\u03b2\u03bf\u03bb\u03ae) reciproca\u2019: del fuoco in aria attraverso la<em> corruzione del secco<\/em>, dell\u2019aria in acqua attraverso la <em>corruzione del caldo<\/em> e infine dell\u2019acqua in terra attaverso la <em>corruzione dell\u2019umido. <\/em>Il mutamento avviene a cagione delle \u2018contrariet\u00e0\u2019 o \u2018qualit\u00e0\u2019 insite in essi: infatti il secco \u00e8 la qualit\u00e0 della terra, il freddo la qualit\u00e0 dell\u2019acqua, come l\u2019umido e il caldo lo sono rispettivamente dell\u2019aria e del fuoco (II, 331a) (*). \u00c8 degno di nota il fatto che nel<em> De caelo <\/em>alla corruttibilit\u00e0 dei quattro elementi si<em> <\/em>contrappone l\u2019<em>incorruttibilit\u00e0 dell\u2019etere<\/em> (\u03b1\u03af\u03b8\u03ae\u03c1), l\u2019elemento di cui sono costituite le sfere e i corpi celesti, il quinto elemento o quintessenza (<em>quinta essentia<\/em>, dal greco \u03c0\u03ad\u03bc\u03c0\u03c4\u03bf\u03bd \u03c3\u03c4\u03bf\u03b9\u03c7\u03ae\u03b9\u03bf\u03bd); l\u2019<em>etere<\/em> \u00e8 ingenerato, statico, eterno, immutabile, tenue, privo di peso, perfettamente trasparente. L\u2019argomento non \u00e8 nuovo per la cosmologia greca, neppure per Platone che ne fa chiara menzione nell\u2019<em>Epimonide<\/em> (984b, 981c), ma \u00e8 Aristotele a delinearne l\u2019essenza: nel <em>De Caelo<\/em> infatti, oltre a descrivere l\u2019etere come la sostanza ingenerata, incorruttibile e inalterabile che compone i cieli \u2013 differenziandosi dai quattro elementi costitutivi del mondo sublunare \u2013, egli attribuisce l\u2019uso del termine che lo denota ad una tradizione assai antica e lo ritiene l\u2019elemento pi\u00f9 adatto ad indicare i cieli come sedi della divinit\u00e0 suprema (8b).\n<br>\nPlatone \u00e8 chiamato in campo dallo Stagirita (8a, IA, 315a) in merito all\u2019argomento in discorso con queste parole: \u00abPlatone si \u00e8 indubbiamente occupato <em>della generazione e della corruzione<\/em>, ma si \u00e8 limitato ad indagare solamente il modo in cui questo processo si riscontra nelle cose\u00bb. Si riferisce al <em>Timeo<\/em>, II, 52a, ove, dopo la grande cosmogonia, viene esposta l\u2019esistenza della realt\u00e0 <em>intelligibile<\/em> oltre a quella <em>sensibile<\/em>, nei termini seguenti: vi \u00e8 una forma di realt\u00e0 che \u00e8 sempre allo stesso modo, <em>ingenerata<\/em> ed imperitura, che non accoglie dal di fuori altra cosa, <em>n\u00e9 essa passa mai in altra cosa<\/em>, e non \u00e8 visibile n\u00e9 percepibile con altro senso, e che all\u2019intellezione tocca in sorte di contemplare. Sempre in 52a prosegue: vi \u00e8 una seconda forma di realt\u00e0 che \u00e8 sensibile, <em>generata<\/em>, <em>in continuo movimento<\/em>, che nasce in qualche luogo e nuovamente di l\u00e0 <em>perisce<\/em>, e questa si comprende con l\u2019opinione che si accompagna alla sensazione (*). <br>\nSi evince da altri scritti sull\u2019argomento (<em>Menone<\/em>, <em>Fedone<\/em>, <em>Fedro<\/em>, <em>Simposio<\/em>, <em>Repubblica<\/em>) che alla realt\u00e0 sensibile pertengono <em>divenire, mutamento, corruttibilit\u00e0<\/em>; alla realt\u00e0 intelligibile: <em>perfezione, immutabilit\u00e0, incorruttibilit\u00e0<\/em>. A sostegno, si noti la corrispondenza fra il dualismo metafisico-gnoseologico e il dualismo antropologico fra anima e corpo (platonico, neoplatonico, orfico): l\u2019anima \u00e8 semplice, pura, immortale, <em>incorruttibile<\/em>; il corpo \u00e8 sensibile, composto, non eterno, impuro, <em>corruttibile<\/em> (12).\n<br>\nProfondo conoscitore delle dottrine aristoteliche, Dante Alighieri analizza nella <em>Commedia<\/em> e in altri scritti (<em>Convivio<\/em>, <em>Quaestio de aqua et terra<\/em>) la <em>diade corruzione\/incorruzione<\/em> nel seno di un complesso e articolato contesto di saperi, comprendenti fisica, metafisica, antropologia, teologia (13). Per inciso, Dante pone Aristotele \u201ctra filosofica famiglia\u201d in uno <em>status<\/em> di eccellenza, come \u201cmaestro di color che sanno\u201d, nel castello illuminato delle grandi anime dell\u2019antichit\u00e0 pagana, vicino al suo commentatore, Averro\u00e8. Del resto, l\u2019apporto aristotelico-tomistico e quello dell\u2019averroismo latino nel testo dantesco sono ammessi dai maggiori dantisti italiani, pur essendo ammesse altres\u00ec tanto la molteplicit\u00e0 delle fonti quanto l\u2019elaborazione di una sintesi originale (14). \nDi particolare interesse ai fini del presente contributo, le quattro terzine del VII canto del Paradiso, vv. 124-135, ove si espone la dottrina della <em>corruttibilit\u00e0 <\/em>degli esseri creati da Dio mediante cause seconde e l\u2019incorruttibilit\u00e0 degli esseri creati da Dio direttamente e non mediatamente. \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abTu dici: \u201cIo veggio l\u2019acqua, io veggio il foco, \/ l\u2019aere e la terra in tutte lor misture \/ venire a corruzione e durar poco; \/\/ e queste cose pur furon creature; \/ per che, se ci\u00f2 ch\u2019\u00e8 detto \u00e8 stato vero, \/ esser dovrien da corruzion sicure\u201d.\/\/ Li angeli, frate, e \u2019l paese sincero\/ nel qual tu se\u2019, dir si posson creati,\/ s\u00ec come sono, in loro essere intero;\/\/ ma li elementi che tu hai nomati,\/ e quelle cose che di lor si fanno\/ da creata virt\u00f9 sono informati\u00bb. \n<\/span><br><br>\nLa dottrina dantesca degli <em>elementi <\/em>(13) prende le mosse da quella aristotelica (8a), ma qualora si consideri anche la loro <em>creazione<\/em>, si ammette (14) altres\u00ec l\u2019apporto di elementi neoplatonici ripresi da Avicenna \u2013 pure fra gli &#8220;spiriti magni&#8221; con Ippocrate e Galeno \u2013 e non solo. Nella complessa dottrina della corruttibit\u00e0 degli esseri, Dante invero accoglie anche la tesi scolastica e agostiniana della creazione <em>mediata<\/em> degli elementi ad opera delle intelligenze celesti nonch\u00e9 di una materia informe e caotica creata direttamente da Dio. Negli esseri generabili e contingenti opera quindi una distinzione fra la materia informe creata direttamente da Dio, ingenerata e incorruttibile, e la forma comunicata dalle intelligenze celesti. <br>\nSi giunge cos\u00ec alla tesi del sommo Poeta: gli <em>elementi<\/em>, i quattro elementi, e tutte le cose che sono composte da loro, <em>lor misture <\/em>(v. 125),<em> <\/em>sono soggetti a corruzione e a durar poco (v. 126), destino comune a tutti i corpi sensibili, per le contrariet\u00e0 insite in essi e per il movimento da contrario a contrario (\u201cogni elemento si muove e corrompe\u201d) (15). I corpi semplici sono infatti soggetti a generazione circolare e trasformazione reciproca mediante la corruzione delle qualit\u00e0 o contrariet\u00e0 proprie della loro sostanza costitutiva (v. <em>supra<\/em>); gli elementi inoltre e tutte lor misture ricevono la loro forma, sono <em>informati<\/em>, per intervento di una virt\u00f9 creata: diventano quello che sono non gi\u00e0 per intervento diretto di Dio, ma per il tramite di cause seconde. Di contro, gli angeli, cio\u00e8 le intelligenze celesti in tutte le loro gerarchie, ed i cieli, il paese <em>puro<\/em>, non derivano da <em>mistur<\/em>e di altre sostanze, ma si possono dire creati direttamente da Dio nella pienezza del loro essere, <em>in loro essere intero<\/em>, e quindi sono liberi e incorruttibili; cos\u00ec come \u00e8 incorruttibile la materia prima degli elementi e la virt\u00f9 che d\u00e0 forma alla materia, <em>virt\u00f9 informante<\/em>, create da Dio direttamente. Fra gli elementi, l\u2019<em>aria <\/em>presenta uno speciale interesse ai fini di questo saggio, come \u201cmezzo che continuamente si transmuta\u201d, cos\u00ec nel \u201c<em>corrompimento d\u2019aere<\/em>\u201d (<em>Cv<\/em>. III, IV). Nel trattato quarto del <em>Convivio<\/em> leggiamo:\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abMostra che Eaco vecchio fosse prudente, quando, avendo per pestilenza di corrompimento d\u2019aere quasi tutto lo popolo perduto, esso saviamente ricorse a Dio e a lui domand\u00f2 lo ristoro de la morta gente\u00bb (<em>Cv<\/em><em>.