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Tra le pagine dell’interculturalità

 

Impronte di vent’anni di letteratura migrante

 

 Alessandra Giannitelli

 

 

Era il 1990 e nel mondo letterario italiano iniziava a prendere forma un fenomeno che per anni era rimasto sospeso tra storie di stenti e di sopravvivenza e con il quale paesi come Francia, Gran Bretagna e Germania avevano già iniziato a confrontarsi da tempo: la cosiddetta letteratura di migrazione. A differenza dei suoi precursori europei – che avevano già sperimentato multiculturalismo e immigrazione – l’Italia era ancora alle prese con la percezione di sé come popolo di emigranti e stava lentamente cominciando a rapportarsi con il fenomeno inverso e parallelo, l’immigrazione, nel cui incremento si poteva specchiare e vedervi riflesso il futuro del proprio passato di emigranti.

In questo strano e dibattuto ingresso negli anni ‘10 del XXI secolo, ci troviamo di fronte al compimento di un importante quanto lungo percorso della nostra letteratura: proprio nel 2010 cade infatti il ventennale dell’avvento della letteratura di migrazione, nata al culmine di un periodo in cui l’immigrazione era diventata giorno dopo giorno sempre più protagonista delle vicende italiane.

L’evento scatenante è l’uccisione a Villa Literno (Caserta) di un giovane sudafricano – Jerry Essan Masslo –  nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1989, a cui fanno eco proteste e prime testimonianze scritte di storie difficili, di emarginazione e di privazioni. Il primo in assoluto è Villa Literno, racconto scritto in italiano da Tahar Ben Jelloun e compreso nella raccolta Dove lo stato non c’è. Racconti italiani; seguono Immigrato di Salah Methnani (1990),  Io, venditore di elefanti di Pap Khouma (1990), Chiamatemi Alì di Mohame Bouchane (1990), La promessa di Hamadi di Saidou Moussa Ba (1991), Panzanella, canto lungo la strada di Moshen Melliti (1992).

C’è una forte voglia di capire da parte di molti italiani, di conoscere quei mondi apparentemente così difformi e avversi e allo stesso tempo un forte bisogno da parte degli scrittori in questione di decostruire gli stereotipi, di comunicare il proprio disagio, le difficoltà di tutti i giorni, il loro rapporto con i paesi d’origine a cui hanno rinunciato ma che portano sempre con sé, nella memoria e nel cuore. Si desta quindi l’interesse di molte tra le grandi case editrici nazionali, ansiose di accaparrarsi quelle storie. Un interesse che desiste di fronte alla consapevolezza che non si sarebbe riusciti a coinvolgere a lungo termine quella vitale categoria di pubblico appassionata di best-sellers.

La pubblicazione degli scrittori migranti viene così affidata ad associazioni di volontariato e a piccole case editrici, disposte invece ad investire fiducia e a promuovere quelle opere. Recentemente, editori di fama sono però tornati in parte ad interessarsi a quella che ormai sta divenendo una realtà letteraria, non più tendenza passeggera e di poco conto.

Tra le prime opere, si trovano essenzialmente i racconti di vicissitudini migratorie, ma – andando avanti negli anni – si constata un graduale approfondimento del loro rapporto con la cultura ospitante, nel tentativo di instaurare un rapporto diretto con i lettori e di descrivere l’Italia dal proprio punto di vista, attraverso l’uso della lingua italiana che, oltretutto, permette loro di agevolare la pubblicazione dei propri scritti. Nelle prime opere, tuttavia, al nome dell’autore si accompagna quello di un coautore italiano, che cura la forma della narrazione e ne garantisce la veridicità. In seguito sempre più scrittori hanno provato – con successo – a gestire autonomamente la lingua italiana e a curare da sé l’impostazione delle proprie opere, riuscendo così ad instaurare un rapporto realmente diretto con i lettori. Hanno perfezionato la lingua, amandola, attraversandola fino a dominarla e a modellarla sulle loro esperienze emozionali, affacciandosi sul nostro approccio convulso alla vita e allo scorrere del tempo e rendendocelo attraverso i loro occhi, consentendoci così di avvicinarci a nuove dimensioni per mezzo delle loro parole.

Nordafricani e mediorientali primeggiano tra gli scrittori migranti, mentre il paese di provenienza più rappresentato è l’Albania; prevalgono poesia, racconti e romanzi tra i generi più trattati.

