{"id":10813,"date":"2023-06-12T08:23:49","date_gmt":"2023-06-12T06:23:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10813"},"modified":"2023-06-12T08:23:49","modified_gmt":"2023-06-12T06:23:49","slug":"capire-la-strage-di-bologna-una-riflessione-sul-processo-bellini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10813","title":{"rendered":"Capire la strage di Bologna. Una riflessione sul processo Bellini"},"content":{"rendered":"\n\n\n<em>       \u201cBisogna arrivare al punto che non solo gli aerei, ma le navi e i treni e le strade siano insicure, bisogna ripristinare il terrore e la paralisi della circolazione. Diamo un segno inequivocabile della nostra presenza. Ci riconosceranno. Ci seguiranno, perch\u00e9 ci\u00f2 che vogliamo \u00e8 ci\u00f2 che essi vogliono: la distruzione del mondo borghese&#8230; Borghesia e proletariato sono entrambi risultato dello stesso processo di decomposizione. Trovarsi d&#8217;accordo per distruggere \u00e8 l&#8217;unico modo di restare insieme. Dobbiamo lanciare un segnale e raccoglierci&#8230; Arrecare danni al sistema \u00e8 un errore, il sistema te ne chieder\u00e0 conto. Ma provocarne la disintegrazione, questo \u00e8 il rimedio, occorre una esplosione da cui non escano che fantasmi. Occorre che il nostro gesto sia cos\u00ec chiaro da far nascere in tutta la popolazione inerme inginocchiata due sole risposte: nessun dubbio, sono loro e finalmente\u201d <\/em><br>\n<em>Pubblicazione clandestina \u201cLinea Politica\u201d dell\u2019ordinovista Carlo Battaglia, pag. 984 sentenza 6.4.022;<\/em><br><br>\n\n<em>        \u201cHanno marciato divisi ma per colpire uniti. Non c &#8216;e una destra extraparlamentare e una destra parlamentare, Presidente. No. C\u2019\u00e8 un\u2019estrema destra, che si divide strumentalmente\u2026Per quello che ho potuto constatare io, l&#8217;ispiratore di queste formazioni di estrema destra, quelli che sono sempre stati i loro punti di riferimento effettivi, sono sempre stati interni al Movimento Sociale Italiano&#8230;&#8221;<\/em><br>\n<em>Vincenzo Vinciguerra alla corte d\u2019Assise di Bologna, pag. 609 Sentenza 6.4.022;<\/em><br><br>\n\n<em>       \u201cOnore al Camerata Tuti\u201d dice la rivendicazione della strage da parte dei NAR fatta nell\u2019immediatezza dell\u2019attentato e successivamente smentita, secondo una modalit\u00e0 comunicativa gi\u00e0 adottata per la strage dell\u2019Italicus, che invece era stata \u201cdedicata\u201d al terrorista Giancarlo Esposti, pochi mesi prima deceduto in un conflitto a fuoco con i carabinieri.<\/em><br>\n<em>  Da L. Grassi, \u201cLa strage alla stazione in quaranta brevi capitoli\u201d, pag.32;<\/em><br><br>\n\n\n\n\n\nIl 5 aprile di quest\u2019anno sono state depositate le motivazioni del processo a carico di Paolo Bellini ed altri per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, celebrato innanzi alla Corte d\u2019Assise di Bologna e deciso all\u2019udienza del 6 aprile 2022 dopo essersi sviluppato per 64 udienze. <br>\nCome messo in risalto dagli estensori della motivazione si tratta del tredicesimo giudizio su quello che \u00e8 stato il pi\u00f9 grave atto di terrorismo del dopoguerra e, come ultimo nel tempo, ha accumulato fra i suoi atti una quantit\u00e0 enorme di documenti e sentenze provenienti sia dai precedenti processi per la strage di Bologna che dai processi riguardanti le stragi dal 1969, cio\u00e8 l\u2019anno della strage di Piazza Fontana, considerata la prima di una sequenza stragista che passando attraverso le stragi del 1972 (strage di Peteano) del 1973 (strage alla questura di Milano) e del 1974 (strage di Brescia e dell\u2019Italicus) giunge appunto sino al 1980. <br>\nSono rimasti al di fuori dello sguardo della Corte i precedenti remoti (Portella delle Ginestre, evocata solo in una memoria dell\u2019Avvocatura dello Stato), la strage di Gioia Tauro (citata solo incidentalmente unitamente ai moti di Reggio Calabria) e le stragi successive al 1980, nelle quali hanno giocato prevalentemente componenti eversive di natura in senso lato mafiosa, oltre ad oscure entit\u00e0 tuttora oggetto di indagini. <br>\nIl materiale documentale acquisito ha compreso anche gli atti di processi non riguardanti le stragi in modo diretto ma indispensabili al fine della ricostruzione di fatti e all\u2019individuazione di responsabilit\u00e0, primo fra tutti il processo per il crack del Banco Ambrosiano. <br>\nCon scelta processuale insolita ma significativa sono stati acquisiti agli atti pareri di esperti della materia, consulenze e pubblicazioni, che sono serviti alla Corte per orientarsi in una massa documentale cos\u00ec ampia.<br>\n\n\nUn giudizio a pi\u00f9 di quaranta anni dal fatto per un reato imprescrittibile, per giunta oggettivamente e soggettivamente politico nel senso tecnico sancito dall\u2019articolo 8 del Codice Penale, doveva necessariamente fare i conti con la storia e in particolare considerare il complesso rapporto del lavoro del giudice con quello dello storico.<br>\nEntrambi, con strumenti e finalit\u00e0 diverse ma in qualche modo complementari, tendono alla ricerca della verit\u00e0, verit\u00e0 storica e verit\u00e0 giudiziaria, quella verit\u00e0 che, secondo la Corte, rappresenta un diritto azionabile giuridicamente, non solo per i famigliari delle vittime, ma per l\u2019intera comunit\u00e0, come messo in evidenza in uno dei passaggi pi\u00f9 alti e in un certo senso pi\u00f9 coraggiosi della motivazione.<br>\nIn numerosi passaggi della sentenza, poi, si d\u00e0 atto di come i famigliari delle vittime, attraverso i Presidenti dell\u2019Associazione, dapprima Torquato Secci, e dal 1996 ad oggi Paolo Bolognesi, abbiano incessantemente contribuito con il loro impulso alla ricerca di verit\u00e0 e giustizia.<br>\nGrande merito dell\u2019Associazione \u00e8 anche quello di aver difeso i processi che hanno portato alle condanne di componenti dei NAR (Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini, quest\u2019ultimo in primo grado) da campagne di stampa ostili, per cui a Bologna vi sarebbe una sorta di \u201cincompatibilit\u00e0 ambientale\u201d a procedere per la strage, e di averli salvaguardati attraverso i loro difensori dai ripetuti tentativi di immettere nei processi stessi e nell\u2019opinione pubblica ipotesi alternative a quella neofascista seguita dagli inquirenti, per lo pi\u00f9 \u201cpiste estere\u201d, quale la cos\u00ec detta pista palestinese, che ancor oggi vengono ricorrentemente riproposte nonostante che in sede giudiziaria siano state sempre respinte e nonostante siano stati acquisiti documenti, anche provenienti dai servizi di sicurezza, che la smentiscono definitivamente.  <br>\nIn realt\u00e0, la pressione depistante tesa ad orientare le indagini verso l\u2019estero \u00e8 stata enorme, sin dal settembre 1980, conformemente ad un\u2019indicazione data da Licio Gelli al piduista Elio Cioppa, funzionario del SISDE all\u2019epoca diretto dal generale Grassini, anch\u2019egli piduista, servizio che aveva invece orientato inizialmente la propria attenzione verso il terrorismo di destra. <br>\nPeraltro, con simmetrico mutamento di valutazione, lo stesso Francesco Cossiga, nell\u2019immediatezza del fatto aveva indicato all\u2019opinione pubblica la matrice fascista della strage, per poi subito dopo divenire uno dei sostenitori della responsabilit\u00e0 palestinese nella strage di Bologna.<br>\n\n\nSgombrato il campo da ipotesi alternative, la condanna di Paolo Bellini si inscrive nel solco delle precedenti condanne e suggella la responsabilit\u00e0 nella strage di Bologna di tutte le componenti del terrorismo di destra operanti nel 1980.<br>\nAlle 10,25 del 2 agosto1980, infatti, erano tutte rappresentate alla stazione di Bologna.