Bibliomanie

Le Marche francescane: storia, arte e spiritualità
di , numero 61, giugno 2026, Saggi e Studi, DOI

Le Marche francescane: storia, arte e spiritualità
Come citare questo articolo:
Silvia Papa, Le Marche francescane: storia, arte e spiritualità, «Bibliomanie. Letterature, storiografie, semiotiche», 61, no. 12, giugno 2026, doi:10.48276/issn.2280-8833.14217

Introduzione
Il rapporto tra Francesco d’Assisi e le Marche si definisce molto precocemente e costituisce uno dei nuclei più significativi della vicenda francescana fuori dall’Umbria. La prossimità geografica ad Assisi non basta però da sola a spiegare questa centralità, a renderla decisiva è stata anche la particolare capacità della regione di accogliere e radicare il messaggio di Francesco. Nella prima metà del XIV secolo la presenza francescana appare fitta, il territorio risulta articolato in sette Custodie e ospita oltre 1500 frati distribuiti in ottantasette strutture, dato che restituisce da solo la profondità dell’attecchimento minoritico nella regione1.
Non si tratta però di una diffusione soltanto quantitativa. Le Marche diventano anche uno dei luoghi in cui il francescanesimo elabora sviluppi interni di lunga durata. Nascono alcune delle principali riforme dei primi secoli e da qui provengono tre dei quattro papi francescani della storia della Chiesa, Niccolò IV (1288-1292), Sisto V (1585-1590) e Clemente XIV (1769-1774). A questa terra si lega uno dei testi più rappresentativi dell’immaginario francescano, Actus beati Francisci et sociorum eius, composti da frate Ugolino da Montegiorgio intorno alla metà del Trecento, nei quali numerosi episodi relativi a Francesco e ai suoi primi compagni sono ambientati in terra marchigiana. Del resto già le fonti medievali dagli scritti di Tommaso da Celano alla Legenda maior di Bonaventura fino alla Leggenda dei tre compagni ne documentano un legame profondo. Non stupisce quindi che Paul Sabatier, iniziatore della moderna storiografia francescana, abbia individuato proprio nella Marca di Ancona la provincia «più veramente francescana di ogni altra2».
Il presente contributo intende esaminare la presenza francescana nelle Marche attraverso gli itinerari e i cammini promossi nel territorio con particolare attenzione al progetto Itinerari Francescani nelle Marche e al Cammino Francescano della Marca. Tali percorsi non sono soltanto strumenti di valorizzazione del patrimonio spirituale e artistico, ma nuovi catalizzatori del messaggio francescano. Il turismo religioso e culturale non si configura esclusivamente come pratica di fruizione, ma bensì come forma di attualizzazione della memoria, attraverso cui il radicamento dell’esperienza di Francesco si rende ancora percepibile, percorribile e condiviso. I cammini francescani istituiscono un nesso tra passato e presente, trasformando i luoghi della tradizione in spazi nei quali la dimensione storica si intreccia con quella contemporanea.

Itinerari e cammini francescani nelle Marche
La capillarità dei luoghi legati alla presenza minoritica nelle Marche tra il XIII e il XV secolo configura il territorio come uno degli ambiti privilegiati di ricezione dell’esperienza di Francesco. Su questo presupposto si inserisce il progetto Itinerari Francescani nelle Marche, promosso dalla Regione Marche nell’ambito della programmazione POR FESR 2014–2020, azione 17.1, Asse 6: Tutelare l’ambiente e promuovere l’uso efficiente delle risorse3.
L’iniziativa si è sviluppata lungo due direttrici complementari, da una parte la ricostruzione storico-culturale degli itinerari riconducibili agli spostamenti di Francesco e agli insediamenti sorti nel territorio e dall’altra la loro restituzione in forma di cammini praticabili, pensati secondo criteri di percorribilità e fruizione sostenibile.
A supportare il progetto sul piano storico è stata la Conferenza Episcopale Marchigiana (CEM), che ha operato in collaborazione con i tre rami dell’Ordine – Minori, Conventuali e Cappuccini – individuando sei itinerari ritenuti rappresentativi della diffusione della tradizione francescana. A questi si sono affiancati i cammini rivolti ai pellegrini, come il Cammino Francescano della Marca, un percorso strutturato, tracciato, attrezzato e inserito nell’Atlante Digitale dei Cammini d’Italia.
I sei itinerari storici (Fig.1) sono stati raccolti nella guida pubblicata con il titolo: Itinerari Francescani nelle Marche – Terra dei Fioretti.

