Bibliomanie

Navigar tra le acque. onde, rive e ruscelletti. Un viaggio tra storia e opera lirica
di , numero 61, giugno 2026, Didactica, DOI

Navigar tra le acque. onde, rive e ruscelletti. Un viaggio tra storia e opera lirica
Come citare questo articolo:
Rita Belenghi, Navigar tra le acque. onde, rive e ruscelletti. Un viaggio tra storia e opera lirica, «Bibliomanie. Letterature, storiografie, semiotiche», 61, no. 32, giugno 2026, doi:10.48276/issn.2280-8833.14451

Navigar tra le acque. Onde, rive e ruscelletti è un progetto costruito per il concerto inaugurale della Festa Internazionale della Storia, edizione 2026, eseguito a Bologna nella chiesa dei santi Gregorio e Siro l’11 aprile 2026. Lo spettacolo nasce dalla suggestione che la Storia, nel plasmare il mondo e i suoi abitanti, si muova come l’acqua, inafferrabile e inarrestabile, apparendo e scomparendo, creando e distruggendo. L’acqua è stata un potente motivo ispiratore per i musicisti, che nell’opera lirica hanno affidato a questo “personaggio” il compito di creare situazioni e contesti, fino a conferire all’acqua il ruolo di protagonista pressoché assoluta, e per questo basti pensare al Tabarro di Puccini, opera nella quale la vera protagonista è la Senna. Ancora una volta l’opera lirica diventa una sorta di specchio nel quale l’essere umano si riflette e, possibilmente, riflette sul proprio essere nella Storia.
Dopo l’esplorazione del ruolo femminile che l’opera lirica restituisce al mondo borghese e conservatore che tra Ottocento e Novecento frequenta i teatri, questo progetto si pone, in qualche misura, in continuità perché sappiamo bene – l’antropologia culturale ce lo insegna – che c’è una correlazione, anche linguistica e valoriale, tra l’acqua e il femminile, c’è un filo rosso, nemmeno troppo sottile, che lega le donne e l’acqua. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che Bologna è stata, ed è, una città d’acque e lo spettacolo si è configurato anche come una sorta di omaggio alla città e alla sua storia.
Nello spettacolo si presentano brani, corali e solistici, “cuciti” insieme da una narrazione che cerca di analizzare come l’opera lirica abbia rappresentato l’acqua, quale tipo d’ispirazione ne abbia tratto e come con l’acqua interagiscano donne e uomini, mentre la Storia danza intorno a loro.


Premessa
La storia si snoda come l’acqua, imprevedibile, inafferrabile. Come l’acqua a volte la storia scorre apparentemente tranquilla, senza grandi scosse ma, come l’acqua, accade che la storia ci travolga con tutta la sua forza, quando meno ce lo aspettiamo e ci sommerga facendoci sentire piccoli e impotenti. Altre volte la storia sembra scomparire, come un fiume carsico, ma presumibilmente siamo noi che non la vogliamo vedere.
La Storia, come l’acqua, è la sostanza della quale siamo fatti: ogni nostra cellula è ricca di acqua e, nel contempo, è ricca di storia, perché noi siamo storia; siamo la nostra, ma siamo anche quella che ci ha preceduto e quella che ci seguirà; siamo la storia vicina nello spazio e pure quella lontana; siamo gocce d’acqua che di continuo vivificano la storia, nel bene e, purtroppo, anche nel male, allorquando, invece che di acqua limpida, l’umanità, o parte di essa, si trasforma in gocce di acqua tossica, che avvelena chiunque ne venga in contatto. Nella storia affondano le proprie radici le identità umane e le peculiarità che le caratterizzano e nella storia ha, quindi, le proprie radici anche la musica, che tanta ispirazione ha tratto dall’acqua e tanto ha informato di sé la storia stessa. Oggi, in questa città ricca di storia che fu anche – come si sa – città d’acque, raccontiamo, in musica e in forma di parole, di storia e di acqua. Dunque, raccontiamo di noi.

