2) ORME
(Dorothy Fields e Jimmy Mc Hugh scrissero nel 1930 un tema che poi jazzisti come Louis Armstrong o Lester Young resero universalmente conosciuto)
“…………………
just direct your feet…”
Non altrettanto altrove, quanto nel mestiere di insegnante, si ha a che fare con le piante dei piedi.
Già, quelle che ci reggono in postura verticale, travagliato progresso dell’evoluzione, che ha avvicinato la nostra parte nobile, il cervello, al cielo… quelle che si stampano sull’arenile, segnando una dietro l’altra il nostro cammino, prima che l’onda le cancelli…
Altre si sono stampate più durevolmente: le orme pietrificate ritrovate a Laetoli, in Tanzania, lasciate su un terreno ricoperto di lava ancora tiepida al passaggio di due adulti e un bambino, sono la seconda prova, dopo lo scheletro di Lucy, della presenza di individui che avevano ormai acquistato la posizione eretta. Tre milioni e mezzo di anni fa.
Spesso lasciamo il segno del nostro camminare; sempre camminiamo su orme altrui, più o meno consapevolmente.
“Io m’era mosso, e seguia volontieri
del mio maestro i passi, e amendue
già mostravam com’eravam leggeri;
ed el mi disse: "Volgi li occhi in giùe:
buon ti sarà, per tranquillar la via,
veder lo letto de le piante tue.” (Purg XII, 10-15)
Con i piedi, passo passo, orma dietro orma, si seguono i maestri e si impara da loro.
Miserabile chi si vanti di non avere maestri! Scambia per tracotante orgoglio una mancanza irreparabile. L’essere umano impara per imitazione. Il gioco infantile del camminare nelle scarpe di un adulto.
Dalla necessità di avere maestri si impara l’umiltà, perchè senza maestri non si è autonomi ed autosufficienti, si è tragicamente soli. Giustamente Harold Bloom ci rammenta che dentro la parola influenzare sta il verbo che significa emanare un flusso vitale e vivificante. (The Anxiety of Influence, New York: Oxford U.P., 1973) Quello che ci consente di camminare.
“Possiamo amare solo chi incontriamo, e dunque sono i nostri piedi che scelgono chi ameremo” sentenzia l’alter ego del narratore, il misterioso Père Faucauld nel recentissimo e affascinante Viaggiatore notturno di Maurizio Maggiani. (Milano: Feltrinelli 2005)
Viene in mente Gradiva, “la ragazza che cammina” del romanzo di Jensen, splendidamente analizzata da Freud. E’ l’andatura della giovinetta, fermata su un rilievo pompeiano, che attrae l’archeologo Norbert, diventando un’ossessione tale da produrre fantasie, sogni, un viaggio a Pompei e addirittura l’incontro decisivo della sua vita.
Nell’insegnare la letteratura bisogna essere dunque ben consci di questo fattore ed è essenziale dedicare spazio alla questione dell’imitazione necessaria, dei legami tra scrittori: Boccaccio che scrive a Petrarca, Gadda che riprende Manzoni… orme che si ripercorrono continuamente. Senza dimenticare che insegnare, poi, letteralmente vuol dire lasciar segni, orme. La responsabilità dell’influenza, e al tempo stesso il suo significato.
“Karen Blixen racconta una storia che le raccontavano da bambina. Un uomo che viveva presso uno stagno una notte fu svegliato da un gran rumore. Uscì allora nel buio e si diresse verso lo stagno ma, nell'oscurità, correndo in su e in giù, a destra e a manca, guidato solo dal rumore, cadde e inciampò più volte. Finché trovò una falla sull'argine da cui uscivano acqua e pesci: si mise subito al lavoro per tapparla e, solo quando ebbe finito, se ne tornò a letto. La mattina dopo, affacciandosi alla finestra, vide con sorpresa che le orme dei suoi passi avevano disegnato sul terreno la figura di una cicogna."
Le parole della scrittrice danese, (La mia Africa,Milano: Feltrinelli, 1999) sono parafrasate dalla filosofa Adriana Cavarero nel suo bel saggio sull’importanza della narrazione (Tu che mi guardi, tu che mi racconti, Milano: Feltrinelli, 1991): la ripetizione creatrice della seconda ricalca le orme della prima per segnalare che le orme possono creare un disegno, un ordito che diventa il senso della propria vita. Un insegnante non può celarlo, e la letteratura lo aiuterà a darne testimonianza.
Orme da seguire e poi da ricostruire per lasciarle ad altri. Segni, in terra o in cielo. L’evocazione della cicogna richiama la grandiosa immagine letteraria delle gru, che “disegnano segni alfabetici alati sulla trasparente carta del cielo” (Gongora in E. R. Curtius, Letteratura europea e Medio Evo latino, Firenze: La Nuova Italia, 1992) e sono citate da Dante e da altri per il simbolismo del loro volo. Segni aerei come orme: i segni tipografici di cui si compone un testo, la felicità di seguirne il filo e di farne comprendere il disegno.
“…………………………….
on the sunny side of the street”
(m.ind.)