<br>\nI NAR, ovviamente, dei quali facevano parte Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini e Gilberto Cavallini; Ordine Nuovo, del quale faceva parte Cavallini, Terza Posizione con Ciavardini e Sergio Picciafuoco e Avanguardia Nazionale, appunto con Paolo Bellini. <br>\nTutti erano l\u00ec, a comprova di una volont\u00e0 stragista comune, formatasi nel contesto di intrecci preesistenti e duraturi fra le varie organizzazioni, che sfumavano l\u2019una nell\u2019altra ed i cui militanti sovente transitavano dall\u2019una all\u2019altra o appartenevano contemporaneamente a pi\u00f9 di una, cos\u00ec che, ad esempio, Stefano Delle Chiaie, capo indiscusso di AN, nel luglio dei 1980 poteva pretendere di \u201cunificare i quattro gruppi NAR\u201d e procurare loro armi ed esplosivi \u201csenza limiti di prezzo\u201d in vista di un attentato \u201cindiscriminato\u201d. <br>\nMa al di l\u00e0 di tale pur importante episodio del quale si parler\u00e0 in relazione ad un\u2019informativa del colonnello Amos Spiazzi, dalla quale sono tratte le parole virgolettate,  la sentenza evidenzia come i vari gruppi disponessero di basi, di armi e di esplosivi in comune e producessero documenti del tutto affini nei contenuti, come i \u201cFogli d\u2019Ordine\u201d dell\u2019ordinovista rodigino Gianluigi Napoli e \u201cFormazione Elementare\u201d, dell\u2019avanguardista milanese Marco Ballan, che esprime al meglio la cultura stragista dei terroristi (\u201c[&#8230;] la propaganda tramite il terrore \u00e8 la pi\u00f9 efficace che si possa immaginare [\u2026]\u201d), come pure il cosiddetto \u201cDocumento di Nuoro\u201d redatto nel carcere di Nuoro nel 1979 da Mario Tuti, Guido Giannettini, Marco Fumagalli, e altri detenuti politici di estrema destra: \u201cIl terrorismo sia indiscriminato che contro obiettivi ben individuati, e il suo potenziale offensivo pu\u00f2 essere indicato per scatenare l\u2019offensiva contro le forze del regime [\u2026] \u00e8 indubbio che si avr\u00e0 quasi automaticamente un estendersi della lotta armata, favorita anche dalla prevedibile recrudescenza della repressione [\u2026] la massa della popolazione sar\u00e0 portata a temerci e ammirarci, disprezzando nel contempo lo Stato per la sua incapacit\u00e0 [\u2026]\u201d.<br>\nComuni erano anche le forme di autofinanziamento per mezzo di rapine. La compartecipazione a varie rapine di componenti dei diversi gruppi (in particolare, Domenico Magnetta, Valerio Fioravanti, Massimo Carminati, Giuseppe Dimitri), ad esempio, risulta infatti documentata dalla Corte in pi\u00f9 occasioni alla fine del 1979.<br>\n\n\n\nSulla compresenza dei terroristi prima elencati alla stazione di Bologna occorre spendere qualche parola in pi\u00f9 in merito alla posizione di Sergio Picciafuoco.<br>\nCostui, infatti, era alla stazione al momento della strage e rimase lievemente ferito. Sulla sua presenza sul luogo dell\u2019attentato non seppe dare plausibili spiegazioni. Rinviato a giudizio nel primo processo per strage, la sua posizione venne stralciata per motivi processuali e venne successivamente assolto con una discutibile sentenza, poi divenuta definitiva, della Corte d\u2019Appello di Firenze.<br>\nPicciafuoco era di Terza Posizione, amico di tale Leonardo Giovagnini, di Osimo, a sua volta in contatto con Francesco Mangiameli, amico di Alberto Volo. <br>\nQuesta amicizia \u00e8 da segnalare in quanto Picciafuoco disponeva di una carta di identit\u00e0 falsa, procuratogli da tale Guelfo Osmani, abile falsario al servizio del Capo Centro di Firenze Federico Mannucci Benincasa e del capitano Giancarlo D\u2019Ovidio, coinvolto nella cos\u00ec detta provocazione di Camerino. Tale documento recava false generalit\u00e0 di Vailati Eraclio, assonanti a quelle di \u201cVailati Adelfio\u201d apposte su un falso documento di Alberto Volo, esponente siciliano di Terza Posizione e, come gi\u00e0 osservato, amico di Francesco Mangiameli, del quale si dir\u00e0 pi\u00f9 avanti.<br>\nAd Osimo era nell\u2019ambiente di Radio Mantakas, emittente nella disponibilit\u00e0, a conferma degli intrecci fra le varie organizzazioni terroristiche, del leader di ON Paolo Signorelli.<br>\nEra stato compagno di detenzione di Carlo Maria Maggi, e la Corte ipotizza che le informazioni sulla strage in possesso del Maggi delle quali si parla nell\u2019intercettazione ambientale di cui si dir\u00e0 oltre provenissero proprio da lui.<br>\nEra inoltre in contatto col SISMI e il suo nome compariva in un elenco di persone di destra detenute cui far pervenire degli aiuti economici sequestrato a Gilberto Cavallini.<br>\nNel 1990 Picciafuoco si era recato a Reggio Emilia per incontrare Paolo Bellini. Si tratt\u00f2 di uno scontro molto duro evocato in modo drammatico dal confronto dibattimentale fra i due.<br>\nDa ultimo, Picciafuoco viveva da solo, a Castelfidardo, in uno stato miserevole e temeva per la propria sicurezza, cos\u00ec almeno si legge su \u201cLa Repubblica\u201d del 13 aprile 2023 in un articolo pubblicato in occasione della sua morte. Da quanto risulta, il cadavere \u00e8 stato trovato dalle forze dell\u2019ordine di Osimo quando era gi\u00e0 deceduto da alcuni giorni. <br>\nSuscita perplessit\u00e0 il fatto che non sia stato perquisito l\u2019appartamento e che non sia stata effettuata un\u2019autopsia, ma di perplessit\u00e0 di questo genere i processi per strage sono pieni.<br>\n\n\nLa Corte, come era assolutamente necessario, si sofferma poi sulla dibattuta questione se la strage di Bologna sia da considerare parte della strategia della tensione, strategia di guerra non ortodossa altrimenti detta \u201ca bassa intensit\u00e0\u201d contro il comunismo, inauguratasi con la strage di Piazza Fontana e che per la maggior parte degli osservatori si concluderebbe nel 1975.<br>\nDiamo per noto il concetto di strategia della tensione, strategia che prevede una serie di stress al sistema politico istituzionale, fra i quali anche le stragi, volti a contrastare con mezzi illegali, e se del caso cruenti, l\u2019ascesa al potere in Italia del Partito Comunista o comunque delle forze di sinistra. <br>\nSollecitata da agenzie di intelligence statunitensi, teorizzata in documenti di origine statunitense quali il cosiddetto \u201cPiano Demagnetize\u201d o il \u201cDocumento Westmoreland\u201d, divulgata in Italia in contesti praticamente pubblici con il sostegno delle forze armate, come in occasione del Convegno dell\u2019Hotel Parco dei Principi del 1965, formalizzata nella sua definizione lessicale da un articolo dell\u2019\u00abObserver\u00bb apparso dopo la strage di Piazza Fontana, viene analizzata nel corso dell\u2019istruttoria dibattimentale dal consulente Aldo Giannuli, che giunge infine a riconoscere che la strage del 2 agosto \u00e8 parte di tale strategia, e viene ripercorsa da Vincenzo Vinciguerra, autore confesso della strage di Peteano.<br>\nQuesti \u00e8 stato sentito nel corso degli anni da tutti i magistrati che si sono occupati di stragi ed ha dato un importante contributo anche nel processo Bellini. Affiliato prima a Ordine Nuovo e successivamente ad Avanguardia Nazionale, intimo di Delle Chiaie, dal quale da ultimo si sent\u00ec tradito, ha portato avanti dal carcere la sua solitaria battaglia contro lo stato svelando le colpe degli apparati di sicurezza nella storia dello stragismo. Pur conoscendoli, tuttavia, non ha mai fatto i nomi degli autori delle stragi e si \u00e8 sempre limitato soltanto a confermare le responsabilit\u00e0 di quelli gi\u00e0 condannati in via definitiva.<br>\nAnche per Vinciguerra la strage di Bologna \u00e8 da includere nella strategia della tensione, nella quale \u00e8 inscritta, afferma la Corte, con sue proprie peculiarit\u00e0, come peraltro ciascuna strage; pur appartenendo a un medesimo disegno generale di lungo respiro, ha ovviamente scopi e peculiarit\u00e0 proprie, opportunamente evidenziate nella motivazione con riferimento a ciascuna delle stragi cruente dal 1969 a seguire.<br>\nLa strategia della tensione, nelle sue diverse fasi, era gestita da vari soggetti, la P2 di Licio Gelli, l\u2019Ufficio Affari Riservati di Federico Umberto D\u2019Amato e, ad esse complementari, le organizzazioni terroristiche neofasciste quali l\u2019Ordine Nuovo di Massimiliano Fachini e Paolo Signorelli, sovente in un rapporto di ambigua dialettica col MSI, l\u2019Avanguardia Nazionale di Stefano Delle Chiaie e le loro molteplici derivazioni.<br>\nCoinvolgeva inoltre uomini di vertice dei Servizi, delle Forze Armate e dei Carabinieri.<br>\nSullo sfondo, poi, operavano apposite strutture di guerra non ortodossa, la Gladio, parzialmente svelata nella sua parte sostanzialmente innocua da Andreotti nel 1992, che faceva capo alla settima divisione del SISMI, ed altre ancor pi\u00f9 ineffabili, il cos\u00ec detto \u201cAnello\u201d e i \u201cNuclei di difesa dello Stato\u201d.