{"id":10938,"date":"2023-12-06T11:26:43","date_gmt":"2023-12-06T10:26:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938"},"modified":"2025-06-21T08:50:30","modified_gmt":"2025-06-21T06:50:30","slug":"le-mani-sulla-citta-una-spietata-denuncia-della-napoli-del-laurismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938","title":{"rendered":"Le mani sulla citt\u00e0. Una spietata denuncia della Napoli del laurismo"},"content":{"rendered":"\n<span class=\"quote\"> \n<em>\u00abE quindi l\u2019appello che io faccio ai giovani \u00e8 questo: cercare di essere onesti, prima di tutto, la politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c\u2019\u00e8 qualche scandalo, se c\u2019\u00e8 qualcuno che d\u00e0 scandalo, se c\u2019\u00e8 qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato!\u00bb<\/em>\nPresidente della Repubblica Sandro Pertini, 1983\n<\/span>\n<br><br> \n<b>1. Il dopoguerra e la febbre della ricostruzione<\/b>\n<br>\nAlla fine del secondo conflitto mondiale l\u2019Italia versa in gravissime condizioni: \u00e8 un Paese distrutto, materialmente e moralmente; bisogna ricostruire l\u2019economia ma anche le istituzioni democratiche dopo l\u2019avvento del fascismo, l\u2019armistizio dell\u20198 settembre 1943 e il conseguente vuoto di potere biennale.\n<br>\nLa ricostruzione \u00e8 messa in atto dalle forze politiche protagoniste della guerra di liberazione: i grandi partiti di massa, come la Democrazia cristiana, il Partito socialista italiano e il Partito comunista italiano, ed altre formazioni antifasciste, come il Partito d\u2019azione. \n<br>\nIl primo governo del dopoguerra \u00e8 guidato da Ferruccio Parri e dura dal giugno 1945 fino alla fine dell\u2019anno; per poi essere sostituito a partire dalla primavera del 1947 da governi di coalizione tra Dc, Psi e Pci.\n<br>\nIl 2 giugno 1946 gli italiani sono chiamati alle urne e per la prima volta votano anche le donne: un referendum chiede di scegliere tra monarchia e repubblica, inoltre bisogna votare i membri dell\u2019Assemblea costituente che deve mettersi in opera per la nascita di una nuova costituzione democratica. Vince la repubblica, ma di pochi voti, infatti il sud si schiera quasi compatto a favore della monarchia mentre nell\u2019Assemblea costituente sono rappresentati i grandi partiti popolari<span id='easy-footnote-1-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-1-10938' title='\u00c8 pertinente ricordare che il risultato del referendum istituzionale ha di fatto spaccato l\u2019Italia in due blocchi. La parte settentrionale del Paese si presenta repubblicana e progressista mentre quella meridionale \u00e8 monarchica e conservatrice.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span>. Essa si riunisce per la prima volta il 25 giugno del 1946 e sceglie come suo presidente il socialista Giuseppe Saragat; in seguito elegge Enrico De Nicola come capo provvisorio dello Stato. L\u2019Assemblea termina il suo lavoro sul finire del 1947 e il 1\u00b0 gennaio 1948 entra in vigore la nuova Costituzione.\n<br>\nNel resto del mondo le tensioni tra il blocco americano e quello sovietico sono sempre pi\u00f9 forti e questo ha ripercussioni anche in Italia: nel mese di maggio del 1947 il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi vara un governo senza partiti di sinistra fondato sulla coalizione tra Dc e partiti di centro. Le elezioni che si tengono nel mese di aprile del 1948, precedute da una campagna elettorale senza esclusione di colpi, dove l\u2019avversario viene demonizzato, sono ampiamente vinte dalla Dc, anche grazie all\u2019appoggio degli Stati Uniti e del Vaticano.\n<br>\nIn questo quadro politico l\u2019imperativo assoluto del periodo \u00e8 lo sgombero delle macerie, il ripristino dei servizi essenziali alla popolazione e l\u2019edificazione di nuove abitazioni che rispondano alle richieste della massa degli sfollati: \u201cCi basta una capanna per vivere e dormire, ci basta un po\u2019 di terra per vivere e morire. A queste condizioni crederemo nel domani!\u201d <span id='easy-footnote-2-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-2-10938' title='Vittorio De Sica (regia, 1951), &lt;em&gt;Miracolo a Milano&lt;\/em&gt;, B\/N, 100 minuti, Produzioni DeSica Ente nazionale industria.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span>, cantano i poveri di <em>Miracolo a Milano<\/em>, film del 1951 di Vittorio De Sica da un soggetto di Cesare Zavattini.\n<br>\nI danni provocati dal conflitto sono enormi, sebbene meno gravi che in altri stati europei come la Germania. In Italia sono fortemente colpiti il patrimonio abitativo e le infrastrutture: pi\u00f9 di tre milioni sono i vani distrutti o terribilmente danneggiati; sono compromessi un terzo della rete stradale e trequarti di quella ferroviaria. I danni sono concentrati nel triangolo industriale Torino-Milano-Genova e nelle grandi citt\u00e0. Estremamente pesante \u00e8 il problema delle case che gi\u00e0 prima della guerra era molto grave, come mostra il censimento del 21 aprile dell\u2019anno 1931 che rileva 41,6 milioni di abitanti e solamente 31,7 milioni di stanze <span id='easy-footnote-3-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-3-10938' title='ISTAT, &lt;em&gt;Censimento generale della popolazione: 21 aprile 1931. Istituto centrale di statistica del Regno d&amp;#8217;Italia&lt;\/em&gt;, Roma, Istituto poligrafico dello Stato, 1933.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nCon la scusa di voler superare rapidamente la fase contingente della ricostruzione dei centri abitati vittima del conflitto attraverso quelli che vengono definiti come dei dispositivi agili e di emergenza, \u00e8 accantonata la legge urbanistica del 1942 e viene varato dal governo un provvedimento sui piani di ricostruzione, disciplinati da norme speciali. \n<br>\nI comuni inseriti in appositi elenchi approvati dal ministero dei Lavori pubblici devono adottare entro tre mesi il piano di ricostruzione; le spese per la sua progettazione sono a carico dello Stato. Per rendere pi\u00f9 semplice e veloce la messa in opera dei progetti, la cui durata totale non deve superare i dieci anni, sono previste procedure abbreviate per le espropriazioni e l&#8217;intervento diretto dello Stato, o dei privati attraverso concessioni del ministero dei Lavori pubblici; infine particolari facilitazioni fiscali. Con altri provvedimenti legislativi, vengono poi concessi indennizzi e contributi per i danni di guerra e per la riparazione e ricostruzione di abitazioni danneggiate o distrutte dal conflitto <span id='easy-footnote-4-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-4-10938' title='Simona Colarizi, &lt;em&gt;Storia del novecento italiano&lt;\/em&gt;, Milano, Rizzoli, 2000, p.322.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nLa legge nazionale sulla ricostruzione viene varata il 10 aprile 1947 e concede ai proprietari dei terreni l\u201980% di finanziamento, per ammortizzare la parte restante questi iniziano a vendere i diritti di ricostruzione agli speculatori. La citt\u00e0 diventa merce di scambio e viene messa in vendita senza alcun tipo di controllo da parte degli enti che avrebbero dovuto vigilare come, ad esempio, l\u2019Ente autonomo case popolari <span id='easy-footnote-5-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-5-10938' title='Al momento della sua istituzione, acquisisce tredicimila metri quadrati di terreni dalla Banca d&amp;#8217;Italia nelle zone di Poggioreale, Fuorigrotta e Arenaccia. Nel 1910 inizia le costruzioni di edilizia popolare a Poggioreale, per un totale di 173 vani. Successivamente si prosegue con la costruzione di edifici a Fuorigrotta (rione Duca d&amp;#8217;Aosta e rione Miraglia, quest&amp;#8217;ultimo intitolato al primo presidente dell&amp;#8217;istituto, conte Nicola Miraglia). Nonostante la periodica mancanza di liquidit\u00e0 e i gravi danni arrecati dalla seconda guerra mondiale, alla fine degli anni Cinquanta l&amp;#8217;istituto ha edificato un totale di 957 fabbricati, a Napoli e provincia, per il fabbisogno di numerose famiglie. Il periodo di massima attivit\u00e0 corrisponde a quello della speculazione edilizia condotta sotto l&amp;#8217;amministrazione del sindaco Achille Lauro. In questo periodo sorgono veri e propri rioni, come Traiano, tra i quartieri Soccavo e Fuorigrotta, dell&amp;#8217;evidente carattere speculativo. Tra il 1947 e il 1958 lo I.A.C.P. raggiunge la fase di massima attivit\u00e0. L&amp;#8217;edificazione si spinge anche nei quartieri Vomero (via Rossini), Barra (zona Baronessa). Per approfondire l\u2019argomento: Daniela Lepore, &lt;em&gt;Il centro storico di Napoli. Vecchi propositi e nuovi progetti., in &lt;\/em&gt;\u201cMeridiana\u201d, 5, pp.129\u2013142. Consultabile all\u2019indirizzo: &lt;a href=&quot;http:\/\/www.jstor.org\/stable\/23188669&quot; title=&quot;Il centro storico di Napoli. Vecchi propositi e nuovi progetti&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt; Il centro storico di Napoli. Vecchi propositi e nuovi progetti&lt;\/a&gt; \n'><sup>5<\/sup><\/a><\/span>. Il valore di un terreno pu\u00f2 essere cos\u00ec aumentato a dismisura per scopi personali, attraverso il sapere tecnico ed enti conniventi, il Piano legittima la speculazione e favorisce l\u2019illegalit\u00e0 tra gli imprenditori e la classe politica<span id='easy-footnote-6-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-6-10938' title='Il provvedimento prevedeva la separazione tra la propriet\u00e0 delle aree e il titolo dei proprietari di edificare su questi territori, tramite la sistematica appropriazione pubblica della rendita fondiaria, che si sarebbe realizzata nelle trasformazioni urbane.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nGli interventi e il grande numero di cantieri edili aperti hanno un forte impatto sulla percezione della condizione nazionale da parte della popolazione che vede nei nuovi palazzi lo specchio dell\u2019Italia democratica che reagisce alla strage della guerra e si muove verso il boom economico.\n<br>\nI nuovi edifici danno vita a quartieri che sono piccole citt\u00e0 nella citt\u00e0, che spesso nascono in aree lontane dal centro e prive di servizi e spazi pubblici che rappresentano, per\u00f2, grandi investimenti nel comparto edile e modifiche nelle destinazioni d\u2019uso dei terreni agricoli che diventano come per magia edificabili. \u00c9 in questo modo che un gran numero di professionisti del settore partecipa alla realizzazione di nuovi quartieri popolari, dove prevale un preciso modello di edilizia standardizzata che rielabora lo stile razionalista del Ventennio. Nel luglio del 1949 \u00e8 ultimato il primo cantiere a Colleferro, oggi parte della citt\u00e0 metropolitana di Roma, che innesca la febbre della ricostruzione che rende l\u2019edilizia uno dei primi comparti economici del Paese.