<\/em> IV, XXVII).\n<\/span><br><br>\nL\u2019aria \u00e8 soggetta ad alterazioni e corruzioni in maggior misura, rispetto ai quattro elementi aristotelici (8a), i <em>corpora<\/em> simplici (<em>Convivio<\/em>, <em>Quaestio<\/em>). Attraverso la corruzione del secco, l\u2019aria si trasforma in acqua (v. <em>supra<\/em>), mentre la corruzione della regione inferiore \u00e8 fonte di letali pestilenze: \u201c<em>morbus pestilentialis<\/em>\u201d \u201c<em>ex infectione aeris<\/em>\u201d (16). Quest\u2019ultima si inscrive e si comprende per entro la <em>tripartizione dell\u2019aria<\/em> in regioni o <em>interstitia<\/em>, concezione che Dante aveva mutuato da Aristotele (<em>Meteor.<\/em>, 13) e rispettivi commentarii di Alberto Magno e Averro\u00e8. <br>\nOrbene, la <em>regione inferiore <\/em>dell\u2019aria \u2013 fredda, contigua alla terra, il luogo che ospita uomini e animali \u2013 pu\u00f2 divenire veicolo di epidemie mortali <em>per pestilenza di corrompimento d\u2019aere, <\/em>corruzione che \u00e8 di duplice natura. La prima di origine terrestre rimanda alle esalazioni di cadaveri putrescenti di animali, a quelle di acque stagnanti, allo spiritus di animali velenosi; la seconda, di origine celeste, deriva soprattutto dalla \u00abconjunctio duarum&#8230; stellarum&#8230; Iupiter et Mars&#8230; in signo Geminorum\u00bb. Si hanno cos\u00ec \u00abventi pestilenziali, arie corrotte (<em>aeres corruptos<\/em>), che rapidamente uccidono una moltitudine di uomini e animali\u00bb (16). <br>\nAnche l\u2019<em>aria infernale<\/em> (<em>Commedia<\/em>, If.) emana effluvi pestilenti: l\u2019aria infernale \u00e8 <em>grossa<\/em> per via della nebbia; oscura (<em>aura nera<\/em>, If. V, 51; <em>aere tenebroso<\/em>, If. VI, 11), per l\u2019assenza di sole, di luna e di vicenda nictemerale (<em>aura sanza tempo tinta<\/em>, If. III, 29); <em>impura<\/em> per la stagnazione di acque, vapori ignei e nebbia, che cos\u00ec manda esalazioni pestilenziali. Ci\u00f2 in antitesi alle caratteristiche dell\u2019aria nella regione superiore: qui l\u2019aria \u00e8 calda e secca poich\u00e9 contigua alla sfera del fuoco (il sito del paradiso terrestre, non solo per Dante); \u00e8 <em>luminosa <\/em>per la vicinananza del sole (<em>aere luminoso<\/em>, Pg. XXIX, 35); tolte le cause stesse di ogni alterazione e corruzione, \u00e8 pura, <em>\u201csanza mutamento<\/em>\u201d (Pg. XXVIII, 7).<br>\nPer quanto concerne l\u2019<em>anima<\/em>, l\u2019Alighieri \u00e8 pienamente aderente (<em>Cv.<\/em> III, II, 11-13) alla dottrina aristotelica delle tre potenze \u2013 vegetativa, sensitiva, intellettiva \u2013 nonch\u00e9 ai rapporti fra potenze ed alla loro figurazione, del triangolo, quadrato e pentagono disposti l\u2019uno sull\u2019altro (13). Nondimeno se ne discosta ampiamente (<em>Cv<\/em>. III, II, 14) nella concezione dell\u2019<em>incorruttibilit\u00e0 dell\u2019anima<\/em>, che assume cos\u00ec il senso propriamente e scritturalmente <em>cristiano<\/em> di parte incorruttibile dell\u2019uomo, anche per il tramite di apporti neoplatonici, ma soprattutto tomistici (17). <br>\nCi\u00f2 nella <em>Commedia<\/em> come in altri scritti, fra cui soprattutto il <em>Convivio<\/em>: tuttavia nel canto VII del <em>Paradiso<\/em> la terza ed ultima questione del monologo di Beatrice riguarda proprio la corruttibilit\u00e0 del mondo (vv. 121-135, cit.) e l\u2019incorruttibilit\u00e0 dell\u2019anima umana (vv. 136-148), dimodoch\u00e9 tale sequenza risulta in special modo attinente al tema in discorso.\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abCreata fu la materia ch\u2019elli hanno;\/ creata fu la virt\u00f9 informante\/ in queste stelle che \u2019ntorno a lor vanno.\/\/ L\u2019anima d\u2019ogne bruto e de le piante\/ di complession potenz\u00efata tira\/ lo raggio e \u2019l moto de le luci sante;\/\/ ma vostra vita sanza mezzo spira\/ la somma beninanza, e la innamora\/ di s\u00e9 s\u00ec che poi sempre la disira.\/\/ E quinci puoi argomentare ancora\/ vostra resurrezion, se tu ripensi\/ come l\u2019umana carne fessi allora\/\/ che li primi parenti intrambo fensi\u00bb.\n<\/span><br><br>\n<em>Incorruttibile <\/em>\u00e8 la materia prima degli elementi, la virt\u00f9 datrice di forma e le sfere celesti (136-138), create da Dio direttamente; <em>corruttibile<\/em> e mortale \u00e8 l\u2019anima degli animali e delle piante, tratta dalla luce e dal moto dei cieli da una mescolanza di elementi che la contiene in potenza (139-141); immortale \u00e8 l\u2019anima umana che la bont\u00e0 divina crea e infonde direttamente, <em>sanza mezzo<\/em> (141-143); si pu\u00f2 spiegare quindi la risurrezione dei corpi, se si considera il corpo umano creato quando furono creati i suoi progenitori (145-148). Infatti: \u00abCos\u00ec \u00e8 anche la risurrezione dei morti. \u00c8 seminato nella corruzione (\u03b5\u03bd \u03c6\u03b8\u03bf\u03c1\u03ac), \u00e8 destato nell\u2019incorruzione (\u03b5\u03bd \u03b1\u03c6\u03b8\u03b1\u03c1\u03c3\u03af\u03b1)\u00bb (1 Cor. 15, 42). All\u2019argomento dell\u2019anima incorruttibile poich\u00e9 creata non mediatamente da Dio, l\u2019Aquinate aggiunge quello della <em>semplicit\u00e0<\/em>,<em> <\/em>corollario a sua volta della sostanzialit\u00e0<em> <\/em>(<em>Contra Gent.<\/em>, II, LV, 4): l\u2019anima non pu\u00f2 corrompersi, giacch\u00e9 non vi \u00e8 in essa passaggio da un contrario all\u2019altro, n\u00e9 composizione di forma e materia, n\u00e9 potenza a non essere, ma vi \u00e8 in essa completezza nella semplicit\u00e0 (17).\n<br>\nNel tragitto finora percorso pu\u00f2 dirsi gi\u00e0 in parte delineata la <em>linea tensionale<\/em> fra i due poli della diade: <em>dal negativo<\/em> incatenato all\u2019<em>Ananke<\/em> della materialit\u00e0, con passioni e mutamenti, <em>al positivo<\/em> incalzato dallo <em>Streben<\/em> che si oppone e per molte vie cerca ostinatamente di sottrarvisi. A tal proposito, uno scenario emblematico quant\u2019altro mai, quasi una ierofania della tensione umana riformatrice contro la morte e la corruzione, \u00e8 quello che pu\u00f2 mirarsi nel capitolo 15 di <em>1 Corinti<\/em> (20):\n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abPoich\u00e9 la tromba suoner\u00e0, e i morti saranno destati incorruttibili (\u1f71\u03c6\u03b8\u03b1\u03c1\u03c4\u03bf\u03b9), e noi saremo mutati. Poich\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 corruttibile (\u03c4\u03cc \u03c6\u03b8\u03b1\u03c1\u03c4\u03cc\u03bd) deve rivestire l\u2019incorruzione (\u03b1\u03c6\u03b8\u03b1\u03c1\u03c3\u03af\u03b1\u03bd), e ci\u00f2 che \u00e8 mortale deve rivestire l\u2019immortalit\u00e0, allora si adempir\u00e0 la parola scritta: la morte \u00e8 stata inghiottita nella vittoria\u00bb (1Cor. 15, 52-55).