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L’ignota fonte

 

 Maurizio Clementi

 

 

 

 

 

Ti vedo ancora giusta nella gonna,

le guance in un sorriso aurorale

aperto al mondo ma sopraelevato,

algente e assiso, pur così vicino,

sul balcone alto come nuvola,

e aromato al profumo d’arance.

 

Sul cotto di cucina i passi spessi,

se la polvere ne vela il marroncino,

fanno un trotto di puledri bianchi

esploranti per ordine sovrano

(rossa regna l’augusta Elisabetta)

i canti dell’impero, fiduciosi.

 

Sul tavolo di noce come chioccia

la morta lingua un’eco cristallina

rimanda alla ragazza balbettante,

ridente ma pugnace fra i tuoi lessici,

e scuoti i rossi ricci dalla fronte

come sull’uscio queruli importuni.

 

E muovi il torso eretto sui tuoi fianchi

come una mite principessa indiana,

camminando solo, è il tuo incedere.

 

Eccoti intera al mondo della sera,

stesa, la testa reclinata al sonno,

che bevi al flusso di una ignota fonte.

 

 

 

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