IL GIARDINO DELLE ESPERIDI
NOTA INTRODUTTIVA
Pur non appartenendo ad alcun genere (o canone) letterario codificato, la sceneggiatura può essere considerata una tecnica narrativa autonoma; ma bisogna pur sempre tener presente, nell’accostarsi ad essa, che (come rileva Pasolini in un importante saggio del 1965) “…l’elemento strutturale primo” di tale tecnica “è il riferimento integrativo ad un opera cinematografica” fatta o da farsi.[i] Per poter leggere e comprendere una sceneggiatura è necessario riferirsi preliminarmente all’opera cinematografica alla quale essa allude. Dunque, ci pare opportuno premettere al testo per il cinema qui pubblicato qualche notizia in merito al breve film che ne è stato tratto.
“Il giardino delle Esperidi” (2004) – cortometraggio diretto da Alessandro Capitani; prodotto da Andrea Kerkoc per la Avocado Pictures Productions; scritto da Claudio Beghelli e Alessandro Capitani, con la collaborazione di Giorgio Celli; interpretato da Matilde e Noemi Bianchi, Aleck Colybali, e Giorgio Celli – è una parabola onirica e allegorica sulle sorti dell’Occidente. In una discarica (che gli autori hanno visto, appunto, come un Giardino delle Esperidi a misura del nostro tempo) si aggira, inquieto, rovistando tra i cumuli di rifiuti (che sostituiscono i frutti d’oro del mito), un mendicante (forse un emulo sconfitto di Ercole, o un Sisifo morente) dal volto ansioso e afflitto, impegnato in una febbrile, misteriosa ricerca. Mentre due bambine, copia conforme l’una dell’altra, giocano col loro triciclo in mezzo alla spazzatura, il vecchio, disperato, assiste ad eventi paradossali, incongrui, e drammatici: forse presagi di una catastrofe che incombe, ineluttabile e irrimediabile.
Ma non è nostra intenzione dilungarci su temi e contenuti del film. Riteniamo sia rischioso, se non addirittura inutile tentare di fare la parafrasi di un’opera: “si arriva sempre, per questa via, a più o meno felici malintesi”, avvertiva Rilke. Il significato di un esperimento cinematografico ermetico come questo (in cui i dati naturali sono deliberatamente alterati e deformati in modo esasperatamente surreale, in cui ogni inquadratura è una metafora o un simbolo) è sempre sospeso, rarefatto, molteplice, ambiguo; e non v’è interpretazione che possa esaurirlo. Per dirla con le parole perfette di Roland Barthes: questo è un film “…pieno di significanza, ma non ha un senso, né una serie di piccoli sensi…”[ii]
Per concludere, ricordiamo che “Il giardino delle Esperidi” ha partecipato, in competizione e fuori concorso, a numerosi Festivals nazionali ed internazionali, ottenendo, tra gli altri riconoscimenti: il Premio per la miglior Sceneggiatura al Festival du film de Strasbourg 2005, il Premio al Miglior Film al Festival International de Biarrizt 2005, il Premio al Miglior Film al Festival Schermi irregolari 2004, il Premio alla Miglior Regia al San Fancisco International Film Festival 2005.
[i] P.P. Pasolini, Empirismo eretico , Garzanti, 1995 [p.189]
[ii] Roland Barthes, La grana della voce, Einaudi 1986 [p. 21]
SCENEGGIATURA
- I titoli di testa appaiono su fondo nero. Durante tutta la sequenza dei titoli, si ode la melodia semplice, dolce, quasi ipnotica e lievemente lamentosa di un carillon, oppure una nenia. La titolazione è intervallata da immagini di giocattoli e peluche abbandonati sul terreno o persi fra gli elementi di quella che sembra essere una discarica (rottami, elettrodomestici smessi - frigoriferi, lavatrici… - copertoni, automobili in disuso, mobili sfasciati o comunque inservibili, spazzatura…). Tra i rifiuti e i giocattoli si intravedono anche alcuni frammenti di statue, apparentemente antiche: quasi dei resti archeologici. La prima di queste immagini: una rosa sboccia nell’asfalto grigio della discarica; la mano di un uomo anziano la coglie.