Fig.1 I sei itinerari storici – Frati Minori delle Marche • Terra dei Fioretti


Gli itinerari si articolano come segue:
• I itinerario – Assisi, Nocera Umbra, Sefro, Pioraco, Esanatoglia, Matelica, San Severino Marche, Treia, Forano di Appignano, Osimo, Recanati, Sirolo, Ancona.
• II itinerario – Assisi, Nocera Umbra, Campodonico, Valleremita, Fabriano, Sassoferrato, Arcevia, Serra San Quirico, Cupramontana, Apiro, Staffolo, Cingoli, Jesi, Castel d’Emilio di Agugliano, Ancona.
• III itinerario – Assisi, Nocera Umbra, Colfiorito, Serravalle del Chienti, Muccia, Camerino, Pontelatrave, Caldarola, Camporotondo, San Ginesio, Sarnano, Amandola, Force (Monte dell’Ascensione), Poggio Canoso, Venarotta, Ascoli Piceno.
• IV itinerario – Ascoli Piceno, Appignano del Tronto, Offida, Monteprandone, Acquaviva Picena, San Benedetto del Tronto, Grottammare, Ripatransone, Montalto, Montedinove, Comunanza, Amandola.
• V itinerario – Fermo, Montegranaro, Sant’Elpidio a Mare, Civitanova Marche, Monte San Giusto, Francavilla d’Ete, Mogliano, Loro Piceno, Massa Fermana, Montegiorgio, Servigliano, Penna San Giovanni, Santa Vittoria in Matenano, Montefalcone, Amandola, Sarnano.
• VI itinerario – Senigallia, Fano, Pesaro, Mombaroccio, Cartoceto, Saltara, Fossombrone, Cagli, Pergola, Urbino, Urbania, Sant’Angelo in Vado, Mercatello sul Metauro, Lunano, Montefiorentino, Carpegna, Pietrarubbia, San Leo, San Marino, Manciano di Pennabilli, La Verna.
Tuttavia proprio l’ampiezza della ricostruzione impedisce di seguire in modo analitico la storia di ciascun singolo luogo compreso negli itinerari. Risulta più utile selezionare alcuni casi esemplificativi, capaci di rappresentare le forme principali di penetrazione del francescanesimo nelle Marche.
In tale ottica i percorsi individuati dalla CEM possono essere osservati secondo tre linee interpretative: il passaggio di Francesco, i rapporti con le realtà religiose preesistenti e le relazioni con le comunità locali.

Il passaggio di Francesco nella Marca
Quando Francesco e i suoi primi compagni giungono nella Marca di Ancona nella prima decade del Duecento trovano una regione politicamente instabile sospesa tra papato e impero4, ma anche un territorio di frontiera aperto agli scambi e ai collegamenti con le aree vicine. Il tessuto insediativo è caratterizzato soprattutto da centri piccoli e medi più che da grandi città, mentre sul piano religioso accanto al clero secolare risulta particolarmente ramificata la presenza benedettina con monasteri, eremi e ospedali.
In tale contesto si collocano i racconti relativi al passaggio di Francesco che la tradizione ha conservato spesso intrecciando memoria locale, istituzione di conventi e culto di beati.
Un esempio è il caso di Ascoli Piceno. Francesco vi giunge partendo da Assisi, passando per Colfiorito e scendendo verso il Piceno lungo la via Salaria5. Al suo arrivo tiene una predica in piazza Arrigo, uno spazio che come ricorda il Dizionario toponomastico ascolano era già nel 1152 dotato di una tribuna in pietra destinata agli oratori pubblici6. La scena come tramandata dalle fonti è una delle più efficaci nel restituire l’impatto della sua parola sulla folla. Scrive Tommaso da Celano:

Ad Ascoli Piceno annunciò la parola di Dio con tanto fervore, che tutti, pieni di devozione, per grazia del Signore, accorrevano a lui, desiderosi di vederlo e ascoltarlo. La ressa della folla era straordinaria e ben trenta, tra chierici e laici, si fecero suoi discepoli, ricevendo dalle sue stesse mani l’abito religioso7.

È il 1219, Francesco si trova ad Ancona per imbarcarsi verso la Terrasanta. Secondo una tradizione ampiamente diffusa gli abitanti gli avrebbero chiesto dove far sorgere un convento e il Santo, indicando il pendio boscoso del colle, avrebbe risposto soltanto «ad alto». A conferma della voce popolare, l’aneddoto è stato rinvenuto in una lettera di un anonimo religioso indirizzata al capitano Giuseppe Benigni nel 17788.
La tradizione che vede la presenza di Francesco in un luogo non coincide con la prova di una fondazione conventuale compiuta, anche se molti sono i conventi che vantano realizzazioni o cessioni di terreni o strutture direttamente consegnate al Santo. Tale tendenza, spesso in mancanza di documentazione certa, si deve all’iniziativa di studiosi locali di divulgare la pratica religiosa9.
Ad Ancona è probabile che nel punto indicato sul Colle dell’Astagno si sia realizzato un oratorio intitolato a Santa Maria in Alto10, ma in un documento datato 19 settembre 1239 compare l’attribuzione del luogo come: «Ecclesiam S. Francisci de Ancona»11. È lecito supporre che tale cambio di titolazione fosse legato a un maggiore consolidamento e assestamento della figura francescana in città, anche grazie all’incremento numerico della comunità dei frati.
L’avvio nel 1295 della fabbrica di un nuovo oratorio trova la sua definitiva consacrazione alla fine del Trecento, quando nel catalogo di Bartolomeo da Pisa il convento De Ancona novum viene annoverato tra i vertici della Custodia anconitana12.
Parallelamente inizia un cambiamento monumentale e architettonico dell’edificio tra il XV e il XVI secolo:

La facciata della chiesa con la porta è cosa bellissima da vedere, ed in provincia, e fuori molte miglia da quella della S. Casa in poi non ne ho veduta più bella, tutta pietra concia, con statue de nostri Santi di rilievo, ed altri ornamenti di molto valore13.

