E. Raimondi, La retorica d’oggi, Bologna, Il Mulino. 2002, pp. 112.
E’ noto come, negli ultimi quarant’anni, parecchi studiosi europei e nordamericani si siano interrogati sull’attualità della retorica, nonché delle forme e delle tecniche che le sono proprie. Se la retorica è l’arte di comunicare con efficacia al fine di guadagnare un pubblico alla propria causa, e la riflessione sugli strumenti grazie ai quali è possibile ottenere tale effetto, ben vediamo quale importanza possa rivestire ancor oggi, nella nostra società globalizzata e dominata – talora dispoticamente – dai media. Questa è senz’altro una delle questioni che sono al centro de La retorica d’oggi di Ezio Raimondi, uno dei pochissimi intellettuali italiani di respiro autenticamente europeo.
La retorica, metafora della vita
Nei quattro saggi compresi ne La retorica d’oggi, Raimondi si sofferma in special modo sul problema della retorica come metafora, sulle logiche e le ‘tattiche’ che regolano i rapporti fra gli uomini - di cui evidenzia con acutezza, fra l’altro, «la natura eminentemente retorica» - per giungere infine ad interrogarsi «sulla retorica intesa come elemento preciso dell'argomentazione e del ragionamento, muovendo dalla prassi quotidiana alle dinamiche del pensiero» (p.76).
Inoltre, il grande critico ripercorre con la sapienza e la raffinatezza di sempre alcune delle tappe principali compiute dal pensiero occidentale in ordine alla riflessione su questa particolare conoscenza della parola che - giova forse ricordarlo - ha conservato un ruolo tutt’altro secondario fra le discipline d’insegnamento sino all’Ottocento: in effetti, se si escludono il Siècle des Lumières e il Romanticismo, da Aristotele agli Umanisti europei, dal Tesauro a Nietzsche, da Ernst Robert Curtius a Hans Georg Gadamer, questo volto non di rado ‘strategico’ della comunicazione tra gli uomini è stato oggetto costante, nelle sue molteplici ed eterogenee manifestazioni, di uno studio insieme lucido e appassionato.
Le nuove forme del comunicare
Nel corso del XX secolo, e soprattutto intorno agli anni ’60 - come ricorda opportunamente Raimondi -, si è assistito a una notevole e, per certi versi, sorprendente ripresa d’interesse per l’argomento: una tappa fondamentale in questo senso è stata, senz’alcun dubbio, la pubblicazione di Verità e metodo (1960) di Gadamer “dove si legavano insieme ermeneutica e retorica”. “E’ anche vero - precisa poi lo studioso petroniano - che nel momento in cui la filosofia rinunzia alla pretesa dell’assoluto e comincia a sentirsi come discorso - e come discorso non soltanto letterario - anche la retorica diventa un elemento essenziale del proprio indagare e del proprio farsi”. Tale ripresa d’interesse è andata in seguito via via aumentando, giammai disgiunta da una viva attenzione per le nuove, diverse forme del comunicare, al punto che - per dirla ancora con l’Autore - “senza una conoscenza della parola e delle astuzie che ne reggono i rapporti intersoggettivi, diventa difficile oggi pensare, se ha ancora un senso, a uno spirito critico di tipo democratico”.
(Davide Monda)