{"id":10371,"date":"2022-12-19T14:16:24","date_gmt":"2022-12-19T13:16:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10371"},"modified":"2022-12-23T11:33:44","modified_gmt":"2022-12-23T10:33:44","slug":"necrobiopolitiche-della-catastrofe-nellepoca-dellantropocene-a-partire-da-monsters-catastrophes-and-the-anthropocene-a-postcolonial-critique-di-gaia-giuliani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10371","title":{"rendered":"Necrobiopolitiche della catastrofe nell\u2019epoca dell\u2019Antropocene. A Partire da <em>Monsters, Catastrophes and the Anthropocene: a postcolonial critique<\/em> di Gaia Giuliani"},"content":{"rendered":"\nIn <em>Monsters, Catastrophes and the Anthropocene: a postcolonial critique<\/em><span id='easy-footnote-1-10371' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10371#easy-footnote-bottom-1-10371' title='Gaia Giuliani, &lt;em&gt;Monsters, Catastrophes and the Anthropocene: a postcolonial critique&lt;\/em&gt;, New York, Routledge, 2021.'><sup>1<\/sup><\/a><\/span>, Gaia Giuliani, filosofa politica presso il <em>Centro de Estudos Sociais <\/em>(CES) dell\u2019Universit\u00e0 di Coimbra, conduce uno studio sui <em>mostri<\/em> e le <em>catastrofi<\/em> che abitano l\u2019immaginario del Capitalismo nell\u2019era dell\u2019Antropocene, con l\u2019intento di mettere in discussione il dispositivo che tende a opporre un \u201c<em>noi\u201d <\/em>(da intendersi come espressione dell\u2019identit\u00e0 bianca e borghese occidentale) a un \u201c<em>loro\u201d alterizzato <\/em>(<em>Other<\/em>). Giuliani decide di attingere dalla cultura di massa e pop attraverso una disamina di film e serie televisive del genere <em>horror <\/em>e fantascientifico, per scoprire come sono raccontate, esorcizzate o combattute, le ansie e le paure della catastrofe nell\u2019epoca del tardo capitalismo e della crisi ecologica, dando modo ai lettori di avere un aggancio molto concreto e familiare per riflettere non solo sulla condizione generale ma soprattutto sul proprio stesso posizionamento all\u2019interno di tale crisi.<br>\nMolto ben esplicitato \u00e8 il suo posizionamento in quanto donna e ricercatrice, da una parte, e in quanto bianca ed europea, dall\u2019altra. Giuliani sceglie di focalizzarsi sull\u2019Europa non solo perch\u00e9 lei stessa si trova a vivere e lavorare in Europa ma perch\u00e9 ritiene che la crisi migratoria del Mediterraneo sia al centro delle nuove politiche discorsive che codificano \u201cnoi\u201d e \u201cloro\u201d e perch\u00e9 l\u2019Europa \u00e8 la culla di tutti quei presupposti, storici, geografici, culturali, che hanno definito l\u2019identit\u00e0 del \u201cnoi\u201d, bianco e occidentale. L\u2019autrice si inserisce cos\u00ec in quella ormai lunga tradizione di <em>black studies, critical race studies <\/em>e <em>postcolonial studies<\/em> che hanno riflettuto sulla \u201cnatura\u201d e sull\u2019identit\u00e0 del soggetto apparentemente universale della cultura europea. Nella ricca Introduzione, infatti, il \u201cnoi\u201d \u00e8 riconosciuto subito come dispositivo epistemologico che codifica una gerarchizzazione molta netta fra un\u2019identit\u00e0 occidentale, bianca maschile e borghese, e tutti gli <em>altri<\/em>, gli estranei, i <em>mostri<\/em>. In linea con i suoi studi di biopolitica, Giuliani identifica i mostri come ci\u00f2 che \u00e8 escluso dal panorama \u201cumano<em>\u201d<\/em> della politica e che in un\u2019epoca globalizzata di crisi e timore verso il futuro, sono sempre pi\u00f9 visti come una inquietante minaccia: <br><br>\n\n<span class=\"quote\">\n\u00ab<em>The <\/em>finis mundi <em>is getting closer and closer and gradually becoming the only lens through which Europe and the West give meaning to \u2018our\u2019 