Incaricato dei lavori è l’architetto Giorgio da Sebenico che innalza un portale di grande magnificenza, dove sono raffigurati san Francesco in atto di ricevere le stimmate e i principali santi dell’Ordine. Oltre alla porta maggiore viene costruita una grande scalinata della larghezza della facciata della chiesa. Una volta ultimata la scala d’ingresso, il complesso intitolato S. Francisci de Ancona assume la denominazione di San Francesco alle Scale14.
Tra i luoghi più suggestivi della costa marchigiana presenti nella ricostruzione degli itinerari storici si trova Sirolo.
La tradizione locale ha a lungo voluto riconoscere nel convento uno dei simboli lasciati dal cammino di Francesco lungo questo tratto di litorale, immaginandolo accolto dai signori del luogo e collegando la nascita dell’insediamento a generose donazioni.
A rendere ancora più vivido questo ricordo concorre la leggenda che identifica in un ciliegio l’albero di Francesco, una testimonianza vivente presente già al passaggio del Santo che con il suo perdurare suggella il legame indissolubile tra la città e il Poverello15.
Attorno al convento si addensa inoltre la figura del beato Pietro da Treia16, la cui sepoltura sarebbe stata accompagnata da segni prodigiosi e da una profonda devozione, tanto da accrescere il prestigio spirituale del luogo e farne uno spazio di venerazione popolare.
Le prime attestazioni del convento risalgono invece alla fine del Duecento, quando papa Niccolò IV concede speciali indulgenze ai pellegrini in visita alla chiesa. Un’ulteriore conferma documentaria giunge nel 1334 dal testo Provinciale redatto da frate Paolino da Venezia, che include la sede nella Custodia anconitana, annotando: «ubi frater Paulus de Marchia multa fecit miracula».
È credibile identificare Paulus nel compagno citato da Tommaso da Celano nella Vita Prima17, protagonista insieme a Francesco del celebre episodio della pecorella di Osimo. Mentre i due si muovono da Ancona verso San Severino Marche, il Santo vede una mite pecorella in mezzo a un gregge di capri e ciò gli rammenta l’immagine di Cristo tra i farisei. Intenerendosi, dopo averla comprata, la dona alle recluse del convento di Colpersito.
A ricordo di quell’episodio una lapide esterna nella chiesa dei Santi Martiri recita: «Qui o viandante al sangue del Crocifisso al martirio di Sisinio Dioclezio Fiorenzo al sepolcro anche di massimo, alla pietà di Francesco verso la pecora palme rose lacrime cuore porta offri spargi dona18».
Nel loro insieme questi episodi mostrano come il passaggio di Francesco, al di là del diverso grado di verificabilità delle singole testimonianze, abbia contribuito alla formazione di una memoria comune e condivisa nel territorio.

Forme di insediamento del francescanesimo nella Marca
Il fascino esercitato dalla personalità di Francesco sui suoi primi seguaci è stato tale che nella loro attività di evangelizzazione itinerante da nord a sud della Marca19 predicano tanto negli spazi aperti, quanto nelle chiese del clero secolare per poi ritirarsi in ricoveri poveri e marginali, spesso abbandonati dai monaci benedettini perché troppo isolati o in declino.

Se la Marca di Ancona diverrà fucina di tutte le riprese storiche dell’ordine lo deve al fatto che ogni rilancio del carisma serafico ha trovato nei suoi boschi e caverne il modulo autentico del poverello; quello di carburare nel silenzio orante l’ala destinata a volare verso la conquista evangelica del mondo20.

