Quattro pezzetti facili
in stile parenetico e polemico
davide monda
Ipotesi a un Ragazzo, per domani
Crescerai tra le frottole di gente
misera, o losca, o fragile, o disfatta;
altro non ci sarà, salvo eccezioni
figlie di scelte tue, di tue fatiche.
Pessimo camminare in un domani
scevro di mente, libertà e pietà,
e farsi uomo quando, senza un fine,
l’umano cede al marcio dell’assenza.
Molto più del dipinto sarà limpido
nel giorno in cui il manipolo di libri
che affanna la tua stanza di svogliato
metterà le ali dentro il tuo cervello.
Volumi stanchi, sunti da sciacalli
di saperi abortiti, paccottiglia:
poco cambia, purché vibri il fervore
della lettura fresca, lenta, piena.
***
Briciole a un valentuomo di vent’anni
Quel che immagini è finto, o già finito,
e i sogni immensi e i mari di speranze
che insegui ormai da tempo sono tremule
variabili di conclusioni infrante.
Saperti vita buona senza un forse
ti sprona a un gran lavoro, alla raccolta
di viole e rose e gigli e margherite,
verso un futuro prodigo in talenti.
Fuggi le messi morbide proposte,
mercimonio suadente e inesorabile;
ricercati nel cuore, fra i motivi
che possono dar vita alle carcasse.
Nel cuore troverai domande acidule,
che intenderai soltanto meditando:
Proteo accorto eppur schiavo di passioni
letali, può illustrare il bene vero.
***
Lagnanza ad un lettore ingeneroso
Eterne, ineludibili miserie,
peste di umanità dannata a morte,
geroglifici eterni non vi toccano,
né mai potrete attenderne la brama.
Tutto l’oscuro e il duro del pensiero
cagiona in voi timori incontenibili:
rigore, dignità, nudità franca
sanno aggredire e, forse, disarmare.
Come non smascherare un male antico,
nutrito largamente da ogni chiavica?
Se non sai dire questo, puoi tacere:
già troppi fanno tutto per il nulla.
Perché così spietata è santità,
vicolo trascendente caro a pochi?
Però ridona l’alba alle tue tenebre,
e nell’agone mai non lascia soli.
***
Cercando di finirla sul mio Canto
Dite che manca sempre la chiusura,
quando d’impegno e d’anima discorro
e, tessendo poesie con le stampelle,
evoco il nerbo di creazioni armate.
Pensare e immaginare senza requie;
cucire il senso con le proprie vene
e la forma col cuore che rimane
ben sveglio: il resto è inutile carname.
Qui non bari, perché qui non si gioca –
e ogni errore si paga oltre la morte.
Che il mondo squarti poi qualunque cifra
si sa da sempre, e sempre acclama il nulla.
Ma in fondo che v’importa, bei vincenti,
del torchio numinoso del creare?
Chi bazzica con gioia le frasette
melliflue si diverte canzonando.