{"id":10842,"date":"2023-06-14T12:04:49","date_gmt":"2023-06-14T10:04:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10842"},"modified":"2023-06-14T12:04:50","modified_gmt":"2023-06-14T10:04:50","slug":"la-felicita-declinazioni-storiche-letterarie-semiotiche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10842","title":{"rendered":"La felicit\u00e0: declinazioni storiche, letterarie, semiotiche"},"content":{"rendered":"\nSe la recente emergenza sanitaria ha costruito narrazioni attorno alla parola \u201cResilienza\u201d, ormai entrata nell\u2019uso comune con semantiche mobili (a volte persino abusate e irritanti) e adattate ai diversi contesti di adozione (dall\u2019economia alla medicina, dall\u2019organizzazione sociale all\u2019espressione artistica), il periodo post-pandemico sta mettendo in luce le fragilit\u00e0 individuali e collettive che, inevitabilmente, costituiscono l\u2019onda lunga di ogni trauma. La parola \u201cfelicit\u00e0\u201d \u00e8 diventata cos\u00ec preziosa, anch\u2019essa oggi al centro di nuovi percorsi di indagine tesi a interpretarla come vero e proprio luogo di equilibrio e, dunque, di rinascita. Il rischio \u00e8 per\u00f2 quello di trasformarla in un contenitore, per cos\u00ec dire, buono per tutte le stagioni, da utilizzarsi come antidoto a storie tristi o apocalittiche. Dopo avere indagato la narrazione <em>della<\/em> e <em>sulla<\/em> malattia (<a href=\"?page_id=29&#038;issue=53\" title=\"Malattie, epidemie, dicerie\">n. 53, <em>Malattie, epidemie, dicerie<\/em><\/a>) e dopo avere riflettuto su come letteratura fantascientifica e fantastoria abbiano stimolato il dibattito sugli effetti perturbanti della nostra societ\u00e0 complessa (<a href=\"?page_id=29&#038;issue=54\" title=\"Fantascienza, fantastoria\">n. 54, <em>Fantascienza, Fantastoria<\/em><\/a>), il numero 55 di <em>Bibliomanie<\/em> (<em>La Felicit\u00e0: declinazioni storiche, letterarie, semiotiche<\/em>) si propone di indagare cosa abbia voluto dire, nel tempo, ricercare la felicit\u00e0, chiudendo un percorso che, nei suoi tre atti, si configura come una mappa concettuale transdisciplinare utile a cogliere universali e variabili di discorsi oggi pi\u00f9 che mai attuali. <br>\nL\u2019idea di felicit\u00e0 \u00e8 stata al centro di molte riflessioni nel mondo classico (\u201cbene comune\u201d a cui tende l\u2019azione politica per Aristotele; \u201cequilibrio interiore\u201d per Orazio; percorso virtuoso per Seneca; la tranquillit\u00e0 del corpo e della mente per Epicuro; la beatitudine, la fede e la conoscenza che porta a Dio per i Padri della Chiesa), ma \u00e8 solo in epoca moderna, con la dichiarazione di indipendenza americana (1776), che \u201cla ricerca della felicit\u00e0\u201d diventa un \u201cdiritto inalienabile\u201d. In quel testo, gi\u00e0 nel paragrafo successivo la parola <em>Felicit\u00e0<\/em> \u00e8 associata alla parola <em>Sicurezza<\/em> e d\u00e0 corpo ad un binomio programmatico attorno al quale si costruisce una nuova idea di governo che prender\u00e0 forma a seguito della rivoluzione americana, la prima del mondo moderno. Se il concetto di Sicurezza \u00e8 di facile comprensione e porta, gi\u00e0 nel 1791, all\u2019approvazione del famoso secondo emendamento (\u201cEssendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una ben organizzata milizia, il diritto dei cittadini di possedere e portare armi non potr\u00e0 essere violato.\u201d), quello di Felicit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 sfumato e si presta, nel tempo, a diverse interpretazioni.<br>\nConcetto ideale e idealizzato, quella \u201cricerca\u201d ha infatti portato a definire la \u201cfelicit\u00e0\u201d soprattutto in termini di sicurezza materiale, innescando modelli e stili di vita che, a partire dalla fine dell\u2019Ottocento e fino ad oggi, hanno trasceso il contesto nordamericano e caratterizzato prima il mondo occidentale, poi la realt\u00e0 globalizzata. Dagli Stati Uniti al mondo, la letteratura ne ha tenuto traccia: il <em>Martin Eden<\/em> di Jack London (1909), il <em>Grande Gatsby<\/em> di Fitzgerald (1925), assurti ormai a classici della nostra contemporaneit\u00e0, sono romanzi che mettono in crisi il sogno