Il sussurro del sacro Nilo
La storia ci insegna che le prime forme di quella che chiamiamo civiltà si sviluppano lungo il corso dei fiumi. L’acqua è, quindi, protagonista della vita umana, del suo sviluppo, del suo protendersi, anche se non sempre in modo pacifico, verso altre civiltà, simili o dissimili che siano. Le acque dei fiumi sono così fondamentali da assumere una dimensione sacrale, poiché da esse dipende la vita e, come spesso accade, anche la morte.
Il Nilo, in tal senso, è fiume emblematico: le sue esondazioni assicuravano la fertilità dei campi e la prosperità dei raccolti; esso diventava tutt’uno con il Faraone quando egli, bagnandosi nelle acque del fiume, riceveva da esse, già indispensabili e divine, la conferma della propria divinità, in un colloquio e in uno scambio tra pari. Al divino Nilo ed agli altri dei protettori dell’Egitto i sacerdoti consacrano i condottieri per celebrarne poi, perlopiù trionfalmente, la vittoria sui nemici.
Da Aida di Giuseppe Verdi – Gloria all’Egitto e Consacrazione

Acque, fate, metamorfosi per amore
Al mistero dell’acqua sono legate molte fiabe e leggende e come potrebbe non essere così considerando il fascino, l’attrazione e il timore che le acque esercitano sugli esseri umani e sulla loro fantasia? Come dimenticare le creature che dimorano nell’acqua e che sono protagoniste di tante storie, dall’Odissea al Ciclo arturiano, dalle saghe germaniche alla Sirenetta di Andersen, che hanno raccontato in modo alle volte drammatico, alle volte più leggero, il rapporto dell’umanità con l’acqua e con le creature femminili che sovente ne sono le abitatrici.
Rusalka è una ninfa delle acque: non ha forma umana ma il suo cuore sente e ama come un cuore umano. Mentre alcune fate, di notte, nel cuore del bosco danzano e giocano sulla riva del lago con lo Spirito dell’acqua, Rusalka si strugge d’amore per un giovane uomo che è solito bagnarsi in quelle stesse acque. Lo Spirito dell’acqua cerca in ogni modo di confortare la ninfa e dissuaderla da un amore impossibile ma Rusalka è decisa: ad ogni costo vuole assumere le fattezze umane che solo una strega è in grado di darle. Prima di compiere il passo decisivo e assumere la maschera umana, Rusalka si rivolge alla luna, che governa le acque, affinché la sua decisione non allontani da lei l’affetto dello Spirito dell’acqua.
Da Rusalka di Antonin Dvorak – Coro delle Ondine e La canzone della luna1

Le onde del nòstos
Va’, canzone, sulle ali del vento,
sulle ali del pensiero;
e bacia tu la mia amata terra:
il monte sembra muoversi
come una nuvola in mezzo al mare!

La canzone se ne va
volando come un sospiro leggero
ai margini del mare…

Il mare, spaventosamente infinito, ma irresistibilmente attraente che nel suo moto ininterrotto porta con sé pensieri, nostalgie e desideri – e ben lo sapeva Ulisse. Il mare può aprire anche la via della salvezza, ce lo racconta la Bibbia e ce lo racconta anche uno storiografo greco del IV secolo a.C., Senofonte, nella sua opera più celebre, l’Anabasi. Senofonte era uno dei Diecimila, un’armata di mercenari greci assoldata da un principe persiano che aveva in mente il piano, ben poco originale, di usurpare il trono del fratello.
Anche se i Greci furono vittoriosi, la morte del principe bellicoso privò la spedizione di ogni senso: penetrati troppo a fondo nel territorio nemico, i Greci dovettero ritirarsi, in un ripiegamento che si preannunciava lunghissimo e pieno di insidie. Ritrovatosi improvvisamente generale, toccò proprio a Senofonte, che non si riteneva nemmeno un soldato, incoraggiare e guidare l’armata sbandata nel lungo viaggio, durato più di un anno, verso l’attuale Mar Nero.
Persi in un territorio sconosciuto, i Greci avevano una sola certezza: l’unica possibilità di salvarsi era arrivare al mare e quanta gioia in quel grido “Thálatta! Thálatta!” quando, finalmente, videro la costa: il ritorno a casa non era più così lontano. Soldati, storiografi, prìncipi, sovrani… non fa molta differenza: se ci si perde o si è prigionieri, il pensiero corre all’infinità cerulea del mare, perché da lì si può aprire la via che conduce a casa, alla ritrovata libertà.
Da Il principe Igor di Aleksandr Borodin – Danze polovesiane

