Daniele Mencarelli, Guardia alta, Milano, La vita felice, pp. 60 Є 7.00
Presso ‘La vita felice’, piccola e benemerita casa editrice milanese che dedica ancora collane ai giovani poeti (con la sapiente supervisione di Milo De Angelis) è uscito nel maggio scorso un libretto di poesie dal titolo Guardia alta di Daniele Mencarelli.
Questo poeta, seppure indubbiamente giovane, è già stato varie volte antologizzato (Opera comune, Borgomanero, 2000; Dieci poeti italiani, Bologna, 2002), a testimonianza di un sicuro valore e di una meritata attenzione alla sua poesia da parte degli ‘addetti ai lavori’. Il volumetto in discorso riprende i temi e le forme de I giorni condivisi, raccolta del 2001, arrivando forse a una maggiore consapevolezza dei propri strumenti poetici e dei propri obiettivi umani.
Poeta dei paesaggi domestici, della condivisione di facce e affetti familiari, non in una consolatoria visione di superficie ma quasi postumo, a testamento di sé al mondo, Mencarelli non è un poeta tradizionale, pur essendo un autore leggibile e di aperta comunicativa. Il suo verso non cerca la perfezione dell’endecasillabo e della prosodia classica, ma si regge sull’emissione del fiato, su un ritmo interno che spesso fonde verso e unità di significato, senza un conto esatto di sillabe o di rime, ma con una profonda urgenza interna.
Finalmente nella panoramica della nuova poesia italiana qualcosa si muove, aldilà dell’imitazione di classici o dell’orecchiamento di contemporanei: la solidità morale ‘contadina’ espressa da versi come: «nessuno però abbandona il suo posto/ in tondo rimaniamo per l’aria della festa», che tanto restituisce dei pranzi familiari della provincia, ci lascia la convinzione che proprio dalla provincia adesso nascano i fiori migliori.