{"id":10155,"date":"2022-12-08T13:18:48","date_gmt":"2022-12-08T12:18:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10155"},"modified":"2022-12-08T13:18:49","modified_gmt":"2022-12-08T12:18:49","slug":"proposte-di-lettura-3","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.bibliomanie.it\/?p=10155","title":{"rendered":"Proposte di lettura"},"content":{"rendered":"\n<b>Fascismo e societ\u00e0 italiana<\/b><br>\n\nNell\u2019anno del centenario della \u201cmarcia\u201d fascista su Roma sono decine libri usciti quest\u2019anno dedicati al regime mussoliniano. Ne segnalo alcuni tra i pi\u00f9 rappresentativi. Certamente interessante \u00e8 la pubblicazione collettanea, a cura dell\u2019Istituto italiano di Studi germanici, del libro <em>La politica culturale del fascismo. 1. Le istituzioni culturali<\/em>, a cura di Elisa D\u2019Annibale, euro 30,00. L\u2019Indice \u00e8 ricchissimo di saggi anche innovativi, soprattutto bene documentati attraverso ricerche d\u2019archivio suggestive. Basta vedere le sezioni che compongono il volume per rendersi conto di quanto la panoramica intorno ai modi in cui il fascismo ha inteso e organizzato la sua politica culturale sia stata approfondita: 1. Costruzione dell\u2019ideologia e politica culturale; 2. Istituzioni e centri di ricerca; 3. Cultura popolare, 4. Media e spettacolo.<br>\nTra i tantissimi interventi di valore credo siano da rimarcare quelli di Albertina Vittoria, pi\u00f9 generale e dedicato al ruolo degli intellettuali; quello di Alice Crisanti, che da anni sta portando alla luce il ruolo poco conosciuto, ma essenziale anche per la politica estera e culturale del regima, dell\u2019Istituto Italiano per il Medio e Estremo Oriente; quello di Elisa Guzzo Vaccarino dedicato all\u2019Accademia Nazionale di Danza, nel quale emerge esplicitamente il ruolo della danza come atto di fede e come dogma. Un\u2019unica perplessit\u00e0: risulta un po\u2019 fuorviante la sezione dedicata alla \u201ccultura popolare\u201d, con soli tre interventi, che rimanda a un tema fondamentale che tuttavia qui emerge molto da lontano: quanto le istituzioni culturali del regime hanno pensato, progettato e costruito una cultura \u201cbassa\u201d, atta a trasmettere l\u2019ideologia fascista negli strati pi\u00f9 ampi della popolazione? Quale narrativa, quali fumetti, quali fotoromanzi, quale manualistica erano davvero entrati nell\u2019immaginario di massa? Gramsci nei Quaderni del carcere aveva iniziato una riflessione straordinaria in questo senso. Potrebbe essere l\u2019occasione di una prossima indagine pi\u00f9 approfondita.<br>\nAltre segnalazioni sicuramente da indicare sono il volume della storica De Grazia (Victoria de Grazia, <em>Il perfetto fascista. Una storia d\u2019amore, potere e moralit\u00e0 nell\u2019Italia di Mussolini<\/em>\u00bb, Einaudi, euro 36,00) che \u00e8 solo apparentemente una storia privata. Al centro c\u2019\u00e8 la figura di uno dei pi\u00f9 importanti gerarchi fascisti \u2014 l\u2019eroe di guerra Attilio Teruzzi \u2014 e le vicende del suo matrimonio fallito con l\u2019attrice americana Lilliana Weinman, giovane diva dell\u2019opera. L\u2019intento dell\u2019Autrice \u00e8 quello di mostrare, attraverso l\u2019impietoso ritratto di Teruzzi, la societ\u00e0 fascista, i suoi metodi di corruzione, il suo modello di uomo virile ecc. In realt\u00e0 il lettore viene maggiormente attratto dalla figura di lei, documentata in modo straordinario grazie al ricchissimo archivio privato. Ne nasce una storia sociale dell\u2019Italia del ventennio, esplorata con grande competenza. Del tutto diverso \u00e8 il progetto che si dipana nell\u2019ultimo Annale Feltrinelli (<em>Fascismo e storia d\u2019Italia. A un secolo dalla marcia su Roma. Temi, narrazioni, fonti<\/em>, a cura di G. De Luna, Feltrinelli, euro 