Ultime immagini prima del termine dei titoli.
1. Un inceneritore in disuso, sul tetto del quale sta, in equilibrio precario, un mappamondo.
2. Un uomo anziano, un po’ malconcio e sporco, con i vestiti laceri, la barba lunga e incolta, entra in campo. L’uomo ha una rosa nel taschino della giacca (la rosa colta nella prima immagine durante i titoli di testa). A osservarlo bene, l’uomo sembrerebbe uno straccione, un senza fissa dimora, o forse – chissà – un mago, o un incantatore; il suo viso ha una espressione equivoca ed ambigua: una dolcezza allucinata e dolente alberga i suoi occhi, la sua bocca si contrae ritmicamente in una smorfia dolorosa eppure beffarda. L’uomo porta con sé un sacco per l’immondizia; lo getta in mezzo agli altri rifiuti; per un momento, il sacco sembra volteggiare nel cielo vitreo e sporco di questo inferno artificiale: nel movimento, il sacco si apre: ne esce una colomba che vola via, leggera e rapida – quasi danzando con l’aria; la m.d.p. la segue. Stacco. In secondo piano rispetto all’uomo, un televisore, sullo schermo del quale vediamo scorrere le immagini di un parto: una donna di colore dà alla luce un bambino. Il personaggio è misteriosamente attratto dal teleschermo.
I.
Esterno Giorno – Discarica
Mattino (o alba) di una giornata fumosa e grigia.
I.1 – Assolvenza. Il film potrebbe incominciare con una panoramica circolare, un carrello, oppure un movimento di dolly: un desolato e misero deserto di rottami e mucchi di rifiuti, monumentali e spaventosi al contempo,(il risultato, il retroscena del nostro benessere consumistico, effimero, fittizio, falso, di plastica). Nella discarica, immersa, sprofondata, nel silenzio irreale, immobile, greve, arido di una solitudine sterile e aspra, inospitale, straniante, ogni cosa testimonia una degradazione irrimediabile e disperata. È – o potrebbe essere – una visione onirica: un incubo.
I.2 – Oggettiva reale (campo medio): lo spiazzo di cemento antistante la discarica.
Si ode (f.c.) – prima in lontananza, poi sempre più distintamente – il cigolio metallico di un triciclo che si avvicina.
Un triciclo, al manubrio del quale sta una bambina – gemella A – entra in campo lentamente, percorrendo la strada da destra verso sinistra; infine esce di campo. Il triciclo traina un carretto carico di rifiuti, prelevati evidentemente dalla discarica.
I.3 – P.P. con carrello laterale della bambina sopra il triciclo. La bambina ha un’età compresa tra i cinque e i sette anni. La ragazzina ha un’aria strana: è assorta, seria forse preoccupata di qualcosa. il suo abbigliamento lievemente barocco contrasta con la cupezza tenebrosa del paesaggio; i bei capelli scuri, quasi castani, sono raccolti in trecce che partono dalla base della nuca e scendono elegantemente sulle spalle; la bambina indossa un vestito intero di chiffon di un azzurro tenue e uniforme, con le mezze maniche merlettate, tenuto in vita da un nastro di raso bianco o rosa, ha le esili gambe coperte fino al ginocchio da calzette bianche di pizzo, ed i piedi calzati in piccole scarpe di vernice alla charleston.
I.4 – Dettagli del manubrio e delle ruote che girano.
I.5 – Oggettiva reale (campo medio): la strada adesso è tornata ad essere vuota e sgombra, come era in apertura. Percepiamo ancora il cigolio, monotono e insistente, del triciclo (f.c.); per qualche secondo il rumore si arresta (il triciclo viene scaricato: rumori); in seguito, riprende.
Dissolvenza incrociata.
II.
Esterno Giorno – Discarica
L'ambiente è esattamente come nella seq. precedente. Su ogni cosa intorno cade una luce nitida, forte, fredda e cruda, tagliente, vibrante, e impietosa che sembra lavare tutto con la sua icastica e lapidaria trasparenza, conferendo ai cumuli di stracci e immondizia l’aspetto di antiche, grottesche, insignificanti rovine senza tempo.