time. \u2018We\u2019 fear invasions, a permanent state of terror and the ultimate environmental catastrophe \u2013 \u2018our world\u2019 overflowing with chaos threatening the order that guarantees our safety, well-being, sustainability and progress<\/em>\u00bb<em> (<\/em>p. 1). \n<\/span><br><br>\nSe questo \u201cnoi\u201d, pur essendo espressione di una specifica identit\u00e0, \u00e8 poi presentato come universale e trasparente, tutto ci\u00f2 che minaccia il mondo del \u201cnoi\u201d \u00e8 una minaccia radicale e assoluta. Ed essa oggi, ci spiega Giuliani, si manifesta sotto le sembianze delle masse di migranti, rifugiati e presunti terroristi che premono alle porte scricchiolanti dell\u2019Occidente, travolto da una crisi ormai cronica.<br>\nLe narrative dominanti sulle catastrofi, non in ultimo quella ecologica, reinscrivono ancora una volta i corpi razzializzati all\u2019interno di una logica coloniale di espropriazione che stabilisce chi e cosa \u00e8 degno di beneficiare dei processi di estrazione del valore e chi e cosa \u00e8 sacrificabile, sfruttabile ed esauribile. \u00c8 quello che l\u2019autrice definisce come \u00ablogiche dell\u2019Antropocene\u00bb, \u00aba set of principles based on ontologies of exploitation, extermination and natural resource exhaustion processes\u00bb (p. 6) applicate ai diversi domini della realt\u00e0 per stabilire delle gerarchizzazioni che servono le relazioni di potere coloniale della Modernit\u00e0. Invasori alieni, disastri naturali apocalittici, zombi affamati sono l\u2019espressione della <em>white anxiety <\/em>e del panico morale che leggono le soggettivit\u00e0 razzializzate come alterit\u00e0 spaventose e tossiche. Al centro della ricerca di Giuliani vi sono dunque le \u00abfigure della razza\u00bb<span id='easy-footnote-2-10371' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10371#easy-footnote-bottom-2-10371' title='Gaia Giuliani (a cura di), &lt;em&gt;Il colore della nazione&lt;\/em&gt;, Firenze \u2013 Milano, Le Monnier\/Mondadori Education, 2015.'><sup>2<\/sup><\/a><\/span> che hanno dato e continuano a dare forma alle produzioni culturali contemporanee:<br><br>\n\n<span class=\"quote\">\n\u00abThe key assumption behind <em>Monsters, Catastrophes and the Anthropocene: A Postcolonial Critique <\/em>is that the symbolic material composing the figures of <em>monster <\/em>and <em>monstrous catastrophe <\/em>has sedimented across colonial and post\u00adcolonial temporalities and spaces\u00bb (p. 11)\n<\/span>\n\nIntendendo, con Stuart Hall, la razza come \u00abfloating signifier\u00bb e \u00abtextual thing\u00bb, mai quindi fissa in un significato sempre identico ma anzi costantemente risignificata (p. 12), Giuliani mostra come le figure della razza siano costantemente riattivate per giustificare e riprodurre le forme del suprematismo bianco. Lo studio delle espressioni della cultura visuale permette, allora, di sviscerare le modalit\u00e0 attraverso cui la \u201cminaccia\u201d \u00e8 rappresentata come oggettiva e universale e di decostruire il dispositivo semantico che oppone \u201cnoi\u201d e \u201cloro\u201d.<br>\nIl libro \u00e8 strutturato in tre sezioni:<br>\nLa prima, dal titolo <em>The Past devours the Present: Fear of invasion and the repressed memory of colonial violence, <\/em>si concentra sulla costruzione dei dispositivi di mostruosit\u00e0 e catastrofe in relazione all\u201911 settembre e alle migrazioni verso l\u2019Europa e l\u2019Occidente successivo a quell\u2019evento spartiacque. Di contro alla barbarie che arriva da altrove, l\u2019Occidente \u00e8 rinquadrato come l\u2019ultimo bastione della ragione e della democrazia, giustificando l\u2019impulso al confinamento e alla chiusura. Gli zombi sono la perfetta espressione di questa minaccia terrificante e infatti Giuliani attinge da una serie di produzioni che hanno al centro queste figure (<em>28 Days later, <\/em>2002<em>; I am Legend, <\/em>2007<em>; The Horde, <\/em>2009<em>; World War Z, <\/em>2013<em>; The walking dead<\/em>, 2010-22; giusto per citarne alcuni). <br>\nLa seconda sezione ha come titolo <em>Alien-ing the migrant: On anthropogenic geographies of monstruosity<\/em> e si concentra sui processi di mostrificazione in relazione al concetto di <em>confine.