60,00). In questo caso l\u2019orizzonte storiografico \u00e8 molto pi\u00f9 ampio: attraverso la suddivisione enunciata nel sottotitolo\u2014 temi, narrazioni e fonti \u2014 i 22 saggi indagano davvero ogni area della societ\u00e0 italiana, dal mito alla religione politica, dal consumismo alla risata, dalla fotografia al racconto del cinema. Credo che meriti un particolare sottolineatura la sezione delle \u00abFONTI\u00bb. I 4 saggi presenti offrono materiali editi ed inediti davvero di grande interesse. L. Giuva esplora il carteggio ordinario del Duce e della sua segreteria; Mineo e Taraborrelli illuminano il tema della violenza squadristica attraverso le fonti giudiziarie; G. D\u2019Autilia indaga le fonti fotografiche come fonti di storia sottolineando quanto la rappresentazione nazionale e internazionale del fascismo sarebbe stata ben poco efficace senza la sua replica visiva. Infine G. Scirocco riscopre e presenta una parte della produzione di Luigi Salvatorelli in merito al fascismo \u2014 una parte degli articoli apparsi su \u00abLa Stampa\u00bb ma per decenni mai pubblicati \u2014 attraverso le carte dell\u2019\u2019archivio Einaudi.\nL\u2019unica pecca \u00e8 forse quella di essere stato pensato necessariamente diversi mesi fa, nel 2019, e purtroppo gli anni della pandemia hanno limitato la possibilit\u00e0 per gli studiosi di indagare documenti, archivi e biblioteche, per un aggiornamento che tenesse conto della grande produzione uscita proprio in questo 2022. Ma \u00e8 un limite certamente superato dall\u2019impegno e dalla seriet\u00e0 degli studiosi che hanno collaborato all\u2019impresa feltrinelliana.<br><br>\n\nProsegue con continuit\u00e0 impressionate l\u2019uscita in libreria di ricerche, testimonianze, raccolte di scritti dedicate al fascismo. Da poche settimane \u00e8 disponibile questa antologia di <em>Scritti e discorsi di Mussolini<\/em> (<em>La costruzione dello Stato nuovo<\/em>, Marsilio, euro 25,00) curata da Fabio Frosini. Frosini \u00e8 conosciuto meritatamente come uno dei migliori interpreti di Antonio Gramsci ma questa volta, grazie anche al suggerimento di Giuseppe Vacca, ha voluto proporre una nuova raccolta dei testi mussoliniani, a distanza di decenni, dal volume che un altro storico \u201cdemocratico\u201d, Enzo Saltarelli, aveva pubblicato nel \u201979 da Feltrinelli, antologizzando gli \u00abscritti politici\u00bb del Duce. <br>\nL\u2019antologia di scritti e discorsi che propone Frosini, ha una scansione cronologica delimitata: dal 1921 al 1932, periodo che, come esprime il titolo del volume, segna il decennio della peculiare conformazione del fascismo italiano. La curatela di Frosini ai testi mussoliniani \u00e8 davvero molto apprezzabile: ogni sezione del volume ha una introduzione di carattere storico-politico, ogni testo \u00e8 presentato nel suo contesto specifico e annotato con informazioni utili per il lettore. I testi perlopi\u00f9 sono noti soprattutto perch\u00e9 oggetto di migliaia di ricerche che dal 45 ad oggi sono state pubblicate, ma \u00e8 cosa diverso trovare quegli stessi testi nella loro originale forma anche espressiva. Ne cito uno per tutti: il discorso del Duce al VII congresso nazionale di filosofia del 1929: un breve discorso che nella sintesi pi\u00f9 estrema esprime concetti piuttosto chiari sulla dibattutissima questione del rapporto (esistente, o meno) tra fascismo e cultura: parole spesso dimenticate, fraintese, strumentalizzate. Partire dai testi originali come sempre \u00e8 un buon metodo storiografico e la bella antologia di Frosini ne d\u00e0 una ennesima prova.