<br>\n\n\nQuale fosse il senso della strage di Bologna nel contesto politico del 1980 e come si riconnettesse alle precedenti si dir\u00e0 nell\u2019ultimo paragrafo.<br>\nQui occorre anticipare che, come le altre stragi dal 1969 a seguire, \u00e8 stata preceduta da un corteo di attentati senza vittime, attribuiti alla medesima area terroristica, che ne hanno potenziato gli effetti destabilizzanti.<br>\nIl 1979 \u00e8 stato un anno di intensa attivit\u00e0 del terrorismo neofascista. Fra i molti si ricordano  quello del 1979 contro il Consiglio Superiore della Magistratura attribuito a Marcello Iannilli e Bruno Mariani, quello del 9 gennaio 1979 contro un gruppo di femministe di Radio Citt\u00e0 Futura, quello contro l\u2019abitazione di Tina Anselmi dell\u20198 marzo 1980, quello contro la libreria Feltrinelli di Padova del 25 luglio 1980 e infine quello conto Palazzo Marino a Milano, cui va aggiunto un assalto di connotazione stragista contro la sezione del PCI dell\u2019Esquilino del giugno 1979.<br>\nLa strage di Bologna si poneva poi come il culmine di una progressione terroristica che ha contemplato l\u2019omicidio del PM romano Mario Amato, del 23 giugno 1980, commesso materialmente da Cavallini e Ciavardini e che vede come concorrenti Fioravanti e Mambro, condannati per tale reato con sentenza definitiva, mentre Paolo Signorelli, istigatore dell\u2019omicidio, \u00e8 stato assolto dopo un travagliato percorso processuale.<br>\nAvrebbe dovuto seguire, come si vedr\u00e0 pi\u00f9 avanti, l\u2019omicidio del giudice Giancarlo Stiz, con una sorta di simmetria temporale fra due attentati mirati e uno indiscriminato.<br>\nStiz aveva la colpa di aver per primo perseguito i terroristi stragisti del 1969; Amato di aver proseguito l\u2019opera di Vittorio Occorsio, ucciso il 10 luglio 1976 da Pierluigi Concutelli mentre stava indagando sul terrorismo di destra e sulla P2 e di aver svelato con le sue indagini una situazione che nella primavera del 1980, in una audizione innanzi al CSM, aveva definito di imminente guerra civile. Peccato che a presiedere il CSM fosse il piduista Ugo Zilletti.<br>\n\n\n\nLe molte difficolt\u00e0 che affrontano i processi per strage ovviamente trovano la loro causa nell\u2019origine e nella funzione della strategia stragista per cui \u00e8 essenziale che i veri autori non vengano individuati.<br>\nA ci\u00f2 servono vari tipi di depistaggi, dalla costruzione di piste fuorvianti che indicano come responsabili della strage gli anarchici (Piazza Fontana e strage della questura di Milano), alla creazione di piste orientate verso uomini di sinistra (la \u201cpista rossa\u201d di Peteano), al PCI (Italicus), alla criminalit\u00e0 comune (la \u201cpista gialla Di Peteano\u201d), a soggetti stranieri (depistaggio \u201cTerrore sui treni\u201d).<br>\nAlcuni depistaggi mescolano elementi veri ed elementi falsi sovrapponendo i secondi ai primi in costruzioni effimere volte soprattutto a gettare le istruttorie nel caos. Come ad esempio, nel processo per la strage di Bologna, i depistaggi di cui si sono resi responsabili, in momenti e contesti diversi, Elio Ciolini e Guglielmo Sinibaldi, entrambi poi condannati per calunnia, non essendo ancora in vigore a quel tempo la norma che istituisce il reato di depistaggio, fortemente voluta dall\u2019Associazione dei famigliari delle vittime ed entrata in vigore solo nel 2018. <br>\nCos\u00ec pure gi\u00e0 dal primo processo per la strage vennero condannati per calunnia per l\u2019operazione \u201cTerrore sui treni\u201d il generale del SISMI Pietro Musumeci, il colonnello, sempre del SISMI, Giuseppe Belmonte, il dirigente di fatto del SISMI Francesco Pazienza e Licio Gelli, mentre il generale Giuseppe Santovito, loro correo, era nel frattempo deceduto prima della condanna.<br>\nCostoro, per coprire la responsabilit\u00e0 dei NAR nella strage, avevano predisposto il rinvenimento su un treno in sosta alla stazione di Bologna, proveniente da Taranto e diretto a Milano, di esplosivo analogo a quello usato per la strage di Bologna, assieme ad altri materiali e vari documenti che alludevano alla responsabilit\u00e0 di due soggetti stranieri, un francese ed un tedesco.<br>\nMassimo Carminati, intimo di Valerio Fioravanti e gi\u00e0 indiziato assieme a lui per l\u2019omicidio Pecorelli, \u00e8 stato separatamente processato per l\u2019operazione \u201cterrore sui treni\u201d, condannato in primo grado \u00e8 stato invece assolto a seguito di un tormentato percorso processuale.<br>\n\nIn tema di depistaggi la Corte ricorda poi le indagini volte a una fantomatica pista libanese e le intrusioni nelle indagini bolognesi sotto il falso nome di \u201cCapitano Manfredi\u201d di Federigo Mannucci Benincasa, capo centro SISMI di Firenze, istituzionalmente estraneo alle indagini di Bologna.<br>\n\nConviene ora affrontare un tema delicato e complesso che rileva nel contesto del processo Bellini, non solo in quanto depistaggio, tentato in dibattimento, praticamente sotto gli occhi della Corte, bens\u00ec anche per una molteplicit\u00e0 di altri aspetti.<br>\nSi tratta dell\u2019intercettazione ambientale a carico di Carlo Maria Maggi del 18.1.96.<br>\nIl Maggi, come \u00e8 noto, era leader di Ordine Nuovo veneto, condannato per ricostituzione del Partito Fascista, responsabile della strage di Brescia, faceva parte di una struttura ad alta vocazione stragista, i cui uomini erano in contatto con apparati dei Servizi, con le basi NATO in Veneto attraverso Marcello Soffiati, e con gli altri gruppi terroristici operanti nel resto dell\u2019Italia dal 1969 all\u201980, quali ad esempio La Fenice di Milano. <br>\nMaggi stesso, nel 1974, dopo la strage di Brescia, aveva confidato a Maurizio Tramonte, suo complice ed informatore dei Servizi, che l\u2019attentato di Brescia non doveva restare un fatto isolato e che si sarebbe dovuta colpire la citt\u00e0 di Bologna.  <br>\nDi ON veneto facevano parte Franco Freda e Giovanni Ventura, considerati responsabili della strage di Piazza Fontana, nonch\u00e9 molti altri personaggi di elevato spessore eversivo, come Carlo Digilio, ritenuto responsabile della strage di Piazza Fontana pur essendo il reato prescritto nei suoi confronti in nome di un\u2019attenuante guadagnata con una faticosa e ambigua collaborazione.<br>\nOrbene il Maggi nel corso di una delle istruttorie milanesi per Piazza Fontana \u00e8 stato sottoposto a intercettazione ambientale, gli atti relativi a tale intercettazione sono poi rifluiti nel processo per la strage di Brescia e da questo sono stati acquisiti infine nel procedimento a carico del Bellini.<br>\nL\u2019intercettazione fu eseguita nell\u2019abitazione veneziana del Maggi mentre stava guardando in televisione un programma sulla strage di Ustica assieme alla moglie Imelda e al figlio Marco. Si riporta qui la trascrizione con il commento della Corte: <br><br><span class=\"quote\">\n\u00abNel sottofondo del dialogo si pu\u00f2 udire una televisione accesa, mentre sta andando in onda un servizio del telegiornale in cui si parla della nota vicenda di Ustica. Maggi prendeva spunto da tali notizie per affermare: <em>\u201c&#8230; Sai come \u00e8 &#8230;, che Ustica \u00e8 stato &#8230; un episodio di guerra fredda come ha detto questo qua; perch\u00e9 la strage di Bologna \u00e8 stato un tentativo di confondere le acque, capisci? Per fare dimenticare Ustica<\/em>\u201d<br>\nA quel punto il figlio Marco dimostrava interesse ad approfondire l\u2019argomento della strage di Bologna, avanzando degli interrogativi (<em>MARCO: E i tuoi cosa dicono? MAGGI: Eh? MARCO: E tu quello che sai?<\/em>). Maggi rispondeva, fornendo alcuni dati di estremo interesse per il presente processo: \u201c<em>Lo so perch\u00e9 &#8230; \u00e8 cos\u00ec eh &#8230; Ma in pratica gi\u00e0 qua nei nostri ambienti &#8230; erano in contatto con il padre di sto&#8217; aviere &#8230; e dicono che portava una bomba, ecco! Io pensavo che &#8230; (inc.) duecento &#8230; era alla stazione, c&#8217;era perfino &#8230;<\/em>\u201d.