americano e che vanificano l\u2019ideale romantico dell\u2019amore come motore che accende la sfida e che porta, attraverso un percorso di crescita individuale, alla felicit\u00e0 condivisa (l\u2019amore ricambiato, il successo nella vita), di fatto negata in entrambe le opere proprio nel momento in cui i due protagonisti sembrano raggiungerla. Sono romanzi che hanno cos\u00ec inaugurato il ventesimo secolo denunciando la crisi di una societ\u00e0 sempre pi\u00f9 autoreferenziale e interdipendente, fino all\u2019implosione della \u201ccitt\u00e0 mondo\u201d, quella che si ritrova, un secolo dopo, nella <em>Cosmopolis<\/em> di Don DeLillo (2003). Una \u201ccitt\u00e0 mondo\u201d tradotta iconicamente (e, paradossalmente, anche iconoclasticamente) attraverso l\u2019immagine di una limousine bianca, carapace di un lusso seriale e transnazionale, che protegge schermi su cui va ininterrottamente in scena l\u2019iperrealt\u00e0 digitale, quella delle vite di scarto di cui ha parlato Bauman,<span id='easy-footnote-1-10842' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10842#easy-footnote-bottom-1-10842' title='Zygmunt Bauman, &lt;em&gt;Vite di scarto&lt;\/em&gt;, Bari, Laterza, 2007.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span> che traduce tutto in algoritmi di (e per il) successo. Per il ricco protagonista del romanzo pubblicato dopo l\u201911\/09, ma ambientato nell\u2019anno soglia che lo ha preceduto (\u201cNell\u2019anno 2000. Un giorno di aprile\u201d), nel nostro secolo la felicit\u00e0 non \u00e8 ormai nemmeno una meta da ricercare, ma solo una finzione estetica, un artificio da mostrare, una sorta di bulimia dell\u2019anima che porta a volere tutto e ancora di pi\u00f9, apaticamente ma ossessivamente.  <br>\nLa ricerca della felicit\u00e0 \u00e8 stata cos\u00ec sempre pi\u00f9 declinata in termini consumistici pi\u00f9 che esistenziali, trasmessa o percepita pi\u00f9 come un dovere che come un diritto, fino ad essere oggi inscritta in un vero e proprio \u201cmarketing della felicit\u00e0\u201d. La felicit\u00e0 \u00e8 diventata sinonimo di successo omologato, una deriva inquietante che porta a pensarla soprattutto come competizione e non come collaborazione, come accumulo e non come condivisione. \u00c8 un\u2019idea di felicit\u00e0 costruita anche a partire da narrazioni sistemiche e dominanti, che creano nuove dipendenze e nuove alienazioni; soprattutto, \u00e8 un\u2019idea che limita l\u2019immaginazione, ancora profondamente eurocentrica, occidentale. <br>\n\u201cVoi avete investito in banche, noi in relazioni\u201d, ricorda Leanne Betasamosake Simpson, critica, scrittrice e attivista della popolazione Michi Saagiig Nishanaabeg, mettendo cos\u00ec in discussione la scala di valori su cui ancora si fonda il mondo globalizzato.<span id='easy-footnote-2-10842' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10842#easy-footnote-bottom-2-10842' title='Leanne Betasamosake Simpson, &lt;em&gt;This Accident of Being Lost&lt;\/em&gt;, House of Anansi, Toronto, 2017.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span> \u00c8 proprio il \u201cperseguire la Felicit\u00e0\u201d secondo modelli dominanti che viene oggi ripensato dalle nuove narrazioni indigene, che mettono in discussione non tanto i diritti inalienabili delle origini, quanto il loro essere nati in seno ad una idea di societ\u00e0 non equa e fondata sulla infelicit\u00e0 di molti. La modernit\u00e0 e l\u2019ambigua bellezza dei paragrafi che aprono la Dichiarazione di Indipendenza sono quindi oggi problematizzati attraverso testi che creano contro-narrazioni capaci di aprire nuovi orizzonti etico-politici e nuove semantiche che portano ad innovare l\u2019idea stessa di Felicit\u00e0 per renderla, infine, patrimonio condiviso e dinamico. In questo nuovo scenario, particolarmente interessanti sono le narrazioni alter<em>N<\/em>ative, quelle scritte dalle nuove generazioni indigene sempre meno nostalgiche di un passato che non pu\u00f2 pi\u00f9 ritornare, sempre meno \u201cresilienti\u201d (termine non pi\u00f9 amato dalle popolazioni indigene poich\u00e9 legato all\u2019idea di sopravvivenza, dunque di adattamento, al periodo coloniale e di conquista) e sempre pi\u00f9 \u201crisorgenti\u201d (termine col quale si indica la volont\u00e0 di immaginare nuovi futuri, anche artistici). Narrazioni che invitano a ripensare non solo l\u2019idea di \u201cfelicit\u00e0\u201d, ma anche quella di \u201cinfelicit\u00e0\u201d, quello stato d\u2019animo che deriva dalla paura di perdere il \u201cnostro mondo\u201d, ormai al limite e non pi\u00f9 sostenibile, indagata da tanti percorsi letterari, storici e semiotici (si pensi all\u2019eco-critica declinata in molti percorsi transdisciplinari). Per le nuove generazioni indigene, cos\u00ec come per autori ed autrici che scrivono da quelli che una volta si definivano come i margini dell\u2019Impero (ma oggi, in una societ\u00e0 interconnessa e <em>in rete<\/em> non ci sono pi\u00f9 margini, bens\u00ec <em>snodi<\/em>, punti di interconnessione), la sfida non \u00e8 persa, \u00e8 in corso: \u201cNon \u00e8 mai stata la fine del mondo. Ed \u00e8 sempre stata la fine del mondo\u201d.<span id='easy-footnote-3-10842' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10842#easy-footnote-bottom-3-10842' title='B. Piatote, &lt;em&gt;The Beadworkers Stories&lt;\/em&gt;, Counterpoint, Berkeley 2019.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span> Ecco, dunque, che una diversa idea di felicit\u00e0 pu\u00f2 prendere forma a partire da orizzonti diversi, da una diversa immaginazione. Non \u00e8 poi cos\u00ec difficile, basta cambiare la prospettiva, definire un\u2019altra idea di benessere e investire non pi\u00f9 in denaro ma, come ricorda Simpson, in relazioni. \u201cE non si rida di questo concetto di felicit\u00e0, perch\u00e9 non \u00e8 n\u00e9 ingenuo, n\u00e9 illusoriamente utopico; al contrario, \u00e8 profondamente ecologico, dato che l\u2019ambiente (<em>oikos<\/em>) \u00e8 costruito nella nostra ragione a partire dal linguaggio che lo contiene (<em>logos<\/em>)\u201d.<span id='easy-footnote-4-10842' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10842#easy-footnote-bottom-4-10842' title='Elena Lamberti, \u201cWorld Literature e le sfide etiche del mondo interconnesso\u201d, in Silvia Abertazzi, a cura di, Introduzione alla World Literature. Percorsi e prospettive, Carocci 2022.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span><br>\nE la riflessione sulla felicit\u00e0 proposta in questo numero tematico parte proprio dal linguaggio. La <a href=\"?p=10746\" title=\"Una nota etnofilologica sulla felicit\u00e0\">breve nota etimologica di Francesco Benozzo sulla parola \u201cfelice\u201d<\/a> ci aiuta a cogliere la mobilit\u00e0 semantica della radice indoeuropea *f\u0113- che, nel tempo, apre alla lessicalizzazione dominante, come noto legata all\u2019idea di \u201cfertilit\u00e0\u201d, di \u201cfecondit\u00e0\u201d. Nota breve ma intensa, poich\u00e9 inscritta nell\u2019iconomastica che tanto deve alla ricerca di Mario Alinei<span id='easy-footnote-5-10842' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10842#easy-footnote-bottom-5-10842' title='Mario Alinei, \u201cPrincipi di teoria motivazionale (iconimia) e di lessicologia motivazionale (iconomastica)\u201d, in L. Mucciante, T. Telmon (a cura di), &lt;em&gt;Lessicologia e lessicografia&lt;\/em&gt;, Atti del xx Convegno della Societa italiana di glottologia, Chieti-Pescara, 12-14 ottobre 1995), Il Calamo, Roma, pp. 9-36.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span> (1926-2018). Ed \u00e8 proprio grazie alla mediazione di Benozzo che l\u2019Universit\u00e0 di Bologna ha accolto un prezioso lascito librario del fondatore dei <em>Quaderni di Semantica<\/em>); viene cos\u00ec rivelata la funzione sociale e culturale delle specifiche variazioni semantico-lessicali (o \u2018riciclaggi\u2019), che registrano e creano un grande archivio di memoria emotiva e cognitiva in seno a diversi costrutti sociali, dimostrando quanto sia prezioso lo studio iconomastico per cogliere appieno il divenire di ogni processo ambientale (inteso in chiave evoluzionista e non determinista, ovvero come il risultato di un adattamento e di negoziazioni incessanti tra pi\u00f9 attori).