<\/em> Qui sono gli alieni le figure prescelte: attraverso una lettura di film come <em>Monsters <\/em>(2010), <em>War of Worlds <\/em>(2005), <em>The Mist <\/em>(2007) e <em>Arrival <\/em>(2016), Giuliani cerca di indagare le paure di invasione e colonizzazione inverse. Il panico generato dall\u2019invasore alieno produce l\u2019immediata giustificazione della violenza e del desiderio di distruzione verso l\u2019invasore stesso. In un contesto dove i confini sono sempre pi\u00f9 mobili e incorporati<span id='easy-footnote-3-10371' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10371#easy-footnote-bottom-3-10371' title='Michal Bodemannand, G\u00f6k\u00e7e Yurdakul (a cura di), &lt;em&gt;Migration, Citizenship, Ethnos: Incorporation Regimes in Western Europe and North America.&lt;\/em&gt; New York, Palgrave Macmillan, 2006.'><sup>3<\/sup><\/a><\/span>, l\u2019autrice discute anche quali nuove forme di costruzione della razza sostengono pratiche di segregazione ed esclusione. <br>\nLa terza sezione, <em>Lifting the veil on the monstrous Anthropocene: A postcolonial analysis, <\/em>si concentra pi\u00f9 specificatamente sulla catastrofe in relazione all\u2019Antropocene. Obiettivo di Giuliani \u00e8 mostrare qui, attraverso film come <em>Code 46 <\/em>(2003)<em> The day after tomorrow<\/em> (2004) <em>Blindness <\/em>(2008),<em> Snowpiercer <\/em>(2013), come, nonostante la natura planetaria della crisi ecologica, l\u2019immaginario <em>mainstream<\/em> sia ancora permeato di un antropocentrismo che fa del soggetto bianco e occidentale l\u2019unico protagonista e l\u2019unico eroe della storia, perpetrando logiche di esclusione e segregazione. Riprendendo in modo originale le riflessioni di Sadya Hartman, l\u2019autrice sottolinea come il manto di umanitarismo di cui sono rivestiti i discorsi sulla crisi ecologica non fanno che rinforzare il soggetto egemonico in quanto unico legittimo rappresentate dell\u2019umanit\u00e0 in generale e non solo. <br>\nLa conclusione, infine, raccoglie una serie di brani tratti da articoli, mail, post di facebook e chat, in un periodo compreso tra il 2019 e il 2020. Attraverso di essi, l\u2019autrice si focalizza sulla pandemia del Coronavirus e sul periodo del lockdown per riflettere sulle necro\/biopolitiche imposte durante quel periodo proseguendo la linea argomentativa elaborata nei precedenti capitoli.<br>\nRitengo importante situare <em>Monsters, Catastrophes and the the Anthropocene<\/em> in relazione al dibattito e alle critiche nate sia trasversalmente sia in seno alle stesse <em>Environmental Humanities<\/em>, quell\u2019ambito interdisciplinare che pone al centro la riflessione sull\u2019ambiente e sul rapporto umano\/non-umano in una prospettiva critica. Infatti, le <em>EH <\/em>sono talvolta state accusate di essere ancora troppo \u201coccidentali\u201d poich\u00e9 non sono sempre state in grado di tematizzare e porre in critica la natura coloniale di molte delle discipline che le attraversano e di porre al centro dei loro discorso la colonialit\u00e0 come fondamento e continua espressione della crisi ecologica<span id='easy-footnote-4-10371' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10371#easy-footnote-bottom-4-10371' title='Rimando a testi come: Juanita Sundberg, &lt;em&gt;Decolonizing Posthumanist Geographies, &lt;\/em&gt;in \u201cCultural Geographies\u201d 21 (1), 2013, pp. 33 \u2013 47; Zoe Todd &lt;em&gt;An Indigenous Feminist\u2019s Take on the Ontological Turn: \u2018Ontology is just another Word for Colonialism, &lt;\/em&gt;in \u201cJournal of Historical Sociology\u201d 29 (1), 2016, pp. 4 \u2013 22; Mark Jackson (a cura di), &lt;em&gt;Coloniality, Ontology, and the Question of Posthuman, &lt;\/em&gt;Londra, Routledge, 2018.'