Già il titolo del libro suggerisce, da solo, un’ambientazione marina. Il racconto è, infatti, un vero e proprio viaggio tra le sensazioni, le emozioni e i pensieri di un personaggio che sceglie come luogo di vacanza un’isola, un angolo di terra e roccia perduto nel mezzo del Mediterraneo.
L’isola è Ustica, ma potrebbe essere un qualunque altro territorio emerso dalle nostre acque marine, giacché quello che anima efficacemente le belle pagine del volume è il sapore forte e inconfondibile del paesaggio mediterraneo, che è qui sempre in primo piano. Il mare è la culla che trasporta i marinai, i viaggiatori, gli avventurieri che percorrono le onde per scoprire luoghi sconosciuti, impervi e misteriosi, ma anche ospitali e meravigliosi.
Così accadde ad Ulisse, che partì da Itaca per restare poi in viaggio vent’anni, sempre bramoso di conoscere e vedere mondi nuovi. E proprio Ulisse è il motivo di cui le nostre autrici si avvalgono per interrompere in più punti il racconto, e soffermarsi su alcuni passi dell’Odissea, versi appoggiati con gusto sulle pagine elegantemente illustrate di questo libro. Si tratta di parole che riportano antiche, avvincenti impressioni su cibi, odori, profumi e incantevoli paesaggi…
Il mare è concepito anche come metafora di un “viaggio dello spirito”: l’itinerario, infatti, è inteso non solo come spostamento e scoperta di luoghi, bensì anche come animosa conoscenza di se stessi. Così, il protagonista della narrazione non compie semplicemente una vacanza in un’isola del Mediterraneo, ma si accorge al tempo stesso dell’esistenza di un mondo diverso: lo colpiscono, in particolare, i ritmi di vita assai più lenti, con i rumori attutiti dalle onde e dal vento, che soffia lieve e costante su questo lembo di terra; le faccende quotidiane dei marinai, sulle quali si abbatte una luce accecante; e i lavori pazienti dei contadini, dolcemente accompagnati dal canto delle cicale nascoste tra gli ulivi.
Un mondo diverso, dove la gente vive tra muretti a secco che dividono fazzoletti di terra arida, su cui solo le agavi e i fichi d’India sanno trovare quel poco d’umidità necessaria alla sopravvivenza, mentre le bouganvillee diffondono i loro lievissimi profumi in luoghi più vicini alla costa. A questo mondo odoroso, brulicante di quotidianità, si contrappone quello degli abissi marini, ove un silenzio infinito riveste il blu: sotto l’incresparsi delle onde c’è un universo sconosciuto, ancor più affascinante perché incute paura a noi uomini, abituati a punti di riferimento ben precisi, alle rette e alle diagonali, alle rotte e alle mappe. Qui tutto si perde, persino le certezze più solide e sicure si liberano, e nuotano, in un divenire liquido che è solo mare.
(Ilaria Besutti)