<br>\nIndagando l\u2019orazione <a href=\"?p=10584\" title=\"Pauca, opinor non ingrata, super felicitate. Rileggere il De felicitate di Filippo Beroaldo seniore (1495)\"><em>De felicitate<\/em> (1495) di Filippo Beroaldo seniore (\u201cil vecchio\u201d), Federico Diamanti persegue due obiettivi importanti<\/a>: da un lato, viene ricordata la centralit\u00e0 della riflessione umanistica sulla \u201cumana felicit\u00e0\u201d, indagata nel tempo lungo della tradizione latina fino al 1494; dall\u2019altro, si consolida la fertile tradizione della ricerca bolognese sull\u2019umanista gi\u00e0 definito da Andrea Severi \u201cun maestro per l\u2019Europa\u201d, un \u201cclassico moderno\u201d.<span id='easy-footnote-6-10842' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10842#easy-footnote-bottom-6-10842' title='Andrea Severi, &lt;em&gt;Filippo Beroaldo il Vecchio, un maestro per l\u2019Europa: da commentatore di classici a classico moderno (1481-1550)&lt;\/em&gt;, Bologna, Societ\u00e0 editrice il Mulino, 2015.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span> Il corso tenuto da Beroaldo all\u2019universit\u00e0 di Bologna nel 1494 si rivela cos\u00ec palestra perfetta per la messa a punto di una orazione qui indagata attraverso letture di passi selezionati e argomentati per accompagnare anche il lettore meno esperto attraverso il ragionamento del maestro, ormai consolidatosi come parte integrante del discorso umanistico coevo e, dunque, espressione di una scuola di pensiero capace di riverberare ben al di l\u00e0 della citt\u00e0 in cui ebbe origine.   <br>\nNel suo contributo, <a href=\"?p=10670\" title=\"Felicit\u00e0 e giustizia nella Repubblica di Platone: quali sfide per la modernit\u00e0?\">Elisa Ravasio riflette sull\u2019orizzonte eudomonistico <em>in<\/em> e <em>di<\/em> Platone<\/a>, vero e proprio classico (anche) del dibattito sulla felicit\u00e0, attraverso la lettura che ne ha dato un filosofo britannico, Bernard Williams (1929-2003). In particolare, Williams riflette sull\u2019incertezza che, in alcuni passaggi dell\u2019opera, sembra esserci sulla felicit\u00e0 dei guardiani che, esercitando la loro virt\u00f9, dovrebbero essere per natura felici. Concentrandosi sulla consapevolezza del filosofo, Williams vede in Platone colui che postula una necessaria connessione tra le diverse dimensioni della \u201cgiustizia\u201d (ideale, etica, politica) e la dimensione comunitaria in cui si esplicano e ricorda come, nella pratica, la giustizia non possa prescindere dalla convinzione individuale che esercitare il bene per s\u00e9 e per gli altri sia <em>in s\u00e9<\/em> segno di vita morale e ben spesa. \u00c8 questo un postulato che resta di grande attualit\u00e0, anche in epoca contemporanea, poich\u00e9 pone ancora oggi al lettore una sfida etico-sociale che resta al centro dell\u2019idea di cittadinanza attivamente (ovvero consapevolmente) \u201cfelice\u201d. <br>\nRiprendendo la riflessione sulla \u201cretorica della felicit\u00e0\u201d propria del Bildungsroman cos\u00ec come postulato da Franco Moretti nel suo <em>Il romanzo di formazione<\/em>,<span id='easy-footnote-7-10842' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10842#easy-footnote-bottom-7-10842' title='Franco Moretti, &lt;em&gt;Il romanzo di formazione, &lt;\/em&gt;Torino, Einaudi, 1999.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span> <a href=\"?p=10760\" title=\"Una felicit\u00e0 immeritata. L\u2019idea di felicit\u00e0 nel Bildungsroman\">Giordano Ghirelli propone un excursus ragionato su come il tema della ricerca della felicit\u00e0 abbia posto diverse sfide narratologiche in seno a diverse tradizioni letterarie<\/a>. In particolare, la felicit\u00e0 individuale (che \u00e8 legata alla piena espressione di ci\u00f2 \u201cche l\u2019individuo \u00e8, o sente di essere\u201d) \u00e8 spesso ostacolata o non contemplata dal mondo abitato dai giovani protagonisti, che sono cos\u00ec al centro di continue negoziazioni (riflessioni, monologhi, dialoghi) con i <em>formatori<\/em> (la famiglia, i tutori, la societ\u00e0 in senso lato), con equilibri raggiunti a fatica e necessariamente precari, che puntualmente si riflettono sulla dimensione narratologica. Da qui la riflessione sul classico del genere, <em>Anni dell\u2019apprendistato di Wilhelm Meister<\/em> di Goethe, analizzato nel suo tentativo di \u201cripristinare il nesso tra narrazione e felicit\u00e0\u201d e restituire al romanzo un ruolo educativo \u201cpossibile\u201d, se non davvero stabile.