Nei sei itinerari storici si è solito pertanto trovare il rimando a luoghi solitari, come l’eremo di Val di Sasso posto presso l’Appennino fabrianese che ha accolto Francesco durante la sua prima venuta nelle Marche,21 quando con frate Egidio attraversa la porta urbica di Assisi, sulla quale vi era inciso: «Haec est porta qua itur in Marchiam», fatta realizzare nel 1199 dal console Tancredi22.
Ai ritiri in comunione con la preghiera, la povertà e la contemplazione appartengono siti come l’anfratto roccioso di Soffiano sul Monte Ragnolo, dimora dei frati Liberato e Umile23 e gli eremi di Sant’Igne a San Leo, San Marco a Jesi e Roccabruna a Sarnano. Sebbene la gran parte delle strutture originarie sia svanita, tra le rare testimonianze ancora resiste la Grotta dei Frati di Cessapalombo, una spelonca aperta nella parete di una gola attraversata dal fiume Fiastrone, che ospita una piccola chiesa abitata dai frati dal 1256 fino alla soppressione innocenziana del 1653.
La centralità spirituale di questi luoghi trova del resto un pertinente riscontro nella riflessione normativa di Francesco che per la vita eremitica ha scritto una Regola: «Coloro che vogliono condurre vita religiosa negli eremi, siano tre frati o al più quattro. Due di essi facciano da madri ed abbiano due figli o almeno uno. I due che fanno da madri seguano la vita di Marta, e i due che fanno da figli quella di Maria24».
Oltre ai romitori i frati iniziano ad abitare anche le strutture monastiche benedettine, ampliando la loro rete di possedimenti nel territorio. Ne è una prova il monastero di Santa Maria Grande in Georgio, l’attuale San Francesco a Montegiorgio. Il complesso appartenente ai monaci farfensi, sorto sul colle fermano di Cafagnano con forme architettoniche gotico-romaniche databili al XIII secolo, viene ceduto nel 1263 dall’abate Pellegrino. Dai documenti conservati presso l’archivio della chiesa di San Francesco alle Scale di Ancona si apprende che il monastero attraversava una fase difficile, segnata da monaci disobbedienti e da un Preposito di nome Gentile rimosso dall’incarico perché aveva dissipato e sperperato beni e denari25. L’accordo di cessione prevedeva inoltre anche il passaggio di reliquie, arredi sacri, campane, libri e paramenti.
Con il progressivo abbandono della vita solitaria da parte dei frati e lo spostamento delle attività verso il centro urbano, determinato dalla crescita numerica dei confratelli, dalla pressione del papato verso assetti più stabili e dal desiderio di coniugare azione pastorale e cura animarum si rende indispensabile il radicamento degli insediamenti non più fuori le mura, ma intra moenia26. A tale evoluzione concorre l’esigenza di stringere legami con le famiglie eminenti e con i vertici politici per avere garantiti protezione e committenza, vitali sia per l’apertura dei grandi cantieri e sia per il sostentamento del cenobio.
Che sorgano in strutture preesistenti o siano costruiti ex novo, i conventi si affermano nei centri cittadini quali nodi strategici, capaci di aggregare e generare interessi e scambi collettivi27.
Un esempio è offerto dal caso di Fermo.
La tradizione locale colloca la presenza dei frati nel territorio già dal 1240 con un loro primo insediamento fuori dalle mura. Il passaggio decisivo avviene sotto il vescovo Filippo II da Montolmo, quando il 16 giugno 1240 dona ai francescani un luogo ritenuto “idoneo”, identificato con la cappella di San Leone, corredata di case, piazza e orto. Il dato è particolarmente indicativo poiché non si tratta di una semplice cappella, ma di un agglomerato pronto a divenire una struttura conventuale28. Il sito sorge lungo il margine meridionale della città in una posizione strategica interna alle mura e al tempo stesso aperta ai flussi di accesso. Sebbene le fonti non risultino del tutto concordi sulla data della fabbrica in opus lateritium – anno 1245 sostengono alcuni e 1252 altri – tale divergenza lascia invece intendere che gli avvenimenti si siano sviluppati in più fasi, a una prima sistemazione relativamente rapida hanno seguito la formalizzazione del nuovo assetto e il successivo ampliamento costruttivo. In ogni caso entrambe convergono su un punto essenziale, dal primitivo insediamento esterno si passa a un importante complesso intra moenia, destinato a diventare uno dei principali poli religiosi, accogliendo addirittura la guida della Custodia fermana29.
La crescita dei luoghi francescani nella regione si deve anche ai rapporti che Francesco e i suoi seguaci hanno saputo tessere con le comunità locali, come la vicenda presso la località Brunforte nel comune di Sarnano, allora soggetto alla signoria della famiglia omonima. L’11 maggio 1269 Rinaldo di Brunforte e Gualtiero donano ai religiosi un terreno sul pendio di Monte Ragnolo per edificarvi il convento nel quale, come ricorda Talamonti30, si sarebbero in seguito rifugiati i frati dell’eremo di Soffiano. Altrettanto importante è il carteggio del 1234 relativo a Fabriano, con cui i figli di una certa Maria, la quale avrebbe dato ospitalità a Francesco, rinunciano all’usufrutto di un terreno in zona Cantiro a favore del provinciale della Marca, Pietro da Vercelli, affinché vi sia costruito un convento31.
Considerate nel loro complesso, queste forme di insediamento mostrano come il radicamento francescano non si sia realizzato secondo un modello unico, ma attraverso modalità differenziate e continue: dalla scelta dei luoghi eremitici all’occupazione di spazi monastici preesistenti, fino alla piena integrazione nel tessuto urbano. È proprio questa capacità di adattamento che spiega la profondità e la durata della presenza minoritica nel territorio regionale.
La ricostruzione delineata dagli itinerari storici evidenzia inoltre un ulteriore livello del radicamento nel territorio, che si è articolato attraverso una rete di luoghi del sapere: biblioteche, studia, officine e scuole. Nel 1238 secondo la testimonianza di Salimbene de Adam il convento di Fano ospita uno studium, nella sua Cronaca il frate sostiene di essere stato «extra civitatem et iuxta mare» e di aver seguito l’insegnamento di frate Umile da Milano32. La presenza di scuole presso i conventi contempla la presenza di lettori33. A Sarnano è attivo il frate Benedetto Marini34.

Il grande convento ci si presenta qui come un complesso autonomo, dove i frati possono trovare tutto ciò che è necessario per la loro formazione, fin dal momento della loro scelta per la vita religiosa: c’è un noviziato, c’è lo “studium” per la preparazione teologica, vi sono possibilità più che sufficienti per svolgere il ministero e per esplicare le proprie attitudini e il proprio tempo nelle diverse mansioni35.

Diverse risultano anche le testimonianze relative alle raccolte di codici librari. A Fabriano il beato Francesco Venimbeni ricorda come nel 1293 il provinciale Ugolino da Montebello abbia disposto che metà dei volumi acquistati da frate Tomassuccio fosse destinata al convento dopo la sua morte. A Sarnano il testamento di Rinaldo di Brunforte nel 1281 assegna al figlio frate Ugolino «cento lire volterrane e anconetane» per l’acquisto di codici. A Monteprandone presso il convento di Santa Maria delle Grazie, Giacomo della Marca istituisce una biblioteca curando personalmente la registrazione di ogni opera, come nel caso della Summa Hostiensis, acquistata con i tredici ducati d’oro donati da Federico da Montefeltro. Per la buona conservazione dei volumi e la disponibilità di inventari e annotazioni storiche, la biblioteca rappresenta una delle più importanti collezioni francescane di libri del XV secolo.

Cammino Francescano della Marca
Accanto all’azione di conoscenza promossa dagli itinerari storici francescani merita di essere ricordata un’altra iniziativa orientata a coniugare spiritualità, natura, turismo e cultura: il Cammino Francescano della Marca. Promosso dall’omonima associazione, il Cammino (Fig.2) si inserisce nel quadro di quelle esperienze di viaggio che, rivolgendosi a un pellegrino contemporaneo, cercano di unire il ritmo lento alla scoperta delle ricchezze storico-artistiche. Si tratta di un tragitto di circa 170 km, percorribile da Assisi ad Ascoli Piceno e viceversa interamente tracciato, riconosciuto e inserito nell’Atlante Digitale dei Cammini d’Italia.