<br><br>\n\n\n<b>Gramsci e il Fascismo<\/b><br>\n\nProseguono a ritmo incalzante le pubblicazioni sul tema \u201cfascismo\u201d e dintorni in occasione del centenario della marcia su Roma. Escono quasi contemporaneamente due antologie, molto diverse tra loro, degli scritti di Gramsci sul fascismo. Una per Einaudi: A. Gramsci, <em>Il popolo delle scimmie. Scritti sul fascismo<\/em>, a cura di Marco Revelli, Einaudi, euro 13,00 e la seconda presso Lunaria Edizioni: A. Gramsci, <em>Contro il fascismo nascente<\/em>, a cura di Luca Cangemi, Lunaria edizioni, euro 13,00. Il volume curato da Revelli ha l\u2019intento di offrire una scelta molto vasta di testi gramsciani, dal 1918 sino agli scritti carcerari, proprio per mostrare l\u2019ampiezza dell\u2019analisi gramsciana del fenomeno fascista, inquadrato all\u2019interno di una complessa articolazione storico-sociale della nazione italiana. L\u2019Introduzione di Revelli \u00e8 ampia e mi \u00e8 sembrata sin troppo analitica, infarcita di citazioni e riferimenti bibliografici che a volte distraggono il lettore dal tema principale. Il pregio \u00e8 quello di aver costruito una antologia simile, ma pi\u00f9 completa e aggiornata, di quella pubblicata negli anni Settanta dagli Editori Riunti con lo stesso titolo. <br>\nL\u2019antologia costruita da Cangemi \u00e8 invece frutto di una scelta che potremmo definire \u201cmilitante\u201d e battagliera. La stessa grafica che caratterizza l\u2019impaginazione interna del libro esprime bene questo spirito, con titolazioni costruite come manifesti. Gli scritti gramsciani sono in numero molto inferiore rispetto al volume di Einaudi e coprano solo gli anni dal 1920 al \u201826, escludendo dunque gli scritti del carcere. Pensato soprattutto per i giovani, Cangemi ha corredato il volume con un piccolo Glossario dei concetti principali e una breve biografia di Gramsci.<br><br>\n\n<b>Da Marx a Labriola<\/b><br>\n\nEcco un libro, diviso in due tomi, che appare subito come una rarit\u00e0 per i tempi correnti. Intanto son ben 1380 pagine molto fitte complessive e questo, abituati come ormai siamo ai saggi che gli editori chiedono di 200 pagine al massimo, gi\u00e0 appare straordinario. Lo apriamo e troviamo subito un\u2019altra caratteristica oggi inusuale: le note a pi\u00e8 di pagina: quelle note lunghissime, che di per s\u00e9 costituiscono dei paragrafi a parte, quindi non solamente bibliografiche ma di discussione e ulteriore approfondimento. E poi, ovviamente, c\u2019\u00e8 il contenuto: un nuovo testo su Marx, pi\u00f9 esattamente sulla teoria politica di Marx, che lascia sopresi (un altro libro su Marx?) ma anche desiderosi di capire se l\u2019Autore in 1300 pagine ci offre qualcosa di nuovo (Michele Prospero<em>, La teoria politica di Marx<\/em>, 2 voll., Boudeaux edizioni, pp. 1285, euro 40,00). La mole dei due tomi pu\u00f2 inizialmente respingere la lettura, ma se con buona volont\u00e0 e interesse ci si immerge in queste pagine, la buona scrittura e una chiara strutturazione del testo, riesce a condurre il lettore sino alla fine. Molto in sintesi: Prospero, sulle orme lontane di Norberto Bobbio, si chiede se esiste in Marx una teoria politica dello Stato. Problema enorme, spesso risolto negativamente: per decenni Marx \u00e8 stato considerato un classico dell\u2019economia politica capitalistica ma un generico utopista riguardo una chiara visione dello stato socialista. Prospero non solo dimostra l\u2019esistenza di una teoria politica in Marx, ne traccia anche i termini e, sulla scorta di un testo molto poco considerato, delinea i principi costituzionali di una Stato socialista. Ma ci\u00f2 che maggiormente colpisce \u00e8 la valutazione positiva della \u201cforza della democrazia\u201d, \u00e8 lo svilupparsi, dalle opere giovali alle ultime, non pi\u00f9 e non solo di una visione romantica e utopistica del futuro, di una ideologia dell\u2019estinzione dello Stato, ma una forte presenza della \u00abpolitica\u00bb, della costruzione di valori e diritti per spingere la democrazia fuori dall\u2019ambito liberale, per dare ad essa, insomma, nuova sostanza. \u00c8 questo il vero Marx, si chiedeva Stefano Petrucciani nella sua recensione al libro sul Manifesto di qualche settimana fa? Chiss\u00e0, certamente Prospero ci dimostra che qualcosa di nuovo su Marx \u00e8 ancora possibile dire.