II.1 - Oggettiva reale (campo medio): la strada sterrata. Entra in campo da sinistra un triciclo, identico a quello che abbiamo visto in precedenza – unica differenza: il carretto che esso traina è vuoto –, guidato da una seconda bambina (la gemella B somiglia evidentemente, straordinariamente e sorprendentemente alla ragazzina incontrata nella seq. I: solo la diversa pettinatura, o qualche altro quasi impercettibile particolare, ci rivela che non si tratta della medesima persona – la seconda bambina hai capelli raccolti a chignon alla sommità del capo); il triciclo attraversa l’inquadratura, lentissimo, ed infine esce a destra. (Eventualmente, inserire: PP. Della bambina e dettagli.) L’inquadratura resta nuovamente vuota. – Rumori (f.c.): il triciclo viene caricato; il rumore metallico, ripetitivo, stridulo e fastidioso delle ruote si arresta, poi riprende: si allontana.
Dissolvenza incrociata.
III.
Esterno Giorno – Discarica
La sera (o la notte) circonda e assedia la discarica. Ogni cosa – entrando nel buio – perde i propri contorni e smarrisce la propria ombra; le montagne di rifiuti, sovrastate dall’oscurità brumosa, che avanza piano ma inesorabile, assumono un profilo vago e indistinto, tetro, spettrale, inquietante.
III.1 – Oggettiva reale (campo medio): la strada sterrata. Il triciclo della gemella B – col suo carretto, questa volta di nuovo carico di rottami – entra in campo da destra, sempre molto lentamente, attraversa lo schermo.
III.2 – Scavalcamento di campo: Il vecchio (Figura intera) cammina, con l’aria di chi cerca qualcosa – ma non ricorda bene cosa né dove –, rovistando tra i rifiuti.
III.3 – Il rumore distrae la bambina dal suo strano gioco (PP – figura intera): un’ombra di triste stupore passa fugace nei suoi occhi; ella smette di pedalare e si guarda intorno con curiosità un po’ sgomenta, per capire da dove provengano i misteriosi e incomprensibili suoni che ha sentito.
III.4 – Il vecchio guarda la bambina fissamente e intensamente: ha lo sguardo gelido, tranquillo e spietato di chi esegue un ordine superiore od emette una sentenza.
III.4 –La bambina risponde allo sguardo: si lascia rapire dagli occhi magnetici del vecchio, anche lei lo guarda con insistenza – e resta sospesa tra l’incredulità e l’assenza. (Propongo di impaginare lo scambio di sguardi tra la bambina e il vecchio con soggettive e semisoggettive dei personaggi, montate in campo/controcampo – ma è solo una ipotesi.)
III.5 – Controcampo: la bambina riprende il suo percorso – tornando più volte a volgersi, per guardare l’uomo – ed esce dall’inquadratura. In secondo pieno, sullo fondo, vediamo il vecchio. – Rumori (f.c.): come sopra.
Dissolvenza a nero.
IV.
Esterno Giorno – Discarica
IV.1 – Oggettiva reale (campo medio o lungo): Il triciclo guidato dalla gemella A – col suo carretto, vuoto – entra in campo da sinistra e prosegue verso destra; Il triciclo passa accanto al vecchio, che dorme rannicchiato tra i rifiuti.
IV.2 – La bambina guarda il vecchio, come in trance; scende dal proprio triciclo, gli si avvicina. La presenza della bambina sveglia il vecchio. I due personaggi sono uno di fronte all'altro
IV.3 – Soggettiva della Gemella A sull’incantatore: l’uomo la guarda serio, con distacco e freddezza. Poi accenna un sorriso malinconico ma dolce; e dice:
Il Vecchio (con gentilezza quasi paterna, ma con un'ombra di consapevole sgomento nella voce): Dove sei? - Chi piange?
E porge alla bambina una rosa.
IV. 4 – La bambina guarda il fiore con diffidenza, rivolgendo all’uomo un sorriso furbo e capriccioso; con un gesto dispettoso e stizzoso, lo strappa dalle mani del vecchio; e, tornando al triciclo, sfoglia la rosa petalo a petalo. Il vecchio resta incredulo, sconcertato, avvilito dall’atteggiamento della bambina. La bambina lo disprezza; ed egli resta mortificato, costernato e impotente.
