Versi (2005)
Cogli i frutti
di queste iridi
polpose e delicate
in questi occhi
da secoli
mani di fichi e ciliegie
impastano una composta
aulente e saborosa
e
il vento di un pianoforte
erudito e soave
spalanca le finestre
gonfiando le tende
indaga gli ingredienti
di quest’antica ricetta
scritta da una storia
che non mi vide nata
scritta
sotto la pelle e i muscoli
che scivola nelle venerdì e invade lo sguardo.
Sono insieme
la contadina e la pianista
la mano ruvida e la liscia…
Noi e il ratto delle pupille
in una strada stretta.
Schiudi la mano
al tempo
sovrano che mostra
e deterge.
Sposa ultima
delle nuvole,
hai braccia
lunghe e potenti!
Lascia le rughe
alla neve.
Pensa al giorno
che viene.
Il rosso tinge
le gambe…
Trascinami nelle
tue danze!
Quando si entra in una piazza
si arriva sempre da un altro dove.
I passi spontaneamente
cercano spazi per pensare.
I piedi riflettono:
è mente mista a cuore,
punto medio della dicotomia,
e in San Domenico
la radice si tende
fra i ciottoli e la grande chiesa,
verso l’assoluto…
Qui
dove passi
di Domenicani
sfiorano mirabili il selciato,
dove il libeccio dei loro mantelli
mi trascina e mi commuove.
Scaldami l’Anima, Dio!
Dammi mantelli fra cui muovermi
e piedi da donare leggeri
a questa terra.
Tienimi.
La meraviglia del quotidiano
Ampiezza orizzontale
Il palazzo del Re
Aperto al popolo.
è di tutti questa piazza
Bella sempre
E gli anziani
- come in un paesino -
Di notte
Con il suo soffio
Arancionata magia.
Il pavimento brilla a specchio d’acqua
Sotto i passi di figure scure
- un controluce –
L’attraverso
Nuotando in un mare di riflessi
Ascolto
La musica che la permea
Penso al Walzer
Ah! ottocentesco salone da ballo:
Cavaliere e dama danzano
Sulla scalinata di San Petronio
- un giorno sarò io quella dama? -
La luce si riflette nei miei occhi
Le voci sono lontane
I pensieri a trama fitta
Sono quasi sempre dolci.
Così lieve mi sento
E ballerina
Così piena di vento
E regina
Io, sciocca e squattrinata signorina.
I
Sette del mattino
Felpati rumori di auto
Dalla finestra
Un caffè al buio
Apro la porta.
II
Scendo nella neve
Crepitio sotto le scarpe
La strada è croccante
I bar pieni di gente.
III
I rumori della fretta
Sono lontana ovatta
Ai miei pensieri
Verticali
Il freddo è più dolce.
IV
Dentro si espande
Orizzontale
Una sinfonia
Di sole e di primo
Inverdire
V
Bello camminare
Per stradine e piazze
Antiche
Nuove di primavera
C’è vita nei mercati.
VI
Frutti colorati
Occasioni trovate
Bacio il mondo
Che danza.
Coreografie di donne
Immobili
Chine alla terra
A coglierne i frutti
Fotografia
Anni ’50.
VII
Scendo una scalinata
Come se
In fondo
Dovessi trovare il mare
Pensieri di sale.
VIII
Ecco
Qui
è dove vorrei
Sempre restare
Centro esatto
Dell’equilibrio.
Mi siedo sul legno
Ho scarpe lise
Nastri alle caviglie
Chopin è l’ultimo
Tramonto rosso.
IX
Chiudo il cappotto
Come un baule di
Vissuti
Il segreto
La nebbia.
Torno a casa.
X
Ho davanti la porta
Ah! geometria esistenziale
Il verticale
L’orizzontale
Passaggio a
Microcosmi
In scatola
Entro
Tolgo il cappotto
Buio.