SANCTA BONONIÆ IERUSALEM
Federico Cinti
Nella
città degli uomini, i mattoni
Costruiscono case, e geometrie,
E disegnano ambienti, ed emozioni,
E corrono
per portici, per vie,
Abbracciano le piazze, tutt’intorno,
In volute o mancate simmetrie.
E giunge
ancora, e scivola via il giorno
Nella città degli uomini, e la vita,
La loro vita, non fa più ritorno
Tra quei
mattoni che le rosse dita
Di sconosciuti e lontani operai
Hanno fatto, e Bologna è costruita
Sulla
schiena dei colli e, ovunque vai,
Si scende lentamente o si risale,
E tutto t’è già noto, e tutto sai.
E qui è
Gerusalemme, è qui reale,
E s’inabissa sempre più e sprofonda,
Tra San Giovanni in Monte e San Vitale
E
Agricola, che il sole allaga e inonda
Con cascate di liquido colore,
E una piazza dintorno la circonda:
Nella
città di Dio, l’anima e il cuore
Hanno il loro riparo e il loro scudo,
E vincono ogni dubbio, ogni timore.
Ed è
sacro quel luogo, è spoglio e nudo,
Nel suo silenzio accoglie chi ha smarrito
Se stesso o la sua via, nel sasso crudo
È
impressa la pietà di chi ha patito
Per la felicità di chi non vuole,
Spesso, credere a quello che ha sentito,
Di chi
ama più le tenebre del sole,
E ricerca le gioie d’un momento
Nell’illusione di false parole.
Ed è un
lieve e costante cedimento
Che allontana dal cielo e interra Santo
Stefano, e intorno tutto va via lento
O veloce,
e ogni cosa scorre accanto,
E le macchine vanno, e le persone,
E l’aria avvolge tutto, tutto quanto,
E s’appoggia qua e là qualche piccione.