\n<\/span><br><br>\nL\u2019incorruzione vincer\u00e0 per sempre sulla corruzione, la morte verr\u00e0 <em>inghiottita<\/em> (21b) nella vittoria, il mistero della morte sar\u00e0 vinto dalla promessa di ricominciamento e di accesso all\u2019immortalit\u00e0. Tutto ci\u00f2 si compir\u00e0 mediante Michele Arcangelo, che guida alla vittoria contro il dragone la milizia celeste (<em>Riv<\/em>. 12, 9), ma soprattutto grazie alla vittoria \u00abper mezzo di colui che ci ha amati\u00bb (<em>Rom<\/em>. 8, 37; Gv. 16, 33), il Cristo o l\u2019Unto, che \u00abschiaccer\u00e0 la testa\u00bb (<em>Gen<\/em>. 3,15) al \u00abDragone, l\u2019<em>antico serpente,<\/em> che \u00e8 Diavolo e Satana\u00bb (<em>Riv<\/em>. 12, 3-11; 20, 2-3), l\u2019<em>Urschlange<\/em>, in una delle significazioni mistiche del <em>simbolismo ofidico<\/em>: guardiano e ladro dell\u2019albero della vita (<em>Gen<\/em>. 2, 9; 3, 3-15; <em>Riv<\/em>. 22, 2), ostacolo e custode delle vie all\u2019immortalit\u00e0. \n<br>\nCos\u00ec d\u00e8i e semidei in altre religioni e nella mitologia classica trionfano sul Tempo e sul Kaos: il dio vedico Indra con il fulmine colpisce a morte il serpente o drago cosmico V\u1e5btra (<em>\u1e5a<\/em><em>gveda<\/em>); il nume shinto delle tempeste, Susanowo, uccide il potente boa dalle otto teste (<em>Kojiki, I<\/em>); Apollo soffoca il serpente <em>Python<\/em>; Perseo mozza il capo a Medusa e le serpi che vi porta; Giasone addormenta il Drago insonne a guardia del Vello d\u2019oro; Eracle trionfa sul serpente marino a nove teste di cui una immortale, l\u2019Idra di Lerna (22). \n<br>\nIl terrore, la ripugnanza, l\u2019orrore sacro, l\u2019avversione naturalmente esperiti in ogni tempo e in ogni luogo per la morte e la corruzione, per il mondo delle tenebre e dei sepolcri finisce tuttavia per manifestare \u2013 attraverso numerose e diverse vie, attraverso simboli, riti e miti \u2013 una sola potente tensione: esorcizzare la morte, dominare il tempo, addomesticare il divenire, neutralizzare il negativo. \n<br>\nNell\u2019insuperata sistematizzazione di Gilbert Durand (1921-2012) tutto ci\u00f2 si colloca entro le due strutture, schizomorfa e sintetica, rinvianti, in uno schema bipartito del simbolismo immaginario, a due ordini o \u201cregimi\u201d della funzione simbolica: il regime \u201cdiurno\u201d, di separazione o schizomorfia, strutture eroiche, antitesi polemica e idealizzazione; il regime \u201cnotturno\u201d, di sintesi, strutture drammatiche o antifrastiche, dialettica degli antagonisti e <em>coincidentia oppositorum<\/em>. \n<br>\nVi si seleziona quanto abbia stretta attinenza al nostro tema. Nel <em>regime diurno<\/em>, polemico e idealizzante \u2013 la cui <em>struttura<\/em> schizomorfa e diairetica \u00e8 \u2018<em>Spaltung\u2019, <\/em>ossia diairesi, divisione<em>,<\/em> pensiero dualistico; il cui <em>schema verbale<\/em> \u00e8 \u2018distinguere\u2019, ossia separare, segregare, disgiungere \u2013 le immagini si situano in coppie simmetriche. <em>Archetipi \u2018epiteti\u2019<\/em>: impuro\/puro; scuro\/chiaro; basso\/alto. <em>Archetipi \u2018sostantivi\u2019<\/em>: tenebre\/luce; miasma\/aria; contaminazione\/battesimo. Simboli: larva brulicante\/ala; corpo\/spirito; materia\/etere; ove quest\u2019ultimo \u00e8 sostanza celeste per eccellenza. \n<br>\nOrbene, appaiono limpidi l\u2019isomorfismo e la convergenza degli <em>elementi figurali <\/em>oscurit\u00e0, acqua cupa, larva brulicante, materia<em>, <\/em>i quali si organizzano cos\u00ec in una <em>costellazione simbolica <\/em>attorno al tema archetipico<em> dell\u2019impuro\/corrotto<\/em>, come rappresentazione costellante, e, correlativamente, le immagini antitetiche attorno al tema del puro\/incorrotto. Il rituale che vi corrisponde \u00e8 l\u2019<em>incinerazione<\/em>: rituale potentemente uranico e solare, atto a sottrarre il corpo dopo la morte alla decomposizione biologica e all\u2019infestazione di insetti e larve, sottraendo cos\u00ec l\u2019<em>humana condicio<\/em> alla violenta repulsione che tale processo irriflessivamente suscita, all\u2019angoscia. Non \u00e8 un\u2019angoscia qualsiasi, non \u00e8 un\u2019angoscia come un\u2019altra: \u00e8 <em>l\u2019angoscia<\/em>, illimitata, infinitizzata, primaria, che attinge alla sfera pi\u00f9 opaca del pathos, alla personificazione stessa del <em>tremendum<\/em>. \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n<em>Ellen adesso \u00e8 divenuta un nulla, un timido verme colpito dalla maledizione, circondato da nera notte. Il s\u00e9 continua a vegetare sotto forma di animale strisciante, in forma di cieco verme. Le forme in cui si configura la vita declinante, l\u2019esistere vegetando a guisa di verme sotto terra, l\u2019ingiallire e la sfatta putredine, il mondo della nausea <\/em>si trovano ora in una chiara connessione essenziale con <em>le forme con cui si delinea la minaccia per la coscienza morale, lo scherno, l\u2019accusa che annienta, la maledizione, con il mondo del male e della colpa <\/em>[\u2026].<em> <\/em>I mondi in cui questo <em>esserci<\/em> ha il suo <em>ci <\/em>(<em>da <\/em>in <em>da-sein<\/em>) sono dunque il mondo <em>sulla terra<\/em>, il <em>mondo dell\u2019aria<\/em> e <em>il mondo nella e sotto la terra<\/em> [&#8230;]. Ben presto si profila il contrasto fra il mondo \u201caereo\u201d e il mondo angusto, il mondo della \u201ctomba\u201d; <em>il mondo dei desideri \u201calati\u201d e degli \u201cideali supremi\u201d<\/em>, e <em>il mondo della \u201cbrama\u201d, dell\u2019esistenza \u201cnaturale\u201d, che \u201ctira verso la terra<\/em>\u201d. In modo sempre pi\u00f9 violento si stagliano, respingendosi, un mondo su cui si irradia la luce del sole, che <em>si estende nell\u2019infinito, <\/em>il mondo<em> animato, <\/em>bagnato di<em> luce, caldo e colorato<\/em>, in una parola il mondo <em>etereo<\/em>, e il mondo angusto, <em>intanfito <\/em>e <em>oscuro,<\/em> freddo, incolore <em>sotto <\/em>la terra, il mondo della <em>tomba<\/em> (*) (22).\n<\/span><br><br> \nNel <em>regime notturn<\/em>o, sintetico e realistico, le <em>strutture<\/em> drammatizzanti e sistematizzanti sono la dialettica degli antagonisti, la <em>coincidentia oppositorum<\/em>, il ciclo e la storicizzazione; lo <em>schema verbale<\/em> \u00e8 il <em>riunire<\/em>. Qui archetipi e simboli non sono pi\u00f9 diadi di <em>opposita<\/em>, essendo gi\u00e0 in s\u00e9 immagini sintetiche o riti che esorcizzano il tempo mortale e la decomposizione mediante l\u2019eufemizzazione, l\u2019inversione, l\u2019antifrasi. Di nostro interesse, l\u2019<em>inumazione, <\/em>come rituale eufemizzante del sepolcro e della corruzione che pu\u00f2 spingersi fino all\u2019antifrasi: l\u2019infatuazione romantica per la morte e il suicidio, per le rovine, la cripta, il sepolcro; per non citare sadismo e necrofilia. Uno dei <em>simboli dell\u2019inversione<\/em> il \u00abventre inghiottitore\u00bb, che dall\u2019eufemismo si spinge all\u2019antifrasi del contenuto simbolico dell\u2019inghiottimento: ossia non deterioramento, ma avvaloramento (<em>Gna.