Un matrimonio “imposto”: che fare? L’eterno dilemma femminile
Griselda è una donna di umili origini, una pastora, che ha sposato Gualtiero, un re. I sudditi non sopportano di avere come regina una donna di origini forse più umili delle loro e non la vogliono; il sovrano, per convincere i sudditi che si sbagliano, sottopone la moglie a ogni tipo di vessazione e di umiliazione che gli venga in mente per provare che la moglie è degna, per virtù, di essere accettata come regina. Arriva al punto di toglierle prima la figlia poi il figlio, quindi le annuncia senza troppe remore che si è stancato di lei e vuole una moglie più giovane.
Griselda sopporta tutto, con rassegnazione. La scelta del re ricade su una giovane donna, Costanza, che non sa di essere la figlia di Griselda e di Gualtiero, quella bambina tolta neonata alla madre che non ha mai potuto conoscerla, e non sa che averla scelta come sposa fa parte del piano di Gualtiero, volto a riabilitare la moglie agli occhi dei sudditi. Costanza, però, ama un altro uomo, dal quale è riamata, ma come si fa a dire di no al re?
La giovane si sente in trappola, smarrita, due venti la agitano, il vento dell’amore e quello del dovere e tra questi due venti Costanza si sente esattamente come una navicella squassata da venti contrari e il nocchiero di questa navicella sembra non avere altra scelta che prepararsi all’inevitabile naufragio, proprio ciò che prova Costanza, prevedendo, con angoscia, il naufragio della propria vita.
Da Griselda di Antonio Vivaldi – Agitata da due venti

Per mare
Venezia è, per definizione, la regina dei mari. Sua Maestà non mostra, però, soltanto l’aspetto più regale delle sontuose gondole o del magnifico Bucintoro dorato che solcano i suoi canali, ma mostra anche un aspetto più plebeo, legato al brulicare di attività che si svolgono sul mare, nelle profondità delle imbarcazioni così come sui ponti, sulle scale di corda che conducono ai pennoni più alti.
è come se l’attività frenetica trasformasse la rada in un luogo altro, dove la velocità di chi si muove, dalle tolde in su, diventa contrappasso all’attività più nascosta, quasi sotterranea dei marinai che si muovono nelle stive o nelle sentine, quasi fossero animali notturni. E, per rimanere in tema di animali, a chi somigliano allora i mozzi e i marinai che si arrampicano veloci, correndo in ogni dove? Ma certo… agli scoiattoli!
Da La Gioconda di Amilcare Ponchielli – Marinaresca

Padri, figli, nemici, amanti
Nell’isola di Creta, dalla quale il re Idomeneo è assente da molti anni perché impegnato nella guerra contro Troia, nasce l’amore fra il principe Idamante, figlio di Idomeneo, e Ilia, una prigioniera troiana, figlia di Priamo, una nemica, certamente, oltre che una rivale al cuore di Idamante – così la vive Elettra, la figlia di Agamennone, a sua volta innamorata del principe cretese. Giunge a Creta la falsa notizia della morte in mare di Idomeneo, ma egli ricompare sano e salvo sulla spiaggia.
Tra mostri marini, giuramenti infranti, cuori spezzati e interventi delle divinità, torna la pace sull’isola, e che meraviglia quando il mare è calmo, tranquillo, azzurro e non nasconde insidie. Allora sì che ci si può avventurare, ma non più per sfidarlo, bensì per scivolare dolcemente sulle sue acque, come se chi naviga e la distesa azzurra e sconfinata si unissero in un abbraccio, come due amanti.
Da Idomeneo re di Creta di Wolfgang Amadeus Mozart – Placido è il mar, andiamo.

L’Oriente immaginato da Occidente
Nella fantasia dell’Occidente ottocentesco l’Oriente, così lontano, separato dal mare Oceano, rappresentava un mondo quasi magico, nel quale si poteva immaginare ogni delizia, ogni piacere, e che la natura stessa offrisse spettacoli di esotica sensualità.
Qui assistiamo, non visti, ad una scena di grande serenità, di comunanza con una natura lussureggiante, complice nell’abbraccio fresco e vitale dell’acqua: Lakmé, giovane figlia di un brahmino di rango, e Malika, la sua ancella, scendono in acque limpide per raccogliere fiori. Prima di farlo, depositano sulla riva i gioielli: nulla, neppure il bagliore dell’oro e delle gemme, deve turbare lo specchio delle acque, appena increspate dall’incedere gentile di due giovani donne.
Da Lakmé di Leo Delibes – Duetto dei fiori

