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FALÒ DE’ ROSARÎ

 

(da PARALLAXIS)

 

 

NEIL NOVELLO

 

 

 

 

Voci pur sempre arse

in bocca,

ritorna per noi il rotola–cerchio

senza bambino.

 

Svolta da rosati lillà.

 

Senza chi

ovunque muto è nessuno

tra ortiche sola Rosa.

 

Tu alla farfalla bacia il volto.

 

Il fiore migra all’ape,

una volta chi vedemmo,

e l’ape al fiore.

 

Non più nel cerchio,

tu da croce sii bava,

sale di cesio scheggiato in respiro.

 

Sii tu conio santo del tempo.

 

****

 

Al falò de’ rosarî,

fumante lo sterpo

disfa al nevischio.

Già tuona il calice da bruciato lillà.

 

Al Dio

tu perduta in mille fiori

prega lui.

 

Se ti corona di biacca e pece

estirpa da fungo bianco di betulla,

nostro bene madre.

 

Non da noi disgela cruda l’estate.

 

Da strida su per eternità,

tu dal muto querceto

col volàno sei immota farfalla.

 

Tu minimo battito battezza tu il volo

senza fiore sei a noi

in coppa tu berrai boleto.

 

***

 

 Noi su noi, tu partente in nulla

risenti il fuoco far don nel roveto

e tu già fiamma

di noi ebrietà.

 

Lo scalpo incolla tu

sul vello,

schioda e là

invoca di bocca nutrice santa.

 

Vorrai bere dall’anima

al levarsi del rogo.

 

***

 

Nulla e mai è da sempre

essere per noi già cosa,

sei tu madre per noi avvenuta.

 

Tu

e per mare ulteriore

salpa.

 

Troppo tardi

da sabbia muta conchiglia

non ancora sii aperto mare.

 

***

 

Una sera vorrai

a tu per tu

l’occhio fisso in ventre

con mano errare su braciere.

 

Tuo e tu fuori tomba,

tra galee in cammino

verso fine rosario.

 

La lingua tua migrante

di là per un paese

e sai dare di noi

fiamma il soldo su palmo straniero.

 

Da punto croce

sei intarsio per gioco,

saremo sempre tu e noi.

 

***

 

Sia io in te fiore di lillà

se da sbozzata crisalide

mi sarai chiave

su per squama di meleto.

 

Andrai alle tombe

dove lui è senza noi,

 

l’alba vi punse e morrò

in orfanìa.  

 

Fu

mai soli io e te per via,

noi erba e rovi su tegola,

noi ebbri ramarri.

 

Fu mai

di sempre in sempre

sposa

verrai da bambina.

 

***

 

Nulla luce da Rosa

residua tu tingi

al buio ladro

nero ossario del tempo.

 

Sul carapace

a dondolo in serraglio

fuori danza.

 

L’arsa pupilla

sfiamma in grata.

 

***

 

La corda a dondolo

tre cappi in albero–forca,

a piedi in su.

 

Da negra gondola nera sospende

di noi l’ombra su lago,

larve cadenti

in pozzo a stella–diamante.

 

Io flesso su te

tu muta,

 

calma di noi nella notte

salma.

 

***

 

Il carceriere ti mura

in tomba

col mazzo di chiavi,

autunno di nessuno.

 

Ti mura tintinnando

e per tombe.

 

Noi con nessuno

torniamo a udire

il carceriere.

 

Per tombe torniamo,

tintinnando, il carceriere

mura l’autunno,

con le chiavi

la tomba muta e nessuno.

 

***

 

Roghi di croco

al cielo, atterrammo mai,

giungo da sempre a te.

 

Io ero e tu ovunque

sei in fiore

arso

e di là nulla di noi.

 

Io sempre pur a terra

per te di me anche sempre.

 

So che Rosa

tu non sai

pur fiamma tu del vero.

 

***

 

Un’anima sei e di te

eco la rosa in danza.

 

Sai ferito il giglio da artiglio,

sei già sangue da falco.

 

All’ascolto stai di sorgente,

ti mormorei 

un accanto di te.

 

Sii tu

scalpo di abrasa voce:

nessuno va per cave orbite. 

 

Fa’ tu la carità al tuo Dio.  

 

***

 

Già tra palmi

svolta su soglie senza respiro.

 

Tra rughe fissando.

 

Ti ponga in sangue

d’alabastro rosa

e per ostie

unga in ostia santa.

 

Da novembre vola a farfalla,

erra tu in fioretto ciglio

e tu

berrai tu in mare aperto.

 

Noi fioccheremo in cuore. 

 

***

 

Pietra bianca di cane

strappa da noi la rosa.

 

Strappa da noi,

pietra tu rovente di Dio,

 

snebbia bevendo

il lungo giorno di sale.

 

***

 

Fiorente Rosa,

l’opaco petalo

a bisboccia.

 

Tu luce

e saremo solo tornando.

 

Di noi aliterà il nulla

un soldo salito

su rosario.

 

Tu vienimi lontano,

ardo fuori tempo.

 

Là fummo santi

a palmi in giù,

dèmoni saremo

su morente ciglio di mattino.

 

Santi noi su per croce

da Dio a Dio tu sii

di nuovo opale rosante.

 

***

 

Ti tendo contro l’arco,

scatto in cuore verso te.

 

Sotto il velo sudario,

mi fletto giù.

 

Guardare di là

con labbra tremanti.

 

Ninna nanna a Rosa,

con labbra tremanti,

 

Rosa ninna nanna a nessuno

labbra su sudario

di labbra.

 

Rosa del mattino

come un tempo come un tempo

per sempre più sempre mai Rosa.

 

Da laggiù,

non ancora tu

da laggiù nostra madonna mai.

 

 

 

 

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