Fig.2 Il percorso del Cammino Francescano della MarcaCammino Francescano della marca – A piedi da Assisi ad Ascoli


Il percorso è articolato in otto giornate di cammino, con una media di circa 22 km al giorno.
Le tappe che da Assisi conducono ad Ascoli Piceno (o viceversa) sono le seguenti:
• Assisi – Foligno
• Foligno – Colfiorito
• Colfiorito – Polverina
• Polverina – Montalto di Cessapalombo
• Montalto di Cessapalombo – Sarnano
• Sarnano – Comunanza
• Comunanza – Venarotta
• Venarotta – Montedinove (opzionale)
• Venarotta – Ascoli Piceno
Il Cammino attraversa due regioni, quattro province e diciassette comuni. Lungo le vie percorse da Francesco e compagni il tracciato è dotato di una segnaletica bidirezionale, costituita da cartelli posti agli incroci principali, dove la prima riga indica la località più vicina con il relativo tempo di percorrenza, la seconda una meta intermedia, mentre l’ultima segnala la direzione verso Assisi o Ascoli Piceno e i chilometri ancora mancanti alla destinazione finale. Su tutta la segnaletica compare il logo arancione con l’acronimo CFM, graficamente costruito attorno alla stilizzazione delle figure del sole e della luna con un evidente richiamo al Cantico delle creature. A ogni partecipante viene rilasciata una credenziale ritirabile presso la Statio Peregrinorum della Basilica di San Francesco ad Assisi oppure, per chi parte dal versante opposto, presso la Cattedrale di Sant’Emidio ad Ascoli Piceno36. A supporto del cammino sono disponibili sia il sito web dell’associazione, utile per aggiornamenti e recapiti e sia la guida cartacea Il Cammino Francescano della Marca, corredata di cartine, profili altimetrici, indicazioni sui luoghi da visitare e sulle strutture ricettive.
Il Cammino, attraversando un patrimonio storico diffuso e disseminato nel paesaggio, rende percepibile ai viaggiatori la continuità della memoria francescana. A Sarnano si conserva l’antica biblioteca proveniente dal convento di Roccabruna. Singolare è quanto si legge nel codice Auctoritate SS. Patrum, scritto dall’amanuense frate Tommasino da Sant’Elpidio, il quale annota con precisione la propria attività di copista e i relativi compensi: «Ho ricevuto da frate Andrea da Monterubbiano per la scrittura del suo libro 40 soldi; ho ricevuto per le Ystorie dei santi da frate Giacomo da Monteguidone 12 lire e 8 soldi37». In un altro passo egli registra le spese sostenute per il proprio lavoro: «a frate Paolo Panicello 44 soldi per 8 sesterni di carta, per la vernice 4 denari38». Sebbene minuti, questi appunti offrono uno spaccato concreto della vita pulsante all’interno delle mura conventuali.
Ad Ascoli Piceno i frati sono stati protagonisti con la fondazione dei Monti di Pietà di un’iniziativa di rilevante impatto sociale volta a contrastare l’usura. Il primo Monte di Pietà viene istituito nel 1460 da frate Domenico da Leonessa, al quale si deve anche la denominazione della pia istituzione39.

L’usura causava la rovina dei sistemi produttivi e grondava delle lacrime e del sangue dei poveri. Il prestito su pegno erogato dai privati con un tasso di interesse oscillante tra il 14-20% e il 30-50%, ma con punte che oltrepassavano l’80%, era una piaga aperta nel cuore della città colpita nelle classi meno abbienti, condannate con la progressiva perdita per insolvibilità dei beni impegnati a ridursi sul lastrico. Ebbene, contro i micidiali danni materiali e spirituali provocati dall’usura, attorno alla metà del secolo – afferma Marco da Montegallo nel capitolo XI della Tabula della salute – “esso benignissimo Dio”, nella sua infinita clemenza aveva ispirato l’Ordine francescano a farsi promotore dei Monti di Pietà, “unico humano rifugio de esso sventurato popolo” cristiano, “manecato, stracciato e devorato” dagli usurai40.

Lungo il percorso, tra i Monti Sibillini e i borghi storici, il Cammino rivela la profondità dell’eredità culturale francescana espressa anche nella produzione di arredi e cicli pittorici. Sostenuti dalle nobili casate del territorio, i frati hanno affidato agli artisti il compito di dare forma alla storia dell’Ordine e alla devozione per i santi.
A Matelica la chiesa di San Francesco conserva il più antico ciclo agiografico francescano affrescato noto nelle Marche41, attribuito a Allegretto Nuzi, del quale rimangono pochi frammenti – Dono del mantello al povero e del Sogno di Innocenzo III – ma segno di una precoce volontà di fissare nella pittura la vicenda esemplare del Santo e di farne uno strumento di meditazione e identità.
A San Ginesio nella chiesa di San Francesco si custodiscono quattro scene della vita del Santo, una Natività di Cristo e una grande Crocifissione, attribuite a Pietro da Rimini per le evidenti consonanze con un affresco firmato e datato 1333 nella chiesa di San Marco a Jesi. Anche presso la località Pontelatrave, nella Valle del Chienti, nella chiesa del convento di San Francesco si possono ammirare gli affreschi che ritraggono i momenti salienti della vita del Santo42. All’esterno della chiesa è ancora possibile vedere il pozzo miracoloso dove, secondo la voce popolare, san Francesco ha tramutato l’acqua in vino per dissetare le maestranze che stavano costruendo l’edificio.
È frequente per i moderni pellegrini imbattersi in croci dipinte che decorano le chiese. La loro fortuna nelle Marche è connessa alla circolazione di modelli umbri, in particolare al Crocifisso di San Damiano, assunto come prototipo e rielaborato in numerosi contesti locali. Nel corso del Trecento questo patrimonio figurativo si intreccia con nuove influenze soprattutto giottesche e riminesi. La croce di Olivuccio di Ciccarello eseguita per la chiesa di Macerata Feltria nel 1396, dove è ancora conservata, rappresenta un esempio significativo. L’opera si distingue non solo per la resa del Cristo, raffigurato in posizione quasi frontale e con una marcata evidenza anatomica nella definizione della gabbia toracica, ma per la presenza di san Francesco che abbraccia il montante della croce, motivo riconducibile al tema della christiformitas43, ovvero l’identificazione con il Cristo sofferente. Attraverso il gesto del Santo l’immagine smette di essere pura rappresentazione e diventa un invito alla partecipazione dei misteri della Passione. Un atto che si rinnova ogni volta che un pellegrino incrocia lo sguardo di Francesco.