IV.5 – Oggettiva reale (campo medio o lungo): mentre il triciclo riprende il suo moto, lento e uniforme, ed esce di campo a destra – rumori (f.c.): come sopra -,il vecchio – quasi strisciando nella polvere – raccatta uno ad uno i petali che la bambina a lasciato cadere dietro di sé: vedendo la cura e la attenzione quasi disperata che l’uomo mette nel raccoglierli, si ha l’impressione che quel fiore avesse per lui un valore inestimabile; c’è una tristezza sconfinata e inconsolabile nel suo sguardo e nella lentezza automatica dei suoi movimenti. Probabilmente, egli non sa spiegarsi le ragioni della indifferenza con cui la bambina lo ha trattato, e non riesce a capacitarsi di quanto è accaduto: come se, per lui, tutto questo rappresentasse un disastro irreparabile.
Dopo essersi messo in tasca i petali, il vecchio si alza in piedi e si dirige lentamente verso l’inceneritore.
Dissolvenza incrociata.
V.
Esterno giorno – Discarica
V.1 – Oggettiva reale (campo lungo o medio): il triciclo della gemella A – col suo carretto, carico di rifiuti e ferraglia – entra in campo da destra, e si muove verso sinistra. In contrappunto alla presente inquadratura, inserire immagini del vecchio che sale sul tetto dell’inceneritore. Per giungere laddove si trova il mappamondo, il vecchio deve attraversare una porta (che richiude precipitosamente alla sue spalle), sulla quale è scritto: "QUI DIO è UNA IPOTESI IMPROBABILE"
V.2 - La m.d.p. segue il triciclo (carrello o steadycam). Le due gemelle si incontrano; scendono dai loro tricicli; li lasciano in mezzo alla strada; fanno qualche passo, tenendosi per mano. La m.d.p., a questo punto, con un movimento semicircolare, va a scoprire un cumulo di rifiuti e spazzatura, rottami, ferri vecchi e arrugginiti – situato al centro della inquadratura –; sulla cima del cumulo, una culla costruita con elementi della discarica; le gemelle guardano in direzione di quest’ultima. (Semisoggettiva delle gemelle sulla culla)
V.2 – Carrello avanti, o steadycam, o dolly verso la culla.
V.3 – Carrello in avanti verso le gemelle: il loro sguardo è allucinato, straniato, assente, disperso, il loro volto è scosso da lampi e da tremiti (una specie di ansia disillusa), entrambe hanno un sorriso di complicità, enigmatico, assurdo, incomprensibile – è quasi un ghigno sadico, terrificante.
V.4 – Carrello avanti, o steadycam, o dolly (sempre più vicino) verso la culla.
V.5 – Carrello avanti o steadycam verso le gemelle (fino al PP.).
V.6 – Macchina a mano o steadycam verso la culla: all’interno di essa giace una bambina di colore. Come fosse uno di quei ninnoli che si usano per addormentare i neonati, una colomba morta è appesa ad un filo, al di sopra della culla.
V.7 – Il vecchio si trova ora sul tetto dell’inceneritore, da lassù getta il mappamondo; la sfera, urtando contro il cemento sottostante, va in frantumi: vediamo che i petali di rosa, precedentemente raccolti dal vecchio, erano custoditi all’interno di essa.
V.6 - Le bambine, richiamate dal rumore, si voltano di scatto in direzione del mappamondo in pezzi; vedono il vecchio sul ciglio del tetto dell’inceneritore.
V.7 – Le bambine si guardano interrogativamente. Dopo una pausa, si volgono di nuovo verso la culla (verso lo spettatore); e cantano una ninnananna.
V.8 – Il vecchio(figura intera – PP.), ormai al colmo della rassegnazione e dello sconforto, piange una lacrima nera.
Nero.
Immagini di una donna di colore mentre partorisce (sono le stesse immagini che abbiamo visto in precedenza, prima del termine dei titoli di testa).
Nero.
FINE