Gilles Chaillet, Nella Roma dei Cesari, Torino, BD Edizioni, 2007, pp. 212.
Nella Roma dei Cesari è una monumentale ricostruzione di quella che fu la Roma del IV secolo d.C., Roma caput mundi, ovvero la capitale di un Impero che già conosceva la minaccia barbarica e che nel 314 aveva appena visto allentarsi la tensione tra cristianesimo e paganesimo con l’Editto di Milano, promulgato da Costantino l’anno precedente, editto che concedeva, tra le altre cose, la libertà di culto ai cristiani.
L’autore, Gilles Chaillet, nato in Francia nel 1946 e fin da giovane affascinato dalla storia italiana in particolare e da quella antica e medievale in generale, immagina che un tal Flavio, patrizio residente in Oriente, ovvero nella parte imperiale sotto la giurisdizione di Licinio, si rechi in quell’anno nella città eterna per la prima volta, con un messaggio da consegnare all’Imperatore. Da questo punto parte l’opera, un’opera che ha la completezza delle ibridazioni tra le arti: le tavole planimetriche, la tecnica del disegno propria dei fumetti, la ricostruzione archeologica della Roma del IV secolo, il dato scientifico accanto a quello narrativo, le immagini scultoree, tutte dislocate lungo il percorso immaginario di Flavio, che si trova così a visitare mercati rionali, osservare tombe, archi, acquedotti, avendo cura di rilevare non solo i principali monumenti, ma case, strade e vicoli:
«La strada romana non differisce granché da quelle delle grandi metropoli d’oriente. Resta sempre necessario aprirsi un grande cammino tra la folla. Ci si spintona, ci si insulta, un cavallo s’imbizzarrisce seminando il panico, si rispetta la precedenza di un carro senatoriale e si cede il passo a un portatore d’acqua.[…] Le grandi vie sono dotate di marciapiedi, ma la maggior parte delle stradine ne sono sprovviste. Tutte le massicciate sono pavimentate con pietra o lavagna, mentre le piazze hanno diritto a un rivestimento di marmo o travertino. Agli incroci protetti dai Lari, i pedoni possono attraversare senza bagnarsi i piedi, anche nei giorni di pioggia, grazie a delle pietre più elevate e sufficientemente spaziate per consentire il passaggio dei carri.»
Ma il protagonista diviene anche spettatore di riti e abitudini quotidiane che facevano parte della vita di allora. Il lettore scopre così come si viaggiava, come si dormiva, cosa si mangiava, dove si riposava e dove si amoreggiava:
«…sulle sponde del laghetto di Agrippa un tempo vi era una marcescente palude, che un sapiente urbanista, previo adeguato ridimensionamento, seppe far evolvere in elegante stagno cinto da prati e fitti arbusti. Nerone vi tenne memorabili feste notturne. Gli invitati, coronati da fiori e serviti da cortigiane, banchettavano allegramente a luce di torcia su zatteroni carichi di ogni bontà. […] Oggi gli innamorati vi si danno appuntamento sotto gli alberi in fiore. A bordi di romantiche barchette, vengono declamati versi di Menandro che tutte le giovinette conoscono a memoria, recitati in greco in quanto considerato più raffinato.»
Un volume che, edito in Italia dall’editore BD, tradotto con successo in numerosi paesi del mondo, è stato trasposto in una mostra romana appena conclusasi (“Il Divo è tratto. A passeggio con Gilles Chaillet, tra segni e disegni, nella Roma dei Cesari”) e in un percorso didattico del Museo della Civiltà Romana, con 20 tavole prestate dal Museo Archeologico di Arles disegnate a matita.
Un libro storicamente accurato, frutto di anni di studio, di lavoro, di interesse per il passato e per l’architettura, l’autore dispiega un itinerario con l’intento di farsi capire da tutti, con un linguaggio preciso, immediato, pulito, fruibile per ogni lettore ma di estremo interesse per gli appassionati della storia antica. E dall’opera all’autore il passaggio è breve. Solo un artista dal talento consolidato da infinite letture e da una documentazione attenta poteva cimentarsi, da solo, in un progetto del genere. E solo una persona estremamente curiosa poteva prender consapevolezza, fin dall’infanzia, del grande patrimonio pestato ogni qual volta metteva piede in una città: «A 9 anni mi sono fatto regalare da mio padre un grande foglio per disegnare una piantina di Roma antica – ha raccontato l’autore in conferenza stampa – da allora, praticamente, non ho pensato ad altro. Ad esempio, ogni volta che andavo all’estero con i miei genitori, mi facevo dare subito una piantina della città e passavo il viaggio a immaginare come poteva essere quella città nell’antichità». (Marilù Oliva)