traduzione di Giovanna Zunica
© 2008 Giovanna Zunica
Titolo originale The Old Man, © 2007 Nicole Wong.
Pubblicato in “Cha, An Asian Literary Journal”, debut issue, November 2007.
Nicole Wong è corrispondente a Hong Kong per un quotidiano inglese. Suoi racconti sono stati pubblicati in riviste e antologie a Hong Kong, nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Australia.
* * *
All’epoca in cui ero appena diventata una giovane donna, uscii con un vecchio. L’uomo aveva occhi del blu dell’oceano e una bocca fine, labbra sottili capaci di pronunciare altrettanto bene piacere come acredine. Le borse sotto gli occhi e le guance flosce gli pendevano dalla faccia spigolosa; lo facevano sembrare minaccioso, quasi brutto.
Non riuscivo a staccare gli occhi dalla pelle afflosciata sotto il collo: le grinze e la trasparenza di foglia. Il pensiero di toccare quella pelle inumanamente soffice mi faceva ritrarre. Tuttavia, me ne restavo lì incantata, paralizzata.
“Trovi che io sia ancora attraente? Ti vergogni a camminare per la strada con me?” mi chiese.
Ci baciammo in quel vicoletto buio della Lyndhurst Terrace nel Central District, la principale zona mondana di Hong Kong. I lampioni illuminavano le scale umide. Gli ambulanti stavano chiudendo i loro chioschi.
***
Al nostro secondo appuntamento il vecchio mi portò a casa. Ero appoggiata contro il lavello della cucina con un bicchiere d’acqua in mano. Lui camminava su e giù per il soggiorno.
“Vorrei dare a mio figlio il mio stesso nome. Per continuare l’amore che mia madre portava per me”, disse. “Era una donna molto bella. A volte penso che sia stato il mio primo amore.”
“Sei più vecchio di mio padre”, l’attenzione era sui suoi capelli neri diradati e il naso storto. La sua camicia bianca, perfettamente stirata, nascondeva la pancia mostruosa che ancora non avevo visto. Indossavo una gonna lunga bordeaux. Un colore misurato.
“Prenderò la pensione per quando nostro figlio sarà nato. Posso provvedere a te.”
“E quando non ci sarai più?”
“Gli artisti cinquantenni sono estremamente produttivi.”
Il suo volto divenne sfuocato; i suoi gesti una serie di ripetizioni, il suo discorso una fila di pensieri monotoni. Cercavo il suo sguardo e vidi che non mi stava guardando. Il suo discorrere di passato e futuro sbiadiva la mia presenza.
***
Nel suo appartamento le maniglie delle porte erano dorate. Preferivo usare la stanza da bagno con la doccia piuttosto che quella con la vasca. A volte guardavo la TV nel soggiorno mentre la crema depilatoria faceva il suo lavoro tra le mie gambe. Altre volte mi masturbavo. Erano entrambi ordini del vecchio.
“Ci sei quasi?” chiedeva nel bel mezzo dell’atto. La sua vecchia bocca rossa interrompeva la mia. La sua pancia pesava forte su di me, mi rendeva difficile respirare. Immaginavo che mi mettesse le mani attorno al collo, che mi strangolasse.
Stanza da letto, stanza da bagno, soggiorno, cucina. In ginocchio sul pavimento, stesa sul divano con gli occhi bendati, piegata su una sedia, incatenata al letto. Sempre lo stesso. Non c’era differenza tra un fallimento e l’altro. Era contrariato.
“Pensi che potresti venire con una donna?” la sua bocca luccicava mentre alzava lo sguardo.
“Lo farò ancora soltanto se lo vuoi tu”, simulava premura, dopo essersi spinto dentro di me anche se avevo chiesto di non farlo.
***
Al vecchio piaceva portarmi in locali eleganti, il suo preferito era il China Club al Central District. Si era fatto socio quando il club era stato fondato, nel 1991. Ma non poteva permettersi la quota, non dopo la crisi finanziaria della fine degli anni '90 e il drastico crollo dei suoi risparmi in banca e del valore della proprietà.
Le sue spiegazioni non m’interessavano. E neanche il menu. Merluzzo e broccoli. Manzo alla cinese. Tutto sapeva di cibo scongelato.
Allungai la mano verso il suo pacchetto di Camel.
“Di’: Mi daresti una sigaretta, per piacere? ”
“Piantala.”
Mi guardò negli occhi; vidi la rabbia che montava, esplodeva in mille schegge e mi cadeva sulla pelle.
“Quante volte t’ho detto che è stramaledettamente maleducato?” mi mise una sigaretta tra le dita. “Di’: Sì, grazie oppure No, grazie e te l’accendo.”
