Riscopro nel buio le luci.
Tremano gioie nel cuore e
memori voci passate
contrastano il tempo.
Pensieri derisi si sciolgono
su sponde lontane e
teneri occhi di bimbo
dissetano petali di “FIORI INSONNI”...
Cammino.
Una strada,
mi volto,
rincorro una farfalla e
SORRIDO!
Respiro di mente
Trabocca di eterno
il nudo pensiero.
Spavento di marzo,
confine del vero.
Si nutre di ansie, parlando d’amore.
Rincorre due mani
che si fanno sentiero.
Esatta una strada
per poter respirare.
Abbraccio il mio corpo
per sentirlo più vivo.
Ora, sola e deserta signora
commenta le sorti
di immagini in scena,
Dove, sinistra, la luna
copre i suoi occhi,
aspettando l’aurora.
Fuori i silenzi
consumano l’aria
senza respirarla ...
E la paura di esserci
spegne le menti
dei più vivi.
Anelli e ritualità
Orgoglio e stima,
causa e fatalità,
emorragie senza ferite,
culmine ultimo di represso stare.
Temo la fine.
La fine
dell’anima.
La fine
del corpo...
Temo, temo
la fine.
Compro lacrime
dal cuore.
Lacrime da maritare
alla mia mente
e a questa esistenza
senza ali.
Sorridere per nulla.
Falsa idolatria.
Cortometraggio senza fine.
Limite o sopravvivenza,
il leteo sopraggiunge.
Lo spazio familiare,
lo specchio dei tuoi occhi,
lo sguardo che parte da te e arriva a te.
Il peso perso, abbandonato, vissuto
e finalmente sciolto e poi ingoiato.
Uomo sgolato senza voce.
Sgozzato senza sangue.
Bandiera e terra,
uomo ritrovato.
Alma loca
Lecito è il
passaggio di cuore.
Impossibile
la scena in
una storia d’amore.
Reclamata, la Poesia della vita
esita a svelarsi nel suo splendore.
Debole, aspetto
i miei passi per camminare.
Come fiori azzurri
ricevevi le ore.
Scambiavi con il fiume
la voce del dolore.
Contavi gli aspri addii
dei canuti padri.
E...
Di sole verniciata,
travestivi
la tua ombra:
misera ambasciatrice
di un’esile esistenza.
Legata l’anima.
L’anima alla terra,
terra al respiro.
Fresca!
Io remo in
recondito mare,
bagnato nell’humus
che sterpaglia incolta
non dà.
Rappresaglia corazzata.
Refrattario rumore.
Turbine, tempora.
Ritmico il nostro cuore.
Nespolo
che fiorisce e cresce
e non compone.
Limpida.
Torbida e limpida
l’essenza dell’anima.
Trema una mano
seconda al
Signore,
lana purpurea
morbida d’amore.
Senti la voce bambina
che non riesci
a cambiare;
muovi una culla
ove il ricordo
deve ancora arrivare.
Notti
non vere
tra solchi di sogni
e spugne d’amore.
Sarà in barriere,
temuto
il tuo rumore.
Manoscritta
la tregua con
la luce
che arde
e divampa
e seduce.
Strappate le parole
al vento,
si smaltano.
Come rubini tremano.
Piangono
sul bianco dei muri,
sfidando pulsanti
d’ascensori.
A vicenda, si scartano
compassi
e compressori
nel buio della
notte,
tra veglie di madri
e racconti d’infiniti amori.
Ninfee
Scene confuse
di anni passati
sciolgono immagini
di fiori scolpiti.
Persi su lucide acque
di canti vestite.
Riquadri asimmetrici
si rincorrono tra
candidi confini del cielo.
Gli occhi rivolti all’azzurro:
ladri e clandestini.
Aspirate dal vento
le nuvole seriche
ripudiano i caldi raggi del sole.
Troppa luce,
troppo colore.
Sereno lo sguardo si piega e
sopito
carezza il respiro!
Docile il movimento,
mansueto,
si raccoglie
in un incontro di spogli rami che,
come dita d’infinite mani,
si cercano e
si stringono in un
canto ultimo
Di amanti
senza soli,
senza veli.
Canzone
Tu sapevi chi fosse e
non parlavi:
cantavi alle stelle,
poi non volevi dire;
pensavi, guardavi e
poi mi confondevi.
Favole e guai
servivano
alla mente.
Terra e nuvole
mi prendevano
per mano.
Leggevi tra le
righe i miei pensieri.
Filtravi tra i rumori
sogni e sognatori.
Scandivi tempi
di essere e di stare.
Rubavi
gli incerti passi e
le frontiere.
Se cerchi in me risposte
non aspettare,
le mie mani
vuote e spente,
non sanno
ancora dare.
Domani come foglie,
cadranno da uno scoglio,
penseranno alle stelle e
non si faranno male.
Stantio il cielo
cattura l’azzurro tra le nuvole,
intrattenendo negli
scarti di luce
indescrivibili emozioni.
Pascolo.
Uomini, lentamente.
Passi nei respiri:
rumori.
Battiti nei pensieri:
locomotive.
Odor di pino,
ombra selvatica e
ancestrale.
Al di là degli aghi
una RISPOSTA.
Uomini randagi,
randagi e soli.
Soli non come cani,
soli come uomini.
Come lucciole,
a intermittenza.
Come note,
senza spartiti.
Liberi e soli e liberi.
Tollerati o no,
riconosciuti
tra nomi e volti.
Comune, però, la vita,
comune e passeggera.