Conclusioni
Il quadro delineato consente di riconoscere nelle Marche non solo un’area di precoce diffusione del francescanesimo, ma uno spazio in cui l’esperienza minoritica ha assunto una capacità particolarmente intensa di radicamento. Ciò che emerge non è la sola somma di presenze conventuali, memorie agiografiche o testimonianze artistiche, bensì la formazione di una vera e propria geografia francescana, nella quale il messaggio di Francesco si è inscritto in una rete di luoghi, pratiche e forme di vita comunitarie. Le tradizioni relative al passaggio del Santo, anche quando non verificabili in senso strettamente documentario, si rivelano decisive per la costruzione dell’identità locale; allo stesso modo, eremi, conventi, biblioteche, cicli pittorici e croci dipinte mostrano quanto la presenza francescana abbia inciso nelle forme della devozione e nella cultura del territorio. In questa prospettiva, gli itinerari e i cammini francescani non si limitano a far conoscere e valorizzare il patrimonio, ma diventano una pratica di mediazione tra memoria e contemporaneità, capace di rendere nuovamente percorribili sul piano fisico e simbolico luoghi e tragitti, trasformando l’eredità storica in esperienza condivisa.

Bibliografia
Avarucci Giuseppe, L’antica biblioteca francescana, ora comunale di Sarnano in Collectanea Franciscana 60, 1990.
Bartolomeo da Pisa, De conformitate vitae beati Francisci ad vitam Domini Iesu, in Analecta Franciscana IV. Quaracchi, Roma, 1906.
Bozzoni Corrado, Villa Guglielmo, Fabbriche mendicanti e città tra Due e Trecento. Storia, fortuna e prospettive degli studi, in Silvia Beltramo, Gianmario Guidarelli (a cura di), La città medievale è la città dei frati? / Is the medieval town the city of the friars? Edizioni All’Insegna del Giglio, Sesto Fiorentino, 2021.
Buglioni Michele, Istoria del convento di S. Francesco dell’ordine de minori d’Ancona. Ancona, 1795.
Canaletti Gaudenti Alberto, Pietro da Treia, in Bibliotheca Sanctorum, X. Roma, 1968, coll. 733-735.
Caroli Ernesto (a cura di), Fonti Francescane. Terza edizione, Editrici Francescane, Padova, 2011.
Civalli Orazio, Visita Triennale, in G. Colucci, Delle antichità del medio e dell’infimo evo, X. Fermo 1795 (rist. anast.), Ripatransone 1990.
Cosi Francesca, Repossi Alessandra, Itinerari francescani nelle Marche e nel Montefeltro. Edizioni Terra Santa, Milano, 2016.
De Cadilhac Rossella, La Chiesa di San Francesco a Fermo. Storia, arte, architettura e restauri. Gangemi, Roma, 2015.
Di Fonzo Lorenzo, L’apostolato intellettuale componente essenziale del carisma francescano-conventuale, in Miscellanea Francescana 94, 1994.
Fortini Arnaldo, Nova Vita di S. Francesco d’Assisi. Alpes, Milano, 1926.
Gattucci Adriano, Lo sviluppo dell’Osservanza minoritica (1368-1517), in Il Francescanesimo nelle Marche. Storia, presenze attualità. Movimento Francescano delle Marche, Ancona, 2000.
Giannini Bruno, La marca francescana, in San Giacomo della Marca nelle Marche. Jesi, 2001.
Gonzaga Francesco, De origine seraphicae religionis, Romae, 1587.
Maire Vigueur Jean-Claude, Impero e papato nelle Marche: due sistemi di dominazione a confronto (sec. XIII), in Federico II. Un bilancio nell’VIII centenario della nascita (Atti del Convegno di Roma, 26-20 ottobre 1994). Max Niemeyer Verlag Tubingen, 1996.
Mandolini Giancarlo, San Francesco e la pecorella di Osimo. Jesi, 2009.
Maroni Michele, Reminiscenze francescane di Ancona. Foligno, 1908.
Merlo Grado, Nel nome di san Francesco. Storia dei frati Minori e del francescanesimo sino agli inizi del XVI secolo. Editrici Francescane, Padova, 2012.
Merlo Grado, Monasteri e conventi come segni di identità, in Silvia Beltramo, Gianmario Guidarelli (a cura di), La città medievale è la città dei frati? / Is the medieval town the city of the friars? Edizioni All’Insegna del Giglio, Sesto Fiorentino 2021.
Natalucci Mario, Ancona attraverso i secoli. Unione Arti Grafiche, Città di Castello, 1960.
Pagnani Giacinto, Parisciani Gustavo, Santarelli Giuseppe, Con san Francesco nelle Marche. Edizioni Bolis, Bergamo, 1982.
Papa Silvia, Tadolti Matteo, Itinerari e cammini francescani nelle Marche: un territorio intriso di spiritualità, natura e cultura, in CHAIN 2024. Cultural Heritage Routes: Safeguarding, Participation, Sustainable Development/Itinerari del Patrimonio Culturale: Salvaguardia, Partecipazione, Sviluppo Sostenibile. Duetredue Edizioni, Catania, 2025.
Paraventi Marta, Arte e committenza francescana nel territorio tra XVI e prima metà del XVII secolo, in Francesca Bartolacci, Roberto Lambertini (a cura di), Presenze francescane nel camerinese. Secoli XIII-XVII. Maroni, Camerino, 2008.
Pellegrini Luigi, Insediamenti Francescani nell’Italia del Duecento. Laurentianum Ed., Roma, 1994.
Pellegrini Luigi, Paciocco Roberto (a cura di), I Francescani nelle Marche. Secoli XIII-XVI. Silvana Editore, Milano, 2001.
Pierucci Armando, Incontriamo Francesco nelle Marche. Edizioni Porziuncola, Assisi, 1990.
Sabatier Paul, Vita di San Francesco d’Assisi. Edizioni Porziuncola, Assisi 2022.
Sancricca Arnaldo, Liberato da Loro il santo Anonimo di Soffiano. La presenza dei frati Minori e dei Clareni nei dintorni di Sarnano e di San Ginesio (secoli XIII-XIV e XV). Mierma Edizioni, San Severino Marche, 2001.
Sancricca Arnaldo, Insediamenti francescani nella Marca di Ancona. Dalla precarietà esistenziale alla stabilità insediativa (cod. Vat. Lat. n. 1960), in Marca/Marche 18/2022. Andrea Livi Editore, Fermo, 2022.
Santarelli Giuseppe, Il francescanesimo nelle Marche, in Il Francescanesimo nelle Marche. Storia, presenze attualità. Movimento Francescano delle Marche, Ancona, 2000.
Scalia Giuseppe (a cura di), Salimene De Adam. Cronica. Laterza, vol. 1, Bari, 1966. Serafini Maurizio, Monceri Luciano, Il cammino francescano della Marca. Terre di mezzo, Ascoli Piceno, 2000.
Schmidt M. Victor, Croci dipinte nelle Marche: modelli e fruizione, in Bonita Cleri, Mauro Minardi (a cura di), Pittura del Trecento nelle Marche. Approfondimenti e nuovi orizzonti di ricerca. Atti del Convegno Internazionale (Università degli Studi di Urbino Carlo Bo 26-27 ottobre 2016). Editoriale Umbra, Foligno, 2017.
Talamonti Antonio, Cronistoria dei Frati Minori della Provincia Lauretana delle Marche. Monografie dei conventi II. Sassoferrato, 1939.
Tommaso da Celano, Vita Prima, in Fonti Francescane. Terza edizione, Editrici Francescane, Padova, 2011.
Wadding Luca, Annales Minorum: in quibus res omnes trium ordinum a S. Francisco. Quaracchi, Roma, 1964.