\n<br>\nIl cambiamento funzionale di terreni agricoli trasformati in aree edificabili e la mancanza di verde e di spazi pubblici rappresentano un insieme di scelte non sostenibili dal punto di vista ambientale, culturale e sociale. I cittadini, anche se beneficiari di nuove condizioni abitative, sono totalmente esclusi dal prendere decisioni sulla ricostruzione dei propri spazi con esiti disastrosi sulla partecipazione collettiva. La costruzione di nuove case in cui spostare un\u2019ampia fascia di sfollati non tiene conto della complessit\u00e0 di una mancata integrazione urbana dei quartieri nelle citt\u00e0 e della consequenziale mancata integrazione della popolazione nei luoghi per lei costruiti.\n<br><br>\n<b>2. Napoli: la capitale della speculazione<\/b>\n<br>\nSul finire della Seconda Guerra Mondiale, Napoli \u00e8 colpita prima dai bombardamenti alleati e in seguito dai gravi danni provocati dai tedeschi in ritirata. Sono diversi gli oltraggi al patrimonio storico artistico della citt\u00e0 partenopea e tra essi vanno sicuramente ricordati la distruzione della Basilica di Santa Chiara a causa di uno spezzone incendiario nell\u2019agosto del 1943 e la perdita delle carte e dei documenti antichi conservati presso l\u2019Archivio di Stato che viene bruciato dai soldati tedeschi nascosti nella villa di San Paolo Belsito. \n<br>\nLe opere di ricostruzione e le modificazioni urbane, dopo una iniziale concentrazione sulle zone centrali e intermedie del capoluogo partenopeo, come i rioni San Pasquale a Chiaia , Miraglia e Sannazzaro, si spostano nella periferia dove si protraggono a lungo generando opere di speculazione che stravolgono, ancor pi\u00f9 dei danni bellici, il volto di Napoli attraverso i lavori di imprenditori e privati determinati a guadagnare il massimo di rendita fondiaria e ottenere dei finanziamenti pubblici.\n<br>\nI problemi della citt\u00e0 sono diversi, primi fra tutti la ristrettezza degli spazi, la disordinata e confusa edilizia e la miseria di alcune classi sociali, che hanno portato ad uno spaventoso sovraffollamento e ad un&#8217;incredibile densit\u00e0 di popolazione.\n<br>\nSecondo i modelli della geografia urbana, la citta\u0300 di Napoli dovrebbe costituire, nel suo processo di espansione, un esempio tipico di accrescimento per strappi o salti<span id='easy-footnote-7-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-7-10938' title='Pierre George, &lt;em&gt;La geografia delle citta&lt;\/em&gt;, Napoli, ESI, 1963.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span>. E cio\u0300 in base sia alle caratteristiche geomorfologiche del suo territorio che all&#8217;inevitabile ruolo predominante degli aggregati sparsi di origine rurale come casali e masserie che rappresentano i riferimenti costruiti piu\u0300 importanti, numerosi e significativi della regione. \n<br>\nIl piano regolatore del 1939 pu\u00f2 essere considerato la base per lo sviluppo urbanistico ai piedi del Vesuvio nel dopoguerra, nonostante le diverse modifiche. Le famigerate varianti, che devono il loro nome al commissario prefettizio cittadino Correra, legalizzano ogni tipo di scempio perpetrato dai costruttori ai danni di Napoli. Egli si serve infatti di un <em>escamotage,<\/em> rivelato solo in seguito dall\u2019urbanista Antonio Guizzi che \u00e8 consulente per la sceneggiatura del film <em>Le mani sulla citt\u00e0<\/em> e si \u00e8 battuto per ripristinare la verit\u00e0 storica sugli anni della speculazione, che consiste nel richiamo ad una vecchia delibera comunale da cui fa dipendere tutte le richieste di rettifica.\n<br>\nL&#8217;idea di fondo prevede quartieri dislocati come satelliti collegati al centro storico preesistente con un richiamo al piano urbanistico della grande Londra<span id='easy-footnote-8-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-8-10938' title='Il piano della Grande Londra di Patrick Abercrombie, architetto e urbanista inglese, prevedeva di circondare l\u2019area metropolitana con una cintura verde, progettando fuori da questa nuovi agglomerati urbani pi\u00f9 piccoli, riducendo cos\u00ec la densit\u00e0 di popolazione nel centro citt\u00e0. Inoltre, il progetto prevedeva la costruzione di autostrade e raccordi anulari per spostare il traffico automobilistico dalle zone centrali pi\u00f9 congestionate. Per maggiori informazioni consultare: Patrick Abercrombie, &lt;em&gt;Town and Country Planning&lt;\/em&gt;, London, T. Butterworth Limited, 1933 (ed. it. 2001) e Luca Gaeta, Umberto Janin Rivolin, Luigi Mazza, &lt;em&gt;Governo del territorio e Pianificazione spaziale&lt;\/em&gt;, Milano, Citt\u00e0Studi Edizioni, 2013, p.209.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span>, che prefigura tutto l&#8217;assetto dell&#8217;area metropolitana: cintura di verde con una corona di quartieri satellite intorno al centro e promozione dell\u2019edilizia con un programma di espansione in assenza per\u00f2 di tutele per il paesaggio ed il territorio. \n<br>\nIngegneri e geometri sono convinti che solo l\u2019allontanamento dal nucleo cittadino della popolazione, favorito dalla costruzione di nuovi vani abitativi nella periferia, determiner\u00e0 la diminuzione della pressione demografica della citt\u00e0 e ne migliorer\u00e0 le condizioni igieniche. La logica del diradamento finisce per\u00f2 con il prendere mano ai progettisti, che prevedono radicali manomissioni di tutto il territorio urbano.\n<br>\nLa ragione con cui viene predisposto l\u2019impianto quindi \u00e8 quella di contenere la crescita della citt\u00e0 storica esistente facendo ipotesi di agglomerati satellite e mantenendo parti di suolo agricolo ma, pur essendo molto simile al programma britannico, viene considerata dai costruttori e dalle amministrazioni locali del tempo come un ingombrante ostacolo da rimuovere ad ogni costo.\n<br>\n\u00c9 difatti lo studio progettuale del Piano regolatore del 1946, che riprende solo in parte le idee della pianificazione del 1939, che viene adottato dalla Giunta Comunale per confrontarsi con le macerie del secondo conflitto mondiale, almeno fino a quando Achille Lauro diventa sindaco di Napoli nel 1952. \n<br>\nL\u2019idea dominante nel 1946 \u00e8 quella di potenziare l\u2019espansione edilizia in tutte le direzioni possibili con un occhio di riguardo ai territori lungo la costa per favorire l\u2019economia portuale oltre che lo sviluppo agevolato di zone panoramiche al fine di evidenziare la posizione privilegiata di terrazza sul Mediterraneo della citt\u00e0 partenopea. L\u2019allargamento di Napoli \u00e8 proposto dal progetto sulla base di lottizzazioni ampie e indifferenziate che in alcuni casi comportano sventramenti e demolizioni.\n<br>\nNegli anni Cinquanta e Sessanta la connivenza politica del governo nazionale e delle amministrazioni locali degenera per\u00f2 in una feroce speculazione intensiva sulle colline cittadine, distruggendo il paesaggio agricolo e saturando gli spazi con palazzine residenziali, pur mantenendo il vecchio sistema viario che si rivela fallace e insufficiente. L&#8217;incremento del patrimonio abitativo fra il 1951 e il 1961 \u00e8 di circa 300000 stanze mentre le licenze edilizie rilasciate nel decennio sono oltre 11.500 <span id='easy-footnote-9-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-9-10938' title='Andrea Ungari, &lt;em&gt; Prima e oltre Berlusconi. Il caso Achille Lauro&lt;\/em&gt;, in \u201dRivista di politica\u201d, n.2, 2011, pp.103-118.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nPrima responsabile del massacro di Napoli \u00e8 l&#8217;amministrazione comunale che si occupa del territorio in nome di interessi particolari. Autorevoli studiosi fanno gioco alla speculazione nonostante lo smembramento dell&#8217;universit\u00e0, con la decentralizzazione delle facolt\u00e0 sul territorio, seguendo decisioni prese caso per caso, con una visione esclusivamente edilizia del problema. \u00c8 utile qui ricordare, per\u00f2, anche la forte opposizione di accademici come Roberto Pane, storico dell\u2019arte e professore di Caratteri stilistici e costruttivi dei monumenti, coordinatore di gruppi di ricerca e autore di Piani regolatori, che denuncia il difficile rapporto tra nuovo e insediamenti storici; Luigi Cosenza che si laurea in ingegneria ed \u00e8 attivo come architetto, urbanista e come voce critica nei confronti della Giunta, redigendo progetti e pubblicando contributi; Domenico Andriello, componente del Consiglio direttivo dell\u2019istituto nazionale di Urbanistica e attivo oppositore della speculazione edilizia.\n<br>\nEpisodio simbolico della situazione napoletana \u00e8 quello che vede protagonista il grande ampliamento del rione Carit\u00e0, dove Giunta e consiglio comunale autorizzano lo svisceramento della vecchia contrada e la costruzione del nuovo quartiere, mentre gli abitanti delle case antiche sono cacciati con la forza e le imprese private fanno i propri comodi costruendo un grattacielo, sede della Societ\u00e0 Cattolica di assicurazioni, che modifica fortemente il paesaggio urbano.\n<br>\nIl 18 novembre del 1958 il commissario prefettizio Correra, nominato in seguito allo scioglimento dell&#8217;amministrazione Lauro, adotta un nuovo piano che sar\u00e0 poi bocciato dal Ministero dei Lavori Pubblici nel 1962. Questo provvedimento prevede lo sfruttamento e l&#8217;edificabilit\u00e0 diffusa su tutto il territorio comunale con indici altissimi, autorizza lo sventramento e la distruzione del centro storico consentendo demolizioni, nuove strade, edilizia di sostituzione e la soppressione totale del verde e del paesaggio napoletano. Il nuovo programma risponde alle esigenze della politica di Achille Lauro e segna la vittoria dell&#8217;interesse privato dei grandi elettori monarchici, mercanti di aree fabbricabili e costruttori. Il documento del 1958 \u00e8 il progetto che cambia per sempre il volto della citt\u00e0 partenopea, lasciando sul suo viso cicatrici di cemento che porta ancora oggi <span id='easy-footnote-10-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-10-10938' title='Andrea Ungari, &lt;em&gt;Prima e oltre Berlusconi. Il caso Achille Lauro, &lt;\/em&gt; op.cit., p.115.