<\/em> 1,17; 2,10). Di particolare importanza nonch\u00e9 universali nel patrimonio immaginario dell\u2019umanit\u00e0 i <em>simboli ciclici<\/em>, figurazioni dell\u2019aggiogamento dei contrari e degli antagonismi: il tempo ciclico (<em>annus<\/em>, accrescitivo di <em>annulus<\/em>: ciclo, secondo il Pianigiani), la forma circolare, la spirale, l\u2019uroboro (21b). \n<br>\nEpilogando, se si pu\u00f2 assumere che lo \u00abstudio dei simbolismi\u00bb sia \u00abstrumento di conoscenza dell\u2019uomo\u00bb (2), si pu\u00f2 anche inferire che i <em>due regimi <\/em>di pensiero e di intenzionalit\u00e0 figurale siano capaci di offrire un\u2019ermeneutica non solo dell\u2019uomo astorico o metastorico, ma dell\u2019uomo rivelato dalla storia, nell\u2019intero campo esperienziale e culturale, individuale e collettivo. Alla luce di ci\u00f2 non si pu\u00f2 dunque asserire, nell\u2019<em>idioma schizomorfo<\/em>, che le pratiche di incinerazione, imbalsamazione, mummificazione, ibernazione in tutta evidenza palesino non gi\u00e0 la chimera di sottrarsi alla morte, ma la rivolta, caparbia e utopica, di sottrarsi all\u2019incubo della decomposizione, alla \u00abfigura roditrice del Tempo\u00bb (21) che muta (8), e, mutando, trasforma, altera, corrompe? \n<br>\nCos\u00ec in seno alla <em>sintassi copulativa \u2013 <\/em>ove la <em>coincidentia oppositoru<\/em>m giuoca un ruolo centrale nella polarit\u00e0 notturna, mistica e antifrastica \u2013 pu\u00f2 forse intravedersi in uno dei simboli pi\u00f9 rappresentativi, la <em>pietra filosofale<\/em> e l\u2019<em>Opus alchemicum<\/em> come sua fucina, la stessa rivolta contro il Tempo mortale, l\u2019ideale di redenzione, di riscatto dalla corruzione della \u00abNatura nella sua interezza\u00bb (2a) non solo dell\u2019uomo, questa volta.\n<br>\nFra quelle considerate, due manifestazioni inerenti a ciascuno dei paradigmi immaginali esposti sono parse <em>esemplari<\/em> e meritevoli di maggior attenzione: ci\u00f2 in base tanto alla stretta pertinenza al tema in discorso, quanto ad un carattere a tal segno amplificato e <em>iperbolico<\/em>,<em> <\/em>da conferire ad essi una speciale pregnanza ed efficacia dimostrativa. In ordine al pensiero diairetico, la pratica del buddhismo esoterico giapponese dell\u2019auto-mummificazione o <em>Sokushinbutsu<\/em>; nell\u2019ambito delle strutture sintetiche, quell\u2019<em>Organon<\/em> di cogitazioni filosofico-empiriche esoteriche e mistico-ermetiche alla ricerca della <em>quintessenza<\/em> o <em>elixir <\/em>o <em>lapis philosophorum<\/em>, comunemente denominato <em>Alchimia<\/em>. \n<br>\nNell\u2019ambito della polarit\u00e0 diairetica, come detto: la pratica ascetica estrema del Buddhismo giapponese di purificazione (<em>physical<\/em>, <em>bodily<\/em>, <em>corporeal incorruption<\/em>) sino all\u2019auto-mummificazione, al fine di raggiungere lo stato di <em>Sokushinbutsu<\/em> o \u00abBuddha nel suo stesso corpo\u00bb. Studio di riferimento quello documentatissimo di Jonathan Paul Morris (7), docente nell\u2019Universit\u00e0 di Tohoku, la regione delle montagne sacre Dewasanzan, centro dello <em>Shugen-do<\/em>, la setta della scuola Shingon ai cui membri si attribuisce la dottrina e la pratica del <em>Sokushinbutsu<\/em>, nel periodo Heian del Buddhismo esoterico giapponese, e precisamente a partire dal XI secolo. Il primo <em>Sokushinbutsu<\/em> ricordato \u00e8 il monaco Tendai chiamato Z\u014dga (917-1003, \u00abbeing placed in an earthenware pot for 3 years\u00bb). Il fenomeno si \u00e8 accresciuto nel XVIII e XIX secolo (7a), fino ad essere o del tutto segreto ovvero estinto, da quando giuridicamente vietato. \nNel durissimo percorso di purificazione fisica si riconoscono generalmente cinque fasi. 1) <em>Kokudachi<\/em> o astinenza dalle cinque o dieci fondamentali specie di cereali e legumi del luogo: riso, frumento, grano saraceno, sorgo, fagioli, semi di sesamo, miglio, pan\u00ecco; 2) <em>Mokujiki<\/em> o \u201cWood-eating\u201d: corteccia e aghi di pino, talora con aggiunta di t\u00e8 a base di <em>urushi<\/em>, pianta velenosa destinata a produrre lacca per ceramiche \u2013 qui verosimilmente atta a prevenire l\u2019infestazione dei decomponenti biologici mediante lo stato tossico provocato; 3) <em>Danjiki <\/em>o totale astinenza dal cibo, dopo graduale riduzione; 4) <em>Inumazione<\/em>: nella terra, in alcuni casi mentre il monaco \u00e8 ancora vivo; 5) <em>Esumazione<\/em>: dopo 3 anni \u2013 con l\u2019evidente scopo di verificare l\u2019assenza di processi putrefattivi: solo i corpi dei monaci realmente preservati fino alla mummificazione, i <em>Sokushinbutsu<\/em> o \u00abBuddha nel suo stesso corpo\u00bb, saranno esibiti come oggetto di profonda venerazione. A tale proposito \u00e8 utile citare le interessanti considerazioni dell\u2019autore circa la \u00abmummia come immagine\u00bb (<em>mummy as image<\/em>, <em>visual object<\/em>): \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u00abThe Kongobujigonry\u016bshugy\u014dengi (968c.e.) has been recognised as the earliest text containing the legend of the incorruptibility of K\u016bkai. [&#8230;] The development of the legend of the <em>ny\u016bj\u014d<\/em> (\u5165\u5b9a-the entering into of ongoing meditative stillness) of K\u016bkai provides an <em>archetypal image<\/em> recreated in the <em>sokushinbutsu<\/em> (\u5373\u8eab\u4ecf), self-mummified \u201cbuddhas in this very body\u201d, of the Tohoku region of Japan. The intellectual development of this image is explored not only as a collection of textual materials, but is also interpreted in theoretical terms as an <em>archetypal image in itself <\/em>\u00bb (7).\n<\/span><br><br>\nPer inciso, diverse le fonti ove si accenna a dottrine e pratiche similari presso il Buddhismo tibetano, cinese, taiwanese e relative aree geografiche: fra i segni miracolosi in coloro che raggiungono la \u201crinascita nella Terra Pura\u201d vi \u00e8 l\u2019incorruzione del corpo (<em>bodily incorruption<\/em>), oltre a musica, luce e fragranze.