<br>\nMentre sono in fase di avanzata pubblicazione i volumi dell&#8217;\u00abEdizione Nazionale delle Opere di Antonio Labriola\u00bb presso Bibliopolis di Napoli, \u00e8 uscito recentemente un volume Luigi Punzo dedicato al filosofo di Cassino (Luigi Punzo<em>, Antonio Labriola. Filosofia della praxis e impegno politico e civile, <\/em>Biblion, euro 20,00). Punzo, da anni uno dei migliori interpreti di Labriola e ora segretario dell&#8217;Edizione Nazionale, ha raccolto e parzialmente modificato, una decina di saggi scritti in varie occasioni, saggi nei quali il pensiero teorico e l&#8217;azione politica del cassinate sono esaminati in profondit\u00e0. Nella sua ampia Introduzione, Punzo richiama alcuni punti nodali che sono stati continuamente fonte di discussione storiografica attorno alla figura e al pensiero di Labriola e che ancora oggi, e tanto pi\u00f9 dopo il completamento dell\u2019Edizione Nazionale e la pubblicazione di molti inediti, sar\u00e0 opportuno riprendere.<br>\nInnanzitutto, va sottolineata la mancanza, ad oggi, di \u201cun profilo complessivo della biografia intellettuale\u201d del filosofo di Cassino. Per quanto sia ancora imprescindibile la monografia di Luigi dal Pane, pubblicata in prima edizione nel 1934 e rivista ampiamente per l\u2019edizione Einaudi del 1975, proprio le carte Dal Pane, ora raccolte in un apposito archivio a Napoli, stanno restituendo un Labriola da ripensare. Punzo a ragione richiama la necessit\u00e0 di riflettere nuovamente su quello che \u00e8 stato da sempre il nodo interpretativo cruciale della figura complessiva di Labriola: quanto cio\u00e8 sia stato fondamentalmente naturale lo sbocco teorico-politico del cassinate nel suo avvicinamento al marxismo o, viceversa, quanto quel percorso e quell\u2019approdo sia segnato da una forte discontinuit\u00e0 teorica e pratica del suo itinerario intellettuale. Punzo propende per una visione unitaria del processo evolutivo del pensiero labrioliano, legando la sua interpretazione al filo continuativo dell\u2019interesse di Labriola per il divenire storico e individuando nella celebre \u00abPrelazione\u00bb del 1887, dedicata ai <em>Problemi della filosofia della storia<\/em>, il punto essenziale della linea di continuit\u00e0 e di sviluppo teorico del cassinate. <br>\nNell\u2019analisi dei <em>Saggi<\/em> labrioliani pi\u00f9 compiuti sul materialismo storico, pubblicati tra il 1895 e il \u201998, Punzo sottolinea soprattutto l\u2019emergere del nucleo pi\u00f9 originale che contraddistingue il marxismo di Labriola: la filosofia della praxis. Una dottrina dotata di una sua autonomia e intesa come autentica concezione filosofica, che pone l\u2019accento sulla produzione e sullo sviluppo cio\u00e8 sull\u2019attivit\u00e0 dell\u2019uomo nel suo rapporto niente affatto passivo con la realt\u00e0 naturale. Qui Labriola introduce quel concetto di prassi che egli individua come il tratto distintivo di quella visione filosofica di cui la concezione materialistica della storia \u00e8 portatrice.