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nLa ferita pi\u00f9 profonda attribuibile all\u2019amministrazione locale e nazionale \u00e8 quella dell\u2019edilizia economica e popolare: il rione Traiano a Soccavo, La Loggetta, Ponticelli sono quartieri edificati nelle aree indicate all\u2019interno del piano dell\u2019amministratore Achille Lauro, ovvero nelle zone meno abbienti del territorio cittadino, creando in tal modo dei veri e propri <em>slum<\/em> di segregazione sociale distanti e mal collegati al centro: ghetti privi di una propria identit\u00e0 dove si trasferiscono, a volte sotto minacce e costrizioni, gli appartenenti ai ceti sociali pi\u00f9 bassi.\n<br>\nTra il 1957 e il 1961 la periferia nord occidentale di Napoli, territorio contraddistinto da campi e antichi casali, \u00e8 sfigurata da palazzoni alti fino a 6 piani, come mostrano i primi minuti del film di Francesco Rosi <em>Le mani sulla citt\u00e0<\/em>, edificati in base ad un indice di fabbricabilit\u00e0 fondiaria pari a 10 mc per ogni mq occupato. Tra questi nuovi rioni spiccano i 7000 vani abitativi di Secondigliano, gli insediamenti come Pozzuoli e alcune aree a ovest del nucleo cittadino come San Giorgio a Cremano.\n<br>\nLa speculazione edilizia porta alla nascita dell\u2019immagine di Napoli come l\u2019ammasso urbano che oggi conosciamo, con un flusso di pendolari che si spostano dalle zone periferiche, spesso degradate e fatiscenti, verso il centro storico, unico polo dell\u2019intera citt\u00e0 metropolitana. Di questo processo di decentralizzazione e variazione urbana, cui Napoli fu assoluta protagonista, parla Francesco Rosi nella celebre pellicola <em>Le mani sulla citt\u00e0<\/em>, Leone d\u2019oro alla mostra del cinema di Venezia nel 1963. Sullo sfondo dell\u2019iconica locandina del film il regista pubblica la fotografia di una delle aeree simbolo della speculazione edilizia partenopea: il Vomero.\n<br>\nLa zona del Vomero deve il suo nome ad un gioco contadino che incorona come vincitore chi, con il vomere (la lama) dell\u2019aratro, traccia un solco quanto pi\u00f9 possibile dritto; un curioso intrattenimento per il quale arrivano ad assistere sui fianchi della collina un gran numero di persone dal centro citt\u00e0.\n<br>\nQuello che fino agli anni Cinquanta \u00e8 un elegante quartiere residenziale di villette Liberty, sorto nel periodo del primo risanamento cittadino del 1884, negli anni dell\u2019amministrazione Lauro subisce una pesante trasformazione e sulla montagnola, di origini agricole come ricorda il suo toponimo, \u00e8 portato avanti un progetto in larga scala di edilizia popolare. Fulgido prodotto di questa nuova modificazione urbana \u00e8 quella che viene chiamata dai napoletani <em>\u2018a Muraglia Cinese,<\/em> che pare sia visibile dallo spazio, proprio come il famoso monumento asiatico. La costruzione conta ben 8 fabbricati senza soluzione di continuit\u00e0 con altezze che raggiungono anche 16 piani che da via Belvedere si spingono quasi fino a via Aniello Falcone costeggiando via Kagoshima e via Ricci deturpando il paesaggio.\n<br>\nMentre sui fertili pendii agricoli del Vomero si mette mano ai primi lavori per la nascita della \u201cMuraglia\u201d e a Soccavo aprono i cantieri per la costruzione del rione Traiano, nel 1960 il commissario prefettizio Correra rinnova la convenzione comunale con la Speme, una societ\u00e0 nata per urbanizzare la collina di Posillipo non senza averla dotata preliminarmente della quarta funicolare. Il sodalizio deve edificare palazzine popolari al fine di dare una casa ai pescatori del golfo e ai contadini e a tale scopo gode di esenzioni fiscali e sovvenzioni pubbliche, ma, strada facendo, realizza parchi residenziali con rifiniture di lusso a prezzi di vendita che raggiungono i dieci milioni a vano, fuori dalla portata della maggior parte dei cittadini e in particolare dei ceti sociali meno abbienti. La Speme riesce ad ottenere dal prefetto anche il permesso di raddoppiare l\u2019altezza degli edifici e in pochi anni completa sulla collina oltre quindicimila nuovissimi e costosissimi vani.\n<br><br>\n<b>3. Il Laurismo: tra controllo politico e manipolazione culturale<\/b>\n<br>\nTra il 1952 e il 1962 a Napoli \u00e8 il periodo del Laurismo, un fenomeno politico e sociale legato alla figura di Achille Lauro fondatore del Partito monarchico popolare nel 1954 e pi\u00f9 volte sindaco della citt\u00e0 fino al decreto di scioglimento del consiglio comunale partenopeo del 14 febbraio 1958.\n<br>\nNel dopoguerra Napoli non \u00e8 in grado di trarre spunto dall\u2019esperienza della lotta al fascismo per avviarsi sulla strada di una nuova esperienza democratica, diventando cos\u00ec la culla della destra tradizionalista<span id='easy-footnote-11-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-11-10938' title='Roberto Chiarini, &lt;em&gt;La destra italiana, dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia a Alleanza Nazionale, Venezia, Marsilio, 1995, p.96.'><sup>11<\/sup><\/a><\/span>. Del generale clima di spostamento a destra degli equilibri politici, affermatosi con maggiore forza nel sud Italia poiche\u0301 non ha vissuto la Resistenza e fonda la propria struttura sulla famiglia e sulla societ\u00e0 intesa come comunit\u00e0 familiare, il Laurismo \u00e8 una delle maggiori rappresentazioni.\n<br>\nAlla fine del secondo conflitto mondiale le forze reazionarie riemergono prepotentemente, grazie anche all\u2019amministrazione alleata dei territori, ricercando vecchi legami e ricucendo antichi rapporti clientelari al fine di riconquistare il potere locale<span id='easy-footnote-12-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-12-10938' title='Andrea Ungari, &lt;em&gt;Prima e oltre Berlusconi. Il caso Achille Lauro,&lt;\/em&gt; op.cit., p.102.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nQuesta identit\u00e0 politica conservatrice rispetto al resto del Paese si rivela negli appuntamenti elettorali del 1946 quando la citt\u00e0 regala l\u201980% dei consensi alla causa monarchica e il 10 novembre si insedia la giunta di centro destra del monarchico Giuseppe Bonocore, sostituito nel 1948 dal democristiano Domenico Moscati e il 25 maggio 1952 dall\u2019armatore Achille Lauro.\n<br>\nQuando si presenta alle elezioni comunali <em>O\u2019comandante<\/em>, cos\u00ec lo chiamano ancora oggi i napoletani, \u00e8 il proprietario della pi\u00f9 grande flotta privata d\u2019Europa, nonch\u00e9 presidente della squadra di calcio partenopea. Sull\u2019onda di questo successo, ha inizio la sua capillare campagna elettorale dove non disdegna i metodi pi\u00f9 particolari e stravaganti al fine di conquistare il favore popolare: promette di regalare pacchi di pasta ai poveri, distribuisce una sola scarpa o un banconota tagliata a met\u00e0, con la promessa del resto a chiusura delle urne e impegnandosi a far tornare la citt\u00e0 la capitale del Mezzogiorno.\n<br>\nIl politico capisce che la chiave per il successo \u00e8 nella capacit\u00e0 di dare voce alla protesta dei cittadini contro la mancata capacit\u00e0 dei gruppi amministrativi tradizionali di affrontare le esigenze impellenti di Napoli, nonostante la crisi occupazionale e il dissesto finanziario. <em>O\u2019comandante<\/em> si presenta agli occhi dei partenopei come l\u2019uomo forte in grado di risolvere ogni problema, anche l\u2019immobilismo del predecessore Moscati. Inoltre, a dare man forte a Lauro c\u2019\u00e8 anche il Napoli, la squadra di calcio di cui \u00e8 proprietario, appena tornato in serie A. Egli promette che, in caso di vittoria delle elezioni, avrebbe iniziato una nuova prodigiosa campagna acquisti. Con questi numeri non pu\u00f2 che fare breccia nel cuore dei cittadini.\n<br>\nDopo i metodi spregiudicati usati per accaparrarsi voti, Lauro gestisce la citt\u00e0 con una politica riconducibile al vecchio sistema notabilare pre fascista, mantenendo quindi un fortissimo legame con la tradizione che piace tanto agli abitanti del Mezzogiorno, ma presentando anche qualche differenza che lo fa apparire pi\u00f9 avanzato. Il Laurismo elabora una duplice forma della pratica amministrativa, aggiungendo a quella notabilare una nuova gestione di tipo imprenditoriale.\n<br>\nIl profilo notabilare della figura di Achille Lauro \u00e8 quello che viene evidenziato dalla sua immagine pubblica. L\u2019indipendenza economica data dal cospicuo patrimonio personale gli permette di manifestare aperto disprezzo per le regole del sistema democratico: l\u2019opposizione non pu\u00f2 esprimersi e il suo stesso consiglio comunale ha un ruolo marginale; ricerca a tutti i costi un consenso proprio; esaspera l\u2019uso delle feste popolari e la sua napoletanit\u00e0 con cui giustifica l\u2019improvvisazione amministrativa. Il profilo dell\u2019imprenditore emerge, invece, nel modo in cui Lauro sfrutta il Comune di Napoli come risorsa. Il governo cittadino, accanto alle occasioni di impiego pubblico che si possono offrire in cambio di favori e di controllo degli appalti, ora regala nuove possibilit\u00e0 derivanti dalla politica interventista dello Stato, che fa scorrere un cospicuo flusso di finanziamenti dal governo centrale alla periferia.\n<br>\n<em>O\u2019comandante<\/em>si pone consapevolmente lungo la linea di demarcazione tra centro e periferia ricoprendo il ruolo di mediatore politico che gestisce i finanziamenti pubblici senza che ci sia alcun controllo sul suo operato. Egli \u00e8 il soggetto principale di una intricata gestione in cui nessuno sa dove finiscono gli affari della citt\u00e0 e dove comincino i suoi, quelli degli assessori e dei parenti degli assessori. Il comune \u00e8 amministrato dalla Giunta che informa i consiglieri a decisioni prese o addirittura a delibere fatte. Le accuse pi\u00f9 gravi vengono lanciate e ascoltate con indifferenza. Grossi lotti di lavori sono concessi a trattativa privata; i 35 miliardi della legge speciale su Napoli, la legge Marconcini, approvata dopo la nomina dell\u2019armatore in Comune sono utilizzati in modo improduttivo e amministrati facendo prevalere gli interessi personali.\n<br>\nL\u2019uso spregiudicato dei fondi pubblici condotto senza alcun rispetto della burocrazia dimostra come il Sindaco \u00e8 conscio della posizione da referente politico locale del governo che ricopre e diventa il perno di un meccanismo di controllo sociale basato su un\u2019ampia zona di lavoro parassitario sussidiato dall\u2019intervento pubblico.\n<br>\nLa giunta Lauro si caratterizza per l\u2019impulso indiscriminato dato al settore edilizio, che viene duramente dipinto nel film del \u201963 <em>Le mani sulla citt\u00e0<\/em>. <em>O\u2019comandante <\/em> spesso anticipa di tasca propria i soldi per rimettere in piedi la citt\u00e0 devastata dal secondo conflitto mondiale e questo non fa altro che accrescere a dismisura la sua popolarit\u00e0, permettendo a i monarchici di passare dal 2,8% del 1948 a quasi il 7% del 1953, diventando cos\u00ec una forza in grado di condizionare il governo. L\u2019anno successivo, Lauro guida la scissione del partito, consumatasi sul nodo dei rapporti con la Dc, dando vita al Partito monarchico popolare.