<br>\nLa trascrizione peritale disposta nel procedimento milanese diverge da quella operata dal consulente tecnico nominato dalla P. G. per il solo fatto che al posto della parola \u201cduecento&#8221; vi \u00e8 quella \u201ccento\u201d.<br>\nInfine, sempre sollecitato dal figlio che lo interrogava sugli autori della strage della stazione di Bologna, Maggi affermava di essere sicuro del coinvolgimento di Fioravanti e Mambro (<em>MAGGI: S\u00ec sicuramente &#8230;. IMELDA: Marco! Ascoltami&#8230; MAGGI: \u201cSono stati loro &#8230;\u201d<\/em>).<br>\nEgli probabilmente stava commentando la decisione della Corte di Cassazione che aveva confermato la condanna dei predetti.<br>\nSubito dopo, aggiungeva un dettaglio di natura economica: \u201c<em>Eh &#8230;intanto lui ha i soldi<\/em>\u201d.<br>\nLa consecuzione stessa del discorso e l&#8217;uso del pronome maschile non lasciano margine a dubbi sul fatto che quest&#8217;ultima asserzione fosse da porre in correlazione con la figura di Fioravanti.<br>\nInterveniva poi la moglie di Maggi e zittiva quest&#8217;ultimo, probabilmente per impedire che rivelasse al giovane figlio ulteriori particolari sulla strage.<\/span><br><br>\n\nIl discorso di Maggi, dunque, cos\u00ec come trascritto, evoca la responsabilit\u00e0 nella strage sia di Fioravanti e Mambro (\u201csono stati loro\u201d) che di Paolo Bellini allorquando dice:<br>\n\u201cI nostri ambienti erano in contatto col padre di sto aviere\u201d (il padre di Bellini, Aldo Bellini, era dichiaratamente fascista ed era legato ai servizi) che \u201cdicono portava la bomba\u201d.<br>\nIn poche frasi, insomma, si ribadisce la responsabilit\u00e0 nella strage di Bologna di soggetti gi\u00e0 condannati e si allude alla responsabilit\u00e0 dell\u2019attuale imputato, che come sappiamo era un abile pilota di aerei, quasi una connessione simbolica fra i passati processi e l\u2019attualit\u00e0.<br>\nSenonch\u00e9 la Polizia Scientifica di Roma, incaricata dalla Procura Generale di rendere pi\u00f9 chiaro l\u2019audio e cercare di capire le parole rimaste incomprensibili pretende di trasformare le parole di Carlo Maria Maggi \u201c\u2026col padre di sto aviere\u201d  in altre ben diverse, cio\u00e8  \u201c\u2026lo sbaglio di un corriere\u2026\u201d, espressone quest\u2019ultima evocativa della pista palestinese, che infatti in una delle sue molteplici declinazioni attribuisce la strage di Bologna a un errore commesso da un corriere palestinese nel trasporto di esplosivi destinati a scopi diversi dalla strage. <br>\nLa versione della polizia scientifica contraddice la trascrizione milanese e viene svelata come manipolatoria dalla Procura Generale, che nel corso del dibattimento la sottopone a stringenti verifiche che ne confermano l\u2019inattendibilit\u00e0. <br>\nLa Corte, infine, ha ritenuto di trasmettere gli atti relativi a questo episodio alla Procura della Repubblica per verificare se l\u2019operato della Polizia scientifica di Roma possa integrare ipotesi di reato.<br>\nLa conversazione intercettata \u00e8 importante fra l\u2019altro poich\u00e9 \u00e8 stata uno degli elementi di novit\u00e0 che, su impulso della Procura Generale, hanno consentito di riaprire le indagini a carico di Paolo Bellini, che gi\u00e0 dal 1992 era stato inquisito e successivamente prosciolto dal Giudice Istruttore di Bologna. <br>\nAlla riapertura delle indagini hanno contribuito altres\u00ec il filmato girato in stazione da un turista tedesco che riprende l\u2019immagine di un soggetto poi identificato nel Bellini che stazionava sul primo binario proprio al momento dell\u2019esplosione, nonch\u00e9 materiali provenienti dal processo c.d. sulla trattativa stato-mafia che disvelano collegamenti fra Paolo Bellini e Sergio Picciafuoco, come gi\u00e0 notato anch\u2019egli presente alla stazione di Bologna al momento dell\u2019esplosione.\n<br>\n\nLa strage di Bologna, come peraltro altre stragi, \u00e8 stata preceduta da premonizioni. <br>\nLe stragi non sono opera di persone isolate, richiedono un\u2019organizzazione complessa e molte persone, anche senza esserne complici in senso giuridico, ne sono informate in anticipo.  <br>\nOvvio che qualche premonizione trapeli, come \u00e8 effettivamente avvenuto per la strage di Bologna.<br>\nOccorre distinguere fra premonizioni delle quali si viene a conoscenza prima dell\u2019evento, che acquistano perci\u00f2 una formidabile valenza processuale ed altre delle quali gli inquirenti vengono a sapere solo dopo l\u2019attentato, quali nel caso della strage del 2 agosto quella del capitano dei Carabinieri Piergiorgio Segatel, condannato nel procedimento che qui interessa per avere mentito nel corso delle indagini in merito ai suoi contatti del luglio 1980 con tale Robbio Mirella, ex moglie  dell\u2019ordinovista Mauro Meli, ben addentro agli ambienti di Ordine Nuovo veneto.<br>\nNel luglio 1980, dunque, il capitano Segatel, secondo la ricostruzione dell\u2019accusa condivisa dalla Corte, aveva avuto notizie di un imminente attentato di grandi proporzioni e si rivolse alla Robbio, che gi\u00e0 conosceva da tempo, perch\u00e9 sondasse l\u2019ambiente dell\u2019ex marito.  La donna rifiut\u00f2. Tornato a trovarla dopo la strage le disse \u201c<em>Ha visto signora cosa potevamo evitare?<\/em>\u201d. Mirella Robbio a quel punto si disse dispiaciuta di non aver ricercato informazioni come le era stato richiesto. <br>\n Vi sono poi soggetti che si sono precostituiti un alibi per il giorno della strage, altri che hanno parlato di persone avvertite dell\u2019evento, che per\u00f2 hanno negato di aver ricevuto premonizioni, altre infine che hanno dato un loro contributo informativo almeno in apparenza disinteressato. \u00c8 da notare che alcune premonizioni (Jane Cogolli, Vettore Presilio, Aldo Del Re) sono giunte ai destinatari da Massimiliano Fachini o dal suo entourage.<br>\nAnche Luigi Ciavardini, come gi\u00e0 detto condannato per la strage, mentre si trovava a Villorba di Treviso nella base operativa del gruppo NAR, cio\u00e8 nell\u2019abitazione di Flavia Sbrojavacca, all\u2019epoca compagna di Cavallini, ha dato un preavviso dell\u2019imminente esecuzione dell\u2019attentato a Cecilia Loreti, amica della fidanzata Elena Venditti. Le due donne intendevano raggiungerlo a Venezia per la data del 2 agosto, ma dissuase la Loreti dicendole che quel giorno aveva \u201cgravi problemi\u201d.<br>\n\nVettore Presilio, nel luglio del 1980 detenuto nel carcere di Padova, era un estremista di destra che nella condizione di comune detenzione frequentava Roberto Rinani, ordinovista veneto legato a Massimiliano Fachini. <br>\nRinani in tale contesto gli propose di partecipare a un attentato al giudice Giancarlo Stiz, che aveva la colpa di aver seguito fra i primi la pista nera nelle indagini per Piazza Fontana.<br>\nNell\u2019attentato, precis\u00f2 Rinani, si sarebbe fatto uso di un\u2019Alfetta e di divise da carabiniere.<br>\nL\u2019attentato, aggiunse, avrebbe dovuto essere commesso subito dopo un altro attentato gi\u00e0 programmato, \u201cun botto la cui eco avrebbe riempito le prime pagine dei giornali di tutto il mondo\u201d.<br>\nUn attentato indiscriminato, quella che sarebbe stata la strage di Bologna, conviveva dunque in un medesimo programma terroristico con un attentato di tipo \u201cselettivo\u201d come quello progettato contro il giudice Stiz.  <br>\nPresilio, nel luglio, rifer\u00ec tali confidenze al magistrato di sorveglianza, Giovanni Tamburino, che a sua volta ne parl\u00f2 pi\u00f9 volte col capo centro SISDE di Padova, Quintino Spella e con i Carabinieri di Padova.<br>\nLo Spella nel corso delle indagini ha negato i diversi incontri avuti col giudice Tamburino e per tale reticenza \u00e8 stato inquisito per depistaggio. Nel frattempo \u00e8 deceduto. Carattere autoritario in ottimi rapporti col generale piduista Giulio Grassini, capo del servizio segreto civile, non diede un immediato seguito operativo alla premonizione di Presilio, se non con l\u2019inoltro alla direzione di una nota in cui sminuisce l\u2019attendibilit\u00e0 della fonte.<br>\nAlla premonizione fornita da Presilio, e cos\u00ec malamente gestita, \u00e8 seguita una complessa vicenda che vede come protagonista Amos Spiazzi.