<br>\nIn questa raccolta di ricerche precedenti, Punzo ripubblica opportunamente due testi intorno al tema comune dell\u2019analisi del diritto e dello Stato da parte di Labriola, saggi che me sembrano particolarmente importanti proprio perch\u00e9 Punzo \u00e8 stato una dei primi interpreti a dare rilievo a quelle riflessioni del pensatore di Cassino. Per diversi anni, dal 1880 al 1886, Labriola dedic\u00f2 i suoi corsi universitari romani al problema dello Stato, della sua formazione storica, del diritto e della politica. Sono anni che, secondo alcuni interpreti, rappresentano un lungo momento di \u201cdisimpegno\u201d politico di Labriola, dopo i primi anni Settanta, contraddistinti dalla militanza nelle file di moderati napoletani e prima della sua fase radical-socialista e poi marxista. Il saggio di Punzo sottolinea al contrario come quei primo anni Ottanta furono anni di impegnata riflessione politica e proprio grazie a quella continuativa riflessione e minuziosa analisi intorno alla Stato, Labriola fece i conti definitivamente con quella visione liberale, presente nella sua formazione giovanile, dell\u2019entit\u00e0 statuale come eticit\u00e0, come dover essere per accostarsi sempre pi\u00f9 all\u2019essere, alla realt\u00e0 fattuale, alle contraddizioni di classe. In questo senso, e lo sottolinea bene Punzo avendo presente soprattutto i manoscritti inediti, va spiegata l\u2019attenzione di Labriola, dagli inizi degli anni Novanta in poi, per lo studio degli episodi rivoluzionari della storia cha vanno dall\u2019eresia comunistica di Fra\u2019 Dolcino ai diversi corsi tenuti sulla Rivoluzione francese sino all\u2019ultimo grande affresco, incompiuto, <em>Da un secolo all\u2019altro<\/em>, che doveva costituire un quarto <em>Saggio<\/em> dedicato all\u2019Italia moderna: una sorta di tentativo di una verifica fattuale della capacit\u00e0 ermeneutica della concezione materialistica della storia.<br><br>\n\n\n\n<b>Storia dell\u2019Universit\u00e0<\/b><br>\n\nGli studi complessivi di storia delle nostre Universit\u00e0 non sono molto frequenti. Disponiamo certo di numerosissima saggistica locale, oltre che di un Annuario dedicato alla storia delle Universit\u00e0 italiane, ma \u00e8 difficile trovare un volume come quello dedicato da Enrico Decleva al complesso delle istituzioni universitarie milanesi (E. Decleva<em>, Milano citt\u00e0 universitaria<\/em>, Laterza, euro 48,00). \u00c8 davvero il libro di una vita, come \u00e8 stato scritto. Decleva, scomparso nel 2020, ha dedicato decenni e migliaia di pagine intorno alla storia delle Universit\u00e0 di Milano (e non solo) e aveva deciso di riscrivere totalmente i suoi saggi per riunire in un\u2019opera organica le sue ricerche. Era ormai giunto alla conclusione quando \u00e8 sopravvenuta la morte. Due docenti della Statale di Milano, I. Piazzoni e E. Scarpellini, hanno completato e rivisto il tutto e ne \u00e8 uscito un volume di quasi mille pagine che dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia al fascismo traccia la storia di progetti e protagonisti delle diverse istituzioni universitarie costruite a Milano: l\u2019Accademia scientifico-letteraria, poi Universit\u00e0 Statale, Il Politecnico, le diverse scuole di Medicina, di Agraria e Veterinaria ecc. e gli uomini che di queste scuole sono stati elementi decisivi come Isaia Graziadio Ascoli, Ettore Ciccotti, Luigi Mangiagalli, Bocconi e altri. Decleva ci racconta anche gli scandali, i soprusi, le lotte interne che sin dall\u2019origine di queste istituzioni hanno caratterizzato ile vicende di docenti e ministri, il tutto basato su solidissimi documenti d\u2019archivio. Un libro fondamentale.<br><br>\n\n<b>Editoria e storia del libro<\/b><br>\n\nContinuano con una certa frequenza i volumi dedicati alla storia dell\u2019editoria e comunque alla storia e organizzazione dell\u2019azienda libraria. Tra i volumi recenti ne vanno segnalati un paio pubblicati nella collana \u201cStoria e cultura\u201d del libro dell\u2019editore veneto Ronzani. Il primo (<em>Tra cultura e mercato. Storie di editoria contemporanea, <\/em>a cura di Arianna Leonetti, Ronzani editore, euro 19,00) raccoglie 9 saggi che spaziano cronologicamente dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia agli ultimi nostri