\n<br>\nIl consenso al Laurismo ottenuto in fase iniziale, soprattutto da quei personaggi che guadagnano dalla trasformazione di Napoli, ha aspetti populisti perch\u00e9 fondato sul culto del capo che si presenta come il difensore della tradizione contro le ingiustizie subite dalla citt\u00e0.\n<br>\nLa gestione di Achille Lauro stabilisce rapporti anche con le forze artistiche e intellettuali cittadine, forse pi\u00f9 per motivi strategici che per vero interesse culturale. Il politico si impegna soprattutto in campo cinematografico diventando produttore della <em>Partenope<\/em> e progettando nel 1955 una manifestazione cinematografica per Napoli: il Festival della cinematografia americana. Idea che viene per\u00f2 messa da parte perch\u00e9 fortemente osteggiata dal governo nazionale, per il quale l\u2019unica manifestazione cinematografica degna di nota \u00e8, e deve continuare a essere, la mostra del cinema di Venezia. \n<br>\nL\u2019interesse che l\u2019armatore mostra per il destino cinematografico partenopeo, influenzato fortemente dalla relazione con la giovane attrice Eliana Merolla, non si ferma qui. Lauro immagina una Napoli all\u2019avanguardia nel campo della settima arte: teatri di posa e una serie di film distribuiti in tutto il mondo e vuole iniziare questo cammino verso un futuro costellato di successi con <em>Una medicina che si chiama Napoli<\/em>, film prodotto dalla <em>Lauro-film<\/em>, societ\u00e0 nata per questo specifico scopo. La Lauro film viene per\u00f2 sciolta tanto velocemente come nasce, il film cassato, ma il sindaco non si arrende e, con la stessa determinazione che gli ha fatto guadagnare la sua immensa fortuna, continua a perseguire i suoi scopi e chiede nel 1957 a Eduardo De Filippo di dirigere una pellicola che esalti le bellezze della sua citt\u00e0 ma il drammaturgo rifiuta la proposta.\n<br>\nDal 1949 <em>O\u2019comandante<\/em> \u00e8 il proprietario dei tre maggiori quotidiani napoletani \u201cIl Mattino\u201d, il \u201cRoma\u201d e \u201cIl Giornale di Napoli\u201d dalle cui pagine muove delle vere e proprie battaglie contro artisti, spettacoli, libri e film come <em>Catene<\/em> (1949), <em>Processo alla citt\u00e0<\/em> (1952), <em>Luna Rossa<\/em> (1951), colpevoli di denunciare gli aspetti peggiori della citt\u00e0 \u00e8 dei suoi abitanti<span id='easy-footnote-13-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-13-10938' title='Massimo Caprara, &lt;em&gt;I Gava&lt;\/em&gt;, Milano, Feltrinelli, 1975, pp.34-35.'><sup>13<\/sup><\/a><\/span>. Nino Taranto, che porta sulle scene una macchietta considerata irrispettosa nei confronti del sindaco \u00e8 invitato dall\u2019assessore alla Cultura e Assistenza a modificare il testo della parte pochi minuti prima dell\u2019esibizione teatrale. Lauro intraprende anche nei confronti di una pietra miliare della cultura napoletana come Eduardo una serie di azioni di natura vendicativa, che mettono De Filippo e la lavorazione di <em>Questi Fantasmi<\/em> in serie difficolt\u00e0, perch\u00e9 nega all\u2019amministrazione municipale di poter rappresentare le commedie di Vincenzo Scarpetta di cui l\u2019autore detiene i diritti. \n<br>\nLa politica culturale del sindaco, tesa a proporre all\u2019esterno l\u2019immagine serena di una citt\u00e0 ancora in macerie, si scontra con l\u2019impietosa visione del presente contenuta nella drammaturgia eduardiana e stride con l\u2019impellente bisogno di raccontare la realt\u00e0 della classe culturale partenopea. Il progetto dell\u2019amministrazione Lauro \u00e8 quello di promuovere e valorizzare le espressioni pi\u00f9 rassicuranti del teatro, della scrittura e della cinematografia napoletana, strumentalizzando temi e argomenti particolarmente cari alla citt\u00e0 in un contesto produttivo che ben presto conduce a una deriva folkloristica.\n<br>\nTra indifferenze e ritorsioni, denunce e lettere ai giornali, la relazione fra gli intellettuali e <em>O\u2019comandante<\/em> caratterizza il clima della Napoli degli anni del Laurismo che vede culminare e tramontare la parabola politica di Achille Lauro e il trionfo di una Napoli \u201cvera\u201d fatta di vicoli e vicarielli, miseria e nobilt\u00e0.\n<br><br>\n<b> 4. Le mani sulla citt\u00e0: racconto di un dibattito oggettivo<\/b>\n<br>\nSono numerosi gli studi che consentono, oggi, di ripercorrere la lunga e fortunata carriera di Francesco Rosi, a partire dal lavoro di Michel Ciment <em>Le dossier Rosi<\/em>, corredato da un vasto repertorio fotografico, pubblicato per la prima volta in Francia nel 1987 e in seguito tradotto e rivisto nel 2008 a cura del Museo Nazionale del Cinema di Torino. O il voluminoso libro-intervista <em>Io lo chiamo cinematografo<\/em>, curato da Giuseppe Tornatore nel 2012, dove il regista, incalzato dalle domande del collega, ripercorre la propria carriera da cineasta in un racconto personale che si intreccia con i suoi ricordi di vita. Approfondimenti su <em>Le mani sulla citt\u00e0<\/em> si possono rintracciare nel numero monografico della rivista \u201cCinemaCitt\u00e0\u201d, pubblicato nel 2005, poco dopo il quarantennale del film, sotto la direzione dell\u2019urbanista Enrico Costa, zeppo di interviste, pensieri e commenti sui pi\u00f9 diversi argomenti, con il coinvolgimento \u2013 oltre che del regista e di altri protagonisti della pellicola \u2013 di critici, studiosi e intellettuali <span id='easy-footnote-14-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-14-10938' title=' &lt;em&gt;Francesco Rosi: Le mani sulla citt\u00e0, 1963-2003&lt;\/em&gt;, in \u201cCinemaCitt\u00e0\u201d, numero monografico su Francesco Rosi e Le mani sulla citt\u00e0, a. I, n. 1-2-3-4, gennaio 2005. Il testo contiene anche numerosissime immagini e documenti di grande interesse, oltre ad una rilettura del film attraverso le sue location.'><sup>14<\/sup><\/a><\/span>. E ancora nel volume dal titolo<em>Con Francesco Rosi a lezione di Urbanistica<\/em>, curato dallo stesso Costa e dato alle stampe nel 2012 a partire dai materiali raccolti in occasione del conferimento della laurea all\u2019universit\u00e0 di Reggio Calabria <span id='easy-footnote-15-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-15-10938' title='Enrico Costa (a cura di), &lt;em&gt;Con Francesco Rosi a lezione di urbanistica&lt;\/em&gt;, Reggio Calabria, Citt\u00e0 del sole Edizioni, 2012, p.75.'><sup>15<\/sup><\/a><\/span>. Infine, una fonte straordinaria di documenti \u00e8 costituita dall\u2019Archivio Rosi al Museo Nazionale del Cinema di Torino, acquisito tra il 2003 e il 2008, ordinato e in parte consultabile in rete; oltre che dalla mostra, il catalogo e il podcast dedicati alla vita del cineasta e alle sue opere dall\u2019istituzione museale nel 2023 <span id='easy-footnote-16-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-16-10938' title='Il fondo raccoglie documenti, fotografie, libri, riviste, articoli e ritagli di giornale, manifesti e documenti audiovisivi, nonch\u00e9 la documentazione dei film di Rosi, tra il 1928 e il 2008 (Cfr. Museo Nazionale del Cinema, Archivio Francesco Rosi).'><sup>16<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nL\u2019analisi attenta di queste fonti, oltre alle numerose interviste rilasciate dal <em>film-maker<\/em>, consente oggi di rispondere a diverse domande sul lavoro del cineasta e in particolare su <em>Le mani sulla citt\u00e0<\/em>, attualizzandolo e rapportandolo ai contesti e ai momenti in cui veniva proiettato.\n<br> \nRileggendo le parole di Francesco Rosi e in particolare quelle scambiate con Giuseppe Tornatore, raccolte in una serie di incontri durata quasi due anni, colpiscono la lucidit\u00e0 dei pensieri, la forte etica delle idee, il desiderio di ripudiare la retorica e l\u2019enfasi dei problemi. Una chiara cognizione dei mali di Napoli e della nostra societ\u00e0, del nostro Paese, senza concessioni verso facili sentimentalismi, contraria ad ogni piagnisteo in un \u201cmisto di amore, di delusione, di preoccupazione e anche di dolore\u201d soprattutto nei confronti della citt\u00e0 in cui \u00e8 nato.\n<br>\nCom\u2019\u00e8 noto, <em>Le mani sulla citt\u00e0<\/em> si sviluppa nell\u2019ambito di un crescente interesse di Rosi per i temi del Sud, per quella questione meridionale di cui oggi non si sente pi\u00f9 parlare e che ha fatto propria negli anni giovanili dall\u2019incontro con i testi di Giustino Fortunato, Gaetano Salvemini e Guido Dorso <span id='easy-footnote-17-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-17-10938' title='&lt;em&gt;Francesco Rosi: Le mani sulla citt\u00e0, 1963-2003&lt;\/em&gt;, in \u201cCinemaCitt\u00e0\u201d, numero monografico su Francesco Rosi e Le mani sulla citt\u00e0, a. I, n. 1-2-3-4, gennaio 2005.'><sup>17<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nGli anni del miracolo economico hanno rilevanti effetti su Napoli, ma, allo stesso tempo, coincidono con la nascita della speculazione edilizia: la citt\u00e0 si espande in tutte le direzioni creando le sterminate periferie che gravitano attorno al centro storico mentre lo spazio urbano \u00e8 considerato la risorsa cruciale su cui puntare in una prospettiva di tipo economico e politico.\n<br>\n\u00c8 in questo clima che il costruttore Mario Ottieri diventa la punta di diamante del gruppo parlamentare di Achille Lauro e firmatario assieme a <em>O\u2019comandante<\/em> di numerosi progetti avallati dal governo grazie al favore di deputati compiacenti. Gli edifici costruiti dall\u2019imprenditore sono ancora oggi considerati vere e proprie sciagure edilizie come il palazzo che porta il suo nome e che affaccia su piazza Mercato, il cantiere dei lavori che daranno vita al Grattacielo della Cattolica di via Medina e la fondazione sul territorio di duecentomila vani in soli due anni duecentomila quintali di cemento armato colati e cinquantamila tonnellate di ferro. \u00c8 imputabile al costruttore anche parte dello scempio urbanistico ancora oggi visibile nella parte pi\u00f9 alta di Via Aniello Falcone al Vomero, una serie di edifici altissimi costruiti direttamente sul ripido versante della collina: <em>\u2018a Muraglia Cinese<\/em>.\n<br>\nNel 1963, allo scadere del mandato parlamentare di Ottieri, esce nelle sale <em>Le mani sulla citt\u00e0 <\/em> di Francesco Rosi che critica fortemente il suo operato e lo vede come chiara ispirazione del protagonista Edoardo Nottola.