<br>\nQuesti era un colonnello dell\u2019Esercito di stanza a Verona, al tempo dei fatti gi\u00e0 sotto processo dal 1974 per l\u2019appartenenza alla \u201cRosa dei Venti\u201d, contiguo al nucleo stragista veneto di Ordine Nuovo, affiliato ai Nuclei di Difesa dello Stato, in contatto con il colonnello del SID Federico Marzollo e con i servizi USA attraverso Carlo Rocchi.  Era inoltre un informatore del SISDE che riferiva al Centro CS di Bolzano.<br>\n\u00c8 nell\u2019ambito della sua attivit\u00e0 informativa che, con un appunto del 28 luglio 1980, cio\u00e8 anteriore di cinque giorni alla strage di Bologna, rifer\u00ec di aver poco prima incontrato a Roma tale \u201cCiccio\u201d, poi identificato in Francesco Mangiameli, leader di Terza Posizione, il quale gli aveva confidato che Delle Chiaie stava rientrando in Italia per riprendere la strada degli attentati indiscriminati collegandosi con le aree neofasciste romane. Ciccio, secondo l\u2019informativa, aveva il compito di coordinare e organizzare le azioni dei NAR e di acquistare armi ed esplosivi ad ogni costo, acquistandoli senza limiti di prezzo.<br>\nRiferiva inoltre, in linea con quanto gi\u00e0 detto anche da Vettore Presilio, di un prossimo attentato ad un magistrato, con uso di divise da carabinieri.<br>\nMangiameli non era un personaggio qualsiasi. Nel corso delle indagini si apprender\u00e0 infatti che si trattava della persona presso cui Fioravanti e Mambro avevano soggiornato in Sicilia in localit\u00e0 Tre Fontane sino al 30 luglio, per poi andare a Roma ove secondo la tesi della Procura Generale, sostanzialmente accolta dalla Corte, avrebbero ricevuto il prezzo pattuito da Licio Gelli per commettere la strage.<br>\nAssieme a loro, ospite di Mangiameli, era anche il funzionario della Regione Sicilia Gaspare Canizzo, appartenente, come peraltro lo stesso Mangiameli, all\u2019ordine martinista, vicino alle logge massoniche siciliane colluse con ambienti mafiosi.<br>\nIl Canizzo era inoltre affiliato alla Loggia degli ALAM, all\u2019epoca retta dal generale Giovanni Ghinazzi; Mangiameli, invece, apparteneva alla Loggia Iside 2 di Trapani.<br>\nQueste erano le frequentazioni di Fioravanti e Mambro subito prima della strage di Bologna.<br>\nL\u2019informativa Spiazzi, trasmessa dal Centro CS di Bolzano alla direzione centrale del SISDE, cadde anch\u2019 essa nel nulla, come era gi\u00e0 accaduto per la premonizione data da Vettore Presilio.<br>\nSpiazzi rilasci\u00f2 poi un\u2019intervista al giornalista dell\u2019\u00abEspresso\u00bb Giuseppe Nicotri, nella quale parl\u00f2 del suo incontro con \u201cCiccio\u201d. L\u2019intervista venne pubblicata il 24 agosto ed il 9 settembre Mangiameli venne ucciso da un commando formato dai fratelli Fioravanti, Francesca Mambro, Dario Mariani e Giorgio Vale.<br>\nSulla motivazione dell\u2019omicidio cos\u00ec si esprime la sentenza del 16.5.94 della Corte d\u2019Assise di Bologna:<br><br>\n<span class=\"quote\">\nMangiameli era nelle condizioni di conoscere fatti e circostanze estremamente importanti in relazione alla strage. La vicenda Spiazzi aveva rivelato che egli era un inaffidabile depositario di quelle conoscenze. Gli imputati, conseguentemente, avevano fondati motivi di preoccuparsene e di volere la eliminazione del pericolo. (&#8230;). Del resto, il convincimento che l\u2019omicidio Mangiameli fosse direttamente connesso con la strage di Bologna non \u00e8 soltanto il risultato di una argomentazione logica compiuta in sede giudiziaria a distanza di tempo dagli eventi. Invero, il volantino diffuso dai militanti palermitani di Terza Posizione tre giorni dopo il ritrovamento del cadavere sta chiaramente a dimostrare che gli amici di Mangiameli giunsero subito alla medesima conclusione. Si legge, infatti, nel volantino: \u201cL\u2019ignobile strage di Bologna, che tanto da vicino ricorda \u2026 quelle di piazza Fontana, di Brescia, di Peteano, del treno Italicus, ha forse fatto la sua ottantacinquesima vittima?\u201d \n<\/span>\n<br><br>\nTutta la vicenda Spiazzi-Mangiameli \u00e8 stata qui esposta in estrema sintesi, tralasciando tutta una serie di passaggi che la Corte analizza dettagliatamente per arrivare alle medesime conclusioni e tralasciando anche le funambolesche elucubrazioni che Amos Spiazzi ha sviluppato nei diversi interrogatori subiti nei molteplici processi in cui \u00e8 stato sentito.\n<br>\nAi depistaggi ascrivibili a uomini dei servizi per le stragi fasciste degli anni Settanta si \u00e8 gi\u00e0 accennato. Qui occorre solo aggiungere che tutti i depistaggi, tutti gli occultamenti di prove, tutti i tentativi di manipolazione dei dati processuali realizzati nel corso dei processi per la strage di Bologna, provengono da Licio Gelli, gi\u00e0 condannato sin dal primo processo per associazione sovversiva e calunnia e indicato ora come il finanziatore e organizzatore della strage di Bologna, in concorso con Umberto Ortolani, mentre Federico Umberto D\u2019Amato e Mario Tedeschi sono considerati, l\u2019uno mandante e organizzatore e l\u2019altro, il Tedeschi, solo organizzatore.<br>\nTutti deceduti, pertanto non processabili, ma l\u2019istruttoria dei PG e la sentenza della Corte se ne sono dovuti occupare in quanto dall\u2019analisi di un documento per lungo tempo nascosto alla magistratura bolognese, il c.d. \u201cDocumento Bologna\u201d, sono emerse loro responsabilit\u00e0 nei termini sopra indicati.<br>\nQuesto documento si trovava nel portafogli di Gelli al momento del suo arresto in Svizzera, avvenuto nell\u2019ambito del processo per il crack del Banco Ambrosiano il 13 settembre 1982, e non era mai stato compiutamente decifrato anche perch\u00e9 Gelli ha utilizzato tutto il suo potere di ricatto ai massimi livelli istituzionali per nasconderlo.<br>\nGelli venne interrogato in proposito dal magistrato che istruiva il processo del Banco Ambrosiano, che nell\u2019interrogatorio utilizz\u00f2 una copia del documento in cui non figurava il frontespizio recante l\u2019intestazione Bologna. L\u2019originale rimase sepolto fra le carte dell\u2019Archivio d Stato fino a quando non venne ritrovato grazie all\u2019indagine della Procura Generale di Bologna.<br>\nLe indagini che avevano preceduto l\u2019interrogatorio di Gelli avevano intenzionalmente trascurato l\u2019intestazione \u201cBologna\u201d e per questo gli ufficiali della Guardi di finanza che le avevano condotte vennero inquisiti per favoreggiamento e falso ideologico per essere poi prosciolti per sopravvenuta prescrizione.<br>\nGelli, inoltre, sentendosi minacciato dalle indagini sulla strage, us\u00f2 tutto il suo potere di ricatto inviando il proprio difensore, l\u2019avv. Fabio Dean, a un colloquio avvenuto il 14 ottobre 1987, con l\u2019allora direttore centrale della Polizia di Prevenzione, Umberto Pierantoni, riferito poi riservatamente al capo della Polizia Vincenzo Parisi. <br>\nIl ricatto di Gelli, rivolto all\u2019Ufficio Affari Riservati e al Ministro degli Interni Fanfani viene riferito in un documento a firma Vincenzo Parisi. Si tratta del c.d. \u201cDocumento Artigli\u201d nel quale sostanzialmente si riporta il discorso di Dean: se continuer\u00e0 la persecuzione \u201ctragicamente ridicola\u201d di Gelli in relazione alla strage di Bologna, questi dovr\u00e0 sfoderare gli artigli e \u201ctra i documenti sequestrati a Gelli nel 1982, vi sono degli appunti con notizie riservate, che spetter\u00e0, poi, a Gelli avallare o meno, sulla base del come gli verranno poste le domande stesse\u201d.<br>\nSecondo la tesi dell\u2019accusa, accolta dalla Corte, quest\u2019ultima affermazione conferma che il documento \u201cArtigli\u201d ha una relazione col Documento Bologna. \u00c8 su quest\u2019ultimo dunque, che Gelli risponder\u00e0 \u201csulla base del come gli verranno poste le domande stesse&#8221;.\n<br>\nSarebbe troppo lungo ripercorrere qui le complesse operazioni finanziarie accuratamente rilevate nell\u2019indagine della Procura Generale sulla base delle annotazioni di Gelli sul documento Bologna. Occorre ricordare tuttavia se non altro che i flussi di denaro utilizzati per compiere le operazioni descritte nel documento furono distratti da Gelli da conti del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi.<br>\nLa dicitura Bologna, annotata nell&#8217;intestazione del documento, tuttavia, non ha alcuna relazione nemmeno indiretta con la crisi del Banco Ambrosiano. <br>\nPerch\u00e9 allora Bologna?