{"id":1060,"date":"2019-11-18T17:15:19","date_gmt":"2019-11-18T16:15:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=1060"},"modified":"2019-12-02T09:30:54","modified_gmt":"2019-12-02T08:30:54","slug":"il-rinascimento-parla-ebraico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=1060","title":{"rendered":"Il Rinascimento parla ebraico"},"content":{"rendered":"\n<em>Il Rinascimento parla ebraico<\/em> \u00e8 una mostra curata da Giulio Busi e Silvana Greco,  profondi conoscitori della cultura ebraica, ed affronta uno dei periodi cruciali della storia italiana dall\u2019ineguagliata creativit\u00e0 artistica, e dall\u2019alto valore simbolico riconosciuto in tutta Europa.  Il Rinascimento o i Rinascimenti sono stati decisivi per la formazione dell\u2019identit\u00e0 italiana. La mostra svela quanto il dialogo culturale tra ebrei e cristiani ( in forte maggioranza) sia stato fecondo, in quel periodo, dialogo complesso non privo di ombre (intolleranza, contraddizioni, esclusione sociale e violenza ai danni del gruppo ebraico dalla maggioranza) ma possibile, con slanci, resistenze, contraddizioni e creativit\u00e0. Emerge una lezione preziosa da raccogliere e offrire, al presente, ai cittadini di  un\u2019Europa sempre pi\u00f9 multiculturale, intenta ad interrogarsi sulle proprie radici.<br>\n<em><b>Il Rinascimento parla ebraico<\/b><\/em>,  nel dar voce alla societ\u00e0 cristiana, con la fitta rete dei centri maggiori, delle corti, delle citt\u00e0 e degli stati territoriali in  competizione tra loro per il primato politico, economico, artistico, valorizza la voce degli ebrei italiani: con la loro storia, la diffusione ormai capillare sul territorio, con la propria spinta a partecipare al comune slancio di rinnovamento, in autonomia.<br>\nGli ebrei, durante il Rinascimento, erano. attivi e intraprendenti a Firenze, Ferrara, Mantova, Venezia, Genova, Pisa, Napoli, Roma, dove hanno preso, imitato, riprodotto, ma hanno anche dato, influenzato, ispirato. L\u2019ebraismo ha saputo penetrare nella cittadella dell\u2019arte, della letteratura e della filosofia umanistiche e dare al Rinascimento italiano alcune cadenze originali e inimitabili. A periodi alterni accolti e ben visti, nel ruolo di prestatori, medici, mercanti, in altre occasioni  oggetto di pregiudizi:  Al MEIS si \u00e8 raccontato di incontri, scontri, momenti armonici e brusche cesure. Grazie ai curatori e alla coinvolgente scenografia (concepita dai progettisti dello studio GTRF di Brescia_Giovanni Tortelli e Roberto Frassoni) \u00e8 emerso un confronto ricco e complesso, che ha consentito, senza retorica, di  riconoscere il debito della cultura italiana verso l\u2019ebraismo anche nella significativa civilt\u00e0 rinascimentale. Si da cos\u00ec conto, con sottile ironie e momenti di amarezza, degli episodi di intolleranza, delle contraddizioni, dell\u2019esclusione sociale e delle violenze, accanto a curiosit\u00e0 reciproca, contatti quotidiani, persino amicizia. La compenetrazione tra cultura ebraica e cristiana nei dipinti dei grandi maestri della pittura italiana dell\u2019epoca \u00e8 palese quando soggetti ebraici, e la stessa lingua santa, sono messi in primo piano. da Giotto, Beato Angelico, Cosm\u00e8 Tura, Ghirlandaio, Mantegna, Carpaccio, Michelangelo, Raffaello. Dagli studi degli eruditi, alle corti dei potenti del Rinascimento, gli Ebrei sono stati accolti da Lorenzo de\u2019 Medici, Federico da Montefeltro, Isabella d\u2019Este, Giovanni Pico della Mirandola, Angelo Poliziano. Tutti collezionisti, studiosi, appassionati di cose ebraiche. Gli umanisti cristiani raccoglievano libri ebraici e spesso si immergendosi nella lingua santa, grazie all\u2019aiuto e all\u2019amicizia dei ebrei dotti. Pico, scoperto il misticismo ebraico, lo inserisce nel