><sup>4<\/sup><\/a><\/span>. In particolare, vorrei soffermarmi sulle critiche mosse dall\u2019antropologa americana Elizabeth Povinelli<span id='easy-footnote-5-10371' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10371#easy-footnote-bottom-5-10371' title='Si vedano: Elizabeth A. Povinelli, &lt;em&gt;Geonotlogies. &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;A requiem to late liberalism, &lt;\/em&gt;Durham, Duke University Press, 2016 e Elizabeth A. Povinelli, &lt;em&gt;Between Gaia and Ground,&lt;\/em&gt; Durham,&lt;em&gt; &lt;\/em&gt;Duke University Press, 2021.'><sup>5<\/sup><\/a><\/span> circa la prospettiva da cui osserviamo l\u2019avanzare della catastrofe ecologica. Se l\u2019osserviamo dal punto di vista delle soggettivit\u00e0 razzializzate, tale crisi, infatti, non \u00e8 nulla di nuovo ma \u00e8 ci\u00f2 a cui tali minoranze sono sottoposte da sempre. Come notava Stacy Alaimo, negli Stati Uniti, ma anche altrove, la razza \u00e8 sempre stato il fattore principale nella scelta dei luoghi di rilascio di rifiuti tossici<span id='easy-footnote-6-10371' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10371#easy-footnote-bottom-6-10371' title='Stacy Alaimo, &lt;em&gt;Bodily Nature. Science, Environment, and the Material Self,&lt;\/em&gt; Bloomington, Indiana University Press, 2010.'><sup>6<\/sup><\/a><\/span>. Ma non solo: se processi come la desertificazione, lo sconvolgimento degli ecosistemi, la riduzione degli ambienti adatti alla vita, la maggior esposizione e vulnerabilit\u00e0 fisica sono aspetti tipici della crisi ambientale, questo \u00e8 anche ci\u00f2 che da sempre ha significato il capitalismo coloniale per molti <em>altri<\/em><span id='easy-footnote-7-10371' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10371#easy-footnote-bottom-7-10371' title='E. A. Povinelli, &lt;em&gt;Between Gaia and Ground&lt;\/em&gt;, cit.'><sup>7<\/sup><\/a><\/span>. <br>\nL\u2019Antropocene non \u00e8 dunque un evento, ma la realt\u00e0 del capitalismo coloniale fin dai suoi albori. Ci\u00f2 che siamo soliti pensare come <em>evento<\/em> (l\u2019evento catastrofe climatica) \u00e8 in realt\u00e0 una quotidiana routine per <em>altri<\/em>, non una catastrofe <em>a venire<\/em> ma una catastrofe <em>ancestrale<\/em>:<br><br>\n\n<span class=\"quote\">\n\u00abThe ancestral catastrophe is not the same kind of thing-event as the coming catastrophe, nor does it operate with the same temporality. When we begin with the catastrophe of colonialism and enslavement, the location of contemporary climatic, environmental, and social collapse rotates and mutates into something else entirely. Ancestral catastrophes are past and present; they keep arriving out of the ground of colonialism and racism rather than emerging over the horizon of liberal progress\u00bb<span id='easy-footnote-8-10371' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10371#easy-footnote-bottom-8-10371' title='&lt;em&gt;Ivi, &lt;\/em&gt;p. 3.'><sup>8<\/sup><\/a><\/span>.