\n<br>\nIn appendice, ma d&#8217;indubbio rilievo entro il tema dell\u2019incorruzione come segno di santit\u00e0, la questione dei <em>corpora incorrupta<\/em>, tutta occidentale e precisamente medievale, bench\u00e9 non manchino recenti disamine (7b.1), oltre alla vasta letteratura agiografica. In sintesi, l\u2019esistenza di corpi incorrotti di santi della cristianit\u00e0 cattolica a distanza di secoli dalla loro morte \u00e8 ben documentata: Joan Carrol Cruz elenca 102 corpi incorrotti, ma il suo elenco non \u00e8 completo; Gino Fornaciari enumera 315 corpi preservati di santi, fra cui almeno 25 mummie (7b.2). <br>\nIn tutta evidenza l\u2019analogia fra Buddhismo e Cattolicesimo si ferma all\u2019equazione <em>corpus integrum\/corpus incorruptum<\/em> e santit\u00e0. Infatti, radicale ed evidente \u00e8 la differenza quanto al principio dottrinale, stabilito anzitutto dall\u2019Aquinate nella <em>Summa Theologiae<\/em>, sulla base degli scritti biblici, ma anche delle <em>auctoritates<\/em> rappresentate da Aristotele e Agostino (7b.3). Nella dottrina cristiana la purit\u00e0 spirituale conduce alla purezza e alla preservazione del corpo, mentre l\u2019impurit\u00e0 spirituale conduce alla decomposizione; del resto \u201cLa corruzione del corpo che appesantisce l\u2019anima non \u00e8 causa del primo peccato; <em>non la carne corruttibile ha reso peccatrice l\u2019anima, ma l\u2019anima peccatrice ha reso corruttibile la carne<\/em>\u201d (<em>De civ. Dei<\/em>, II, 13-14). <br>\nA sostegno della concezione tutta spirituale di un\u2019equazione di tal sorta, basterebbe por mente al fatto che essa pu\u00f2 essere oggetto di dogma, come nel caso della Vergine, ove \u00e8 sussunto nel dogma dell\u2019Assunzione: Maria, <em>Theotokos <\/em>(dal greco \u0398\u03b5\u03bf\u03c4\u03cc\u03ba\u03bf\u03c2), portatrice di Dio, \u00e8 esente da ogni forma di peccato n\u00e9 pu\u00f2 essere soggetta alle leggi della natura, quindi le spoglie della madre di Dio non potevano essere corrotte dalla morte. Il suo corpo doveva essere preservato: \u00e8 cos\u00ec che fu assunta in cielo interamente, in anima e corpo (Concilio di Efeso, Giovanni Damasceno in <em>Homilia II in dormitionem B.V. Mariae, <\/em>Papa Pio XII in<em> Munificentissimus Deus, <\/em>1950) (7b.5). <br>\nPurtuttavia, quanto ai <em>corpora incorrupta<\/em> non appartenenti a santi canonizzati, non sono mancate le interpretazioni in chiave <em>demonologica<\/em>: ampia l\u2019esposizione di questa tesi in <em>Disquisitionum Magicarum libri sex<\/em> del teologo gesuita Martin Antonio del R\u00edo. L\u2019erudito fiammingo \u00e8 noto proprio per il Libro VI del <em>Disquisitionum magicarum<\/em>, che servirono a lungo a giureconsulti e inquisitori come manuale nei processi di stregoneria (7b.6).\n<br>\nFin qui dello schema dualistico. Si tratta ora di accedere al reame <em>sintetico<\/em>, a quel regime del pensiero e del \u2018mundus imaginalis\u2019 ove gli opposti, gli elementi in contrapposizione, le polarit\u00e0 si attraggono alla strenua ricerca di una <em>coniunctio<\/em> o <em>coincidentia oppositorum<\/em>. \u00c8 infatti l\u2019\u2018unione degli opposti\u2019 il concetto pi\u00f9 tipico e vulgato dell\u2019Alchimia (Ars Laboriosa Convertens Humiditate Ignea Metalla In Mercuris=Aurum) (24c), designante anche il risultato del \u2018matrimonio filosofico-alchemico\u2019 (allegoria dell\u2019unione di Zolfo e Mercurio, Argento e Oro, Luna e Sole) ossia il medicamento \u2018ermetico\u2019 <em>lapis philosophorum<\/em>, quintessenza o elixir, <em>balsamum vitae <\/em>o pietra filosofale: il <em>compositum de compositis<\/em> in grado di ricondurre <em>ogni realt\u00e0 al suo principio incorruttibile <\/em>(24). <br>\nIl <em>magisterium operis<\/em>, empirico, unito alla <em>scientia Dei<\/em>, intellettuale, rappresentano una sapienza che si concreta allo scopo di ricondurre la natura alla totalit\u00e0 luminosa e aurea, all\u2019<em>incorrotta vita del mondo<\/em>, alla <em>rem perfectam. <\/em>Quest\u2019ultima infatti \u00e8 stata deviata a causa della <em>corruzione della materia primigenia<\/em>, che \u00e8 decadimento dalla materia originaria perfetta o <em>Urgrund incorrotto <\/em>e \u2018ferimento\u2019 dell\u2019<em>infans incorruptibilis<\/em> da parte del serpente primordiale (24b). \u00c8 tramite la <em>macula peccati<\/em> che la morte \u00e8 comparsa nel mondo e <em>mutabilitas<\/em> si \u00e8 tramutata in <em>corruptibilitas: <\/em>la \u2018macula peccati\u2019 \u00e8 il peccato originale, la seduzione della donna=Luna ed il morso velenoso del serpente primitivo. Ecco dunque i principali componenti della c<em>oniunctio<\/em>, nelle categorie individuate da Jung (cit.) e qui contratte: a) gli opposti personificati e i paradossi; b) gli opposti incrociati; c) i simboli teriomorfi e le loro raffigurazioni.<em> <\/em>a) Primo gruppo: la Pietra \u201cche non \u00e8 una pietra\u201d, Lapis philosophorum=elixir=quintessenza=pietra \u201cdai mille nomi\u201d, che \u00e8 sia materia iniziale e <em>corruttibile<\/em>, sia materia finale e <em>incorruttibile<\/em>; il Sol invisibilis o Archeus=scintilla (=elixir=Mercurio filosofico) racchiude la corruzione e la protezione dalla corruzione, essendo <em>corruptor corporis<\/em> ed elixir o <em>balsamum vitae<\/em> in grado di estirpare peccato e corruzione; la Luna, affine alla morte, attraverso la cui corruzione, il Leone (=Sol) viene oscurato; la Scintilla, che pu\u00f2 essere potente veleno mortifero o farmaco vivificante=<em>bonum venenum<\/em>; lo Zolfo, Sulphur, la cui azione corruttiva si basa sulla sua infiammabilit\u00e0, la cui natura tenebrosa sta nel <em>corrumpere<\/em> inteso anche come <em>putrefacere \u2013 <\/em>dunque <em>causae corruptionis<\/em> e <em>causae putredinis<\/em> \u2013 ma, al momento della dissoluzione dei viventi, esso \u00e8 l\u2019ultimo della corruzione da un lato, ma il primo della generazione dall\u2019altro: <em>Sulphur duplex<\/em>, quindi; il Sal, \u2018amaro\u2019 non salato, sostanza luminosa analoga al Lapis che vince il diavolo nero dell\u2019inferno, ma derivando dalla materia prima=mare=caos che \u00e8 \u2018amara\u2019 e \u2018corrotta\u2019 ne divide la condizione: <em>corruptio et impuritas<\/em> dei <em>corpora imperfecta<\/em>; il Mercurio dei filosofi, che, assieme a Sulphur, rappresenta la contrapposizione fondamentale in funzione della quale si ordinano tutte le polarit\u00e0 (p.e., tenebre\/luce, vita\/morte, vero\/falso, virt\u00f9\/vizio, puro\/impuro, corrotto\/incorrotto). <br>\nLa coppia di elementi, Zolfo+Mercurio, infatti, rappresenta emblematicamente gli opposti disgiunti ma passibili di riunificarsi nel Terzo elemento=Fuoco segreto=Spirito universale, che compie il prodigio della Pietra filosofale: l\u2019incesto o matrimonio alchemico, la <em>coniunctio<\/em> o <em>coincidentia oppositorum<\/em>. b) Secondo gruppo, degli opposti incrociati: il quaternio e la quaternit\u00e0 (p.e., quattro elementi, quattro umori, quattro fasi dell\u2019Opus: dalla <em>nigredo<\/em>=putrefatio alla <em>rubedo<\/em>=pietra filosofale) e il doppio quaternio o l\u2019ogdoade, che rappresenta una totalit\u00e0, al tempo stesso celeste e terrena, spirituale e corporale. c) Terzo gruppo, dei simboli teriomorfi e figure umane, che incarnano o raffigurazioni subumane teriomorfe (Drago alato, Filius canis, Regina madre animalizzata) o personaggi regali e divinit\u00e0 (Rex e Regina, Adamo ed Eva); fra i simboli teriomorfi, si erge il <em>serpens qui caudam devorat, <\/em>l\u2019<em>Uroboro, <\/em>il simbolo per eccellenza dell\u2019unione degli opposti o dell\u2019incesto ermetico-filosofale o della verit\u00e0 alchemica e della m\u00e8ta del processo, il <em>Lapis philosophorum<\/em>. Antichissimo, universale e plurideterminato, simbolo palingenetico del tempo ciclico, dell\u2019eternit\u00e0, dell\u2019immortalit\u00e0 (2b). Nella tradizione alchemica l\u2019Uroboro \u00e8 figurazione emblematica del potere che<em> riconduce ogni realt\u00e0 al suo principio incorruttibil<\/em>e, divorando gli elementi corruttibili <em>in cauda draconis, <\/em>nella coda del serpente: Sulphur, <em>causae corruptionis.