<br>\nPerch\u00e9 i milioni di dollari USA cui il documento, congiuntamente ad altre notazioni contabili redatte da Gelli fa riferimento, sono stati in gran parte utilizzati per pagare i costi della strage di Bologna, in parte come rimborso al Gelli stesso di anticipi versati a far data dal 20 luglio 1980, in parte come pagamenti a Federico Umberto D\u2019Amato, riscontrati anche nel documento denominato \u201cMemoria\u201d, a Mario Tedeschi e ad altri, fra i quali primeggia la torbida figura di Giorgio Di Nunzio.<br>\nAlcuni fra i trasferimenti pi\u00f9 significativi sono stati effettuati, secondo i Procuratori Generali e secondo la Corte, per il tramite di Marco Ceruti antiquario che fungeva da intermediario di Gelli e che assieme a Gelli, Ortolani e Pazienza \u00e8 stato condannato per il crack del Banco Ambrosiano.<br>\nIl 17.3.81 nella perquisizione di Castiglion Fibocchi venne rinvenuta la seguente notazione di Gelli:<br><br>\n<span class=\"quote\">\n\u201cA M. C. consegnato contanti<br>\n5.000.000-1000.000-<br>\nRelativo al 20\/100<br>\nDal 20-7-80 al 30-7-80<br>\nAccreditato dollari 4.000.000<br>\nA Ginevra \u2013 dalla signora<br>\nAngiolini<br>\n1-9-80 <br>\nOre 11-30\u201d<\/span><br><br>\n\nIl prezzo della strage sarebbe stato quindi di cinque milioni di dollari, uno in contanti prima dell\u2019attentato e quattro con accredito \u201ca Ginevra\u201d a strage avvenuta.<br>\n \nFioravanti e Mambro erano giunti da Palermo a Roma la mattina del 30 luglio ed erano ripartiti da Roma alla volta di Venezia la sera del 31. In quei giorni sia Ceruti che Gelli si trovavano a Roma ed \u00e8 quindi altamente probabile secondo la Corte, e certo secondo la Procura Generale, che in tale circostanza abbiano ricevuto il milione di dollari in contanti.<br>\nCi\u00f2 \u00e8 avvalorato dal fatto che i due terroristi per le date del 30 e del 31 luglio hanno offerto vari alibi contraddittori fra loro e rivelatisi infine falsi, adducendo che in quei giorni si trovavano a Taranto per incontrare Mauro Addis, mentre la circostanza, tenuto conto degli orari di treni e aerei, \u00e8 risultata impossibile. L\u2019incontro con Addis in realt\u00e0 si sarebbe verificato invece il 5 agosto, conformemente alla versione originaria dell\u2019Addis e della stressa Mambro.<br>\nPeraltro la strage di Bologna cost\u00f2 ben pi\u00f9 di cinque milioni di dollari. <br>\nAd un soggetto denominato &#8220;Zafferano&#8221;, poi identificato in Federico Umberto D\u2019Amato, dal febbraio 1979 al luglio 1980 furono corrisposti complessivamente 850.000 dollari. Si deve sottolineare, ricorda la Corte, \u201cil fondamentale ruolo giocato da Federico Umberto D&#8217; Amato, avendo ritenuto la P.G. che il flusso dei finanziamenti a favore delle cellule terroristiche scaturente dal &#8220;documento Bologna&#8221; sia giunto a queste per il tramite di D\u2019Amato, il quale coordin\u00f2 questa fase precedente l&#8217;attentato, in sintonia con i vertici delle strutture paramilitari e neofasciste coinvolte.\u201d<br>\nAltre somme, meno importanti, vennero versate a Mario Tedeschi, perch\u00e9 dalla pagine del \u00abBorghese\u00bb, di cui era direttore, facesse campagne di stampa volte a screditare le indagini sulla strage e ad assecondare mediaticamente i depistaggi, rapportandosi anche a tal fine con Francesco Pazienza (\u201c<em>\u2026nell\u2019agenda del Pazienza, allegata agli atti del procedimento di primo grado per il banco Ambrosiano<\/em> [&#8230;] <em>sono annotati infatti gli appuntamenti diretti o telefonici con Federico Umberto D\u2019Amato, spesso associati anche al nominativo del Tedeschi, s\u00ec da formare una triade di soggetti in contatto proprio nel periodo in cui si verificano gli accadimenti pi\u00f9 significativi riguardanti sia il flusso finanziario documentato nell\u2019appunto Bologna, sia la gestazione e realizzazione del depistaggio ad opera dei vertici del S1SM1, ove Francesco Pazienza agiva al fianco del generale Santovito\u2026<\/em>\u201d).<br>\nUn\u2019ultima notazione. Contemporaneamente alla destinazione di flussi di denaro agli stragisti, Gilberto Cavallini aveva in Italia e all\u2019estero notevoli disponibilit\u00e0 economiche, che gli consentivano di dare un sostegno economico a estremisti di destra detenuti, fra i quali va annoverato anche Sergio Picciafuoco. <br>\n\nCome si \u00e8 notato due alibi falliti accompagnano la vicenda processuale di Fioravanti e Mambro, quello per la data del 2 agosto e quello per il 30 e il 31 luglio.<br>\nCirca il falso alibi per la giornata del 2 agosto di Fioravanti, Mambro e Ciavardini, i Procuratori Generali nella loro memoria, condivisa dalla Corte, ricordano che un ambiguo collaboratore, Carlo Digilio, militante del nucleo stragista di ON veneto, autore riconosciuto delle stragi di Piazza Fontana e Brescia, si prest\u00f2 a sostenerlo nel processo Ciavardini affermando, seppur in forma indiretta, che in orario incompatibile con quello della strage i tre terroristi si trovavano a Padova.<br>\nCon la sua collaborazione Digilio si stava guadagnando le attenuanti generiche che lo avrebbero liberato dall\u2019imputazione per la strage di Piazza Fontana per prescrizione. <br>\nLa memoria dei Procuratori Generali ci dice, con felice espressione, che con il depistaggio cui Digilio si prest\u00f2 nell\u2019ambito del processo Ciavardini \u201csi realizz\u00f2 una forma di abbraccio processuale coinvolgente, in un comune intento liberatorio, l\u2019autore riconosciuto delle stragi di Piazza Fontana e Brescia (tale era il Digilio) e gli autori della strage del 2 agosto 1980 (il trio Fioravanti-Mambro-Ciavardini) [&#8230;]\u201d.<br>\n\nIn questo procedimento va aggiunto un terzo alibi fallito, quello di Paolo Bellini.<br>\nIl Bellini, a seguito di un tentato omicidio di cui era ritenuto responsabile dall\u2019autorit\u00e0 giudiziaria di Reggio Emilia, nel 1976 si era reso latitante in Brasile sotto il nome di Roberto Da Silva. Passato un primo periodo di carcerazione in Italia senza che la sua vera identit\u00e0 fosse svelata, al tempo della strage era libero, latitante, e continuava ad usare il nome di Da Silva. <br>\nGi\u00e0 nel 1992 era stato inquisito per la strage di Bologna e successivamente prosciolto dal Giudice Istruttore poich\u00e9 la moglie Maurizia Bonini lo aveva coperto affermando che al momento della strage si trovava con lei a Rimini.<br>\nA far riaprire l\u2019istruttoria nei suoi confronti, oltre ad altri elementi sconosciuti alla prima istruttoria, \u00e8 valso un filmato effettuato il due agosto alla stazione di Bologna, proprio all\u2019orario dell\u2019esplosione, da un turista tedesco, Harald Polzer, non adeguatamente considerato nelle precedenti indagini, anzi, dopo un primo esame e dopo la sua duplicazione, \u201cdimenticato\u201d nell\u2019archivio del Tribunale di Bologna. Storia complicata anche questa, ma alla fine l\u2019individuo che nell\u2019immediatezza dell\u2019esplosione era stato filmato sul binario numero uno della stazione di Bologna \u00e8 stato identificato nell\u2019imputato.<br>\nAnche l\u2019ex moglie dell\u2019imputato, Maurizia Bonini, ha ammesso che il filmato in alcuni cruciali fotogrammi riproduceva l\u2019effige del Bellini.<br>\nPurtroppo invece non era riconoscibile un altro uomo che dal filmato risultava essere con lui.<br>\nMaurizia Bonini ha avuto un ruolo decisivo nella condanna all\u2019ergastolo dell\u2019ex coniuge. Infatti al dibattimento ha ammesso di aver sempre mentito quando affermava di aver incontrato il Bellini, a Rimini, il 2 agosto 1980 in orario incompatibile con la sua presenza alla stazione di Bologna al momento della strage. In realt\u00e0 sarebbe arrivato a Rimini, molto pi\u00f9 tardi. <br>\nSecondo la sua prima versione, sostenuta sino alla fase delle indagini di questo processo, il marito l\u2019avrebbe invece raggiunta in macchina a Rimini, alle 9,30 per portarla a fare una vacanza al Passo del Tonale con la famiglia. <br>\nLe sue menzogne sarebbero state suggerite dal suocero Aldo, che era il dominus incontrastato della famiglia Bellini. Questi le avrebbe suggerito \u201cPer stare nel sicuro\u201d. di dire di aver incontrato il coniuge a Rimini alle 9,30.