Coriolano Vighi
un ritratto poetico
Gabriele Via
Bologna in parte è una meraviglia
nascosta
ci sono giardini e palme e pozzi
nella luminosa clausura dei palazzi
dentro larghe mura trovi gli orti
e le marine vaghe e pazze di Vighi
inattesi ascolti trovi
di lontani comunicare
e l’architettura del cielo e della terra
lungo meditabondi chiostri
e il mondo come volontà e
rappresentazione
l’improvviso mutare delle sorti
le carte di caramella e le tele
commissionate dalle più straniere corti.
Noi non sappiamo dove sia, il tempo
eppure impariamo e molto presto
a dire con inesperta meraviglia:
Ti ricordi? Eh, ti ricordi?
Ancor prima di averne uno almeno
-oh incommensurabile alterità-
scopriamo quel piacere sottile di
scambiare i ricordi con la parola
Ah s’io fossi pittore!
ancor senza moneta di scambio
ma ci siamo già dentro, fino al collo:
in attesa del conio vivo dei giorni
ce la caviamo, immaginando
come farebbe Dio,
solo che volesse creare il mondo,
non sapendo però che pagheremo
e tutto con la pura vita.
Ti ricordi? Chi non è stato già
dottore, mamma, generale,
Carlo Magno in persona,
o piuttosto Napoleone?
La regina delle fate,
Francesca, Beatrice, Laura, Giulietta?
Nei soli primi dieci anni di vita!
Ti ricordi? Non è forse andata così?
Allora perché non pretendere – dimmi –
una marina in salotto,
o un ruscelletto di alta collina
che nella notte eterna delle alcove
visto sol dalla luna se ne scorre
come in un pezzo di Shakespeare
che ancora nessuno sa se volga
in tragedia o in commedia
ma quell’intensità - dico -
il sentimento storico del cuore
che perpetua il pulsare di quanto pulsa
prima, ancor prima, come il fuoco,
come il mare e prima ancora
di avere in sorte il proprio nome…
E credi forse tu che un artista
non debba toccare il limite del cuore;
sbattere il muso contro la solida trasparenza
di convenzioni e illusioni;
rompersi le unghie; disperare e
cadere nello specchio dell’acqua;
rinascere pesce e mettere ali…
Non credi forse che a tutta la pena
dovrai aggiungere il segreto
estratto della polvere di proiezione
e il furibondo vento di questa
totale e deliberata libertà…
Come quando adoperi la parola,
e dal rutilante caos si abbozza
quella prima verosimile forma
e tu nella cieca notte di carta
la riconosci: è lei! È nata!
Dopo di ché – giorno e notte
non senti, non pensi, non vivi
che per lei sola: piccola Minerva
che mi hai spaccato la testa
con la sola forza della verità
e a colpi di mazza e scalpello
con lievissime carezze d’alito
acconci, misuri, registri
la metti in sesto affinché duri
quanto occorre all’eterno…
…Ahi dolore, non ti sento
in queste notti che materialmente
alambicco ricostruendo
con olio e polvere
la meticolosa luce di ogni meraviglia
E dunque vedere è la pittura
e il punto focale del tutto
essere eletti dalla vita
scrutatori del dramma
sapere e potere vedere un giorno
come sarà andata a finire
sopravvivere
Oh luce, oh vita
non era questa l’ora
del nostro appuntamento
Anche Priamo
col coraggio dei sandali
uscì oltre le inespugnate mura
entrò nel campo nemico
nella tenda dell’altro eroe
chiedendo piegate le ginocchia
la restituzione del corpo morto
le spoglie sole, il peso tutto
del doloroso sopravvivere
al cognitivo bisogno della luce
due vocali arrotolate in gola
luminoso fraintendimento
del cuore pensante: io
Ti prego: diménticati della bellezza:
ti sorprenderà improvvisa
come un ladro nella notte
ché la vita è così
questo solo voglio che rimbalzi
sulla mia tela
mi chiedi un ritratto: ti offro il mare
dal mio visionario studio analitico
spicchio longobardo d’Europa
dove nessuno ancora sentirà
il nome di Sigmund Freud
tu mi chiedi un ritratto
io ti offro il brulicante labbro del mare!
