PAESAGGIO ITALIANO 19, 22
DA DECISIONI
Salvatore Jemma
19.
Arrivammo di notte, nella notte
d’autostrada, da Reggio per Piacenza
che fa, quando dei fari all’autogrill
sfiorano le macchine, scintilla
l’invisibile notte, sfiora il sonno
ogni bocca; per questo ci fermammo
a mangiare qualcosa, bere un caffé
poi tornammo fuori, e strido acuto
di freni e segni sull’asfalto
e voci d’autoradio, di persone
a Piacenza, che s’avvolge attorno
ognuno e, beh, si porta i proprî pesi
il cuore buio, a notte; ché dilaga
a nord, nel sogno di qualcuno
di gente, o brilla in questo cielo
la picciola stella, ma furiosa e
tutte intonano il rumore
d’aereo, che passa come un grumo
di sputo; riprendemmo strada
rabbrividendo, in ombra, e primavera
cede, accogliente, brezza la ripara
20.
dal tic di pioggia, sull’asfalto
e Moro di traverso e l’erre quattro
nell’implacabile morte; ma una volta
vidi Piacenza, nell’angolo più buio
del cuore (più lontano ancora
d’infinita distanza, da rumore
dei lanci d’ansa, delle foto a sera
e gli inviati speciali che ascoltiamo
a Piacenza); poi, di notte, questo
oh beltà di stelle, dopo le notizie
di nubi e cielo, di foschia (le case
abbaglianti, il centro commerciale
lucente); - ma perdemmo il sole
sul cupo ondeggiare d’autostrada -
dice l’amico e - fa più chiaro
l’aurora oggi, l’orribile notte
rovina, nel brillìo di voci o altro
nel bianco chiarore della strada
che, dove si cammina, si raccoglie
ora, si muove come quello sputo
a Piacenza, sull’azzurro cielo
21.
(oh luce), corona per cui andare;
e sclera la città, nel cuore, slega
il cellulare, di stagione in stagione
come a Bologna, quando si ritorna
da piazza Verdi, verso via Petroni
tra figli di puttana e spacciatori
(e questo alle volte e talora altro
se il governo è quello che sappiamo
altro che novo piano) poi si torna
con battito del cuore, lì nel nero
andando, senti cantare sulle ali
fammi volare, amore, tra i gabbiani
in luccicante luna e stria d’aereo;
e luce graziosa leva e capo ardente
fila, più in fretta, nel suo volo corre
lì dove andiamo, niun si chiede strada
e cammino da fare - risalimmo ancora
a Piacenza, stringemmo quel che occorre
e giorno non passa che, continuamente
non la ritrovi per il suo chiarore;
poi, via, salimmo verso oriente
22.
nel mio cuore, nel cuore di altri
e (accidenti, niente finisce mai
sa dio se lo vorrei) cime lucevano
nel sole, sulla campagna dorata
e il giorno glorioso declinava
come la nera taccola; e pioggia
chissadove, e nere scie
ostili, stendevano su quelle
lame d’acqua luccicante, ma
cos’è il giorno? luce solare
verso il basso, e nelle
tenebre, terra si spacca, s’apre
in estate, tenue, l’odore del pino
e macchine vanno e gente schiera
traverso la campagna, minacciosa
luccicante lamiera, in bianco fumo;
dice l’amico - per tutto c’è ragione -
e come un corvo s’alza su Piacenza
spiega, nel lento volo, ali al grido;
così ansima e s’inabissa il giorno
nel vento spira, odorosa spuma