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PER LA BASILICA DI SANTO STEFANO

 

Ragionamento con un vecchio amico

 

 

 

Davide Monda

 

 

 

 

L’attuale tempo è macchina impietosa,

che inneggia, pazza, al senso del consumo

immediato, ai vestiboli del vuoto.

Ma tu già sai, perché me lo domandi?

 

E sai ch’io sono altrove da gran tempo

per cercare, fra carte, genti ed ombre,

sistemi terapeutici che giovino

al gelido trapasso che c’inghiotte.

 

Vogliamo ancor parlare? Sì, parliamo.

Ma del discorso, poi, resterà traccia

nel nostro, nell’altrui sentiero in terra?

Quanti universi svelano le chiese!

 

Dentro il tempio, ritrovo la mia casa.

Ecco il silenzio attento a vere musiche,

le riflessioni imposte dal passato,

la voce di un Messia che non ti lascia.

 

In luoghi che ti donano millenni,

tutto si fa più nitido e tremendo,

mentre pulsano, nel tuo foro interno,

severe idee con cui devi lottare.

 

Solo una compassione sovrumana

potrà dare il perdono a chi calpesta

il pianto d’una pietra martoriata

che rende i morti più vivi dei vivi.

 

Come dimenticare le vestigia

profonde di un’Europa generosa

di lampi che trasformano le tenebre,

ancora, in respirabili progetti?

 

E come puoi scusare l’apatia

dei nani convintissimi che l’arte

sia semplice finzione, bella chiacchiera

da vendersi ai più stolidi mercanti?

 

L’impudenza, però, di tanta melma

non piegherà lo Spirito che palpita

nel cuore d’un santuario sì gemente,

ma forte, sempre, di virtù invincibile.

 

 

 

 

 

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