<\/em> \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\u00abGrazie alla<em> ricchezza dei suoi simboli, l\u2019alchimia ci consente di farci un\u2019idea del tentativo operato dallo spirito umano,<\/em> che pu\u00f2 essere paragonato al rito religioso, all\u2019<em>opus divinum<\/em>. L\u2019<em>opus<\/em> alchemico tuttavia differisce da questo perch\u00e9 non costituisce un\u2019attivit\u00e0 collettiva [\u2026] ma \u00e8 un\u2019esperienza individuale in cui l\u2019adepto mette in giuoco tutto il proprio essere, <em>per raggiungere la m\u00e8ta trascendentale <\/em>[\u2026]. Innumerevoli le disquisizioni sulla natura della condizione finale, che si riflettono nelle sue raffigurazioni. Le pi\u00f9 comuni sono le idee di durevolezza: prolungamento della vita, <em>immortalit\u00e0, incorruttibilit\u00e0 del corpo<\/em>\u00bb (*) (24.1).\n<\/span><br><br>\n\nL\u2019itinerario antropologico finora percorso entro i reami dell\u2019idealit\u00e0 riformatrice \u2013 attraverso simboli, archetipi, miti, culti religiosi \u2013 porta a constatare come la vicenda umana, presente e passata, altro non sia se non la perpetua drammaturgia della rivolta contro il Destino mortale, insieme con le escogitazioni innumerevoli ed estreme atte a sfuggirgli e poter cos\u00ec accedere all\u2019eternit\u00e0 e alla purezza. Il concetto di \u00abstruttura storica dell\u2019immaginario\u00bb ben si attaglia a quanto si \u00e8 appena evidenziato, cos\u00ec pure la formulazione del mito come \u00abstruttura vivente\u00bb, in grado di \u00abfornire modelli per la condotta umana e conferire, con ci\u00f2, significato e valore all\u2019esistenza\u00bb. Cos\u00ec Mircea Eliade (2c).\n<br>\nSul piano etico-morale, pu\u00f2 dirsi alla stessa stregua che la storia dell\u2019uomo altro non sia se non la storia di fatti di corruzione, di ogni sorta e magnitudine: a giusto titolo, la \u00abcorruzione pu\u00f2 essere inquadrata\u00bb fra i \u00abmali pi\u00f9 antichi della civilt\u00e0\u00bb (25); antica e, presso alcuni popoli, addirittura endemica. La societ\u00e0 attuale, peraltro, sembra tutt\u2019altro che risanata da questo antico morbo: il reato di corruzione, anzi, risulta dilagare pi\u00f9 che mai all\u2019intensificarsi dei controlli. Se cos\u00ec non fosse non si spiegherebbero le norme anticorruzione sempre pi\u00f9 rigorose in UE e nel mondo, i piani per la prevenzione della corruzione, i protocolli di collaborazione fra stati ed organi preposti a vari livelli istituzionali, i master universitari, gli studi di esperti in materia (26), gli appelli e gli scritti papali (27).\n<br>\nRinviando, beninteso, ad altre sedi le <em>quaestiones<\/em> dei grandi interrogativi e le disputazioni sul male metafisico \u2013 sua natura e origine in rapporto alla divinit\u00e0 e alla libert\u00e0 \u2013 l\u2019antropologia della corruzione in senso morale pu\u00f2 sintetizzarsi in formule limpide, articolarsi e concludersi in locuzioni semplici e lapidarie. Siamo ben lontani dai caleidoscopici scenari di costellazioni simboliche orbitanti attorno alla diade archetipica corruzione\/incorruzione: siano essi semplici ierofanie ovvero complessi edifici religiosi. Si tratta qui del male morale e della coscienza morale (3b, 3c, 3e, 28).\n<br>\nLa \u201ccoscienza morale\u201d (3c) non \u00e8 l\u2019esperienza vissuta nella sua accezione psicologica, ma \u00e8 al limite della realt\u00e0 psicologicamente esperibile. Non la si pu\u00f2 possedere con la conoscenza, ma solo rappresentare nel \u201cmovimento che scaturisce dalla sua propria origine\u201d: \u00e8 la \u201cvoce\u201d che, nel momento critico, esige una differenziazione nel movimento e una \u201cdecisione\u201d. La coscienza morale non la si pu\u00f2 osservare dall\u2019esterno, ma, presente nell\u2019osservatore, \u00e8 ci\u00f2 che lo orienta, lo guida, lo conduce a <em>risolversi in una decisione<\/em>. Se descritta nell\u2019ambito della \u00abstruttura antinomica dell\u2019esserci\u00bb (3b), come \u00abscissione dell\u2019essere\u00bb in due ordini di moventi (3e), il movente della legge morale (<em>moralisches Gesetz)<\/em> e il movente degli impulsi sensibili (<em>sinnlichen Antrieben<\/em>), allora la preponderanza di un movente sull\u2019altro si concreta come una possibilit\u00e0 della volont\u00e0. E dalle possibilit\u00e0 <em>devo uscire <\/em>realizzando me stesso nella decisione. <br>\nLa decisione \u00e8 la risposta della coscienza morale nella chiarezza del pensiero capace di operare distinzioni. <em>Decido di ubbidire alla coscienza morale, ascoltando la voce del no, che come il demone di Socrate pu\u00f2 solo dissuadere, esigere, interdire. Nella proibizione io l\u2019avverto perch\u00e9 nel divieto mi contrasta, mi proibisce qualcosa o mi trattiene da qualcosa<\/em>; mentre, come coscienza positiva, coincide con me. Oppure gli impulsi sensibili, condizionati in funzione dell\u2019amore di s\u00e9 (<em>Prinzip der Selbstliebe<\/em>), vincono sul movente della legge morale, ed io <em>mi abbandono all\u2019immediatezza del mio esserci e dei miei impulsi, alle inclinazioni tentatrici, poich\u00e9 la voce del divieto non riesce a dissuadermi dal cedere<\/em> (*) (28). Infatti, invece di seguire con rigore questa legge, quale movente sufficiente ed il solo incondizionatamente buono e sicuro, vado in cerca di altri moventi. In tal modo comincio a mettere in dubbio il rigore del comando morale che esclude l\u2019intervento di qualsiasi altro movente; poi, facendo ricorso a cavilli, riduco l\u2019obbedienza di questo comando a un semplice mezzo condizionato; ci\u00f2 che mi conduce infine a <em>concedere il sopravvento, nella massima delle mie azioni, agli impulsi sensibili sul movente derivante dalla legge.<\/em>\n<br>\nL\u2019idealit\u00e0 contro il <em>tremendum<\/em> della morte e della corruzione; la coscienza contro il <em>fascinans<\/em> della corruzione morale: la realt\u00e0 appare come un giuoco di forze contrapposte, dalle cui motivazioni antitetiche prende le mosse una certa direzione del volere; ovvero appare nel suo declinarsi come \u201clotta violenta per l\u2019esserci\u201d (3d), come impossibilit\u00e0 di vivere senza lotta e senza dolore o in una pace definitiva, come dover essere <em>sempre<\/em> in una <em>situazione-limite. <\/em>Persino l\u00e0 dove l\u2019<em>esserci <\/em>sembri rimanere intimamente impartecipe, l\u00e0 dove tenti di <em>sottrarsi <\/em>alla <em>tensione<\/em> vivendo al di fuori della propria condizione problematica, ebbene, non pu\u00f2 che sperimentare le <em>situazioni-limite<\/em>, anzi l\u2019esistenza stessa come situazione-limite, camminando per essa quale funambolo sopra gli abissi della sua stessa miseria.\n<br>\n<br>\n<b>Note bibliografiche<\/b>\n<br>\n<b>(*)<\/b> <em>Legenda<\/em>: la locuzione \u201ccorsivo nostro\u201d viene denotata mediante il simbolo indicato, al fine di snellire le citazioni.\n<br>\n<b>1.<\/b>CASSIRER E., <em>Philosophie der symbolischen Formen <\/em>(1923), B. Cassirer, Oxford, trad. it., <em>Filosofia delle forme simboliche<\/em>, La Nuova Italia, Firenze, 1961.