canone della sapienza umanistica. Ma le Conclusiones, pubblicate da Giovanni Pico nel 1486 e tutte pervase dai misteri di tale  misticismo, sono state prima proibite e poi bruciate, per ordine di papa Innocenzo VIII. La qabbalah cristiana, appena nata, \u00e8 attraversata subito  dall\u2019intolleranza e accusata di eresia. <br>\nLe immagini di diversi alberi caballistici (Ilanot), o  sefirotici. sono splendide e ricche di suggestioni. La mostra propone opere in cui la lingua santa \u00e8 al centro di immagini: due pannelli di Stefano di Giovanni, detto il Sassetta, con Elia ed Eliseo, in abiti carmelitani, che esibiscono un cartiglio con il loro nome in chiare lettere ebraiche. C\u2019\u00e8 la Nativit\u00e0 della Vergine, realizzata da Vittore Carpaccio per la Scuola degli Albanesi a Venezia, con una tabella in ebraico e il mistero di un arcano simbolismo; la Sacra famiglia e la famiglia del Battista, voluto da Andrea Mantegna per la propria cappella funebre in Sant\u2019Andrea a Mantova. Qui Giuseppe reca una fascia su cui \u00e8 scritta, in ebraico, la parola av, \u201cpadre\u201d. Vi sono, infine, due Dispute di Ges\u00f9 con i dottori al Tempio, del ferrarese Ludovico Mazzolino, (1520) in cui  la lingua ebraica \u00e8 segno distintivo di riconoscimento. Poi immagini di cartigli  o bassorilievi, con simboli ebraici nelle opere di Raffaello e di Cosm\u00e8 Tura,  e  della Madonna della Vittoria di Andrea Mantegna. Accanto a Manoscritti miniati ebraici, di foggia e ricchezza rinascimentale, come la Guida dei perplessi di Maimonide (1349),  la splendida e severa Arca Santa lignea pi\u00f9 datata d\u2019Italia, o il Rotolo della Torah di Biella, un\u2019antichissima pergamena della Bibbia ebraica, ancora oggi usata nella liturgia sinagogale. Oggetti e immagini di vita e lavori quotidiani, il  prezioso sarcofago di Prisciano Prisciani, le falsificazioni ne i cinque libri delle antichit\u00e0 di Beroso di Annio da Viterbo.<br>\n<em><b>Il Rinascimento parla ebraico<\/b><\/em> comprende una versione \u2018al femminile\u2019 grazie a Silvana Greco\u2026 sono celebrate le donne ebree di valore,&nbsp;in particolare <b>Do\u00f1a Beatriz de Luna<\/b> o <b>Gracia Nasi<\/b>. Di antico casato ebraico, fattasi imprenditrice alla morte del marito, aveva dovuto abbandonare i luoghi d\u2019origine ( Spagna e Portogallo, dopo l\u2019editto di espulsione degli Ebrei, firmato da Isabella e Ferdinando di Castiglia nel 1492), nonostante si fosse battezzata per aver salva la vita. All\u2019inizio del \u2019500, dopo Venezia resiedette a Ferrara, grazie all\u2019apertura dei Duchi d\u2019Este, ebbe il coraggio aiutare altri <em>marrani\/convertos<\/em> espulsi dagli stati e perseguitati, rifugiatisi nel Ducato, promuovendo e sostenendo la cultura ebraica. Una volta passata Ferrara allo Stato Pontificio si rifugi\u00f2 poi in Turchia, dove ebbe modo di riavvicinarsi all\u2019Ebraismo.<br>\n<em><b>Il Rinascimento parla ebraico<\/b><\/em> organizzato dal MEIS, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attivit\u00e0 Culturali, della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Ferrara e dell\u2019Unione delle Comunit\u00e0 Ebraiche Italiane \u2013 UCEI, ha ottenuto il  conferimento  della Medaglia del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quale riconoscimento ufficiale dello straordinario valore del percorso espositivo.\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Il Rinascimento parla ebraico \u00e8 una mostra curata da Giulio Busi e Silvana Greco, profondi conoscitori della cultura ebraica, ed affronta uno dei periodi cruciali della storia italiana dall\u2019ineguagliata creativit\u00e0 artistica, e dall\u2019alto valore simbolico riconosciuto in tutta Europa. 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