\n<br>\nRosi, in modo preciso e puntuale, in <em>Le mani sulla citt\u00e0<\/em>, racconta come intorno alla figura di Achille Lauro si raccolgono costruttori, imprenditori agricoli, proprietari di lotti e casolari interessati al processo di modifica del territorio partenopeo, che coincide con la valorizzazione speculativa delle aree.\n<br>\nL&#8217;edificazione intensiva delle colline e l&#8217;addensamento di parti cospicue dei tessuti antichi non hanno sconvolto solo il paesaggio cittadino, riducendo al minimo gli spazi dedicati al verde e saturando ogni suolo edificabile, ma anche il regista che decide di rimando di denunciare la situazione della sua citt\u00e0.\n<br>\nSignificativa a questo proposito \u00e8 la didascalia del film che precisa che i personaggi e i fatti narrati sono frutto dell\u2019immaginazione ma \u00e8 autentica la realt\u00e0 sociale e ambientale che li ispira. Il cineasta si propone di smascherare gli ingranaggi del mercanteggio truffaldino che permettono agli interessi economici e politici dei privati di spadroneggiare su Napoli che, come sostiene lo sceneggiatore Raffaele La Capria\u201cera una citt\u00e0 bellissima e sono riusciti a rovinare tutto, anche la salute e la vita dei suoi abitanti.\u201d\n<br>\nLa volont\u00e0 di mostrare come le sponde del Vesuvio siano regolate da un gomitolo di interessi che mescolano in maniera oscura, e anche molto chiara, la politica con l\u2019economia \u00e8 esplicitata dalla trama che racconta del crollo di un palazzo in conseguenza a dei lavori di demolizione ad esso adiacenti, causando morti e feriti.\n<br>\nResponsabile del disastro, avvenuto realmente in un degradato quartiere di Napoli, \u00e8 l&#8217;imprenditore edile Edoardo Nottola che viene coinvolto in un&#8217;inchiesta da cui esce senza ripercussioni giudiziarie, ma inevitabilmente compromesso agli occhi del partito di Destra per cui \u00e8 consigliere comunale.\n<br>\nI compagni lo abbandonano e il suo nome alle elezioni viene ritirato, ma Nottola, arrogante e irremovibile, attinge ad ogni risorsa in suo potere e, spalleggiato da alcuni consiglieri corrotti, diventa il primo candidato nel gruppo di Centro. Solo l&#8217;opposizione di Sinistra sembra decisa a contrapporsi alla dispotica ascesa dell\u2019imprenditore: a guidare la protesta \u00e8 il consigliere De Vita che, dopo attente ricerche, scopre e denuncia il coinvolgimento del costruttore e dei suoi alleati nella vittoria di un appalto su cui pesano forti interessi economici e politici. Contemporaneamente, il quartiere colpito dal recente crollo \u00e8 gravato da un&#8217;ordinanza di sfratto da parte del comune che provoca la rivolta dei cittadini, il cui risultato sono duri scontri con le forze di polizia. Nonostante il grande malcontento popolare, i disordini dovuti al rovesciamento della maggioranza e la caparbia resistenza dei suoi oppositori, il costruttore ottiene comunque la carica di assessore all&#8217;edilizia, creando profonde fratture anche nella Destra. Questa, con i suoi rappresentanti in una posizione scomoda e ormai compromessi, torna infine ad appoggiare Nottola per salvaguardare il proprio tornaconto.\n<br>\nCon questo film Rosi vuole portare a conoscenza dei cittadini l\u2019esistenza di una classe politica moralmente impresentabile, disposta ad ogni intrallazzo e compromesso pur di conservare il potere, arricchita da traffici speculativi sulla vendita dei terreni resi edificabili, che ben ne rappresenta la vocazione parassitaria. Per la classe dirigente descritta dal regista contano solo l\u2019opportunismo e il potere e ogni metodo \u00e8 concesso per conquistarlo e mantenerlo. I discorsi elettorali sono solo belle parole e servono per ottenere il consenso in un sistema che \u00e8 ormai solo l\u2019ombra della democrazia.\nCos\u00ec si creano fortune colossali, trasformando i possedimenti agricoli in foreste di cemento, devastando il centro storico, mercanteggiando, sostituendo i casolari con palazzoni che sconvolgono il tessuto urbano e costringono le classi pi\u00f9 disagiate a trasferirsi. L\u2019arricchirsi di pochi \u00e8 la disgrazia di molti in una Napoli che diventa il simbolo di tutte le megalopoli occidentali colpite dalla sciagura della speculazione immobiliare.\n<br>\nLa pellicola nasce dal bisogno del cineasta di portare sul grande schermo una storia pubblica che pur avendo come protagonista l\u2019essere umano con i suoi sentimenti parla di un uomo le cui azioni, nel bene e nel male, possono essere giudicate dallo spettatore in quanto direttamente e personalmente coinvolto nelle conseguenze del suo agire perch\u00e9 parte della societ\u00e0.\n<br>\nIl regista, che ha gi\u00e0 fatto esperienza cinematografica, per imbastire la trama frequenta il consiglio comunale di Napoli, partecipa di nascosto al Congresso della Democrazia cristiana dal quale nacque il Centrosinistra e si lascia inghiottire dalla citt\u00e0, dalla sua gente, dalle sue strade, dai suoi bassi, per poter presentare al suo pubblico delle riflessioni reali che lo riguardino non solo come fruitore ma anche come cittadino.\n<br>\nGiorno dopo giorno, dettaglio dopo dettaglio Rosi e i suoi collaboratori si impegnano in una vera e propria inchiesta dal taglio giornalistico e dagli appunti raccolti <em>en plain air <\/em> prende vita il nucleo drammatico del film; \u00e8 nelle contrapposizioni tra mentalit\u00e0 e moralit\u00e0 diverse, nelle denunce di truffe del piano regolatore, che, cambiando il colore su una mappa, pu\u00f2 cambiare la destinazione d\u2019uso del terreno corrispondente, che nasce e si sviluppa la trama.\n<br>\nMentre l&#8217;aula del consiglio viene ricostruita con precisione negli studi di Cinecitt\u00e0, i membri dell&#8217;assise sono reclutati dall&#8217;autentico panorama politico della Napoli di Achille Lauro.\n<br>\nCon la voglia di collaborare per costruire una citt\u00e0 pi\u00f9 giusta e un Paese migliore il regista e La Capraia rimangono colpiti da Carlo Fermariello, segretario della camera del Lavoro e consigliere Comunale con competenze urbanistiche per conto del Pci e dal suo fervore nel sollevare il problema edilizio. Rosi gli chiede di interpretare il ruolo del consigliere De Vita, perch\u00e9, dir\u00e0 poi, ascoltandolo varie volte parlare al consiglio comunale si \u00e8 reso conto che nessuno meglio di lui pu\u00f2 interpretare la parte e farsi capire anche dalla gente semplice che vuole rappresentare e per i cui diritti si batte anche e soprattutto nella realt\u00e0. Fermariello \u00e8 titubante sul fatto di accettare o meno la proposta del regista; la Federazione Provinciale napoletana del Pci non ritiene adeguato e consono che uno dei suoi esponenti di maggior prestigio si presti a cose frivole come il cinema, anche se la partecipazione al film pu\u00f2 essere un\u2019occasione per poter puntare i riflettori sulle battaglie democratiche dei comunisti e sottolineare la grave situazione di Napoli e della sua periferia.\n<br>\nIl consigliere del Pci cede alle pressioni di Rosi solo a seguito a dei colloqui che ha con gli operai di alcune fabbriche del napoletano che lo incoraggiano a prendere parte alla pellicola per fare in modo che un loro dirigente possa dal grande schermo fare comizi, essere ascoltato da tanta gente e denunciare la situazione di precariet\u00e0 in cui vivono a tutta Italia.\n<br>\nIl film rappresenta le diverse anime di una citt\u00e0 sottolineando con forza la profonda spaccatura tra le varie categorie sociali: il \u201cnoi\u201d, che simboleggia la societ\u00e0 delle persone comuni e gli strati pi\u00f9 fragili della collettivit\u00e0, si contrappone al \u201cloro\u201d, che allude alla classe politica e tutti quelli che stanno ai vertici della piramide sociale. Il cittadino mostrato da Rosi nel girato \u00e8 una sorta di personaggio\/ombra, reso muto nel processo decisionale e totalmente assente in tutte le scelte politiche che lo riguardano a causa degli inciuci, della corruzione e soprattutto dell\u2019alleanza non tanto segreta tra le classi sociali pi\u00f9 abbienti e i diversi livelli del potere, compreso quello ecclesiastico.\n<br>\nLe riprese delle macerie del crollo della palazzina ricordano oltre alle catastrofi della Guerra Mondiale appena conclusa anche il crollo della democrazia partecipativa e l\u2019assenza della comunit\u00e0 dei cittadini come componente fondamentale nel prendere decisioni per il futuro di Napoli. L\u2019 intensit\u00e0 anche emotiva del disastro simboleggia la rovina dell\u2019intera citt\u00e0 in mano agli speculatori. \n<br>\nLo spadroneggiare di Nottola, interpretato dall\u2019attore statunitense Rod Steiger, \u00e8 evidenziato dalla mappa che in una scena \u00e8 appesa al muro del suo ufficio, del tutto simile a quella che Rosi vede nelle sedute del consiglio comunale di Napoli, e dal plastico che rappresenta la nuova espansione: la citt\u00e0 ideale dell\u2019imprenditore e la sua capacit\u00e0 di controllo e di dominio dello spazio pubblico non si limitano agli edifici ma comprendono anche gli abitanti e le loro vite.\n<br>\nIl regista punta la macchina da presa sullo speculatore e sulla classe politica di cui \u00e8 parte, lasciando la comunit\u00e0 sullo sfondo, ma senza mai dimenticare i drammi che vive la cittadinanza che viene espropriata di ogni possibilit\u00e0 di azione e protesta, di percezione della propria condizione di insicurezza e della possibilit\u00e0 di esercitare i suoi diritti fondamentali.\n<br>\nIl cineasta espone la situazione di Napoli in modo secco, apparentemente senza schierarsi e tantomeno dando soluzioni bens\u00ec denuncia apertamente quanto realmente accade durante l\u2019amministrazione di Achille Lauro e nella fase immediatamente successiva, quando inizia l\u2019ascesa della famiglia Gava.\n<br>\n\u00c8 indicativo, riguardo alla portata innovatrice e provocatoria di questa scelta, il pesante giudizio del Centro Cattolico Cinematografico: \n<br><br>\n<span class=\"quote\">\nSe il film si fosse limitato a prendere energicamente posizione e a condannare il fatto denunciato e cio\u00e8 l&#8217;operato di quanti sfruttano la loro autorit\u00e0 civile e politica per attuare colossali speculazioni economiche a proprio vantaggio, potremmo senza dubbio aderire alla tesi che vede prevalere l&#8217;impegno sociale su quello politico, e accoglierlo con tutta la simpatia che pu\u00f2 suscitare un&#8217;opera che seriamente e coraggiosamente richiami gli uomini politici ai loro doveri. Ma il film di Rosi \u00e8 tendenzioso ed equivoco, e la polemica contro la speculazione edilizia diventa un pretesto per fare della propaganda, e faziosa per di pi\u00f9, come \u00e8 facilmente ricavabile sia dal tono comiziesco che il film spesso assume, sia dal modo in cui \u00e8 congegnato il racconto, sia, infine, dal modo in cui sono stati prospettati i personaggi e i rapporti che tra di loro vengono ad instaurarsi.