Gianfranco Nerozzi, La creta oscura, Milano, Mondadori 2007, € 5. Intervista di Gabriele Basilica.
Gianfranco Nerozzi è un artista a tuttotondo perché sulle arti ha impostato l’intera sua esistenza: pittore, con un passato da batterista in un gruppo rock dell'area bolognese, sportivo, cintura nera di karate e cultore di arti marziali, nonché scrittore di numerosissimi romanzi e insegnante di scrittura in diversi laboratori. Solo per citare una parte della sua produzione: Ogni respiro che fai (AdnKronos 2000), Immagini collaterali (Addictions 2003), L'occhio della tenebra (Mondadori 2003), La coda dello scorpione (Mondadori 2004). Ha scritto il romanzo per bambini Una notte troppo nera (Disney Libri 2000, attualmente alla quinta edizione con più di 25.000 copie vendute) e il thriller Cuori perduti (Mondadori 2001), vincitore del prestigioso Premio Tedeschi per il miglior romanzo giallo dell'anno. Nel 2007 è uscito per Mondadori, nella collana Super Brividi, il romanzo horror per ragazzi La creta oscura, la cui idea è stata partorita a due menti con il figlio Samuele, di 16 anni. Il libro racconta come Tommaso, un ragazzino perseguitato dagli ossesogni, -mostri terribili- tenti di superare la paura disegnandoli e scolpendoli. L’arte come strumento per combattere l’angoscia l’avrebbe vinta se non fosse che la creta del Cartolaio -altra personificazione del male- rende vivi i mostri!
Perché la scelta di rivolgersi a un pubblico di ragazzi?
E’ una storia lunga… da quando mio figlio era piccolo, ogni sera gli raccontavo una favola diversa. Delle volte bastava poco, uno spunto, un incipit, e io proseguivo per ore. Abbiamo fatto questo esercizio di fantasia, io mi allenavo divertendomi e cominciavo a raccontare. La tecnica era la stessa: si creava una situazione anormale e ci si faceva ruotare attorno il racconto. C’è un bimbo che dorme nella sua stanza e sta per addormentarsi, quando dallo scaffale cade un libro e … chiunque cosa penserebbe? Di averlo messo male. Ecco, lì interviene la paura. Lì si inserisce l’elemento straniante, che potrebbe essere, ad esempio, un fantasma. Durante questi giochi-esercitazioni ho maturato la capacità di penetrare negli universi fantatsici dei ragazzi, universi che per un adulto sono ormai poco accessibili. Nel periodo in cui dovevo scrivere per la Disney era emersa la possibilità di scrivere per ragazzi e ho voluto provare a cimentarmi nell’esperimento diretto.
In che senso gli universi fantastici dei ragazzi sono poco accessibili?
Perché un bambino ha una fantasia selvaggia, priva di costrizioni: a quell’età si crede a tutto e allora io ho provato ad usare una fantasia bambina legandola alla razionalità dello scrittore che magari è più attento alla tecnica e ascolta meno l’immaginazione.
Come è nata la creta oscura?
C’è stato un periodo in cui giocavamo spesso col Das e, allo stesso modo dei nostri giochi, si è dato il via al baby-thriller. Io ho dato l’incipit che era appunto la creta. Samuele sapeva che a quel punto avrebbe dovuto introdurre l’elemento di distorsione. Lo stimolavo per vedere cosa avrebbe tirato fuori e devo ammettere che è stata una tattica che ha sortito successo: tutta la prima parte fino a quando arrivano a casa i genitori e vedono il figlio abbracciato alla statua è farina del suo sacco. Io ho sistemato, ritoccato, completato, aggiunto i contorni.
Sullo sfondo del male, c’è nel romanzo un’invenzione suggestiva sia dal punto di vista contenutistico che fonico: gli ossessogni.
Gli ossessogni sono gli incubi che perseguitano con una capacità distruttiva tale diventare reali. La carica dell’espressione coniata si riflette nel significato dei lessemi: brutti sogni che sono ossessioni.
Parliamo del Cartolaio che vuole rubare l’anima a Tommaso. Perché il male è nascosto nel negoziante che, nell’immaginario collettivo, rappresenta una delle figure più innocue e più disponibili verso i bambini?
Quando scegli un soggetto che, di solito, nell’immaginario, è collegato a qualcosa di sereno e gli fai fare qualcosa di efferato, il contrasto lo rende terribile. Basti pensare a IT di Stephen King, uno dei film più spaventosi che io abbia mai visto, in cui il mostro che uccide è un pagliaccio. Il pagliaccio solitamente fa ridere, ma in un contesto da paura è agghiacciante perché diventa ancor più cruento di un mostro ordinario. Il dato che lascia perplessi è che King si è ispirato ad un vero serial killer. La stessa tecnica del Cartolaio l’avevo già sperimentata nel romanzo Resurrectum, in cui la figura del male era incarnata in un pellegrino, nome che di per sé non evoca grande ribrezzo ma, calato in quel contesto, si è rivestito di un alone terrifico.
Cosa rispondi a chi accusa i noiristi che scrivere di sangue, omicidi e follia può incentivare alla violenza?
Proccuparsi dei libri dell’orrore come di una violenza sociale è agire come un cacciatore che spara ad un uccello ventriloquo: spari in un punto, ma l’uccello è altrove. Se uno psicopatico aspetta solo la scintilla che gli fa partire la follia, questa scintilla non sarà mai accesa da un romanzo horror, ma, come già è successo e come hanno dimostrato le confessioni dei più efferati serial killer, da altre cose, quali ad esempio una grande frustrazione.
Immagini collaterali era molto cruento…
Sì, ma c’è tutto un discorso metaforico-estetico legato alla parola, la violenza è simbolica, il concetto riproduttivo dell’artista permea tutto il libro. Lo splatter è voluto: il protagonista non può avere figli e cerca di procreare nelle ferite: l’estetica splatter di un concetto metaforico del corpo e della mente punta alla catarsi del corpo come involucro. Questo è il concetto: entrare in una ferita che è interna, poi c’e la parola che diventa sortilegio. Il concetto del sangue e della ferita è forte, ma è al servizio di qualcosa di elevato.
Cosa ti piace in questo genere?
Mi interessa esplorare il fondo buio per avvicnarmi al suo contrario, è solo dalle tenebre che si arriva alla luce. Più è veloce la discesa piu intensa è la risalita. Se gli estremi sono molto truculenti, so che mi aspetta una liberazione.
Qual è il tuo approccio verso i criminali?
La criminologia mi interessa per il mio lavoro di scrittore ma soprattutto per i corsi che presiedo. Quando studio un killer lo faccio da tre punti di vista: quello dello scrittore, quello dell’insegnante e quello umano. Naturalmente parliamo di persone fortemente turbate, psicopatiche. Hanno però un’anima dilaniata e mi fanno pena perché intravedo, dietro i loro gesti tremendi, una sofferenza indicibile. Ciò non li giustifica: chissa a quante persone normali sono capitati dei traumi senza che abbiano mai ucciso nessuno!
E’ previsto il seguito de La creta oscura?
Sì, anche il seguito del seguito! Al posto del negozio del Cartolaio sorgerà una scuola d’arte accessibile solo ai più talentuosi, in cui si iscriverà Tommaso. Il male sarà incarnato dal preside (che è poi il Cartolaio) che tenterà di rubare l’anima ai ragazzi iscritti attraverso le loro opere d’arte.
Tommaso avrà una sorellina chiamata o soprannominata Para, dotata di un talento artistico ancor più straordinario di Tommaso, la quale sarà poi personaggio centrale del secondo sequel. Ma adesso non posso anticipare più niente…