decenni e analizzano la produzione libraria con un occhio alle proposte editoriali di collane e progetti raccontati non solo nei loro contenuti ma anche all\u2019interno degli esiti di mercato o della loro produzione. Si vola dalle proposte divulgative di Michele Lessona trasformate in programmi editoriali soprattutto dagli editori Treves e Pomba, alla collana, diventata Casa editrice ben pi\u00f9 vicina a noi, \u201cIl Castoro\u201d, sino alla editoria per ragazzi. L\u2019altro volume \u00e8 la raccolta di saggi e articoli di una dei maggiori giornalisti di inizio Novecento, Aldo Sorani<em> (<\/em>Aldo Sorani<em>, Il libro italiano\u00bb, <\/em>Ronzani editore, euro 16,00), un Autore che si \u00e8 occupato a lungo dello stato del libro nell\u2019Italia dei suoi tempi, in particolare nei decenni dopo la Grande guerra. \u00c8 impressionate leggere come ad es. le stesse lamentele degli Editori sulla scarsa vendibilit\u00e0 dei loro prodotti, o le invettive dei lettori, espresse in lettere ai giornali, relative alle brutte confezioni del libri o ai troppi errori di stampa presenti o, ancor pi\u00f9 interessanti, le attenzioni di Sorani alle prime costituzioni dei \u201ctrust\u201d editoriali \u2013 oggi noi le definiamo le \u201cgrandi concentrazioni\u201d \u2013  e al ruolo che in quegli anni lontani assumeva la maggior azienda di distribuzione libraia, Le Messaggerie. Davvero profetico.<br><br>\n\n<b>Intellettuali del Novecento<\/b><br>\n\nNel novembre di quest\u2019anno (2022) si sono ricordati i settant\u2019anni dalla morte di Benedetto Croce. Adelphi, con gli eredi del filosofo abruzzese, ha avuto l\u2019idea di pubblicare un piccolo e bellissimo libro di ricordi autobiografici (B. Croce, <em>Soliloquio e altre pagine autobiografiche<\/em>, Adelphi, euro 12,00). Sono brevi passaggi, approntati da Giuseppe Galasso nel 2016 per una serata in ricordo di Croce: brevi brani, tratti da altre opere crociane, articoli di giornale, dichiarazioni pubbliche nei quali don Benedetto racconta di s\u00e9, dei suoi momenti pi\u00f9 privati, del suo percorso intellettuale. Una raccolta cos\u00ec combinata potrebbe apparire una operazione paradossale, riferita ad un filosofo che fu critico feroce dell\u2019individualismo, ma al tempo stesso autore di quel <em>Contributo alla critica di me stesso<\/em>, preceduto dalla <em>Memoria della mia vita<\/em>, che ha fatto epoca nelle scritture autobiografiche del Novecento. Un paradosso, o una contraddizione, solo apparenti: anche l\u2019approccio autobiografico ha la sua genesi, per Croce, nella speculazione filosofica, concettualmente connesso<em> <\/em>alla dimensione dell\u2019io e alla problematica del s\u00e9. Per un pubblico pi\u00f9 vasto che vuole avere di Croce una prima immagine, questo piccolo libro \u00e8 un tesoro davvero prezioso. Ad un pubblico diverso e pi\u00f9 \u00abaccademico\u00bb \u00e8 invece rivolta la raccolta di saggio di Michele Ciliberto dedicati a Croce e Gentile (M. Ciliberto, <em>Croce e Gentile. Biografia e filosofia<\/em>, Edizioni delle Normale, euro 10,00). Ciliberto \u00e8 senza dubbio uno dei pi\u00f9 intelligenti lettori del pensiero crociano e i saggi qui raccolti lo testimoniano. Uno in particolare \u00e8 da raccomandare: quello intitolato. <em>Malattia\/sanit\u00e0. Momenti della filosofia di Croce tra le due guerre<\/em>, che, sin dal suo apparire (1983) ad oggi costituisce una delle pi\u00f9 lucide e originali interpretazioni della lettura del tempo del fascismo da parte del filosofo abruzzese: una lettura nella quale si intrecciano vita e morte, decadenza e riscatto, patologia, anche mentale, e sanit\u00e0 rincorsa. Un equilibro che nella stessa sua esistenza Croce aveva costantemente cercato.