\n<\/span>\n<br><br> \nTutto il film \u00e8 costruito come una riflessione sul rapporto tra potere e politica che si sviluppa in forma di dibattito, di cui fatti e personaggi diventano argomenti imprescindibili.\n<br>\nEssendo il lavoro di Rosi una discussione aperta egli, almeno in apparenza, non esprime il suo pensiero lasciando allo spettatore la piena libert\u00e0 di farsi una propria idea e giungere autonomamente a delle conclusioni sui fatti raccontati. Il documento, la trama, acquisisce un senso nel momento stesso in cui diventa argomento di discussione.\n<br>\nI detrattori, come evidenziano le parole del Centro Cattolico Cinematografico, affossano la pellicola definendola un comizio, come se la cosa fosse di per s\u00e9 squalificante e di basso livello non rendendosi conto, per\u00f2, che la sua originalit\u00e0 \u00e8 proprio nella calcolata struttura oratoria, tendente a superare la freddezza didascalica e la finzione di un cinema che si definisce verit\u00e0 pur mancando della sincerit\u00e0 oggettiva di un dibattito che si dichiara apertamente tale.\n<br>\nLa reazione di quella politica che si sente direttamente chiamata in causa, e in un certo verso sbugiardata, dal film non si fa attendere: l\u2019 ormai ex sindaco Achille Lauro chiede la convocazione di un consiglio comunale straordinario che condanna il girato, mentre la Democrazia cristiana campana ha l\u2019idea di organizzare un dibattito pubblico, dove sono presenti anche i rappresentanti della famiglia Gava, il sindaco Ferdinando Clemente di San Luca ed altri personaggi di spicco della classe dirigente partenopea, che rivela una concezione della societ\u00e0 di chiara ispirazione marxista che tende egoisticamente a vedere il bene solo da una parte <span id='easy-footnote-18-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-18-10938' title='Michel Ciment, &lt;em&gt;Dossier Rosi&lt;\/em&gt;,op. cit., p.55.'><sup>18<\/sup><\/a><\/span>, definendo l\u2019opera di Rosi non cinema ma solo fazioso commento politico <span id='easy-footnote-19-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-19-10938' title='Gian Luigi Rondi,&lt;em&gt; \u201cLe mani sulla citt\u00e0\u201d non \u00e8 cinema ma solo fazioso commento politico&lt;\/em&gt;, in \u201cIl Tempo&amp;#8221;, 6 settembre 1963, p. 10. Cfr. anche Id.,&lt;em&gt; La vittoria di \u201cMani sulla citt\u00e0\u201d ultimo errore di una mostra sbagliata&lt;\/em&gt;, ivi, 8 settembre 1963, p. 6.'><sup>19<\/sup><\/a><\/span>; giudizio che sar\u00e0 sconfessato in occasione del conferimento del Leone d\u2019oro nel 1963. Tuttavia, a dispetto delle reazioni, il film \u00e8 accolto con grande favore sia dalla stampa progressista che dalla critica. Giancarlo Pajetta commenta sulla rivista mensile \u201cCronache meridionali\u201d del settembre 1963 che non esiste un realismo pi\u00f9 vero di quello che mostra chiare le cose di oggi, perch\u00e9 chi racconta ha gi\u00e0 scorto quelle di domani <span id='easy-footnote-20-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-20-10938' title='Gian Carlo Pajetta,&lt;em&gt; Le mani sulla citt\u00e0&lt;\/em&gt;, in \u201cCronache meridionali\u201d, a. X, n. 9, settembre 1963, pp.51-52.'><sup>20<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nEd \u00e8 proprio il carattere oracolare della pellicola a colpire lo spettatore, anche a distanza di sessant\u2019anni, confermando la potenza e l\u2019attualit\u00e0 dei temi e del modo in cui vengono trattati dal cineasta. <em>Le mani sulla citt\u00e0<\/em> si rivela modernissimo non solo per quello che documenta, ma soprattutto per ci\u00f2 che lascia intuire del futuro destino di Napoli e della societ\u00e0: basti pensare che proprio nel 1963 si varer\u00e0 il provvedimento di costruzione del Centro Direzionale, poi realizzato molti anni dopo, mentre verranno concesse ancora per tutto il decennio migliaia di licenze edilizie a fronte di un territorio urbano che crolla e ad ogni cedimento uccide i suoi abitanti, al punto da sollecitare nel 1969 una commissione nazionale d\u2019inchiesta<span id='easy-footnote-21-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-21-10938' title='Francesco Erbani, &lt;em&gt;Trasformismo politico e trasformazioni urbanistiche&lt;\/em&gt;, in&lt;em&gt; Francesco Rosi: le mani sulla citt\u00e0, 1963-2003&lt;\/em&gt;, op.cit., pp. 187-191.'><sup>21<\/sup><\/a><\/span>.\n<br><br>\n<b>5. Conclusioni<\/b>\n<br>\nLe mani sulla citt\u00e0 \u00e8 un lucido <em>pamphlet<\/em> della situazione napoletana negli anni della speculazione edilizia. La pellicola adatta e semplifica il difficile linguaggio della politica rendendolo comprensibile a tutti, suscitando perplessit\u00e0 sul buon funzionamento delle istituzioni e, in particolare, sui risvolti di queste nella vita dei cittadini partenopei negli anni dell\u2019amministrazione di Achille Lauro.\nIl paternalismo dell\u2019imprenditore politico e la sua propaganda, sfruttano la situazione socio-economica disastrosa di Napoli, che alimenta le false speranze dell\u2019elettorato. Il Comandante decide di puntare tutto sugli annunci di opere pubbliche, che poi non di rado sono costruite grazie a finanziamenti personali. Lo stile di governo della citt\u00e0 viene sostanzialmente incentrato sul rapporto diretto con il carismatico Sindaco che risulta in qualche modo estraneo al circuito politico tradizionale, vuoi per provenienza vuoi per i temi di rottura con il potere centrale che utilizza nei suoi comizi.\n<br>\nIl popolo \u00e8 fermamente convinto che Achille Lauro, sia come loro, uno del sottoproletariato; o comunque che lo fosse stato prima di affermarsi come imprenditore. \n<br>\nIl messaggio che <em>O\u2019Comandante<\/em> lancia alla citt\u00e0 per tutto il periodo del Laurismo \u00e8 di possibilit\u00e0 e di speranza, connesso alla sua storia personale e a un certo disprezzo per le regole, che si leva con forza contro Roma e a favore del Mezzogiorno.\n<br>\nLa miscela di sentimenti populisti e storia di successo personale d\u00e0 ottimi risultati e permette all\u2019armatore di curare i propri interessi privati pi\u00f9 della cosa pubblica. La Giunta Lauro si caratterizza negli anni per l\u2019impulso indiscriminato dato al settore edilizio, che stravolge il volto della citt\u00e0 con la sistemazione urbanistica di piazza Municipio e lo svisceramento del rione Carit\u00e0, la costruzione delle nuove periferie e l\u2019uso propagandistico dell\u2019assistenza pubblica. Fin dall\u2019esercizio del 1954 il bilancio del Comune presenta un considerevole deficit, derivante anche dall\u2019aumento spropositato dei dipendenti pubblici, frutto anch\u2019esso della speculazione e dell\u2019uso del posto di lavoro pubblico come merce di scambio.\n<br>\nL\u2019Italia del dopoguerra e l\u2019esplosione di sacchi edilizi nelle sue maggiori citt\u00e0, dai palazzinari di Roma allo sventramento di Napoli, \u00e8 raccontata dal film di Francesco Rosi come un rinnovamento materiale ma immorale in cui gruppi di imprenditori senza scrupoli cambiano violentemente la fisionomia del territorio urbano con la scusa del progresso e dell\u2019intervento sociale, in realt\u00e0 aggirandosi come leoni intorno a interessi privati in una savana di rapporti di corruzione con istituzioni compiacenti a fini elettorali.\n<br>\nIl film si concentra sulla Napoli della classe politica, dei consigli comunali e degli accordi mercanteschi, in una logica di scambio di favori per interessi comuni tra pubblico e privato che paradossalmente sembra costituire l\u2019ossatura pi\u00f9 solida del nostro Paese.\n<br>\nLa corruzione si instaura nell\u2019amministrazione cittadina partenopea per effetto del rapporto che viene subito ad instaurarsi tra una burocrazia debole, uscita dal fascismo distrutta e perci\u00f2 desiderosa di protezione, ed una classe politica che per lo pi\u00f9 non conosce lo Stato, ne ignora i meccanismi essenziali di funzionamento ed ha per questo motivo un bisogno estremo di collaborazione.\n<br>\n\u00c8 in questa condizione che elementi esterni come gli imprenditori edili dello stampo di Mario Ottieri si trovano a svolgere un\u2019azione di supporto del nuovo ceto politico talmente forte da diventare parte di esso; cos\u00ec hanno in cambio mano libera nelle scelte interne riguardanti il personale, gli appalti e i finanziamenti provenienti dal governo centrale. \n<br>\nRosi si impegna per raccontare la situazione partenopea, per ridare voce alle persone comuni zittite dalla speculazione dell\u2019amministrazione Lauro e a questo proposito \u00e8 rappresentativa la sequenza della rivolta del rione a seguito dell\u2019ordinanza comunale di sfratto. Il regista decide di scritturare gli ormai ex abitanti della vera palazzina crollata in un quartiere della citt\u00e0, attori non professionisti a cui viene chiesto di protestare nel momento in cui il severo commissario di polizia passa tra la folla a seguito della caduta improvvisa e violenta di una struttura del tutto simile alla loro vecchia casa. Volti veri e presi tra la gente, a cui per\u00f2 si affida una voce di studio in fase di doppiaggio per favorire la trasparenza delle intenzioni autoriali e mostrare quella che sarebbe dovuta essere la partecipazione collettiva al momento del cedimento strutturale dell\u2019edificio nella realt\u00e0.\n<br>\nL\u2019idea di fondo \u00e8 quella di aiutare il cittadino ad alzare un vero grido di protesta, con la voce di altri perch\u00e9 da solo non \u00e8 riuscito a ribellarsi, contro l\u2019indifferenza del potere pubblico.\n<br>\nL\u2019esperimento va ancora oltre nella sequenza dei comizi elettorali, in cui probabili immagini di repertorio sono giustapposte a riprese di Steiger che cammina tra i manifesti politici senza che si avverta il minimo scarto tra la qualit\u00e0 delle due serie di inquadrature; il reale si mescola alla finzione cinematografica a sottolineare il puntuale lavoro di ricerca giornalistica.\n<br>\nLo strettissimo rapporto tra la classe politica della Napoli dell\u2019armatore e l\u2019economia \u00e8 raccontato dall\u2019inchiesta, che ha il merito di allestire una tragedia collettiva in cui tutti hanno le proprie ragioni. Fatta eccezione per l\u2019appassionato consigliere comunista Fariniello, tutti gli altri personaggisono mossi da ragioni sempre connesse all\u2019interesse economico privato, alla corruzione e al malaffare, ma su di loro il regista mantiene uno sguardo a suo modo asciutto e privo di condanna. Le ragioni di Nottola, che rinfaccia ai monarchici di volerlo mollare dopo aver comprato per loro montagne di voti non sono corrette ma del tutto comprensibili cos\u00ec come quelle dei monarchici, che accusano l\u2019imprenditore edile di averli sfruttati per i suoi tornaconti.