da La viola d’amore e la sferza del tempo (2005)
nel cuore sfatto d’una luce urbana,
non smetto di dipingermi (perché?)
aurei deserti di serenità.
Là, fra le palme di un’oasi radiosa,
mangerei certo un pane meno amaro,
e guarderei la vera trasparenza
senza disgusto, lacrime, tormenti.
Dove sono fuggite le farfalle,
le melodie severe e confortanti
e quell’alba odorosa che veniva
sempre a baciare le mie spiagge d’oro?
Dove il cristallo nero del tuo sguardo,
quegli occhi vivacissimi e languenti
che respirar mi fecero la gioia?
Certe ferite Ti squartano lente.
Il masso immane di ricordi atroci
schiaccia il sole che porto nelle vene,
e mi sprofonda in paludi d’angoscia.
ché la passione somma si fonde al genio puro,
giungendo ad una vetta che, qual diamante duro,
strabilierà l’amato, che mente ebbe sì spessa
da non intender motto, per quanto chiaro fosse,
da non prestare ascolto, quando il canto chiamava
quel pallido suo cuore, che in fondo te cercava!
Altre, figlie del mondo, dicendone di grosse
sarebbero fuggite rabbiose e disgustate;
ma tu, figlia dell’aria, stendi versi fatati,
al par di me sicura che gli spiriti alati
riceveranno un giorno le perle più agognate.
Uomo a cui devo miriadi di gioie,
è mai credibile che tu non creda,
che tu non possa credere alla forza
sovrumana del tuo vivace dialogo,
del tuo sentire, del tuo dubitare?
Ascolta allor, se degne le consideri,
le mie povere e tremule parole
d’esiliata dai valori imperanti:
nell’abisso dolente dei tuoi occhi,
che cercano costanti l’assoluto,
candido brilla il suggello del genio,
lo splendore dell’anima creatrice,
la promessa d’un domani migliore
per le menti che agognano l’essenza!
Temo però che tu resti deluso
dalle misere vesti ch’io posseggo:
parole, gesti, occasioni, pensieri…
Sei l’alta epifania d’un sogno arcano,
la fonte inestinguibile ed ardita
donde sempre zampilla nuova vita,
ma quel ch’io posso offrirti è quasi nulla.
Mai potrò porre in forma di parole
quanta linfa elargisca al mio tormento
il bianco travaglioso del tuo viso,
la gran sincerità del tuo profumo:
e tutto questo dire è troppo corto,
e quasi nulla esprime dei tuoi doni,
soave brezza incarcerata nel ventre
di un contesto che a priori l’offende,
che non merita i suoi lucidi passi.
L’eternità regale dell’incanto
nobile che affratella i nostri sguardi
è per me nunc et semper oasi bella
che sbaraglia legioni di fantasmi,
avversi crudelmente al mio sentiero!
O melodie sublimi, che limpide sorgeste
da studi aspri e accaniti, da fulgide passioni…
Ore penose e male illuminate
d’esercizio sapiente sulle tecniche
per generare armonie trascendenti…
Dove abitano i petali del mondo?
Dov’è l’alta memoria che vi spetta,
colonne profumate d’assoluto?
Benché barbarie imperi rumorosa,
dettando leggi ostili ad ogni senso,
tu resti come un tempio universale,
ove ogni spirito volto all’essenza
deve chinare il capo ringraziando
per le geometriche, ardenti letizie
che tu hai donato a tutti, sol bramando
di piacere al Fattor d’ogni creatura.