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ILEANA LEMBO

 

da La viola d’amore e la sferza del tempo (2005)

 

 

 

Rapsodia bruttata

 

 

Vagolando confusa e trafelata

nel cuore sfatto d’una luce urbana,

non smetto di dipingermi (perché?)

aurei deserti di serenità.

 

Là, fra le palme di un’oasi radiosa,

mangerei certo un pane meno amaro,

e guarderei la vera trasparenza

senza disgusto, lacrime, tormenti.

 

Dove sono fuggite le farfalle,

le melodie severe e confortanti

e quell’alba odorosa che veniva

sempre a baciare le mie spiagge d’oro?

 

Dove il cristallo nero del tuo sguardo,

quegli occhi vivacissimi e languenti

che respirar mi fecero la gioia?

 

Certe ferite Ti squartano lente.

 

Il masso immane di ricordi atroci

schiaccia il sole che porto nelle vene,

e mi sprofonda in paludi d’angoscia. 

 

 

 

STRANE QUARTINE PER I VERSI DI UNA SCRITTRICE INNAMORATA

 

Francesca, mia poetessa, qui superi te stessa,

ché la passione somma si fonde al genio puro,

giungendo ad una vetta che, qual diamante duro,

strabilierà l’amato, che mente ebbe sì spessa

 

da non intender motto, per quanto chiaro fosse,

da non prestare ascolto, quando il canto chiamava

quel pallido suo cuore, che in fondo te cercava!

Altre, figlie del mondo, dicendone di grosse

 

sarebbero fuggite rabbiose e disgustate;

ma tu, figlia dell’aria, stendi versi fatati,

al par di me sicura che gli spiriti alati

riceveranno un giorno le perle più agognate.  

 

 

 

DA UN VECCHIO QUADERNO

 

 

Uomo a cui devo miriadi di gioie,

è mai credibile che tu non creda,

che tu non possa credere alla forza

sovrumana del tuo vivace dialogo,

del tuo sentire, del tuo dubitare?

 

Ascolta allor, se degne le consideri,

le mie povere e tremule parole

d’esiliata dai valori imperanti:

nell’abisso dolente dei tuoi occhi,

che cercano costanti l’assoluto,

candido brilla il suggello del genio,

lo splendore dell’anima creatrice,

la promessa d’un domani migliore

per le menti che agognano l’essenza!       

 

Temo però che tu resti deluso

dalle misere vesti ch’io posseggo:

parole, gesti, occasioni, pensieri…

 

Sei l’alta epifania d’un sogno arcano,

la  fonte inestinguibile ed ardita

donde sempre zampilla nuova vita,

ma quel ch’io posso offrirti è quasi nulla.

 

Mai potrò porre in forma di parole

quanta linfa elargisca al mio tormento

il bianco travaglioso del tuo viso,

la gran sincerità del tuo profumo:

e tutto questo dire è troppo corto,

e quasi nulla esprime dei tuoi doni,

soave brezza incarcerata nel ventre

di un contesto che a priori l’offende,

che non merita i suoi lucidi passi.

 

L’eternità regale dell’incanto

nobile che affratella i nostri sguardi

è per me nunc et semper oasi bella

che sbaraglia legioni di fantasmi,

avversi crudelmente al mio sentiero!

 

 

A JOHANN SEBASTIAN BACH

 

 

O melodie sublimi, che limpide sorgeste

da studi aspri e accaniti, da fulgide passioni…

 

Ore penose e male illuminate

d’esercizio sapiente sulle tecniche

per generare armonie trascendenti…

 

Dove abitano i petali del mondo?

Dov’è l’alta memoria che vi spetta,

colonne profumate d’assoluto? 

 

Benché barbarie imperi rumorosa,

dettando leggi ostili ad ogni senso,

tu resti come un tempio universale,

ove ogni spirito volto all’essenza

deve chinare il capo ringraziando

per le geometriche, ardenti letizie

che tu hai donato a tutti, sol bramando

di piacere al Fattor d’ogni creatura.

 

 

 

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