<br>                                                                                                                                                   \nAppare come una biografia, il personaggio indagato \u00e8 pressoch\u00e9 sconosciuto ma legato ad uno dei pi\u00f9 noti e discussi storici italiani, Delio Cantimori, e il titolo, \u00abL\u2019infiltrata\u00bb, aggiunge quel tanto di mistero e di spionistico che rende il tutto ancor pi\u00f9 sollecitante (Massimo Mastrogregori, <em>L\u2019infiltrata. Vita e opere di Emma Cantimori<\/em>, Il Mulino, euro 16,00) I tanti lettori che dal dopoguerra ad oggi hanno letto il \u201cManifesto del partito comunista\u201d di Marx e Engels, nella edizione Einaudi prima, e Laterza poi, hanno ben in mente il nome di Emma Cantimori Mezzamonti, nome che a tutti \u00e8 rimasto impresso per quell\u2019unico merito di traduttrice. Per il resto, oltre a immaginarla come devota moglie di Delio, altro non si sapeva. Era stato per la prima volta Dario Miccoli nella sua biografia einaudiana del 1969, dedicata allo storico degli \u201cEretici\u201d, ad aver svelato, in una nota di due righe, che Emma Mezzamonti (nata nel 1903 a Bolzano) era stata una comunista militante di vecchia data (presumibilmente sin dalla fine degli anni Venti) e membro del Soccorso rosso, ma nessuno aveva mai indagato oltre. Ora il libro di Mastrogrergori, pur tra molti \u201cnon detto\u201d e ambigui riferimenti, svela parecchie novit\u00e0. Intanto che Emma era stata a lungo segretaria dell\u2019Istituto germanico di studi italiani nel 1930, grazie anche all\u2019intervento di Ugo Spirito, e che in quella istituzione fascista ebbe modo di frequentare personaggi importanti del regime e coglierne informazioni (tra l\u2019altro il capitolo dedicato a Villa Sciarra, sede dell\u2019istituto, \u00e8 sicuramente tra i pi\u00f9 interessanti del libro e tante annotazioni andrebbero approfondite). Inoltre, del tutto sconosciuto era l\u2019incontro con Delio (il loro matrimonio \u00e8 del \u201936) che quindi non poteva non sapere della attivit\u00e0 militante di Emma: anzi, in qualche modo lo stesso Delio ne fu partecipe e questo pu\u00f2 far ripensare il tragitto intellettuale e biografico dello storico. Ma soprattutto il libro di Mastrogregori insiste su una questione (da qui anche il titolo, a mio parere un po\u2019 forzato): la direttiva del PCI durante il fascismo di infiltrarsi il pi\u00f9 possibile nelle strutture, soprattutto culturali, del Regime. Emma ne rappresenterebbe un caso e cos\u00ec forse lo stesso Delio e tanti altri. In questo modo diventa chiaro che non regge pi\u00f9, o comunque con molta difficolt\u00e0, la tesi secondo la quale molti futuri militanti e dirigenti comunisti furono prima fascisti e si \u201cconvertirono\u201d strumentalmente nell\u2019opposta ideologia. Forse, o certamente, erano gi\u00e0 antifascisti e comunisti, che seguendo le direttive del partito agivano infiltrandosi anche legalmente nelle pieghe del fascismo. E questo fa riflettere anche sulla ritrosia di molti di loro a ricostruire le proprie biografie di quegli anni.<br>\nIl libro insomma lancia tanti spunti di interesse, anche se lascia altrettanti punti in chiaroscuro e soprattutto il lettore non deve aspettarsi, nonostante il sottotitolo, una esauriente biografia di Emma: lei in fondo rimane ancora \u201cnascosta\u201d, come lo fu per tutta la sua vita.\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Fascismo e societ\u00e0 italiana Nell\u2019anno del centenario della \u201cmarcia\u201d fascista su Roma sono decine libri usciti quest\u2019anno dedicati al regime mussoliniano. Ne segnalo alcuni tra i pi\u00f9 rappresentativi. Certamente interessante \u00e8 la pubblicazione collettanea, a cura dell\u2019Istituto italiano di Studi germanici, del libro La politica culturale del fascismo. 1. 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