\n<\/span>\n<br><br>\nQueste soggettivit\u00e0 sono oggi sottoposte a una violenza ulteriore, nel momento in cui la violenza tossica del capitalismo coloniale \u00e8 diventata cos\u00ec forte che sembra \u201crimbalzare\u201d indietro verso chi l\u2019ha generata, l\u2019Occidente coloniale, sotto le sembianze di una crisi climatica ed ecologica. \u00c8 interessante notare che i film e le serie televisive scelte da Giuliani sembrino quasi sempre parlare di una resa dei conti finale: o <em>noi<\/em> o <em>loro<\/em>. Con l\u2019intensificarsi della crisi ecologica, la polarit\u00e0 vita\/morte tipica della necrobiopolitica si radicalizza al punto da diventare uno scontro fra ci\u00f2 che \u00e8 degno di vivere, da una parte, e ci\u00f2 che minaccia l\u2019estinzione, dall\u2019altra. I migranti, gli alieni e gli zombi di cui ci parla Giuliani, sono cos\u00ec sempre pi\u00f9 percepiti come elementi tossici al pari di microplastiche o di metalli pesanti, che rischiano di mettere in pericolo la salute dell\u2019\u201corganismo\u201d occidentale (molto spesso nei film citati si diventa zombie in modalit\u00e0 simili a quelle di un\u2019epidemia). Come le molecole tossiche, si presentano alle nostre porte come lo scarto non pi\u00f9 contenibile della devastazione capitalista e coloniale. La crisi ecologica, con la minaccia dell\u2019estinzione e della fine acuisce e intensifica i processi di razzializzazione, estrazione e colonialismo e, cos\u00ec, mentre continuiamo a estrarre risorse e a rilasciare elementi tossici <em>altrove<\/em>, cerchiamo disperatamente di tenerne lontano gli effetti <em>qui<\/em>, che siano nella forma dell\u2019inquinamento o delle migrazioni. Come ha scritto Achille Mbembe nel suo articolo <em>Bodies as borders<\/em><span id='easy-footnote-9-10371' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10371#easy-footnote-bottom-9-10371' title='Achille Mbembe, &lt;em&gt;Bodies as borders&lt;\/em&gt;, in \u201cFrom The European South\u201d 4, 2019, pp. 5-18.'><sup>9<\/sup><\/a><\/span>, assistiamo oggi al moltiplicarsi di confini e di strategie di <em>borderization<\/em>, il cui obiettivo \u00e8 controllare e gestire i movimenti globali, riclassificando le persone sulla base di chi \u00e8 chi e di chi ha diritto a stare in quale luogo. Infatti, come si diceva, molti corpi razzializzati sono ritenuti sempre pi\u00f9 superflui e anzi addirittura pericolosi e cos\u00ec milioni di corpi vengono espulsi dal diritto alla vita stessa perch\u00e9, come scrive Mbembe: <br><br>\n<span class=\"quote\">\n\n\u00abOnly what can potentially generate value counts as life. In this context, borders are meant to concretize the principle of dissimilarity rather than that of affinity. They are not only obstacles to free movement. They are boundaries between species and varieties of the human. [\u2026] Human bodies are increasingly divided between those that matter and those that do not, those who can move and those who cannot or should not, or should only move under very strict conditions\u00bb<span id='easy-footnote-10-10371' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10371#easy-footnote-bottom-10-10371' title='&lt;em&gt;Ivi&lt;\/em&gt;, p. 11.'><sup>10<\/sup><\/a><\/span>.\n<\/span>\n<br><br>\nLa ridefinizione dei confini, sempre pi\u00f9 mobili e sempre pi\u00f9 <em>incorporati, <\/em>il trinceramento violento e razzista dell\u2019Europa e la riproposizione e intensificazione dei processi di gerarchizzazione e razzializzazione nel contesto dell\u2019Antropocene sono questioni attualissime e molto presenti nel testo. <em>Monsters, Catastrophes and the Anthropocene<\/em> \u00e8 un libro stratificato e raffinato, capace di toccare tematiche fondamentali per l\u2019epoca contemporanea e, sebbene talvolta il testo possa sembrare ripetitivo nelle sue considerazioni, Giuliani ci permette per\u00f2 di riflettere su tutto ci\u00f2 a partire dalle forme della rappresentazione culturale pi\u00f9 tipiche e mainstream e che proprio per questo ci coinvolgono in prima persona. Giuliani riesce, infatti, ed \u00e8 la forza del testo, a tenere insieme gli aspetti pi\u00f9 filosofici con quelli pi\u00f9, per cos\u00ec dire, prosaici tratti dalla cultura di massa, in linea con un\u2019impostazione che non teme l\u2019ibridazione disciplinare tipica degli studi culturali. L\u2019obiettivo di riposizionare il discorso sulla catastrofe all\u2019interno di una cornice esplicitamente postcoloniale \u00e8 un\u2019operazione fondamentale in un momento in cui le paure e discorsi intorno alla crisi ecologica sono ormai sempre pi\u00f9 condivisi anche dal discorso dominante. Diventa infatti essenziale considerare le strutture implicite di gerarchizzazione e razzializzazione che, dietro a discorsi apparentemente universali, continuano a perpetrare logiche di esclusione e sacrificabilit\u00e0, sempre pi\u00f9 feroci con l\u2019avanzare della crisi. Parafrasando Elizabeth Povinelli<span id='easy-footnote-11-10371' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10371#easy-footnote-bottom-11-10371' title='E. A. Povinelli, &lt;em&gt;Between Gaia and Ground&lt;\/em&gt;, cit.'><sup>11<\/sup><\/a><\/span>, comprendere queste strutture ci porta a porci in modo esplicito la domanda su dove decidiamo di posizionarci e con chi e cosa decidiamo di prendere parte. Giuliani riesce perfettamente a farci riflettere su tutto questo, non rinunciando a delineare, in ciascun capitolo, alcune vie di fuga che abbiano al centro la trans-corporalit\u00e0<span id='easy-footnote-12-10371' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10371#easy-footnote-bottom-12-10371' title='S. Alaimo, &lt;em&gt;Bodily Nature. Science, Environment, and the Material Self&lt;\/em&gt;, cit.'><sup>12<\/sup><\/a><\/span> e l\u2019intra-attivit\u00e0<span id='easy-footnote-13-10371' class='easy-footnote-margin-adjust'><\/span><span class='easy-footnote'><a href='https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10371#easy-footnote-bottom-13-10371' title='Karen Barad, &lt;em&gt;Meeting the Universe Halfway: Quantum Physics and the Entanglement of Matter and Meaning. &lt;\/em&gt;&lt;em&gt;Durham&lt;\/em&gt;, Duke University Press, 2007.'><sup>13<\/sup><\/a><\/span> come nuovi fondamenti del politico (p. 182) e forme alternative del prendersi-cura (\u00ab<em>a political epistemology of care, self-care and earth-care <\/em>framed within eco-feminism, feminist \u2018natureculture\u2019 and social reproduction theory\u00bb, p. 8) che suggeriscano modalit\u00e0 interspecifiche di coabitazione e alternative postumane alle logiche necropolitiche della catastrofe capitalistica e coloniale.\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"In Monsters, Catastrophes and the Anthropocene: a postcolonial critique, Gaia Giuliani, filosofa politica presso il Centro de Estudos Sociais (CES) dell\u2019Universit\u00e0 di Coimbra, conduce uno studio sui mostri e le catastrofi che abitano l\u2019immaginario del Capitalismo nell\u2019era dell\u2019Antropocene, con l\u2019intento di mettere in discussione il dispositivo che tende a opporre un \u201cnoi\u201d (da intendersi come [&hellip;]","protected":false},"author":388,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[3],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10371"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/388"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=10371"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10371\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13359,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/10371\/revisions\/13359"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=10371"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=10371"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=10371"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}