Oh luce non era questa l’ora
del nostro appuntamento
Sì c’era un fiume in un tempo antico
e pietre dure e progetti oltre
il primo matto nido dei cari nati
Garfagnana la marina aperta
sul bianco trampolino delle cose
ancora calde e dal nudo destino
palpitanti, possibili: tutte nostre
il poeta allora contempla la natura
e si meraviglia dell’ondeggiar dei corpi
la bellezza che forse per prima
lo tocca tutto e lo scuote
ma certo anche viene colto da vertigine
constatando l’equivoco di interpretazione
che fa di lui quel poeta a detta d’altri
Ed eccoci ora noi davanti ad altro
medesimo ulteriore equivoco
davanti una tale interiorità
per questi aperti mari
o gli altissimi notturni
da coincidere in esattezza
all’immagine e somiglianza
della stessa natura
colta nel cuore entro cui Dio
si prese la briga di scrivere, la sua legge…
Oh Adamo, dove sei?
Ecco la pittura profetica di Coriolano!
Romanziere formale del cuore
con la formidabile ventura
di non avere lettera alcuna
salvo i volumi del colore…
E il resto del romanzo,
della lirica, del poema in versi,
viene materialmente ricostruito
a tavolino nel chiuso studio
dove si insinua il morbo
e si apre la luce
dell’immaginazione.
E in quella luce una lingua
con alfabeto sensibile narra
all’orecchio armonico del visitatore
le vicende passionali dell’antica
vergine natura, che come un Galileo
romantico Vighi esplorava,
aprendo solo coi suoi liberi polsi
la finestra più profonda dove quasi
più non distingui gioia e dolore
vertiginando…
Cercate nel futuro
il testamento del genio:
meteorologo del tempo della verità
il pittore nasconde il suo valore
nella dignità misteriosa della natura…
Ciecamente si avvicina
il liquido destino della fine
ma un guizzo di luce appassionata,
un olio che brucia,
sommuove la minuta smania di vivere,
avvinta all’albero maestro
come un’edera ostinata. Nascosta
lotta nel generoso polso di un padre
che tutto rimette al decreto profondo
dei mari remando il giorno e la notte
Fame di vita fu prima di ogni gloria
forse mi vaccinò l’esistere faticoso
forse no, forse… Vivere
materialmente la luce
come ho fatto io nel romanzo
di uno stupore immobile di riviera
riviera la vita
pietra dura di pietra santa
acqua lucidante che rivelando
scorre
attività simbolica dell’essere
desiderio e paura:
ma vivere è di più, ancora
e la primavera, credi,
questa primavera che vi lascio
nel cuore, o su di un sorriso posata
o appesa in un qualsiasi salotto
ancora: credi,
la primavera sarà bellissima.
©Gabriele Via, Bologna martedì 26 maggio 2009
Coriolano Vighi, un pittore dalla vita nel complesso fortunata. Singolare esponente del "tardo romanticismo" bolognese, ha saputo miscelare con grande maestria, nei propri dipinti, il senso poetico e sognante della vita con la religione naturalistica del vero.
Vighi nasce a Firenze nel 1852. Il padre Carlo, incisore di pietre dure, decide di spostare il proprio lavoro a Bologna, città natale della moglie Giulia Neri; purtroppo gli esiti professionali paterni non sono felici e di conseguenza l'infanzia del pittore è condizionata da una grande povertà.
Nonostante tutto, nel 1866, a quattordici anni, Coriolano frequenta presso l'Accademia delle Belle Arti la scuola di paesaggio, retta in quel periodo da un noto temperista, lo scenografo Francesco Bortolotti, allievo del celebre Francesco Cocchi. Prima di uscire dall'Accademia, nel 1870, si aggiudica il terzo premio nel concorso di paesaggio, facendo già intravedere una notevole vena artistica che perfezionerà soggiornando per un po' di tempo in Toscana, dove i luoghi di mare diventano elementi ispiratori che si concretizzano in disegni ed appunti dal vero. Il mare rimarrà uno dei suoi soggetti preferiti, sino a farlo diventare, nella sua maturità artistica, uno dei più abili pittori di marine, apprezzate in particolare dalla sorgente borghesia che sta scoprendo "la villeggiatura al mare".
Di questo periodo giovanile sono notevoli le testimonianze artistiche presenti presso il Gabinetto delle Stampe e dei Disegni della Galleria degli Uffizi di Firenze, nonché presso quello della Pinacoteca Nazionale di Bologna, ed anche nelle Raccolte d'Arte della Cassa di Risparmio di Bologna.
La pittura paesista di Vighi, così altamente romantica ma con spruzzate di grande e sapiente realismo, ha un impatto positivo con il gusto della cittadinanza bolognese, al punto da essere addirittura preferita all'arte pittorica del coevo Luigi Bertelli. La cosa fa riflettere. Oggi, infatti, questa mostra alla Galleria Fondantico dà nuova linfa vitale all'operato di un validissimo artista che, per molti decenni, è stato trascurato contrariamente al Bertelli che, nel tempo, è invece saldamente cresciuto di fama e di successo di critica, vincolando la sua pittura ad un preciso momento della storia artistica bolognese e non solo.
