indietro

 

Nove Poesie (2005)

 

 

Ilaria Besutti

 

 

 

I

 

Sono occhi abituati alle tenebre

quelli di chi aspetta e non si muove,

nascosto dietro fili d’erba.

 

Rumori attutiti da città grigie

e immersioni in abissi inesorabili:

per non accorgersi di respirare.

 

 

II

 

Luce di neve,

puro silenzio di cristalli.

Abbaglia le colline

la luna bianca:

lontana.

 

 

III

 

Attraverso la pineta,

si arriva a un mare

calmo, verde;

è un giugno

di sole tiepido.

 

Il silenzio

è disteso

su tutto,

nel profumo

dell’acqua.

 

 

IV

 

Malinconia

indurisce i tratti del volto

e la schiera dei movimenti.

 

Secchezza sulle labbra

e sulle parole,

che diventa rabbia.

 

Non piango più:

aspetto che le mie guance

siano bagnate dalla pioggia.

 

Aspetto,

sì aspetto che almeno la pioggia

accarezzi i miei capelli.

 

 

V

 

Quasi un inno alla pioggia

 

E’ la pioggia che porta con sé Rumore

e Silenzio, despota ineffabile....

Nel mio spazio, domina Silenzio.

 

Non si ferma, insistente,

con la sua lieve forza.

S’arresta e riparte.

 

Leggera o impetuosa,

trasforma e travolge.

Sottofondo d’un sonno latente:

un tremulo distacco dal mondo.

 

 

VI

 

E’ pioggia battente

su occhi di mare,

rivolti al vento che scuote le agavi.

 

Sono fiori rossi,

sfiorati da labbra di sabbia,

che attendono il vento generoso

di nuove primavere.

 

 

VII

 

Il tempo ed il vento mi guariranno,

portando con sé, l’uno l’oblio,

l’altro odori di caprifoglio e gelsomino.

 

E verranno poi le sere d’estate,

che odorano di tiglio e pitosporo,

e segnano ricordi di polvere.

 

Fra stelle e fra silenzi troppo inquieti,

in prati di narcisi e di mughetti,

ricerco il sonno: bramato dormire.

 

 

VIII

 

La carezza di una bimba…

Un attimo leggero

come polvere di corallo.

 

 

IX

 

La mia casa?

Sono vecchi soprammobili,

poggiati su odore di umidità

dinanzi a finestre

strisciate dalla nebbia.

 

Se solo riuscissi a piangere,

non sognerei più quel prato

ebbro, impazzito di rugiada.

 

E quel terribile silenzio…

Che voglia di vedere almeno

le nuvole irrefrenabili

nel cielo di settembre.

 

 

 

 

indietro