Bibliomanie

La rosa e la farfalla in viva luce. Fra albedo, rubedo e nigredo
di , numero 60, dicembre 2025, Letture e Recensioni, DOI

La rosa e la farfalla in viva luce. Fra <em>albedo</em>, <em>rubedo</em> e <em>nigredo</em>
Come citare questo articolo:
Lia Bronzi, La rosa e la farfalla in viva luce. Fra albedo, rubedo e nigredo, «Bibliomanie. Letterature, storiografie, semiotiche», 60, no. 34, dicembre 2025, doi:10.48276/issn.2280-8833.13673

Se l’imperfezione è la vera cifra dell’uomo, essa non appartiene a Federico Cinti (1975-), filologo e poeta di fama, e al fluire dolce e lento della sua poetica, poiché, dallo scorrere elegante e perfetto dei versi, si avverte la mano di un autore tutto teso a una realizzazione di vita pratica, ove sia contenuto un aspetto umano di valori inestimabili per generosità profusa a piene mani.
Nel volume in discorso1, il poeta-filologo cerca di affermare quei momenti che si aprono ad intarsio nella realtà e che, al contempo, sanno arricchirla d’importanti visioni di luce. In tal senso, l’autore divide l’intera raccolta per tappe di un viaggio, che è poi storia di vita vissuta a cui dona titoli che hanno piena corrispondenza con la propria interiorità: essa, in prevalenza, si esprime qui metaforicamente con taluni elementi decisivi nel divenire della physis.
Citiamo alcuni titoli, tanto paradigmatici quanto esemplari: Preludio, Albe di primavera, Meriggi di estate, Tramonti di autunno e Notturni d’inverno, i quali, dal punto di vista della miglior traditio alchemica, si possono sintetizzare in tre parole determinanti: albedo, rubedo e nigredo. Come che sia, in questa sede ci limiteremo a illustrare brevemente alcune convergenze virtuose che, ai nostri occhi, sussistono fra tale tradizione iniziatica tout court e i componimenti cintiani ordinati, in queste levigatissime pagine, quasi sistematicamente.
A partire proprio dall’amore per un padre che non è più presente, dall’amore verso una madre che è donatrice di soccorso, felicità e gioia, nonché da un amore nel quale è il poeta stesso a donare protezione e serenità proprio per quel desiderare, prima di tutto, la felicità dell’altra parte di vita, donatrice dell’amore stesso che si riceve.
Le poesie dedicate al padre, per i valori universali ed eterni che contengono nel loro doloroso fluire, sono senza dubbio commoventi, fino a indurre alle lacrime. Il poeta riesce a trovare le parole giuste della nostra lingua per descrivere e rappresentare immagini che sono valide per tutti coloro che sanno afferrare le leggi della replicanza genitoriale e ne demarcano, al contempo, il vuoto lasciato da chi se ne è andato.
Citiamo, ad esempio, la lirica dal titolo Di metà marzo, che nella raccolta segue In memoriam e che testualmente recita: «Dalla finestra un filo/ di sole, a metà marzo, nel tuo giorno,/ papà, senza ritorno. Nella stanza/ vuota ti sento accanto/ sorridere al mio pianto. Tutto è ancora/ come era allora, come/ lo hai lasciato tu. Io/ ho in cuore le parole/ dell’ultimo saluto, dell’istante/ in cui il tempo sfociò nell’assoluto./ Addio, ti dissi addio/ col gelo tra le dita, con le mani/ protese al mio domani. Era un’aurora…».
La simbologia espressa nella raccolta, la cui presenza è già contenuta nel sottotitolo della stessa, è rappresentata dalla “rosa” e dalla “farfalla”. La simbologia della “farfalla” esprime il divenire e la brevità della vita; il simbolo della rosa, invece, è stato usato già dai “Fedeli d’Amore”: si tratta, come oggi risaputo, di un ordine laico che si riuniva in templi al fine di raggiungere una religiosità affatto inedita, frutto comunque di studi, conoscenze ed esperienze potenzialmente infiniti. Con ogni probabilità, prima figura di riferimento di tale cenacolo esoterico fu Guido Cavalcanti, al quale seguì Dante Alighieri, che non per caso li definisce, nella Vita nuova, come coloro ai quali sono destinati i suoi versi e gli unici in grado di comprenderne il significato fondo.
Per quanto attiene ai colori del citato fiore, gli stessi studi attribuiscono alla rosa bianca la purezza, alla rosa gialla la luce dell’intelligenza e della conoscenza, alla rosa rossa la passione e alla rosa nera l’illuminazione sul concetto di morte. Ma la rosa, nel suo valore estetico di bellezza e spiritualità, viene citata da molti poeti inobliabili, tra cui Pierre de Ronsard (1524-1585), del quale conviene forse evocare l’incipit del celebre sonetto Comme on voit sur la branche…: «Comme on voit sur la branche au mois de mai la rose,/ En sa belle jeunesse, en sa première fleur,/ Rendre le ciel jaloux de sa vive couleur,/ Quand l’Aube de ses pleurs au point du jour l’arrose;// La grâce dans sa feuille, et l’amour se repose,/ Embaumant les jardins et les arbres d’odeur ;/ Mais battue, ou de pluie, ou d’excessive ardeur,/ Languissante elle meurt, feuille à feuille déclose…».
Questo vero e proprio libro di versi, che sottende in modo delicato un formidabile aspetto narrativo e reale, ci commuove per una partecipazione diretta ma, al contempo, terziaria per lucidità e disposizione razionale da parte dell’autore. Essa è frutto evidente di un’immane cultura (in primis classica), affinata da una conoscenza oggi più che mai rara della lingua e delle forme poetiche italiane, nonché da un’evidente familiarità con le tradizioni poetiche consegnateci dalla Weltlitteratur. Siamo dinanzi, in una parola, a un variegato mosaico che può costituire, fra l’alto, un ottimo esempio di architettura letteraria.
Pure per questo, innegabile appare il suo valore pedagogico: è adatto, inter alia, a esser letto e diffuso fra coloro che intendono perlustrare i difficili sentieri della poesia e che, dunque, necessitano di preparazione, oltre che di attitudine lato sensu naturale.
D’altronde, come nessun buon lettore d’oggi dovrebbe ignorare, Federico Cinti percorre e ripercorre da decenni, più in generale, un esigente, raffinato, originalissimo cammino compositivo, praticando egregiamente, fra il resto, tutti quanti i generi letterari della tradizione occidentale: si tratta, beninteso, di un aspetto tutt’altro che secondario che, a giusto titolo, hanno segnalato con valutazioni estremamente positive le giurie di una trentina di premi de race.

Note

  1. Si tratta di un’originale lettura critica di F. Cinti, Intarsi di luce. La rosa e la farfalla, Firenze, Setteponti, 2025.

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