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TRE POESIE CON LUCA

 

Mariagrazia Zaghini

 

 

 

AMICA?

 

 

Dice che hai sbattuto nel fango la mia faccia,

dice che, pur conoscendo tu me come conosci te stesso,

mi hai presentata a tutti come un mostro freddo

e come il grigio avanzo di un passato morto,

dice che, dentro il miele denso del tuo affetto,

sempre c’era il veleno astuto dell’ipocrisia,

dice che i tuoi motivi sono tanto, tanto lontani

dalle gemme che mille volte mi hai regalato,

dice che proverai ancora a farmi esplodere la vita,

dice pure che diffonderai questo frammento

in ogni dove

per sporcarmi ancor di più!

Di quanto è accaduto veramente me ne fotto:

ricorda bene, ricorda costantemente

che io

ti amerò per sempre d’un amore tremendamente forte,

ti sentirò sempre una parte di me stessa,

una fonte inesauribile di energia,

un balsamo divino che non basta mai,

e ti darò sempre e comunque tutto il bene che ho.

Forse io sola, fra quelli che ti danno amore,

posso conoscere il fondo della tua sofferenza,

la belva furiosa che ti disfa adagio;

forse io sola posso sapere quanto opaca

è la grande sfera della tua interiorità;

forse io sola comprendo quanta fatica fai

a vivere nelle fogne di questa città satanica.

Dice che hai tagliato le vene al corpo dell’amicizia,

ma - lo vedi - il sangue continua a circolare,

e forse più di prima, e certo continuerà

sino a quando la vita non mi lascerà.

Al di là dei pensieri, dei fatti, della gente,

per me Tu sarai sempre Luca, mio fratello,

mio amico, mia compagno

nel magma assassino

del male di esistere qui.

 

 

 

Quasi una risposta...

 

Le tue parole spinate vengono da una terra fascinosa,

che anch’io ho percorso, che ho amato anch’io.

Ci sono itinerari che elevano e riscaldano nella speranza,

ma il vivere qui e ora ci rinchiude in ben altri ragionamenti.

Tu che, come me, hai abitato all’inferno - in quello vero -,

sai quanto lerce siano le bianche membra della gente,

e quanto catrame insozzi persino chi, come te, odia il male.

Ma tu, come me, vuoi combattere il morbo che tutti ci appesta.

Dobbiamo trovar la forza, la passione caparbia,

l’energia lucida per avanzare a fronte alta.

E’ una lotta spietata e sleale, Luca, non t’illudere!

Ma guerreggiamo senza paura: qualcuno forse poi

ci porgerà una gran mano!

Sul dorso di questa terra unta ed avida,

c’è chi vive idiotamente sull’epidermide,

chi sprofonda nelle sue viscere marce,

e chi vola leggero e derelitto,

e soltanto può volare!

O sventurato

nostro destino alato,

quanto fango devi masticare!

Quanto crudele è la verga nera

che non si stanca di berti il sangue!

Ma la speranza resta ritta in piedi,

sempre serena, fiammeggiante, verace!

Mai smette di cantare il verso antico, e

chi l’ascolta avrà la ghirlanda che beatifica!

Alla fine, credimi, resteranno soltanto i libri e gli dei.

Già ora, solo mi nutrono arabeschi di sovrumana bellezza:

progetti illuminati di artisti sapienti, dialoghi silenti con Lui,

tenui giochi di tinte calde, auree catene di parole.

 

Cosa mi manca di LUCA?

 

Di Luca mi mancano

gli occhi brillanti, mobilissimi e attenti,

lo sguardo sempre incerto e interrogativo,

la voce delicata ed intonata che ammiro quando si canta,

il modo straniante in cui dice "Pronto?" quando gli telefono,

i sorrisi intelligenti che scaldano anche cuori stanchi e malati,

le risa nel cui fondo scorgo tristezze ineffabili,

i "decisamente", gli "e tutto il resto" e tutto il resto delle sue espressioni,

la schiettezza che mai perde la tenerezza,

le mille e mille parole buone nel polo inesorabile dell’indifferenza,

la "Polo", e non perché mi porta, ma perché ha ascoltato le nostre voci,

gli abiti fantasiosi, che rivelano tempeste e schiarite d’anima,

i discorsi con gli amici, esemplari per brio, spontaneità, naturalezza,

quel rarissimo fiuto che arriva alle radici della gente,

le idee imprevedibili sul paesaggio naturale, artistico ed umano,

la follia, spesso impastata con tanta saggezza,

il desiderio vivo d’imparare di continuo cose nuove,

la consapevolezza di ciò che è necessario,

l’onestà, coniglietto sperduto in queste lande fameliche,

l’alta brama di diventar migliore,

e l’affetto vero che mi dona senza calcolatrici:

è la canzone vivificante

che mi aiuta dannatamente a vivere,

a lottare, a sperare, ad amare,

quanto Lui non immaginerà

mai.

 

 

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