indietro

 

La perturbante. Das Unheimliche nella scrittura delle donne, a cura di Eleonora Chiti, Monica Farnetti, Uta Treder Morlacchi, Perugia, 2003, pp. 376, € 16,50.

 

Nella definizione classica della psicoanalisi, il perturbante è «qualcosa di familiare che si nasconde in casa». Da questa premessa le autrici sono partite per effettuare una ricognizione critica delle scritture femminili, attraverso l’analisi di una differenza di genere ravvisata anche nella letteratura di “genere”, come quella fantastica. Il rovesciamento simbolico del perturbante avviene introiettando l’elemento e confondendolo profondamente con la struttura “generante” della scrittura. In quest’ottica il perturbante è costituito dalla sessualità femminile, dall’oscura potenzialità creativa delle donne. L’altro da sé, l’alieno, è già dentro il corpo delle donne, cresce dentro di loro e si nutre dei loro pensieri, e non è considerato estraneo, nemmeno quando sconfina nell’irrazionale:

«Si potrebbe pensare che per secoli e secoli le donne devono aver visto le pareti che le separavano dal mondo esterno come nemiche, ma, facendo di necessità virtù, hanno usato proprio quelle superfici per proiettarvi il desiderio e trasfigurato la prigione in paesaggio del desiderio».

 Monica Farnetti illustra nel saggio di apertura la storia della critica femminile sul perturbante (Empatia, euforia, angoscia, ironia. Modelli femminili del perturbante), e indica il proseguimento di un difficile percorso teorico. Il perturbante nella letteratura femminile, nota la Farnetti, produce quasi una sorta di “empatia” del lettore che non si pone in conflitto con il disagio incarnato dal testo.

Altre volte il perturbante funziona come elaborazione dell’angoscia, come principio di autostima che si attua in energia creativa. In questo senso “l’angoscia come strategia del potenziamento di sé” è uno dei modi di autorappresentazione femminile che s’invera nella scrittura. Il testo contiene saggi critici su diverse scrittrici italiane, tra cui segnaliamo lo studio di Mavina Papini (I perturbanti ambasciatori d’amore di Anna Maria Ortese. Allegorie di un dolore), che analizza le metamorfosi del perturbante nella scrittura della Ortese, cogliendone il suo precipuo rovesciamento. È la realtà il luogo dell’ignoto, ed essa stessa, nella sua immutabile concretezza, è generatrice di perturbante.

Il testo è corredato da una dettagliata bibliografia sull’argomento.

(Chiara Cretella)

 

indietro