Note

  1. Arnaldo Sancricca, Insediamenti francescani nella Marca di Ancona. Dalla precarietà esistenziale alla stabilità insediativa (cod. Vat. Lat. n. 1960), in Marca/Marche 18/2022. Andrea Livi Editore, Fermo, 2022, p. 225.
  2. Paul Sabatier, Vita di San Francesco d’Assisi. Edizioni Porziuncola, Assisi, 2022, p. 173.
  3. Programma Operativo POR FESR visitato in data 5 marzo 2026.
  4. Jean-Claude Maire Vigueur, Impero e papato nelle Marche: due sistemi di dominazione a confronto (sec. XIII), in Federico II. Un bilancio nell’VIII centenario della nascita (Atti del Convegno di Roma, 26-20 ottobre 1994). Max Niemeyer Verlag Tubingen, 1996, pp. 381-403.
  5. Giacinto Pagnani, Gustavo Parisciani, Giuseppe Santarelli, Con san Francesco nelle Marche. Edizioni Bolis. Bergamo, 1982, p. 21.
  6. Francesca Cosi, Repossi Alessandra, Itinerari francescani nelle Marche e nel Montefeltro. Edizioni Terra Santa, Milano, 2016, p. 27.
  7. Ernesto Caroli (a cura di), Fonti Francescane. Terza edizione, Editrici Francescane, Padova, 2011, p. 291.
  8. Francesca Cosi, Repossi Alessandra, Itinerari francescani nelle Marche e nel Montefeltro, cit., pp. 131-132.
  9. Luigi Pellegrini, Insediamenti Francescani nell’Italia del Duecento. Laurentianum Ed., Roma, 1994, p. 193.
  10. Mario Natalucci, Ancona attraverso i secoli. Unione Arti Grafiche, Città di Castello, 1960, p. 426.
  11. Antonio Talamonti, Cronistoria dei Frati Minori della Provincia Lauretana delle Marche. Monografie dei conventi II. Sassoferrato, 1939, pp. 30, 36, 388-389.
  12. Bartolomeo da Pisa, De conformitate vitae beati Francisci ad vitam Domini Iesu, in Analecta Franciscana IV. Quaracchi, Roma, 1906, p. 513.
  13. Orazio Civalli, Visita Triennale, in G. Colucci, Delle antichità del medio e dell’infimo evo, X. Fermo 1795 (rist. anast.), Ripatransone 1990, p. 89.
  14. Michele Buglioni, Istoria del convento di S. Francesco dell’ordine de minori d’Ancona. Ancona, 1795, p. 29.
  15. Luca Wadding, Annales Minorum: in quibus res omnes trium ordinum a S. Francisco. Quaracchi, Roma, 1964, p. 234; Giuseppe Santarelli, Il francescanesimo nelle Marche, in Il Francescanesimo nelle Marche. Storia, presenze attualità. Movimento Francescano delle Marche, Ancona, 2000, p. 10; Francesco Gonzaga, De origine seraphicae religionis, Romae, 1587, p. 200; Michele Maroni, Reminiscenze francescane di Ancona. Foligno, 1908, p. 3.
  16. Alberto Canaletti Gaudenti, Pietro da Treia, in Bibliotheca Sanctorum, X. Roma, coll. 733-735.
  17. Tommaso da Celano, Vita Prima, in Fonti Francescane. Terza Edizione, Editrici Francescane, Padova, 2011, Capitolo XXVIII n. 456.
  18. Cfr. Giancarlo Mandolini, San Francesco e la pecorella di Osimo. Jesi, 2009.
  19. Grado Merlo, Nel nome di san Francesco. Storia dei frati Minori e del francescanesimo sino agli inizi del XVI secolo. Editrici Francescane, Padova, 2012, pp. 60-65.
  20. Bruno Giannini, La marca francescana, in San Giacomo della Marca nelle Marche. Jesi, 2001, p. 35.
  21. Arnaldo Fortini, Nova Vita di S. Francesco d’Assisi. Alpes, Milano, 1926, p. 73.
  22. Armando Pierucci, Incontriamo Francesco nelle Marche. Edizioni Porziuncola, Assisi, 1990, p. 9.
  23. Arnaldo Sancricca, Liberato da Loro il santo Anonimo di Soffiano. La presenza dei frati Minori e dei Clareni nei dintorni di Sarnano e di San Ginesio (secoli XIII-XIV e XV). Mierma Edizioni, San Severino Marche, 2001, pp. 100-113; 117-130.