\n<br>\nFrancesco Rosi racconta il vero dramma di una citt\u00e0, in cui gli abitanti sono resi muti mentre le ormai consolidate pratiche di malaffare conducono per primi i responsabili nella condizione di prigionieri. Il film mostra uno degli effetti pi\u00f9 dannosi della corruzione cio\u00e8 quando, invece di mettere in opera rimedi, essa viene accettata come ineliminabile e in un certo senso quasi necessaria componente del funzionamento delle istituzioni. \n<br>\nIl sacco urbanistico stringe l\u2019Italia in una morsa di cemento che non conosce parte politica, che fa della speculazione la sua regola e della deroga ai piani regolatori la sua legge. Intreccia il calcestruzzo con un potere politico immorale, infetto e spaccone che senza sensi di colpa compra consensi a suon di fruscianti banconote e scambia favori con i vertici della societ\u00e0 usando a proprio vantaggio le persone pi\u00f9 fragili.\n<br>\nIl valore storico del film di Francesco Rosi \u00e8 nell&#8217;aver descritto, condannato e insinuato nelle coscienze il dramma di un\u2019epoca che \u00e8 ancora oggi sotto gli occhi di tutti i cittadini, napoletani e non. La potentissima sequenza di apertura dell\u2019opera parla da sola e chiunque la veda oggi non pu\u00f2 fare a meno di pensare al recente crollo <span id='easy-footnote-22-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-22-10938' title='\u201c&lt;em&gt;Crollo palazzina a Torre del Greco, 25 indagati. Aperto un fascicolo di indagine con l\u2019ipotesi di crollo colposo&lt;\/em&gt;\u201d, in \u201cIlSole24Ore.com\u201d, 17 luglio 2023. Consultabile all\u2019indirizzo: &lt;a href=&quot;https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/crollo-palazzina-torre-greco-25-indagati-AFWkHNG?refresh_ce&quot; title=&quot;Crollo palazzina a Torre del Greco, 25 indagati&quot; target=&quot;_blank&quot; rel=&quot;noopener&quot;&gt; Crollo palazzina a Torre del Greco, 25 indagati&lt;\/a&gt;'><sup>22<\/sup><\/a><\/span>di Torre del Greco e verificare che nel 1963 il sacco della citt\u00e0 \u00e8 in gran parte gi\u00e0 compiuto. I disastri urbanistici non si fermano e, anzi, peggiorano: dai circa 2 milioni di metri cubi di lottizzazioni autorizzate da Lauro tra il 1951 e il 1960 si passa agli oltre 10 milioni durante le amministrazioni straordinarie o guidate dalla Dc nel successivo decennio 1961-72 <span id='easy-footnote-23-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-23-10938' title='Andrea Geremicca, &lt;em&gt;A proposito di analogie&lt;\/em&gt;, in&lt;em&gt; Francesco Rosi: le mani sulla citt\u00e0&lt;\/em&gt;, 1963-2003, op.cit., p.164.'><sup>23<\/sup><\/a><\/span>.\n<br>\nLa realt\u00e0 storica e la veridicit\u00e0 di quanto Rosi ha saputo rendere in immagini e narrazione \u00e8 confermata dalle ricerche documentarie, dai quotidiani dell\u2019epoca e dagli articoli di riviste impegnate come \u201cUrbanistica\u201d che, a partire dal numero 26 del marzo 1959, dedica ampio spazio al Piano Regolatore della giunta Lauro e riporta le denunce di accademici importanti come Pane e Cosenza, e, soprattutto, pubblica gli atti del Consiglio comunale e gli elaborati del piano del 1958.\n<br>\nIl tentativo di mettere le mani sulla citt\u00e0 \u00e8 stato concreto, documentato e, in larga misura, tragicamente riuscito. Napoli ne paga ancora le conseguenze, spesso senza che gli stessi cittadini ne abbiano sufficiente cognizione, come dimostra l\u2019abbandono in atto del centro storico, le cui cause sono ricondotte proprio a quando si prefer\u00ec lasciare la citt\u00e0 vecchia al degrado, a vantaggio dell&#8217;espansione urbana e della speculazione sulle aree agricole pi\u00f9 facilmente acquisibili dai privati. \n<br>\nSono l\u2019immobilit\u00e0 delle classi dirigenti e l\u2019assuefazione dell\u2019opinione pubblica dinanzi a questi avvenimenti ad essere gli elementi pi\u00f9 preoccupanti della condizione napoletana del periodo del Laurismo, ma \u00e8 cambiato qualcosa da ci\u00f2 che denunciava il film di Rosi? Le nostre mani sono davvero pulite?\n<br>\nOvviamente no, le mani sulla citt\u00e0 continuano ad essere messe ancora oggi, con le stesse metodologie e tecniche di allora e perfino con nuove e pi\u00f9 raffinate modalit\u00e0; basti pensare al fascicolo aperto alla Procura di Milano nei primi anni Novanta da Antonio Di Pietro e alle indagini condotte anche da altre procure italiane, che si concentrano appunto sulla collusione fra politica e imprenditoria, alle inchieste contro Francesco De Lorenzo, Antonio Gava, Paolo Cirino Pomicino e a quelle su Giorgio Moschetti. Tangentopoli fu l\u2019insieme di dossier della magistratura che tra 1992 e 1994 scoperchi\u00f2 un vasto sistema organizzato di corruzione utilizzata da tutti i partiti per finanziare le loro attivit\u00e0 e, in molti casi, per arricchire singoli politici e dirigenti. Tra il 1992 e il 1996, ci fu una media di duemila persone indagate per corruzione, concussione o altri reati cosiddetti contro i doveri d\u2019ufficio ogni anno <span id='easy-footnote-24-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-24-10938' title='Per maggiori informazioni e chiarimenti sul \u201csistema Milano\u201d vedere G.Barbacetto, P.Gomez, M. Travaglio, &lt;em&gt;Mani pulite (La vera storia)&lt;\/em&gt;, Chiarelettere Editore, Milano 2012.'><sup>24<\/sup><\/a><\/span>. Le cifre, mai raggiunte in precedenza, portarono al crollo degli storici partiti che avevano guidato la Prima repubblica  <span id='easy-footnote-25-10938' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10938#easy-footnote-bottom-25-10938' title='Sul disfacimento della prima Repubblica vedi L.Cafagna, &lt;em&gt;La grande slavina (L\u201fItalia verso la crisi della democrazia)&lt;\/em&gt;, Marsilio Editori, Venezia 1993 e sulle nuove forze politiche che si spartiscono i voti persi dai vecchi partiti vedi S. Colarizi, &lt;em&gt;\u201cStoria politica della repubblica\u201d (1943-2006)&lt;\/em&gt;, Editori Laterza, Bari 2007.'><sup>25<\/sup><\/a><\/span> ma non generarono una effettiva moralizzazione della realt\u00e0 politica italiana.\n<br>\nI problemi alla radice della corruzione e della generale percepita immoralit\u00e0 hanno continuato a rappresentare una costante nella vita pubblica del nostro Paese, senza che ai vari slogan elettorali seguisse un concreto e reale cambiamento. La sensazione \u00e8 che tutto sia rimasto proprio come nel film di Francesco Rosi, in aperta contraddizione con la regola gattopardesca scritta da Tomasi di Lampedusa per il personaggio di Tancredi: \u201cPerch\u00e9 tutto rimanga com&#8217;\u00e8 bisogna che tutto cambi\u201d.\n<br><br>\n<b>Bibliografia<\/b>\n<br>\nISTAT, <em>Censimento generale della popolazione: 21 aprile 1931. Istituto centrale di statistica del Regno d&#8217;Italia<\/em>, Roma, Istituto poligrafico dello Stato, 1933.\n<br>\nSimona Colarizi, <em>Storia del novecento italiano<\/em>, Milano, Rizzoli, 2000.\n<br>\nDaniela Lepore, <em>Il centro storico di Napoli. Vecchi propositi e nuovi progetti.<\/em>, in \u201cMeridiana\u201d, n.5, 1989. Consultabile all\u2019indirizzo:<a href=\"http:\/\/www.jstor.org\/stable\/23188669\" title=\"Il centro storico di Napoli. Vecchi propositi e nuovi progetti\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> Il centro storico di Napoli. Vecchi propositi e nuovi progetti<\/a> \n<br>\nPierre George, <em>La geografia delle citta<\/em>, Napoli, ESI, 1963.\n<br>\nPatrick Abercrombie,<em> Town and Country Planning<\/em>, London, T. Butterworth Limited, 1933. (ed. it. 2001)\n<br>\nLuca Gaeta, Umberto Janin Rivolin, Luigi Mazza,<em> Governo del territorio e Pianificazione spaziale<\/em>, Milano, Citt\u00e0Studi Edizioni, 2013.\n<br>\nAndrea Ungari,<em> Prima e oltre Berlusconi. Il caso Achille Lauro<\/em>, in \u201dRivista di politica\u201d, n.2, 2011.\n<br>\nRoberto Chiarini, <em>La destra italiana, dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia a Alleanza Nazionale<\/em>, Venezia, Marsilio, 1995.\n<br>\nGuido D\u2019Agostino, Maurizio Mandolini, <em>Napoli alle urne (1946-1979)<\/em>, Napoli, Guida, 1980.\n<br>\nMarco Tarchi, <em>L\u2019Italia populista. Dal qualunquismo ai girotondi<\/em>, Bologna, Il Mulino, 2003.\n<br>\nPietro Zullino, <em>Il Comandante. La vita inimitabile di Achille Lauro<\/em>, Milano, SugarCo, 1976.\n<br>\nAntonio Ghirelli, <em>Achille Lauro<\/em>, Napoli, Gaetano Macchiaroli, 1992.\n<br>\nAchille Della Ragione, <em>Achille Lauro superstar. La vita, l\u2019impero, la leggenda<\/em>, Napoli, Guida, 2003.\n<br>\nMassimo Caprara, <em>I Gava<\/em>, Milano, Feltrinelli, 1975.\n<br>\nMaria Procino, <em>Le voci di dentro da Eduardo De Filippo a Francesco Rosi: dal teatro al cinema, le ragioni dell\u2019anima<\/em>, in \u201dInterferenze\u201d. Denis Brotto, Attilio Motta, <em>Registi\/scrittori e scrittori\/registi nella cultura italiana con un&#8217;intervista a Gianni Amelio<\/em>, Padova, University Press, 2019. Consultabile all\u2019indirizzo: <a href=\"https:\/\/www.research.unipd.it\/retrieve\/handle\/11577\/3327607\/314119\/Interferenze.pdf\" title=\"Interferenze\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> Interferenze <\/a>\n<br>\nMichel Ciment, Lorenzo Codelli (a cura di),<em> Dossier Rosi<\/em>, Museo Nazionale del Cinema, Milano, Il Castoro, 2008. (prima edizione francese Le dossier Rosi, 1987)\n<br>\nFrancesco Rosi, <em>Io lo chiamo cinematografo, conversazione con Giuseppe Tornatore<\/em>, Milano, Mondadori, 2012.\n<br>\nAutori Vari,<em> Francesco Rosi: Le mani sulla citt\u00e0, 1963-2003<\/em>, in \u201cCinemaCitt\u00e0\u201d, a. I, n. 1-2-3-4, gennaio 2005. \n<br>\nEnrico Costa (a cura di), <em>Con Francesco Rosi a lezione di urbanistica<\/em>, Reggio Calabria, Citt\u00e0 del sole Edizioni, 2012.\n<br>\nFrancesco Bolzoni, <em>I film di Francesco Rosi<\/em>, Roma, Gremese Editore, 1986.\n<br>\nSandro Zambetti, <em>Le mani sulla citt\u00e0<\/em>, in &#8220;Cineforum&#8221;, anno III, n.30, dicembre 1963.\n<br>\nLeonardo Ciacci, <em>Progetti di citt\u00e0 sullo schermo. Il cinema degli urbanisti<\/em>, Venezia, Marsilio, 2001.\n<br>\nSandro Zambetti,<em> Francesco Rosi<\/em>, Firenze, il Castoro Cinema-La Nuova Italia, 1976.\n<br>\nMaria Procino, <em>L&#8217;archivio di Francesco Rosi<\/em>, in \u201cIl mondo degli Archivi on line\u201d, n.2, 2007.