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LA LITURGIA DELLA CHIESA DI MILANO

 

 

Alessandro Manzani

 

 

Sulla base di alcuni volumi ultimamente usciti, si vuole qui appuntare l’attenzione sull’ antico Rito Liturgico che ancora oggi è proprio dell’Archidiocesi di Milano e di alcune Parrocchie nelle Diocesi di Bergamo, Novara, Como, Pavia e Lugano nella Confederazione Elvetica.

Il “caso Ambrosiano” è l’unico all’interno della famiglia dei Riti Liturgici Latini.

Il nucleo centrale si fa risalire all’opera di Sant’Ambrogio e definiamo Rito Ambrosiano “…la liturgia che realmente o anche solo nominalmente, si ispira alla Liturgia usata da Sant’Ambrogio e che si concretizza in quella tradizione propria che gravita attorno a Milano, sede episcopale di Ambrogio, e ai territori limitrofi o satelliti della metropoli.”[1]

Chi oggi vuole studiare e approfondire la Liturgia Ambrosiana nella sua massima espressione, ovvero quella celebrata nel Duomo di Milano, che è Cattedrale e Madre di tutte le Chiese della Diocesi, ha a disposizione un bellissimo testo corredato di un ottimo apparato fotografico edito lo scorso mese di Dicembre dalle Edizioni Centro Ambrosiano e curato da Mons. Marco Navoni, Dottore della Biblioteca Ambrosiana e Vice Maestro delle Cerimonie del Duomo.[2]

Mons. Navoni, con la competenza e la finezza che gli sono proprie, ci presenta la Liturgia Ambrosiana nella sua forma celebrativa esemplare, ovvero quella presieduta dal Cardinale Arcivescovo di Milano, che del Rito Ambrosiano è sommo custode e “Capo Rito”. Proprio questa caratteristica dell’Arcivescovo ha fatto sì che fin dai secoli antichi i libri liturgici fossero concepiti come se a presiedere i Riti fosse sempre l’Arcivescovo, nella sua qualità appunto di “Capo Rito”. Per un primo approccio storico ben strutturato possiamo vedere il testo a cura di Marco Mauri dal titolo La tunica variegata. Conversazioni sul Rito Ambrosiano.[3]

Il “caso milanese” non è una particolarità, visto che l’area geografica italiana nel periodo storico compreso fra le origini del Cristianesimo e il secolo VII vede la particolare fioritura di diverse tradizioni liturgiche come quella ambrosiana, aquileiese, campano-beneventana, e quella ravennate. Di tutte queste diverse tradizioni liturgiche oggi non resta che il solo ricordo, fatta eccezione per quella ambrosiana . Per gustarne la profondità e la ricchezza teologica. Si possono consultare a questo proposito sia il Dizionario di Liturgia Ambrosiana, sia il testo L’anno Liturgico Ambrosiano. Brevi meditazioni, entrambi a cura di Mons. Marco Navoni.[4]

Nei secoli che vanno grosso modo dal I al III-IV, non abbiamo traccia di particolari codificazioni liturgiche, tanto è vero che possiamo parlare di “improvvisazione” e di generale “proliferazione” di riti e formule, anche eucologiche. Ma a Milano, la prima evangelizzazione è accompagnata da un progressivo avvio della codificazione liturgica con la fissazione delle prime formule scritte.

Tra i secoli III-IV e VI-VII, si assiste a una diffusa codificazione dei Riti liturgici ad opera di grandi Vescovi. Milano non è da meno in questo campo, basti ricordare che San Simpliciano (+401) porta a compimento l’Ufficio Ambrosiano dove Sant’Ambrogio non aveva terminato. Fu proprio il santo Vescovo milanese ad introdurre nella Liturgia alcuni inni, veglie liturgiche e splendide antifone.

Il Rito Ambrosiano ha una matrice del tutto particolare che possiamo sintetizzare così:

1.     profondo antiarianesimo (difatti la nascita, lo sviluppo e la stabilizzazione del Rito Ambrosiano sono segnate dall’aspro confronto con l’arianesimo puro e poi di tipo barbarico) che imprime nel cuore liturgico della Chiesa di Milano un forte e inattaccabile “Cristocentrismo”;

2.     particolare vicinanza con elementi liturgici orientali.

Non solo nella forma celebrativa, ma anche nello stesso calendario, la Chiesa di Milano ha delle sue particolarità significative. L’anno liturgico comincia con la I Domenica di Avvento, come nel Rito Romano, ma con la differenza che l’Avvento Ambrosiano inizia due settimane prima di quello Romano. Gli ambrosiani hanno quindi sei settimane, e non quattro, di preparazione al Natale. La Quaresima inizia non con l’austera celebrazione del Mercoledì delle Ceneri, ma con la I Domenica che viene definita “in capite quadragesimae” e si caratterizza con l’usanza di non celebrare la Santa Messa i Venerdì di Quaresima. Il Venerdì risulta quindi essere giorno “aliturgico”. La Settimana Santa poi, centro e cuore di tutto l’anno liturgico, ha un suo ordine proprio e un particolare modo di celebrazione incentrato sugli aspetti cronologici degli ultimi momenti di vita del Signore.

La Chiesa milanese ha anche un diverso uso dei colori liturgici nei sacri paramenti, come il colore rosso per le celebrazione che pongono particolare rilievo al “mistero eucaristico” (in Rito Romano si usa il bianco) o il “morello” (particolare tonalità del viola) durante la Quaresima e l’Avvento.

Tra i maggiori studiosi della tradizione liturgica milanese non posso dimenticare Mons. Marco Magistretti (Milano 1862-1921). Molti dei suoi manoscritti, conservati nell’archivio del Venerando Capitolo del Duomo, attendono di essere ripresi e pubblicati.[5]

 


 

[1] Cfr. M. Navoni (a cura di), Dizionario di Liturgia Ambrosiana, Milano, NED, 1996, pag. 278.

[2] Cfr. M. Navoni (a cura di), Il Duomo di Milano e la Liturgia Ambrosiana, Milano, Edizioni Centro Ambrosiano, 2005, pag. 160.

[3] Cfr. M. Mauri (a cura di), La tunica variegata. Conversazioni sul Rito Ambrosiano, Milano, NED, 1995, pagg. 256.

[4] Cfr. M. Navoni (a cura di), Dizionario di Liturgia Ambrosiana, Milano, NED, 1996, pag. 647 e M. Navoni, L’Anno Liturgico Ambrosiano. Brevi meditazioni, Milano, NED, 1993, pag.180.

[5] Si veda a questo proposito M. Navoni (a cura di), Dizionario di Liturgia Ambrosiana, Milano, NED, 1996, alla voce Magistretti Marco, pagg. 305-307.

 

 

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