Edoardo Boncinelli L’Anima della tecnica, Milano, Rizzoli, 2006
Dai pezzi sbalzati e aguzzi di carcasse ossute d’animale, con cui all’alba dell’uomo si producevano utensili, per giungere alle sofisticatissime macchine volanti che volteggiano - giusta l’iconologia kubrickiana - per gli spazi ampi e desolati della vastità siderea al ritmo di Strauss, la tecnica ha trovato un ruolo di primo piano nel nostro pensare di esseri viventi.
Bibliomanie si era occupata dell’argomento, seppur con diversa prospettiva, con l’ottimo ed apprezzatissimo saggio su Prometeo di Gianni Ghiselli, ora ci giunge questo bel volume dal titolo L’Anima della tecnica di Edoardo Boncinelli, professore di Biologia e Genetica presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
Di cosa parliamo quando parliamo di tecnica? Heidegger, sulla scorta della speculazione nicciana, vedeva in essa il presupposto, l’espressione dell’umana volontà di potenza e anche il nostro Emanuele Severino, che si muove in quest’orbita speculativa, considera la tecnica come una sorta di via di fuga per sfuggire all’angoscia del divenire, al destino della mortalità. Sono i Greci i primi ad utilizzarne il mito e la filosofia giunge a concepire il logos come uno strumento tecnico per penetrare il mistero della natura fisica, ma si dirà anche umana, vista come insondabile e problematica. Si pensi, a tale proposito al Phisis kruptesthai philei di Eraclito, cioè la Natura ama nascondersi dove la parola diventa l’utensile che permette di svelarne il mistero.
Su un altro piano speculativo sembra muoversi Boncinelli che fin dall’inizio considera l’alternativa alla tecnica come improbabile. Anziché trasformare il mondo per arricchirlo ed adeguarlo alle proprie aspirazioni, alla propria interiorità, per raggiungere i propri scopi, compito precipuo delle macchine, l’uomo si ridurrebbe alla mera contemplazione del mondo in un continuo e vacuo sforzo di adattamento ai suoi mutamenti. L’età della tecnica, l’insieme delle macchine, quasi in antagonismo con la natura, implica al contrario l’invenzione, la produzione, la comprensione del funzionamento ed il controllo delle macchine, e codesti manufatti hanno riflessi sull’organizzazione dell’operare umano e sull’evoluzione della società.
Già Ortega y Gasset, nel 1933, ammoniva a non separare l’esistenza dell’uomo da quella della tecnica, perché, in fondo, essa è caratteristica dello sviluppo cerebrale umano anche nel suo sviluppo filogenetico. Attraverso un percorso storico molto ben individuato di tappe che ripercorrono l’evoluzione della tecnica, a cui, per altro, corrispondono eventi osservabili anche sul piano della ontogenesi, Boncinelli ci guida a considerare poi i problemi riguardanti la biologia, la salute, l’energia e la sua trasformazione al giorno d’oggi, con acute riflessioni in cui il privilegio del punto di vista dello scienziato di marca funzionalista non è disgiunto da quell’humanitas, che è coscienza della libertà umana, nel mistero non sempre decifrabile ma affascinante della sua natura.
(Mauro Conti)