Troppe luci nei miei occhi mentre guardavo all’esterno oltre il terrazzo. La Bank of China Tower era lì, alta e spigolosa, le sue pareti cortine di vetro. Allontanai la mente dal sermone del vecchio sul cambiamento del paesaggio della mia città natale dopo l’handover. La scomparsa di edifici coloniali e della vecchia Hong Kong. La politica della scomparsa.
***
Sanguinavo continuamente. Quando per errore mi tagliai una gamba con la lama di un rasoio. Quando scivolai dal bordo del suo letto e andai a sbattere con la fronte sul comodino. Quando mi svegliai in preda alla rabbia e spaccai un bicchiere nel lavello della sua cucina.
“Per caso sei bipolare? Posso portarti dal dottore domani?” fu la sua richiesta. “Sei così dolce a volte, e altre volte violenta. Risolvi la cosa, altrimenti dovremo chiudere.”
Non c’era niente di peggio dell’umiliazione di essere abbandonata. Con l’aiuto degli antidepressivi, il mondo si fece più sfuocato. Me ne stavo accovacciata di fronte a uno scaffale della biblioteca universitaria. Ruminavo cioccolato amaro nella sua cucina in piena notte. Mi stavo rotolando da un lato all’altro del letto, rosicchiandomi le dita nel tentativo di dormire. Un momento di buio; un’esplosione. Stavo cadendo nell’abisso che mi si apriva sotto i piedi, in un mondo nel quale ero accusata di crimini contro la mia personalità e la mia sessualità, senza averli commessi.
Per un po’ presi i farmaci.
***
Nel bel mezzo del nulla, una voce mi chiese: Chi vorresti prendere per il naso? Le parole si disintegrarono nel vento. Nemmeno ora posso pronunciare la risposta. Immagino me stessa mentre dondolo avanti e indietro su un altalena, cercando di non toccare il suolo con i piedi. Mi dondolo freneticamente. Non so se sto ridendo o piangendo. Nella vita di una donna devono esserci momenti nei quali una odia il proprio genere al punto da essere tentata di fare i salti mortali pur di provare di essere all’altezza degli standard dell’altro e di essere lei vincente, non l’uomo. Oppure era il mio idealismo a quell’età?
Seduta sul mio lato del letto, stavo guardando il vecchio. Era tornato da un viaggio di dieci giorni in Europa. Ero stata a letto con alcuni tizi. Gli tirai un preservativo e il lubrificante. Scosse il capo.
“Mi sono stancato”, disse.
Sorrisi. Dopo quell’ultimo incontro la relazione finì.
***
Io e il vecchio ci rivedemmo un anno dopo al caffè del Peninsula Hotel, quando ancora quel posto godeva della fama di essere splendido ed esclusivo. Era prima che i turisti provenienti dal continente invadessero Tsim Sha Tsui, trascinandosi in giro per la città shopper gigantesche piene di Louis Vuitton, Gucci, DVD e latte in polvere,[1] quando il governo centrale salvò la nostra economia dopo l’epidemia di SARS che colpì Hong Kong nel 2003.
Lo sorpresi con una stretta forte e un gran sorriso. Nel taxi parlai dei miei viaggi estivi in Europa. Cercava di riconoscere gli edifici che scorrevano fuori del finestrino.
“La vecchia Kowloon City è scomparsa dopo che hanno demolito il Kai Tak Airport. Adesso Hong Kong non ha più un carattere”, la nostalgia gli ammorbidiva la voce.
“Ci sono cose che non cambiano mai.”
“Per esempio?”
“Per esempio il tuo modo di non ascoltare la gente.”
“Sono un sognatore. Lascia che ti tenga la mano.”
Mi baciò fuori dal ristorante.
Non lo rividi mai più.
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[1] Negli anni recenti si è sviluppato un flusso turistico mirato agli acquisti, diretto dalla Cina continentale verso Hong Kong. Qui, infatti, i prezzi sono più bassi e l’offerta più varia. Il fenomeno riguarda merci d’ogni genere: gioielli, abiti e accessori firmati, ma anche cosmetici, alimenti e altro. In seguito ad alcuni gravi scandali riguardanti prodotti venduti sul continente, il fenomeno si è intensificato, perché, nella percezione del consumatore cinese, le merci vendute a Hong Kong sono anche più sicure dal punto di vista della qualità. Lo scandalo più grave e noto fu forse quello del latte in polvere dalla formula contraffatta, che provocò la morte per malnutrizione di numerosi neonati nella provincia cinese di Anhui (2004). (N.d.T.)