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Seguendo le rughe della mia mano,

rincorro una perla grigia

 

 

Vittoria M. Rondinone

 

 

 

 

Primavera bambina

 

Riscopro nel buio le luci.

Tremano gioie nel cuore e

memori voci passate

contrastano il tempo.

Pensieri derisi si sciolgono

su sponde lontane e

teneri occhi di bimbo

dissetano petali di “FIORI INSONNI”...

Cammino.

Una strada,

mi volto,

rincorro una farfalla e

SORRIDO!

 

 

Respiro di mente

 

Trabocca di eterno

il nudo pensiero.

 

Spavento di marzo,

confine del vero.

 

Si nutre di ansie, parlando d’amore.

 

Rincorre due mani

che si fanno sentiero.

 

Esatta una strada

per poter respirare.

 

Abbraccio il mio corpo

per sentirlo più vivo.

 

Ora, sola e deserta signora

commenta le sorti

di immagini in scena,

 

Dove, sinistra, la luna

copre i suoi occhi,

aspettando l’aurora.

 

 

Minima

 

Fuori i silenzi

consumano l’aria

senza respirarla ...

E la paura di esserci

spegne le menti

dei più vivi.

 

 

Anelli e ritualità

 

Orgoglio e stima,

causa e fatalità,

emorragie senza ferite,

culmine ultimo di represso stare.

Temo la fine.

La fine

dell’anima.

La fine

del corpo...

Temo, temo

la fine.

Compro lacrime

dal cuore.

Lacrime da maritare

alla mia mente

e a questa esistenza

senza ali.

 

 

Immagine

 

Sorridere per nulla.

Falsa idolatria.

Cortometraggio senza fine.

Limite o sopravvivenza,

il leteo sopraggiunge.

Lo spazio familiare,

lo specchio dei tuoi occhi,

lo sguardo che parte da te e arriva a te.

Il peso perso, abbandonato, vissuto

e finalmente sciolto e poi ingoiato.

Uomo sgolato senza voce.

Sgozzato senza sangue.

Bandiera e terra,

uomo ritrovato.

 

 

Alma loca

 

Lecito è il

passaggio di cuore.

Impossibile

la scena in

una storia d’amore.

Reclamata, la Poesia della vita

esita a svelarsi nel suo splendore.

Debole, aspetto

i  miei passi per camminare.

 

 

Bianca

 

Come fiori azzurri

ricevevi le ore.

Scambiavi con il fiume

la voce del dolore.

Contavi gli aspri addii

dei canuti padri.

E...

Di sole verniciata,

travestivi

la tua ombra:

misera ambasciatrice

di un’esile esistenza.

 

 

Cabiria

 

Legata l’anima.

L’anima alla terra,

terra al respiro.

Fresca!

 

Io remo in

recondito mare,

bagnato nell’humus

che sterpaglia incolta

non dà.

Rappresaglia corazzata.

Refrattario rumore.

 

Turbine, tempora.

Ritmico il nostro cuore.

Nespolo

che fiorisce e cresce

e non compone.

 

Limpida.

Torbida e limpida

l’essenza dell’anima.

 

 

Mater

 

Trema una mano

seconda al

Signore,

lana purpurea

morbida d’amore.

Senti la voce bambina

che non riesci

a cambiare;

muovi una culla

ove il ricordo

deve ancora arrivare.

 

 

Eleison

 

Notti

non vere

tra solchi di sogni

e spugne d’amore.

Sarà in barriere,

temuto

il tuo rumore.

 

Manoscritta

la tregua con

la luce

che arde

e divampa

e seduce.

 

Strappate le parole

al vento,

si smaltano.

Come rubini tremano.

Piangono

sul bianco dei muri,

sfidando  pulsanti

d’ascensori.

A vicenda, si scartano

compassi

e compressori

nel buio della

notte,

tra veglie di madri

e racconti d’infiniti amori.

 

 

 Ninfee

 

Scene confuse

di anni passati

sciolgono immagini

di fiori scolpiti.

Persi su lucide acque

di canti vestite.

 

 

Canto ultimo

 

Riquadri asimmetrici

si rincorrono tra

candidi confini del cielo.

Gli occhi rivolti all’azzurro:

ladri e clandestini.

 

Aspirate dal vento

le nuvole seriche

ripudiano i caldi raggi del sole.

Troppa luce,

troppo colore.

 

Sereno lo sguardo si piega e

sopito

carezza il respiro!

Docile il movimento,

mansueto,

si raccoglie

in un incontro di spogli rami che,

come dita d’infinite mani,

si cercano e

si stringono in un

canto ultimo

 

Di amanti

senza soli,

senza veli.

 

 

Canzone

 

Tu sapevi chi fosse e

non parlavi:

cantavi alle stelle,

poi non volevi dire;

pensavi, guardavi e

poi mi confondevi.

Favole e guai

servivano

alla mente.

Terra e nuvole

mi prendevano

per mano.

Leggevi tra le

righe i miei pensieri.

Filtravi tra i rumori

sogni e sognatori.

 

Scandivi tempi

di essere e di stare.

Rubavi

gli incerti passi e

le frontiere.

Se cerchi in me risposte

non aspettare,

le mie mani

vuote e spente,

non sanno

ancora dare.

 

Domani come foglie,

cadranno da uno scoglio,

penseranno alle stelle e

non si faranno male.

 

 

Pascolo

 

Stantio il cielo

cattura l’azzurro tra le nuvole,

intrattenendo negli

scarti di luce

indescrivibili emozioni.

Pascolo.

 

 

Lentamente

 

Uomini, lentamente.

Passi nei respiri:

rumori.

Battiti nei pensieri:

locomotive.

 

Odor di pino,

ombra selvatica e

ancestrale.

Al di là degli aghi

una RISPOSTA.

 

Uomini randagi,

randagi e soli.

Soli non come cani,

soli come uomini.

 

 Come lucciole,

 a intermittenza.

 

Come note,

senza spartiti.

 

Liberi e soli e liberi.

Tollerati o no,

riconosciuti

tra nomi e volti.

 

Comune, però, la vita,

comune e passeggera.

 

 

 

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