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Versi (2005)

 

 

FRANCESCA FABRONI

 

 

 

 

D.N.A

 

Cogli i frutti

di queste iridi

polpose e delicate

 

in questi occhi

da secoli

mani di fichi e ciliegie

impastano una composta

aulente e saborosa

e

il vento di un pianoforte

erudito e soave

spalanca le finestre

gonfiando le tende

 

indaga gli ingredienti

di quest’antica ricetta

 

scritta da una storia

che non mi vide nata

scritta

sotto la pelle e i muscoli

che scivola nelle venerdì e invade lo sguardo.

 

Sono insieme

la contadina e la pianista

la mano ruvida e la liscia…

 

Noi e il ratto delle pupille

in una strada stretta.

 

 

MASCHERA

 

Schiudi la mano

al tempo

sovrano che mostra

e deterge.

 

Sposa ultima

delle nuvole,

hai braccia

lunghe e potenti!

 

Lascia le rughe

alla neve.

Pensa al giorno

che viene.

 

Il rosso tinge

le gambe…

 

Trascinami nelle

tue danze!

 

 

PIAZZA SAN DOMENICO

 

Quando si entra in una piazza

si arriva sempre da un altro dove.

 

I passi spontaneamente

cercano spazi per pensare.

 

I piedi riflettono:

è mente mista a cuore,

punto medio della dicotomia,

 

e in San Domenico

la radice si tende

fra i ciottoli e la grande chiesa,

verso l’assoluto…

 

Qui

dove passi

di Domenicani

sfiorano mirabili il selciato,

dove il libeccio dei loro mantelli

mi trascina e mi commuove.

 

Scaldami l’Anima, Dio!

Dammi mantelli fra cui muovermi

e piedi da donare leggeri

a questa terra.

Tienimi.

 

 

PIAZZA MAGGIORE

 

La meraviglia del quotidiano

Ampiezza orizzontale

Il palazzo del Re

Aperto al popolo.

 

è di tutti questa piazza

Bella sempre

Al mattino con la nebbia

E gli anziani

 - come in un paesino -

Di notte

Con il suo soffio

Arancionata magia.

 

Il pavimento brilla a specchio d’acqua

Sotto i passi di figure scure

- un controluce –

 

L’attraverso

Nuotando in un mare di riflessi

 

Ascolto

La musica che la permea

Penso al Walzer

 

Ah! ottocentesco salone da ballo:

Cavaliere e dama danzano

Sulla scalinata di San Petronio

- un giorno sarò io quella dama? -

 

La luce si riflette nei miei occhi

Le voci sono lontane

I pensieri a trama fitta

Sono quasi sempre dolci.

 

Così lieve mi sento

E ballerina

Così piena di vento

E regina

Io, sciocca e squattrinata signorina.

 

 

FRAGMENTA

 

I

 

Sette del mattino

Felpati rumori di auto

Dalla finestra

Un caffè al buio

Apro la porta.

 

II

 

Scendo nella neve

Crepitio sotto le scarpe

La strada è croccante

I bar pieni di gente.

 

III

 

I rumori della fretta

Sono lontana ovatta

Ai miei pensieri

Verticali

Il freddo è più dolce.

 

IV

 

Dentro si espande

Orizzontale

Una sinfonia

Di sole e di primo

Inverdire

 

V

 

Bello camminare

Per stradine e piazze

Antiche

Nuove di primavera

C’è vita nei mercati.

 

VI

 

Frutti colorati

Occasioni trovate

Bacio il mondo

Che danza.

 

Coreografie di donne

Immobili

Chine alla terra

A coglierne i frutti

Fotografia

Anni ’50.

 

VII

 

Scendo una scalinata

Come se

In fondo

Dovessi trovare il mare

Pensieri di sale.

 

VIII

 

Ecco

Qui

è dove vorrei

Sempre restare

Centro esatto

Dell’equilibrio.

 

Mi siedo sul legno

Ho scarpe lise

Nastri alle caviglie

Chopin è l’ultimo

Tramonto rosso.

 

IX

 

Chiudo il cappotto

Come un baule di

Vissuti

Il segreto

La nebbia.

Torno a casa.

 

X

 

Ho davanti la porta

Ah! geometria esistenziale

Il verticale

L’orizzontale

Passaggio a

Microcosmi

In scatola

Entro

Tolgo il cappotto

Buio.

 

 

 

 

 

 

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