<br>\n\u201cOttimismo tragico\u201d, \u201cpositivit\u00e0 tossica\u201d, sono espressioni al centro della <a href=\"?p=10632\" title=\"\u201cThought-as-power\u201d as a route to happiness. The shift from positive thinking to toxic positvity in the context of conspiritual discourse in the U.S.\">riflessione proposta da Lorena Carbonara, in un saggio che porta il lettore ad indagare i rischi e i limiti della radicalizzazione del \u201cpensiero positivo\u201d<\/a>. La felicit\u00e0 precaria del romanzo di formazione pi\u00f9 tradizionale \u00e8 cos\u00ec oggi contrapposta al \u201cmarketing della felicit\u00e0\u201d, vera e propria industria che traduce il mito dell\u2019American Dream in una ricerca materiale, omologata e omologante. Il saggio ripercorre le origini del pensiero positivo come ideologia che ha origine nel <em>New Thought<\/em> americano, a sua volta ispirato dal Trascendentalismo ottocentesco, un movimento, il primo, particolarmente pervasivo per il suo essere, ad un tempo, secolare e spirituale, per arrivare a riflettere sulle connessioni tra felicit\u00e0 tossica e cospirazionismo; connessioni messe in luce da una sorta di semantica della felicit\u00e0, che una analisi del discorso \u201cconspirituale\u201d rivela, analizza e commenta.    <br>\nSe i saggi precedenti riflettono su una idea di (ricerca della) felicit\u00e0 inscritta nella tradizione e nella realt\u00e0 occidentale, eurocentrica e dominante, il <a href=\"?p=10750\" title=\"Noi apparteniamo a Ling\u00edt Aan\u00ed. Ricerca del senso di appartenenza nelle memorie di Ernestine Hayes\">saggio di Federico Gabriele Ferretti la contestualizza a partire da quell\u2019immaginario alter<em>N<\/em>ativo sopra ricordato<\/a>, oggi sempre meno resiliente e sempre pi\u00f9 risorgente proprio l\u00e0 dove la <em>felicit\u00e0 tossica<\/em> \u00e8 radicata: l\u2019America, intesa come continente e non solo come nazione, ovvero riduzione metonimica. In particolare, il saggio porta il lettore a confrontarsi con i <em>memoirs<\/em> dell\u2019autrice Ernestine Saankal\u00e1xt Hayes (n. 1945), della nazione Tlingit (costa nord occidentale del Pacifico), che postulano una diversa idea di (romanzo) di formazione, di fatto, vera e propria sfida all\u2019idea letteraria dominante: in queste opere, infatti, l\u2019identit\u00e0 del singolo si (ri)costruisce a partire da un dialogo incessante tra individuo e gruppo sociale che porta ad un confronto serrato con memorie traumatiche vissute o ereditate, sempre (ri)elaborate in modo tanto intimo, che collettivo. La ricerca della felicit\u00e0 \u00e8 cos\u00ec inscritta in una idea di mondo diversa, radicata in una dimensione relazionale per la quale la ricerca della felicit\u00e0 personale ha senso solo se rientra in una dimensione necessariamente corale e condivisa.\n\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Se la recente emergenza sanitaria ha costruito narrazioni attorno alla parola \u201cResilienza\u201d, ormai entrata nell\u2019uso comune con semantiche mobili (a volte persino abusate e irritanti) e adattate ai diversi contesti di adozione (dall\u2019economia alla medicina, dall\u2019organizzazione sociale all\u2019espressione artistica), il periodo post-pandemico sta mettendo in luce le fragilit\u00e0 individuali e collettive che, inevitabilmente, costituiscono l\u2019onda [&hellip;]","protected":false},"author":73,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[169],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10842"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/73"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10842"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10842\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":10845,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10842\/revisions\/10845"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10842"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=10842"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=10842"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}