A. Rimbaud, Illuminations / Illuminazioni, traduzione a cura di Adriano Marchetti, interpretazione grafica di Maurizio Osti, Villa Verucchio (Rimini), Pazzini Editore, coli. “Donaria”, 3, 2004.
La copertina giallo intenso di questo volume di grande formato
attira subito lo sguardo, così come le sue pagine: sfogliandolo, si passa di
sorpresa in sorpresa, seguendo gli inediti caratteri neri, bianchi, gialli,
rossi e blu che, imprevedibilmente dislocati sulla superficie della pagina,
compongono il testo della nuova traduzione dedicata alle Illuminations di
Rimbaud.
Cardine del delinearsi della modernità poetica e fondamentalmente tuttora “en avant” rispetto all ‘elaborazione di una teoresi e di una prassi della poesia, quest’opera meritava un nuovo sforzo traduttorio che la ripresentasse, indagandola, nella sua dirompenza. A tale compito si è dedicato Adriano Marchetti, docente di Letteratura francese all’Università di Bologna che da anni consacra il suo interesse in particolar modo a voci significative della poesia moderna e contemporanea, misurandosi spesso con la loro traduzione (per Rimbaud, sua è la cura del numero della rivista bolognese «In forma di parole» dedicatogli — Memoria francese di Arthur Rimbaud, nuova serie, a. III, n. 2, 1992).
Di quelle che, in uno scritto introduttivo di rara adeguatezza, egli definisce poesie “inaccessibili, nella loro abbagliante inviolabilità” (p. 12), Marchetti dà, con testo a fronte, una traduzione scrupolosa, sempre estremamente attenta alla lettera del testo, ma che non esita talvolta a fornirne una trasposizione meno immediatamente evidente, capace di parlarci in modo nuovo. Colpisce poi soprattutto che la traduzione rifugga da inutili ed anzi incongrue intenzioni ‘poetiche’ e che riesca invece a rendere con felice aderenza l’intonazione che percorre i testi, principalmente caratterizzata da quell'urgenza, da quell'impazienza di cui parla lo stesso Marchetti (p. 12) di annullare le coordinate in vigore ad ogni livello per lasciar erompere una dimensione altrettanto complessiva di radicale alterità.
Abbiamo però detto che il volume offre di più. Mentre i testi in lingua
francese sono presentati secondo una disposizione tipografica tradizionale, le
traduzioni italiane godono dell'”interpretazione grafica” di Maurizio Osti e
rendono il volume un vero e proprio libro d’artista. Docente di Tecniche
grafiche speciali all’Accademia di Belle Arti di Bologna che da tempo opera
sul versante delle possibilità grafiche della parola, Osti inaugura in questo
volume, nel quale figura anche un suo interessante “Polaportrait” di Rimbaud,
un nuovo carattere tipografico di sua creazione (denominato Folk) che egli
sottomette a declinazioni coloristiche e disposizioni spaziali dipendenti
dalla sua lettura dei componimenti, spesso inserendo entro la pagina altri
elementi visivi di varia natura dal valore astratto o conferendo alla pagina
stessa, o a parte di essa, un diverso colore.
Non si tratta dunque qui, contrariamente a qualche altro libro d’artista dedicato alle Illuminations, dell’aggiunta di un contributo illustrativo, almeno quale lo si può intendere in senso tradizionale — anche perché forse l’opera stessa rende dubbia l’opportunità di un tale intervento o fa di quest’ultimo un gesto arduo: essa pare delinearsi come un grande regesto di immagini esibite entro il ventaglio delle crisi dell’immagine stessa. L’operazione di Osti è più sottile: agisce sulla scrittura nel suo aspetto concreto rendendola sensibile, caricandola cioè di quella vitalità vibrante e vagabondante con la quale lo scritto si propaga fino al lettore. Ne risultano testi in movimento chiazzati di colore, nei quali la sottolineatura semantica di parte del testo non domina mai rispetto ad un intento più prettamente visivo nei confronti del suo insieme. E l’impresa è realmente importante se è vero, come afferma ancora Marchetti, che Rimbaud ha percorso la strada poetica “imprimendo al movimento della propria espressione il ritmo del cammino stesso” (p. 11). La dislocazione coloristicamente disomogenea che Osti fa subire al testo, allora, non risulta solo un’interpretazione della rottura delle convenzioni effettuata dalla poesia rimbaldiana e della rivoluzione che impone alle abitudini del lettore (e si aggiunga anche l’effetto del nuovo carattere tipografico utilizzato), ma suggerisce anche il moto di una poesia la cui scrittura incarna essa stessa, nel suo farsi, il tragitto da compiere.
Una lode va quindi rivolta, infine, anche all’editore Pazzini che, credendo
ancora in un’arte del libro, ha permesso di raccogliere in un volume di
notevole pregio questa presentazione con nuovi testi italiani interpretati
graficamente di un’opera capitale della modernità poetica che è come un
“veicolo” che “vira sull’erba della strada maestra cancellata” (Notturno
volgare, p. 71).
(Andrea Bedeschi)