<br>\nIl complesso alibi di Bellini era stato preordinato da met\u00e0 di luglio per la data del due agosto. \u00c8 infatti a met\u00e0 luglio che prenot\u00f2 l\u2019albergo del Passo del Tonale dove intendeva fare, con inizio proprio il 2 agosto, un\u2019inconsueta vacanza in famiglia.<br>\nL\u2019alibi, costruito, si ripete, a met\u00e0 di luglio, implicava l\u2019utilizzazione anche della nipotina Daniela, figlia del fratello Guido, all\u2019epoca di nove anni, che si fece consegnare dalla madre e port\u00f2 con s\u00e9 a Bologna, e successivamente a Rimini, all\u2019appuntamento con la moglie.<br>\n A Bologna, per il tempo necessario a partecipare all\u2019attentato l\u2019avrebbe lasciata in macchina da sola o con qualche fiduciario, per poi riprenderla con s\u00e9 e raggiungere i famigliari a Rimini e successivamente proseguire il viaggio verso il Tonale, ove arrivarono in serata. <br>\nLa ricostruzione analitica che fa la sentenza di questi movimenti del Bellini, per quanto siano singolari, non lascia adito a dubbi. Si \u00e8 trattato di un alibi a pi\u00f9 livelli, che ha fallito in quanto le dichiarazioni della Bonini sugli orari di partenza da Rimini, di viaggio e di arrivo all\u2019albergo del Tonale hanno trovato una sequenza di sicure conferme grazie alle testimonianze acquisite nel corso dell\u2019istruttoria dibattimentale.<br>\nPurtroppo per\u00f2 Daniela nulla ricorda della giornata del 2 agosto.<br>\nVicenda sconcertante ma interessante, anche perch\u00e9 se ne ricava che gi\u00e0 da met\u00e0 di luglio gli esecutori della strage sapevano che l\u2019attentato doveva essere compiuto proprio il 2 agosto.<br>\nMa di vicende sconcertanti il processo per la strage di Bologna \u00e8 pieno.<br>\nLa Corte considera anche un\u2019altra ipotesi, gi\u00e0 respinta nel 1983 al termine della prima indagine su Bellini da parte del giudice istruttore Vincenzo Luzza, cio\u00e8 che il Bellini fosse a Bologna, alla stazione a commettere l\u2019attentato, assieme il suo amico e sodale Luciano Ugoletti, e assieme anche a Delle Chiaie, Gaetano Orlando, un tedesco non specificato ed infine Elio Massagrande.<br>\nI sei sarebbero giunti alla stazione su un\u2019auto condotta dal Bellini. <br>\nI nomi secondo la Corte sono plausibili come autori di una strage, salvo che in sei sulla stessa autovettura sono in troppi ed ecco allora sparire Massagrande, che al dibattimento Dino Bartoli, ultimo anello della catena informativa grazie alla quale sono stati individuati questi soggetti afferma di aver erroneamente inserito. <br>\nIn questa ricostruzione, contenuta in un memoriale del Bertoli reso pubblico e riscontrato da altre testimonianze, l\u2019esplosivo sarebbe proveniente dalla Toscana e Bellini e Ugoletti avrebbero ricevuto il compenso, alla fine modesto, di cento milioni ciascuno.<br>\nLa ricostruzione ora offerta trae origine da confidenze fatte prima di morire da Guido Bellini, fratello di Paolo, a tale Gianfranco Maggi, delinquente comune, e da questi comunicate in un contesto di comune detenzione a tale Dino Bartoli, anch\u2019egli delinquente comune, sotto lo sguardo benevolo del procuratore della Repubblica di Reggio Emilia Elio Bevilacqua, per sua stessa ammissione massone dal 1980 e secondo la Procura di Palmi appartenente a una loggia coperta. <br>\n\nPrima di arrivare alle conclusioni citiamo ancora due complessi temi di indagine che hanno occupato la Corte e che evocano situazioni di una gravit\u00e0 tale da andare ben oltre gli stessi depistaggi elaborati da Gelli e dai suoi complici, oltre le varie piste palestinesi o libanesi o libiche che siano.<br>\nDa questi si comprende come la strage di Bologna, col suo sinistro corteo di abusi segni col sangue il passaggio a una nuova epoca, legata come \u00e8 alle stragi che l\u2019hanno preceduta e precorritrice di quelle che l\u2019hanno seguita.<br>\nIl primo. Il Procuratore della Repubblica di Bologna dell\u2019epoca, Ugo Sisti, pass\u00f2 la notte fra il 3 e il 4 agosto 1980 all\u2019albergo La Mucciatella di Reggio Emilia di propriet\u00e0 di Aldo Bellini, suo intimo amico, e nella disponibilit\u00e0 del latitante Paolo.<br>\nLa presenza di Sisti venne accertata a seguito di una perquisizione disposta, come numerose altre subito dopo la strage nei confronti di personaggi di destra, ma non venne riferita a nessuno dal personale operante. Il Procuratore non fu dato per presente, verosimilmente su sua richiesta, e la circostanza venne conosciuta solo anni pi\u00f9 tardi.<br>\nIn parole semplici, si trovava nell\u2019abitazione di un latitante al di fuori di qualsiasi attivit\u00e0 investigativa, a suo dire \u201cin quanto aveva necessit\u00e0 di riposo\u201d, come si legge in una memoria della Procura Generale nella quale si cita anche un incontro fra Sisti, Aldo Bellini e personale dei servizi segreti, avvenuto a Castel San Pietro dopo il ritorno di Paolo Bellini dal Tonale, incontro nello stesso tempo sinistro e rivelatore, cui Paolo Bellini si rifiut\u00f2 di partecipare.<br>\nSeguirono poi procedimenti penali e disciplinari a carico del Sisti, che non seppe dare spiegazioni ragionevoli sul suo soggiorno a casa del Bellini, proprio la notte successiva alla strage.<br>\nTutto, comunque, fin\u00ec nel nulla ed anzi a Sisti venne conferito il prestigioso incarico di capo del DAP, nel quale brill\u00f2 per avere disposto il trasferimento di Ermanno Buzzi e di Carmine Palladino al carcere di Novara. L\u00ec il Concutelli ebbe agio di uccidere ferocemente, assieme a Mario Tuti, Ermanno Buzzi ritenuto sul punto di fare i nomi degli autori della strage di Brescia e, da solo, Carmine Palladino, sospettato di aver consentito con le sue dichiarazioni l\u2019arresto di Giorgio Vale.<br>\nIl secondo. Secondo la Corte, in esito alle indagini dei Procuratori Generali ed all\u2019istruttoria dibattimentale \u00e8 stato accertato che i NAR avevano dei covi controllati dal SISDE, uno a Milano in Via Washington e altri a Roma in Via Gradoli.<br>\nLa Corte cos\u00ec si esprime: <br>\n\u201cI cos\u00ec detti covi dei NAR in via Washington a Milano e in via Gradoli a Roma erano conosciuti dai servizi con ci\u00f2 che ne consegue in termini di mano libera lasciata agli eversori. [\u2026] Le scelte dei covi di Via Washington e di via Gradoli sono state effettuate a ragion veduta da chi li abitava, facendo affidamento sulla sicurezza di quei luoghi; una sicurezza che, in effetti, consent\u00ec di fronteggiare situazioni di pericolo nelle quali doverosi interventi delle forze di polizia furono, invece, omessi. [\u2026] Altra rilevante coincidenza \u00e8 il covo utilizzato da Mambro e correi per l\u2019omicidio Straullu, ubicato nella medesima palazzina (la numero 1 di via Gradoli 96) in cui vi erano altri 24 appartamenti di propriet\u00e0 di societ\u00e0 di consulenza del SISDE o comunque riconducibili a persone legate al Ministero dell\u2019Interno, [\u2026] un edificio che nel 76-77 era amministrato da Domenico Catracchia [\u2026]  il quale, anche in seguito, continu\u00f2 a riscuotere affitti e\/o spese di riscaldamento di appartamenti del condominio e ad affittarne delle unit\u00e0 fino all\u2019autunno del 1981. Secondo le sue stesse parole, l\u2019immobiliarista era uomo di fiducia (e \u201camico\u201d) di Vincenzo Parisi, vice capo del servizio segreto civile, che \u201csi serviva dell\u2019agenzia del Catracchia per i suoi impicci\u201d.<br>\n\nInsomma in via Gradoli al civico 96, vi erano appartamenti di propriet\u00e0 di societ\u00e0 riconducibili al SISDE, gestiti dall\u2019imputato Domenico Catraccha, che era in ottimi rapporti personali con Vincenzo Parisi, all\u2019epoca vice capo del SISDE e che aveva acquistato per la sua famiglia alcuni appartamenti in Via Gradoli. <br>\nNon si scordi che il Parisi \u00e8 gi\u00e0 noto al lettore per l\u2019uso improprio che fece del c.d. \u201cDocumento Artigli\u201d.<br>\nIl covo del civico 96 venne utilizzato da Francesca Mambro e Giorgio Vale dopo l\u2019omicidio del Capitano Straullu e i due terroristi sfuggirono alla cattura in circostanze pi\u00f9 che sospette proprio mentre si allontanavano dal covo. <br>\nNegli anni Ottanta vi alloggi\u00f2 anche Enrico Tommaselli, uomo di Terza Posizione, amico di Francesco Mangiameli.