Le molte virtù dell’acqua
L’acqua è vita, è rinascita, è elemento di pulizia fisica e spirituale; calma la sete del corpo, lo rinfresca, donandogli ristoro e come acqua del battesimo purifica l’anima. È l’acqua del Siloe, con la quale Gesù apre gli occhi al cieco e Verdi, che con ogni probabilità non era credente ma che avrebbe tanto voluto esserlo e che nutrì comunque un crescente, profondissimo senso del sacro, aveva forse in mente tutti questi effetti dell’acqua quando si accinse a raccontare, nota su nota, dei Lombardi partiti per la prima crociata: raccontare di loro, i battezzati, convinti a combattere contro i non battezzati, gli infedeli.
Stanchi, assetati, in cammino lungo una terra sabbiosa e sconosciuta, i Lombardi si fermano presso il sepolcro di Rachele e ricordano, con bruciante nostalgia, la dolcezza dei luoghi che hanno lasciato, gli alberi, la brezza, i ruscelli limpidi e invitanti. È bello chiudere gli occhi per un momento, sembra di essere lì, all’ombra, a sentire il fruscio delle acque ma bisogna tornare alla realtà, si deve andare avanti, l’impresa non può aspettare: i ruscelli del ricordo, nella realtà dei Lombardi, sono fiumi mutevoli di sabbia arida.
Da I Lombardi alla prima crociata di Giuseppe Verdi – O Signore dal tetto natio

Specchi d’acqua e di poesia, ma nessuno è ciò che sembra…
Di nuovo a Venezia: il tranquillo ritmo delle gondole che scivolano sull’acqua della laguna ispira una canzone d’amore. D’altra parte la notte è limpida e due voci si alzano per celebrarla. Sono quelle di Giulietta, una cortigiana veneziana della quale il poeta Hoffmann è innamorato, e di Nicklausse, che, in realtà, è la musa ispiratrice di Hoffmann, travestita da fraterno compagno di viaggio. Con travestimenti, maschere, amori, tradimenti brucianti, la realtà, forse, non è proprio come la si vede. Magari occorrono occhi e cuore di poeta per immaginare che la vita e l’amore scorrano sempre con il languido, sognante movimento di una gondola che scivola al chiaro di luna sulle acque tranquille della laguna.
Da Les contes d’Hoffmann di Jacques Offenbach – Barcarola e Hélas

Un popolo, due fiumi, un nuovo inizio
Milano, anni Quaranta dell’Ottocento. Un giovane musicista, non ancora trentenne, ma già provato da durissimi lutti personali e dall’insuccesso della sua ultima opera, stava pensando di chiudere il proprio progetto artistico.
Si dice che furono la caparbietà, e la lungimiranza, dell’impresario Merelli e l’insistenza di una famosa diva del canto, Giuseppina Strepponi, a fargli cambiare idea, costringendo il giovane, che si chiamava Giuseppe Verdi, a leggere un libretto che parlava di ebrei prigionieri dei babilonesi e di come a questo popolo giungesse la profezia della liberazione. Verdi tentennava, quasi non voleva saperne, ma quel libretto gli fu messo a forza in tasca.
A casa, il musicista levò di tasca quel libretto e si dice che con irritazione lo scagliasse lontano da sé, ma il libretto, cadendo, si aprì su parole tratte da un salmo: erano parole di dolore, di nostalgia per la Patria, per gli amici e gli affetti perduti, ma erano anche parole di speranza, pronunciate sulle rive di un fiume, l’Eufrate, rivolte al ricordo di un altro fiume, il Giordano. E si dice che Verdi capì che sull’onda di quella storia, lungo il corso di quei fiumi, avrebbe trovato la propria rinascita come artista e come uomo. E fu davvero così.
Da Nabucco di Giuseppe Verdi – Va’, pensiero.

Note

  1. Gli esempi musicali ai quali rimandano i link presenti non sono quelli originali eseguiti nel concerto ma, appunto, esempi di ciò che si può trovare in rete. Si è scelto di non inserire link ad opere molto note, ma di inserire piuttosto link ad opere meno note per rendere più chiaro il senso della narrazione anche rispetto al titolo complessivo.

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