Loredana Guerrieri, Ordine Nuovo. Il nostro onore si chiama fedeltà
Guido Panvini, Loredana Guerrieri, Ordine Nuovo. Il nostro onore si chiama fedeltà , «Bibliomanie. Letterature, storiografie, semiotiche», 61, no. 28, giugno 2026, doi:10.48276/issn.2280-8833.14508
Loredana Guerrieri, Ordine Nuovo. Il nostro onore si chiama fedeltà , prefazione di Valerio Renzi, Futura Editrice, Roma 2025 (pp. 292, € 17,50).
Loredana Guerrieri è stata una pioniera degli studi scientifici sulla destra radicale italiana nella seconda metà del ‘900. Le sue ricerche sulla partecipazione dell’estrema destra giovanile alla protesta studentesca del 1968 e sulla destra eversiva del decennio successivo sono ben conosciute e utilizzate anche dalla storiografia internazionale, così come dalle scienze politiche e sociali che si sono occupate di questi fenomeni. Oggi, divenuta dirigente della Nidil-Cgil, pubblica un importante libro, dedicato alla storia del movimento Ordine Nuovo, rielaborazione e approfondimento della sua tesi di dottorato, discussa presso l’Università degli Studi di Macerata nel 2007. La ricerca viene pubblicata da Futura Editrice,, la storica impresa editoriale della Cgil. La scelta è di per sé significativa e rive il crescente interesse per la storia delle destre, ben al di là degli addetti ai lavori, in seguito all’affermazione, in veste di maggior forza di opposizione, o per l’arrivo al governo, non solo in Italia, di partiti e movimenti neoconservatori, sovranisti o di estrema destra. Il volume ha perciò destato interesse e attenzione da parte del pubblico, inclusa l’area militante che si richiama, per ragioni ideali o generazionali, a quell’eredità.
In realtà, come accennato, la pubblicazione di questo volume rappresenta un punto di arrivo di un percorso iniziato a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila e può essere considerato, per molti versi, un laboratorio di riflessioni, ricerche e critica storiografica oggi divenute di grande attualità, soprattutto per le nuove generazioni di studiosi che si stanno avvicinando a questo tema. Il volume, infatti, è un libro di rottura perché sottrae la storia della maggior formazione della destra radicale, Ordine Nuovo,, alla storia della strategia della tensione, in cui era stata appiattita e relegata. Di fronte al ritorno delle teorie della cospirazione e delle ricostruzioni mono-casuali – che hanno ritrovato spazio anche nelle interpretazioni più recenti della storiografia – il libro della Guerrieri riconsegna la parabola di Ordine Nuovo alla storia politica, ricostruendone le origini, lo sviluppo e la conclusione di un progetto politico e culturale la cui eredità si staglia ben al di là dei ristretti ambienti militanti da cui era partita. L’autrice non nega affatto il coinvolgimento di Ordine Nuovo nella strategia della tensione e i legami con quegli apparati dello Stato che l’avevano alimentata, anzi, ne fornisce, però, una ricostruzione più complessa, attenta a restituire le ragioni e le scelte degli attori, provenienti dalla destra radicale, che ne furono protagonisti.
La storia di Ordine Nuovo, tuttavia, va oltre quella pur drammatica pagina dell’Italia repubblicana. L’autrice ne ricostruisce la genesi, approfondendo la cultura politica di un’area che fin dal secondo dopoguerra si collocò ai margini o immediatamente al di fuori del Movimento sociale italiano. Il rapporto con il partito della Fiamma, infatti, rimase a lungo tormentato e ambivalente, generando una tensione destinata a non sciogliersi, tra la spinta a collocarsi stabilmente all’interno del partito e quella di scindersi come autonomo movimento politico e culturale. Il dilemma si ripropose più di una volta nel corso di quasi un ventennio e si concretizzò tra il 1954 e il 1956. La frattura sembrò ricomporsi con il rientro nel Msi di una gran parte dei quadri dirigenti di On nel 1969, nel pieno dell’autunno caldo e nel mezzo della strategia della tensione. La formazione di un movimento extraparlamentare (il Movimento politico Ordine Nuovo, Mpon), tuttavia, con posizioni oltranziste e limitrofe all’area clandestina, in cui non pochi militanti confluirono, stava lì a dimostrare la simbiosi ambigua con le spinte più eversive dell’estrema destra e con le logiche più plumbee della guerra fredda. Le tensioni internazionali impattarono ben presto sulla storia di Ordine Nuovo, fin dalla sua fondazione. L’area cercò di costruire un proprio spazio di autonomia, teorica, politica e culturale, interpretando e radicalizzando le spinte alla polarizzazione dello scontro politico a suo vantaggio. Ma non tutto poteva spiegarsi nel conflitto Est/Ovest. L’autrice mette in luce, giustamente, le difficoltà organizzative, il problematico confronto generazionale e le contraddizioni politiche tra inserimento e logica antagonista: una pesante ipoteca sulla sopravvivenza del movimento, aggravata dalle indagini della magistratura e dal decreto di scioglimento che nel 1973 colpì il Mpon. L’ingresso in clandestinità di una parte dei suoi militanti e la guerra dichiarata alle istituzioni dello Stato democratico, in particolar modo dopo l’omicidio del giudice Vittorio Occorsio nel 1976, segnarono, secondo Loredana Guerrieri, l’epilogo di una vicenda politica la cui influenza fu lungi dall’esaurirsi nel crepuscolo degli anni Settanta.
Si può discutere la periodizzazione proposta dall’autrice e domandarsi se quella rottura non fosse in realtà maturata già negli anni precedenti allo scioglimento del Mpon. Molto più proficuo, però, sarebbe investigare l’eredità di quella stagione: se, come e in quale proporzione la parabola politica di On impattò sulla storia del Movimento sociale, ad esempio. Pino Rauti, tra i fondatori, ne fu il segretario dal 1990 al 1991, ma è noto che molti dirigenti missini avevano militato nel gruppo o si erano formati culturalmente e politicamente in quell’area. Interrogativi le cui risposte non servono a tracciare facili (e scontate) parabole teleologiche, ma a ripensare il rapporto tra la storia dell’estrema destra parlamentare e l’area politica e culturale che si mosse alla sua destra. La tentazione, infatti, è duplice: da un lato, quella di appiattire la storia del Msi (e di riflesso quella dell’attuale maggioranza di governo) sulla sola dimensione eversiva. L’intento delegittimante è chiaro e non necessita di ulteriori spiegazioni in questa sede. Dall’altro, si assiste alla tendenza opposta, ossia di scavare un solco tra il passato del partito della Fiamma e la storia della destra radicale, quasi fossero due universi non-comunicanti. Il libro della Guerrieri rappresenta, da questo punto di vista, un utile antidoto.
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