<br>\nUno degli appartamenti del civico 96 era stato invece utilizzato, nel 1978, dalle Brigate Rosse come base durante il sequestro Moro ed era stato scoperto per una perdita d\u2019acqua, verosimilmente preordinata (ma questo fa parte di una storia estremamente complessa che qui non si intende affrontare) rilevata dal vicino del piano sottostante.<br>\nAltra storia complessa, sulla quale qui non ci si intrattiene, \u00e8 quella della seduta spiritica del 2 aprile 1978 cui assieme ad altri docenti bolognesi partecip\u00f2 Romano Prodi, nella quale per la prima volta in relazione al sequestro di Aldo Moro venne evocata la localit\u00e0 \u201cGradoli\u201d, via di Roma o comune del viterbese che fosse.<br>\nDomenico Catracchia in merito alla gestione degli appartamenti di Via Gradoli ed ai suoi rapporti con Parisi ha reso false dichiarazioni alla Procura Generale e per questo \u00e8 stato condannato a quattro anni di reclusione.<br>\n Ad oltre quarant\u2019anni dal fatto vi sono dunque persone che si rassegnano a subire una condanna pur di nascondere la verit\u00e0.<br>\n\n\nAttorno alle indagini sulla strage, dunque, da sempre, sin dalle primissime battute, c\u2019\u00e8 stato qualcosa di pi\u00f9 profondo dei depistaggi, pi\u00f9 profondo ancora delle piste internazionali dettate da Licio Gelli. <br>\n\u00c8 per questo che vennero subornati testimoni: la segretaria di Gelli, Nara Lazzerini, che gi\u00e0 nelle prime indagini aveva reso importanti dichiarazioni a carico del capo della P2; cos\u00ec si spiegano le enormi pressioni su Massimo Sparti perch\u00e9 ritrattasse le dichiarazioni con cui attribuiva il \u201cbotto\u201d alla stazione di Bologna a Fioravanti e Mambro; cos\u00ec si spiega il condizionamento dell\u2019avvocato Roberto Montorzi, che dopo un colloquio con Gelli a villa Wanda abbandon\u00f2 la difesa delle vittime.<br>\nLa strage era finalizzata, s\u00ec, ad accelerare l\u2019attuazione del Piano di Rinascita Nazionale e a capitalizzare gli effetti dell\u2019omicidio di Aldo Moro del 9 maggio 1978 e dell\u2019omicidio di Piersanti Mattarella del 6 gennaio 1980 ( Fioravanti e Cavallini sono stati imputati, condannati in primo grado e poi assolti per tale reato), \u00e8 vero, ma quando il Procuratore della Repubblica di Bologna investito dal pi\u00f9 grave attentato terroristico della storia italiana frequenta segretamente l\u2019abitazione di un latitante gi\u00e0 allora sospettabile di strage, quando i NAR e i loro sodali sono organici a una rete che protegge tanto loro che i brigatisti che rapirono e uccisero Aldo Moro, significa, che c\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 profondo, significa che il guasto \u00e8 immane. <br>\nA fronte di un quadro cos\u00ec tremendo si \u00e8 a lungo dibattuto di un ipotetico  \u201cspontaneismo armato\u201d dei \u201cragazzini\u201d NAR, tanto \u00e8 vero che la Procura della Repubblica di Bologna, poi radicalmente smentita dalla Procura Generale e dalle Corti giudicanti, sia di questo processo che del processo Cavallini,  aveva originariamente contestato il delitto di strage previsto dall\u2019art. 422 del Codice penale, cio\u00e8 di strage \u201csemplice\u201d, priva in altri termini dell\u2019ovvia finalit\u00e0 di attentare alla sicurezza interna dello stato che ha connotato la strage di Bologna. <br>\nGrave errore, secondo la Procura Generale e la Corte, anche perch\u00e9 i sedicenti spontaneisti condannati per la strage di Bologna risultano collegati chi alle parti pi\u00f9 torbide della massoneria, chi ai servizi segreti, chi alla banda della Magliana o ad altri raggruppamenti della criminalit\u00e0 comune, tutti, alle vecchie figure dei capi di sempre di Ordine Nuovo e di Avanguardia Nazionale quali Massimiliano Fachini, Paolo Signorelli, Pino Rauti, Aldo Semerari e Stefano Delle Chiaie, emuli di Franco Freda, collegati ai servizi di sicurezza, dai quali hanno avuto pi\u00f9 volte protezione, pagati con i soldi di Gelli, complici di Paolo Bellini, del quale tutto si pu\u00f2 dire \u2013 magari anche che fino al passaggio in giudicato della condanna debba ritenersi non colpevole \u2013 tranne che fosse uno spontaneista.<br>\n\n\nMa alla fine perch\u00e9 Gelli avrebbe dovuto spendere cos\u00ec tanti soldi comunque non suoi, ma del Banco Ambrosiano per fare la strage di Bologna?<br>\nVolont\u00e0 di potenza, atto di potenza terroristica? Certo, ma evidentemente non basta. <br>\nTimore di perdere audience di fronte alle contrali spionistiche e massoniche USA rispetto all\u2019astro nascente di Francesco Pazienza, che nel 1979 si era guadagnato la benevolenza del futuro presidente Nixon grazie a spregiudicate manovre contro il fratello di Jimmy Carter?<br>\nCerto, si tratta di un importante elemento di contesto, ma non \u00e8 qui la spiegazione della strage di Bologna.<br>\nNel 1980 Gelli e i suoi sodali avevano un potere enorme sui servizi segreti, sulle forze di polizia sull\u2019imprenditoria, la stampa ecc., ma era un potere occulto, che trovava la propria forza nel segreto. <br>\nNessuno ancora sapeva che il comitato di crisi istituito in occasione del rapimento Moro era costituito da piduisti, che ancora nel 1980 avevano enormi poteri. <br>\nPresidente del Consiglio era Francesco Cossiga, certo gradito a Gelli.<br>\nAldo Moro era stato ucciso nel 1978, Piersanti Mattarella all\u2019inizio del 1980, Pecorelli, con il suo potenziale di ricatto, era stato eliminato gi\u00e0 nel 1979. La via, insomma era spianata e secondo alcuni, fra i quali Giovanni Falcone, uomini dei NAR erano coinvolti nell\u2019omicidio Mattarella, \u201cdelitto perfetto\u201d come lo definisce con compiacimento Gelli in un\u2019intervista del 1986 a Marcella Andreoli.<br>\nNell\u2019agosto del 1980, dunque, tutto era pronto per uscire dall\u2019ombra, per convertire un potere occulto in un potere palese.<br>\nLa societ\u00e0 civile del 1980, tuttavia, non era \u201cmatura\u201d per accettare i contenuti del piano di rinascita nazionale, piano formulato da Gelli nella seconda met\u00e0 degli anni settanta, conosciuto soltanto dopo che il 4 luglio 1981 quando ne era stata rinvenuta una copia nella disponibilit\u00e0 di Maria Grazia Gelli.<br>\nIl Piano prevedeva molte cose che poi si sono effettivamente realizzate quali la limitazione di diritti costituzionali, il controllo delle stampa, della magistratura, la gestione brutale dell\u2019ordine pubblico, ma nel 1980 i sindacati erano ancora autorevoli, la magistratura indipendente, solo che lo avesse voluto.<br>\nIl Partito comunista era ancora forte. <br>\nNella DC, dominavano politici come Cossiga o come Andreotti, con tutte le loro ambiguit\u00e0, o come Flaminio Piccoli, mentore di Pazienza, ma convivevano nel partito con uomini in cui erano vivi valori democratici, come Benigno Zaccagnini o come Mariano Rumor e Vittorio Taviani, non a caso entrambi bersaglio di attentati fascisti. <br>\nGelli e i suoi accoliti volevano in un certo senso uscire dalla clandestinit\u00e0 che fino ad ora era stata la loro cifra, e dovevano uscirne con un atto eclatante, in linea con la tradizione stragista.<br>\n\u201c<em>la massa della popolazione sar\u00e0 portata a temerci e ammirarci, disprezzando nel contempo lo Stato per la sua incapacit\u00e0\u201d <\/em>Questo scrivevano Mario Tuti ed altri nel documento di Nuoro. E questo, all\u2019unisono con gli stragisti, voleva Gelli.<br>\nLa strage di Bologna \u00e8 stata il possente convertitore di un potere occulto in un potere visibile, ma non \u00e8 bastata.<br>\nLo stragismo doveva continuare, nel 1984 con la strage del rapido 904 e poi con le stragi del 1992 e 1993, con la sottostante trattativa fra stato e mafia, con un filo conduttore che, con Paolo Bellini, parte dal 1980 ed arriva sino al 1993, allorquando stabilito un nuovo equilibrio politico, le stragi non servivano pi\u00f9.\n \n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u201cBisogna arrivare al punto che non solo gli aerei, ma le navi e i treni e le strade siano insicure, bisogna ripristinare il terrore e la paralisi della circolazione. Diamo un segno inequivocabile della nostra presenza. Ci riconosceranno. 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