  24. Primo precetto, Regola di vita negli eremi, in Fonti Francescane nn. 136-138.
  25. Luigi Pellegrini, Roberto Paciocco (a cura di), I Francescani nelle Marche. Secoli XIII-XVI, cit., p. 29.
  26. Grado Merlo, Monasteri e conventi come segni di identità, in Silvia Beltramo, Gianmario Guidarelli (a cura di), La città medievale è la città dei frati? / Is the medieval town the city of the friars? Edizioni All’Insegna del Giglio, Sesto Fiorentino 2021, pp. 29-37.
  27. Corrado Bozzoni, Guglielmo Villa, Fabbriche mendicanti e città tra Due e Trecento. Storia, fortuna e prospettive degli studi, in Silvia Beltramo, Gianmario Guidarelli (a cura di), La città medievale è la città dei frati? / Is the medieval town the city of the friars? Edizioni All’Insegna del Giglio, Sesto Fiorentino, 2021, pp. 39-59.
  28. Archivio Arcivescovile della Curia di Fermo, Cronica, 1526-1600, c. 243.
  29. Cfr. Rossella De Cadilhac, La Chiesa di San Francesco a Fermo. Storia, arte, architettura e restauri. Gangemi, Roma, 2015.
  30. Luigi Pellegrini, Roberto Paciocco (a cura di), I Francescani nelle Marche. Secoli XIII-XVI. Silvana Editore, Milano, 2001, p. 30.
  31. Ibidem, p. 25.
  32. Giuseppe Scalia (a cura di), Salimene De Adam. Cronica. Laterza, vol. 1, Bari, 1966, p. 58.
  33. Lorenzo Di Fonzo, L’apostolato intellettuale componente essenziale del carisma francescano-conventuale, in Miscellanea Francescana 94, 1994, p. 554.
  34. Giuseppe Avarucci, L’antica biblioteca francescana, ora comunale di Sarnano, in Collectanea Franciscana 60, 1990, p. 216.
  35. Luigi Pellegrini, Insediamenti Francescani nell’Italia del Duecento, cit., p. 146.
  36. Maurizio Serafini, Luciano Monceri, Il cammino francescano della Marca. Terre di mezzo, Ascoli Piceno, 2020, p. 14.
  37. Luigi Pellegrini, Roberto Paciocco (a cura di), I Francescani nelle Marche. Secoli XIII-XVI, cit., p. 108.
  38. Ibidem.
  39. Pagnani Giacinto, Gusrtavo Parisciani, Santarelli Giuseppe, Con san Francesco nelle Marche, cit., p. 23.
  40. Adriano Gattucci, Lo sviluppo dell’Osservanza minoritica (1368-1517), in Il Francescanesimo nelle Marche. Storia, presenze attualità. Movimento Francescano delle Marche, Ancona, 2000, p. 80.
  41. Marta Paraventi, Arte e committenza francescana nel territorio tra XVI e prima metà del XVII secolo, in Francesca Bartolacci, Roberto Lambertini (a cura di), Presenze francescane nel camerinese. Secoli XIII-XVII. Maroni, Camerino, 2008, p. 305.
  42. Silvia Papa, Matteo Tadolti, Itinerari e cammini francescani nelle Marche: un territorio intriso di spiritualità, natura e cultura, in CHAIN 2024. Cultural Heritage Routes: Safeguarding, Participation, Sustainable Development/Itinerari del Patrimonio Culturale: Salvaguardia, Partecipazione, Sviluppo Sostenibile. Duetredue Edizioni, Catania, 2025, p. 101.
  43. Victor M. Schmidt, Croci dipinte nelle Marche: modelli e fruizione, in Bonita Cleri, Mauro Minardi (a cura di), Pittura del Trecento nelle Marche. Approfondimenti e nuovi orizzonti di ricerca. Atti del Convegno Internazionale (Università degli Studi di Urbino Carlo Bo 26-27 ottobre 2016). Editoriale Umbra, Foligno, 2017, p. 178.

tag: , , , , ,

Questo articolo è distribuito con licenza Creative Commons Attribution 4.0 International. Copyright (c) 2026 Silvia Papa