Con l’affiorare di una forte presenza femminile, la prospettiva inizia a mutare e con essa anche i temi affrontati. Un’ulteriore trasfigurazione avviene a ridosso della recente nascita di una seconda generazione di migranti, legata al paese di provenienza attraverso esperienze indirette, filtrate dai genitori, in una scissione identitaria ancora più forte. La crisi d’identità in questi casi è sicuramente maggiore, in una situazione di forte contesa tra il senso di appartenenza al paese d’approdo (o di nascita, in alcuni casi) e un legame indissolubile con la terra d’origine, spesso vissuto solo attraverso i ricordi di precedenti generazioni, altre volte carezzato nei primissimi anni di vita. La formazione culturale è italiana, ma le realtà a cui danno vita attraverso le parole trascendono dall’italianità, senza trovare una reale collocazione.

«La mia più grossa paura è ora essere ingabbiata in una etichetta, ossia Scrittrice migrante. Lo sono e non lo sono. Non mi piacciono le etichettature, perché quando penso alla scrittura migrante io penso a una scrittura che parla di immigrazione, ma non vorrei limitarmi a questo. Credo che gli autori migranti – di prima, seconda, incerta generazione – che provengono da altri parti del mondo, non vogliano limitarsi a scrivere soltanto di immigrazione» sostiene Igiaba Scego, scrittrice di seconda generazione nata a Roma da genitori somali. A volte è proprio quel persistente barcollare ad essere spaventoso e inibitorio. In effetti, la letteratura migrante è ancora ideologicamente distante dal grande pubblico, ma non mancano i progressi in fatto di diffusione e riconoscimenti:

riviste letterarie on-line come “Kúmá. Creolizzare l’Europa” (fondata nel 2001 da Armando Gnisci, propone un intenso percorso di letture nell’ambito della letteratura di migrazione), “El-Ghibli” (nata a Bologna nel 2003 con il preciso intento di porre in evidenza scrittori finora offuscati) e “Scritture migranti” (nata nel 2007 presso il Dipartimento di Italianistica di Bologna e dedita all’approfondimento degli esiti delle scritture di migrazione); il sito di auto promozione letterranza.org, gestito da scrittori e volontari, all’interno del quale gli autori si confrontano per entrare a far parte a pieno titolo dello scenario letterario italiano e italofono.

Purtroppo la carenza più evidente si manifesta proprio in ambito universitario, in cui sono ancora poche le cattedre di letteratura impegnate in questa direzione, mentre un interesse maggiore si evidenzia tra gli studi antropologici, sociologici e linguistici.

È in questa direzione che incede dal 1997 la banca dati sugli scrittori immigrati in lingua italiana (Basili), avviata da Armando Gnisci – professore di Critica letteraria e letterature comparate presso l’Università “La Sapienza” di Roma – all’interno del Dipartimento di Italianistica e Spettacolo, che raccoglie e rende disponibili on-line dati sugli autori migranti che vivono in Italia e utilizzano correntemente e letterariamente l’italiano.

E proprio lungo la strada dell’integrazione della letteratura d’immigrazione nella realtà italiana, si colloca il “Seminario creolo” promosso dal Dipartimento di Italianistica e Spettacolo dell’Università “La Sapienza” di Roma nell’ambito del corso magistrale di Critica letteraria e letterature comparate “Letteratura e interculturalità. Questioni di critica e di comparatistica letteraria”, su iniziativa del professor Armando Gnisci, volto a promuovere la presenza tangibile della scrittura di migrazione offrendo la parola ai suoi protagonisti, in uno scambio interculturale di grande formazione. Un passo in più sulla lunga strada verso la conoscenza della propria interiorità attraverso gli altri, passando per storie e passioni di mondi distanti ma non irraggiungibili.

 

 

Alessandra Giannitelli

Letteratura e Interculturalità

 

Itagliani. Seminario creolo

 

2009-2010

Prof. Armando Gnisci

 


Itagliani
sono i nuovi cittadini italiani che stanno crescendo interculturalmente, anche se non lo volessimo. Itagliani non sono soltanto i figli degli immigrati nati e cresciuti-formati in Italia, ma anche i figli degli italiani che sono cresciuti con loro, insieme, negli ultimi venti anni.
Questa è la cultura italiana nel presente-futuro che dobbiamo preparare meglio, cominciando a riconoscerla, a nominarla, come creola, e a promuoverla. Gli scrittori migranti ci servono da guida, più di chiunque altro.

 

 

PROGRAMMA DEGLI INCONTRI:

Le sedute del seminario cominceranno il 20 gennaio del 2010 entrando a far parte delle lezioni corso di Letteratura comparata su “Letteratura e Interculturalità”, il mercoledì mattina dalle ore 9 alle ore 11, all’aula C del Dipartimento, alla Facoltà di Lettere della Sapienza e termineranno il 24 marzo del 2010. Ogni incontro sarà diretto dal docente titolare del corso e da altri collaboratori,  colleghi e giornalisti, di volta in volta diversi. La stessa formula, in maniera più flessibile e con diversità adeguate, sarà mantenuta negli incontri alla Provincia, di pomeriggio nei giorni lunedì o mercoledì, o martedì della stessa settimana.