Dagli anni '80 in poi Coriolano Vighi è legato da una forte e fraterna amicizia con il pittore Alessandro Scorzoni; i due si aiutano fattivamente e reciprocamente in molti momenti della vita. E rapporti di amicizia e stima intercorrono anche con Luigi Bertelli, Alfonso Rubbiani, Luigi Serra e, fra i "giovani", con Ugo Valeri, Guglielmo Pizzirani e Alfredo Protti, nonché con tanti altri personaggi del mondo culturale del tempo. Gli farà visita in studio, con sua grande soddisfazione, anche il noto pittore Giovanni Boldini.
Augusto Majani, soprannominato Nasìca, fa parte di questa cerchia di amicizie: si incontrano spesso durante i momenti di divertimento "godereccio" nei quali Vighi, non ancora benestante, spende tutto quello che guadagna, spesso anche per aiutare chi è in difficoltà.
Un avvenimento che dà una svolta alla vita artistica di Vighi è la partecipazione all'Esposizione di Torino del 1880 dove un suo pastello, Tempo piovoso, viene acquistato dal re Umberto I. L'anno seguente vince un premio per un gruppo di disegni all'Esposizione di Milano; nell'88 è presente anche all'importante Esposizione Nazionale bolognese.
Le condizioni economiche del pittore stanno migliorando, al punto che decide di sposarsi: Argia Baratta diventa sua moglie, e dall'unione nasce Nerina. La fortuna gli sorride definitivamente quando un noto collezionista tedesco, Alfred Probst, visita il suo studio ed acquista diverse opere, pagandole il doppio del prezzo richiesto. Poco tempo dopo Probst, preso dall'entusiasmo per l'arte di Vighi, ritorna nello studio accompagnato da Hans Barth, corrispondente dall'Italia del Berliner Tageblatt che, con molti articoli mirati ad esaltare la tecnica e l'arte di Coriolano, farà di lui, in breve, un pittore molto richiesto dal mercato tedesco e mitteleuropeo. La fama gli porta definitivamente la ricchezza.
Pochi bolognesi potranno d'ora in poi permettersi una sua opera. Il Kaiser, lo Zar, il duca d'Aosta, il futuro re Vittorio Emanuele III e, nel 1900, la regina Elena, inseriscono nelle loro collezioni tele di Vighi. La sua intelligenza e la sua sensibilità poetica, amministrate e dosate da un senso critico straordinario, fanno sì che la sua arte sia riconosciuta oltralpe, dove abili mercanti organizzano, con regolarità, importanti mostre: Berlino, Francoforte, Baden Baden, Vienna, Monaco e S. Pietroburgo sono alcune delle città che lo ospitano. Purtroppo la fama e la necessità di rispondere alla grande richiesta lo portano a sovraprodurre, e l'uso frequente della tecnica a pastello per i suoi quadri risponde bene a queste esigenze. Ma ciò non sembra andare a suo demerito: nel 1904 si aggiudica la medaglia d'oro al Salone di Parigi con il pastello Nidi d'aquile.
Bologna, finché Vighi fu in vita, fu assai parca nell'allestire mostre delle sue opere. Il mercato d'arte cittadino era infatti molto scarso e condizionato anche dalle rare esposizioni, se si eccettuano le rassegne annuali della "Associazione Francesco Francia" delle quali Vighi fu assiduo ospite. Il critico d'arte Francesco Arcangeli lamenta in un suo scritto l'assenza nella nostra città di una seria critica nei riguardi dell'arte se non quella, improvvisata per le varie occasioni, fatta da scrittori e giornalisti. Ne consegue che l'opera di Vighi, se è stata a torto dimenticata in Italia, non è stata invece trascurata all'estero dove, assieme a Giovanni Boldini, fu l'artista italiano più stimato ed apprezzato nel periodo a cavallo dei due secoli.
Coriolano Vighi muore a Bologna il 9 aprile 1905 in seguito ad una grave malattia venerea. Ai suoi funerali partecipa moltissima gente comune, accanto alle autorità cittadine al completo.
Nicoletta Barberini
Bibliomanie, memore di una bellissima mostra su Coriolano Vighi, desidera ringraziare la Galleria d'Arte Fondantico di Tiziana Sassoli, Via Castiglione 12/b, 40124 Bologna per la gentile collaborazione.