Nove Poesie (2005)
Sono occhi abituati alle tenebre
quelli di chi aspetta e non si muove,
nascosto dietro fili d’erba.
Rumori attutiti da città grigie
e immersioni in abissi inesorabili:
per non accorgersi di respirare.
Luce di neve,
puro silenzio di cristalli.
Abbaglia le colline
la luna bianca:
lontana.
Attraverso la pineta,
si arriva a un mare
calmo, verde;
è un giugno
di sole tiepido.
Il silenzio
è disteso
su tutto,
nel profumo
dell’acqua.
Malinconia
indurisce i tratti del volto
e la schiera dei movimenti.
Secchezza sulle labbra
e sulle parole,
che diventa rabbia.
Non piango più:
aspetto che le mie guance
siano bagnate dalla pioggia.
Aspetto,
sì aspetto che almeno la pioggia
accarezzi i miei capelli.
E’ la pioggia che porta con sé Rumore
e Silenzio, despota ineffabile....
Nel mio spazio, domina Silenzio.
Non si ferma, insistente,
con la sua lieve forza.
S’arresta e riparte.
Leggera o impetuosa,
trasforma e travolge.
Sottofondo d’un sonno latente:
un tremulo distacco dal mondo.
E’ pioggia battente
rivolti al vento che scuote le agavi.
Sono fiori rossi,
sfiorati da labbra di sabbia,
che attendono il vento generoso
di nuove primavere.
Il tempo ed il vento mi guariranno,
portando con sé, l’uno l’oblio,
l’altro odori di caprifoglio e gelsomino.
E verranno poi le sere d’estate,
che odorano di tiglio e pitosporo,
e segnano ricordi di polvere.
Fra stelle e fra silenzi troppo inquieti,
in prati di narcisi e di mughetti,
ricerco il sonno: bramato dormire.
La carezza di una bimba…
Un attimo leggero
come polvere di corallo.
La mia casa?
Sono vecchi soprammobili,
poggiati su odore di umidità
dinanzi a finestre
strisciate dalla nebbia.
Se solo riuscissi a piangere,
non sognerei più quel prato
ebbro, impazzito di rugiada.
E quel terribile silenzio…
Che voglia di vedere almeno
le nuvole irrefrenabili
nel cielo di settembre.