 

GLI AUTORI INVITATI:

 

Nicolai Lilin,

Russo siberiano, vive a Cuneo; ha esordito con Educazione siberiana, romanzo pubblicato da Einaudi nella primavera del 2009, che sta avendo un notevole successo di pubblico e di critica. Nella primavera del 2010 è prevista l’uscita, sempre da Einaudi, di un suo secondo romanzo sull’esperienza della guerra in Cecenia.

 

Barbara Pumhösel,

Austriaca, vive a Firenze dove insegna poesia ai bambini della scuola primaria.

Narratrice per ragazzi, con 4 libri pubblicati, è poeta di rilevanza europea. La sua prima raccolta di sillogi poetiche è il volume Prugni, Isernia, Cosmo Iannone 2008

 

Christiana de Caldas Brito,

Narratrice brasiliana nata a Rio de Janeiro, vive a Roma. Ha pubblicato tre libri di racconti, presso le case editrici Lilith, Oédipus, Cosmo Iannone, ed il romanzo 500 temporali, presso Cosmo Iannone nel 2006.

Tiene corsi di scrittura narrativa in diverse città d’Italia; su questo argomento ha pubblicato anche una piccola guida alla scrittura narrativa breve, Viviscrivi, verso il tuo racconto, San Giovanni in Persiceto (BO), Eks&Tra 2008.

 

 

Mia Lecomte

Poetessa itagliana nata a Milano, vive a Roma. È autrice di libri per l’infanzia (tra cui La fiaba impossibile, 1987 e Tiritiritère, 2001 Come un pesce nel Diluvio, 2008) e di testi teatrali. Presenta la nuova “Compagnia delle Poete” da lei fondata recentemente.

 

 Maria Cristina Mauceri & Maria Grazia Negro, Nuovo Immaginario Italiano,

Maria Cristina Mauceri insegna all’università di Sydney, Australia e ora a Birmingham, UK; Maria Grazia Negro a Salisburgo e ora a Istanbul.

Le due letterate italiane migranti presentano il loro libro, pubblicato nell’ottobre del 2009 dalla casa editrice Sinnos di Roma. La loro è la prima ricerca sulla presenza delle figure della immigrazione nella letteratura italiana degli ultimi trenta anni. Gli scrittori italiani vengono, inoltre, comparati con gli scrittori migranti in un contrappunto critico interculturale esemplare.

  

Tahar Lamri,

Narratore, saggista e giornalista nato ad Algeri, vive a Ravenna. Da anni collabora con Ravenna Teatro, scrivendo narrazioni teatrali per bambini e adulti. Lavora anche sui dialetti italiani del nordest e la scrittura italiana. Ha pubblicato recentemente I sessanta nomi dell’amore con la nuova casa editrice romana di Mangrovie (prima con Fara, Rimini, 2006).

  

Amara Lakhous,

Algerino, vive a Roma e a Berlino. Ha ottenuto un grande successo di pubblico e di critica, e il Premio Flaiano, con il suo secondo romanzo, Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio, pubblicato dalla casa editrice romana E/O nel 2007. Dal romanzo è stato tratto un film di prossima distribuzione.

 

Roberto Saviano,

Itagliano, vive ovunque, sotto scorta. Autore di Gomorra (Mondadori, 2006), è uno scrittore “itagliano” nuovo, diverso e giovane, il più sicuro e vero punto di riferimento culturale e morale delle ultime generazioni di italiani e anche delle precedenti; ha lanciato lo scrittore siberiano-italiano Nicolai Lilin.

 

Silvia Balossi

Musicista itagliana concertista di kora, strumento rituale dei griot dell’Africa occidentale.

 

 

Calendario degli incontri all’Università della Sapienza di Roma, gennaio-marzo del 2010, ore 9-11, aula C del Disp:

 

Mercoledì 20 gennaio 2010:  Silvia Balossi e Armando Gnisci

Mercoledì 27 gennaio 2010:  Tahar Lamri e Nora Moll 

Mercoledì 10 marzo 2010:     Amara Lakhous e Armando Gnisci

Mercoledì 17 marzo 2010:     Maria Cristina Mauceri e Maria Grazia Negro con Franca Sinopoli

Mercoledì 24 marzo 2010:     Mia Lecomte e la “Compagnia delle Poete” e Armando Gnisci

Mercoledì 7 aprile 2010:        Barbara Pumhösel e Nora Moll

Mercoledì 14 aprile 2010:      Nicolai Lilin con Armando Gnisci e Luciana Sica

Mercoledì 28 aprile 2010:      Christiana de Caldas Brito e Nora Moll

Roberto Saviano e Armando Gnisci con la partecipazione di Silvia Balossi, data da confermare

 

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