\n<br>\n\n<b>2.<\/b> ELIADE M., (a) <em>Images et symboles. Essai sur le symbolisme magico-religieu<\/em>x (1952), Gallimard, Paris, trad. it., Jaca Book, Milano, 1980; (b) <em>Les mythe de l\u2019\u00e9ternel retour \u2013 Arch\u00e9types et r\u00e9p\u00e9tition<\/em> (1942), trad. it., Borla, Roma, 1968; (c) <em>Mito e realt\u00e0 <\/em>(1963), trad. it., Borla, Torino, 1966.\n<br>\n\n<b>3. <\/b>JASPERS K., (a) \u201cI modi del trascendere come principio dell\u2019articolazione\u201d, (b) \u201cLa struttura antinomica dell\u2019esserci\u201d, \u201cIl comportamento da assumere di fronte alla struttura antinomica\u201d, (c) \u201cLa coscienza assoluta\u201d, \u201cLa coscienza morale\u201d, (d) \u201cLa situazione-limite della problematicit\u00e0 di tutto l\u2019esserci e della storicit\u00e0 in generale\u201d, in <em>Philosophie <\/em>(1932), trad. it., UTET, Torino, 1978; (e) <em>Il male radicale in Kant<\/em>, a cura di Roberto Celada Ballanti, Acta Philosophica, Rivista internazionale di filosofia, fasc. 1, vol. 21, 2012.\n<br>\n\n<b>4. <\/b>RIZZUTI E., \u201cSimbolo e sacro. Linguaggi mitopoietici e funzione trascendente\u201d, cap VII, ne <em>Il simbolo, <\/em>a cura di Bruno Callieri, Alpes<em>, <\/em>Roma,<em> <\/em>2006.\n<br>\n\n<b>5.<\/b> Per lo studio etimologico e lessicale si rimanda a: CORTELAZZO M., ZOLLI P., <em>Dizionario etimologico della lingua italiana<\/em>, Zanichelli, Bologna, 1992; PIANIGIANI O., <em>Vocabolario etimologico della lingua italiana<\/em>, Ed. Melita, La Spezia, 1907-1991; GABRIELLI A., <em>Dizionario dei sinonimi e dei contrari<\/em>, CIDE, Milano, 1981; Vocabolario TRECCANI, <a href=\"http:\/\/www.treccani.it\/vocabolario\" title=\"Vocabolario Treccani\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Vocabolario Treccani<\/a>; ROCCI L., <em>Vocabolario greco-italiano<\/em>, Societ\u00e0 Ed. Dante Alighieri, Roma, 1955; GEMOLL G., <em>Vocabolario greco-italiano<\/em>, Ed. Sandron, Firenze, 1964; CAMPANINI G. &#8211; CARBONI G., <em>Vocabolario latino-italiano<\/em>, Paravia, Torino, 1935; <em>Dizionario enciclopedico<\/em>, La Piccola Treccani-SIAE, Roma, 1995.\n<br>\n\n<b>6. <\/b>YAMASAKI T., <em>Shingon. Il buddhismo esoterico giapponese <\/em>(1988), Astrolabio Ubaldini, Roma, 2015.\n<br>\n\n<b>7. <\/b>MORRIS J.P., <em>The bodily Incorruptibility of Holy Men and Women in Pre-modern Japan and Europe<\/em>, Tohoku University, <a href=\"https:\/\/tohoku.repo.nii.ac.jp\" title=\"Tohoku University Repository\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> Tohoku University Repository <\/a>, 2013.\n<b>7a<\/b><em>.<\/em><em> <\/em>HORI I., <em>\u2018Self-Mummified Buddhas in Japan: An Aspect of the Shugen-D\u014d Sect\u2019 <\/em>in <em>\u2018History of Religions\u2019 <\/em>(1962)<em>,<\/em> cit. in Morris<em>, cit.<\/em>\n<b>7b.<\/b> Sulla questione dei <em>corpora incorrupta<\/em> vedi: (1) FALLICA G.: <em>Il miracolo dei santi incorrotti in 2000 anni di storia della Chiesa<\/em>, Edizioni Segno, Udine, 2008; DEL GUERCIO G.: <em>Dodici fenomeni inspiegabili che si verificano nel corpo dei sant<\/em>i, <a target=\"_blank\" rel=\"noopener\">12 fenomeni inspiegabili che si verificano sui corpi incorrotti dei santi\n <\/a>; (2)<b> <\/b>CRUZ J.: <em>The Incorruptibles. <\/em><em>A Study of the Incorruption of the Bodies of Various Catholic Saints and Beati<\/em>, Tan Books and Publishers Inc. Rockford III, 1997; FORNACIARI G. &#8211; GAMBA S.: <em>The mummies of the curch of S. Maria della Grazia in Comiso, Sicily<\/em>, in \u201cPaleontology Newsletter\u201d, 81, 1994; (3) &#8211; TOMMASO D\u2019AQUINO, <em>Summa Theologiae<\/em>, II, 2, quaestio 164; AGOSTINO, <em>De Civitate Dei<\/em>, II, 13-14; (4) BIBBIA:<em> Gb<\/em>. 21-20; <em>At. <\/em>2: 27, 3: 34-37; <em>Ro<\/em>. 8:21-23; <em>1 Cor<\/em>. 15: 42-54; <em>1 Tim<\/em>. 1:17; <em>Ef.<\/em> 4:23; (5) Sul <em>dogma<\/em> dell\u2019Assunzione di Maria cfr. documento diramato dal Vaticano il giorno della sua celebrazione, in data 15\/08\/2022 ;<b> <\/b>(6)<b> <\/b>AA.VV., Enciclopedia Treccani, Istituto dell\u2019Enciclopedia Italiana, Roma, alla voce \u2018Del R\u00edo, Martin Antonio\u2019.\n<br>\n\n<b>8. <\/b>ARISTOTELE, (a) <em>Della generazione e della corruzione. Dell\u2019anima. Piccoli trattati di storia naturale<\/em>, in <em>Opere<\/em>, vol. 4; (b) \u201cOrganon\u201d: <em>Categorie<\/em>, <em>Dell\u2019espressione, Primi Analitici, Secondi Analitici<\/em>, in <em>Opere<\/em>, vol. 1; <em>Fisica<\/em>, <em>Del cielo<\/em>, in Opere, vol. 3, Laterza, Bari, 1973; (c) <em>Le categorie<\/em>, a cura di Marcello Zanatta, Rizzoli, Milano, 1989; (d) <em>Metafisica<\/em>, a cura di Giovanni Reale, Rusconi, Milano, 1993; (e) <em>Aristotele<\/em>. <em>La generazione e la corruzione, <\/em>a cura di Maurizio Migliori, Bompiani, Milano, 2013.\n<br>\n\n<b>9.<\/b> DIELS H. e KRANZ W., <em>Die Fragmente der Vorsokratiker <\/em>(1951-52), trad. it., <em>I Presocratici. Testimonianze e frammenti<\/em>, a cura di AA.VV., cap. 68 \u201cDemocrito\u201d, Laterza, Bari, 1936; <em>I Presocratici. Testimonianze e frammenti da Talete ad Empedocle<\/em>, a cura di Lami A., \u201ccap. 22 \u201cEraclito\u201d, BUR, Milano, 1991.\n<br>\n\n<b>10.<\/b> HUSSERL E., <em>La filosofia come scienza rigorosa<\/em>, (1911-1921), trad. it., Laterza, Bari, 1994.\n<br>\n\n<b>11.<\/b> ABBAGNANO N., <em>Dizionario di filosofia<\/em>, UTET, Torino, 1971; alle voci: \u201cmovimento\u201d, \u201cmutamento\u201d, \u201cimmortalit\u00e0\u201d, \u201cintelletto attivo\u201d.\n<br>\n\n<b>12.<\/b> PLATONE, <em>Timeo (Sulla natura)<\/em>, <em>Epimonide<\/em>, <em>Fedone<\/em>, in <em>Tutti gli scritti<\/em>, a cura di Giovanni Reale, Rusconi, Milano, 1991.\n<br>\n\n<b>13.<\/b> ALIGHIERI D., <em>Il Convivio<\/em>, a cura di G. Busnelli e G. Vandelli, Le Monnier, Firenze, 1964; <em>La Commedia secondo l&#8217;antica vulgata<\/em>, a cura di Giorgio Petrocchi, Le Lettere, Firenze 1994; AA.VV. (diretta da Umberto Bosco),: <em>Enciclopedia Dantesca<\/em>, Istituto dell\u2019Enciclopedia Italiana, Roma, 1970, alle voci: \u201c<em>elemento<\/em>\u201d, \u201c<em>aria<\/em>\u201d, di Enzo Volpini; \u201c<em>corpo semplice<\/em>\u201d, AA.VV.; \u201c<em>De Meteoris<\/em>\u201d di Enrico Berti; \u201c<em>corrompimento<\/em>\u201d, AA.VV; \u201c<em>anima<\/em>\u201d di Efrem Gettoni; \u201c<em>potenza<\/em>\u201d, di Alfonso Maier\u00f9.\n<br>\n\n<b>14.<\/b> MENZANI C., <em>Dante filosofo<\/em> (\u201cLa discussione sulle fonti\u201d, \u201cL\u2019esperienza filosofica di Dante\u201d) in <em>Storia della civilt\u00e0 europea,<\/em> a cura di Umberto Eco, \n<a href=\"https:\/\/www.encyclomedia.it\/prodotto\/il-medioevo-secoli-xiii-xiv-4\/\" title=\"Il Medioevo (secoli XIII-XIV) STORIA DELLA CIVILTA' EUROPEA\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Il Medioevo (secoli XIII-XIV) STORIA DELLA CIVILTA&#8217; EUROPEA <\/a>\n<br>\n<b>15.<\/b> CECCO D\u2019ASCOLI, <em>L\u2019Acerba o Acerba<\/em>, cit. in Volpini, voce \u201cElemento\u201d, in <em>Enciclopedia Dantesca, <\/em>cit.\n<br>\n<b>16.