\n<br>\nMarco Demarco,<em> <\/em><em>L\u2019altra met\u00e0 della storia. Spunti e riflessioni su Napoli da Lauro a Bassolino<\/em>, Napoli, Guida, 2007.\n<br>\nSchedario Cinematografico 15-6-64, scheda digitalizzata dal portale di studi sulla comunicazione del CiSCS, Centro Internazionale dello Spettacolo ehttp:\/\/www.edav.it\/articolo2.asp?id=899 della Comunicazione Sociale \u2013 BER in <a href=\"http:\/\/www.edav.it\/articolo2.asp?id=899\" title=\"Le mani sulla citt\u00e0\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> Le mani sulla citt\u00e0<\/a>\n<br>\nMaria Procino, <em>Alla ricerca delle ragioni. Il mondo artistico e umano di Francesco Rosi attraverso le carte del suo archivio<\/em>, in \u201cCarte Vive\u201d, rivista degli Archivi di Cultura contemporanea della Biblioteca Cantonale di Lugano, dicembre 2007.\n<br>\nGian Luigi Rondi, <em>\u201cLe mani sulla citt\u00e0\u201d non \u00e8 cinema ma solo fazioso commento politico<\/em>, in \u201cIl Tempo&#8221;, 6 settembre 1963, p. 10.\n<br>\nGian Luigi Rondi,<em> La vittoria di \u201cMani sulla citt\u00e0\u201d ultimo errore di una mostra sbagliata<\/em>, in \u201cIl Tempo&#8221;, 8 settembre 1963, p. 6. \n<br>\nGian Carlo Pajetta, <em>Le mani sulla citt\u00e0<\/em>, in \u201cCronache meridionali\u201d, a. X, n.9, settembre 1963.\n<br>\nRaffaello La Capria, <em>La Capria: \u00abRosi non si fermava mai Regista, amico, padre di famiglia\u00bb<\/em>, in \u201cCorriere del Mezzogiorno&#8221;, 9 marzo 2015. Consultabile all\u2019indirizzo: <a href=\"https:\/\/napoli.corriere.it\/notizie\/cultura-e-tempo-libero\/15_marzo_09\/capria-rosi-non-si-fermava-mai-regista-amico-padre-famiglia-0d4271d2-c63d-11e4-8b9d-d02a64a08917.shtml\" title=\"La Capria: \u00abRosi non si fermava mai Regista, amico, padre di famiglia\u00bb\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> La Capria: \u00abRosi non si fermava mai Regista, amico, padre di famiglia\u00bb<\/a>\n<br>\nCarlo Maria Lomartire,<em>\u2019O Comandante. Vita di Achille Lauro<\/em>, Milano, Mondadori, 2009.\n<br>\n<em>\u201cCrollo palazzina a Torre del Greco, 25 indagati. Aperto un fascicolo di indagine con l\u2019ipotesi di crollo colposo\u201d<\/em>, in \u201cIlSole24Ore.com\u201d, 17 luglio 2023. Consultabile all\u2019indirizzo: <a href=\"https:\/\/www.ilsole24ore.com\/art\/crollo-palazzina-torre-greco-25-indagati-AFWkHNG?refresh_ce\" title=\"Crollo palazzina a Torre del Greco, 25 indagati\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> Crollo palazzina a Torre del Greco, 25 indagati<\/a>\n<br>\nRenato De Fusco, <em>Architettura ed urbanistica dalla seconda met\u00e0 dell\u2019800 ad oggi<\/em>, Napoli, Societ\u00e0 editrice storia di Napoli, 1961.\n<br>\nPercy Allum, <em>Potere e societ\u00e0 a Napoli nel dopoguerra<\/em>, Torino, Einaudi, 1979.\n<br>\nSergio Tenti, <em>Napoli moderna, citt\u00e0 e case popolari 1868-1980<\/em>, Napoli, CLEAN, 1993.\n<br>\nAttilio Belli, <em>Cittadini e istituzioni: ascolto delle periferie e nuovi mestieri dell\u2019urbanistica<\/em>, Napoli, Cronopio, 2006.\n<br>\nGaetano Fusco, <em>Le mani sullo schermo. Il cinema secondo Achille Lauro<\/em>, Napoli, Liguori, 2006.\n<br>\nLilia Pagano, <em>Periferie di Napoli<\/em>, Roma, Aracne, 2012.\n<br>\nPaola Di Biagi, <em>Il piano INA-Casa: 1949-1963<\/em>, in \u201cTreccani on line\u201d, il Contributo italiano alla storia del pensiero, Tecnica, 2013. Disponibile all\u2019indirizzo: <a href=\"https:\/\/www.treccani.it\/enciclopedia\/il-piano-ina-casa-1949-1963_(Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero:-Tecnica)\/\" title=\"Il piano INA-Casa: 1949-1963\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> Il piano INA-Casa: 1949-1963<\/a>\n<br>\nFabio Mangone, <em>Roberto Pane<\/em>, in Vincenzo Trione (a cura di), <em>Il cinema degli architetti<\/em>, Milano, Johan &amp; Levi, 2013.\n<br>\nAndrea Pane, <em>Paesaggi urbani e rurali nel cinema di Francesco Rosi<\/em>, in Francesca Capano, Maria Ines Pascariello e Massimo Visone, <em>Delli Aspetti de Paesi. Vecchi e nuovi Media per l\u2019Immagine del Paesaggio<\/em>, Tomo 1, 2018. Consultabile all\u2019indirizzo: <a href=\"https:\/\/www.eikonocity.it\/file\/05_Tomo%20I_Parte%20I_A4.pdf\" title=\"Il paesaggio nella cinematografia documentaria, amatoriale e d\u2019autore\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> Il paesaggio nella cinematografia documentaria, amatoriale e d\u2019autore<\/a>\n<br>\nNicola Pasqualicchio, Alberto Scandola, <em>Francesco Rosi. Il cinema e oltre<\/em>, Milano-Udine, Mimesis Edizioni, collana Cinema, n.71, 2019.\n<br>\nGaetana Marrone, <em>The cinema of Francesco Rosi<\/em>, Oxford, Oxford University Press, 2020.\n<br>\nCarolina Rosi, <em>Francesco Rosi mio padre, mio maestro<\/em>; Pasquale Iaccio, <em>Francesco Rosi tra denuncia civile e arte cinematografica<\/em>; Maria Procino, <em>Francesco Rosi regista teatrale: da Giuseppe Patroni Griffi a Eduardo De Filippo<\/em>, in \u201cPerseo\u201d, n.2, a. II, ottobre 2022.\n<br>\nAlessandro Ticozzi, <em>Andiamo avanti: ha da pass\u00e0 &#8216;a nuttata. Dialogo familiare sulla trilogia eduardiana interpretata da Luca De Filippo con la regia di Francesco Rosi<\/em>, Ravenna, SensoInverso Edizioni, 2022.\n<br>\nMaria Procino, <em>Francesco Rosi incontra Eduardo De Filippo: Napoli milionaria, Le voci di dentro, Filumena Marturano<\/em>, in \u201cRifrazioni\u201d, n.6, 2022, Rivista Sinestesie \u2013 Periodico Quadrimestrale di Letteratura e Arti della Modernit\u00e0 (sinestesieonline.it).\n<br>\nMaria Procino (a cura di), <em>Francesco Rosi Diari. Da Salvatore Giuliano a Carmen: il cinema della ragione (1961-1981). Prefazione di Giuseppe Tornatore<\/em>, Milano, La nave di Teseo, 2022. \n<br>\nAntonio Di Pietro, Giovanni Valentini (a cura di), <em>Intervista su Tangentopoli<\/em>, Bari, Editori Laterza, 2000.\n<br>\nMarco Travaglio, <em>Promemoria: la storia d\u2019Italia ai confini della realt\u00e0 da Tangentopoli a oggi<\/em>, Milano, Promomusic, 2009.\n<br>\nGianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio, <em>Mani pulite (La vera storia)<\/em>, Milano, Chiarelettere Editore, 2012.\n<br>\nLuciano Cafagna,<em> La grande slavina (L\u2019Italia verso la crisi della democrazia)<\/em>, Venezia, Marsilio Editori, 1993.\n<br>\nSimona Colarizi,<em> Storia politica della repubblica (1943-2006)<\/em>, Bari, Editori Laterza, 2007.\n<br><br>\n<b>Filmografia<\/b>\n<br>\nLuchino Visconti (regia, 1948), <em>La terra trema<\/em>, B\/N, 162 minuti, Universalia, Italia.\n<br>\nRaffaello Matarazzo (regia; 1949), <em>Catene<\/em>, B\/N, 86 minuti, Labor Film, Titanus, Italia.\n<br>\nVittorio De Sica (regia, 1951), <em>Miracolo a Milano<\/em>, B\/N, 100 minuti, Produzioni DeSica Ente nazionale industria cinematografiche (ENIC), Italia.\n<br>\nEttore Maria Fizzarotti (regia, 1951), <em>Luna Rossa<\/em>, B\/N, 85 minuti, S.A.P. Film, Italia.\n<br>\nLuigi Zampa (regia, 1952), <em>Processo alla citt\u00e0<\/em>, B\/N, 98 minuti, Film Costellazione, Italia.\n<br>\nFrancesco Rosi (regia, 1958), <em>La sfida<\/em>, B\/N, 83 minuti, Cinecitt\u00e0, Lux Film, Suevia Films, Vides Cinematografica, Italia.\n<br>\nFrancesco Rosi (regia, 1959), <em>I magliari,<\/em> B\/N, 121 minuti, Vides Cinematografica, Titanus, S.G.C., Italia.\n<br>\nFrancesco Rosi (regia, 1962), <em>Salvatore Giuliano,<\/em> B\/N, 118 minuti, Lux, Vides, Galatea, Italia.\n<br>\nFrancesco Rosi (regia, 1963), <em>Le mani sulla citt\u00e0,<\/em> B\/N, 105 minuti, Lux, Vides, Galatea, Italia.\n<br>\nDidi Gnocchi, Carolina Rosi (regia, 2019), <em>Citizen Rosi<\/em>, documentario, colore, 130 minuti, Andiamo Avanti Productions, Istituto Luce Cinecitt\u00e0, 3D Produzioni, Italia.\n<br><br>\n<b>Mostre<\/b>\n<br>\n<em>Le mani sulla verit\u00e0. 100 anni di Francesco Rosi.<\/em>, Museo Nazionale del Cinema di Torino, Mole Antonelliana &#8211; 15 novembre 2022 &gt; 17 aprile 2023, a cura di Domenico De Gaetano e Carolina Rosi con Mauro Genovese e Fabio Pezzetti Tonion. Catalogo online: <a href=\"https:\/\/issuu.com\/comunicazionemuseocinema\/docs\/mnc_francesco_rosi_web?fr=sOTRmNzQ4MTExNDY\" title=\"Le mani sulla verit\u00e0. 100 anni di Francesco Rosi.\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> Le mani sulla verit\u00e0. 100 anni di Francesco Rosi.<\/a>\n<b>Podcast<\/b>\n<br>\nGherardo Colombo,<em> Non aprite i cassetti del potere. Mani pulite e lo scandalo delle tangenti,<\/em> RaiPlaysound 2023. <a href=\"https:\/\/www.raiplaysound.it\/programmi\/nonapriteicassettidelpoteremanipuliteeloscandalodelletangenti\" title=\"Non aprite i cassetti del potere. Mani pulite e lo scandalo delle tangenti\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> Non aprite i cassetti del potere. Mani pulite e lo scandalo delle tangenti<\/a>\n<br>\nCamilla Maino, Silvia Baldetti, <em>Citizen Rosi \u2013 Storia di un regista scomodo<\/em>, Museo Nazionale del Cinema di Torino 2023. <a href=\"https:\/\/www.spreaker.com\/show\/citizen-rosi\" title=\"Citizen Rosi. Storia di un regista scomodo\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"> Citizen Rosi. Storia di un regista scomodo<\/a><\/em>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Questo saggio espone la speculazione immobiliare politicamente guidata che ha devastato il paesaggio civile di Napoli negli anni &#8217;60. Attraverso la pellicola Le mani sulla citt\u00e0 di Francesco Rosi, un&#8217;opera violenta di realismo sociale vincitrice del Leone d&#8217;Oro alla Mostra del Cinema di Venezia del 1963, analizza le negoziazioni dietro le quinte dei leader civici in lizza per il potere, mettendo a nudo i meccanismi interni della corruzione e le sue conseguenze. Personaggi come Achille Lauro e Mario Ottieri, facilitarono e sostennero la speculazione urbanistica della citt\u00e0, realizzata da imprenditori e promotori immobiliari. L&#8217;articolo racconta questo spaccato che ha impresso alla citt\u00e0, al territorio e al paesaggio una \u201cferita\u201d mai rimarginata.","protected":false},"author":358,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[2],"tags":[872,871,873,874,677],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10938"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/358"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10938"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10938\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13079,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10938\/revisions\/13079"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10938"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=10938"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=10938"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}