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Divagazioni su Primo amore di Turgenev,

 

ovvero piccola introduzione alla letteratura russa

 

Marco Antonellini

 

        Ricordo con precisione (avevo diciannove anni) il giorno in cui il professor Raimondi durante una sua lezione ci spiegò di come l’amore per un libro nasca molto spesso dalla curiosità risvegliata dalla discussione con un amico più che dalle incombenze universitarie. Di lì a poco avrei visto, guarda caso consigliato da un amico, quel meraviglioso film nel quale F. Truffaut, che ne è anche il protagonista, narra le vicissitudini di una troupe impegnata nelle riprese di un lungometraggio. Nel finale lo stesso Truffaut parla, con una certa invidia, dell’amico attore che è stato chiamato per girare una versione di Primo amore di Turgenev ambientata in Giappone, un’idea, a suo modo di vedere “splendida”. Racconto questo episodio non solo per mostrare quanto le parole dell’insegnante corrispondessero all’effettiva verità di un’esperienza umana, ma anche perché quell’idea di una versione cinematografica di Primo amore  ambientata in Giappone mi ha permesso di ricercare ed infine acquistare quel piccolo romanzo e di apprezzarne tutta la sua versatilità. Coloro i quali con animo titubante si accostassero per la prima volta alla grande letteratura russa rischierebbero di rimanere sopraffatti non solo dalla mole (Raimondi ci insegnava che i grandi libri ci oppongono sempre un’iniziale resistenza!), ma anche da quel complesso mondo che i grandi Puskin, Dostoevskji e Tolstoj hanno saputo ricreare.

 

In realtà chi ha letto ed apprezzato i russi sa benissimo che la loro vera grandezza non consiste tanto nel aver creato un sistema letterario complesso, cosa di per se stessa notevolissima, quanto nella loro straordinaria capacità di restituire il fattore umano  nella sua integra dignità senza cadere nel fatale errore di una certa modernità che ha proiettato l’uomo nello spazio chiuso dell’introspezione psicologica alle prese con un vano e solitario dialogo con se stesso. Non sempre fra noi e i classici esiste un rapporto diretto e, lasciatemelo dire, sono davvero rari i casi in cui questo rapporto è subitaneo e duraturo. La lettura inoltre richiede una costanza che molto spesso i ritmi della vita contemporanea non permettono e per di più molto spesso noi bibliofili non possiamo permetterci una casa come quella di Dostoevskij a San Pietroburgo chiusa fra le altre e senza finestre che ci consenta di non essere mai e in alcun modo disturbati. Il lettore contemporaneo deve esercitarsi a leggere nelle circostanze più disparate ed anche disperate senza dover ricorrere alla proustiana soluzione di vivere solo di notte, quando il brusio della modernità tace, foderando di sughero le pareti della propria camera. Stando così le cose si rende molto spesso necessario l’aiuto di alcuni autori che potremmo, ma solo per comodità, definire minori. Questi ultimi, cresciuti come rami sul tronco della vera letteratura, ci porgono i loro frutti con modestia e riserbo ad un’altezza a noi raggiungibile lusingando inizialmente la nostra più subitanea sensibilità. Una volta stimolato l’appetito ed esaurite le scorte letterarie a portata di mano sarà molto più naturale per noi ergersi sempre più in alto per raggiungere quelle vette che solo la grande letteratura può farci gustare. Inutile a dirsi Primo amore di Turgenev è proprio uno di questi rami e la candida dolcezza con cui addita ai più grandi maestri della letteratura russa è un’esperienza tutta da scoprire. Infatti dopo quella lettura non solo ho potuto lanciarmi in più ardite avventure ma, una volta posseduta la quasi totale mole della produzione dostoevskjiana ho potuto riprendere in mano questo piccolo capolavoro e rileggerlo con un’attenzione che altrimenti mi sarebbe riuscita impossibile.

 

Il terribile dramma adolescenziale di cui fu protagonista lo stesso Turgenev mi appariva ora in tutta la sua tragica verità scoprendo che se era vero che per leggere Delitto e castigo  avevo avuto bisogno di soffermarmi alquanto su Turgenev era anche vero che ne scoprivo tutta l’intima grandezza solamente dopo aver letto Dostoevskji! Ma non è solo questo il motivo per cui questo romanzo va letto. Non tutti devono sentirsi costretti a simili peripezie letterarie anche se, a parer mio, risultano sempre molto divertenti. In realtà il mondo di Turgenev è sempre più complesso e tormentato di quanto il suo stile contegnoso consenta di capire ad una prima lettura . L’ambiente, il contesto in cui sono situate le sue vicende non richiamano solo alla letteratura russa, ma anche a quella più europea e molti non faticheranno a riconoscere fra le righe lo Schnitzler dei racconti e tra i suoi protagonisti più riusciti certe meravigliose figure di inetti che tanta fortuna avranno nel novecento. Turgenev è in tutto e per tutto un autore di transizione ed è in questa sua particolare posizione che va letto anche solo per capire perché molto spesso sia ignorato. Il suo è un destino molto simile a quegli autori che, posti a cavallo di due secoli, sono rimasti a metà strada e dunque sono stati schiacciati da quella esigenza di chiarezza e di pulizia con cui solitamente il nuovo secolo fa giustizia di quello precedente.

 

 

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