<\/b> ALBERTO MAGNO, <em>De causis et proprietatibus elementorum<\/em>; <em>De passionibus aeris<\/em>, cit. in Volpini, voce \u201caria\u201d, in <em>Enciclopedia Dantesca, <\/em>cit.\n<br>\n<b>17. <\/b>TOMMASO D\u2019AQUINO, \u201cLe sostanze intellettive sono incorruttibili\u201d, cap. LV; \u201cArgomenti addotti per dimostrare la corruttibilit\u00e0 dell\u2019anima, e loro confutazione\u201d, capp. LXXX-LXXXI; \u201cLe anime degli animali bruti non sono immortali\u201d, cap. LXXXII; \u201cL\u2019anima umana \u00e8 prodotta da Dio per creazione\u201d, cap. LXXXVII, in <em>Summa contra Gentiles<\/em>, trad. it., UTET, Torino, 1975.\n<br>\n<b>18<\/b>. L\u00c9VI-STRAUSS C., \u201cLinguistica e antropologia\u201d, \u201cL\u2019efficacia simbolica\u201d, in <em>Antropologia strutturale<\/em> (1964), trad. it., Mondadori, Milano, 1992.\n<br>\n<b>19.<\/b> PIAGET J., <em>\u00c9pist\u00e9mologie g\u00e9n\u00e9tique<\/em> (1970), Presses Universitaires de France, trad. it., Laterza, Bari, 1993.\n<br>\n<b>20.<\/b> BIBBIA (LA), Libri veterotestamentari: <em>Genesi<\/em>; <em>Giobbe<\/em>; <em>Giona<\/em>. Libri neotestamentari: <em>Giovanni, Atti, Romani<\/em>, <em>1 Corinti,<\/em> <em>Efesini,<\/em> <em>1 Timoteo<\/em>, <em>1 Giovanni<\/em>, <em>Apocalisse<\/em> o <em>Rivelazione<\/em>. \u2013 In: <em>Biblia Vulgata<\/em>, Ed. San Paolo, 1946; <em>La Bibbia di Gerusalemm<\/em>e, Ed. Dehoniane, 1973; <em>Novum Testamentum Gr\u00e6ce et Latine,<\/em> a cura di A. Merk, SPIB, Roma, 1984; M. Zerwick, <em>A grammatical analysis of the Greek New Testament,<\/em> Bibl. Inst. Press, 1966; <em>Das neue Testament,<\/em> D.M. Luthers, Ed. R. Clay, 1967.\n<br>\n<b>21<\/b>. DURAND G., (a) \u201cIl simbolo e le sue motivazioni\u201d, (b) \u201cIl regime notturno dell\u2019immagine\u201d, (c) \u201cElementi per una fantastica trascendentale\u201d, in <em>Les structures anthropologiques de l\u2019Imaginaire<\/em> (1963), Presses Universitaires de France, Paris, trad. it., <em>Le strutture antropologiche dell&#8217;immaginario. Introduzione all&#8217;archetipologia generale<\/em>, Dedalo, Bari, 1972.\n<br>\n<b>22. <\/b>Testi di consultazione generale per miti, simboli, religioni: RAMORINO F., <em>Mitologia classica<\/em>, Hoepli, Milano, 1988; <em>Enciclopedia dei simboli<\/em>, Garzanti, Milano, 1991; BONNEFOY Y., <em>Dizionario delle mitologie e delle religioni<\/em>, Rizzoli, 1989; POUPARD P., <em>Grande Dizionario delle religioni<\/em>, Cittadella Editrice, 1988 .\n<br>\n\n<b>23.<\/b> BINSWANGER L., <em>Der Fall Ellen West, <\/em>trad. it,<em> Il caso Ellen West e altri saggi <\/em>(1945), Bompiani, Milano, 1973.\n<br>\n\n<b>24.<\/b> Al fine di orientarsi nello sterminato <em>corpus<\/em> degli scritti alchemici, relativi a quattro millenni e tre continenti, nonch\u00e9 redatti nel linguaggio \u201cermetico\u201d (il termine, secondo il Pianigiani, rinvia a ERMETE TRIMEGISTO, leggendario autore del <em>Corpus Hermeticum<\/em>), due <em>studi<\/em> paiono imprescindibili per chiarezza espositiva e (24a)<em> <\/em>sistematico riferimento alle <em>fonti<\/em>: 1) JUNG C. G., <em>Misterium coniunctionis<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino, 1990; 2) FUMAGALLI M., <em>Dizionario di alchimia e chimica farmaceutica. Dalla ricerca dell&#8217;oro filosofale all&#8217;arte spagirica di Paracelso<\/em>, Ed. Mediterranee, Roma 2000. \u2013 La \u2018cabala ermetica\u2019 o \u2018lingua dei saggi\u2019 consiste in un linguaggio ambiguo, paradossale, criptico; talora contradditorio talaltra tautologico; ricco di simboli, allegorie, metafore, enigmi, parabole, codici; questi sono enunciati sovente in lunghe serie di disarmanti schermaglie di nomi, simboli, formule, talch\u00e9 l\u2019insieme risulta tanto rivelante quanto occultante. Tramite il lavoro ermenutico dei numerosi studiosi del corpus, fra cui quelli citati, si \u00e8 potuta ricavare una <em>sintesi tematica<\/em>, beninteso del tutto scevra dalla pretesa di afferrare i significati ultimi di tale eclettico e plurisecolare monumento disciplinare.\n<b>24a.<\/b> Una documentazione pressoch\u00e9 oceanica di <em>fonti <\/em>viene fornita e puntualmente citata da JUNG (24.1), il quale perdipi\u00f9 si \u00e8 recato personalmente a Bologna, sede della \u2018Pietra Ermetica\u2019 <em>Aelia Laelia Crispis<\/em>\u2019. Si accenna alle pi\u00f9 celebri raccolte, indicandone il titolo nella forma abbreviata corrente: 1) <em>Theatrum chemicum<\/em>; 2) <em>Bibliotheca chemica<\/em>; 3) <em>Museum hermeticum<\/em>; 4) <em>Ars chemica<\/em>; 5) <em>Artis auriferae<\/em>. Vi sono contenuti gli scritti di: Zosimo di Panopoli, Arnaldo di Villanova, Ermete Trimegisto, Alberto Magno, Pietro Bono, Gerardus Dorneus, Raimondo Lullo. Non contenuti nelle raccolte testi di: Paracelso (Theophrast Bombast von Hohenheim), Geber (Gi\u0101bir Ibn Hayy\u0101n), Johannes de Rupescissa.\n<b>24b<\/b>. Riferimenti puntuali agli studi o alle fonti durante l\u2019esposizione sarebbero possibili, ma, in tutta evidenza, renderebbero poco leggibile questa parte del saggio. Anzi, \u00e8 parso utile il ricorso a simboli correnti (=) onde potersi destreggiare nel notorio intrico di lambiccati ermetismi, tentando cos\u00ec di evitare il suo sfilacciarsi in un\u2019incomprensibile cabala.\n<b>24c.<\/b> Secondo il Fumagalli (24.2) segue il segno del mercurio sublimato; in altre fonti, A sta per Aurum. Si ribadisce in ogni caso il ruolo fondamentale del Mercurio nell\u2019alchimia ed aggiungasi che la parola ind\u00f9 per \u2018alchimia\u2019 \u00e8 \u2018rasav\u0101tam\u2019, la \u2018via de mercurio\u2019. Ossia: mediante il Mercurio igneo, con l\u2019aiuto dello Zolfo, si realizzano l\u2019Oro dei filosofi ed il risanamento della natura corrotta.\n<b>25<\/b>. NOONAN J. T., <em>Ungere la ruota. Storia della corruzione politica dal 3000 a.C. alla Rivoluzione francese<\/em>, Sugarco, Milano, 1984.\n<br>\n\n<b>26<\/b>. L\u2019elenco \u00e8 lungo, si addicono a questa sede soltanto pochi esempi: a) United Nation Convention Against Corruption (acr. UNCAC), primo strumento globale per la lotta contro la corruzione; b) Groupe d\u2019\u00c9tats contre la corruption (acr. GRECO), organo di controllo del Consiglio europeo; c) Scritti di Robert Klitgaard: \u201cInternational cooperation to combat corruption\u201d, \u201cCombating corruption\u201d, \u201cControlling corruption\u201d, \u201cCorrupt Cities\u201d, 1997-2000.\n<br>\n\n<b>27.<\/b> BERGOGLIO J. M. (Papa Francesco), <em>Guarire dalla corruzione<\/em>, Editrice Missionaria Italiana, Bologna, 2013.\n<br>\n\n<b>28.<\/b> KANT I., 1793. <em>Die Religion innerhalb der Grenzen der blo\u00dfen Vernunft<\/em>, trad. it., <em>La religione entro i limiti della sola ragione<\/em>,<em> <\/em>in<em> Scritti morali<\/em>, UTET, Torino, 1970.\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Al fine di compiere un itinerario siffatto attraverso il fenomeno della corruzione dal suo darsi come processo empirico avente luogo nel sostrato materico, fino all\u2019atto percettivo mediante il quale il fenomeno viene indagato e pensato, si deve intraprendere un\u2019operazione di oltrepassamento della chiarezza oggettiva con cui lo stesso si offre allo sguardo e al pensiero. 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