La scomparsa di Liano Petroni,
il decano dei francesisti italiani
Davide Monda
Università di Bologna
Liano Petroni, professore emerito di Lingua e Letteratura francese presso l’Ateneo bolognese, si è spento sabato 7 gennaio nella sua dimora, dopo alcuni giorni di dura sofferenza. Studioso e docente di fama internazionale, nonché insigne decano dei francesisti italiani, Petroni è anche stato, per quasi mezzo secolo, una delle figure più vivaci ed affidabili nel panorama accademico e culturale bolognese.
Nato a Montecarlo (Lucca) il 20 agosto del 1921, Liano Petroni si è formato prima in Italia e quindi in Francia, sotto la guida di Luigi Russo, Giovanni Macchia, Carlo Pellegrini, Giorgio Pasquali, Delio Cantimori, Guido Calogero, Pierre Moreau, Verdun-Louis Saulnier, Ferdinand Baldensperger e di altri protagonisti della filologia europea. Della sua vasta, aggiornata e sempre rigorosa produzione, ci limitiamo in questa sede a menzionare le indagini sul Tasso, i contributi sul teatro moderno e, soprattutto, i numerosi studi consacrati al Romanticismo: ancor oggi imprescindibili sono la monumentale monografia Poetica e poesia d’Alfred de Vigny (1956) e l’esemplare edizione critica dello Chatterton (1962), la pièce più celebre e felice del grande homme de lettres francese. In ambito contemporaneo, spiccano i saggi su Albert Camus (di cui Petroni fu intimo amico), gli articoli dedicati a L. S. Senghor e le pagine su Antonine Maillet, originalissima scrittrice canadese. Tanto nelle ricerche quanto nei corsi universitari, egli ha manifestato un incessante desiderio di potenziare, espandere e raffinare i propri strumenti esegetici ed ermeneutici.
Vero pioniere nello studio delle Letterature dei paesi francofoni, Liano Petroni ha fondato, nel 1981, la rivista Francofonia, che continua regolarmente ad ospitare contributi riguardanti la globalità delle letterature di lingua francese.
Didatta di serietà e humanitas davvero non comuni, Petroni si è speso con lucida passione per tanti e tanti lustri, impegnandosi liberalmente nella formazione di parecchie generazioni di studenti. D’altronde, egli ha sempre dato un’importanza decisiva ai rapporti umani, ad ogni sodalizio virtuoso ed effettivamente costruttivo, sempre vivendoli in maniera intensa quanto disinteressata: fra gli innumerevoli suoi amici, rammentiamo qui almeno Vittorio Lugli, Aldo Capitini, Eugenio Garin, Carlo M. Cipolla, Walter Binni, Giuseppe Caputo, Norberto Bobbio, Carlo Bo, Mario Luzi, Pierre Brunel, Yves Bonnefoy, Corrado Rosso, Giovanni Dotoli, Giovanni Bogliolo, Italo Mariotti, Paolo Budini, Alberto Destro, Andrea Fassò, Maurizio Fabbri, Emilio Pasquini, Vittorio Roda, Ezio Raimondi e Carlo Azeglio Ciampi, con cui condivise intensi anni di studio presso la Normale di Pisa.
Non soltanto i molti allievi che oggi insegnano nelle Facoltà di Lettere e Filosofia, di Lingue e Letterature Straniere, di Scienze della Formazione e di Economia di Bologna e del Paese, ma altresì numerosissime persone attente e sensibili al divenire della cultura tout court ricorderanno con gratitudine profonda - e, forse, non senza commozione - la fervida attività scientifica e le qualità umane affatto straordinarie di questo autentico “maestro di color che sanno”.